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MOZIONE
Oggetto: territorio comunale denuclearizzato
IL CONSIGLIO COMUNALE
PREMESSO CHE:
- Il governo Berlusconi ha deliberato il ritorno al nucleare nel
nostro Paese, con l’ obiettivo
di costruire sul territorio nazionale una decina di reattori entro
il 2030
-nel 1987 oltre venti milioni di italiani hanno votato un referendum
contro il nucleare (più dell'80% dei votanti);
-il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario
mondiale. Infatti secondo
le stime dell’Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione
elettrica mondiale
contenute nel rapporto “Energy, electricity, and nuclear power
estimates for the
period up to 2030” pubblicato nel 2007, nei prossimi decenni si
passerebbe dal 15%
del 2006 a circa il 13% del 2030.
- la scelta del nucleare non solo non contribuisce alla lotta ai
cambiamenti climatici , ma ci portera’ ad accumulare ulteriori
ritardi rispetto agli accordi internazionali per la riduzione di
emissioni/ consumi e aumento del contributo delle rinnovabili e
provochera’ ulteriori sanzioni economiche al nostro paese
-Gli investimenti sul nucleare sottraggono risorse importanti allo
sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza
energetica, le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi
brevi le emissioni climalteranti.
-Il nucleare e’ un affare solo per poche grandi imprese costruttrici
e non incrementa l’occupazione , al contrario della green economy
che ad oggi in Germania tra diretto e indotto ha portato lavoro a
circa 250.00 addetti.
-l’Italia e’ candidata a promuovere una tecnologia già vecchia, a
maggior ragione se nel
2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”( sempre che
abbia risolto nel
frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello
internazionale).
- L’idea che il nucleare porti indipendenza energetica e’ pura
propaganda. Il mondo evoluto dipende principalmente dal petrolio ,
che solo in infinitesima parte entra nel campo del nucleare.L’energia
atomica pone invece una dipendenza da un’altra risorsa in via di
estinzione, la cui estrazione, lavorazione e trasformazione è nelle
mani di poche societa’ estere.
L’idea che il nuclerae sia economico e porti a ridurre i costi per
l’utenza e’ pura propaganda.
I costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza
delle centrali, la gestione dei
rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli
impianti, la loro sicurezza tecnologica e militare comportano
infatti costi elevatissimi., L’apparente basso costo del KWh dal
nucleare per alcuni paesi è dovuto esclusivamente all’intervento
diretto e indiretto dello Stato,
-Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 22 anni dal terribile
evento di
Chernobyl, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione
del rischio di
incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come
dimostra la
lunga serie di incidenti avvenuti in Francia nell’estate del 2008.
-Esistono i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle
centrali
nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività
durante il normale
funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la
popolazione che vive
nelle aree circostanti.
- Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello
smaltimento dei rifiuti
radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro
decomissioning. Le circa
250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad
oggi nel mondo
sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento
definitivo, stoccati in
depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono
stati generati
-Il nucleare pone il problema di rendere inutilizzabile il materiale
fissile di scarto per evitarne il possibile
uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in
cui il terrorismo
globale è una minaccia attualissima.
- I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei
reattori
aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali
nucleari francesi
usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio
nazionale. Secondo
uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’Union of
concerned scientist, in
media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri
cubi di acqua
al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche
gli scenari futuri sugli
impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente
riduzione nella
disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese. Cio’ pone una
serie di interrogativi sullo sfruttamento e sulla gestione dei
bacini idrici nel nostro paese e nella nostra regione
-A2A per bocca del suo presidente Zuccoli, ha espresso la
disponibilità della società stessa a partecipare alla costruzione di
centrali nucleari
-si è dimostrato interesse per spazi della nostra regione come il
Pian di Spagna, vicini a noi
- già una delibera comunale del 1986 si era pronunciata contro il
coinvolgimento di Como nell’ impiego del nucleare come risorsa
energetica
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
- a confermare Como“territorio comunale denuclearizzato”, e pertanto
contrario non solo all’insediamento nel territorio comunale di
impianti ad energia nucleare per fissione di materiali radioattivi
ma anche al deposito o transito di materiali radioattivi anche di
bassa attività, materiali arricchiti o impoveriti, scorie
radioattive, materiali allo stato solido, liquido o gassoso
contaminati da fonti radioattive e derivanti dalla filiera della
produzione di energia nucleare
- a dichiarare e sostenere presso l’Amministrazione provinciale, in
quanto capoluogo, la propria totale contrarietà all'ipotesi di
scelta di localizzazione nel nostro territorio di impianti e
depositi di scorie radioattive da produzione di energia nucleare
- a impedire lo sfruttamento e la gestione delle acque del lago per
esigenze legate all’ impianto di centrali nucleari dentro e fuori il
nostro territorio comunale
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