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Como non crede all'alternativa ipotizzata dall'assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo al secondo lotto della tangenziale (da Albate ad Albese) dichiarato non realizzabile (la Provincia 25 luglio 2010)
Como non crede all'alternativa ipotizzata dall'assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo al secondo lotto della tangenziale (da Albate ad Albese) dichiarato non realizzabile. Alternativa che si chiama «Varese-Como-Lecco», ma a cui guardano tutti con scetticismo. Incluso l'assessore provinciale al Territorio Sergio Mina (Pdl) che dice chiaramente: «Apprendo oggi del fatto che l'assessore ha messo la pietra sopra al secondo lotto. Capisco i problemi economici, ma come assessore provinciale ho bisogno risposte chiare e precise da dare anche ai cittadini. Sul secondo lotto eravamo a un progetto definitivo e siamo alla partenza della variante di Olgiate. Non discuto la validità della proposta autostradale della Varese-Como-Lecco, ma serve una valutazione seria per capire dove si vuole andare. Finora di questo collegamento ho visto uno studio di fattibilità di cui non si sa esattamente dove passa, quanto costa, chi lo finanzia, e quando sarà realizzato. A noi servono dati certi. Tra un po' useremo le navicelle spaziali e saremo qui a parlare ancora delle strade. I cittadini sentono parlare di infrastrutture e poi, dati alla mano, non c'è niente. Ogni volta chiedo notizie sul secondo lotto tangenziale, si sente promettere, ma allo stato attuale non c'è nulla. Nemmeno sulla Varese-Como-Lecco: vediamo innanzitutto se per questa c'è la sostenibilità economica». Sull'ennesima beffa dei soldi andati per la Lecco-Bergamo, Mina chiede «pari dignità per Como rispetto alle altre province»



COMUNICATO STAMPA TANGENZIALE 24 luglio 2010
Con grande lungimiranza progettuale si lanciano le grandi opere senza sapere dove si arriva , ne' concettualmente ne' in senso cartografico.
Dopo tutti questi anni la montagna ha partorito il topolino senza gambe . Se e' indubbio che da ormai molti anni e' diventato indispensabile un sistema tangenziale alla citta' che liberi dalla morsa di auto e gas la prima periferia di Como, e' anche evidente che le strade , grandi , piccole e medie che siano, si devono fare quando servono e in modo che siano effettivamente utili. Immaginiamo il danno che puo' procurare una grossa arteria che assorbe un grande mole di traffico da ovest e si infila nel cùl-de-sac dell'Acquanegra e non vogliamo metterci nei panni degli residenti della zona.Tutto cio' condito da una bella devastazione ambientale.Le dichiarazioni di Carioni e Cattaneo , in linea sul ragionamento del "cominciamo e poi se vedrà" la dicono lunga sui metodi di pianificazione di certe Amministrazioni!
Al tavolo dei giochi la alternativa Varese-Como-Lecco fa la parte del "morto": c'è ma non c'è, non e' finanziata come il secondo lotto della tangenziale, ma tutti la tirano fuori dal cappello come fosse la panacea. Finora e' solo un pour-parler ma inquietante , perche' sulla carta comporta la distruzione di una bella fetta di brughiera incontaminata , una delle poche rimaste nel nostro territorio.
Elisabetta Patelli


Dal caldo al gelo. I Verdi: «Che spreco» La Provincia 22 luglio 2010
Avanti cosi, si finirà per fare come in Florida, costume sotto un micro vestitino per non soffocare mentre si cammina per strada. Golfino, di lana, per affrontare le temperature polari dei luoghi al chiuso e con i condizionatori al massimo. Trovarsi da 36 gradi a 20 è come passare di colpo dall'estate all'inverno. La gente arriva al supermercato o al ristorante trascinando i piedi per la spossatezza dovuta all'afa africana e di colpo si trova con un getto gelido nel collo o sulle spalle. Prendere un pacchetto di burro è come inserire un braccio in una ghiacciaia e un piatto caldo si fredda di colpo. A lamentarsi è Elisabetta


Comunicato stampa (21 LUGLIO 2010)
Dai 20 gradi dell’ufficio ,del negozio e del supermercato ai 35 gradi della strada : sbalzi di temperatura che, nel giro di pochi minuti possono nuocere gravemente al nostro organismo.
Termometro digitale alla mano basta registrare tutti gli sbalzi di temperatura che in un’afosa giornata estiva ognuno di noi sopporta passando dalla banca al treno, dal supermercato alla macchina , dalla strada alla farmacia , dalla stazione all’autobus, tutti luoghi pubblici più o meno refrigerati e climatizzati. Tra sudore , brividi di freddo e
dispersione di batteri attraverso i filtri dei condizionatori, l’aria fresca può costare cara alla salute : si registra infatti un costante aumento di allergie, affezioni all’apparato respiratorio e asme non solo nei soggetti a rischio -anziani, bambini fumatori-ma anche nei soggetti con polmoni che funzionano bene.
Soprattutto le mamme sanno quanto d’estate sia paradossalmente necessario attrezzarsi di felpe e foulards per difendere se’ stesse e i figli dal gelo dei supermercati, dove la temperatura e’ bassissima ovunque e soprattutto nella zona dei frigoriferi .

 


Ticosa, scontro in consiglio Il grattacielo spacca il Pdl
Gervasoni: «Così non va». Butti replica: «Prima tutti d'accordo»

Progetto Ticosa, il Pdl si spacca anche in aula. Dopo la presa di posizione dei consiglieri liberal, che avevano messo nero su bianco in un documento le loro perplessità, chiedendo al sindaco di salvaguardare la vista di Sant'Abbondio, ieri sera a Palazzo Cernezzi è andato in scena un altro strappo. Proprio uno degli esponenti del Pdl che avevano sottoscritto la lettera indirizzata al primo cittadino, Pierangelo Gervasoni, ha infatti attaccato senza mezzi termini il progetto: «Guardo a questa proposta senza entusiasmo - ha detto in consiglio - Questa proposta assolutamente non mi soddisfa, ho più dubbi che certezze. Occorre una riflessione, non vogliamo bloccare l'iter ma non possiamo nemmeno approvare il piano così com'è». I liberal hanno poi predisposto un ordine del giorno sul tema del ?cannocchiale visivo?, mentre la Lega (con il capogruppo Giampiero Ajani) ha chiesto di realizzare una simulazione per mostrare quale sarà l'impatto dell'edificio alto quasi 50 metri previsto nel nuovo quartiere. Secca la replica del capogruppo del Pdl, Marco Butti: «Sarebbe un grave errore fermarsi ora, ci sono state 6 sedute di commissione e non mi pare che nessuno si sia stracciato le vesti».

 


Alcune considerazioni
"Siamo tutti Pomigliano" non e’ solo uno slogan: ovunque ormai, a scuola, in fabbrica, in ufficio, e’ diffuso un sentimento di insicurezza, la percezione che basta un niente, una delocalizzazione, una ristrutturazione, una dichiarazione di stato di crisi perché da un giorno all'altro un lavoro a tempo indeterminato- una volta considerato poco stimolante ma
certamente sicuro- si trasformi in lavoro precario.
Così, in un contesto storico-politico di generale instabilita’ e di estrema frammentazione sociale, a Pomigliano si sperimenta tutto il deficit morale,culturale e gestionale di cui imprenditoria e governo italiani sono capaci, sotto la sguardo di un sindacato- per fortuna
non tutto- compresso tra l’ imbarazzo di una proposta indecente e il fantasma della propria estinzione definitiva. Credo sia del tutto evidente che il diritto allo sciopero negato, le ottanta ore di straordinario annue «senza preventivo accordo sindacale», un ciclo del lavoro a 18 turni (con l'ultimo turno che finisce alle 6 della mattina di domenica), 10 minuti in meno di pausa nell'arco di una giornata, pausa mensa a fine turno che rischia di essere riempita da lavoro straordinario siano i cardini di un accordo - firmato da Fiat e sindacati Fim, Uilm e Fismic - tra un padrone che tiene il coltello dalla parte del manico e un lavoratore sotto ricatto.

 


«Baradello, strada a rischio. Non andava allargata» (La Provincia 20 giugno 2010)
Sbagliata la decisione di allargare la strada di servizio che porta al Baradello, sbagliate le modalità scelte per i lavori, con un viavai continuo di mezzi pesanti. La pensano così i Verdi di Como e alcuni residenti della zona, che imputano anche a questi due errori la frana del 5 aprile scorso. Per di più, denunciano il rischio di un nuovo smottamento, perché «non è stata messa in sicurezza l'area su cui insistono le case».
Per non parlare dei cumuli di immondizia sul prato del parco delle Rimembranze. «Vorremmo capire - ha detto ieri Luigi Bedetti (Verdi) - per quale motivo il Parco Spina Verde ha deciso di trasformare

 


La frana del Baradello preoccupa I residenti: interventi immediati (Il Corriere di Como 20 Giugno 2010)
Botta e risposta polemico tra il Parco della Spina Verde e l’assessorato di Palazzo Cernezzi
I residenti di via Castel Baradello, preoccupati, rivolgono lo sguardo alla collina che li sovrasta. Temono che la frana dello scorso aprile possa essere solo un avvertimento. Un segnale che la montagna, indebolita dai lavori in corso ormai da mesi, sia pericolosa. E ieri mattina erano numerosi i cittadini della zona, presenti all’incontro organizzato dai Verdi di Como per fare il punto della situazione.
«Abito lungo questa strada dal 1956 e non ricordo che si sia mai verificata una frana di tale entità», dice una donna. Il riferimento è allo smottamento che il 5 aprile trascinò rocce e
detriti sulla strada che porta alla sommità. Bloccando i lavori in corso e anche l’accesso dei mezzi alla cima.


COMUNICATO STAMPA
NUOVI MURI, STRADA E FRANA AL COLLE DEL BARADELLO
SOLDI MALSPESI: LAGO E MONTAGNA OFFESI


Premesso che
- l’Ente Parco Regionale Spina Verde ha presentato alla Regione Lombardia un sistema di progetti denominati “MESSA IN SICUREZZA DELLA PISTA FORESTALE DI ACCESSO AL
CASTELLO BARADELLO CON FUNZIONE DI PISTA ANTINCENDIO” e “PROGETTO GENERALE PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL COLLE DEL BARADELLO” , al fine di ottenere il finanziamento delle opere ad esso correlate, per un importo a base d’asta di Euro 401.339,30.- e di Euro 209.255,78.-, di cui il 7% è finanziato dal Comune di Como;
- i progetti di cui ai punti precedenti sono stati regolarmente deliberati e approvati tramite la procedura ad evidenza pubblica, con invito diretto di un pool di imprese selezionate;




Bambini prima affidati e poi tolti
L'Italia dei genitori «usa e getta» Spesso sono solo un «parcheggio» temporaneo. Raccolta di firme per cambiare la legge
Una scena di «salvatore questa è la vita», il film di Gian Paolo Cugno che racconta di un professore che chiede l'affidamento di un allievo orfano di genitori
Una scena di «salvatore questa è la vita», il film di Gian Paolo Cugno che racconta di un professore che chiede l'affidamento di un allievo orfano di genitori
MILANO — Ma vengono prima, per la legge, i diritti dei bambini abbandonati o quelli degli aspiranti genitori? È quello che ti domandi leggendo sul sito dell'associazione «La
Gabbianella» la testimonianza di Claudio e Cinzia che, come scrivono, sono stati «trafitti a tradimento da una brutta storia di affido». Al centro di questa storia c'è una piccola, Micha, dalla vita travagliata: i primi due mesi (disastrosi) coi genitori naturali, poi in ospedale per denutrizione, poi in «parcheggio d'urgenza» presso una famiglia finché, al sesto mese, viene data in affido a Claudio e a sua moglie. Coi quali resterà per quindici mesi. Felici. A un certo punto, un giudice del Tribunale dei minori, evidentemente informato di come sta crescendo la piccola, chiede ai due se abbiano pensato all'adozione. Claudio e Cinzia sanno di avere qualche anno in più rispetto a quelli previsti dalla legge per chi adotta figlioletti così piccoli. Ma il giudice spiega loro che «si potrebbe procedere verso una adozione speciale/nominale».
Neanche il tempo di sperarci e arriva la doccia fredda: Micha andrà in adozione a un'altra famiglia...


Due denunce per Bruni se non fermerà le auto (La Provincia 1 febbraio 2010)
Oggi la Giunta decide. Diffide da Verdi e Codacons
auto ferme In molte città, ma non a Como

Oggi la giunta deciderà quali provvedimenti adottare per contrastare l'escalation dello smog (polveri sottili oltre i limiti per 20 giorni in un mese). E se sabato l'assessore con delega alla qualità dell'aria, Diego Peverelli, aveva anticipato l'intenzione di aspettare l'esito
dell'esperimento in programma tra domani e dopo, ovvero l'installazione sul tetto di Palazzo Cernezzi di un nebulizzatore potenzialmente in grado di abbattere il Pm10 nel raggio di un chilometro, ora Codacons e Verdi mandano all'amministrazione una "diffida a mezzo stampa". Fermare il traffico non è una scelta ma un obbligo di legge - è la sintesi dei ragionamenti fatti dai responsabili dei due sodalizi - e se Bruni non dovesse firmare un'ordinanza analoga a quelle adottate da molti altri comuni lombardi, potrebbe scattare anche per lui un esposto alla Procura della Repubblica.
Dopo la giunta, stasera si riunirà anche la sezione provinciale dei Verdi. «Valuteremo - spiega Elisabetta Patelli, presidente regionale del movimento - se prendere provvedimenti analoghi a quelli nazionali». ......


COMUNICATO STAMPA: NO AL BIDONE ATOMICO IN TERRITORIO COMASCO
Le decisione del Governo di riaprire il nucleare nonostante il referendum del 1987 , nel quale piu’ dell’80% dei votanti espresse la ferma volonta’ di uscirne ,e’ una scelta scellerata che porta il paese in un pericoloso vicolo cieco: una tecnologia rischiosa,impattante,costosa , con tempi lunghi di realizzazione che impegna decine di migliaia di miliardi di soldi pubblici per arrivare a coprire il 6/7% del fabbisogno italiano annuo. E’ difficile condurre il dibattito sui pericoli del nucleare, in un confronto nel quale gli studi scientifici (che pure esistono) sugli effetti di alte e basse radiazioni vengono sistematicamente negati da una irriducibile sicumera senza prove .E’ piu’ facilmente dimostrabile come il nucleare sia un clamoroso flop, non ecologico , non conveniente non economico. Un bidone atomico. L’idea che il nucleare sia economico e porti a ridurre i costi per l’utenza e’ pura propaganda: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro sicurezza tecnologica e militare comportano infatti costi elevatissimi., 


Mozione da presentare al Comune di Como
Oggetto: territorio comunale denuclearizzato
IL CONSIGLIO COMUNALE
PREMESSO CHE:
- Il governo Berlusconi ha deliberato il ritorno al nucleare nel nostro Paese, con l’ obiettivo
di costruire sul territorio nazionale una decina di reattori entro il 2030
-nel 1987 oltre venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare (più dell'80% dei votanti);
-il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo
le stime dell’Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale
c
ontenute nel rapporto “Energy, electricity, and nuclear power estimates for the
period up to 2030” pubblicato nel 2007, nei prossimi decenni si passerebbe dal 15%
del 2006 a circa il 13% del 2030.
- la scelta del nucleare non solo non contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici , ma ci portera’ ad accumulare ulteriori ritardi rispetto agli accordi internazionali per la riduzione di emissioni/ consumi e aumento del contributo delle rinnovabili e provochera’ ulteriori sanzioni economiche al nostro paese
-Gli investimenti sul nucleare sottraggono risorse importanti allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni climalteranti.


Lettera al Presidente della provincia di Como
AL Consiglio provinciale
Amministrazione provinciale Como
Egr. Presidente,
premesso che
- Il Governo ha deciso di riavviare nel nostro paese la produzione di energia da nucleare
- Nonostante le continua propaganda sulla salubrità e sicurezza delle centrali nucleari il Governo ha deliberato sostanziose compensazione economiche agli enti e popolazioni locali ai fini di agevolarne il consenso
- Il Governo intende insediare impianti e depositi anche in contrasto con la volonta’ degli Enti e delle popolazioni locali
- E’ stata avanzata la candidatura della Lombardia a regione idonea all’insediamento di centrali nucleari per la presenza di ingenti riserve d’acqua da parte di Giuliano Zuccoli, Presidente di A2A, socia dell’ex municipalizzata Acsm-Agam Spa,
- Arrivano dal territorio segnali di preoccupazione unitamente a notizie di riesumazione del vecchio progetto del nucleare in Pian di Spagna ,


INTERVISTA SUL BIDONE NUCLEARE IN OCCASIONE DELLA RACCOLTA FIRME DEL 19/12/09
 


COMUNICATO STAMPA (30 dicembre 2009)SU A2A E NUCLEARE
L'uscita del presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, che spinge la candidatura della Lombardia come regione adatta all'insediamento di una centrale nucleare pone seri interrogativi sulla gestione delle grandi riserve idriche lombarde , la cui gestione rientra nelle competenze delle società: il Po , che Zuccoli cita testualmente , i grandi bacini montani e i nostri laghi.
La grande disponibilità d'acqua lombarda e' l'unico requisito che rende la nostra regione
appetibile al nucleare, perche' per quanto attiene al rischio idrogeologico,sismico e soprattutto alla elevata densità abitativa proprio non ci siamo.
Ma non e' questo il punto:al di là di un brivido di solidarietà per le popolazioni della bassa lombarda e dei territori subalpini, primi interessati, cambia poco se una centrale e' insediata nel cremonese o in Piemonte. La verità e' che il nucleare non e' utile , economico ne' conveniente, ma e' -al contrario- molto costoso e locomotiva di tutta una serie di gravissime problematiche quali lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, la sicurezza sanitaria, tecnologica e militare ,con molte ombre e pesanti costi per la collettività.
Il paese si sta infilando in un vicolo cieco che ci porta indietro e non avanti, un business succulento per pochi e fatale per moltissimi. Tutto ciò a caro prezzo , per arrivare a produrre una quota infima del fabbisogno italiano annuo.
Infine Zuccoli disegna uno scenario di vantaggi economici per le grandi imprese costruttrici e quindi per l'occupazione , nascondendo che il nucleare taglia pesantemente la manodopera ,al contrario di quella green economy su cui tutti i paesi più avanzati stanno investendo,l'economia del risparmio energetico - efficienza energetica - fonti alternative sicura e utile che costituisce una sicura fonte di nuovo lavoro.
Elisabetta Patelli - Presidente dei Verdi della Lombardia


Inaugurazione piazza Verdi
La piazza Verdi si dimostra vuota e arida , un nulla urbanistico ,altro che "piazza"!
Almeno ne fosse venuto fuori un che di pregevole sul piano architettonico!
Invece nulla, un
obbrobrio progettuale , un lastricato a pianta irregolare che disorienta e rende desolante lo spazio.
La delimitano grosse palle kitch, un lungo cordolo con 2 falsi gradini che creano impiccio ,
una pietra rossastra che avanza senza un disegno e che cozza cromati-camente con i materiali lapidei circostanti. I percorsi pedonali sono orientati in direzione disarmonica rispetto alla geometria dell'area . Qualche triste panchina di marmo circonda l'abside del Duomo. Un vuoto architettonico che ancora di più oggi, senza l'albero , evidenzia i ruderi abbandonati all'incuria e appare violentemente attraversato da una strada con sciatto parcheggio annesso.
 Un brutto gesto nei confronti del verde urbano e della volontà dei cittadini si e' trasformato anche un vero insuccesso urbanistico e architettonico


Elisabetta Patelli


In Italia torna il nucleare, mentre il resto del mondo va verso le rinnovabili.
Una scelta che toglie risorse alle nuove tecnologie per favorirne una gia’ obsoleta.
Il governo procede con il progetto delle 10 centrali entro il 2030 , di cui le prime 4 entro il 2020 e il nucleare viene contrabbandato come sicuro , conveniente ed economico.
Il nucleare non garantisce affatto l’autonomia energetica al nostro paese perche’ utilizza riserve easuribili di uranio , un mercato pieno di ombre, controllato da sette aziende che sfruttano senza scrupolo alcuno i Paesi in via di sviluppo.
Il piano Berlusconi -Scajola impegna 24 miliardi di denaro pubblico per arrivare ad una produzione di energia già obsoleta e affatto sicura, che coprirà a regime il 6/7 % del f
abbisogno annuo nazionale.
Si tratta di un piano che sottrae denaro alla ricerca sulle fonti rinnovabili, non produce nuova occupazione ,non contribuisce alla lotta contro i cambiamenti climatici e induce maggiori costi relativi allo smantellamento delle centrali,al deposito delle scorie e alla sicurezza tecnologica e militare.
Con il piano Berlusconi Scajola vengono addossate ai cittadini pesanti incognite per quel che riguarda la loro salute e aumenti certi per quel che riguarda le loro tasche
Il governo , infine , ha deliberato di poter commissariare gli enti locali non consenzienti alla localizzazione di centrali e depositi di scorie sul loro territorio.
La nostra proposta e’ un piano energetico fondato sul risparmio energetico ,sulla riduzione degli sprechi, su bioedilizia , efficienza energetica civile ed industriale , piccoli impianti diffusi di micro –generazione “pulita” e fonti rinnovabili .
Un’alternativa che puo’ produrre da qui al 2020 un patrimonio energetico superiore al 50 % del fabbisogno annuo nazionale.
La nostra e’ una proposta che contribuisce a ridurre le emissioni in atmosfera, incrementa l’occupazione, riduce i costi e non e’ pericolosa.
Sabato 19 a Como in porta Torre i Verdi sono presenti con banchetti informativi per informare i cittadini , spiegare l' alternativa ambientalista e raccogliere firme contro il nucleare e a favore di un piano energetico sostenibile .


Scuole continui passi indietro, una proposta dagli ecologisti(di Elisabetta Patelli)
La Marcegaglia si muove in difesa degli istituti tecnici, anzi allunga le mani sulla formazione professionale, forte di una classe politica rozza , incapace e prona anche nel settore scuola.
Nell’Action Plan della Confindustria al Governo si dettano le regole per la ristrutturazione degli istituti professionali, tra cui la costituzione di CDA (autonomi rispetto agli organismi di partecipazione democratica) da affiancare ai presidi,con poteri effettivi di governo, di orientamento dei programmi e di selezione dei docenti fuori da graduatorie e classi di concorso.
E’ evidente che il cuore del problema per Confindustria è il controllo sull’istruzione tecnica, limitatamente al settore tecnologico (industriale) e non economico (amministrativo- commerciale) , finalizzata alla formazione di quadri aziendali, con un sistema peggiore dell’istruzione professionale in vigore nel nostro Paese fino agli anni sessanta.
Per il raggiungimento degli obiettivi Confindustria propone 3 strade

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INTERVENTO DI ELISABETTA PATELLI AL CONGRESSO REGIONALE (intervento stenografico)
Camillo Piazza ha ragione quando dice che ci sono cose urgenti da fare : le firme , le elezioni, le alleanze….. ma io oggi ho cose da dirvi che mi premono di piu’.
Credo che i giorni del Congresso nazionale sono stati giorni di riflessione , anche personale , per molti di noi Lo sono stati anche per me , che pensavo ai dieci anni dedicati ai Verdi , a cosa avrei fatto in futuro , in conseguenza alle decisioni di Fiuggi.
E in quei giorni a Como si consumava il primo atto di uno dei più insensati scempi ambientali in Lombardia: le paratie antiesondazione , il famoso muro tra la città e il suo lago , che e’ salito tristemente alla ribalta della cronaca nazionale.
E questo evento mi e’ sembrato paradigmatico, per alcuni versi, della storia dei Verdi: noi a Como quest’opera l’abbiamo combattuta per anni , ovviamente spacciati per retrogradi ostruzionisti, anche se un progetto alternativo lo abbiamo sempre avuto- ma forse non siamo riusciti a comunicarlo bene- lasciati soli o quasi dalle altre forze politiche. Anche quel pezzo di partito a cui avevamo chiesto aiuto ci ha lasciati soli, molto preso da altre vicende.
Dopo aver sbattuto il muso contro il muro i cittadini , ma anche tutta la politica comasca, si sono scoperti paladini della crociata anti-paratie e di un approccio piu’ ambientalista. Noi dal 2007 siamo fuori dal Consiglio comunale
Anche I Verdi italiani VENTICINQUE anni fa già parlavano di ambiente, biodiversità biologico, energie alternative,diritti degli animali, inquinamento, cambiamenti climatici, dissesti idrogeologici, economia verde…! tematiche attualissime che oggi sono sulla bocca di tutti e che piano piano stanno guidano l’economia mondiale fuori dalla crisi economica causata da un vorace modello di sviluppo consumista e da speculazioni finanziari. Mentre i Verdi raccolgono consensi in Europa , i Verdi perdono in Italia.
Certo il contesto culturale , storico e politico non e’ altrettanto favorevole, ma in verità la quota verde non è decollata soprattutto per demeriti propri: una grossa responsabilità si deve al partito e ai gruppi dirigenti che hanno trasformato in cenere un movimento fresco, d’avanguardia , diffuso,federalista . Abbiamo passato anni avvitati sulle miserie interne, quasi in trincea per difendere brandelli di democrazia interna e nel frattempo il dibattito culturale interno si e’ arenato, non siamo piu’ riusciti a fare analisi e sintesi su temi importanti, si e’ immiserita la capacità di iniziativa propria e la capacità di comunicazione all’esterno .
In questi anni i militanti Verdi si sono molto aggrappati all’amministrazione del locale, finché progressivamente la delusione dell’elettorato, i “voti utili”, l’ avanzamento del berlusconismo, le alchimie elettorali perdenti dei nostri dirigenti e la caduta libera della nostra credibilità, hanno spazzato via molte esperienze importanti, per lasciare il posto a maggioranze disastrose e opposizioni fiacche e frammentate.
Buona parte dell’opinione pubblica non ha compreso e non comprende l’ urgenza di avere gli ambientalisti nelle amministrazioni , ricorre ai Verdi in casi di emergenza,pretendendo miracoli da chi sta al capolinea della filiera decisionale. Senza comprendere che solo quando i Verdi sono nelle istituzioni c’è controllo e solo quando i Verdi hanno potere decisionale gli scempi semplicemente non accadono
C’e ancora molta strada da fare sul piano culturale, ma anche politico per recuperare il giusto credito. Un grosso spazio c’è, ed è uno spazio nostro , ma solo se siamo capaci coraggiosamente di cambiare rotta.
Caro Camillo , non dobbiamo stare a rimorchio della sinistra , ma nemmeno inseguire la destra becera!. Noi non rincorriamo gli umori contingenti, NOI DOBBIAMO RICOMINCIARE A SOGNARE E RILANCIARE IL FUTURO.
Guardate, e’ un percorso tutto in salita e non possiamo farlo da soli, per questo apriamo la fase COSTITUENTE ( che e’ il “ dispositivo” della nostra mozione) assieme ai gruppi e alle persone,ai comitati, associazioni, organizzazioni che si occupano di ecologia, diritti, pace, nonviolenza, nuova economia, legalità, cooperazione internazionale e decentrata, democrazia.
Ma affinché la Costituente sia una cosa seria il primo grosso sforzo che dobbiamo fare e’ CAMBIARE NOI!
Vuol dire cambiare:
- SUL PIANO DEI CONTENUTI
vuol dire ristrutturare una nostra proposta politica interessante ,moderna , concreta e chiara propositiva - noi che come partito abbiamo smesso di aggiornarci ,confrontarci, fare sintesi e fatichiamo a comunicare all’esterno in positivo.
In questo dobbiamo farci aiutare da tanti; immagino una tournee’ lombarda di Choen Bendit e di molta altra intelligenza e scienza “interna” ed “esterna”, negletta in questi anni per far luce alle clientele.
-SUL PIANO ORGANIZZATIVO
vuol dire abbandonare la struttura partito come si e’ configurato in questi anni, accentratore e autoreferenziale per ricostruire una struttura federalista , una rete sul territorio con molte deleghe di ruoli e responsabilita’ , dove le risorse umane e professionali vengano valorizzate e condivise. Immagino responsabili locali dei rapporti col territorio , interfaccia tra il partito/ gli iscritti /le associazioni ,le imprese verdi etc.
Una rete di nodi attivi che comunicano tra loro.
Il gruppo nuovo dirigente dovra’ anzitutto investire nella rete e dare energia a questa rete , promuovendo iniziative diffuse o concentrando le forze laddove serve di piu’ .
Utilizzare anche strumenti e modalita’ tecnologiche piu’ avanzate per una comunicazione interna rapida ed efficace
-SUL PIANO DEL METODO
Vuol dire anche ribaltare le nostre logica e fare le battaglie contro con la forza dei nostri pro; combattere ciò che sbagliato proponendo alternative migliori,
OPPOSITIVI QUANDO SERVE MA PRIMA ANCORA PROPOSITIVI.
Per citare qualche spunto di dibattito:
• Serve, ma non basta, invocare una politica del mezzo pubblico: denunciamo il saccheggio del territorio con proposte di pianificazione compatibile come in Germania dove la città è città e la campagna è campagna; una città, come Berlino o Parigi,che non cresce più per espansione ma attraverso una “densificazione” a regia pubblica ,così si recupera l’esistente , si risparmia suolo , energia, mobilità e inquinamento.
• Chiediamo il vincolo sulle aree adiacenti alle nuove arterie di collegamento, per creare barriera ambientale e soprattutto fermare lo scandalo della conurbazione selvaggia “da tangenziale”: nuove strade/nuovi capannnoni/nuobi centri commerciali/ nuovi pezzi di citta’/nuovi svincolo/altro traffico. E dopo NUOVE strade per sopportare il NUOVO traffico generato dalle NUOVE strade….e avanti!
• Alle ronde leghiste da una parte e i tentennamenti dall’altra contrapponiamo progetti di riqualificazione urbana con edilizia sociale integrata diffusa dentro la città, così non si creano aree di segregazione e la città si ripopola,vive sempre e si fa prevenzione in termini sociali e di sicurezza.
• Non ci interessa una scuola classista e retrograda della Gelmini, ma non ci basta agitare le bandiere per la difesa della scuola pubblica . Io vorrei discutere con i Verdi di una idea di scuola ecologista che formi individui responsabili e interagisca con il mondo del lavoro del terzo millennio ancorato alla green economy.
• E molto altro ancora………………
Queste sono le NOSTRE idee
Ecco perché i contenitori politici e culturali del Novecento e loro derivazioni ci stanno stretti.
Apro una parentesi per chiarire un punto importante :…pensavo ai compagni che per anni hanno militato con noi, hanno volantinato con noi , fatto banchetti con noi e che ora stanno meditando di riparare altrove. Perché, se la loro fede e’ ancora ambientalista ?Perche’ adesso che stiamo cercando di diventare più forti e sicuri?
Questa cosa del soggetto ecologista costituente credo che piaccia tutti, l’ “autonomia” suscita invece qualche timore? Noi dobbiamo essere molto franchi anche su questo, un soggetto verde autonomo non è un soggetto che non sa dove andare, o un soggetto che si mette sul libero mercato della politica
Ecologia non può che coincidere con equità, giustizia sociale, solidarietà, bene comune. Non credo ci vi siano nè sul piano ideologico , nè sul piano pratico, punti di incontro con la politica della speculazione , della sopraffazione , del consumo fine a se stesso, dell’iniquità sociale, del razzismo,del saccheggio del territorio,etc etc…che è sicuramente la politica di questo centrodestra!
Tuttavia e’ altrettanto vero che le istanze ecologiste non sono garantite , spesso nemmeno rappresentate nell’area del centrosinistra, mi vengono in mente politiche urbanistiche e della mobilità o spesso anche dell’energia, ma ancor di più dei diritti e della laicità dello stato.
Chiudo ringraziando il gruppo dirigente lombardo che ci ha guidati in un momento oggettivamente difficile e complicato fino al congresso. Un ultimo pensiero torna ai compagni e amici di cui sopra, quelli che stanno prendendo altre strade , dicendo loro che per quel che ci riguarda sono e restano nostri compagni


ELISABETTA PATELLI CANDIDATA A PRESIDENTE REGIONALE DEI VERDI
 Con enorme soddisfazione presentiamo Elisabetta a capo della mozione che qui sotto riportiamo. Ricordiamo quindi a tutti i verdi iscritti nel 2008 che potranno andare ad ascoltala il 24 ottobre 2009 dalle ore 10 alle ore 13,
pres
so l'Aula Magna degli Amici della Terra in via Papa Giovanni XXIII, n. 8 a Cologno Monzese ( Mi) con il seguente ordine del giorno:
- Relazione del Presidente uscente
- presentazione e discussione dei documenti politici
- elezione del Presidente regionale
- elezioni dell' esecutivo regionale
- elezione del consiglio federale regionale
- varie ed eventuali.
Le sede dell'assemblea è a 30 metri dalla fermata della metropolitana (linea verde) di Cologno Sud e a 300 metri dalla uscita di Cascina Gobba della Tangenziale est.
via Papa Giovanni 6; 20090 Cologno Monzese (MI)

Le operazioni di voto saranno sabato dalle 13 alle 18 e domenica dalle 10 alle 16  ANDATE A VOTARLA TUTTI
leggi la mozione


La stella polare
Con grande soddisfazione e rinnovata speranza abbiamo vissuto la svolta storica dei Verdi al congresso nazionale di Fiuggi.
La mozione approvata, che abbiamo sottoscritto come Verdi di Como, e’ riuscita a sovvertire le sorti di un’assemblea che sembrava destinata a sciogliere il partito dentro “Sinistra e libertà: grazie alla forza della sua proposta politica che consiste nel rilanciare un soggetto ecologista autonomo sul modello dei Verdi tedeschi e dei Verdi francesi.
Si cambia! Era ora. Si respira nel movimento una fiducia nuova, riaffiora lo spirito originario, quello che nel lontano 1985 dava luce alle Liste Verdi e un anno dopo a Finale Ligure nasceva formalmente il Partito dei Verdi.
In questi giorni le riflessioni personali si intrecciano con i bilanci politici e con le vicende del nostro territorio: penso all’inizio del mio percorso, 10 anni fa, quando a muovermi era una forte sensibilità animalista che mi avrebbe condotto progressivamente alla scoperta dei mille volti della rivoluzione verde. Una rivoluzione davvero, un movimento d’avanguardia se pensiamo che già VENTICINQUE anni fa parlavamo di ambiente, biodiversità biologica, energie alternative, diritti degli animali, inquinamento, cambiamenti climatici, dissesti idrogeologici, economia verde…! Derisi e sbeffeggiati come sempliciotti retrogradi e nostalgici, VENTICINQUE anni fa portavamo in un Paese poco avvezzo ai temi ambientali, una questione attualissima che oggi è sulla bocca di tutti: la riconversione ecologica che piano piano sta guidano l’economia mondiale fuori dalla crisi causata da un vorace modello di sviluppo consumista e da speculazioni finanziarie.
Nonostante questa capacità di lettura dei i problemi globali e di proposta innovativa, ai Verdi non e’ mai stato adeguatamente riconosciuto il loro valore assoluto nella politica di ieri, oggi e di domani.
In verità la quota verde, al di là di tutte la campagne denigratorie, gli ostacoli culturali e l’isolamento politico, non è decollata anche per demeriti propri: negli ultimi anni il movimento d’avanguardia, basato sulla democrazia interna, sulla partecipazione e su di una struttura federale, si è trovato nelle mani di pochi dirigenti inetti e centralisti : il “sistema” verde si è indebolito, ha sofferto, si e’ bloccato, non e’ più riuscito a comunicare all’esterno il suo patrimonio di idee e di progetti e le sue potenzialità.
Mentre il partito nazionale sperimentava dirigenti inadeguati e improbabili alchimie elettorali, i militanti Verdi hanno concentrato il loro impegno a livello locale, scontrandosi con identiche dinamiche ostili sia da parte delle altre forze di centrosinistra, che non hanno nel loro DNA le istanze ecologiste, sia da parte del centrodestra che utilizza immagini naives per screditare la opposizione dei Verdi alle peggiori nefandezze ai danni del territorio e dell’ambiente.
Significativa e’ la storia comasca: da anni conduciamo costantemente la nostra battaglia contro la grande opera inutile e dannosa delle paratie, unici realmente convinti della sua inefficacia e del suo impatto devastante, ma solo oggi lo scontro con la dura realtà… del muro... ha dato corpo a tutte le nostre ragioni e finalmente i cittadini, già provati dalla selvaggia cementificazione del nostro territorio e un po’ infastiditi dalla precedente vicenda del cedro, di fronte all’ecomostro si sono ribellati compatti, spontaneamente, sinceramente. Segato il cedro (prima) e costruito il muro delle paratie (poi) torneranno a dormire tranquilli? Noi non dormiamo affatto e con la solita coerenza e lungimiranza   torniamo a vigilare degli sviluppi futuri della Grande Opera Inutile e Dannosa, cosi come sullo sviluppo urbanistico, sul S.Anna, sul S.Martino, sulla gestione dei rifiuti, del verde, dell’acqua etc etc. Con le enormi difficoltà e la grande fatica che ci toccano per non esser più in Consiglio comunale.
Buona parte dell’opinione pubblica non comprende l’urgenza di avere gli ambientalisti nelle amministrazioni ricorre ai Verdi in casi di emergenza, pretendendo miracoli da parte di chi sta al capolinea della filiera decisionale. Il punto, invece e’ questo: e’ se i Verdi sono nelle istituzioni c’è controllo e quando i Verdi hanno potere decisionale gli scempi semplicemente non accadono. C’e ancora molta strada da fare sul piano culturale, perchè anzitutto l’opinione pubblica si liberi dai condizionamenti e restituisca il giusto credito agli ambientalisti e torni ad affidare loro responsabilità amministrative.
Sul piano del consenso elettorale i Verdi italiani sono arrivati in questi anni al minimo storico; per anni hanno dignitosamente resistito, come scelta di nicchia, finchè lo tsunami del “voto utile” scatenato dagli ex alleati e l’avanzata progressiva di Berlusconi hanno spazzato via moltissime rappresentanze verdi, per lasciare il posto a maggioranze deleterie e opposizioni piatte e fiacche.
In Europa, invece, i risultati elettorali e il peso politico dei Verdi sono il segno della necessità di un progetto politico ecologista realmente e radicalmente alternativo, un piano reso indispensabile in una Italia con questo centrodestra al governo e questo centrosinistra debole e privo di un comune progetto di futuro sostenibile.
Dobbiamo quindi lavorare per fare in modo che la questione ecologica diventi centrale. E' evidente che non possiamo avviare un simile ed ambizioso processo da soli. Dobbiamo perciò lavorare da subito per costruire una “rete ecologista”, recuperando le intelligenze della scienza, della cultura, dell’informazione e dell’imprenditoria, ma soprattutto quel grande movimento di uomini e donne che si occupano di ecologia, diritti, pace, nonviolenza, nuova economia, legalità, cooperazione e democrazia.
Il Congresso nazionale di questi giorni ha sconfitto il vecchio il gruppo dirigente che tentava il traghettamento dei Verdi in Sinistra E(cologia?) e Liberta’, nella speranza di risicare in futuro un cucchiaio di trippa per qualche gatto. Invece a Fiuggi e’ stata avviata la Costituente ecologista che riporta i Verdi ad occuparsi dei temi dei Verdi, con uno spirito rinnovato, fresco, pragmatico, propositivo sul modello degli amici tedeschi e francesi. A noi questo modello piace, e’ la nostra stella polare già da un po’ e da oggi lo e’ per il partito intero.

Elisabetta Patelli portavoce dei Verdi di Como


Congresso dei Verdi
Angelo Bonelli nuovo Portavoce

Angelo Bonelli è il nuovo Presidente dei Verdi Italiani. "Il coraggio di osare" è la mozione alla quale fa riferimento il nuovo leader dei partito ecologista. Una Grande Costituente Ecologista è il primo obiettivo.
Alla fine l'ha spuntata Angelo Bonelli, con 245 voti è riuscito a conquistare la carica di Portavoce della Federazione Nazionale dei Verdi. In pochi se l'aspettavano, ma Angelo grazie ad un intervento forte e appassionato è riuscito ad ottenere i voti necessari per diventare presidente del partito. La linea politica dettata dalla seconda mozione “Il coraggio di osare” si è dimostrata la più attraente per la platea della XXX Assemblea Nazionale.

leggi    la mozione


Caradonna confessa: Il lago? Non lo vedremo quasi più
COMO I comaschi il loro lago non lo vedranno «quasi più». A dirlo non è qualche ambientalista arrabbiato e neppure un consigliere di opposizione, bensì l’assessore alle Grandi opere Fulvio Caradonna. Nel corso della trasmissione «30denari» ieri sera a Etv, rispondendo alla domanda provocatoria della portavoce dei Verdi Elisabetta Patelli «ma allora il lago non lo vedremo più?» ha confessato: «Non lo vedremo quasi più». L’allarme lanciato nei giorni scorsi da Innocente Proverbio, il pensionato che si è accorto della scomparsa del lago, non è dunque campato in aria. La maxi opera antiesondazione cancellerà il lago su almeno il 60% della lunghezza del lungolario, ha ammesso il direttore dei lavori Antonio Viola.
Affermazioni che gelano le speranze di chi già sognava a un ripensamento sul livello delle tanto contestate «sedute» realizzate tra i giardini e piazza Cavour. Sedute in alcune parti decisamente più alte rispetto al progetto originario, al punto da non consentire più ad automobilisti e pedoni sul lato opposto della strada di vedere il primo bacino.
Il muro che scippa il lago ai comaschi, nel frattempo, si è scoperto essere stato costruito anche senza l’approvazione del Comune. A confermarlo è lo stesso direttore del cantiere per le paratie, il dirigente di Palazzo Cernezzi Antonio Viola: «Le opere eseguite sono state anticipate» ed eseguite «prima dell’approvazione formale della variante dell’opera, ma c’è il parere favorevole della Provincia». In una nota ufficiale inviata poche ore prima, dopotutto, la stessa amministrazione aveva ammesso nero su bianco che la variante «non è ancora stata approvata poiché alcuni aspetti di carattere economico sono stati sciolti soltanto poche settimane fa. Tuttavia l’intervento di modifica delle altezze dei muri autorizzato dalla direzione lavori in capo al Comune ha costi irrisori e rientra pienamente nella discrezionalità di competenza dello stesso direttore», ovvero Antonio Viola. La stessa nota si affretta poi a chiarire: «La maggiore altezza delle protezioni non costituisce abuso di alcun tipo», una precisazione che dà il destro al consigliere Pd Mario Lucini (nel corso della stessa trasmissione) per una battuta: «Excusatio non petita...».
Mentre infuria la polemica sull’improvvisa crescita del muro e sull’approvazione che non c’è alla variante dell’opera, gli amministratori a Palazzo Cernezzi chiedono di far luce sulla vicenda. Il presidente del consiglio comunale, Mario Pastore (Pdl), sta pensando di convocare una seduta straordinaria dell’Assemblea in cui visionare planimetrie e plastico dell’opera per comprendere quale sarà l’impatto finale del progetto per la città di Como.
Il Comune, sempre nella sua nota ufficiale, ieri è tornato sulla possibilità di tagliare parte del muro limitandosi a precisare che sono stati chiesti interventi «per mitigarne le dimensioni». Ma per un sindaco Bruni che il giorno prima promette «abbasseremo l’altezza», c’è un assessore (ancora Caradonna) e un tecnico (ancora Viola) che il giorno dopo chiariscono: «Se la difesa dalle esondazioni verrà meno, non si potrà intervenire».
Per le giornate di oggi e domani, intanto, sono stati programmati i sopralluoghi da parte dei consiglieri comunali al cantiere: oggi i rappresentanti dell’Assemblea di Palazzo Cernezzi saranno sul lungolago dalle 17, domani alle 11. Ad accompagnarli lo stesso assessore alle Grandi opere. Contro il quale, ieri, si è scagliato ancora Mario Lucini. Nel chiedere chi abbia deciso, in Comune, di sottoporre la variante d’opera all’amministrazione provinciale senza alcun mandato formale (nella solita nota di Palazzo Cernezzi si legge che «l’intervento di modifica rientra pienamente nella discrezionalità di competenza dello stesso direttore lavori»), il consigliere del Pd è sbottato e ha puntato il dito contro Caradonna e Viola: «Vi sembra possibile che una decisione simile la possiate prendere voi due?».
«Ragioni di sicurezza», hanno chiarito gli interessati. Ma intanto, per dirla con Elisabetta Patelli, «il lungolago è compromesso». O, per dirla con l’assessore: «Il lago? Non lo vedremo quasi più».

Paolo Moretti
Gisella Roncoroni


Nube rosa in via Pannilani-Rienza (La Provincia 4 settembre 2009)
COMO E chi l’ha detto che il rosa è il colore della purezza. Mercoledì, quando alcuni residenti di via Pannilani e di via Rienza hanno visto avvicinarsi minacciosamente, alle loro finestre, una nuvola che a guardarla poteva anche sembrare zucchero a velo per bambine non hanno pensato a nulla di particolarmente piacevole. E gli odori, meglio dire i miasmi, respirati hanno confermato il sospetto iniziale: il rosa non è sempre il colore della purezza. Risultato: finestre chiuse e reazioni di rabbia. Con tanto di richiesta d’intervento da parte dell’Arpa (che già in passato aveva effettuato sopralluoghi in zona individuando problemi di «molestie olfattive» tali da sollecitare un’ordinanza per la predisposizione di opere nei confronti di una tintoria della zona) e del Comune di Como.
A chiedere formalmente al sindaco Bruni di intervenire per accertare la situazione
ambientale delle vie Pannilani e Rienza è la portavoce dei Verdi di Como, Elisabetta Patelli. Che, in una nota, sottolinea: «Anche mercoledì scorso, come già accaduto spesso in passato, gli abitanti della via Rienza, via Pannilani e zone limitrofe sono stati molestati da una nube tossica ben visibile anche ad occhio nudo che ha reso l’aria irrespirabile per l’intera giornata. Questo ennesimo episodio - prosegue la nota - si presenta inquietante per almeno due ragioni: da una parte il timore che gli abitanti siano da anni costantemente esposti ad un rilevante fenomeno di inquinamento e, dall’altra, la totale indifferenza che l’amministrazione ha dimostrato nei confronti degli appelli dei residenti, i quali non hanno avuto né risposte, né una soluzione al problema».
Non è la prima volta che nella zona si assistono a problemi di inquinamento. E non solo dell’aria. Agli inizi di agosto un colorante scaricato da qualche azienda tra Lipomo e Tavernerio aveva finito per rendere blu il torrente Cosia.
Una situazione che aveva già causato l’ira dei Verdi. Con la portavoce, Patelli, che avverte il primo cittadino: «Rammentiamo al sindaco che gli compete anche la responsabilità nei confronti della salute dei cittadini. Pertanto se non verranno immediatamente fornite ai cittadini le necessarie garanzie, nelle parole e nei fatti, presenteremo denuncia presso le autorità competenti».


Scarichi inquinanti nel torrente. Non è "laguna blu" ma il Cosia (La Provincia 1 Agosto 2009)
Cosia dagli occhi blu.Potrebbe essere una serenata,è uno sfregio, l'ennesimo, alla "piscina" anni Cinquanta dei comaschi, da decenni scambiata -troppo spesso - per discarica a cielo aperto. Le acque del torrente che scende da Tavernerio, scavando una valle che si chiude a San Martino, da ieri mattina hanno abbandonato il loro argentato velo quasi trasparente per indossarne uno blu e schiumoso. Segno che a monte qualche ditta o ha avuto qualche guasto, oppure ha aperto gli scarichi pensando di poter lavare i vasconi inviando a valle un'inquietante tintura blu-puffo.
La zona più colorata, tanto da farla assomigliare a un'improbabile laguna blu, è quella ai lati di via Navedano, a ridosso di Camnago Volta.«È da questa mattina (ieri ndr) che il Cosia è in questo stato spiega Carlo Galli, casa con vista sul torrente avvelenato - Mi sono
alzato e ho detto a mia moglie:"qualcuno ha aperto gli scarichi"» È stata la portavoce dei Verdi di Como Elisabetta Patelli, nel primo pomeriggio, a lanciare l'allarme e chiedere l'intervento dell'Agenzia regionale per l'ambiente. I tecnici hanno risalito il corso del Cosia fino ai comuni di Tavernerio e Albese: lì sarebbe la fonte dell'inquinamento.
La scena, osservando il torrente dal ponte di via Panillani, ha dell'innaturale. in particolare la pozza sotto la cascatina ai lati di via Navedano è completamente colorata di blu con evidenti tracce di schiuma, dove l'acqua avvelenata si tuffa nello specchio sottostante.
Poco distante c'è un altro ponte a fondo cieco. Si chiama via Paradiso. Ma la vista, ieri, aveva davvero poco di celestiale. «Abitavo in via Anzani. Sono venuto a vivere a Navedano per motivi d'affetto - racconta un ex funzionario dell'acquedotto di Como - Negli anni Cinquanta, infatti venivo qui a fare il bagno con i miei amici. e adesso guarda che roba». Lo sguardo si perde tra malinconia e rabbia, nella tinta blu proveniente quasi certamente da una tintostamperia a monte. Carlo Galli il giorno precedente aveva tagliato l'erba proprio accanto al Cosia.
«Sono stato attento a non far cadere neppure un filo d'erba nel torrente, perchè non volevo inquinarlo. E oggi mi trovo questa sorpresa» Gli fa eco Vismara «Non è da paese civile».
I tecnici dell'Arpa, terminati i sopralluoghi e i controlli, effettuati con l'ausilio della Service24, la società di Tavernerio che si occupa di ambiente, nei prossimi giorni informeranno la procura cittadina dell'accaduto.
I responsabili rischiano ora una denuncia penale e una possibile richiesta danni.

Patelli
Elisabetta Patelli, portavoce dei Verdi: un tempo nel Cosia ci si poteva tuffare...
Quanto avvenuto è gravissimo, non è la prima volta che qualche tintostamperia o impianto simile trova comodo sversare veleni nelle nostre acque. Anche oggi, a ferie incombenti, qualcuno ha trovato un modo veloce per risciacquare i vasconi di tintura utilizzando il Cosia come fogna a cielo aperto. E dei veleni ovviamente se ne devono fare carico l'ambiente e la collettività.
L'Arpa è intervenuta prontamente, dopo la sua segnalazione.
È bene che la collettività sappia chi inquina e che il colpevole paghi duramente, anche se i danni ormai causati vanno ben oltre l'ammenda. Se fossi il Comune di Como che in questo caso è la vittima più diretta userei il pugno di ferro.

Caradonna
Assessore Fulvio Caradonna, ha saputo del Cosia blu?
Ho saputo. E so che l'Agenzia regionale per l'ambiente sta intervenendo per scoprire cosa sia esattamente successo.
Sospetti?
Si pensa a qualche tintostamperia che ha pensato di lavare le vasche prima delle ferie.
Zona?
Deve trattarsi si un'azienda nella zona di Rovascio o di Tavernerio. In ogni caso sia l'Arpa che la Service 24, la società di Tavernerio che si occupa di ambiente, stanno facendo ulteriori accertamenti per individuare il colpevole.
I Verdi chiedono un intervento del Comune contro i responsabili...
Spero che il malfattore sia trovato. Il Comune di Como, se potrà, si costituirà parte civile e chiederà il risarcimento dei danni causati alla flora e alla fauna. Questi sono episodi che non esistono in un paese civile».


la Provincia 28 luglio 2009 Discarica, i sigilli rimangono
«La raccolta? Si farà lo stesso» Lo assicura il Comune, mentre Econord chiede il dissequestro dell'area Sacchi in fumo Sabato, nel rogo doloso, sono bruciati circa 400mila metri cubi di rifiuti Il Comune ieri ha escluso che il sequestro dei capannoni interessati dal rogo di sabato possa mettere a rischio la raccolta rifiuti in programma questa mattina: «A differenza delle notizie apparse su alcuni quotidiani nell'edizione odierna (il quotidiano è in realtà uno solo, La Provincia, ndr) il servizio di raccolta sarà effettuato regolarmente», ha precisato con puntiglio l'ufficio stampa di Palazzo Cernezzi. Questa mattina, se tutto andrà
come previsto, i sacchi dei comaschi finiranno stoccati sotto un paio di capannoni ancora vincolati a un sequestro, anche se è probabile che, in giornata, la Procura dia parere positivo alla richiesta di dissequestro formalizzata ieri mattina da Simone Gilardi, l'avvocato di Econord. Intanto sull'incendio di sabato si registrano le reazioni del sindacato e dei Verdi di Como. Matteo Mandressi, segretario della funzione pubblica di Cgil, ha chiesto «a tutte le autorità competenti ed in primo luogo alla società proprietaria dell'impianto, la Econord, una verifica e un potenziamento delle misure di sicurezza». Ricordando che l'area è frequentata anche dall'utenza cittadina, il sindacato si augura che «prevalga la logica della tutela della sicurezza e l'impianto venga riaperto solo se posto in totale sicurezza». Peri i Verdi, invece, parla la portavoce Elisabetta Patelli: «Chiediamo - dice - una indagine scrupolosa rispetto all'esistenza di tutta la dotazione e delle procedure imposte dalla normativa sulla sicurezza. Chiediamo inoltre che i rilievi dell'Arpa siano effettuati su un'area sufficientemente ampia, che siano ripetuti nel tempo e che siano resi ufficiali perché i cittadini hanno diritto di sapere. È noto infatti che quand'anche fosse bruciato materiale già selezionato per la differenziata, e cioè carta e plastica, è difficile che il rogo non abbia rilasciato sostanze tossiche. Se invece i sacchi contenevano materiale non ancora separato per il riciclo, l'incendio è la conferma che il sistema di raccolta attuale non funziona e che deve essere al più presto sostituito dal prelievo monomateriale porta a porta». Da Econord arrivano messaggi rassicuranti. E non solo per quanto attiene al servizio di raccolta. L'amministratore delegato si era già complimentato per il funzionamento dei sistemi di sicurezza e per l'operato dei dipendenti.


COMUNICATO STAMPA Villa Geno: dopo 6 anni: una mezza sconfitta.
A luglio del 2003 , dopo una battaglia durissima in Consiglio comunale, una maggioranza tenuta insieme da diktat, si era frantumata per ben 3 volte e poi faticosamente ricomposta sulla concessione dell’area della fontana di viale Geno.
.La mozione dei Verdi per il ritiro della concessione (di Giunta) dell'area antistante la fontana creava imbarazzo e scompiglio , ma non sarebbe passata. Approfittando del clima di tensioni interne, l'allora nostra consigliera Patelli aveva presentato quindi , subito dopo la seconda riunione di maggioranza, l’emendamento sugli orari di accesso al pubblico fino alle ore 23 in estate che aveva creato nuovi disaccordi e nuove contrapposizioni. Non a caso l’assessore Lionetti si sarebbe poi soffermato a lungo nel cortile di Palazzo Cernezzi dopo il Consiglio lanciando improperi contro l’emendamento e contro chi nella maggioranza l’aveva votato. Gli unici infatti a opporsi strenuamente persino al prolungamento degli orari di accesso erano stati il gruppo dei fedelissimi di Forza Italia
(Bruni,Buono, Gatto, Lombardi, Pastore, Quagelli , Rallo) più il solo capogruppo della Lega.
Non si era trattato certo di una vittoria a tutto campo poiché ' la mozione originaria chiedeva il ritiro della concessione dell'area attorno alla fontana , dove i gestori del ristorante adiacente posizionavano i tavolini dietro corresponsione di un canone irrisorio rispetto al suo valore.:. Tuttavia la modifica degli orari di accesso all’area metteva un po’ i bastoni fra le ruote: se e ‘ vero da una parte, che i cittadini venivano espulsi grazie alla concessione , dall’altra il libero accesso sulla stradina interna fino alle ore 23 disturbava i piani dei gestori del Ristorante che prevedevano di serrare i cancelli all’ora di cena , per garantire ai loro ospiti esclusivi un altrettanto esclusivo panorama sul lago e sulla città. E' da ricordare inoltre che la prima domanda da parte del ristoratori riguardava tutta l’area al di là del cancello principale, ivi compresa quindi la passeggiata, parte non demaniale che sarebbe stata soggetta quindi ad una tariffa di occupazione diversa.
Considerato il parere contrario degli uffici tecnici, la prevedibile poca popolarità del provvedimento e,presumo,i costi maggiori della stradina (in quanto non demaniale), la richiesta e’ stata rinviata ed e’ riapparsa in forma diversa:dalla concessione veniva stralciata la passeggiata pubblica, che veniva comunque sottratta all’uso pubblico a partire dalle ore 21 e fino alle 10(prima del ns emendamento). Gli uffici demaniali non potevano sottrarsi alla richiesta a meno di avere un ‘indicazione da parte dell’Amministrazione in nome della “pubblica utilità” e la Giunta ,invece nonostante il parere contrario del Settore Centri Storici e Beni Ambientali del Comune e' stata la vera supporter della concessione .La concessione dell'area a parco avrebbe dovuto essere " revisionata" nel dicembre 2003, cosa di cui non abbiamo notizia,.
L'emendamento Patelli per il mantenimento dell'accesso pubblico fino a tarda sera rappresentava una grana
.Nel tempo invece, per un motivo o per l'altro gli orari non sono stati mai rispettati, a dispetto delle proteste e delle e continue denunce della Patelli.
Ora i cedimenti del muretto diventano pretesto per l'Amministrazione per una chiusura totale ( ai cittadini ma non ai clienti del ristorante e alle loro macchine.) Il cerchio si chiude.
Edi Borgianni del Coordinamento Verdi di Como

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 Leggete tutte le lettere al direttore Leggete la rassegna stampa sul cedro


A proposito di Rifiuti Zero

La questione dello smaltimento di rifiuti è una delle sfide più complesse della nostra epoca. Partiti dalle discariche, passati per gli inceneritori, condizionati dalle proposte di ciclo integrato; molte realtà locali oggi optano per la tendenza al “zero waste - rifiuti zero”. Lo “zero waste” è una strategia ambientale basata sulla considerazione che lo smaltimento dei rifiuti non è un problema tecnologico ma un problema di progettazione industriale e di responsabilità delle comunità sociali, dei produttori e distributori, dei referenti politici. Cioè, in sintesi, se un prodotto non può essere ridotto, riusato, riparato, ricostruito, riattato, rivenduto, riciclato o biodegradato, allora dovrà essere ristretto, ridisegnato o rimosso dalla produzione.
Questa filosofia è stata già sposata da grandi colossi economici come la catena di distribuzione americana Wall Mart, Hewlett Packard, l’Apple, la Xerox Corp. Nel caso della Wall Mart l’aver sposato lo zero waste philosophy le garantirà un risparmio pari a 500 milioni di dollari l’anno. In Canada ad esempio l’industria della birra usa contenitori di vetro riutilizzabili da 50 anni, con un recupero del 98% ,e li riusa almeno 18 volte,risparmiando e creando un indotto occupazionale di 2000 addetti nel settore del recupero e della pulizia dei contenitori.
. Una tale concezione dei rifiuti è assolutamente in antitesi con l’utilizzo delle discariche e degli inceneritori di qualsiasi tipo e generazione (dissociatori, gassificatori, torce al plasma, centrali elettriche o cementifici alimentati a rifiuti); rifiuti zero non ammette la produzione di CDR. L’esperienza di città come San Francisco (850.000 abitanti, e circa 70% di riciclato) e New York, o come Novara, per restare in Italia, ci dimostrano che la realizzazione di Rifiuti Zero è solo una questione di responsabilità, volontà e cultura. Al posto di un inceneritore, che fornisce pochi posti di lavoro, meglio attivare tante attività di riciclo, riparazione, riuso. Cosi’ creiamo piu’ lavoro e difendiamo l’ambiente.
In tempi di crisi la tendenza a Rifiuti Zero è più che mai un’opportunità anche per una In tempi di crisi la tendenza a Rifiuti Zero è più che mai un’opportunità, in particolare per una Amministrazione virtuosa che, quando ben amministra, nel senso che si fa carico dei necessari costi e parallelamente recupera i possibili guadagni, riesce a diminuire l’esborso dei contribuenti.
E’ dimostrato che dove si aumenta la differenziata i costi per l’utenza diminuiscono, a meno che si regali il ricavato del materiale riciclabile a qualche azienda privata amica.
A Como vige tutt’ora il paradosso della proroga eterna del servizio e dell’elusione perpetua di una gara vera e propria, con progressiva esternalizzazione delle fasi più remunerative del processo. Ciliegina sulla torta: gli Amministratori comaschi annunciano che col servizio di differenziata porta-a-porta di ben 5 frazioni separate, i costi per il cittadino aumenteranno. E perche’ mai? E chi si prende il ricavato vetro, plastica-lattine, carta,etc?
Certamente finora la politica del bruciare il piu’ possibile ha reso bene, considerati gli sciagurati incentivi Cip6, cioè la possibilità per Acsm di rivendere l’energia ottenuta dall'incenerimento dei rifiuti ad un prezzo fino a 6 volte maggiore il costo normale. Questo imbroglio del Cip6, purtroppo, lo paghiamo ancora noi, cittadini, ben nascosto tra le righe della bolletta della luce.
Elisabetta Patelli -Portavoce Verdi di Como


LA COMO CHE VERRA’
«Basta brutti palazzoni  Ci vuole una rivoluzione»
Il leader dei Verdi, Elisabetta Patelli, boccia l’attuale sviluppo urbanistico
«Non siamo quelli dei "no ". Solo da noi proposte radicali di cambiamento»
Ora l’abbiamo capito. Sono il partito del "no" perché i loro "sì" sono arrivati troppo presto. Un po’ come se avessero scoperto Internet prima però che fosse inventato il telefono. È così che i Verdi si sono ridotti, anche a Como, a vox clamantis in deserto. E la voce che grida nel deserto è quella di Elisabetta Patelli, già consigliere comunale e esperta proprio di urbanistica.
C’è un’emergenza urbanistica?
Come no, mi pare evidente.
Da cosa?
Dal fatto che ogni spazio libero o liberabile è stato occupato e il volto della città è stato negli ultimi anni stravolto, con palazzoni brutti, con un architettura pesante, scadente, invasiva, dal centro alla periferia. Per fortuna il mercato ha rallentato.
Benedetto mercato...
Insomma... È triste pensare che il futuro della città è salvaguardato dagli appartamenti invenduti. Dov’è la politica?
È assente.

Peggio. È connivente. Dalla Regione dove sono state fatte leggi che hanno permesso tutto, fino al locale, che ha sviluppato preoccupanti intrecci tra affari e amministratori.
Un po’ è colpa anche dei Verdi. Dov’eravate, anzi: dove siete finiti?
Siamo diventati un capro espiatorio. Tutti a darci del partito del "no" e deriderci, salvo poi correre da noi, quasi fossimo un’agenzia di servizi, quando i danni arrivano sotto casa e nessuno ti ascolta. Ma noi, ormai, a posteriori, tolti dalle istituzioni che legiferano, possiamo fare poco.
Ora c’è la Commissione paesaggio.
Bell’affare. Hanno messo personaggi politicizzati, bravi professionisti anche, ma che si vantavano di preparare il piano regolatore nel loro studio. Gente che ha costruito molto.
Se non siete il partito del "no", dica allora qualche sì.
Certo. Dico sì, ad esempio, alla riqualificazione del centro, secondo un urbanistica moderna,intelligente, sul modello delle capitali europee.
Un po’ vago.
Niente affatto. Io non sono per lasciare la città immutata, al contrario, vorrei cambiarla radicalmente in meglio.
Cosa le occorrerebbe?
Dieci anni da sindaco.
Un progetto ambizioso.
Ma noi ambiziosi lo siamo e questa visione alta, se mi è permesso di chiamarla così, l’abbiamo pagata in consenso.
In concreto, cosa farebbe?
"Ricucirei" la città. Partendo dal piano Gelmini.
Cosa c’entra il ministro?
Non il ministro, bensì Pietro Gelmini uno dei più grandi studiosi di mobilità. Nel 1992 si occupò di Como con una ricerca accuratissima e fece una serie di proposte rivoluzionarie, rimaste in un cassetto.
Sarebbero attuali?
Come no? L’idea principale era di pensare alla zona che va dalla Ticosa fino al Borgovico come un elastico. La proposta era di spostare in galleria la ferrovia, con una strada tangenziale a ridosso della montagna e davvero una città "ricucita".
Non proprio opere da poco.
Certo. Vede che allora i Verdi non sono il partito del "no"? Anzi, il progetto prevedeva di scoprire il Cosia e restituire un corso d’acqua alla città, con viali alberati e piste ciclabili.
Qualche domanda a bruciapelo. La nuova Ticosa?
Abbiamo venduto un pezzo di città, senza ottenere nulla di significativo in cambio.
Un’occasione irripetibile?
La riqualificazione del San Martino. Deve assolutamente essere il parco urbano che alla città tuttora manca. Io vedo un luogo dove passeggiare, dove vivere la natura, dove universitari e cittadini possano vivere meglio.
Il nuovo assessore Rallo?
L’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Con la sua oratoria sarebbe capace di venderti un’auto senza ruote, ma l’urbanistica esige altro e alcune sue "visioni" di città mi sembrano più allucinazioni.
Il futuro dove si gioca?
Nel sistema di mobilità. Siamo stati i primi a proporre il metrò leggero. Occorrono parcheggi in periferia per i pendolari e un sistema di trasporti efficiente. Ho in mente Strasburgo. Negli anni Novanta hanno rivoluzionato la città, con interventi epocali, e ora hanno un gioiello di centro urbano. Noi invece siamo fermi. E dicono che sono i verdi il partito del "no"...
Giorgio Bardaglio (La Provincia 27 febbraio 2009)


 

 

 

 

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