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RASSEGNA STAMPA 


La Provincia 8 dicembre 2003
IL DIBATTITO
Il sindaco: «Valido il progetto della Csu per sostituire parte dei parcheggi con verde pubblico»
Piazza Volta ai pedoni, sì di Bruni

Ma An gela tutti: «Così non va, completiamo l’intervento di Di Salvo»
«Il progetto è valido». C’è il sì del sindaco Stefano Bruni (nella foto) al progetto di Csu per la sistemazione della metà di piazza Volta oggi adibita a parcheggio (il verde sostituirà una buona parte dei posti blu, i parcometri soppianteranno il parcheggiatore e verrà creata un’area di sosta riservata alle moto alternativa a quella di via Garibaldi destinata invece alla soppressione). L’intervento sarà illustrato mercoledì alla giunta cittadina dall’assessore alla viabilità Umberto D’Alessandro e quella sarà la sede dove sarà assunta ogni decisione definitiva. In ballo non c’è il completamento della ripavimentazione della piazza ma un riordino in economia, utile perlomeno per sfrattare gli autoveicoli dall’ombra del monumento. Un preventivo stop, l’esecutivo ieri lo ha però ricevuto da An: «Piazza Volta non è un ambito secondario della città ma, anche dal punto di vista viabilistico, di estrema centralità - spiega il capogruppo Claudio Corengia - ora, trovo grave e scorretto nei confronti del consiglio comunale, metterci mano alla vigilia della discussione sul nuovo piano parcheggi». Su questo aspetto, in particolare, An minaccia di assumere iniziative in plateale contrasto con la giunta: «C’era l’accordo di sospendere ogni decisione in materia di parcheggi sino al nuovo piano - continua Corengia - non vorremmo essere costretti a portare le nostre proposte attraverso delle mozioni da iscrivere all’ordine del giorno del consiglio». Non solo, il capogruppo di An stoppa anche nel merito l’intervento su piazza Volta: «Si tratta di uno dei luoghi più belli di Como - dice - è giusto completare la riqualificazione ma realizzando il secondo lotto del progetto di alcuni anni fa (lo fece l’architetto Mario Di Salvo , ndr), non c’è nessun bisogno di interventi modesti, adottati in tutta fretta». L’idea di strappare piazza Volta alle auto, intanto, lascia tiepida Elisabetta Patelli (Verdi): «Noi siamo ovviamente favorevoli per principio ad ogni pedonalizzazione - dice - ho l’impressione però che l’attuale amministrazione non stia seguendo un disegno organico in materia di viabilità e che, in questo caso specifico, si legga un po’ la filosofia di tutelare i pochi “salotti buoni” del centro». I Verdi chiedono così di accompagnare l’intervento con radicali misure per drenare il traffico alle porte della città: «Non ha nessun senso recuperare una piazza se la si circonda di grandi autosili attrattori di traffico - spiega la Patelli - noi chiediamo la possibilità di discutere un piano su traffico e parcheggi basato sul principio che oggi la qualità di vita si migliora solo realizzando gli autosili corona e potenziando il trasporto pubblico». E. Ma.


La provincia 4 dicembre 2003
Solidarietà
I Verdi: «Gli scarti delle mense al volontariato»
«A Natale invita un povero»

(e. ma.) «Aggiungi un posto a tavola». Lo slogan richiama una vecchia commedia di Garinei e Giovannini ma il Comune pensa a tutt’altro: l’idea dei servizi sociali di Palazzo Cernezzi è quella di raccogliere la disponibilità delle famiglie a ospitare, per un pranzo natalizio, una persona povera o disabile. Le modalità organizzative dell’iniziativa verranno discusse la prossima settimana nell’ambito della commissione terza. «Vogliamo lanciare un segnale e un appello - dice il presidente della commissione, Roberto Tenace (An) - trascorrere qualche ora con persone meno fortunate di noi può aiutarci a comprendere i loro problemi». Intanto i Verdi hanno presentato in consiglio comunale una mozione che impegna la giunta cittadina a dare attuazione alla legge che rende possibile distribuire alle Onlus il cibo inutilizzato nelle mense (private o pubbliche che siano). «Gli sprechi ad esempio nel settore della refezione scolastica sono inevitabilmente altissimi - dice Elisabetta Patelli , capogruppo a Palazzo Cernezzi del Sole che ride - recuperare questi prodotti aiutando il volontariato significherebbe dare a quest’ultimo la garanzia di un rifornimento continuo, al di là della beneficenza natalizia». L’impegno del Comune, nel caso delle mense scolastiche, potrebbe essere diretto. Per quanto riguarda il settore privato, ovviamente, la competenza dell’ente pubblico è indiretta: «Chiediamo - aggiunge la Patelli - che sia promossa sul territorio comunale la pubblicizzazione della legge e siano sollecitati gli operatori privati ad agire secondo quanto disposto dal Parlamento, per rendere concreta la pratica della so lidarietà con i bisognosi».


La Provincia 1 novembre 2003
URBANISTICA / Approvato il piano attuativo, con la maggioranza in ordine sparso - Astenuti anche due forzisti
Via Piadeni, sì alle nuove case ma senza la Lega

La maggioranza si è divisa ma alla fine il via libera sul piano attuativo di via Piadeni è arrivato lo stesso. I voti necessari all’approvazione dell’intervento residenziale (3.600 metri cubi su oltre diciotto metri di altezza) sono stati garantiti da Alleanza Nazionale, Udc e Forza Italia (c’è stata la sola astensione dei consiglieri Etta Sosio e Ernesto Tedesco ). Contraria l’intera opposizione di centrosinistra. Più articolata la posizione della Lega che in parte si è astenuta ( Guido Martinelli ) e in parte non ha partecipato al voto ( Giampiero Ajani e Paola Bianchi ). Un segnale, quello del Carroccio, soprattutto per An, esposta nel caso specifico perché il piano attuativo fa capo a un dirigente locale del partito, l’architetto Fulvio Capsoni. Il dibattito in aula, a cavallo delle due sedute, è stato per la verità limitato. Anche per l’assenza di plastici e prospetti della futura costruzione: «Non c’è stata vera possibilità di confronto – dice Clemente Tajana (Nuova Como) – i consiglieri non hanno potuto rendersi conto di cosa significherà questo intervento, sarebbe bastato allegare alla documentazione la copia delle prospettive realizzate dal progettista». Ma tant’è: la pratica è stata liquidata ieri sera in pochi minuti dopo che lunedì sera la seduta è andata deserta per l’assenza del numero legale. Sulla vicenda, intanto, monta la polemica degli ambientalisti. Ieri la capogruppo dei Verdi ha diffuso una durissima nota di protesta. «Siamo di fronte a un altro scempio ambientale – dice Elisabetta Patelli – quello approvato è un Dadone 2 a firma: un grattacielo di cemento che si staglia per un altezza di 18,29 metri (più del Dadone vero) all’interno di un lotto caratterizzato da edilizia residenziale prevalentemente unifamiliare del primo novecento con spazi verdi contigui. Il Dadone 2 occuperà tutta la superficie disponibile con totale monetizzazione degli standard e sorgerà in aderenza a una villetta di due piani fuoriterra». Conclude la Patelli: «Questa parte della città sembra quindi destinata a seguire, suo malgrado, il tragico destino di discarica urbanistica già preannunciata dagli infelici interventi del dopoguerra e giunta all’apice con i Dadoni 1 e 2, le passerelle e il blocco nell’area ex Spt». E. Ma

La provincia 1 agosto 2003
Il caso
I volontari dell’Enpa acchiappano gli ultimi due gatti ancora nascosti nel condotto sotterraneo

Missione compiuta: liberi tutti i mici di Villa Olmo
Operazione gatto conclusa. I volontari dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) sono riusciti giovedì sera a catturare il secondo micio e a far uscire dal condotto sotterraneo di Villa Olmo il terzo. Il primo era già stato portato in salvo nella serata di martedì. Il condotto, nel parco della Villa, a ridosso di una finestra del bagno, è stato provvisoriamente chiuso con una grata metallica a maglie strette, per scongiurare la remota possibilità che qualche persona vi possa inciampare e lasciare allo stesso tempo uno spiraglio utile a verificare che non vi sia più nessun altro gatto nascosto. A breve, quindi, i lavori in corso nel parco, in vista della esposizione in marzo delle opere dell’artista catalano Joan Mirò, potranno riprendere a pieno ritmo e comprendere la chiusura con una pesante lastra di marmo di quella che è stata per molti mesi la casa dei gatti. Fufi, la femmina catturata martedì, il micio nero intrappolato l’altrieri e il terzo felino bianco e nero, potranno presto tornare a scorazzare liberi per il giardino e il parco della Villa e non saranno murati vivi come era stato minacciato inizialmente dal Comune, desideroso di proseguire al più presto i lavori. All’operazione di salvataggio ha assistito la consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli , che per prima aveva richiesto l’intervento degli ambientalisti. Le associazioni riunite per i diritti degli animali hanno diramato un comunicato, a firma di Mauro Consolini , Flavia Lucca e Roberto Tomasi per «rigraziare tutti i cittadini che hanno permesso, con il loro interessamento, di evitare che i gatti facessero un brutta fine, perché è solo grazie a loro che la posizione dell’assessore Diego Peverelli è passata dalla profonda insensibilità di chi avrebbe murato vivi i gatti entro due giorni, alla disponibilità collaborativa nel permetterne la salvezza». La replica dell’assessore finito nel mirino degli animalisti non si è fatta attendere ed è stata affidata al comunicato stampa di Palazzo Cernezzi: «Nessuno ha mai avuto intenzione di murare vivi i gatti – ha precisato Peverelli – come Comune, dopo oltre 2 milioni di euro di intervento per mettere in sicurezza villa e parco avevamo il dovere di non lasciare un pericoloso buco lungo il pubblico passaggio. Il rispetto degli animali c’è stato così come per noi è sempre stata chiara la priorità di garantire la sicurezza dei cittadini. Se in quel buco fosse caduta una persona dubito che intorno alla vicenda ci sarebbe stato altrettanto clamore». Chiusa la faccenda del buco, rimane aperta quella della nuova casa dei gatti: non è improbabile un loro trasloco nella vicina grotta, che risulta però colma di cianfrusaglie varie. L. Ma.


La provincia 31 luglio 2003
Villa olmo
Fufi è stata salvata dai volontari dell’Enpa. Che presto torneranno in azione. Patelli (Verdi): «Li salveremo tutti»
La gatta è uscita dal buco. Altri due mici mancano all’appello
E uno. È salvo uno dei tre gatti di Villa Olmo che hanno rischiato di essere murati vivi. Martedì sera gli specialisti dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa), con ausilio di una speciale gabbia, sono riusciti a catturare la micia di nome Fufi . La gatta ora è accudita a casa di una volontaria dell’associazione ambientalista ed attende che vengano catturati anche gli altri due compagni di ventura, quasi certamente maschi. Nel parco della Villa sono in corso in questi giorni i lavori di ristrutturazione in vista dell’esposizione in marzo dell’artista catalano Joan Mirò. A ridosso di una delle finestre del bagno si apre il condotto sotterraneo scelto come covo dai tre gatti. L’assessore nei giorni scorsi aveva manifestato l’intenzione, poi rientrata, di murare vivi i gatti se non fossero usciti entro sette giorni, permettendo ai lavori di proseguire celermente il loro iter che prevede la chiusura del condotto con una pesante lastra di marmo. L’Enpa, su segnalazione della consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli , è intervenuta per sottrarre i mici al loro tristissimo e agghiacciante destino. Gli animalisti, dopo la cattura di Fufi, puntano ad intrappolare durante appostamenti notturni anche gli altri due gatti, in modo tale da poter chiudere in tutta sicurezza il condotto sotterraneo e rilasciare all’interno del parco i tre piccoli quattro zampe. «È impensabile pensare di affidarli a qualcuno. Sono gatti molto selvatici, non abituati al vivere a contatto con le persone. La soluzione migliore è il loro rilascio nell’ambiente naturale», ha affermato la Patelli. Ieri sera gli esperti dell’Enpa sono tornati ad effettuare un appostamento per verificare la presenza dei due mici. Assodato che nessuno dei gatti esce allo scoperto se non in assenza di uomini, resta da capire dove trascorrano la giornata i due maschi. Non è improbabile, infatti, che restino all’esterno del condotto. «È un’ipotesi ancora da verificare, ma che potrebbe trovare fondamento. Se il riscontro fosse positivoha - aggiunto la Patelli - allora il buco potrebbe essere richiuso» ha aggiunto la Patelli. E i gatti potranno tornare a vivere in pace, contando sull’assistenza delle impiegate nella vicina palazzina dell’Autunno Musicale. L. Ma.


Ecoinformazioni 30 luglio 2003
Gatto salvo
Il Comune di Como aveva deciso di murare il buco di un condotto fognario vicino al muro della Villa Olmo, aperto ormai da un anno. Una signora, che li sfamava, aveva avvisato che in quella fessura hanno trovato casa tre gatti selvatici. Accordandosi con le associazioni animaliste Elisabetta Patelli, consigliere dei Verdi al Comune di Como, per salvare i gatti ha preso l’impegno di farli evacuare, chiedendo all’assessore all’Ambiente della Lega Diego Peverelli una settimana di tempo prima di chiudere per sempre il buco. Ieri sera, martedì 29 luglio, durante un appostamento uno dei gatti è stato catturato con una apposita gabbia; è una femmina e sembra che sia l’unico dei tre animali che “abitava” stanzialmente nel buco, mentre gli altri due sarebbero solo “frequentatori”. «Stasera faremo un altro appostamento e valuteremo se i gatti sono dentro o meno – dice Elisabetta Patelli – ma in ogni caso per ora il buco non si chiude». Per essere certi che nessun inquilino venga murato dallo zelo dell’assessore all’Ambiente, prima del cemento sarà messa sul buco una rete, che darà l’ultima e definitiva prova che nessun gatto viva ancora nel condotto. Gli altri due gatti sono maschi di circa un anno e sembra proprio che non abbiano la loro tana nel buco, come era invece per la gatta trovata ieri il cui destino è ancora incerto. È sterilizzata e gli operatori che l’hanno catturata credono sia la stessa che era stata presa a Villa Omo in precedenza. Trattandosi di una gatta selvatica è difficile che venga affidata a qualcuno per trasferirla in un appartamento: «Non credo si riesca ad addomesticarla, mi sembra opportuno vada a qualcuno che ha un grande terreno o una colonia di gatti, anche se io propendo per lasciarla libera», suggerisce la consigliera dei Verdi. [Cinzia Storiale, ecoinformazioni]
 

da: "La Provincia" del 26 Luglio 2003
Ambiente

Ma Peverelli è contro il blocco da novembre a febbraio deciso dalla Regione
Non catalitiche, quattro mesi di divieto

Da ieri il pacchetto di misure anti-smog ha i crismi dell’ufficialità. L’assessore regionale all’ambiente Franco Nicoli Cristiani ha presentato il «Piano di azione per il contenimento e la prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico». Il documento, che interessa i comuni compresi nelle tre aree omogenee lombarde (Como, Sempione e Milano), prevede innanzi tutto una drastica limitazione della circolazione dei mezzi a benzina non catalizzati (auto e moto) e dei diesel di vecchia generazione: dal primo novembre al 28 febbraio, con la sola esclusione del periodo natalizio dal 21 dicembre al 6 gennaio, lo stop sarà quotidiano, dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 20. Non solo, alla legge regionale che impone il blocco del traffico per tutti al nono giorno di Pm10 oltre i limiti, il Pirellone ha deciso di sovrapporre sei domeniche senz’auto a titolo preventivo (dalle 8 alle 20). Accanto alle misure sul traffico, la giunta Formigoni ha inoltre in cantiere una serie di ecoincentivi per la sostituzione dell’auto non catalizzata e della caldaia a gasolio. La politica anti-smog della Regione, come noto, lascia molto perplesso il Comune: «In attesa di comunicazioni ufficiali confermo la mia contrarietà ai blocchi preventivi - dice l’assessore all’ambiente della giunta Bruni, Diego Peverelli - il traffico va fermato ma soltanto se la situazione degli inquinanti lo giustifica, non condivido nemmeno le misure contro le auto non catalizzate: si tratta di un provvedimento inutile e vessatorio nei confronti dei cittadini che oggi, non dimentichiamolo, spendono in tasse e assicurazione circa un quinto del valore medio della loro automobile». Opposta la valutazione di Elisabetta Patelli (Verdi): «Giusto adottare iniziative di carattere preventivo e semmai alla Regione Lombardia si può rimproverare l’assenza di un piano organico di blocchi del traffico analogo a quello varato dall’Emilia Romagna - spiega la consigliere comunale - intervenire solo di fronte ai picchi di smog serve infatti a poco: gli esperti convengono sul fatto che i danni alla salute derivano dalla costante esposizione anche a quote appena considerevoli di inquinanti». E. Ma.
 

da: "La Provincia" del 26 Luglio 2003

La storia
I felini in un condotto fognario a Villa Olmo. La Patelli contro Peverelli
Tre gattini da salvare. Tempo: 7 giorni


Qualcuno potrebbe scambiarla per una favola. In questo caso, però, il lieto fine non è assicurato. Già, perché sulla sorte dei tre gattini imprigionati in un condotto fognario dietro Villa Olmo, oggi, non ci sono certezze. Oggi c’è solo un rischio. Un rischio terribile. Quello che i mici finiscano “murati” nel sottosuolo perché il Comune, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del monumento, deve provvedere a chiudere un varco che dà sul condotto. E, pare, non ha tempo per aspettare che i gatti escano con le proprie gambe. Ieri ha dato l’allarme una impiegata dell’Autunno Musicale che ha sede in una palazzina all’interno dello storico compendio: «Da un chiusino si sente il lamento dei gatti: stanno là sotto e non sanno come uscire». A Palazzo Cernezzi, però, la segnalazione non ha incontrato eccessiva sensibilità animalista: «Non ho nessuna intenzione di trasformare Villa Olmo nel Colosseo – ha detto l’assessore al Verde, Diego Peverelli – dovendo scegliere do la precedenza alle persone rispetto ai gatti e oggi abbiamo l’assoluta necessità di sistemare la Villa in tempi brevi». In altre parole, il Comune ha intenzione di procedere con i lavori, costi quel che costi. Una posizione molto netta che è andata sfumandosi grazie alla mediazione della consigliere verde Elisabetta Patelli: «Ho ottenuto da Peverelli sette giorni di attesa prima di far murare i gattini. Il tempo dovrebbe essermi sufficiente per far intervenire un volontario specializzato nella cattura dei gatti selvatici e quindi procedere all’evacuazione. Oltretutto, non vedo l’urgenza di chiudere un buco che da un anno e mezzo si trova in queste condizioni». E. Ma


da: "Ecoinformazioni" del 18 Luglio 2003


Residenti in sosta
Al momento del voto, nella minoranza ci sono stati quattro astenuti, perché i firmatari del testo hanno disatteso l’accordo fatto in precedenza di accettare l’emendamento della consigliera dei Verdi, contraria all’assoluta gratuità dei posti auto per i residenti. Su quale sia la modalità di assegnazione dei parcheggi ai residenti della città lariana che non hanno il box, la minoranza non trova una linea comune. Infatti, alla seduta del Consiglio comunale di Como, che si è svolta ieri, giovedì 17 luglio, al momento della votazione della mozione presentata dalla Margherita e da Paco, che chiedeva dare agli abitanti senza posto auto un abbonamento gratuito che permette di parcheggiare nelle strisce blu, ci sono stati ben quattro astenuti solo nella minoranza, oltre a due della maggioranza. Questa decisione è stata presa dopo che, a quanto sembra, Mario Lucini, della Margherita e Bruno Magatti di Paco, sono venuti meno ad un accordo preso prima della seduta, che consisteva nell’accettare un emendamento proposto dalla consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli, che chiedeva di non dare gratuitamente l’abbonamento ai residenti, ma di farli pagare una quota ragionevole. Tale posizione è stata spiegata ampiamente dalla stessa Patelli che nel suo intervento, ha affermato che «il suolo pubblico è una risorsa di tutti, gestita con i soldi della collettività e per questo motivo – ha continuato la consigliera – non credo sia giusto che i residenti ne usufruisco senza pagare nulla». La discussione è stata caratterizzata non solo dalle critiche sul piano dei parcheggi, ma anche arricchita di proposte concrete volte a risolvere il problema. Secondo Roberto Rallo, di Forza Italia, Claudio Contini della Margherita e Aniello Rinaldi dei Ds gli autosili, che non mancano a Como, devono essere intesi come una risorsa, che, ad oggi, è sfruttata al minimo. Per questi consiglieri bisognerebbe lasciare i parcheggi blu ai residenti, mettendo una tariffazione talmente alta che spinga gli esterni ad utilizzare gli autosilo, che talvolta sono semivuoti, come è il caso di quello in via Auquadri. Il consigliere Forza Italia, Enrico Cenetiempo, su questo punto la vede in modo diametralmente apposto: dare ai residenti abbonamenti agevolati per gli autosili, incentivando il parcheggio blu a rotazione. La risposta data dall’assessore competente, Umberto D’Alessandro, è stata chiara: non è mai stata garantito ai residenti che pagano adesso l’abbonamento di 130 euro di trovare parcheggio e sul fatto che non tutti al sorteggio abbiano avuto il parcheggio riservato, ossia quello contrassegnato da strisce gialle, non è colpa del Comune, perché secondo l’assessore «è come in tutte le cose: c’è chi vince al lotto e chi no». D’Alessandro ha invece accolto con favore la proposta di attuare delle strategie per incentivare l’uso degli autosilo. Dalle dichiarazioni di voto fatte prima della votazione è emerso chiaramente, che se i firmatari della mozione avessero accettato l’emendamento dei Verdi, oltre a non esserci gli astenuti nella minoranza, anche alcuni consiglieri della maggioranza avrebbero riflettuto più a lungo prima di votare contro la proposta.
[Serena Genovese, ecoinformazioni]



da: "La Provincia" del 18 Luglio 2003


La proposta
Contini (Margherita) e Patelli (Verdi) promuovono una battaglia per riqualificare la strada a lago intasata dalle auto
«Viale Geno da salvare: pedonalizziamolo»
Parcheggi soltanto per i residenti. Un bus navetta a disposizione dei turisti

«Lasciare nel caos una delle passeggiate più belle della città non ha alcuna logica». Con questo presupposto due consiglieri comunali - Claudio Contini (Margherita) e Elisabetta Patelli (Verdi) - intendono dare vita a una battaglia per pedonalizzare viale Geno, la strada a lago oggi ridotta a un budello intasato di auto, rumore e smog. L’idea di entrambi è quella di raccogliere adesioni trasversalmente agli schieramenti politici per poi porre la questione in consiglio comunale. Ma non si tratta di un’operazione facile. Il partito dei contrari è folto e, perlomeno nel passato, ha potuto contare su titolari e clienti dei locali in fondo al viale. «È vero ma va messo a fuoco un provvedimento articolato - spiega Contini - alla fine sono certo che il viale diventerà più vivo perché ci sarà più gente in giro e in fondo anche i locali non potranno che trarne un beneficio perché a loro interessa il movimento delle persone non il caos delle auto». La proposta non esclude del tutto il traffico ma lo limita ai soli residenti. «A questi ultimi vanno riservati i posti già esistenti e del resto è quanto mai urgente un aumento nel quartiere degli spazi gialli (oltre cento persone sono in lista d’attesa in zona Sant’Agostino) - continua Contini - alla rotazione vanno invece confermate le aree di piazza Croggi, De Gasperi e Funicolare». Mentre si ipotizza un servizio di bus navetta, magari con un veicolo elettrico, per agevolare gli spostamenti lungo il chilometro scarso del viale. «Va identificato un grande parcheggio d’interscambio - spiega la Patelli - un domani potrebbe essere l’autosilo sulle terme romane, oggi anche l’impianto di via Auguadri potrebbe funzionare, l’importante è garantire corse frequenti e puntuali; il battellino sperimentato nel passato ha funzionato bene ma da solo non è sufficiente». La necessità di riqualificare la strada a lago, facendone una vera e propria passeggiata a disposizione dei turisti e delle famiglie, in fondo non sarebbe che un ritorno al passato. Così come ricorda l’insegna ristrutturata un paio di anni fa a pochi metri dall’ingresso della funicolare: «Il viale un tempo era un parco e anche oggi ne conserva la vocazione nonostante le devastazioni e gli abusi edilizi subiti negli anni - continua la consigliera ambientalista - ai disagi che può creare la pedonalizzazione si può rimediare, temo invece che l’ostacolo principale sia di tipo culturale».
A favore il sindaco che ha tolto le auto dal centro storico
Spallino: «Chiusura giusta ma da studiare bene»
«La pedonalizzazione è la naturale destinazione di viale Geno. Prima di attuare il provvedimento, però, occorrerà garantire l’accessibilità ai residenti e risolvere i problemi connessi alle attività economiche chiamando un esperto di mobilità». L’ex sindaco Antonio Spallino , papà della zona a traffico limitato in centro storico, è favorevole alla pedonalizzazione di una delle più belle passeggiate cittadine. Contrario da sempre all’improvvisazione e alle decisioni amministrative assunte senza i necessari studi del caso, vincola la scelta alla preventiva risoluzione delle problematiche di trasporto. «Si potrebbero ipotizzare delle navette, ma la soluzione più ponderata in ogni caso dovrebbe essere prospettata da un esperto». L’importante è che il provvedimento risulti essere una miglioria e non un decisione vessatoria e mal tollerata. Quando Spallino decise di chiudere il centro storico al traffico i commercianti per alcune settimane protestarono vivacemente. Oggi nessuno si sogna più di chiedere che la città murata venga attraversata nuovamente da auto e motociclette. Già le poche che circolano con permesso sono mal sopportate. Ciò perchè il provvedimento fu attuato in conseguenza di uno studio sui bisogni e le necessità del centro storico condotto a suo tempo dai migliori esperti del settore del Paese. Lo stesso metodo di lavoro Spallino vorrebbe che fosse applicato oggi per la pedonalizzazione di viale Geno.
Luca Marchiò



da: "La Provincia" del 9 Luglio 2003


Villa Geno
Il consiglio comunale assegna in concessione alla cooperativa Cabella l’area dietro il ristorante
La fontana divide ma va ai privati
La maggioranza si spacca e ferma due volte la seduta, poi il voto

L’area attorno alla fontana di Villa Geno sarà data in concessione fino al 31 dicembre 2003 alla cooperativa Cabella, che gestisce il vicino ristorante. Respinta ieri sera in consiglio comunale la mozione presentata dall’esponente dei Verdi Elisabetta Patelli tesa a mantenere pubblico il tratto terminale della passeggiata a lago. Approvato, invece, un emendamento (contrari il sindaco Stefano Bruni, quattro consiglieri di Forza Italia ed uno di An) per estendere dalle 21 alle 23 l’orario di chiusura del cancello di accesso al lembo di terra che divide l’area della fontana e da quella retrostante il ristorante. Quest’ultimo appezzamento rimarrà l’unico fruibile da parte di tutti i cittadini. Per l’area della fontana, destinata con ogni probabilità ad ospitare nuovi tavoli del ristorante, la Cabella verserà un canone annuo di 9.007 euro, conferito per metà in opere di manutenzione dell’area stessa. Un voto non senza traumi e distinguo. «Una sconfitta dire che l’amministrazione non è in grado di conservare le proprie bellezze e deve cederle ai privati. Spiace che tutta l’area debba essere destinata ad ospitare i tavolini» è stato l’esordio del capogruppo di An Claudio Corengia, che subito dopo ha chiesto una sospensione di 10 minuti per una riunione della maggioranza. Le divergenze, però, non sono state appianate del tutto ed un’altra riunione si è resa necessaria alle 23.20. Il consigliere Enrico Cenetiempo (Fi) ha annunciato che sarebbe uscito dall’aula, mentre il collega di partito Stefano Rudilosso e Paolo Frisoni (Udc) hanno optato per l’astensione. An, invece, si è spaccata in tre: da una parte il capogruppo e due consiglieri che si sono astenuti, sul fronte opposto altri due che hanno votato contro e uno che è uscito. L’assessore al Patrimonio Emanuele Lionetti, nel corso del dibattito, ha difeso il proprio provvedimento: «L’area è da definirsi vergognosa per come è stata abbandonata negli ultimi 15-20 anni. E’ positivo che il privato risolva i problemi pubblici». Un intervento senza peli sulla lingua. «Non è un favore ai proprietari della cooperativa Cabella, che farebbe capo a Forza Italia, come ha affermato superficialmente qualche esponente dell’opposizione. Ho creduto in questa operazione ed io ho una sola bandiera, quella della Lega» ha aggiunto Lionetti estraendo dal taschino della giacca e sventolando il fazzoletto verde. L’esponente del Carroccio ha concluso con un invito ai cittadini: «Dobbiamo preservare la decenza. Se qualcuno vuole prendere il sole vada nei nuovi giardini Ramelli, così eviterà per lo meno di farsi la doccia in pubblico». Differente la veduta della Patelli: «Le utenze di coloro che si recano alla fontana sono differenti da quelle che vanno al lido. Lì ci vanno anziani e ragazzi a passeggiare». Ancora più duro il coordinatore del centrosinistra Giovanni Moretti: «Non vorrei si concepisse una città per pochi, che nulla a che vedere con una concezione liberale della società».
Luca Marchiò

Ecoinformazioni 9 luglio 2003
Pubblico o privato?
Nella mozione la Patelli chiedeva di non concedere una parte della passeggiata di villa Geno ai gestori del ristorante. L’unica apertura si è verificata in merito all’orario di accesso alla passeggiata in quella zona, che sarà praticabile fino alle 23 anziché le 21.
La maggioranza al Consiglio comunale di Como di ieri sera, martedì 8 luglio, si è spaccata sul voto della mozione riguardante la concessione di una parte della passeggiata di villa Geno ai privati, che per essa pagheranno 9 mila euro di canone. Una parte dei consiglieri, infatti, o si sono astenuti o hanno lasciato l’aula al momento del voto. Stefano Rudilosso di Forza Italia ha deciso di schiacciare il bottone bianco dopo aver ribadito la sua posizione favorevole alla privatizzazione, che per lui dovrebbe essere estesa a tutti i luoghi e a tutte le cose, che in questo modo verrebbero gestite sicuramente meglio. Il consigliere ha affermato che «il fatto che il Comune non sia in grado di gestire un bene di sua proprietà è una sconfitta». An non ha seguito una linea comune: infatti se per esempio Andrea Bernasconi ha votato contro perché favorevole a una migliore gestione del luogo anche se per mano di privati, Stefano Molinari non ha partecipato al voto. Come è successo tra i banchi di Forza Italia, altri consiglieri di An si sono astenuti. Fino all’ultimo la maggioranza ha cercato di trovare una soluzione unanime, facendo ben due riunioni prolungate durante il corso della seduta, senza però raggiungere nessun risultato. L’unico punto che è stato approvato riguarda la possibilità di allungare l’orario in cui il pubblico potrà accedere alla zona tra la fontana e il ristorante, che passa dalle 21 alle 23. La presentatrice della mozione, Elisabetta Patelli, anche se ha dichiarato di non essere per nulla soddisfatta di come il Consiglio si è espresso su tale questione, ha accolto con favore l’approvazione almeno dell’emendamento. Nessun dietro front è stato fatto dall’assessore al Patrimonio, Emanuele Lionetti della Lega Nord, che ha difeso con decisione la sua scelta di concedere l’area ai gestori del ristorante La cabella, che la utilizzeranno per aumentare il numero dei tavolini a disposizione dei clienti.

da: "il Corriere di Como" del 9 Luglio 2003


Viale Geno
Il consiglio comunale si è spaccato sulla mozione presentata da Elisabetta Patelli (Verdi) per impedire che l'area della fontana di Villa Geno venga data in concessione alla cooperativa Cabella, che già gestisce il ristorante. In discussione, la possibilità per la cooperativa di mettere i tavolini sull'area verde adiacente la fontana e limitarne l'accesso ai clienti. L'assessore al Patrimonio, Emanuele Lionetti, ha ricordato che «quell'area era stata abbandonata in un degrado spaventoso. Ora sono grato alla cooperativa Cabella che ha recuperato un pezzo storico della nostra città».Forza Italia si è presentata in aula divisa. Favorevole alla concessione della fontana ai privati si è dichiarato il consigliere azzurro Gianluca Lombardi. «La fontana va salvaguardata perché sia fruibile a comaschi e turisti. Il Comune ha trovato il modo migliore per valorizzarla, affidandola alla cooperativa che gestisce Villa Geno. Poi la durata della concessione è di soli 6 mesi, e al termine si potrà valutare l'esito». Un altro azzurro, Stefano Rudilosso, ha invece rimarcato che «mi sarei aspettato di sentire che il privato vuole aumentare il profitto mettendo i tavoli anche nell'area della fontana, sarebbe stato legittimo. Invece si è parlato di inefficienza del Comune nella tutela del luogo: un motivo che segna la sconfitta dell'amministrazione e che significherebbe alzare bandiera bianca e creare un precedente che paradossalmente potrebbe portarci a privatizzare il lago o piazza Cavour».Il capogruppo di Alleanza Nazionale, Claudio Corengia ha poi ribadito che «come gruppo abbiamo molto dibattuto sulla questione perché abbiamo posizioni diametralmente opposte», mentre un altro consigliere di An, Andrea Bernasconi, si è dichiarato apertamente favorevole. Domenico Caccavari ha difeso l'uso pubblico dell’area verde intorno alla fontana di viale Geno, affermando che «arrendersi ai privati significa decretare il fallimento del pubblico», mentre Stefano Legnani (Margherita) ha puntato il dito sul «conflitto tra diritto del pubblico di usufruire di un bene e legittima logica del profitto di un privato che in questo caso però impedisce a tutti di godere di una bellezza della nostra città».


da: "Ecoinformazioni" del 7 Luglio 2003


Città privata
Cedere ai privati l'area di viale Geno antistante l'ex villa Pizzi, compresa la fontana: questa l'idea della Giunta comunale di Como. La decisione non è piaciuta però al capogruppo dei Verdi, Elisabetta Patelli, che giovedì scorso ha presentato una mozione per opporsi alla decisione di affidare lo spazio ai gestori del ristorante che vorrebbero da tempo inglobare l'area per ampliare aumentare il numero di tavolini a disposizione dei clienti. La passeggiata di viale Geno è un'area turistica che offre opportunità di svago e ritrovo anche per anziani e per mamme con bambini: «la decisione della Giunta è – afferma la Patelli – gravissima perché sottrae ai cittadini un'area pubblica con l'unico scopo di agevolare l'attività del ristorante». «Le ragioni con cui viene motivata la decisione sono sostanzialmente tre – spiega ancora Patelli – e tutte ugualmente inaccettabili. Inoltre, la cosa sarebbe passata sotto completo silenzio: se non fossi andata a "spulciare" tra gli atti della Giunta e non avessi presentato la mozione, nessuno avrebbe saputo niente di quello che la Giunta stava combinando». Un primo motivo che spingerebbe il Comune a cedere in concessione l'area ai privati sarebbe costituito dal fatto che il ristorante ha offerto alla zona motivo di lustro e decoro, ed è quindi giusto, per questo, «andare loro incontro, agevolandoli con fondi pubblici». Come seconda motivazione la Giunta Bruni ha addotto il fatto che nell'area vicino alla fontana nella bella stagione, molte persone prendono il sole in costume, una cosa che "offende il pubblico decoro" e che grazie alla concessione non potrebbe più accadere. In ultimo l'atto viene giustificato col fatto che il Comune non è in grado di far fronte alla manutenzione, che verrebbe così realizzata dai privati come canone per la gestione dell'area. «Questo però significa abdicare alle proprie funzioni da parte di palazzo Cernezzi – prosegue Patelli – e rappresenta una forma di esternalizzazione di servizi alquanto singolare». Per evitare quella che ormai sembra una decisione già presa da ieri, domenica 6 luglio «si è tentato in extremis di lanciare una protesta telematica – racconta la Patelli –: inviare un'e-mail ai giornali per dimostrare che non tutti sono d’accordo, per far sentire qualche voce di protesta». Ogni decisione è comunque rimandata a domani, martedì 8 luglio, quando il Consiglio comunale dovrà votare sulla questione: i Verdi sembrano scettici sull'esito, ma è possibile che non tutta la maggioranza sia compatta riguardo questa scelta della Giunta. [Irene Milani, ecoinformazioni]



da: "Ecoinformazioni" del 4 Luglio 2003

Fontane private
Tutti i consiglieri della maggioranza che sono intervenuti hanno dichiarato invece di essere della “privatizzazione” che garantirà una maggior cura della zona. La seduta del Consiglio comunale di ieri, giovedì 3 luglio, è stata occupata, oltre che per la definitiva approvazione del bilancio consultivo, dalla presentazione e dalla discussione per la tanto attesa mozione firmata dalla consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli, che chiedeva di non cedere a privati l’area antistante l’ex villa Pizzi, fontana compresa. «Questa splendida zona della nostra città, che fa parte del patrimonio demaniale, meta di anziani, mamme e bambini, giovani e turisti, non può essere sottratta alla cittadinanza per agevolare l’attività commerciale». Con queste parole Patelli ha duramente ammonito la Giunta, che ha deciso di cedere alla richiesta dei gestori del ristorante che si trova in quell’area di inglobare nella loro proprietà questa parte della passeggiata di villa Geno per posizionare dei tavolini. Tale concessione è stata fatta dall’Amministrazione pur avendo il parere contrario del settore centri storici e beni ambientali del Comune stesso. «Non si può regale ai privati uno spazio pubblico di rilevante interesse collettivo – ha affermato la consigliera dei Verdi – solo perché non si è in grado economicamente e logisticamente di occuparsi della manutenzione e della vigilanza». Secondo Patelli con questo atto si creerebbe inoltre un precedente che legittimerà altri privati a chiedere in gestione aree della città. Dopo la presentazione della mozione è nata una accesa e sentita discussione tra maggioranza e minoranza. Dai banchi della Casa delle libertà si sono levate voci in disaccordo con quanto detto da Patelli. Andrea Bernasconi ha sostenuto la possibilità che un ente privato si prenda l’onere di risistemare, curare e pulire quella parte della città, che ad oggi vige in condizioni pessime, in particolare nel caso della fontana. «Inoltre - ha commentato Bernasconi - si smetterà di vedere gente che mezza nuda fa il bagno nella fontana, anziché andare al lido lì vicino adibito a tale scopo». Appassionato è stato l’intervento di Clemente Tajana, di Nuova Como, il quale ha con forza ha affermato che occorre vergognarsi dell’incapacità del Comune di riuscire a far rispettare le norme di comportamento, con una vigilanza più presente che dia multe in caso di infrazioni come è giusto che sia. Il consigliere ha ricordato per esempio che a Roma, piena di monumenti pubblici, non esistono casi in cui privati li abbiano avuti in concessione esclusiva. «Privare i cittadini di un patrimonio pubblico è come il peccato originale: è una cosa gravissima», ha concluso Tajana. Lunedì si saprà come voterà il Consiglio, dal momento che non è detto che tutta la maggioranza sia contraria alla mozione della Patelli. [Serena Genovese, ecoinformazioni]


da: "La Provincia" del 5 Giugno 2003
La polemica
Al ristorante è stato concesso l’uso dell’area della fontana «Viale Geno svenduto ai privati» Patelli: accordo scorretto, pagano troppo poco

«L’area verde attorno alla fontana di Villa Geno non può essere concessa ai privati. Non si può sottrarre all’uso pubblico una zona di così importante pregio e valore, anche dal punto di vista turistico, per assecondare le esigenze di tranquillità dell’ente privato che gestisce il ristorante, in cambio della corresponsione di un canone irrisorio attraverso prestazioni di opere». La consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli spara a zero contro la decisione della Giunta di riconoscere l’uso degli 800 metri quadrati antistanti la Villa alla cooperativa Cabella, già concessionaria fino al 2017 del ristorante e dell’attiguo giardino, per il quale versa un canone annuale di 240 milioni di vecchie lire (in parte corrisposte sottoforma di opere di straordinaria manutenzione). Nel provvedimento, datato 16 maggio, viene specificato che solo la metà del canone annuale, pari a 9.077 euro, dovrà essere versato alla Regione. Il restante 50% sarà invece corrisposto al Comune mediante opere quantificate in 11mila euro e comprendenti: apertura e chiusura del cancelletto di accesso per il pubblico (l’orario estivo prevede la chiusura non prima delle 21); regolare periodica pulizia di tutta l’area; manutenzione ordinaria e straordinaria di tutte le piantumazioni, del giardino e della fontana. La Patelli considera l’impegno assunto dall’esecutivo una «svendita» dell’appezzamento: «L’intenzione dei privati è di sfruttare a scopo di lucro l’area mediante l’ubicazione di alcuni tavoli del ristorante. Di fatto si tratta di una occupazione di suolo pubblico, anche se ai privati può essere chiesto solo il pagamento del demanio lacuale. La disparità tra i due canoni è notevole». L’area in oggetto, infatti, è demaniale e il Comune, che deve versare la metà di quanto incassato alla Regione, può darla in concessione a privati a fronte del pagamento di 11,3 euro al metro quadrato. L’occupazione del suolo comunale, invece, ha un costo quadruplo. La Patelli chiede alla Giunta di tornare sui suoi passi. Lo stesso esecutivo si è riservato di limitare la durata della concessione al 31 dicembre 2003.
L. Ma.

La Provincia 2 giugno 2003
I Verdi: la Combattenti rimanga per gli anziani
«La “Combattenti” deve anzitutto tornare ad essere un circolo per gli anziani, aperto anche al pubblico, come una volta». Elisabetta Patelli , capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, interviene nel dibattito sul futuro dell’edificio di via Balestra, che nei giorni scorsi è stato oggetto di un virulento scontro politico tra l’assessore al Patrimonio Ema nuele Lionetti (che vorrebbe trasformarlo in buvette per il museo «Giovio») e il vicesindaco Paolo Mascetti ( intenzionato a recuperarlo come circolo ricreativo). «La chiusura della “Combattenti” è durata fin troppo», scrive la Patelli in una nota. Quindi spiega perché vorrebbe che tornasse ad essere una “trattoria” sui generis come qualche anno fa: «In questo modo - dice - si offrono agli anziani e ai meno anziani più occasioni per stare insieme e, al tempo stesso, la struttura può rendersi economicamente autosufficiente». «Le argomentazioni di Lionetti - continua la consigliera di min oranza - circa la necessità di far fruttare le proprietà comunali per non aumentare le tasse ai cittadini sono pretestuose perché dubito che il Museo Civico abbia un’affluenza tale da giustificare l’annessione di una grande buvette, e perché questa Amministrazione con la scusa di fare cassa sta continuando a esternalizzare, a vendere parti del patrimonio pubblico, anche quelle più redditizie, senza rinunciare però nel contempo aspremere le tasche dei contribuenti».


La Provincia 2 giugno 2003
LA POLEMICA SULLE RETTE
Margherita, Nuova Como, Ds, Prc e Verdi rilanciano compatti: era opportuno rinviare l’Isee
Nidi, lite tra opposizione e sindacati
«Posizione inadeguata di Cgil, Cisl e Uil. Non difendono i cittadini»
«Inadeguata». Così i consiglieri comunali di opposizione hanno definito, in un comunicato
diffuso ieri, la posizione assunta sabato dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, che
sulle tariffe degli asili nido avevano criticato l’atteggiamento delle minoranze e dei
genitori, determinati, questi ultimi, ad abbassare ulteriormente il tetto massimo dei
rincari, dal 25% fissato dal Comune, al 10. Margherita, Nuova Como, Ds, Rifondazione
comunista e Verdi hanno ribadito la richiesta: «Serve un approfondimento (da qui la
condivisione del rinvio dell'applicazione per un anno dell'Isee e il contestuale avvio del
“tavolo” tecnico) per garantire al meglio equità e potere d'acquisto delle retribuzioni.
Proprio oggi (ieri, ndr) l'Istat conferma che l'inflazione su base annua in aprile si è
attestata al 2.7% contro un aumento delle retribuzioni dell'1.8%. Con questi stipendi non
tutte le famiglie possono sostenere nemmeno gli aumenti delle rette “ridotti” e concordati
dai sindacati con la Giunta Bruni». Il consigliere verde Elisabetta Patelli è, se possibile,
anche più dura nei confronti di Amleto Luraghi (Cgil), Fausto Tagliabue (Cisl) e Giuseppe
Doria (Uil), autori dell’attacco ai genitori: «Il dato vero - ha scritto - è che
l’amministrazione ha tentato il colpo di aumentare le tariffe fino al 200% e solo grazie
all’opposizione consiliare e alla mobilitazione dei genitori è stato possibile rimettere le
carte sul tavolo. Prendiamo atto che i sindacati comaschi invece di stigmatizzare l’operato
dell’amministrazione si rivoltano contro opposizione e genitori». Insomma, nella guerra tra
Comune, mamme e papà, il consiglio e i sindacati aprono un nuovo fronte che compromette la
compattezza delle armate anti-rincari. Non è forse un caso il richiamo al ruolo storico,
anche in fatto di asili, di Cgil, Cisl e Uil. «Il Sindacato dei consigli unitari di zona -
si legge ancora nel comunicato - profuse un grande impegno negli anni ’70 per ottenere una
dotazione di nidi pubblici che ha posto Como all'avanguardia. In quell'occasione seppe
rappresentare, con efficacia, le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti,
oltre che dell'insieme dei cittadini. Oggi, di fronte ad un attacco molto violento a quella
conquista, portato avanti dalle amministrazioni di centro destra, la posizione del sindacato
non ci appare adeguata».

da: "Il Corriere" del 7 Maggio 2003

MOBILITA’:Da stamattina è operativa la rivoluzione viabilistica di Camerlata con il doppio senso unico su via Paoli e via Varesina
Venti vigili per il debutto del minigirone

Attimi di caos ieri sera per l’avvio dei lavori, interviene la polizia municipale
La rivoluzione è alle porte di Como. A partire da questa mattina alle 6 sarà operativo il minigirone di Camerlata. Chi proverrà da via Napoleona dovrà obbligatoriamente svoltare destra in via Varesina, che diverrà a due corsie di marcia a senso unico fino all’incrocio con via Badone. Qui gli automobilisti dovranno decidere se proseguire dritti, mantenendo la corsia di destra, oppure svoltare a sinistra per raggiungere via Paoli e decidere tra due opzioni: ritornare verso Camerlata oppure continuare in direzione di Grandate. Chi arriverà da Milano, invece, non potrà svoltare in via Badone, dovrà obbligatoriamente dirigersi lungo l’ultimo di via Paoli, che si espanderà a tre corsie. Discorso opposto per chi proverrà Varese. Il pezzo conclusivo di via Varesina diverrà limits e sarà obbligatorio imboccare via Badone. Il minigirone corrisponderà ad un triangolo viabilistico costituito dalle via Varesina, Badone e Paoli, al interno sarà obbligatorio muoversi in senso antiorario. In città cresce l’attesa per quello che diverrà il secondo girone viabilistico. Era novembre 1987 quando l’amministrazione, tra mille polemiche, decise di varare senso unico antiorario attorno alle mura del storico. L’assessore alla mobilità allora era Paolo Frisoni, attuale consigliere comunale dell’Udc. Questa volta le proteste sono state inesistenti, ma ciò non toglie chel’impatto rischia comunquedi essere gravoso, tanto che il Comune ha deciso di impiegare una ventina di agenti della Polizia municipale.
Saranno loro a presidiare i quattro punti strategici del nuovo sistema viabilistico, due in piazza Camerlata, un presidio all’incrocio Varesina- Badone e un altro presidio all’incrocioBadone-Paoli. Ieri sera alle 21 via Paoli (nel tratto Badone-piazza Camerlata) e via Scalabrini (da via Gobbi a piazza Camerlata) sono state chiuse al traffico ed è stato istituito il temporaneo divieto di transito Canturina- Paoli, Varesina- Canturina e Napoleona-Canturina. L’intervento ha provocato qualche problema alla circolazione, risoltosi con l’intervento della polizia municipale. Nell’area interessata dal girone, infatti, è stata posizionata la segnaletica per regolare la nuova viabilità. Gli spartitraffici in muratura sono stati demoliti e il loro posto è stato preso provvisoriamente da alcuni new jersey (tradizionali spartitraffici di colore bianco e rosso usati nelle aree di cantiere). Il colpo d’occhio odierno
non sarà molto diverso da quello che gli automobilisti vivranno tra qualche mese. I new jersey, infatti, ridisegneranno la piazza sulla base del progetto conclusivo
che sarà costituito da manufatti fissi. Contestualmente al nuovo girone la ditta Foti riprenderà gli scavi lungo via Varesina, sulla corsia che poi verrà destinata ai bus, per concludere il collegamento fognario.

L. Ma.

La Provincia 4 maggio 2003
NUOVO CANILE

«Un nuovo no e chiederemo di avere l’accesso per via giudiziaria»
L’Enpa dichiara guerra al Don Guanella
«In caso di ulteriore diniego chiederemo la concessione per via giudiziaria di una servitù
coattiva». L’Enpa minaccia un duello a colpi di carta bollata con l’Opera Don Guanella che,
sino ad ora, ha opposto un perentorio rifiuto al transito sui terreni della Casa di Gino dei
mezzi di cantiere necessari alla costruzione del parco canile in Valbasca. Ad annunciarlo,
accanto alla mobilitazione nazionale degli animalisti nel caso continui il braccio di ferro,
è stato ieri il presidente dell’associazione: «In accordo con le Associazioni diritti
animali organizzeremo una raccolta di firme a livello nazionale - dice Roberto Tomasi in una nota scritta - presenteremo la petizione alle autorità ecclesiastiche chiedendo di rivedere la propria posizione». L’Opera don Guanella, in contrasto con l’Enpa, sostiene la
possibilità che i mezzi pesanti usino un percorso alternativo al transito sul proprio
terreno. Rispetto ad alcune settimane fa, sul parco-canile sembra comunque tornato un po’ di sereno. Ha avuto infatti esito positivo l’incontro tra Enpa e amministrazione comunale: «Per ora siamo soddisfatti - dice sempre Tomasi - abbiamo avuto la conferma della piena
regolarità di quanto stiamo effettuando». Gli impegni assunti da Palazzo Cernezzi sono valsi anche a persuadere la consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli , a sospendere il dibattito sulla mozione a favore del parco-canile: «Assessori e dirigenti ci hanno rassicurato sull’assenza di ostacoli da parte del Comune in merito alla prosecuzione dei lavori - dice la Patelli - noi continueremo a vigilare sulle sorti del progetto anche perché restano tre gravi problemi». Il ricorso al Tar dei residenti che hanno impugnato la concessione edilizia, il duello con l’Opera don Guanella e lo stato fatiscente della struttura di Albate sulla cui funzonalità l’Asl ha lanciato al Comune un vero e proprio ultimatum.



La Provincia 3 maggio 2003
Albate
Lettera al Comune: struttura attuale inadeguata. Ma i lavori a Lora sono ancora bloccati dal
Tar

Ultimatum dell’Asl: «Nuovo canile entro l’anno»
(e. ma.) «È impensabile prolungare oltre la fine di quest’anno la funzionalità del canile di
Albate». L’Asl, attraverso il responsabile del servizio di medicina veterinaria Giulio
Gridavilla , suona la sveglia al Comune e lancia un avvertimento che suona come un ultimatum visti gli ostacoli tra i quali sta tuttora procedendo la realizzazione del parco canile in Valbasca. «Il nulla osta ad Albate è stato di volta in volta concesso in via transitoria
stante l’esistenza di un progetto per una nuova struttura - spiega - è chiaro che la
dilatazione dei tempi di realizzazione ci preoccupa, nonostante l’impegno che l’Enpa vi ha
sempre messe l’attuale canile risulta decisamente inadeguato, si tratta di un immobile
vecchio in cui la permanenza degli animali, costretti in celle strette, è disagevole».
L’Asl, in sostanza, richiama il Comune al rispetto di un preciso obbligo normativo, quello
di mettere a disposizione una struttura igienica e funzionale. Gridavilla invece non si
schiera nel dibattito in corso sul canile in Valbasca: «A noi l’aspetto non interessa -
aggiunge - compete al Comune la scelta dell’area». I lavori a Lora oggi sono condizionati da due fattori. Uno di tipo logistico - la «Casa di Gino» si oppone al transito dei mezzi di
cantiere sul proprio terreno - l’altro di natura amministrativa - al Tar pende tuttora il
ricorso presentato da un gruppo di residenti ovviamente contrari alla struttura. Non se ne
parlerà in ogni caso, a breve, in Consiglio comunale. Elisabetta Patelli (Verdi) ha infatti
deciso di sospendere l’esame della mozione pro-canile da tempo iscritta all’ordine del
giorno. Sospesa ma non ritirata: «Abbiamo assicurazione che l’amministrazione continuerà a sostenere la soluzione di Lora» spiega la Patelli, pronta, in caso di dietrofront, a portare
il tema in aula. Dove i favorevoli, almeno sulla carta, superano di gran lunga i contrari.
Appoggio alla mozione dei Verdi era ad esempio stato assicurato praticamente dall’intero
gruppo di Alleanza Nazionale

La Provincia 24 aprile 2003
Il vertice
Ma è gelo con l’Enpa
Il Comune va avanti: «Canile in Valbasca è tutto in regola»
Serata di gala a Villa Olmo In senso orario: un momento del ballo; la tavolata con la
presidente del Rotaract Elisabetta di Matteo circondata dalla autorità cittadine; Corrado
Passera (presidente del club nella stagione 1976/77, ora al vertice di Banca Intesa) con la
moglie Cecilia Canepa fotoservizio Carlo Pozzoni Valbasca Il braccio di ferro sul nuovo
canile va avanti
Cani randagi. Il cielo sopra il parco canile che dovrebbe essere costruito in Valbasca, al
confine tra Lora e Lipomo, assume tonalità sempre più grigie. Sulla realizzazione del
progetto pesa come una scure il ricorso presentato al Tar dai proprietari delle abitazioni
situate nelle vicinanze. Se il giudice dovesse dar ragione ai residenti, l’Enpa, l’ente per
la protezione animali titolare della concessione edilizia, è pronta a chiedere i danni al
Comune. Ieri a Palazzo Cernezzi si è svolto un vertice per fare il punto della situazione
sulle sorti del canile. L’assessore all’Edilizia, Maurizio Gelpi , l’assessore all’Urbanistica, Beppe Santangelo , e quello al Bilancio, Sergio Gaddi , insieme al vicesindaco Paolo Mascetti e al direttore dell’area edilizia e urbanistica del Comune, Francesco Salinitro , hanno incontrato i rappresentanti e i tecnici dell’Enpa accompagnati dalla consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli . L’amministrazione ha fornito tutte le garanzie sulla piena regolarità della concessione edilizia e delle autorizzazioni rilasciate e quindi sul fatto che i lavori possono regolarmente continuare. Da parte dell’Enpa si sono ribadite le difficoltà tecniche per l’inibizione al passaggio dei mezzi sulle proprietà private limitrofe all’area del canile, ma si è anche confermata la volontà di continuare i lavori, seppur a ritmo forzatamente ridotto. Una differenza di vedute ha invece caratterizzato il dialogo tra Santangelo e Roberto Tomasi , responsabile del progetto per conto dell’Enpa. Nel caso in cui associazione e Comune dovessero soccombere di fronte al Tar, l’Enpa chiederà all’amministrazione il risarcimento dei danni per il mancato rispetto delle norme che regolano la formazione degli atti amministrativi. L’assessore, invece, è propenso ad imputare eventuali colpe alla sola associazione. Intanto la consigliera Patelli si prepara a dar battaglia: «La documentazione è completa e soddisfacente in tutti i suoi aspetti, ma ciò non rassicura nessuno. Se il Tar dovesse emettere una sentenza negativa, il Comune dovrà intervenire per ristrutturare il canile di Albate». L. Ma.


Corriere di Como 13 aprile 2003
Viaggia on-line la speranza degli animalisti comaschi
Viaggia on line la speranza degli animalisti comaschi di veder finalmente realizzato il
progetto del “Parco Canile” di Como.
Da ieri, la casella di posta elettronica del Comune e quella degli organi di informazione
locali sono invase da decine di e-mail inviate da ogni parte d’Italia dagli amanti degli
amici a quattro zampe.
«Appello per il parco canile di Como», è l’oggetto della valanga di messaggi affidati a
Internet. Un’iniziativa lanciata da Roberto Tomasi, rappresentante dell’Ente Nazionale
Protezione Animali (Enpa) di Como, in vista del consiglio comunale di lunedì prossimo. In
quella seduta, infatti, è prevista la discussione di una mozione del consigliere dei Verdi,
Elisabetta Patelli, a sostegno del progetto che dovrebbe sostituire il fatiscente canile di
Albate. «Manifestiamo il nostro appoggio al progetto del parco canile di Como - si legge
nell’appello - Chiediamo che i consiglieri comunali esprimano con chiarezza la loro
posizione, assumendosi davanti all’opinione pubblica la responsabilità delle loro scelte,
affinché si sappia chi non vuole risolvere la vergognosa situazione in cui versa l’attuale
struttura di Albate».
La richiesta di Tomasi ha trovato sostenitori in ogni parte d’Italia, come testimonia la
provenienza delle e-mail arrivate ieri nella casella di posta del nostro giornale. Tra i
mittenti compaiono infatti cinofili di Vicenza, Trieste, Firenze, Padova, Cagliari, Foggia,
Genova, Bergamo, Bologna, Trento, Roma, Udine e Torino, solo per citarne alcuni.
Non mancano nemmeno i messaggi arrivati dalla vicina Svizzera. La speranza di Roberto Tomasi
è che il passaparola “virtuale” contribuisca a sbloccare la situazione del progetto, fermo
al palo per un contenzioso tra l’Enpa e la “Casa di Gino”.
I responsabili dell’ente religioso - proprietario della strada e del ponticello che portano
all’area su cui dovrebbe sorgere il canile - hanno infatti impedito il passaggio dei mezzi
pesanti che dovrebbero eseguire i lavori. Sulla futura “casa dei randagi” pesa inoltre un
ricorso al Tar di un comitato di residenti della zona, che non vogliono il nuovo canile.
La questione tornerà lunedì sui banchi del consiglio, dove appariranno con ogni probabilità
anche le decine di messaggi inviati dagli animalisti.

Anna Campaniello


Corriere di Como 13 aprile 2003
E’ scontro sulla crisi della minoranza
Margherita, Rifondazione e Verdi respingono l’autocritica dei colleghi Saladino e Moretti
«La discussione mi sembra un po’ astratta, almeno per com’è stata concepita. Dibattere dei massimi sistemi lascia il tempo che trova. La politica amministrativa comasca non si
esaurisce a Palazzo Cernezzi. Là dentro ve n’è soltanto una fetta. Io, poi, non credo che
l’opposizione sia in crisi. Stiamo facendo la nostra parte, perdipiù molto concretamente».
Renato Tettamanti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista e consigliere dello
stesso partito a Palazzo Cernezzi, non ci sta. Essere in crisi, fa sapere senza mezzi
termini, è tutt’altra cosa.
La querelle era sorta dopo che Bruno Saladino, consigliere di Nuova Como, era uscito allo
scoperto per denunciare la crisi dell’opposizione consiliare. Giovanni Moretti, capogruppo
dello stesso schieramento, aveva subito fatto sapere di non essere intenzionato a seguire
alcuna “spinta estrema”. Di preferire cioè il dialogo e la mediazione al muro contro muro,
pur ammettendo lo “stato di crisi” generale della minoranza.
«Dentro l’opposizione - specifica Tettamanti - le posizioni possono essere differenziate.
Insomma le discussioni interne a una forza politica sono una cosa, lo stato di salute
dell’opposizione un’altra». Ma Rifondazione come si muove in questo contesto? «Noi abbiamo fatto e continuiamo a fare la nostra parte - dice Tettamanti - Abbiamo un programma preciso e ci impegnamo a portarlo avanti». A chi sostiene che occorre tornare a fare politica tra la gente, il segretario di Rc controbatte: «Questo è da sempre l’asse centrale della nostra politica».
Sull’importanza di un efficace raccordo con i cittadini insiste anche Mario Lucini,
capogruppo consiliare della Margherita. «E’ un passaggio fondamentale e noi non l’abbiamo mai trascurato - afferma - Del resto se lo facessimo verremmo meno al mandato assunto.
Ripeto, io non mi sento di dire che abbiamo trascurato questo aspetto del “fare politica”.
Certo il lavoro dell’opposizione è difficile, perché spesso la maggioranza mostra di nutrire
pregiudizi nei nostri confronti. Dialogare in modo sereno e libero diventa insomma arduo».
Sul ruolo specifico svolto dentro il consiglio, Lucini sostiene che «le minoranze non hanno
mai avuto atteggiamenti preconcetti o distruttivi».
Difende l’opposizione a Palazzo Cernezzi anche Elisabetta Patelli, consigliere dei Verdi.
«Ammetto che a volte il ruolo del consigliere diventa stancante e svilente - dice - ma va
comunque assolto al meglio. Al tempo stesso occorre tenere un rapporto stretto con la
cittadinanza. E’ giusto insomma essere insofferenti, come pare sia il collega Saladino e
come spesso lo sono anch’io, rispetto ai meccanismi del consiglio, ma non si può “fare
movimento” dentro il consiglio stesso. Occorre cioè proporre anche il maggior numero
possibile di iniziative pubbliche e in tal senso noi Verdi crediamo di fare la nostra
parte». L’esponente ambientalista ammette peraltro: «Servirebbe in effetti uno sforzo
maggiore per riannodare appunto il filo con l’esterno». E il dibattito resta aperto.

Claudio Bottagisi


Il Giorno 28 gennaio 2003
PATELLI (VERDI) SOLLECITA PALAZZO CERNEZZI: «FACCIA CHIAREZZA PER EVITARE INTOPPI AL TAR»
COMO — Ancora polemiche e richieste di prese di posizione certe da parte del Comune nella vicenda - ormai annosa - della costruzione del parco canile della Valbasca, una struttura innovativa che risolverebbe il tragico problema dell'accoglienza dei cani abbandonati in città. Dopo la richiesta di chiarimenti da parte dell'Enpa, soprattutto in merito ad un'eventuale sospensiva da parte del Tar, Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei
Verdi, ieri ha depositato una mozione da discutere in consiglio, in cui chiede come
concretamente l'amministrazione comunale intenda sostenere la difesa del progetto. «La
partenza dei lavori per il parco-canile avviene nell'incertezza - spiega Elisabetta Patelli
- come ha sottolineato anche la lettera dell' Enpa a tutti gli amministratori e consiglieri
comunali. L'Enpa chiede chiarezza sul destino di un progetto per il quale ha investito
risorse e anni di lavoro. Quel parco-canile, così lontano dalla tipologia del canile
tradizionale, che noi abbiamo proposto proprio per la sua valenza ambientale che tutela il
valore paesistico della Valbasca e per la sua importante funzione socio-educativa, in quanto struttura di valorizzazione ambientale e promotrice di progetti socialmente utili.
Ricordiamo che il parco-canile è previsto su un'area individuata e voluta dall'amministrazione stessa e che il progetto dovrà essere esaminato dal Tar a causa di
presunti vizi procedurali addebitabili principalmente al Comune di Como». Non rimane che
aspettare la risposta degli amministratori comaschi.

 

 

 

 

 

 

 

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