La Provincia 8 dicembre 2003
IL DIBATTITO
Il sindaco: «Valido il progetto della Csu per sostituire parte dei
parcheggi con verde pubblico»
Piazza Volta ai pedoni, sì di Bruni
Ma An gela tutti: «Così non va, completiamo l’intervento di Di
Salvo»
«Il progetto è valido». C’è il sì del sindaco Stefano Bruni (nella
foto) al progetto di Csu per la sistemazione della metà di piazza
Volta oggi adibita a parcheggio (il verde sostituirà una buona parte
dei posti blu, i parcometri soppianteranno il parcheggiatore e verrà
creata un’area di sosta riservata alle moto alternativa a quella di
via Garibaldi destinata invece alla soppressione). L’intervento sarà
illustrato mercoledì alla giunta cittadina dall’assessore alla
viabilità Umberto D’Alessandro e quella sarà la sede dove sarà
assunta ogni decisione definitiva. In ballo non c’è il completamento
della ripavimentazione della piazza ma un riordino in economia,
utile perlomeno per sfrattare gli autoveicoli dall’ombra del
monumento. Un preventivo stop, l’esecutivo ieri lo ha però ricevuto
da An: «Piazza Volta non è un ambito secondario della città ma,
anche dal punto di vista viabilistico, di estrema centralità -
spiega il capogruppo Claudio Corengia - ora, trovo grave e scorretto
nei confronti del consiglio comunale, metterci mano alla vigilia
della discussione sul nuovo piano parcheggi». Su questo aspetto, in
particolare, An minaccia di assumere iniziative in plateale
contrasto con la giunta: «C’era l’accordo di sospendere ogni
decisione in materia di parcheggi sino al nuovo piano - continua
Corengia - non vorremmo essere costretti a portare le nostre
proposte attraverso delle mozioni da iscrivere all’ordine del giorno
del consiglio». Non solo, il capogruppo di An stoppa anche nel
merito l’intervento su piazza Volta: «Si tratta di uno dei luoghi
più belli di Como - dice - è giusto completare la riqualificazione
ma realizzando il secondo lotto del progetto di alcuni anni fa (lo
fece l’architetto Mario Di Salvo , ndr), non c’è nessun bisogno di
interventi modesti, adottati in tutta fretta». L’idea di strappare
piazza Volta alle auto, intanto, lascia tiepida Elisabetta Patelli
(Verdi): «Noi siamo ovviamente favorevoli per principio ad ogni
pedonalizzazione - dice - ho l’impressione però che l’attuale
amministrazione non stia seguendo un disegno organico in materia di
viabilità e che, in questo caso specifico, si legga un po’ la
filosofia di tutelare i pochi “salotti buoni” del centro». I Verdi
chiedono così di accompagnare l’intervento con radicali misure per
drenare il traffico alle porte della città: «Non ha nessun senso
recuperare una piazza se la si circonda di grandi autosili
attrattori di traffico - spiega la Patelli - noi chiediamo la
possibilità di discutere un piano su traffico e parcheggi basato sul
principio che oggi la qualità di vita si migliora solo realizzando
gli autosili corona e potenziando il trasporto pubblico». E. Ma.
La provincia 4 dicembre 2003
Solidarietà
I Verdi: «Gli scarti delle mense al volontariato»
«A Natale invita un povero»
(e. ma.) «Aggiungi un posto a tavola». Lo slogan richiama una
vecchia commedia di Garinei e Giovannini ma il Comune pensa a tutt’altro:
l’idea dei servizi sociali di Palazzo Cernezzi è quella di
raccogliere la disponibilità delle famiglie a ospitare, per un
pranzo natalizio, una persona povera o disabile. Le modalità
organizzative dell’iniziativa verranno discusse la prossima
settimana nell’ambito della commissione terza. «Vogliamo lanciare un
segnale e un appello - dice il presidente della commissione, Roberto
Tenace (An) - trascorrere qualche ora con persone meno fortunate di
noi può aiutarci a comprendere i loro problemi». Intanto i Verdi
hanno presentato in consiglio comunale una mozione che impegna la
giunta cittadina a dare attuazione alla legge che rende possibile
distribuire alle Onlus il cibo inutilizzato nelle mense (private o
pubbliche che siano). «Gli sprechi ad esempio nel settore della
refezione scolastica sono inevitabilmente altissimi - dice
Elisabetta Patelli , capogruppo a Palazzo Cernezzi del Sole che ride
- recuperare questi prodotti aiutando il volontariato
significherebbe dare a quest’ultimo la garanzia di un rifornimento
continuo, al di là della beneficenza natalizia». L’impegno del
Comune, nel caso delle mense scolastiche, potrebbe essere diretto.
Per quanto riguarda il settore privato, ovviamente, la competenza
dell’ente pubblico è indiretta: «Chiediamo - aggiunge la Patelli -
che sia promossa sul territorio comunale la pubblicizzazione della
legge e siano sollecitati gli operatori privati ad agire secondo
quanto disposto dal Parlamento, per rendere concreta la pratica
della so lidarietà con i bisognosi».
La Provincia 1 novembre 2003
URBANISTICA / Approvato il piano attuativo, con la maggioranza in
ordine sparso - Astenuti anche due forzisti
Via Piadeni, sì alle nuove case ma senza la Lega
La maggioranza si è divisa ma alla fine il via libera sul piano
attuativo di via Piadeni è arrivato lo stesso. I voti necessari
all’approvazione dell’intervento residenziale (3.600 metri cubi su
oltre diciotto metri di altezza) sono stati garantiti da Alleanza
Nazionale, Udc e Forza Italia (c’è stata la sola astensione dei
consiglieri Etta Sosio e Ernesto Tedesco ). Contraria l’intera
opposizione di centrosinistra. Più articolata la posizione della
Lega che in parte si è astenuta ( Guido Martinelli ) e in parte non
ha partecipato al voto ( Giampiero Ajani e Paola Bianchi ). Un
segnale, quello del Carroccio, soprattutto per An, esposta nel caso
specifico perché il piano attuativo fa capo a un dirigente locale
del partito, l’architetto Fulvio Capsoni. Il dibattito in aula, a
cavallo delle due sedute, è stato per la verità limitato. Anche per
l’assenza di plastici e prospetti della futura costruzione: «Non c’è
stata vera possibilità di confronto – dice Clemente Tajana (Nuova
Como) – i consiglieri non hanno potuto rendersi conto di cosa
significherà questo intervento, sarebbe bastato allegare alla
documentazione la copia delle prospettive realizzate dal
progettista». Ma tant’è: la pratica è stata liquidata ieri sera in
pochi minuti dopo che lunedì sera la seduta è andata deserta per
l’assenza del numero legale. Sulla vicenda, intanto, monta la
polemica degli ambientalisti. Ieri la capogruppo dei Verdi ha
diffuso una durissima nota di protesta. «Siamo di fronte a un altro
scempio ambientale – dice Elisabetta Patelli – quello approvato è un
Dadone 2 a firma: un grattacielo di cemento che si staglia per un
altezza di 18,29 metri (più del Dadone vero) all’interno di un lotto
caratterizzato da edilizia residenziale prevalentemente unifamiliare
del primo novecento con spazi verdi contigui. Il Dadone 2 occuperà
tutta la superficie disponibile con totale monetizzazione degli
standard e sorgerà in aderenza a una villetta di due piani
fuoriterra». Conclude la Patelli: «Questa parte della città sembra
quindi destinata a seguire, suo malgrado, il tragico destino di
discarica urbanistica già preannunciata dagli infelici interventi
del dopoguerra e giunta all’apice con i Dadoni 1 e 2, le passerelle
e il blocco nell’area ex Spt». E. Ma
La provincia 1 agosto 2003
Il caso
I volontari dell’Enpa acchiappano gli ultimi due gatti ancora
nascosti nel condotto sotterraneo
Missione compiuta: liberi tutti i mici di Villa Olmo
Operazione gatto conclusa. I volontari dell’Ente nazionale
protezione animali (Enpa) sono riusciti giovedì sera a catturare il
secondo micio e a far uscire dal condotto sotterraneo di Villa Olmo
il terzo. Il primo era già stato portato in salvo nella serata di
martedì. Il condotto, nel parco della Villa, a ridosso di una
finestra del bagno, è stato provvisoriamente chiuso con una grata
metallica a maglie strette, per scongiurare la remota possibilità
che qualche persona vi possa inciampare e lasciare allo stesso tempo
uno spiraglio utile a verificare che non vi sia più nessun altro
gatto nascosto. A breve, quindi, i lavori in corso nel parco, in
vista della esposizione in marzo delle opere dell’artista catalano
Joan Mirò, potranno riprendere a pieno ritmo e comprendere la
chiusura con una pesante lastra di marmo di quella che è stata per
molti mesi la casa dei gatti. Fufi, la femmina catturata martedì, il
micio nero intrappolato l’altrieri e il terzo felino bianco e nero,
potranno presto tornare a scorazzare liberi per il giardino e il
parco della Villa e non saranno murati vivi come era stato
minacciato inizialmente dal Comune, desideroso di proseguire al più
presto i lavori. All’operazione di salvataggio ha assistito la
consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli , che per prima aveva
richiesto l’intervento degli ambientalisti. Le associazioni riunite
per i diritti degli animali hanno diramato un comunicato, a firma di
Mauro Consolini , Flavia Lucca e Roberto Tomasi per «rigraziare
tutti i cittadini che hanno permesso, con il loro interessamento, di
evitare che i gatti facessero un brutta fine, perché è solo grazie a
loro che la posizione dell’assessore Diego Peverelli è passata dalla
profonda insensibilità di chi avrebbe murato vivi i gatti entro due
giorni, alla disponibilità collaborativa nel permetterne la
salvezza». La replica dell’assessore finito nel mirino degli
animalisti non si è fatta attendere ed è stata affidata al
comunicato stampa di Palazzo Cernezzi: «Nessuno ha mai avuto
intenzione di murare vivi i gatti – ha precisato Peverelli – come
Comune, dopo oltre 2 milioni di euro di intervento per mettere in
sicurezza villa e parco avevamo il dovere di non lasciare un
pericoloso buco lungo il pubblico passaggio. Il rispetto degli
animali c’è stato così come per noi è sempre stata chiara la
priorità di garantire la sicurezza dei cittadini. Se in quel buco
fosse caduta una persona dubito che intorno alla vicenda ci sarebbe
stato altrettanto clamore». Chiusa la faccenda del buco, rimane
aperta quella della nuova casa dei gatti: non è improbabile un loro
trasloco nella vicina grotta, che risulta però colma di
cianfrusaglie varie. L. Ma.
La provincia 31 luglio 2003
Villa olmo
Fufi è stata salvata dai volontari dell’Enpa. Che presto
torneranno in azione. Patelli (Verdi): «Li salveremo tutti»
La gatta è uscita dal buco. Altri due mici mancano all’appello
E uno. È salvo uno dei tre gatti di Villa Olmo che hanno rischiato
di essere murati vivi. Martedì sera gli specialisti dell’Ente
nazionale protezione animali (Enpa), con ausilio di una speciale
gabbia, sono riusciti a catturare la micia di nome Fufi . La gatta
ora è accudita a casa di una volontaria dell’associazione
ambientalista ed attende che vengano catturati anche gli altri due
compagni di ventura, quasi certamente maschi. Nel parco della Villa
sono in corso in questi giorni i lavori di ristrutturazione in vista
dell’esposizione in marzo dell’artista catalano Joan Mirò. A ridosso
di una delle finestre del bagno si apre il condotto sotterraneo
scelto come covo dai tre gatti. L’assessore nei giorni scorsi aveva
manifestato l’intenzione, poi rientrata, di murare vivi i gatti se
non fossero usciti entro sette giorni, permettendo ai lavori di
proseguire celermente il loro iter che prevede la chiusura del
condotto con una pesante lastra di marmo. L’Enpa, su segnalazione
della consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli , è intervenuta per
sottrarre i mici al loro tristissimo e agghiacciante destino. Gli
animalisti, dopo la cattura di Fufi, puntano ad intrappolare durante
appostamenti notturni anche gli altri due gatti, in modo tale da
poter chiudere in tutta sicurezza il condotto sotterraneo e
rilasciare all’interno del parco i tre piccoli quattro zampe. «È
impensabile pensare di affidarli a qualcuno. Sono gatti molto
selvatici, non abituati al vivere a contatto con le persone. La
soluzione migliore è il loro rilascio nell’ambiente naturale», ha
affermato la Patelli. Ieri sera gli esperti dell’Enpa sono tornati
ad effettuare un appostamento per verificare la presenza dei due
mici. Assodato che nessuno dei gatti esce allo scoperto se non in
assenza di uomini, resta da capire dove trascorrano la giornata i
due maschi. Non è improbabile, infatti, che restino all’esterno del
condotto. «È un’ipotesi ancora da verificare, ma che potrebbe
trovare fondamento. Se il riscontro fosse positivoha - aggiunto la
Patelli - allora il buco potrebbe essere richiuso» ha aggiunto la
Patelli. E i gatti potranno tornare a vivere in pace, contando
sull’assistenza delle impiegate nella vicina palazzina dell’Autunno
Musicale. L. Ma.
Ecoinformazioni 30 luglio 2003
Gatto salvo
Il Comune di Como aveva deciso di murare il buco di un condotto
fognario vicino al muro della Villa Olmo, aperto ormai da un anno.
Una signora, che li sfamava, aveva avvisato che in quella fessura
hanno trovato casa tre gatti selvatici. Accordandosi con le
associazioni animaliste Elisabetta Patelli, consigliere dei Verdi al
Comune di Como, per salvare i gatti ha preso l’impegno di farli
evacuare, chiedendo all’assessore all’Ambiente della Lega Diego
Peverelli una settimana di tempo prima di chiudere per sempre il
buco. Ieri sera, martedì 29 luglio, durante un appostamento uno dei
gatti è stato catturato con una apposita gabbia; è una femmina e
sembra che sia l’unico dei tre animali che “abitava” stanzialmente
nel buco, mentre gli altri due sarebbero solo “frequentatori”.
«Stasera faremo un altro appostamento e valuteremo se i gatti sono
dentro o meno – dice Elisabetta Patelli – ma in ogni caso per ora il
buco non si chiude». Per essere certi che nessun inquilino venga
murato dallo zelo dell’assessore all’Ambiente, prima del cemento
sarà messa sul buco una rete, che darà l’ultima e definitiva prova
che nessun gatto viva ancora nel condotto. Gli altri due gatti sono
maschi di circa un anno e sembra proprio che non abbiano la loro
tana nel buco, come era invece per la gatta trovata ieri il cui
destino è ancora incerto. È sterilizzata e gli operatori che l’hanno
catturata credono sia la stessa che era stata presa a Villa Omo in
precedenza. Trattandosi di una gatta selvatica è difficile che venga
affidata a qualcuno per trasferirla in un appartamento: «Non credo
si riesca ad addomesticarla, mi sembra opportuno vada a qualcuno che
ha un grande terreno o una colonia di gatti, anche se io propendo
per lasciarla libera», suggerisce la consigliera dei Verdi. [Cinzia
Storiale, ecoinformazioni]
da: "La Provincia" del 26
Luglio 2003
Ambiente
Ma Peverelli è contro il blocco da novembre a febbraio deciso
dalla Regione
Non catalitiche, quattro mesi di divieto
Da ieri il pacchetto di misure anti-smog ha i crismi
dell’ufficialità. L’assessore regionale all’ambiente Franco Nicoli
Cristiani ha presentato il «Piano di azione per il contenimento e la
prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico». Il
documento, che interessa i comuni compresi nelle tre aree omogenee
lombarde (Como, Sempione e Milano), prevede innanzi tutto una
drastica limitazione della circolazione dei mezzi a benzina non
catalizzati (auto e moto) e dei diesel di vecchia generazione: dal
primo novembre al 28 febbraio, con la sola esclusione del periodo
natalizio dal 21 dicembre al 6 gennaio, lo stop sarà quotidiano,
dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 20. Non solo, alla legge regionale
che impone il blocco del traffico per tutti al nono giorno di Pm10
oltre i limiti, il Pirellone ha deciso di sovrapporre sei domeniche
senz’auto a titolo preventivo (dalle 8 alle 20). Accanto alle misure
sul traffico, la giunta Formigoni ha inoltre in cantiere una serie
di ecoincentivi per la sostituzione dell’auto non catalizzata e
della caldaia a gasolio. La politica anti-smog della Regione, come
noto, lascia molto perplesso il Comune: «In attesa di comunicazioni
ufficiali confermo la mia contrarietà ai blocchi preventivi - dice
l’assessore all’ambiente della giunta Bruni, Diego Peverelli - il
traffico va fermato ma soltanto se la situazione degli inquinanti lo
giustifica, non condivido nemmeno le misure contro le auto non
catalizzate: si tratta di un provvedimento inutile e vessatorio nei
confronti dei cittadini che oggi, non dimentichiamolo, spendono in
tasse e assicurazione circa un quinto del valore medio della loro
automobile». Opposta la valutazione di Elisabetta Patelli (Verdi):
«Giusto adottare iniziative di carattere preventivo e semmai alla
Regione Lombardia si può rimproverare l’assenza di un piano organico
di blocchi del traffico analogo a quello varato dall’Emilia Romagna
- spiega la consigliere comunale - intervenire solo di fronte ai
picchi di smog serve infatti a poco: gli esperti convengono sul
fatto che i danni alla salute derivano dalla costante esposizione
anche a quote appena considerevoli di inquinanti». E. Ma.
da: "La Provincia" del 26 Luglio
2003
La storia
I felini in un condotto fognario a Villa Olmo. La Patelli contro
Peverelli
Tre gattini da salvare. Tempo: 7 giorni
Qualcuno potrebbe scambiarla per una favola. In questo caso, però,
il lieto fine non è assicurato. Già, perché sulla sorte dei tre
gattini imprigionati in un condotto fognario dietro Villa Olmo,
oggi, non ci sono certezze. Oggi c’è solo un rischio. Un rischio
terribile. Quello che i mici finiscano “murati” nel sottosuolo
perché il Comune, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del
monumento, deve provvedere a chiudere un varco che dà sul condotto.
E, pare, non ha tempo per aspettare che i gatti escano con le
proprie gambe. Ieri ha dato l’allarme una impiegata dell’Autunno
Musicale che ha sede in una palazzina all’interno dello storico
compendio: «Da un chiusino si sente il lamento dei gatti: stanno là
sotto e non sanno come uscire». A Palazzo Cernezzi, però, la
segnalazione non ha incontrato eccessiva sensibilità animalista:
«Non ho nessuna intenzione di trasformare Villa Olmo nel Colosseo –
ha detto l’assessore al Verde, Diego Peverelli – dovendo scegliere
do la precedenza alle persone rispetto ai gatti e oggi abbiamo
l’assoluta necessità di sistemare la Villa in tempi brevi». In altre
parole, il Comune ha intenzione di procedere con i lavori, costi
quel che costi. Una posizione molto netta che è andata sfumandosi
grazie alla mediazione della consigliere verde Elisabetta Patelli:
«Ho ottenuto da Peverelli sette giorni di attesa prima di far murare
i gattini. Il tempo dovrebbe essermi sufficiente per far intervenire
un volontario specializzato nella cattura dei gatti selvatici e
quindi procedere all’evacuazione. Oltretutto, non vedo l’urgenza di
chiudere un buco che da un anno e mezzo si trova in queste
condizioni». E. Ma
da: "Ecoinformazioni" del 18 Luglio 2003
Residenti in sosta
Al momento del voto, nella minoranza ci sono stati quattro astenuti,
perché i firmatari del testo hanno disatteso l’accordo fatto in
precedenza di accettare l’emendamento della consigliera dei Verdi,
contraria all’assoluta gratuità dei posti auto per i residenti. Su
quale sia la modalità di assegnazione dei parcheggi ai residenti
della città lariana che non hanno il box, la minoranza non trova una
linea comune. Infatti, alla seduta del Consiglio comunale di Como,
che si è svolta ieri, giovedì 17 luglio, al momento della votazione
della mozione presentata dalla Margherita e da Paco, che chiedeva
dare agli abitanti senza posto auto un abbonamento gratuito che
permette di parcheggiare nelle strisce blu, ci sono stati ben
quattro astenuti solo nella minoranza, oltre a due della
maggioranza. Questa decisione è stata presa dopo che, a quanto
sembra, Mario Lucini, della Margherita e Bruno Magatti di Paco, sono
venuti meno ad un accordo preso prima della seduta, che consisteva
nell’accettare un emendamento proposto dalla consigliera dei Verdi,
Elisabetta Patelli, che chiedeva di non dare gratuitamente
l’abbonamento ai residenti, ma di farli pagare una quota
ragionevole. Tale posizione è stata spiegata ampiamente dalla stessa
Patelli che nel suo intervento, ha affermato che «il suolo pubblico
è una risorsa di tutti, gestita con i soldi della collettività e per
questo motivo – ha continuato la consigliera – non credo sia giusto
che i residenti ne usufruisco senza pagare nulla». La discussione è
stata caratterizzata non solo dalle critiche sul piano dei
parcheggi, ma anche arricchita di proposte concrete volte a
risolvere il problema. Secondo Roberto Rallo, di Forza Italia,
Claudio Contini della Margherita e Aniello Rinaldi dei Ds gli
autosili, che non mancano a Como, devono essere intesi come una
risorsa, che, ad oggi, è sfruttata al minimo. Per questi consiglieri
bisognerebbe lasciare i parcheggi blu ai residenti, mettendo una
tariffazione talmente alta che spinga gli esterni ad utilizzare gli
autosilo, che talvolta sono semivuoti, come è il caso di quello in
via Auquadri. Il consigliere Forza Italia, Enrico Cenetiempo, su
questo punto la vede in modo diametralmente apposto: dare ai
residenti abbonamenti agevolati per gli autosili, incentivando il
parcheggio blu a rotazione. La risposta data dall’assessore
competente, Umberto D’Alessandro, è stata chiara: non è mai stata
garantito ai residenti che pagano adesso l’abbonamento di 130 euro
di trovare parcheggio e sul fatto che non tutti al sorteggio abbiano
avuto il parcheggio riservato, ossia quello contrassegnato da
strisce gialle, non è colpa del Comune, perché secondo l’assessore
«è come in tutte le cose: c’è chi vince al lotto e chi no».
D’Alessandro ha invece accolto con favore la proposta di attuare
delle strategie per incentivare l’uso degli autosilo. Dalle
dichiarazioni di voto fatte prima della votazione è emerso
chiaramente, che se i firmatari della mozione avessero accettato
l’emendamento dei Verdi, oltre a non esserci gli astenuti nella
minoranza, anche alcuni consiglieri della maggioranza avrebbero
riflettuto più a lungo prima di votare contro la proposta.
[Serena Genovese, ecoinformazioni]
da: "La Provincia" del 18 Luglio 2003
La proposta
Contini (Margherita) e Patelli (Verdi) promuovono una battaglia per
riqualificare la strada a lago intasata dalle auto
«Viale Geno da salvare: pedonalizziamolo»
Parcheggi soltanto per i residenti. Un bus navetta a disposizione
dei turisti
«Lasciare nel caos una delle passeggiate più belle della città non
ha alcuna logica». Con questo presupposto due consiglieri comunali -
Claudio Contini (Margherita) e Elisabetta Patelli (Verdi) -
intendono dare vita a una battaglia per pedonalizzare viale Geno, la
strada a lago oggi ridotta a un budello intasato di auto, rumore e
smog. L’idea di entrambi è quella di raccogliere adesioni
trasversalmente agli schieramenti politici per poi porre la
questione in consiglio comunale. Ma non si tratta di un’operazione
facile. Il partito dei contrari è folto e, perlomeno nel passato, ha
potuto contare su titolari e clienti dei locali in fondo al viale.
«È vero ma va messo a fuoco un provvedimento articolato - spiega
Contini - alla fine sono certo che il viale diventerà più vivo
perché ci sarà più gente in giro e in fondo anche i locali non
potranno che trarne un beneficio perché a loro interessa il
movimento delle persone non il caos delle auto». La proposta non
esclude del tutto il traffico ma lo limita ai soli residenti. «A
questi ultimi vanno riservati i posti già esistenti e del resto è
quanto mai urgente un aumento nel quartiere degli spazi gialli
(oltre cento persone sono in lista d’attesa in zona Sant’Agostino) -
continua Contini - alla rotazione vanno invece confermate le aree di
piazza Croggi, De Gasperi e Funicolare». Mentre si ipotizza un
servizio di bus navetta, magari con un veicolo elettrico, per
agevolare gli spostamenti lungo il chilometro scarso del viale. «Va
identificato un grande parcheggio d’interscambio - spiega la Patelli
- un domani potrebbe essere l’autosilo sulle terme romane, oggi
anche l’impianto di via Auguadri potrebbe funzionare, l’importante è
garantire corse frequenti e puntuali; il battellino sperimentato nel
passato ha funzionato bene ma da solo non è sufficiente». La
necessità di riqualificare la strada a lago, facendone una vera e
propria passeggiata a disposizione dei turisti e delle famiglie, in
fondo non sarebbe che un ritorno al passato. Così come ricorda
l’insegna ristrutturata un paio di anni fa a pochi metri
dall’ingresso della funicolare: «Il viale un tempo era un parco e
anche oggi ne conserva la vocazione nonostante le devastazioni e gli
abusi edilizi subiti negli anni - continua la consigliera
ambientalista - ai disagi che può creare la pedonalizzazione si può
rimediare, temo invece che l’ostacolo principale sia di tipo
culturale».
A favore il sindaco che ha tolto le auto dal centro storico
Spallino: «Chiusura giusta ma da studiare bene»
«La pedonalizzazione è la naturale destinazione di viale Geno. Prima
di attuare il provvedimento, però, occorrerà garantire
l’accessibilità ai residenti e risolvere i problemi connessi alle
attività economiche chiamando un esperto di mobilità». L’ex sindaco
Antonio Spallino , papà della zona a traffico limitato in centro
storico, è favorevole alla pedonalizzazione di una delle più belle
passeggiate cittadine. Contrario da sempre all’improvvisazione e
alle decisioni amministrative assunte senza i necessari studi del
caso, vincola la scelta alla preventiva risoluzione delle
problematiche di trasporto. «Si potrebbero ipotizzare delle navette,
ma la soluzione più ponderata in ogni caso dovrebbe essere
prospettata da un esperto». L’importante è che il provvedimento
risulti essere una miglioria e non un decisione vessatoria e mal
tollerata. Quando Spallino decise di chiudere il centro storico al
traffico i commercianti per alcune settimane protestarono
vivacemente. Oggi nessuno si sogna più di chiedere che la città
murata venga attraversata nuovamente da auto e motociclette. Già le
poche che circolano con permesso sono mal sopportate. Ciò perchè il
provvedimento fu attuato in conseguenza di uno studio sui bisogni e
le necessità del centro storico condotto a suo tempo dai migliori
esperti del settore del Paese. Lo stesso metodo di lavoro Spallino
vorrebbe che fosse applicato oggi per la pedonalizzazione di viale
Geno.
Luca Marchiò
da: "La Provincia" del 9 Luglio 2003
Villa Geno
Il consiglio comunale assegna in concessione alla cooperativa
Cabella l’area dietro il ristorante
La fontana divide ma va ai privati
La maggioranza si spacca e ferma due volte la seduta, poi il voto
L’area attorno alla fontana di Villa Geno sarà data in concessione
fino al 31 dicembre 2003 alla cooperativa Cabella, che gestisce il
vicino ristorante. Respinta ieri sera in consiglio comunale la
mozione presentata dall’esponente dei Verdi Elisabetta Patelli tesa
a mantenere pubblico il tratto terminale della passeggiata a lago.
Approvato, invece, un emendamento (contrari il sindaco Stefano
Bruni, quattro consiglieri di Forza Italia ed uno di An) per
estendere dalle 21 alle 23 l’orario di chiusura del cancello di
accesso al lembo di terra che divide l’area della fontana e da
quella retrostante il ristorante. Quest’ultimo appezzamento rimarrà
l’unico fruibile da parte di tutti i cittadini. Per l’area della
fontana, destinata con ogni probabilità ad ospitare nuovi tavoli del
ristorante, la Cabella verserà un canone annuo di 9.007 euro,
conferito per metà in opere di manutenzione dell’area stessa. Un
voto non senza traumi e distinguo. «Una sconfitta dire che
l’amministrazione non è in grado di conservare le proprie bellezze e
deve cederle ai privati. Spiace che tutta l’area debba essere
destinata ad ospitare i tavolini» è stato l’esordio del capogruppo
di An Claudio Corengia, che subito dopo ha chiesto una sospensione
di 10 minuti per una riunione della maggioranza. Le divergenze,
però, non sono state appianate del tutto ed un’altra riunione si è
resa necessaria alle 23.20. Il consigliere Enrico Cenetiempo (Fi) ha
annunciato che sarebbe uscito dall’aula, mentre il collega di
partito Stefano Rudilosso e Paolo Frisoni (Udc) hanno optato per
l’astensione. An, invece, si è spaccata in tre: da una parte il
capogruppo e due consiglieri che si sono astenuti, sul fronte
opposto altri due che hanno votato contro e uno che è uscito.
L’assessore al Patrimonio Emanuele Lionetti, nel corso del
dibattito, ha difeso il proprio provvedimento: «L’area è da
definirsi vergognosa per come è stata abbandonata negli ultimi 15-20
anni. E’ positivo che il privato risolva i problemi pubblici». Un
intervento senza peli sulla lingua. «Non è un favore ai proprietari
della cooperativa Cabella, che farebbe capo a Forza Italia, come ha
affermato superficialmente qualche esponente dell’opposizione. Ho
creduto in questa operazione ed io ho una sola bandiera, quella
della Lega» ha aggiunto Lionetti estraendo dal taschino della giacca
e sventolando il fazzoletto verde. L’esponente del Carroccio ha
concluso con un invito ai cittadini: «Dobbiamo preservare la
decenza. Se qualcuno vuole prendere il sole vada nei nuovi giardini
Ramelli, così eviterà per lo meno di farsi la doccia in pubblico».
Differente la veduta della Patelli: «Le utenze di coloro che si
recano alla fontana sono differenti da quelle che vanno al lido. Lì
ci vanno anziani e ragazzi a passeggiare». Ancora più duro il
coordinatore del centrosinistra Giovanni Moretti: «Non vorrei si
concepisse una città per pochi, che nulla a che vedere con una
concezione liberale della società».
Luca Marchiò
Ecoinformazioni 9 luglio 2003
Pubblico o privato?
Nella mozione la Patelli chiedeva di non concedere una parte della
passeggiata di villa Geno ai gestori del ristorante. L’unica
apertura si è verificata in merito all’orario di accesso alla
passeggiata in quella zona, che sarà praticabile fino alle 23
anziché le 21.
La maggioranza al Consiglio comunale di Como di ieri sera, martedì 8
luglio, si è spaccata sul voto della mozione riguardante la
concessione di una parte della passeggiata di villa Geno ai privati,
che per essa pagheranno 9 mila euro di canone. Una parte dei
consiglieri, infatti, o si sono astenuti o hanno lasciato l’aula al
momento del voto. Stefano Rudilosso di Forza Italia ha deciso di
schiacciare il bottone bianco dopo aver ribadito la sua posizione
favorevole alla privatizzazione, che per lui dovrebbe essere estesa
a tutti i luoghi e a tutte le cose, che in questo modo verrebbero
gestite sicuramente meglio. Il consigliere ha affermato che «il
fatto che il Comune non sia in grado di gestire un bene di sua
proprietà è una sconfitta». An non ha seguito una linea comune:
infatti se per esempio Andrea Bernasconi ha votato contro perché
favorevole a una migliore gestione del luogo anche se per mano di
privati, Stefano Molinari non ha partecipato al voto. Come è
successo tra i banchi di Forza Italia, altri consiglieri di An si
sono astenuti. Fino all’ultimo la maggioranza ha cercato di trovare
una soluzione unanime, facendo ben due riunioni prolungate durante
il corso della seduta, senza però raggiungere nessun risultato.
L’unico punto che è stato approvato riguarda la possibilità di
allungare l’orario in cui il pubblico potrà accedere alla zona tra
la fontana e il ristorante, che passa dalle 21 alle 23. La
presentatrice della mozione, Elisabetta Patelli, anche se ha
dichiarato di non essere per nulla soddisfatta di come il Consiglio
si è espresso su tale questione, ha accolto con favore
l’approvazione almeno dell’emendamento. Nessun dietro front è stato
fatto dall’assessore al Patrimonio, Emanuele Lionetti della Lega
Nord, che ha difeso con decisione la sua scelta di concedere l’area
ai gestori del ristorante La cabella, che la utilizzeranno per
aumentare il numero dei tavolini a disposizione dei clienti.
da: "il Corriere di Como" del 9 Luglio 2003
Viale Geno
Il consiglio comunale si è spaccato sulla mozione presentata da
Elisabetta Patelli (Verdi) per impedire che l'area della fontana di
Villa Geno venga data in concessione alla cooperativa Cabella, che
già gestisce il ristorante. In discussione, la possibilità per la
cooperativa di mettere i tavolini sull'area verde adiacente la
fontana e limitarne l'accesso ai clienti. L'assessore al Patrimonio,
Emanuele Lionetti, ha ricordato che «quell'area era stata
abbandonata in un degrado spaventoso. Ora sono grato alla
cooperativa Cabella che ha recuperato un pezzo storico della nostra
città».Forza Italia si è presentata in aula divisa. Favorevole alla
concessione della fontana ai privati si è dichiarato il consigliere
azzurro Gianluca Lombardi. «La fontana va salvaguardata perché sia
fruibile a comaschi e turisti. Il Comune ha trovato il modo migliore
per valorizzarla, affidandola alla cooperativa che gestisce Villa
Geno. Poi la durata della concessione è di soli 6 mesi, e al termine
si potrà valutare l'esito». Un altro azzurro, Stefano Rudilosso, ha
invece rimarcato che «mi sarei aspettato di sentire che il privato
vuole aumentare il profitto mettendo i tavoli anche nell'area della
fontana, sarebbe stato legittimo. Invece si è parlato di
inefficienza del Comune nella tutela del luogo: un motivo che segna
la sconfitta dell'amministrazione e che significherebbe alzare
bandiera bianca e creare un precedente che paradossalmente potrebbe
portarci a privatizzare il lago o piazza Cavour».Il capogruppo di
Alleanza Nazionale, Claudio Corengia ha poi ribadito che «come
gruppo abbiamo molto dibattuto sulla questione perché abbiamo
posizioni diametralmente opposte», mentre un altro consigliere di An,
Andrea Bernasconi, si è dichiarato apertamente favorevole. Domenico
Caccavari ha difeso l'uso pubblico dell’area verde intorno alla
fontana di viale Geno, affermando che «arrendersi ai privati
significa decretare il fallimento del pubblico», mentre Stefano
Legnani (Margherita) ha puntato il dito sul «conflitto tra diritto
del pubblico di usufruire di un bene e legittima logica del profitto
di un privato che in questo caso però impedisce a tutti di godere di
una bellezza della nostra città».
da: "Ecoinformazioni" del 7 Luglio 2003
Città privata
Cedere ai privati l'area di viale Geno antistante l'ex villa Pizzi,
compresa la fontana: questa l'idea della Giunta comunale di Como. La
decisione non è piaciuta però al capogruppo dei Verdi, Elisabetta
Patelli, che giovedì scorso ha presentato una mozione per opporsi
alla decisione di affidare lo spazio ai gestori del ristorante che
vorrebbero da tempo inglobare l'area per ampliare aumentare il
numero di tavolini a disposizione dei clienti. La passeggiata di
viale Geno è un'area turistica che offre opportunità di svago e
ritrovo anche per anziani e per mamme con bambini: «la decisione
della Giunta è – afferma la Patelli – gravissima perché sottrae ai
cittadini un'area pubblica con l'unico scopo di agevolare l'attività
del ristorante». «Le ragioni con cui viene motivata la decisione
sono sostanzialmente tre – spiega ancora Patelli – e tutte
ugualmente inaccettabili. Inoltre, la cosa sarebbe passata sotto
completo silenzio: se non fossi andata a "spulciare" tra gli atti
della Giunta e non avessi presentato la mozione, nessuno avrebbe
saputo niente di quello che la Giunta stava combinando». Un primo
motivo che spingerebbe il Comune a cedere in concessione l'area ai
privati sarebbe costituito dal fatto che il ristorante ha offerto
alla zona motivo di lustro e decoro, ed è quindi giusto, per questo,
«andare loro incontro, agevolandoli con fondi pubblici». Come
seconda motivazione la Giunta Bruni ha addotto il fatto che
nell'area vicino alla fontana nella bella stagione, molte persone
prendono il sole in costume, una cosa che "offende il pubblico
decoro" e che grazie alla concessione non potrebbe più accadere. In
ultimo l'atto viene giustificato col fatto che il Comune non è in
grado di far fronte alla manutenzione, che verrebbe così realizzata
dai privati come canone per la gestione dell'area. «Questo però
significa abdicare alle proprie funzioni da parte di palazzo
Cernezzi – prosegue Patelli – e rappresenta una forma di
esternalizzazione di servizi alquanto singolare». Per evitare quella
che ormai sembra una decisione già presa da ieri, domenica 6 luglio
«si è tentato in extremis di lanciare una protesta telematica –
racconta la Patelli –: inviare un'e-mail ai giornali per dimostrare
che non tutti sono d’accordo, per far sentire qualche voce di
protesta». Ogni decisione è comunque rimandata a domani, martedì 8
luglio, quando il Consiglio comunale dovrà votare sulla questione: i
Verdi sembrano scettici sull'esito, ma è possibile che non tutta la
maggioranza sia compatta riguardo questa scelta della Giunta. [Irene
Milani, ecoinformazioni]
da: "Ecoinformazioni" del 4 Luglio 2003
Fontane private
Tutti i consiglieri della maggioranza che sono intervenuti hanno
dichiarato invece di essere della “privatizzazione” che garantirà
una maggior cura della zona. La seduta del Consiglio comunale di
ieri, giovedì 3 luglio, è stata occupata, oltre che per la
definitiva approvazione del bilancio consultivo, dalla presentazione
e dalla discussione per la tanto attesa mozione firmata dalla
consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli, che chiedeva di non
cedere a privati l’area antistante l’ex villa Pizzi, fontana
compresa. «Questa splendida zona della nostra città, che fa parte
del patrimonio demaniale, meta di anziani, mamme e bambini, giovani
e turisti, non può essere sottratta alla cittadinanza per agevolare
l’attività commerciale». Con queste parole Patelli ha duramente
ammonito la Giunta, che ha deciso di cedere alla richiesta dei
gestori del ristorante che si trova in quell’area di inglobare nella
loro proprietà questa parte della passeggiata di villa Geno per
posizionare dei tavolini. Tale concessione è stata fatta
dall’Amministrazione pur avendo il parere contrario del settore
centri storici e beni ambientali del Comune stesso. «Non si può
regale ai privati uno spazio pubblico di rilevante interesse
collettivo – ha affermato la consigliera dei Verdi – solo perché non
si è in grado economicamente e logisticamente di occuparsi della
manutenzione e della vigilanza». Secondo Patelli con questo atto si
creerebbe inoltre un precedente che legittimerà altri privati a
chiedere in gestione aree della città. Dopo la presentazione della
mozione è nata una accesa e sentita discussione tra maggioranza e
minoranza. Dai banchi della Casa delle libertà si sono levate voci
in disaccordo con quanto detto da Patelli. Andrea Bernasconi ha
sostenuto la possibilità che un ente privato si prenda l’onere di
risistemare, curare e pulire quella parte della città, che ad oggi
vige in condizioni pessime, in particolare nel caso della fontana.
«Inoltre - ha commentato Bernasconi - si smetterà di vedere gente
che mezza nuda fa il bagno nella fontana, anziché andare al lido lì
vicino adibito a tale scopo». Appassionato è stato l’intervento di
Clemente Tajana, di Nuova Como, il quale ha con forza ha affermato
che occorre vergognarsi dell’incapacità del Comune di riuscire a far
rispettare le norme di comportamento, con una vigilanza più presente
che dia multe in caso di infrazioni come è giusto che sia. Il
consigliere ha ricordato per esempio che a Roma, piena di monumenti
pubblici, non esistono casi in cui privati li abbiano avuti in
concessione esclusiva. «Privare i cittadini di un patrimonio
pubblico è come il peccato originale: è una cosa gravissima», ha
concluso Tajana. Lunedì si saprà come voterà il Consiglio, dal
momento che non è detto che tutta la maggioranza sia contraria alla
mozione della Patelli. [Serena Genovese, ecoinformazioni]
da: "La Provincia" del 5 Giugno 2003
La polemica
Al ristorante è stato concesso l’uso dell’area della fontana «Viale
Geno svenduto ai privati» Patelli: accordo scorretto, pagano troppo
poco
«L’area verde attorno alla fontana di Villa Geno non può essere
concessa ai privati. Non si può sottrarre all’uso pubblico una zona
di così importante pregio e valore, anche dal punto di vista
turistico, per assecondare le esigenze di tranquillità dell’ente
privato che gestisce il ristorante, in cambio della corresponsione
di un canone irrisorio attraverso prestazioni di opere». La
consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli spara a zero contro la
decisione della Giunta di riconoscere l’uso degli 800 metri quadrati
antistanti la Villa alla cooperativa Cabella, già concessionaria
fino al 2017 del ristorante e dell’attiguo giardino, per il quale
versa un canone annuale di 240 milioni di vecchie lire (in parte
corrisposte sottoforma di opere di straordinaria manutenzione). Nel
provvedimento, datato 16 maggio, viene specificato che solo la metà
del canone annuale, pari a 9.077 euro, dovrà essere versato alla
Regione. Il restante 50% sarà invece corrisposto al Comune mediante
opere quantificate in 11mila euro e comprendenti: apertura e
chiusura del cancelletto di accesso per il pubblico (l’orario estivo
prevede la chiusura non prima delle 21); regolare periodica pulizia
di tutta l’area; manutenzione ordinaria e straordinaria di tutte le
piantumazioni, del giardino e della fontana. La Patelli considera
l’impegno assunto dall’esecutivo una «svendita» dell’appezzamento:
«L’intenzione dei privati è di sfruttare a scopo di lucro l’area
mediante l’ubicazione di alcuni tavoli del ristorante. Di fatto si
tratta di una occupazione di suolo pubblico, anche se ai privati può
essere chiesto solo il pagamento del demanio lacuale. La disparità
tra i due canoni è notevole». L’area in oggetto, infatti, è
demaniale e il Comune, che deve versare la metà di quanto incassato
alla Regione, può darla in concessione a privati a fronte del
pagamento di 11,3 euro al metro quadrato. L’occupazione del suolo
comunale, invece, ha un costo quadruplo. La Patelli chiede alla
Giunta di tornare sui suoi passi. Lo stesso esecutivo si è riservato
di limitare la durata della concessione al 31 dicembre 2003.
L. Ma.
La Provincia 2 giugno 2003
I Verdi: la Combattenti rimanga per gli anziani
«La “Combattenti” deve anzitutto tornare ad essere un circolo per
gli anziani, aperto anche al pubblico, come una volta». Elisabetta
Patelli , capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, interviene nel
dibattito sul futuro dell’edificio di via Balestra, che nei giorni
scorsi è stato oggetto di un virulento scontro politico tra
l’assessore al Patrimonio Ema nuele Lionetti (che vorrebbe
trasformarlo in buvette per il museo «Giovio») e il vicesindaco
Paolo Mascetti ( intenzionato a recuperarlo come circolo
ricreativo). «La chiusura della “Combattenti” è durata fin troppo»,
scrive la Patelli in una nota. Quindi spiega perché vorrebbe che
tornasse ad essere una “trattoria” sui generis come qualche anno fa:
«In questo modo - dice - si offrono agli anziani e ai meno anziani
più occasioni per stare insieme e, al tempo stesso, la struttura può
rendersi economicamente autosufficiente». «Le argomentazioni di
Lionetti - continua la consigliera di min oranza - circa la
necessità di far fruttare le proprietà comunali per non aumentare le
tasse ai cittadini sono pretestuose perché dubito che il Museo
Civico abbia un’affluenza tale da giustificare l’annessione di una
grande buvette, e perché questa Amministrazione con la scusa di fare
cassa sta continuando a esternalizzare, a vendere parti del
patrimonio pubblico, anche quelle più redditizie, senza rinunciare
però nel contempo aspremere le tasche dei contribuenti».
La Provincia 2 giugno 2003
LA POLEMICA SULLE RETTE
Margherita, Nuova Como, Ds, Prc e Verdi rilanciano compatti: era
opportuno rinviare l’Isee
Nidi, lite tra opposizione e sindacati
«Posizione inadeguata di Cgil, Cisl e Uil. Non difendono i
cittadini»
«Inadeguata». Così i consiglieri comunali di opposizione hanno
definito, in un comunicato
diffuso ieri, la posizione assunta sabato dai segretari generali di
Cgil, Cisl e Uil, che
sulle tariffe degli asili nido avevano criticato l’atteggiamento
delle minoranze e dei
genitori, determinati, questi ultimi, ad abbassare ulteriormente il
tetto massimo dei
rincari, dal 25% fissato dal Comune, al 10. Margherita, Nuova Como,
Ds, Rifondazione
comunista e Verdi hanno ribadito la richiesta: «Serve un
approfondimento (da qui la
condivisione del rinvio dell'applicazione per un anno dell'Isee e il
contestuale avvio del
“tavolo” tecnico) per garantire al meglio equità e potere d'acquisto
delle retribuzioni.
Proprio oggi (ieri, ndr) l'Istat conferma che l'inflazione su base
annua in aprile si è
attestata al 2.7% contro un aumento delle retribuzioni dell'1.8%.
Con questi stipendi non
tutte le famiglie possono sostenere nemmeno gli aumenti delle rette
“ridotti” e concordati
dai sindacati con la Giunta Bruni». Il consigliere verde Elisabetta
Patelli è, se possibile,
anche più dura nei confronti di Amleto Luraghi (Cgil), Fausto
Tagliabue (Cisl) e Giuseppe
Doria (Uil), autori dell’attacco ai genitori: «Il dato vero - ha
scritto - è che
l’amministrazione ha tentato il colpo di aumentare le tariffe fino
al 200% e solo grazie
all’opposizione consiliare e alla mobilitazione dei genitori è stato
possibile rimettere le
carte sul tavolo. Prendiamo atto che i sindacati comaschi invece di
stigmatizzare l’operato
dell’amministrazione si rivoltano contro opposizione e genitori».
Insomma, nella guerra tra
Comune, mamme e papà, il consiglio e i sindacati aprono un nuovo
fronte che compromette la
compattezza delle armate anti-rincari. Non è forse un caso il
richiamo al ruolo storico,
anche in fatto di asili, di Cgil, Cisl e Uil. «Il Sindacato dei
consigli unitari di zona -
si legge ancora nel comunicato - profuse un grande impegno negli
anni ’70 per ottenere una
dotazione di nidi pubblici che ha posto Como all'avanguardia. In
quell'occasione seppe
rappresentare, con efficacia, le esigenze dei lavoratori e delle
lavoratrici dipendenti,
oltre che dell'insieme dei cittadini. Oggi, di fronte ad un attacco
molto violento a quella
conquista, portato avanti dalle amministrazioni di centro destra, la
posizione del sindacato
non ci appare adeguata».
da: "Il Corriere" del 7 Maggio 2003
MOBILITA’:Da stamattina è operativa la rivoluzione viabilistica
di Camerlata con il doppio senso unico su via Paoli e via Varesina
Venti vigili per il debutto del minigirone
Attimi di caos ieri sera per l’avvio dei lavori, interviene la
polizia municipale
La rivoluzione è alle porte di Como. A partire da questa mattina
alle 6 sarà operativo il minigirone di Camerlata. Chi proverrà da
via Napoleona dovrà obbligatoriamente svoltare destra in via
Varesina, che diverrà a due corsie di marcia a senso unico fino
all’incrocio con via Badone. Qui gli automobilisti dovranno decidere
se proseguire dritti, mantenendo la corsia di destra, oppure
svoltare a sinistra per raggiungere via Paoli e decidere tra due
opzioni: ritornare verso Camerlata oppure continuare in direzione di
Grandate. Chi arriverà da Milano, invece, non potrà svoltare in via
Badone, dovrà obbligatoriamente dirigersi lungo l’ultimo di via
Paoli, che si espanderà a tre corsie. Discorso opposto per chi
proverrà Varese. Il pezzo conclusivo di via Varesina diverrà limits
e sarà obbligatorio imboccare via Badone. Il minigirone
corrisponderà ad un triangolo viabilistico costituito dalle via
Varesina, Badone e Paoli, al interno sarà obbligatorio muoversi in
senso antiorario. In città cresce l’attesa per quello che diverrà il
secondo girone viabilistico. Era novembre 1987 quando
l’amministrazione, tra mille polemiche, decise di varare senso unico
antiorario attorno alle mura del storico. L’assessore alla mobilità
allora era Paolo Frisoni, attuale consigliere comunale dell’Udc.
Questa volta le proteste sono state inesistenti, ma ciò non toglie
chel’impatto rischia comunquedi essere gravoso, tanto che il Comune
ha deciso di impiegare una ventina di agenti della Polizia
municipale.
Saranno loro a presidiare i quattro punti strategici del nuovo
sistema viabilistico, due in piazza Camerlata, un presidio
all’incrocio Varesina- Badone e un altro presidio all’incrocioBadone-Paoli.
Ieri sera alle 21 via Paoli (nel tratto Badone-piazza Camerlata) e
via Scalabrini (da via Gobbi a piazza Camerlata) sono state chiuse
al traffico ed è stato istituito il temporaneo divieto di transito
Canturina- Paoli, Varesina- Canturina e Napoleona-Canturina.
L’intervento ha provocato qualche problema alla circolazione,
risoltosi con l’intervento della polizia municipale. Nell’area
interessata dal girone, infatti, è stata posizionata la segnaletica
per regolare la nuova viabilità. Gli spartitraffici in muratura sono
stati demoliti e il loro posto è stato preso provvisoriamente da
alcuni new jersey (tradizionali spartitraffici di colore bianco e
rosso usati nelle aree di cantiere). Il colpo d’occhio odierno
non sarà molto diverso da quello che gli automobilisti vivranno tra
qualche mese. I new jersey, infatti, ridisegneranno la piazza sulla
base del progetto conclusivo
che sarà costituito da manufatti fissi. Contestualmente al nuovo
girone la ditta Foti riprenderà gli scavi lungo via Varesina, sulla
corsia che poi verrà destinata ai bus, per concludere il
collegamento fognario.
L. Ma.
La Provincia 4 maggio 2003
NUOVO CANILE
«Un nuovo no e chiederemo di avere l’accesso per via giudiziaria»
L’Enpa dichiara guerra al Don Guanella
«In caso di ulteriore diniego chiederemo la concessione per via
giudiziaria di una servitù
coattiva». L’Enpa minaccia un duello a colpi di carta bollata con
l’Opera Don Guanella che,
sino ad ora, ha opposto un perentorio rifiuto al transito sui
terreni della Casa di Gino dei
mezzi di cantiere necessari alla costruzione del parco canile in
Valbasca. Ad annunciarlo,
accanto alla mobilitazione nazionale degli animalisti nel caso
continui il braccio di ferro,
è stato ieri il presidente dell’associazione: «In accordo con le
Associazioni diritti
animali organizzeremo una raccolta di firme a livello nazionale -
dice Roberto Tomasi in una
nota scritta - presenteremo la petizione alle autorità
ecclesiastiche chiedendo di rivedere
la propria posizione». L’Opera don Guanella, in contrasto con l’Enpa,
sostiene la
possibilità che i mezzi pesanti usino un percorso alternativo al
transito sul proprio
terreno. Rispetto ad alcune settimane fa, sul parco-canile sembra
comunque tornato un po’ di
sereno. Ha avuto infatti esito positivo l’incontro tra Enpa e
amministrazione comunale: «Per
ora siamo soddisfatti - dice sempre Tomasi - abbiamo avuto la
conferma della piena
regolarità di quanto stiamo effettuando». Gli impegni assunti da
Palazzo Cernezzi sono valsi
anche a persuadere la consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli , a
sospendere il dibattito
sulla mozione a favore del parco-canile: «Assessori e dirigenti ci
hanno rassicurato
sull’assenza di ostacoli da parte del Comune in merito alla
prosecuzione dei lavori - dice
la Patelli - noi continueremo a vigilare sulle sorti del progetto
anche perché restano tre
gravi problemi». Il ricorso al Tar dei residenti che hanno impugnato
la concessione
edilizia, il duello con l’Opera don Guanella e lo stato fatiscente
della struttura di Albate
sulla cui funzonalità l’Asl ha lanciato al Comune un vero e proprio
ultimatum.
La Provincia 3 maggio 2003
Albate
Lettera al Comune: struttura attuale inadeguata. Ma i lavori a Lora
sono ancora bloccati dal
Tar
Ultimatum dell’Asl: «Nuovo canile entro l’anno»
(e. ma.) «È impensabile prolungare oltre la fine di quest’anno la
funzionalità del canile di
Albate». L’Asl, attraverso il responsabile del servizio di medicina
veterinaria Giulio
Gridavilla , suona la sveglia al Comune e lancia un avvertimento che
suona come un ultimatum
visti gli ostacoli tra i quali sta tuttora procedendo la
realizzazione del parco canile in
Valbasca. «Il nulla osta ad Albate è stato di volta in volta
concesso in via transitoria
stante l’esistenza di un progetto per una nuova struttura - spiega -
è chiaro che la
dilatazione dei tempi di realizzazione ci preoccupa, nonostante
l’impegno che l’Enpa vi ha
sempre messe l’attuale canile risulta decisamente inadeguato, si
tratta di un immobile
vecchio in cui la permanenza degli animali, costretti in celle
strette, è disagevole».
L’Asl, in sostanza, richiama il Comune al rispetto di un preciso
obbligo normativo, quello
di mettere a disposizione una struttura igienica e funzionale.
Gridavilla invece non si
schiera nel dibattito in corso sul canile in Valbasca: «A noi
l’aspetto non interessa -
aggiunge - compete al Comune la scelta dell’area». I lavori a Lora
oggi sono condizionati da
due fattori. Uno di tipo logistico - la «Casa di Gino» si oppone al
transito dei mezzi di
cantiere sul proprio terreno - l’altro di natura amministrativa - al
Tar pende tuttora il
ricorso presentato da un gruppo di residenti ovviamente contrari
alla struttura. Non se ne
parlerà in ogni caso, a breve, in Consiglio comunale. Elisabetta
Patelli (Verdi) ha infatti
deciso di sospendere l’esame della mozione pro-canile da tempo
iscritta all’ordine del
giorno. Sospesa ma non ritirata: «Abbiamo assicurazione che
l’amministrazione continuerà a
sostenere la soluzione di Lora» spiega la Patelli, pronta, in caso
di dietrofront, a portare
il tema in aula. Dove i favorevoli, almeno sulla carta, superano di
gran lunga i contrari.
Appoggio alla mozione dei Verdi era ad esempio stato assicurato
praticamente dall’intero
gruppo di Alleanza Nazionale
La Provincia 24 aprile 2003
Il vertice
Ma è gelo con l’Enpa
Il Comune va avanti: «Canile in Valbasca è tutto in regola»
Serata di gala a Villa Olmo In senso orario: un momento del ballo;
la tavolata con la
presidente del Rotaract Elisabetta di Matteo circondata dalla
autorità cittadine; Corrado
Passera (presidente del club nella stagione 1976/77, ora al vertice
di Banca Intesa) con la
moglie Cecilia Canepa fotoservizio Carlo Pozzoni Valbasca Il braccio
di ferro sul nuovo
canile va avanti
Cani randagi. Il cielo sopra il parco canile che dovrebbe essere
costruito in Valbasca, al
confine tra Lora e Lipomo, assume tonalità sempre più grigie. Sulla
realizzazione del
progetto pesa come una scure il ricorso presentato al Tar dai
proprietari delle abitazioni
situate nelle vicinanze. Se il giudice dovesse dar ragione ai
residenti, l’Enpa, l’ente per
la protezione animali titolare della concessione edilizia, è pronta
a chiedere i danni al
Comune. Ieri a Palazzo Cernezzi si è svolto un vertice per fare il
punto della situazione
sulle sorti del canile. L’assessore all’Edilizia, Maurizio Gelpi ,
l’assessore
all’Urbanistica, Beppe Santangelo , e quello al Bilancio, Sergio
Gaddi , insieme al
vicesindaco Paolo Mascetti e al direttore dell’area edilizia e
urbanistica del Comune,
Francesco Salinitro , hanno incontrato i rappresentanti e i tecnici
dell’Enpa accompagnati
dalla consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli . L’amministrazione
ha fornito tutte le
garanzie sulla piena regolarità della concessione edilizia e delle
autorizzazioni rilasciate
e quindi sul fatto che i lavori possono regolarmente continuare. Da
parte dell’Enpa si sono
ribadite le difficoltà tecniche per l’inibizione al passaggio dei
mezzi sulle proprietà
private limitrofe all’area del canile, ma si è anche confermata la
volontà di continuare i
lavori, seppur a ritmo forzatamente ridotto. Una differenza di
vedute ha invece
caratterizzato il dialogo tra Santangelo e Roberto Tomasi ,
responsabile del progetto per
conto dell’Enpa. Nel caso in cui associazione e Comune dovessero
soccombere di fronte al
Tar, l’Enpa chiederà all’amministrazione il risarcimento dei danni
per il mancato rispetto
delle norme che regolano la formazione degli atti amministrativi.
L’assessore, invece, è
propenso ad imputare eventuali colpe alla sola associazione. Intanto
la consigliera Patelli
si prepara a dar battaglia: «La documentazione è completa e
soddisfacente in tutti i suoi
aspetti, ma ciò non rassicura nessuno. Se il Tar dovesse emettere
una sentenza negativa, il
Comune dovrà intervenire per ristrutturare il canile di Albate». L.
Ma.
Corriere di Como 13 aprile 2003
Viaggia on-line la speranza degli animalisti comaschi
Viaggia on line la speranza degli animalisti comaschi di veder
finalmente realizzato il
progetto del “Parco Canile” di Como.
Da ieri, la casella di posta elettronica del Comune e quella degli
organi di informazione
locali sono invase da decine di e-mail inviate da ogni parte
d’Italia dagli amanti degli
amici a quattro zampe.
«Appello per il parco canile di Como», è l’oggetto della valanga di
messaggi affidati a
Internet. Un’iniziativa lanciata da Roberto Tomasi, rappresentante
dell’Ente Nazionale
Protezione Animali (Enpa) di Como, in vista del consiglio comunale
di lunedì prossimo. In
quella seduta, infatti, è prevista la discussione di una mozione del
consigliere dei Verdi,
Elisabetta Patelli, a sostegno del progetto che dovrebbe sostituire
il fatiscente canile di
Albate. «Manifestiamo il nostro appoggio al progetto del parco
canile di Como - si legge
nell’appello - Chiediamo che i consiglieri comunali esprimano con
chiarezza la loro
posizione, assumendosi davanti all’opinione pubblica la
responsabilità delle loro scelte,
affinché si sappia chi non vuole risolvere la vergognosa situazione
in cui versa l’attuale
struttura di Albate».
La richiesta di Tomasi ha trovato sostenitori in ogni parte
d’Italia, come testimonia la
provenienza delle e-mail arrivate ieri nella casella di posta del
nostro giornale. Tra i
mittenti compaiono infatti cinofili di Vicenza, Trieste, Firenze,
Padova, Cagliari, Foggia,
Genova, Bergamo, Bologna, Trento, Roma, Udine e Torino, solo per
citarne alcuni.
Non mancano nemmeno i messaggi arrivati dalla vicina Svizzera. La
speranza di Roberto Tomasi
è che il passaparola “virtuale” contribuisca a sbloccare la
situazione del progetto, fermo
al palo per un contenzioso tra l’Enpa e la “Casa di Gino”.
I responsabili dell’ente religioso - proprietario della strada e del
ponticello che portano
all’area su cui dovrebbe sorgere il canile - hanno infatti impedito
il passaggio dei mezzi
pesanti che dovrebbero eseguire i lavori. Sulla futura “casa dei
randagi” pesa inoltre un
ricorso al Tar di un comitato di residenti della zona, che non
vogliono il nuovo canile.
La questione tornerà lunedì sui banchi del consiglio, dove
appariranno con ogni probabilità
anche le decine di messaggi inviati dagli animalisti.
Anna Campaniello
Corriere di Como 13 aprile 2003
E’ scontro sulla crisi della minoranza
Margherita, Rifondazione e Verdi respingono l’autocritica dei
colleghi Saladino e Moretti
«La discussione mi sembra un po’ astratta, almeno per com’è stata
concepita. Dibattere dei
massimi sistemi lascia il tempo che trova. La politica
amministrativa comasca non si
esaurisce a Palazzo Cernezzi. Là dentro ve n’è soltanto una fetta.
Io, poi, non credo che
l’opposizione sia in crisi. Stiamo facendo la nostra parte, perdipiù
molto concretamente».
Renato Tettamanti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista
e consigliere dello
stesso partito a Palazzo Cernezzi, non ci sta. Essere in crisi, fa
sapere senza mezzi
termini, è tutt’altra cosa.
La querelle era sorta dopo che Bruno Saladino, consigliere di Nuova
Como, era uscito allo
scoperto per denunciare la crisi dell’opposizione consiliare.
Giovanni Moretti, capogruppo
dello stesso schieramento, aveva subito fatto sapere di non essere
intenzionato a seguire
alcuna “spinta estrema”. Di preferire cioè il dialogo e la
mediazione al muro contro muro,
pur ammettendo lo “stato di crisi” generale della minoranza.
«Dentro l’opposizione - specifica Tettamanti - le posizioni possono
essere differenziate.
Insomma le discussioni interne a una forza politica sono una cosa,
lo stato di salute
dell’opposizione un’altra». Ma Rifondazione come si muove in questo
contesto? «Noi abbiamo
fatto e continuiamo a fare la nostra parte - dice Tettamanti -
Abbiamo un programma preciso
e ci impegnamo a portarlo avanti». A chi sostiene che occorre
tornare a fare politica tra la
gente, il segretario di Rc controbatte: «Questo è da sempre l’asse
centrale della nostra
politica».
Sull’importanza di un efficace raccordo con i cittadini insiste
anche Mario Lucini,
capogruppo consiliare della Margherita. «E’ un passaggio
fondamentale e noi non l’abbiamo
mai trascurato - afferma - Del resto se lo facessimo verremmo meno
al mandato assunto.
Ripeto, io non mi sento di dire che abbiamo trascurato questo
aspetto del “fare politica”.
Certo il lavoro dell’opposizione è difficile, perché spesso la
maggioranza mostra di nutrire
pregiudizi nei nostri confronti. Dialogare in modo sereno e libero
diventa insomma arduo».
Sul ruolo specifico svolto dentro il consiglio, Lucini sostiene che
«le minoranze non hanno
mai avuto atteggiamenti preconcetti o distruttivi».
Difende l’opposizione a Palazzo Cernezzi anche Elisabetta Patelli,
consigliere dei Verdi.
«Ammetto che a volte il ruolo del consigliere diventa stancante e
svilente - dice - ma va
comunque assolto al meglio. Al tempo stesso occorre tenere un
rapporto stretto con la
cittadinanza. E’ giusto insomma essere insofferenti, come pare sia
il collega Saladino e
come spesso lo sono anch’io, rispetto ai meccanismi del consiglio,
ma non si può “fare
movimento” dentro il consiglio stesso. Occorre cioè proporre anche
il maggior numero
possibile di iniziative pubbliche e in tal senso noi Verdi crediamo
di fare la nostra
parte». L’esponente ambientalista ammette peraltro: «Servirebbe in
effetti uno sforzo
maggiore per riannodare appunto il filo con l’esterno». E il
dibattito resta aperto.
Claudio Bottagisi
Il Giorno 28 gennaio 2003
PATELLI (VERDI) SOLLECITA PALAZZO CERNEZZI: «FACCIA CHIAREZZA PER
EVITARE INTOPPI AL TAR»
COMO — Ancora polemiche e richieste di prese di posizione certe da
parte del Comune nella
vicenda - ormai annosa - della costruzione del parco canile della
Valbasca, una struttura
innovativa che risolverebbe il tragico problema dell'accoglienza dei
cani abbandonati in
città. Dopo la richiesta di chiarimenti da parte dell'Enpa,
soprattutto in merito ad
un'eventuale sospensiva da parte del Tar, Elisabetta Patelli,
consigliere comunale dei
Verdi, ieri ha depositato una mozione da discutere in consiglio, in
cui chiede come
concretamente l'amministrazione comunale intenda sostenere la difesa
del progetto. «La
partenza dei lavori per il parco-canile avviene nell'incertezza -
spiega Elisabetta Patelli
- come ha sottolineato anche la lettera dell' Enpa a tutti gli
amministratori e consiglieri
comunali. L'Enpa chiede chiarezza sul destino di un progetto per il
quale ha investito
risorse e anni di lavoro. Quel parco-canile, così lontano dalla
tipologia del canile
tradizionale, che noi abbiamo proposto proprio per la sua valenza
ambientale che tutela il
valore paesistico della Valbasca e per la sua importante funzione
socio-educativa, in quanto
struttura di valorizzazione ambientale e promotrice di progetti
socialmente utili.
Ricordiamo che il parco-canile è previsto su un'area individuata e
voluta
dall'amministrazione stessa e che il progetto dovrà essere esaminato
dal Tar a causa di
presunti vizi procedurali addebitabili principalmente al Comune di
Como». Non rimane che
aspettare la risposta degli amministratori comaschi.