La Provincia 22 dicembre
l'appello Verdi e associazioni scrivono al sindaco: «Vieti
quelli che utilizzano animali». Parte una campagna nazionale via
e-mail Arriva il circo. E gli animalisti chiedono di metterlo al
bando
Leoni, tigri, e ancora scimmiette che vanno in bicicletta o
elefanti che camminano su due zampe? A Como non ci devono più
essere. Lo chiedono al sindaco Stefano Bruni - a due giorni
dall'inaugurazione del tradizionale circo di Natale in piazza
D'Armi a Muggiò
- i rappresentanti degli animalisti, i Verdi e l'Enpa.
Una sorta di appello per vietare in futuro la presenza di
spettacoli circensi con animali del perimetro cittadino. «In
altri Comuni già è stato introdotto il divieto per i circhi che
utilizzano animali per gli spettacoli - commenta Marco Marelli,
presidente dell'Ente protezione animali - e anche in passato
avevamo fatto campagne di sensibilizzazione sul
problema. Como dovrebbe seguire l'esempio di altre
amministrazioni, che consentono la sosta a circhi senza animali,
ma con artisti che danno vita a spettacoli incredibili».
Attraverso la via della posta elettronica è partita una campagna
nazionale a favore dei circhi senza animali e si citano ad
esempio Comuni che hanno già bandito gabbie e tendoni dal loro
territorio, come «Roma, Torre Annunziata, Campobasso, Modena,
Lecco, Arese, Paullo, San Giuliano Milanese, San Donato Milanese
e Vimercate». «In effetti ci sono realtà in cui i sindaci hanno
preso posizione sul fenomeno circo - dice Elisabetta Patelli,
Verdi - e
sarebbe un'ottima cosa se anche a Como venissero adottate le
stesse misure restrittive e a tutela degli animali. Ci sono
circhi, primo fra tutti il famosissimo Cirque du Soleil che non
utilizzano animali e riscuotono enorme successo. In seconda
battuta ci auguriamo che con il circo di quest'anno non si
ripeta quello che è successo nel 2003 e mi riferisco alle
migliaia di manifesti affissi abusivamente in tutta la convalle.
Verificherò anche
che siano state pagate le multe inflitte ai responsabili». Sulla
questione stanno arrivando già alcune mail di protesta. «Gli
animali dei circhi fanno una vita orribile: strappati dalle loro
zone d'origine, lavorano in pessime condizioni per tutta la
vita, mostrando uno spettacolo che nulla ha a che vedere con il
comportamento proprio dell'animale... si
tratta indubbiamente di uno spettacolo diseducativo, soprattutto
per i bambini che solitamente affollano gli spalti dei tendoni»,
scrivono due comasche aggiungendo che i divieti scattati in
alcune città «dimostrano il grande senso di civiltà e di
progresso
di un Paese che inizia a ribellarsi allo sfruttamento degli
animali» seguito dall'appello vero e proprio: «Per favore, non
permetta ai circhi con animali di installarsi nel territorio del
Comune da lei presieduto!».
Gi. Ro.
La Provincia del 16/12/2004
Ieri la Regione ha rinviato ogni decisione ma il livello
degli inquinanti, anche a
Como, resta oltre la soglia di allarme
Braccio di ferro sul blocco anti smog di domenica. L'Unione
commercio: «Sarebbe una iattura». Il sindaco Bruni è a favore.
Gli ambientalisti: «Misura irrinunciabile»
Blocco totale o semplice stop ai veicoli non catalizzati. È
ancora all'insegna dell'incertezza lo scenario per il prossimo
week end. La Regione ha per il momento deciso di non decidere
limitandosi a chiarire che ogni provvedimento verrà assunto
entro venerdì. E il presidente Roberto Formigoni ha sottolineato
in una nota ufficiale che l'eventualità del blocco, dalle 8 alle
20 di domenica, è tutt'altro che remota. «È possibile il fermo
totale - dice Formigoni - è necessario che ognuno faccia di più
e sia disponibile da subito a qualche ulteriore sacrificio» Ieri
i valori degli inquinanti registrati dall'Arpa sono stati ancora
molto elevati. È stato raggiunto il nono giorno consecutivo di
superamento della soglia di allarme per le cosiddette polveri
sottili (il Pm10). Così in tutta l'area critica di Milano-Como e
del Sempione, compresa la nostra città (dove siamo al settimo
giorno di allarme). Nella centralina di Como centro la
concentrazione resa nota ieri, relativa però a martedì, è stata
di 65 microgrammi su metro cubo d'aria (il valore soglia è di
50). Inutile dire che l'assessorato regionale all'ambiente è
sottoposto a fortissime pressioni. I
più preoccupati di un eventuale blocco totale sono i
commercianti. Il loro timore è quello di compromettere il giorno
più importante della stagione, vale a dire la domenica
pre-natalizia. «Il periodo è già infausto - dice Gianni Monetti,
direttore dell'Unione commercio - un'eventuale limitazione del
traffico sarebbe una vera e propria iattura: tutti sanno che,
soprattutto per una questione psicologica, i consumatori tardano
sino all'ultimo il momento dell'acquisto dei regali,il
contraccolpo sullo shopping sarebbe pesantissimo».
Opposta la lettura della vicenda che è offerta dagli
ambientalisti. «Shopping natalizio & traffico in tilt sono un
binomio quasi inevitabile , anche se il problema della mobilità
nella nostra citta è ormai una costante destinata ad aggravarsi
per la totale assenza
di una politica seria e lungimirante sul traffico - dice in una
nota Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi in Comune - è
assodato che in tema di polveri sottili valga molto di più la
prevenzione che non provvedimenti tampone, i blocchi restano
però irrinunciabili quando il livello di Pm10 è elevatissimo
come ora. I commercianti già dipingono scenari tragici ma i
blocchi a Como sono scarsamente controllati e poi la gente a
piedi compra di più».
Molto probabile infine che il blocco per le auto non catalizzate
che terminerà domani e in vigore dall'8 novembre scorso, sarà
invece prorogato anche per tutta la prossima settimana. A Como
in circa 40 giorni, le violazioni accertate sono state in tutto
104.
«Qualsiasi sarà la decisione presa dalla Regione avrà il nostro
pieno appoggio - dice il sindaco Stefano Bruni - si tratta di
misure che tutelano la salute dei cittadini e in particolare di
bimbi e anziani. E la salute viene prima di ogni altra
esigenza».
La provincia 5 dicembre 2004
Congelata l'operazione abbattimento. cormorani pesano ancora
molte incognite
È Leonardo Carioni a graziare in extremis i pennuti condannati a
morte. Con i fucili che avrebbero dovuto, domani, giustiziare i
24 cormorani accusati di «mangiare troppe alborelle», il
presidente dell'Ente Provincia ha voluto congelare all'ultimo la
pratica. Ieri ha annunciato che «la cosa migliore è quella di
sospendere l'iniziativa per cercare di capire se vi siano reali
ragioni per abbattere gli uccelli», prendendo così posizione su
una faccenda che sta suscitando proteste in tutta Italia.
Continua infatti, via computer, anche il tam tam innescato da
gruppi animalisti, o da semplici cittadini, per cercare di
salvare i 24 volatili. Una protesta a suon di e-mail a
tempestare la redazione de La Provincia ma anche gli uffici
caccia e pesca di Villa Saporiti e lo stesso presidente Carioni.
Nella valanga di mail, per la cronaca, ne compaiono anche un
paio favorevoli all'abbattimento dei cormorani, ma quelle che
invocano un dietrofront hanno già superato quota cento. Una
mobilitazione, quella scattata attorno ai cormorani di Faggeto,
riuscita persino a mettere d'accordo un senatore dei Verdi,
Natale Ripamonti, con l'onorevole leghista Cesare Rizzi. Quest'ultimo
non aveva infatti esitato a definire «fuori da qualsiasi logica»
la decisione presa dalla giunta su proposta dell'assessore a
Caccia e pesca Gianluca Rinaldin, dicendo a chiare lettere «i
cormorani devono restare dove sono e guai a chi li tocca». «Non
ho affrontato personalmente il problema, essendo di competenza
dell'assessore - ha comunque spiegato Carioni - ma, visto quello
che sta succedendo, è opportuno fermarsi e affrontare la
questione anche sentendo le associazioni ambientaliste». Proprio
gli animalisti lariani, dalla Lipu all'Ard (Associazioni Riunite
Diritti animali, che include Enpa, Amici della Terra, Gruppo
Ambiente 2 Febbraio, Comitato proprietari animali, Lega
antivisezione) hanno chiesto al numero uno della un incontro
urgente per esporre le loro ragioni. L'incontro, a questo punto,
ci sarà e che potrebbe definitivamente decretare l'annullamento
della «pena di morte» per i pennuti. Per il momento, quindi, la
delibera adottata dalla giunta lo scorso 18 novembre - in cui è
messa nero su bianco la decisione «di approvare un'azione di
abbattimento del cormorano a scopo dissuasivo in corrispondenza
delle aree di presenza dell'alborella, fissando il limite
massimo degli abbattimenti a 24 individui, pari al 15% della
popolazione censita» - viene "congelata”. Nei prossimi giorni
pertanto, tutti attorno a un tavolo, con il sicuro benestare dei
cormorani, in cerca di una soluzione “pacifica”. Gisella
Roncoroni
La Provincia 4 dicembre 2004
Le associazione animaliste chiedono un incontro con Rinaldin:
«Vogliamo almeno essere ascoltati».
«I cormorani devono restare dove sono e guai a chi li tocca». Il
deputato comasco Cesare Rizzi (Lega Nord) senza troppi giri di
parole spezza una lancia a favore dei 24 volatili condannati a
morte dalla delibera adottata dalla giunta provinciale, su
proposta dell'assessore a caccia e pesca Gianluca Rinaldin, lo
scorso 18 novembre. Il testo del documento prevede testualmente
«di approvare un'azione di abbattimento del cormorano a scopo
dissuasivo in corrispondenza delle aree di presenza
dell'alborella, fissando il limite massimo degli abbattimenti a
24 individui, pari al 15% della popolazione censita». E i fucili
inizieranno a sparare, come confermato da Villa Saporiti, la
prossima settimana nei due posatoi di Faggeto Lario e Bellagio.
«La decisione presa - tuona l'on. Rizzi - è fuori da qualsiasi
logica: si uccidono i cormorani perché mangiano qualche pesce.
Ma il fatto che animali si nutrano di altri animali non è altro
che la legge della natura, che va avanti da secoli e nella quale
l'uomo non deve intervenire perché non ha il diritto di
modificare l'ecosistema. E' assurdo abbattere 24 cormorani con
la motivazione che sottraggono le alborelle destinate a finire
su qualche tavola. I cormorani del lago non devono essere
toccati: vorrà dire che qualcuno mangerà semplicemente qualche
alborella in meno». Parole di fuoco quelle del deputato lumbard
che sposa quindi, nonostante il Carroccio guidi Villa Saporiti,
la linea delle associazioni ambientaliste ed animaliste. Una
linea che sta suscitando una valanga di proteste via mail. Sono
già una sessantina quelle arrivate in redazione a cui vanno
aggiunte quelle recapitate al presidente della Provincia
Leonardo Carioni e all'assessore a caccia e pesca Rinaldin e,
sulla rete, la vicenda dei cormorani di Como sta facendo
discutere diversi forum. Il tam tam, insomma, si sta espandendo
a vista d'occhio lungo la penisola. In ogni modo gli
ambientalisti sono decisi a tutto per salvare i 24 cormorani e,
come fa presente Elisabetta Patelli a nome dell'Ard
(Associazioni Riunite Diritti animali, che include Enpa, Amici
della Terra, Gruppo Ambiente 2 Febbraio, Comitato proprietari
animali, Lega antivisezione), ma anche della Lipu «è stato
richiesto un incontro urgente al presidente della Provincia,
all'assessore Rinaldin e al presidente della commissione caccia
e pesca Enrico Manzoni perché prima di uccidere i cormorani
dovranno almeno sentire le nostre ragioni. Ripeto, è un massacro
inutile e non giustificato e abbiamo, come associazioni, almeno
il diritto di essere ascoltati». Gisella Roncoroni
La Provincia 29 novembre 2004
Giusto abbatterli? La delibera di Villa Saporiti ha suscitato
un polverone di polemiche
«La Provincia non si è fatta scrupoli nell'organizzare la gara
di motonautica sfiorando di un soffio la schiusa delle uova e
adesso vuole uccidere i cormorani per tutelare l'equilibrio
della fauna ittica? È solo un'ipocrisia». Parole di fuoco quelle
usate da Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi e
rappresentante dell'Ard (Associazioni Riunite Diritti animali,
che include Enpa, Amici della Terra, Gruppo Ambiente 2 Febbraio,
Comitato proprietari animali, Lega antivisezione) per denunciare
la scelta di Villa Saporiti di dare il via libera
all'abbattimento di 24 cormorani, accusati di «mangiare troppe
alborelle». Un via che potrebbe diventare effettivo in qualsiasi
momento. Unica certezza è che, almeno finora, gli agenti della
polizia provinciale non hanno ancora premuto il grilletto delle
carabine. Anche i Verdi, insieme ad altre associazioni
animaliste tra cui spicca la Lipu (Lega italiana protezione
uccelli), salgono quindi sulle barricate per cercare di salvare
la vita ai 24 cormorani per i quali l'esecutivo provinciale di
Villa Saporiti ha già firmato la condanna a morte. Una condanna
a morte scritta nero su bianco nella delibera datata 18 novembre
e approvata da tutto l'esecutivo su proposta dell'assessore a
caccia e pesca Gianluca Rinaldin. «Quello che sta facendo la
Provincia è la maniera più veloce e ipocrita per accontentare i
pescatori. È ipocrita perché l'equilibrio della fauna ittica del
lago è pregiudicato innanzitutto da altri fattori, primo fra
tutti l'inquinamento. Mi chiedo semplicemente per quale ragione
la giunta non si sia fatta altrettanti scrupoli quando si è
trattato, come nel caso della gara di motonautica, di rischiare
di compromettere la schiusa delle uova». Sull'inutilità di
sparare ai cormorani la Patelli non ha dubbi: «È stato detto da
tutti ed è anche scritto nello studio allegato alla delibera,
che l'alborella rappresenta soltanto l'ultima scelta
nell'alimentazione dei cormorani che, al contrario, preferiscono
bottatrici e scardole. Tra l'altro è impossibile anche soltanto
pensare che 24 cormorani determinino in modo così massiccio il
numero di alborelle presenti nel Lario. Si sta ripetendo lo
stesso errore che si era fatto con gli svassi: dopo il via
all'abbattimento erano arrivati studi postumi che decretavano il
provvedimento ininfluente. Non permetteremo che questa volta si
faccia lo stesso». E le proteste potrebbero presto varcare i
confini della provincia di Como: «Manderemo mail in tutta Italia
– annuncia la Patelli – perché tutti devono sapere che il lago
non è solo turismo e che un patrimonio del genere viene gestito
dalla Provincia senza rispetto per gli animali. Ci troviamo di
fronte a un massacro gratuito. Gli animali non sono un baratto e
questo non lo possiamo tollerare». Agli oppositori si aggiunge
anche il Wwf che, tramite il responsabile Pierangelo Piantanida,
fa sapere di «essere contrario all'uccisione dei cormorani in
quanto non è una soluzione idonea» e di «essere pronto a portare
avanti la battaglia per salvare gli animali che non hanno alcuna
colpa». Insomma, la mobilitazione sembra essere soltanto
all'inizio e gli ambientalisti hanno intenzione di proseguire
finché l'assessore Rinaldin non farà marcia indietro. Una marcia
indietro che appare però difficile, almeno in questa fase.
Rinaldin ha infatti giustificato l'uccisione dei pennuti dicendo
testualmente: «È una decisione necessaria per tutelare
l'interesse dell'uomo e quindi di pescatori che basano sulla
pesca la sussistenza dei loro nuclei familiari rispetto a quello
degli animali. Finché mi troverò a dover prendere decisioni
pubbliche metterò sempre al primo posto l'uomo». Gisella
Roncoroni
La provincia 26 novembre 2004
Domani biciclettata all'insegna dell'ecologia
Domani tutti in bicicletta per difendere l'ambiente. «Per dire
no a una legge - riassumono gli ideatori dell'iniziativa - che
depenalizza le costruzioni abusive e prevede un condono per chi
non rispetta i vincoli paesaggistici e butta i rifiuti dove gli
pare». È con queste ragioni che le associazioni ambientaliste,
in occasione della giornata di mobilitazione per protestare
contro la legge di delega ambientale approvata l'altro ieri alla
Camera, organizzano la biciclettata di domani che partirà alle
15 da piazza Vittoria e farà tappa, alle 16, davanti al Liceo
Volta, dove ci sarà un incontro e verranno distribuiti depliant.
«L'ambiente non si condona, l'ambiente non si delega» è lo
slogan dell'inizitiva, che riassume in sé le ragioni e la carica
polemica dell'intera manifestazione. A detta delle associazioni
e dei partiti aderenti, come Verdi, Legambiente, Arci e
Rifondazione Comunista, la nuova normativa rappresenterebbe «un
vero e proprio rischio per la salvaguardia del patrimonio
ambientale, soprattutto per la presenza di disposizioni di
particolare gravità come quelle sui rifiuti o sul condono
ambientale che introducono una depenalizzazione e una sanatoria
perpetue per gli interventi abusivi senza autorizzazione su aree
vincolate da interesse paesaggistico». Una legge che, secondo
Elisabetta Patelli sarebbe antidemocratica: «Il ministero
dell'ambiente ha nominato una commi
ssione di 24 esperti per regolare la materia ambientale, ma noi
pensiamo che non sia costituzionalmente corretto privare il
Parlamento della possibilità di legiferare su un argomento di
così vasto interesse pubblico. Inoltre la legge sembra essere in
netto contrasto con le direttive comunitarie in tema di
termodistruzione dei rifiuti». Concorda Massimo Patrignani di
Rifondazione Comunista: «In questo modo viene conferita al
Governo la possibilità di modificare l'intera normativa
ambientale annullando anni di faticose riforme».
La Provincia 26 novembre 2004
Presidio
ambientalista per protestare contro il Piano rifiuti
Una protesta civile davanti a Villa Saporiti per dire un chiaro
no al Piano rifiuti elaborato dalla Provincia. Mentre
all'interno del palazzo i consiglieri si preparavano a
discuterlo (ma la votazione è stata rimandata a oggi), fuori dai
cancelli numerose associazione ambientaliste hanno organizzato
un presidio di protesta contro i punti principali del nuovo
piano. Promotore dell'evento - al quale hanno aderito anche la
Rete Donne Brianza, l'Arci, Greenpeace, i Verdi e Rifondazione -
è stato il Circolo ambiente Ilaria Alpi. Una cinquantina di
persone a rappresentanza di tanti cittadini che in questi mesi
si sono opposti all'approvazione della proposta. La sola Rete
delle Donne della Brianza ha raccolto quasi 10 mila firme, ma è
solo una piccola parte, secondo gli organizzatori, rispetto alla
fetta di popolazione a rischio diretto di inquinamento. «Siamo
contro lo smaltimento di combustibile derivato da rifiuti nella
cementeria di Merone, contro la realizzazione della terza linea
del forno inceneritore di Como, contro l'essenza di questo piano
– ha detto Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente –
è come se venissero costruiti altri due forni nella nostra
provincia, con grandi rischi per la nostra salute». Una protesta
che ha cercato di suggerire delle alternative: «La raccolta
differenziata nella nostra provincia è poco sopra il 30%, con la
sola introduzione della rac
colta dell'umido si potrebbe arrivare tranquillamente a quasi un
50% - continua Fumagalli – questa è la via percorribile per
conciliare smaltimento e rispetto dell'ambiente e della salute.
L'amministrazione deve percorrere questa strada». Proposte che
portano esempi concreti: Erba è passata in soli due anni dal 30%
al 50% di raccolta differenziata, la provincia di Lecco è già al
60%. Solo Como resta ferma al palo. Contrari anche
all'emendamento proposto dall'assessore all'ambiente Francesco
Cattaneo, per quanto riguarda Merone, nel quale si fa
riferimento a controlli sui fumi emessi dagli impianti di
incenerimento. Secca la risposta delle Donne della Brianza: «La
Provincia ci propone di trasformare la cementeria in un
inceneritore, poi di fare i controlli per verificare se è vero
che inquina».
La Provincia 14 novembre 2004
Pista ciclabile Erba-Monguzzo Bocciato il progetto
del parco
ERBA Non si farà la pista ciclabile tra Erba e Monguzzo: il progetto
del parco della valle del Lambro non è stato condiviso dalla
maggioranza consiliare, ragione per cui non verrà portato in
adozione. Esigenze di tutela ambientale hanno consigliato di
lasciare perdere la pratica: motivazioni che sono state sollevate
dall'Altracittà, nel corso di una riunione del centrosinistra. La
lista civica è contraria non tanto all'idea della pista ciclabile,
poiché essa in realtà esiste già, per tre quarti almeno del suo
percorso: si tratta di un antico sentiero agricolo di circa un
chilometro di lunghezza che collega il territorio comunale di Erba
con quello di Monguzzo. In realtà l'Altracittà è contraria a che
venga prolungato di circa trecento metri fino a raggiungere i grandi
posteggi dell'area industriale di via Manara, segnatamente quello
della ditta BTicino-Terraneo. Si teme infatti che, agevolando
l'accesso di una moltitudine di utenti, si possa snaturare un luogo
delicatissimo sotto l'aspetto naturalistico, dove nidificano specie
animali protette. Non si vuole insomma che questa zona diventi in un
futuro affollata come le sponde del lago del Segrino, o come i
giardini a lago di Alserio. L'Altracittà con queste ragioni è
riuscita a imporre la propria posizione agli alleati di
centrosinistra, benché gli altri gruppi fossero favorevoli a dar
seguito alla proposta del parco Valle Lambro: una scelta anche di
opportunità politica da parte del sindaco Enrico Ghioni, fatto
bersaglio da più parti dai suoi stessi alleati che gli rimproverano
mancanza di collegialità nelle decisioni.
Da La
Provincia del 17 ottobre 2004
Verdi contro Ogm: «Non aspettiamo i
danni del futuro»
Foss'anche che non ci fossero le prove che gli Ogm fanno male, e
secondo loro qualcuna c'è, sarebbe comunque meglio evitare di
scoprirlo un giorno sulla propria pelle. La pensano così, i Verdi,
che avendo deciso di portare sulle tavole delle loro case solo
prodotti biologici (niente pesticidi, niente Ogm, niente
contaminazioni, niente di diverso da ciò che la natura mette a
disposizione) osteggiano i cibi transgenici. Perciò si sono
arrabbiati molto quando hanno letto che uno dei più grossi
agricoltori della Bassa comasca, Carlo Benzoni, diceva che la legge
anti Ogm non serve a niente visto che comunque i mangimi per gli
animali sono fatti con soia geneticamente modificata importata
dall'estero. «Anziché permettere culture a base di Ogm - sbotta
Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi di Como - semmai
dovremmo risolvere il problema dei mangimi. Se le biotecnologie sono
utilizzate per la preparazione di farmaci è difficile essere
contrari, ma non è accettabile la manipolazione di piante ed animali
che, non potendo essere tenuti in ambienti isolati, vengono
sperimentati in campo aperto col rischio di contminazione in altri
organismi». La Patelli vede un pericolo nel fatto che sia
autorizzata l'importazione dagli Usa di soia e mais, che finiscono
così in quel che consumiamo. «L'inserimento di geni mediante
ingegneria genetica supera la naturale barriera tra specie e dà
origine ad individui che non sono stati verificati dalla selezione
naturale - aggiunge -. Ma se una pianta modificata si incrocia per
caso con piante coltivate o spontanee dello stesso tipo, può
diffondere un carattere che potrebbe avere gravi conseguenze per la
biodiversità. E anche in tema di salute i cibi derivati da Ogm
nascondono rischi per l'uomo: ogni volta che si modifica un prodotto
alimentare, questo può provocare allergie o effetti indesiderati,
che magari non vediamo subito, ma che potrebbero produrre danni a
distanza di tempo. In più, negli Ogm si usa un marcatore che
potrebbe rendere nullo l'utilizzo dell'antibiotico». Per questo e
per altri rischi nascosti negli Ogm, i Verdi invocano il principio
di Precauzione, previsto dalla Convenzione sulla Biodiversità, del
1992, e fatto proprio dal Trattato dell'Unione Europea. «Che
significa - conclude la Patelli - che per gli Ogm non dobbiamo
aspettare di verificare gli eventuali danni provocati in seguito al
loro uso, ma dobbiamo preventivamente valutarne i rischi potenziali.
In assenza di certezze scientifiche, è meglio astenersi dal produrli
e commercializzarli». Anna Savini
da Il Giornale di Erba
del 16 ottobre 2004
Non compromettiamo l'equilibrio ambientale
No allapista ciclabile
I Verdi criticano I'idea di alcune- amministrazioni
ALSERIO - (vei) I Verdi di Como si oppongono alla realizzazione di
una pista ciclabile attorno al lago di Alserio. Dopo le elezioni
amministrative di giugno, a scenari politici cambiati, l'anello
ciclabile torna dunque d'attualità. Il progetto di trasformare una
delle aree piu belle della Brianza in un paradiso per gli
appassionati delle due ruote non e infatti cosa nuova. Se ne era gia
parlato qualche anno fa, ma allora non si era trovato un accordo fra
le varie amministrazioni coinvolte.
Riteniamo che in Brianza non ci sia bisogno di aumentare il turismo,
ma the sia invece indispensabile proteggere la natura, in
particolare per quanto riguarda la valutazione preventiva
dell'impatto ambientale nella zona dei parchi e delle riserve
naturali - precisa l'assessore della Comunità Montana Costantino
Muzio, dei Verdi - Realizzare anche una pista ciclabile in una zona
gid fortemente antropizzata e che comprende molte industrie, tra cui
la Cementeria di Merone, potrebbe quindi seriamente compromettere il
delicato equilibrio ambientale. Intorno al lago di Alserio la
Regione Lombardia ha istituito nel 1984 la riserva naturale chiamata
Riva orientale del lago di Alserio e anche il Prg del comune di Erba
nel 1987 ha riconosciuto l'unicità dell'habitat naturale di questo
logo quale area di
sosta e nidificazione per oltre cinquanta specie migratorie e area
caratierizzata dalla presenza di specie rare di flora e fauna. In
accordo con il Parco Regionale della Valle del Lambro i Comuni
stanno ora invece nuovamente cercando accordi per realizzare un
anello ciclabile attorno al lago di Alserio.
I Verdi non sono solo preoccupati che la pista ciclabile sia un
disturbo alla fauna presente nella riserva naturale, ma temono ache
l'intera area possa trasformarsi, come e purtroppo già avvenuto per
il lago del Segrino, in qualcosa di esclusivamente finalizzato al
turismo. Costantino Muzio critica anche la nuova sede del
laboratorio di educazione ambientale a Castel del Lago. Si tratta di
un'iniziativa lodevole, ma andava fatta ai margini della riserva
naturale e non nel bel mezzo. E poi perchè utilizzare un battello,
seppure a energia solare, per convogliare turisti e scolaresche
nella zona della riserva? Non si disturbano gli uccelli the qui
trovato un'area di sosta o di nidificazione? Auspichiamo the
l'utilizzo della barca Amiciziaa venga sospeso almeno durante il
delicato periodo di nidificazione e migrazione, conclude Muzio,
decisamente contrariato e fortemente preoccupato per l'impatto
ambientale che queste iniziative potrebbero avere sull'intera area
lacustre.
La provincia 12 agosto 2004
il caso I Verdi suonano l'allarme e il centrosinistra si spacca
sulla delibera predisposta dall'Udc Canile, spunta un nuovo rischio
«Va rinviato l'ingresso della Valbasca in Spina Verde»
Nel mirino Il nuovo canile da realizzare in Valbasca, in questi
anni, è stato oggetto di furiose polemiche
Lo scorso anno è stato il turno della collina di Cardina, presto
analoga sorte potrebbe toccare alla Valbasca, una delle ultime oasi
di verde alle porte della città. Una delibera per inserire quest'ultima
nel parco regionale della Spina Verde è stata predisposta dall'Udc e
già sottoscritta da Rifondazione, Ds e una parte di Forza Italia.
L'esame in commissione urbanistica, prima del dibattito decisivo in
consiglio comunale, è già stato fissato per i primi giorni di
settembre ed il clima per allora sarà di grande fibrillazione
soprattutto tra la minoranza di centrosinistra che su questo tema
sembra spaccata. «Inutile negare che siamo preoccupati - dice la
capogruppo dei Verdi, Elisabetta Patelli - l'idea di tutelare la
zona dal punto di vista ambientale è ovviamente da noi condivisa ma
c'è il rischio che una proposta del genere, soprattutto in questa
fase, complichi ulteriormente la già travagliata realizzazione del
parco-canile ed è un rischio da scongiurare in ogni modo». In quale
modo la delibera per l'ingresso in Spina Verde potrebbe ostacolare i
lavori per il parco-canile? «Ad esempio sul fronte delle
autorizzazioni la procedura potrebbe diventare più complessa -
spiega la Patelli - nessun problema per la concessione edilizia ma
in caso di varianti in corso d'opera, che a priori non si possono
escludere, l'ente parco, legittimamente, dovrà dire la sua. In
sintesi, bene la delibera ma più in là, quando la realizzazione del
parco-canile sarà al sicuro». Ma c'è dell'altro perché se è vero che
la mozione dei centristi non fa alcun riferimento al canile, è
altrettanto vero che una delibera già approvata dalla Circoscrizione
2, allegata al documento in esame in consiglio comunale, cita
l'inserimento in Spina Verde quale intervento alternativo alla
realizzazione dell'opera che, come noto, fa capo all'Enpa (la
struttura attuale, ad Albate, è da tempo al collasso e rischia la
chiusura). «Non abbiamo volontà di mettere in discussione il canile
- dice il capogruppo dell'Udc, Pierangelo Gervasoni - sbaglia chi
dubita il contrario». La stessa tesi è sostenuta da Rifondazione :
«Il parco-canile non c'entra con questa delibera - dice il
capogruppo, Renato Tettamanti - ci siamo battuti su Cardina con
l'obiettivo di dare seguito al concreto desiderio della popolazione
di valorizzare la zona sotto l'aspetto ambientale e allo stesso modo
faremo ora per l'area naturale della Valbasca». Il cantiere del
parco-canile, come noto, è in fase di stand-by in attesa che il Tar
si pronunci sull'istanza di un gruppo di residenti, contrari
all'opera e decisi a ottenere l'annullamento della concessione
edilizia. La decisione del giudice amministrativo è attesa per fine
agosto e questo sembra essere davvero un passaggio decisivo, forse
definitivo, per la vicenda. Il Comune per parte sua ha deciso di
difendere la concessione rilasciata all'Enpa ed ha di recente
confermato il contributo di 50 mila euro a favore dell'opera. Il
permesso edilizio è stato rilasciato nel 1999, il ricorso al Tar è
stato presentato il 24 aprile del 2002 ma la richiesta di sospensiva
dei nove residenti lipomesi è di inizio giugno. E. Ma.
La Provincia 3 agosto 2004
proposta Gli ambientalisti puntano a modificare le norme edilizie.
Il verde limita a 20 gradi la temperatura delle coperture Erba e
piante sui tetti per combattere il caldo della città Patelli
(Verdi): «Cominciamo rinverdendo edifici pubblici e centri
commerciali»
(e. ma.) «Il vero rimedio al caldo sta nella piantumazione dei
tetti». Detta così assomiglia a una storiella metropolitana ma la
proposta di Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi in Consiglio
comunale, è tutto fuorché campata per aria. Bolzano ha già
aggiornato il proprio regolamento edilizio incentivando i
tetti-giardini, gradevoli esteticamente ma soprattutto utili a
limitare lo spreco energetico e ad alleviare il calore percepito in
città (mediamente superiore di cinque gradi alle limitrofe aree di
campagna). L'idea della Patelli declina in chiave comasca un
progetto presentato alcuni giorni fa a Milano dal consigliere
regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi e dal docente di Istituzioni e
governo dell'ambiente della Bocconi, Francesco Bertolini. «Si
potrebbe cominciare dai tetti dei grandi magazzini, degli edifici
pubblici e delle università - dicono i Verdi - un tetto in estate
può raggiungere 80 gradi di temperatura. Se coperto di verde solo
20. Ciò permette di ridurre l'uso di condizionatori, i quali, come
noto, emettono aria calda, aumentando la temperatura esterna».
Esperienze concrete in questo campo sono state come detto promosse
dall'amministrazione pubblica di Bolzano e realizzate nel
Tradecenter della città altoatesina. I costi per gli interventi di
rinverdimento sono calcolati per due tipi di approccio. Per quello
estensivo, che prevede la collocazione di verde e piccoli arbusti,
si oscilla intorno ai 35 euro al metro quadrato; per quelli
intensivi, in cui è prevista la collocazione anche di alberi, ci si
aggira introno ai 60 euro al metro quadrato Contro il caldo,
sostengono gli ambientalisti, è utile anche investire nella mobilità
sostenibile. In un'auto a motore termico il calore arriva fino a 85
gradi, in quelle elettriche le temperature sono molto più ridotte.
La bici, ovviamente, resta il mezzo più pulito. «Per incentivarne
l'utilizzo anche a Como - dice la Patelli - basterebbe garantire
rastrelliere dietro i mezzi pubblici e l'incentivazione economica da
parte del Comune all'acquisto delle bici elettriche .Cosa su cui
l'Amministrazione attraverso un nostro emendamento al bilancio si
era impegnata in Consiglio comunale e che ancora attendiamo invano».
La Provincia 2 agosto 2004
duelli In pericolo i 300-340 esemplari del Generoso. Minacce al
presidente dei cacciatori ticinesi Caccia ai camosci, è battaglia I
Verdi di Como contro il via deciso dal Canton Ticino
Tre giorni di fuoco La caccia ai camosci sarà aperta dal 7 al 9
settembre sul Monte Generoso
I camosci del monte Generoso, tra i 300 e i 340 esemplari in tutto,
sono in pericolo. Il consiglio di stato del canton Ticino ha deciso
infatti di aprire la caccia a questa specie di ungulati, a sud del
ponte-diga di Melide, dal 7 al 9 settembre. I camosci, da decenni
esclusi dall'attività venatoria, sono finiti nel mirino perché
considerati in sovrannumero. La decisione però, in Svizzera quanto
in Italia, ha provocato un vespaio di polemiche anche se, va
chiarito, il provvedimento esclude i 36 chilometri quadrati della
zona turistica del Generoso. I giornali ticinesi e soprattutto il
consiglio di stato sono stati bersagliati da e-mail e lettere di
protesta. In prima linea ci sono anche le associazioni ambientaliste
comasche. I Verdi di Como hanno aderito al comitato sorto per
tutelare i camosci del Generoso (www.camoscio-mg.ch). Si può dare il
proprio sostegno a questa causa aderendo on line oppure firmando la
petizione che è stata già depositata alla segreteria di palazzo
Cernezzi. «Il Generoso si trova al confine con la provincia di Como
con cui divide il versante nord che scende nella valle d'Intelvi -
spiega Elisabetta Patelli, portavoce dei Verdi - i camosci che lo
abitano, grazie al fatto che la caccia da molto tempo non viene
praticata nei loro confronti, sono poco timorosi dell'uomo, tanto
che la loro distanza di fuga è di circa dieci-venti metri. Il gruppo
si autoregola ed è ormai parte integrante del paesaggio, l'apertura
della caccia nel versante svizzero ci sembra un'iniziativa da
denunciare e contrastare con ogni mezzo, poiché andrebbe ad alterare
quel rapporto di fiducia che i camosci oggi vivono nei confronti
dell'uomo. Non solo, costituirebbe fonte di pericolo per gli
escursionisti e per i cercatori di funghi». La presa di posizione
dei Verdi di Como segue di pochi giorni quella di Armando Besomi,
presidente della Società protezione animali di Bellinzona (Spab).
«Un solo colpo di fucile - ha detto Besomi - creerebbe lo stress, la
paura in tutta la colonia, con il fuggi-fuggi e i piccoli che
potrebbero sfracellarsi sulle rocce del Generoso. Se ciò avvenisse
potrebbe esserci la denuncia per violazione della legge federale
sulla protezione degli animali». I toni del dibattito, su questa
vicenda, stanno oggettivamente esasperandosi. Nei giorni scorsi il
presidente della federazione ticinese della caccia, Marco Mondada,
ha denunciato di avere subìto minacce telefoniche. Lungo la via in
cui risiede a Pregassona, è comparsa la scritta «Mondada assassino».
E. Ma.
Corriere di como 18 giugno 2004
«Grave danno ambientale» Patelli (Verdi) contro il Gp di motonautica
Gli ambientalisti rilanciano la battaglia contro il Gp di
motonautica in programma questo fine settimana nelle acque del primo
bacino. Ieri il capogruppo dei Verdi in consiglio comunale,
Elisabetta Patelli, ha presentato un'interrogazione per conoscere i
dettagli della partecipazione economica del Comune all'evento.
«Ribadiamo la nostra ferma contrarietà alla gara di motonautica -
dice la Patelli - il ritorno di immagine non vale infatti il grave
danno ambientale, sotto il profilo di inquinamento di acqua e aria,
legato alle perdite di olio del motore, al consumo di carburante,
alle emissioni durante la gara e allo sversamento di carburante
durante il rifornimento e soprattutto all'inquinamento acustico (i
rumori sono amplificati dalla particolare conformazione del primo
bacino) di cui si accorgeranno i residenti e le famiglie che durante
il fine settimana vorrebbero godersi il lago in santa pace».
La Provincia 7 aprile 2004
PROPOSTA Appello dei Verdi ai pasticcieri: autocertificate qualità e
quantità del cacao
Uovo di cioccolato sì ma solo se è "doc"
Uova sì ma solo doc,ovvero con un contenuto di grassi vegetali
limitato. A sostenere questa
battaglia sane i Verdi the chiedono ai pasticceri locali di
autocertificare i prodotti o ai
consumatori di leggere con attenzione gli ingredienti per
privilegiare il cioccolato
migliore. "Dal 3 agosto dello scorso anno una nuova direttiva
europea stabilisce the il
cioccolato possa contenere grassi vegetali sostitutivi del burro di
cacao fino al 5%. In
questa caso sulla confezione dovrà essere riportata la dicitura
"contiene altri grassi
vegetali oltre al burro di cacao" - dice Elisabetta Patelli
consigliera comunale del Sole
the ride - la direttiva è stata un regalo alle multinazionali del
settore che hanno le mani
libere per spacciare come cioccolato anche ciò che non lo è. Ma il
danno è stato enorme per i consumatori, che non si accorgeranno di
quello che stanno assaggiando sia il vero "oro dei Maya oppure un
surrogato, e per milioni di contadini africani the dipendono dal
cacao per il proprio sostentamento.
L'appello degli ambientalisti è per la Pasqua imminente, agli
artigiani locali. Affinchè
diano seguito a una sorta di autocertificazione sulla qualita e
sulle proporzioni delle
materie prime utilizzate. Ma non solo, anche i consumatori, che
magari acquistano il
tradizionale uovo al supermercato. possono adottare uno stile equo e
solidale ma anche amico dell'ambiento e della salute. "Crediamo nel
valore della produzione artigianale dei
pasticceri comaschi e riteniamo importante che siano proprio loro a
dare informazioni ai
consumatori, spiegando che accanto al cioccolato tradizionale ci
sono in vendita -
legalmente ma sciaguratamente - prodotti che non hanno la stessa
caratteristica di qualità e bontà - dice ancora la Patelli - ai
clienti di negozi e supermercati chiediamo di verificare
gli ingredienti sulla etichetta,lo uova sono destinate soprattutto
ai bambini, invece di
lasciarci attrarre da costosissirni gadget-sorpresa prooccupiamoci
di garantire loro anche
un cioccolato di qualità*,
La Provincia 8 aprile 2004
ambiente Accolta la proposta del consigliere dei Verdi Patelli
Incentivo per le bici
elettriche
(gi.ro.) Un incentivo per i comaschi che decideranno di abbandonare
l'auto e acquistare una bicicletta elettrica. È questo quanto deciso
da Palazzo Cernezzi per cercare di abbattere
l'inquinamento in convalle. La proposta arrivava dalla consigliera
Elisabetta Patelli
(Verdi) che chiedeva un rimborso di 200 euro per ogni cittadino, ma
la richiesta è stata
accolta senza specificare l'importo dell'incentivo, ma, più
semplicemente come impegno ad
applicare sovvenzioni già nell'anno in corso. «Sul piano ambientale
- dice la Patelli - è
una piccola cosa, ma significativa per diffondere in modo capillare
la sensibilità verso
forme di mobilità sostenibile.La domanda di biciclette a pedalata
assistita elettricamente a
Como è abbastanza consistente, tenuto conto anche della particolare
conformazione del nostro
territorio».
La Provincia 11 febbraio 2004
IL caso VALBASCA
Ma all’orizzonte si profilano nuove difficoltà: possibile un ricorso
in appello
Il giudice dà ragione all’Enpa
Permesso di transito nella Casa di Gino: via libera al canile
Il progetto Il nuovo canile in Valbasca dell’Ente nazionale
protezione animali ha ottenuto
un primo via libera
L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) ha ottenuto dal tribunale
il permesso di
transitare sui terreni della Casa di Gino per costruire il canile in
Valbasca, ma
all’orizzonte spuntano nuove difficoltà. Sono 90 metri di strada
sterrata quelli su cui
transiteranno le ruspe degli animalisti. Il ponticello su cui
avrebbero dovuto transitare i
pesanti mezzi è stato giudicato inadatto a sopportarne peso e
dimensioni e il consulente
tecnico del tribunale civile ha individuato nella proprietà dei
donguanelliani «il percorso
alternativo meno invadente e con il minor impatto sull’ambito». La
Casa di Gino si era
opposta alla richiesta avanzata dall’Enpa e non è detto che non
decida di ricorrere in
appello contro la decisione. «Spero che l’opera don Guanella
comprenda la reale impopolarità di una sua eventuale opposizione
alla realizzazione di un edificio con finalità
didattico-educative. Le obiezioni ambientaliste della Casa di Gino -
ha affermato il
responsabile dell’Enpa Roberto Tomasi - sono state confutate dal
perito, perché si tratta di
realizzare una semplice pista sterrata di una novantina di metri,
che verrebbe smantellata
alla fine dei lavori». Nonostante la sentenza favorevole, l’Enpa
potrebbe comunque trovarsi
la strada sbarrata. In Consiglio comunale, infatti, lunedì sera i
rappresentanti dell’Udc
erano a caccia di firme tra i colleghi per richiedere l’inserimento
dell’area della Valbasca
nel parco della Spina Verde. La proposta di deliberazione verrà
depositata probabilmente
nelle prossime ore. «L’approvazione - ha detto Tomasi - potrebbe
intralciare fortemente la
prosecuzione dei lavori. Infatti, per la realizzazione della strada
di accesso risulterà
necessario un nuovo provvedimento autorizzatorio, così come per
eventuali varianti alla
concessione». La proposta di deliberazione è giudicata insidiosa per
la costruzione del
canile anche dalla consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli : «Non
pare esistere
incompatibilità tra il canile e il parco, perché lo statuto della
Spina Verde comprende le
attività di promozione sociale, ricreativa, educativa e di
informazione, che sono le
caratteristiche fondanti del nuovo canile. Tuttavia nel testo della
proposta di
deliberazione, dove si precisa di non voler decidere in merito al
canile, si porta in
allegato un provvedimento della circoscrizione Due che esprime
chiaramente l’obiettivo
primario di eliminare il canile». La Patelli, comunque, non si
opporrà alle richieste
avanzate dai centristi: «Siamo e restiamo assolutamente favorevoli
all’estensione dei
confini della Spina Verde in ogni direzione possibile, tuttavia non
abbiamo l’abitudine di
trincerarci dietro un falso ecologismo e fare un uso strumentale dei
vincoli ambientali. Ci
batteremo, come già abbiamo fatto per Cardina, affinché l’area della
Valbasca entri a far
parte del parco una volta ottenute sufficienti garanzie per la
realizzazione del canile». La
costruzione della nuova struttura, duramente contestata dai
residenti nella zona, investirà
nei prossimi mesi il Consiglio. Luca Marchiò
Corriere di Como 11 febbraio 2004
Il Tribunale di Como dà ragione al parco canile
Non si arrestano le polemiche sul parco canile della Valbasca. Nel
giorno in cui il
Tribunale di Como accoglie il ricorso dell?Enpa nella causa per
ottenere il passaggio sui
terreni della Casa di Gino per poter procedere ai lavori di
realizzazione del canile, Enpa e
Verdi accusano: «Alcuni consiglieri vogliono bloccare il progetto
inserendo la zona nel
Parco della Spina Verde». Ma andiamo con ordine. Il Tribunale di
Como, nei giorni scorsi,
avvalendosi di una perizia tecnica super partes, ha dato ragione
all’Enpa nella causa per
l’ottenimento del passaggio coatto sui terreni della Casa di Gino,
unica via per il transito
(secondo la perizia) dei mezzi pesanti necessari ai lavori di
costruzione del parco-canile.
La Casa di Gino si era opposta al passaggio dei camion incaricati di
compiere i lavori e,
adesso, potrebbe far ricorso in appello alla sentenza di primo
grado. Il responsabile del
progetto, nonché presidente dell?Enpa di Como Roberto Tomasi, si
augura però che questo non avvenga.
Ma proprio mentre i sostenitori del progetto festeggiano la sentenza
del Tribunale
cittadino, in una nota commentano preoccupati la possibilità che la
zona dove dovrebbe
sorgere il parco canile venga inserita nel Parco della Spina Verde.
«Questo - scrive in una nota l’Enpa - potrebbe intralciare la
prosecuzione» dei lavori.
«Infatti per la realizzazione della strada di accesso risulta
necessario un nuovo
provvedimento autorizzatore. L?Ente Parco Spina Verde potrebbe
dilatare enormemente i tempi di realizzazione».
Preoccupata anche Elisabetta Patelli, dei Verdi: «La proposta porta
in allegato una delibera
della Circoscrizione 2 che esprime l?obiettivo primario di eliminare
il canile. Siamo
favorevoli all?estensione dei confini della Spina Verde, tuttavia
non abbiamo l?abitudine di
fare uso strumentale dei vincoli ambientali».
La provincia 8 febbraio 2004
Braccio di ferro
L’Enpa denuncia il boicottaggio del progetto e accusa il Comune: «È
stato assente»
Parco canile, tutto in alto mare
Lavori bloccati da un anno. Si mobilitano gli animalisti
«Siamo vittime di un boicottaggio: la vicenda è talmente incredibile
che merita di diventare
un caso nazionale». All’Enpa non resta che la mobilitazione della
base animalista per
sbloccare i lavori per la costruzione del parco-canile in Valbasca.
Tutto è bloccato da
oltre un anno per un contenzioso che si è aperto tra i promotori e
l’Opera don Guanella che
è contraria a concedere il transito dei mezzi di cantiere su un
proprio appezzamento di
terreno. Niente possibilità di transito, niente lavori. Sino a
quando? «A giorni dovrebbe
esserci la sentenza - dice Roberto Tomasi (nella foto), presidente
dell’Enpa - siamo però
fiduciosi perché il perito nominato dal giudice ha riconosciuto la
necessità di passare sul
fondo dei guanelliani per poter eseguire i lavori». Per il momento,
però, il futuro del
nuovo canile resta segnato dall’incertezza. E, nonostante un fronte
politico trasversale di
sostenitori (in primis la consigliera verde Elisabetta Patelli e il
vicesindaco Paolo
Mascetti ), il sostegno del Comune non sembra più convinto quanto
nel passato:
«Sull’amministrazione grava una pesante responsabilità che è quella
di averci imposto
un’area difficilmente raggiungibile per poi disinteressarsi
completamente della questione»
dice ancora Tomasi che ieri, durante una conferenza stampa, ha
annunciato una vera e propria campagna di opinione (a suon di e-mail
e lettere, innanzi tutto ma senza escludere di bussare alle
telecamere di Striscia) per fare pressing su tutte le parti in
causa. A Palazzo
Cernezzi viene domandato un duplice impegno. Da una parte l’Enpa
chiede la disponibilità ad accogliere la domanda di proroga della
concessione edilizia, dall’altra la volontà di
esercitare una sorta di moral suasion sull’Opera don Guanella
affinché quest’ultima non
decida di prolungare all’infinito un contenzioso che sta rischiando
di far affossare
l’intera operazione. Sullo sfondo in questa fase ma non risolto, del
resto, c’è anche il
braccio di ferro con il comitato Valbasca, creato da un gruppo di
residenti di Lora e
Lipomo: «L’ostilità nei confronti del canile ha due motivazioni -
dice la Patelli - il
pregiudizio e, temo, interessi speculativi legati alla possibilità
futura di costruire in
questa zona». In bilico, questo è certo, non ci sta solo l’Enpa e il
progetto che, tra mille
difficoltà, sta portando avanti da cinque anni. Di mezzo c’è la
stessa possibilità che la
provincia di Como continui ad avere un canile nel comune capoluogo.
La struttura di Albate
versa infatti in condizioni di estremo degrado ed il suo
funzionamento è stato sino a oggi
tollerato dall’Asl solo in virtù dell’esistenza di un progetto per
un nuovo canile.
«Diciamolo chiaramente - dice Luigi Nessi (Nuova Como), ieri
presente all’iniziativa
dell’Enpa - quello di Albate è un lager: il centinaio di cani che vi
è ospitato vive in
situazioni inaccettabili». E. Ma. La storia Cinque anni per nulla
Nel maggio 1999 la bozza
del progetto di parco canile viene esposta a Villa Olmo, al termine
del concorso per le
scuole «animali in città». Il progetto viene poi presentato alle
istituzioni nel luglio 1999
e dalla cittadinanza nell'ottobre 1999. Nel gennaio del 2000 i
cittadini contrari al canile,
in buona parte si tratta di residenti a Tarliscia una frazione di
Lipomo, iniziano a
mobilitarsi paventando devastanti conseguenze ambientali. Nasce un
comitato per la
salvaguardia della Valbasca. Nel 2002 l’opera ottiene il via libera
della commissione
edilizia del Comune di Como. Immediata la risposta del fronte del no
con un ricorso al Tar.
Intanto i lavori hanno seguito ma molto limitato: i mezzi di
cantiere non hanno possibilità
di raggiungere l’area dei lavori se non utilizzando un terreno
dell’Opera don Guanella che
nega però il permesso di transito. Tra le due parti si apre un
infinito contenzioso, l’esito
forse ci sarà a giorni
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