UN CAPRICCIO DA 8-15MILA EURO A SPESE DEI
CITTADINI (comunicato stampa 14 febb 2006)
Per accondiscendenza verso alcuni sponsor
personali il Sindaco intende impegnare a ilancio 8-15 mila euro di soldi
dei cittadini per una operazione inutile, sia perche'( come ertificano
alcue nostre perizie) l'albero non puo' sopravvivere all'espianto, sia
perche il rasloco di pochi metri appare comunque un nonsenso a chiunque
ragioni.
Con la consueta intelligenza e arguzia il nostro Sindaco vuole prendere
piu' piccioni con na fava:applica una strumentale interpretazione della
petizione per la salvaguardia del edro, quasi certamente fa crepare la
pianta invisa agli amici e mette mano ai soldi dei cittadini per
addossare la responsabilita' delle spese agli ambientalisti e alle
migliaia i cittadini che hanno sottoscritto la petizione, ovvero a
coloro che il sig. Bordoli sulla tampa ha definito irrispettosamente
"estremisti".
L'albero , piantato lì a torto o a ragione , deve stare al suo posto,
dovrebbe essere manutenuto a dovere come il resto del verde cittadino.
Per noi il progetto di edonalizzazione della piazza, un po' timido,
vista la semplice traslazione delle auto a ochi metri di fronte, va bene
. Il cedro non solo e' compatibile col progetto, ma anzi puo' essere
uno, forse l'unico, elemento di valorizzazione.
Suggeriamo all'Amministazione di deporre le motoseghe e occuparsi di
mettere in atto il iano regolatore del Verde fatto approvare in
Consiglio dai noi, i cui termini di attuazione ono gia' scaduti.
Chiediamo pubblicamente al Consiglio comuale di cancellare stanziamenti
a bilancio destinati al trapianto. Se le casse comunali sono cosi' in
salute forse i soldi potrebbero essere utilizzati per ridurre i costi
dei servizi indispensabili ai cittadini.
Poiche' la guerra al cedro e' ingiustificata, immaginiamo che il Sindaco
potra' procedere i tasca propria per soddisfare i capricci di chi crede.
Cosi lo potremo perseguire soltanto er la eventuale morte dell'albero.
Noi non molliamo :e' una questione anzitutto di rispetto verso il
patrimonio dei cittadini e verso i cittadini.
Elisabetta Patelli
Interrogazione sulla Ticosa (3/8/07)
E' stata depositata oggi una nuova
interpellanza a firma senatore Ripamonti dei Verdi che aggiorna il
ministro dell'ambiente Pecoraro sugli sviluppi della sempre piu'
preoccupante vicenda dell'amianto in Ticosa.
In particolare si tratta di una iniziativa politica che,
indipendentemente dalle indagini della magistratura e nell'ambito delle
competenze ministeriali, intende far luce da una parte su quanto operato
e sulle relative responsabilita' e dall'altro acquisire elementi, anche
attraverso una azione ispettiva da effettuarsi in loco, con riguardo
agli interventi adottati ed allo scopo di prevenire ulteriori possibili
rischi.
Il ministro Pecoraro ,tuttavia, ci ha gia' assicurato che sono state
avviate le necessarie procedure per fare chiarezza sui quesiti delle
interpellanze di Ripamonti e Benzoni. Purtroppo la vicenda per la quale
siamo stati accusati un po' da tutti di essere degli allarmisti si sta
arricchendo di nuovi elementi per niente rassicuranti.
Continuiamo ad augurarci che non vi siano stati e non vi siano pericoli
per la salute dei cittadini
Elisabetta Patelli portavoce verdi di Como
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Ai Ministri dell'ambiente e della sanità
Premesso che:
il 27 gennaio 2007 la Società italo – olandese Multidevelopment,
vincitrice della gara per l’acquisto dal Comune di Como dell’area e dei
fabbricati dell’ex complesso produttivo “Ticosa”, destinato a
trasformazione urbanistica e edilizia, ha avviato la demolizione dei
predetti fabbricati, avvio tra l’altro avvenuto con un evento
spettacolare, con l’intervento di autorità e accompagnato da spettacolo
pirotecnico alla presenza di migliaia di cittadini;
l’area “Ticosa” è ubicata all’interno della città di Como, ed è
circondata da quartieri con una forte destinazione a residenza, uffici,
commercio, perciò densamente abitati e frequentati;
a gennaio la portavoce dei Verdi avrebbe scritto al Sindaco chiedendo
garanzie sullo smaltimento dei materiali pericolosi, ma tale richiesta
sarebbe stata bollate come "battaglia demagogica";
nello stesso periodo un consigliere comunale avrebbe richiesto, senza
esito, al Sindaco di Como e all’ASL provinciale che venissero effettuati
monitoraggi dell’aria durante i lavori per accertare che non si
diffondessero, con le polveri, fibre di amianto nell’aria
la direttrice dell’ASL provinciale avrebbe più volte dichiarato che
prima dell’inizio della demolizione si era provveduto alla totale
bonifica del comparto, e che pertanto non esistevano pericoli per la
salute dei cittadini;
a fine marzo una centralina Arpa della zona avrebbe rivelato una
quantità anomala di amianto nell'aria;
l’11 aprile, nel corso di un sopralluogo di ARPA e ASL veniva rinvenuta
sul sito, tra le macerie accumulate, una guaina bituminosa all’interno
della quale è stata accertata la presenza di amianto “crisotilo” ,
destinata ad essere triturata insieme agli altri inerti;
tale ritrovamento ha riacceso le preoccupazioni nella cittadinanza per i
rischi di possibile contaminazione da amianto durante i lavori di
demolizione già avvenuti e per i prossimi interventi, anche per
l’assenza di chiare assunzioni di responsabilità da parte del Comune di
Como, dell’impresa, di ASL e ARPA e di un chiarimento sulle rispettive
competenze e modalità di coordinamento;
il 26 aprile l'Arpa certificava la presenza di amianto a terra e in
aria,ma il rapporto con la richiesta di rapida bonifica arriva in Comune
soltanto il 25 maggio preceduto da voci insistenti su presunte
negligenze nella demolizione. I dati non sono stati resi pubblici e la
consultazione dell'atto è preclusa ai più;
Comune ed Asl, a seguito di interrogazioni avrebbero dichiarato che
"bonifica e controlli sono stati eseguiti secondo la legge", una
tranquillità che si è incrinata il 28 giugno quando il sindaco avrebbe
firmato un'ordinanza che intimava alla ditta acquirente di smaltire
"senza indugio" i detriti;
il 29 giugno la Procura di Milano ha predisposto il sequestro dell'area
con l'accusa, per ora a carico di ignoti, di omissione di atti d'ufficio
nel trattamento dell'amianto senza escludere l'ipotesi di reati
ambientali, difatti i Carabinieri hanno sigillato l'area organizzando
una sorveglianza continua per prevenire possibili alterazioni;
a seguito della risposta ad una interrogazione presentata da un
consigliere in Regione Lombardia si apprenderebbe che l'amianto a Como
non sarebbe stato rinvenuto soltanto sulle ceneri della vecchia fabbrica
ma anche vicino al Santarella (ex centrale termica) . Il 7 maggio il
referto delle analisi sui campioni prelevati al Santarella rivelerebbe
la presenza di "amianto nella varietà cristolio distribuito in modo
estremamente disomogeneo della matrice ad una concentrazione non
stimabile e molto vicina al limite di rilevabilità della metodica";
si chiede di sapere:
come si consideri l’assenza di controlli specifici dell’aria a cantiere
attivo considerando che risulterebbe un unico controllo a cura di ARPA e
avvenuto in data 11 aprile, a cantiere fermo, in una zona non prossima
allo stesso e di carattere aspecifico, nel quadro dell’ordinario
monitoraggio previsto dal Piano Regionale Amianto Lombardia;
se sia a conoscenza del rimpallo di competenze avvenuto tra Comune di
Como e Società Multidevelopment sulle modalità e le responsabilità
relative alla rimozione e lo smaltimento della guaina individuata
contenente amianto;
se si non intenda chiarire quali siano le competenze e le responsabilità
previste dalla normativa in materia e come debbano coordinarsi gli enti
preposti per garantire la prevenzione da rischi per la salute dei
cittadini nel caso di interventi di così vasta portata;
se non si ritenga di dover acquisire elementi, nell'ambito delle proprie
competenze, anche attraverso una azione ispettiva da effettuarsi in
loco, con riguardo agli interventi adottati ed allo scopo di prevenire
ulteriori possibili rischi.
Roma, 3 agosto 2007
Sen. Natale Ripamonti
COMUNICATO STAMPA 14/06/07