Corriere di
Como 23 dicembre 2006
La
Soprintendenza di Milano 'grazia' l'albero che oscura la
facciata del maggior teatro lariano
Il grande cedro di piazza
Verdi - almeno per ora - non potrà essere abbattuto. Il responso
di grazia per l'albero che secondo alcuni oscura e svilisce la
facciata del Teatro Sociale di Como è giunto il 18 dicembre
scorso a Palazzo Cernezzi.
A spedirlo, la Soprintendenza milanese per i Beni Architettonici
e per il Paesaggio. A firmarlo, il numero uno dell'ente, Alberto
Artioli. Per la verità, il documento si presta a una doppia
lettura, poiché, sebbene sia stata chiaramente stoppata ogni
ipotesi di abbattimento immediato, sul futuro non vi è la stessa
fermezza.
«Questa Soprintendenza - si legge nel fax inviato di recente a
Palazzo Cernezzi - per quanto di competenza approva gli
elaborati presentati, approva il progetto di riqualificazione di
piazza Verdi, tranne l'abbattimento del cedro in fronte al
Teatro Sociale e l'Araucaria sullo spazio verde di fronte, per
cui sono necessarie verifiche ulteriori».
A farle, sempre secondo il soprintendente Alberto Artioli,
«trattandosi di area monumentale, è indispensabile che sia il
Corpo Forestale dello Stato».
Fin qui, dunque, il no chiaro e tondo al taglio dell'albero in
tempi brevi. Poi, come detto, ecco la posizione più morbida in
prospettiva.
«Questa Soprintendenza - scrive Artioli - fa comunque presente
che l'essenza arborea è estranea al contesto monumentale e anzi
non consente di percepire ottime visuali della neoclassica
facciata del Teatro Sociale. Tuttavia è anche vero che ormai
essa è entrata nella memoria collettiva della cittadinanza, e
come tale è forse opportuna la sua conservazione».
Ed è proprio ai punti di un parere vincolante richiesto ai
Forestali e a quel 'forse' nella frase finale che l'assessore
comunale al Verde, Umberto D'Alessandro, si aggrappa. «Quella
della Soprintendenza non è una posizione intransigente - dice -
Ci viene chiesto un approfondimento e lo faremo. Poi, risultati
alla mano, ci confronteremo in un'ottica di massimo dialogo».
Chi esulta è invece la capogruppo dei Verdi in Comune,
Elisabetta Patelli. «È una grossa vittoria dei cittadini, oltre
che nostra - ha affermato la Patelli - Le oltre 1.300 firme che
raccogliemmo a sostegno del mantenimento dell'albero hanno
testimoniato l'attaccamento della città al cedro e la necessità
di mantenerlo dov'è. Peccato piuttosto che quest'anno non sia
stato illuminato per Natale».
E.C.
La provincia
22 novembre 2006
Passa la mozione dei Verdi: più fondi per il canile di Lora
(c. b.) Nuovi fondi per il parco-canile in costruzione a Lora.
Ieri sera il consiglio - con il solo voto contrario di Paolo
Frisoni del gruppo misto - ha approvato la mozione presentata
dalla consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli (che segue
l'interrogazione sul medesimo tema presentata da Stefano
Molinari, An). Il documento impegna la giunta «a stanziare nel
prossimo bilancio un contributo economico significativo per le
spese incombenti, in particolare i costi della barriera fonica»
(circa 70mila euro), e a indicare un membro da inserire nella
speciale consulta regionale per «sostenere la richiesta dei
fondi destinati ai Comuni per la realizzazione dei canili. Ciò
anche per permettere all'Enpa di realizzare la struttura
completa delle strutture destinate ad attività socio-educative e
ricreative». I nuovi fondi sono necessari per completare il
progetto che, oltre alla creazione di una struttura di
accoglienza per i cani, prevede la realizzazione di un parco
canile, con un'area verde fruibile dai cittadini e una struttura
“educativa” per la promozione della “pet-therapy” e di un
corretto rapporto uomo-animale. Ha espresso soddisfazione
Roberto Tomasi, responsabile Enpa del progetto: «Questo
permetterà la realizzazione della struttura, ma anche di non
pregiudicarne la finalità socio-educativa».
La Provincia
11 ottobre 2006
Il piano per il
verde: via libera del consiglio
(d. al.) La
città avrà finalmente un piano del verde. Mancavano, infatti,
una regolarizzazione e una pianificazione organica per la
salvaguardia e la valorizzazione degli elementi vegetali sul
territorio. Ma l'altra sera il consiglio comunale ha approvato
la proposta del gruppo dei Verdi per l'introduzione di questo
strumento nel suo piano urbanistico, con voto contrario di
Roberto Rallo, capogruppo di Forza Italia, e l'astensione dei
consiglieri Pasquale Buono (FI) e di Enrico Cenetiempo (Udc).
Ora, su incarico dell'amministrazione comunale, si lavorerà per
metterlo a punto, e i primi risultati potrebbero arrivare già
entro un anno. Il piano del verde urbano sarà così composto: un
“censimento del verde”, che conterrà una rilevazione e una
analisi dettagliata sulle caratteristiche del verde privato e
pubblico delle aree urbane e periurbane, con identificazione
delle principali specie utilizzate; un “regolamento del verde”
che dovrà contenere norme sulla progettazione, l'attuazione, la
manutenzione del verde, descrivendo le modalità di realizzazione
delle nuove opere pubbliche e private, e comprenderà un elenco
generale delle specie e delle tipologie dispositive suggerite
per le diverse funzioni ornamentali (strade, giardini pubblici,
parchi ecc.). Saranno inoltre approntati: un “piano degli
interventi sul verde pubblico” che pianifichi le modalità di
attuazione degli interventi di estensione del verde pubblico; un
“piano generale delle manutenzioni del verde pubblico” per le
modalità e la programmazione dei lavori di manutenzione; un
“piano generale di programmazione del verde” che permetta la
pianificazione delle spese legate ai diversi interventi da
eseguire. Infine ci sarà anche un “piano di promozione del
verde”, che programmi interventi di valorizzazione culturale e
promuova il rispetto del verde.
La Provincia
30 giugno 2006
L'allarme Alta circa 27 metri, servirà a potenziare i
collegamenti telefonici. I Verdi: «I residenti non sono stati
informati» Duecento famiglie in rivolta contro l'antenna I
cittadini di via Varesina chiedono di spostarla: «Temiamo le
radiazioni». No del Comune: «Tutto in regola»
Cittadini in rivolta in via Varesina. Il motivo è dovuto a
un'antenna telefonica per cellulari che Tim ha costruito una
ventina di giorni fa. La costruzione, alta circa 27 metri, viene
giudicata estremamente pericolosa per le radiazioni che
potrebbero interessare decine di famiglie residenti nella zona.
L'antenna, che si erge su l'area di proprietà dell'autorimessa
Franco al numero 199, è stata autorizzata dal Comune di Como e
ha ottenuto anche il parere favorevole dell'Arpa ed entrerà in
funzione a giorni. Ma i cittadini non ne vogliono sapere e ieri
hanno minacciato di ricorrere a tutti i mezzi a loro
disposizione affinché venga rimossa. «Ci saranno almeno 200
famiglie in questa zona - ha detto Elisabetta Patelli capogruppo
dei Verdi al Comune di Como - E la gente è preoccupata per le
radiazioni». A insospettire i residenti sono le modalità con cui
è stata costruita: e cioè in pochissimo tempo e per lo più
durante le ore notturne. «Chi abita in questa zona non è stato
avvisato da nessuno - ha continuato Patelli - Nessuno si è
preoccupato di avvertire e di rassicurare gli amministratori. È
stato fatto tutto di nascosto e dall'oggi al domani gli abitanti
si sono trovati un'antenna alta più di venti metri davanti agli
occhi». Da qui le proteste e la richiesta al Comune di approvare
al più presto il piano antenne per evitare che altre compagnie
telefoniche, dopo Tim, possano costruire in qualunque zona della
città. «Al momento ogni gestore può fare quello che vuole - ha
spiegato Patelli - Il Comune in attesa di approvare il piano,
avrebbe dovuto fare una moratoria mettendo dei vincoli
sull'installazione delle antenne. E soprattutto fare degli
accordi con i gestori per trovare una soluzione. Perché
altrimenti si corre il rischio di mettere altre antenne in
qualunque zona senza poterle più rimuovere». I Verdi nei
prossimi giorni si attiveranno assieme ai residenti, per vedere
se a livello giuridico esistono i presupposti per spostarla.
«Verificheremo sul piano urbanistico se ci sono degli appigli -
ha concluso - La zona potrebbe essere sottoposta a dei vincoli
ambientali». Il Comune di Como, chiamato in causa si difende,
specificando che l'antenna in questione è in regola e che non
sono possibili rimozioni. «L'impianto è stato autorizzato
secondo la legge - ha detto l'assessore all'ambiente Umberto
D'Alessandro - ed è a norma ma sarà uno degli ultimi a sorgere
su suolo privato visto che è in dirittura d'arrivo il nuovo
“piano regolatore comunale” delle antenne. Per il Comune si è
trattato di una autorizzazione dovuta e comunque a garanzia
della totale sicurezza per i residenti visti i pareri e i
controlli dell'Arpa». Mario Cagnetta
Il Corriere di
Como 31 maggio 2006
Gli
ecologisti: «Vogliamo il piano del verde» La proposta Approda in
consiglio comunale la richiesta di una normativa urbanistica
specifica
(a.cam.) Gli spazi verdi a Como ci sono, ma non sono gestiti in
modo organico e rischiano di soccombere sotto l'avanzata di case
e cemento. Partendo da queste considerazioni, i Verdi hanno
presentato in consiglio comunale una proposta di delibera per la
messa a punto di un "piano del verde urbano" che definisca
progetti concreti di sviluppo quantitativo e qualitativo di
prati e giardini.
«Il verde urbano si presenta sotto varie forme e ha notevoli
funzioni - spiega Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi a
Palazzo Cernezzi - A Como però manca una visione organica di
questo polmone della città, a volte considerato quasi come un
peso. Per questo prati e giardini sono i primi a essere
sacrificati quando si tratta di mettere a punto nuove
edificazioni o progetti di ristrutturazione».
Per invertire questa tendenza il partito del Sole che ride
propone appunto al consiglio di votare una delibera per dotare
Como di un Piano del verde urbano. «Sarebbe un vero e proprio
piano regolatore del verde - precisa Elisabetta Patelli -
Partendo da un monitoraggio dettagliato della situazione attuale
si dovrebbero poi sviluppare progetti di riqualificazione che
prevedano in particolare la connessione di prati e giardini
disponibili. Questi spazi dovrebbero infatti essere collegati,
in modo da creare un percorso verde all'interno della città e
garantire una maggiore vivibilità per tutti i cittadini».
Votata da tutti i rappresentanti della minoranza, la proposta di
delibera potrebbe approdare già a breve sui banchi di Palazzo
Cernezzi. «Il nostro auspicio è che si possa almeno partire con
il progetto al più presto - conclude Elisabetta Patelli - Si
tratta di un lavoro ambizioso e complesso che richiede un certo
sforzo e la collaborazione di persone qualificate ma può offrire
risultati concreti importanti in termini di qualità della città
e della vita dei residenti. Speriamo di avere almeno l'assenso
perché qualcosa inizi a muoversi velocemente, i risultati poi si
vedranno strada facendo».
La Provincia
31 maggio 2006
Appello
ambientalista: un piano verde per la città Iniziativa unitaria
delle minoranze in Consiglio - Patelli: di questo passo una
foresta di cemento dagli effetti devastanti Intanto procede la
raccolta di firme per salvare il vecchio cedro di piazza Verdi,
movimento che ha superato quota 1200
«Il verde a Como c'è, ma è trattato come un orpello». Un
qualcosa, insomma, da mettere in secondo piano senza prestarci
troppa attenzione. Per questo, propongono i Verdi, «chiediamo la
redazione di un piano urbano del verde» che esegua un
monitoraggio di tutte le aree in città, e che serva da strumento
per programmare interventi di manutenzione e sviluppo di piante
e alberi. Un modo, insomma, per nobilitare piante, alberi e ogni
filo d'erba che cresce in città. Il piano del verde, in pratica,
vorrebbe entrare a pieno titolo nei vari strumenti di gestione
del territorio (piano dei servizi, dei trasporti, del
commercio…) diventando un mezzo di controllo e programmazione
urbanistica. È la richiesta contenuta nella proposta di
delibera, presentata lunedì notte in Comune e firmata da tutti i
capigruppo di minoranza, con cui si chiede la discussione del
progetto in consiglio comunale entro sei mesi dalla sua
approvazione. «A Como - ha denunciato Elisabetta Patelli,
consigliere comunale dei Verdi - manca una visione organica del
verde, ci si basa invece essenzialmente sulla concezione della
vegetazione come mero orpello, a volte un ingombro. Il verde
risulta quindi residuale, superficiale ed è il primo a farne le
spese quando si tratta di nuove edificazioni o di progetti di
ristrutturazione come ad esempio la piazza ex Fulda, la Filanda
o i cipressi al Monumento ai Caduti. Il verde è mercificabile a
basso costo, è manutenuto in modo confuso e poco efficace, in
parte in concessione, in parte a carico del Comune e in parte la
manutenzione è oggetto di scambio con i privati». Nel mirino
delle critiche dei Verdi, insomma, non è finita la quantità di
piante e alberi presenti in città, in percentuale accettabile
anche secondo gli stessi ambientalisti, ma una gestione
dell'ambiente che fa acqua da tutte le parti. «Le aree a
standard verde (quelle zone che vengono cedute al Comune da chi
edifica, come ad esempio si fa con i parcheggi pubblici, ndr) -
ha aggiunto la Patelli - di fatto sono piccole aiuole create
giusto perché lo impone la legge, ma senza nessuna logica
organizzata. Andando avanti di questo passo, viste le numerose
nuove costruzioni che stanno sorgendo in città, si rischia di
trovarsi di fronte al fatto: non avere più verde in città».
Nello specifico il piano prevede il censimento completo del
verde a Como (e non solo degli alberi come è già stato fatto dal
Comune) e la stesura di un regolamento che disciplini gli
interventi di realizzazione e manutenzione. E che si proponga
anche di “promuovere” il verde attraverso attività culturali. Un
documento, propongono i Verdi, che dovrebbe essere realizzato da
un gruppo multidisciplinare composto anche da un agronomo, un
architetto e un dottore forestale. «Il verde - ha spiegato la
Patelli - dovrà essere oggetto di una progettazione che ne
esalti le innumerevoli funzioni: sociale, culturale,
ecologico-ambientale attraverso la sua capacità di regolazione
del microclima e di abbattimento delle sostanze inquinanti, la
capacità di isolamento acustico e visivo la capacità di essere
ecosistema per specie animali, la funzione protettiva,
ricreativa e sociale». Continua intanto senza sosta la raccolta
firme in difesa del cedro di piazza Verdi. Fino a ieri sono
state raccolte più di 1.200 firme, ma ancora tanti moduli sono
sparsi in città, in mano a privati cittadini che si sono
attivati autonomamente. I moduli, hanno avvertito i Verdi, una
volta completi di firme vanno consegnati nella sede
dell'associazione Gruppo ambiente 2 febbraio, al pomeriggio, in
via Anzani 27. Claudio Bustaffa
La Provincia
28 maggio 2006
la
richiesta Per le associazioni ambientaliste il cedro è solo la
punta dell'iceberg «Il verde è indice di civiltà: bisogna
censirlo»
(c. b.) Si parte dal cedro di piazza Verdi, ma l'obiettivo degli
ambientalisti è una Como che abbia maggiormente a cuore la
tutela dell'ambiente, con nuove aree verdi in città. «La
battaglia in difesa del cedro - ha spiegato Elisabetta Patelli,
capogruppo dei Verdi in consiglio comunale - deve assumere per
forza un significato più ampio che riguarda tutto il verde
urbano, oggi declassato a mero orpello o mero elemento di arredo
urbano. Dobbiamo fare lo sforzo culturale di progettare il verde
con coerenza ecologica, proprio perché non vengano piantati
alberi in luoghi non adatti o viceversa abbattuti con totale
noncuranza». Quello che si chiede è in pratica una visione più
ampia delle aree verdi della città. «Gli alberi - ha aggiunto la
Patelli - sono patrimonio dei comaschi che deve essere censito,
regolamentato, e opportunamente pianificato e tutelato. Credo
che questo sia il pensiero che le persone oggi mobilitate in
difesa del cedro di piazza Verdi, al di là dell'attaccamento
alla singola essenza, vogliano esprimere. Chi ha cercato di
sminuire questa battaglia non si rende conto che i bisogni
infrastrutturali di un complesso urbano non sono solo strade,
servizi pubblici ed elementi tecnologici: anche il verde gioca
un ruolo fondamentale nel promuovere la qualità della vita». «La
presenza del verde nelle città - ha detto infine - la quantità e
qualità degli spazi ad esso dedicati, sono alcuni degli indici
principali di civiltà e di vivibilità delle nostre realtà
urbane. Occorre innanzitutto rispetto e capacità di progettare
la città tenendo insieme la complessità di tutte la sue
componenti». A fianco dei Verdi subito si sono subito schierati
i soci del Gruppo ambiente 2 febbraio. «Non capisco per quale
motivo - ha detto il presidente Mauro Consolini - si voglia
abbattere un albero tacciato di oscurare la facciata, seppur
bellissima, del teatro Sociale. È invece un elemento che la
valorizza. Potrei capire lo scetticismo se qualcuno proponesse
di piantare un cedro in quella piazza, ma un albero già c'è, e
allora perché toglierlo? Non vogliamo accettare l'arroganza di
un'amministrazione che non ascolta l'opinione dei cittadini».
Come per i Verdi, il cedro è solo la punta dell'iceberg di una
tutela ambientale che a Como manca: «Non ci sono spazi verdi in
città - ha aggiunto Consolini - ma solo alberi messi lungo le
vie. Per trovare un'area verde come si deve, tranne alcune
eccezioni come viale Varese e i giardini a lago, si deve uscire
dalla città. A Como centro ci sono solo piccole oasi».
La provincia
24 maggio 2006
A un
anno dall'approvazione della mozione dei Verdi "Buon samaritano
" e' partita l'iniziativa «Siticibo» che sfama 750 persone ogni giorno. Da 11 enti (scuole
e negozi) vengono recuperati gli avanzi destinati a 14 realtà
che si dedicano ai poveri Nei primi sei mesi di attività sono
stati raccolti tremila kg di pane. Bruni: «Esempio di
sussidiarietà»
Recuperare il cibo in eccesso da ristoranti, mense e negozi e
portarlo ad associazioni ed enti bisognosi. È questo l'obiettivo
di «Siticibo», un servizio attivo finora in fase sperimentale in
città, ma destinato a diventare permanente che si ispira alla
legge del «Buon Samaritano» (per la sua attuazione sul Lario era
stata approvata, un anno fa dal consiglio comunale, una mozione
promossa dal gruppo dei Verdi che impegnava la giunta a rendere
operativo quanto stabilito a livello nazionale). Ieri sono stati
presentati i dati del primo semestre di attività di «Siticibo» a
Como: 11 donatori (due mense ospedaliere, un ingrosso
ortofrutticolo, due panifici, 5 refettori scolastici ovvero via
Fiume, Brambilla, Perti, Sagnino e Tavernola, un hotel), 32
volontari, 14 enti (Arca, il banco di solidarietà, casa
Nazareth, casa della missione, Ozanam, Cav, Cometa, Il sorriso,
Incroci, Istituto don Guanella, La Nostra Famiglia, Monastero
Benedettine, Plorcs Annunciata, Protezione della Giovane)
destinatari per un totale di 750 persone. «Un incredibile
esempio di sussidiarietà – ha detto ieri mattina il sindaco
Stefano Bruni – che in modo creativo e semplice consente di dare
cibo a 750 persone e sostenere 14 realtà di solidarietà della
città». L'avventura comasca dell'esperimento attivo finora a
Milano è nata nel maggio del 2005 con una mini sperimentazione
e, da ottobre a marzo 2006 sono stati raccolti e ridistribuiti
2.930 kg di pane e prodotti da forno, 1.821 Kg di frutta, 442 Kg
di verdura 769 dessert. Dall'inizio di maggio, inoltre, è
cominciato il ritiro di piatti pronti cucinati dalla mensa
Artsana gestita dal gruppo Onama. E l'obiettivo per il 2007 è
quello di crescere ulteriormente, sia sul fronte donatori sia su
quello degli enti aiutati. Cosa manca? È stata Cecilia Canepa,
cofondatrice di «Siticibo» ad elencare il fabbisogno
dell'organizzazione: da un furgone refrigerato per il trasporto
dei cibi ai volontari e, ancora, a una sede definitiva.
Mediamente ogni anno (visto che sia ai donatori che ai riceventi
non viene chiesto alcun contributo) il costo per far funzionare
la macchina è pari a 30mila euro. «Il nostro auspicio - ha detto
Canepa - è di capillarizzare la nostra azione sul territorio
aumentando il numero di enti caritativi assistiti e, di
conseguenza, anche il numero di bisognosi sostenuti. Siamo
consci che il problema della povertà è attuale e scottante anche
nelle province italiane e non solo nelle grandi metropoli come
Milano. Riteniamo che il modello Siticibo sia un concreto
servizio per contrastare la povertà e che sia perfettamente
esportabile anche in altre città italiane». L'esperienza sarà
portata in piazza durante la notte bianca del 10 giugno con un
apposito stand. Per ulteriori informazioni e per chi volesse
dare il proprio contributo, sia in termini economici che di
tempo, è possibile contattare la responsabile Monica Molteni (cell.
328.48.43.424, mail: progettocomo@siticibo.it Siticibo Como, via
Regina Teodolinda, 61, fax 031 265061). Gi. Ro.
La Provincia
21 maggio 2006
Salvare il
cedro: raccolta di firme oltre quota 500 In sua difesa anche
l'ex assessore leghista Peverelli: «Non credo che disturbi la
simmetria della piazza»
«Giù le
mani dal cedro». È l'urlo di battaglia degli oltre 500 comaschi
che in pochi giorni hanno firmato la petizione contro
l'abbattimento dell'albero che da più di cinquant'anni orna
piazza Verdi. La raccolta firme non si è però fermata:
tantissimi moduli sono stati scaricati da internet negli ultimi
giorni da parte di privati cittadini, con una partecipazione
popolare che si sta diffondendo giorno dopo giorno. «Siamo
sicuri - ha detto Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei
Verdi e promotrice dell'iniziativa - che più di 500 comaschi
abbiano già firmato, ma sappiamo anche che in città stanno
girando tantissimi moduli che non abbiamo ancora raccolto.
Questo è il segno che tanti comaschi si stanno mobilitando di
propria iniziativa per opporsi all'abbattimento del cedro». A
questi nelle ultime ore si sono aggiunti tre consiglieri
comunali: il capogruppo dei Ds, Aniello Rinaldi, la collega di
partito Serena Tessaro e Luigi Nessi di Nuova Como. Dovranno
riuscire in un'impresa che si preannuncia difficile: far
cambiare idea al Comune che tramite Como servizi urbani ha già
predisposto un progetto di riqualificazione della piazza, ormai
quasi definitivo, che prevede proprio l'eliminazione
dell'albero. Proprio come era stato richiesto dai responsabili
del teatro Sociale, dai Palchettisti e da Piercesare Bordoli,
presidente della Famiglia Comasca, che aveva rilanciato la
proposta di togliere l'albero «accusandolo» di togliere visuale
alla facciata del teatro e del Duomo. A fianco dei Verdi, e di
tutti i cittadini che si sono opposti all'abbattimento del
cedro, si è schierato anche l'ex assessore all'Ambiente del
Comune, il leghista Diego Peverelli. «Per favore lasciatelo
dov'è - ha detto - Sono di questo parere semplicemente perché
ritengo che la salvaguardia di quest'albero oltrepassi il valore
prettamente botanico, indipendentemente dalla sua bellezza
estetica. È giusto che rimanga lì come esempio e piccolo
contributo culturale ad una città che si vorrebbe a misura
d'uomo. Il cedro rappresenta un fatto di cultura nel rispetto
della natura in quanto tale, che in qualsiasi caso va
preservata». Dalle teorie urbanistiche e ambientaliste,
Peverelli passa poi al lato pratico: l'effetto del cedro su
piazza Verdi, puntando invece l'indice su altri fattori che
disturbano la vivibilità dell'area. «Non credo che quest'albero
- ha aggiunto - seppur sgraziato, possa disturbare più di tanto
la simmetria di una piazza e l'insieme architettonico dei
diversi monumenti in essa presenti. Altrimenti, cosa dovremmo
dire dei binari delle Fnm con le sbarre del passaggio a livello,
con quegli orribili tralicci a sostegno della linea elettrica,
per non parlare poi delle fatiscenti e variopinte carrozze che
attraversano la piazza innumerevoli volte al giorno? e il
traffico di auto proveniente da viale Lecco e via Dante? Questo
non deturpa la bellezza e la simmetria architettonica della
piazza?». C. B.
La Provincia
18 maggio 2006
«Salvate
il cedro di piazza Verdi» Già 350 le firme Prende quota la
sottoscrizione degli ambientalisti La sentenza dal progetto del
Comune: abbattimento
Nonostante la raccolta firme, già più di 350 quelle
collezionate, e la presa di posizione di varie associazioni
ambientaliste, il cedro di piazza Verdi che «oscura» la facciata
del Duomo e del Teatro Sociale ha i giorni contati: il Comune,
tramite Csu, ha infatti già pronto nel cassetto un piano per la
riqualificazione dell'area, che prevede il definitivo
abbattimento dell'albero. Un progetto tenuto da tempo segreto, e
del quale siamo in grado di darvi ampie anticipazioni. Si farà
piazza pulita del verde: via il cedro e l'aiuola nella quale è
stato piantato più di cinquant'anni fa, compresi i parcheggi. E
via anche le altre aree verdi che attualmente fanno da contorno
all'abside del Duomo. Il tutto verrà sostituito con una
pavimentazione in porfido dello stesso tipo utilizzato per via
Magistri Cumacini, la stradina che costeggia il Duomo e sfocia
in via Vittorio Emanuele. Una grande lastra biancastra rialzata
tramite due gradini dalla sede stradale, che riporterà alla luce
gli edifici dell'area senza più impedimenti visivi. Cambierà in
modo sostanziale anche la viabilità dell'area: le due corsie di
via Pretorio verranno solo ristrette, ma non permetteranno più
di raggiungere il parcheggio dell'arena del Sociale in via
Bellini. Il posteggio sarà invece collegato tramite l'ingresso
da via Indipendenza, con il vigile elettronico che verrà
spostato di qualche metro verso via Vittorio Emanuele. Questa è
l'ipotesi attuale, che potrebbe comunque essere cambiata prima
della presentazione ufficiale del progetto. Un intervento che
permetterà di collegare senza più discontinuità la piazza
davanti al teatro e il centro città. Cambierà notevolmente anche
l'area verde adiacente a Palazzo Pantera e ai binari della
stazione delle Fnm, dove ci sono i giardinetti. Questi ultimi
verranno conservati solo in parte, lasciando spazio al nuovo
posteggio che verrà creato nell'area - tramite l'abbattimento di
un muro che amplierà lo spazio collegandolo a un'altra fetta di
terreno comunale - e che supplirà alla soppressione degli stalli
davanti alla facciata del teatro. Il nuovo posteggio sarà
«nascosto» da una fila di alberi. «Questo intervento – ha detto
Elisabetta Patelli dei Verdi - è comunque compatibile con la
presenza del cedro. Anzi, chiediamo che l'albero venga integrato
nel progetto accanto ad altre superfici verdi. Mi stupisco del
fatto che a fronte di tante voci contro l'oltraggio al decoro
del Sociale da parte del povero cedro, nessuno batta ciglio
davanti all'orrida e forse anche pericolosa installazione degli
orribili tralicci delle Fnm in viale Lecco». A garantire sulla
salute e integrità del cedro ieri è arrivato il parere di un
agronomo, Casolo Ginelli: «Il cedro è vivo e vegeto. Resiste
molto bene alla neve e all'inquinamento, e predilige un clima
umido come quello di Como». Ricordando che piante di questo tipo
vivono anche 500 anni, e possono essere adeguatamente potate per
non «disturbare» i monumenti.
La Provincia
13 maggio 2006
A ieri erano
già 100 le adesioni, contrario anche il Wwf. Pollice verso
«tecnico», invece, dal presidente degli architetti Abbattimento
del cedro, protesta in piazza Oggi in via Boldoni prosegue la
raccolta di firme promossa dai Verdi per salvare l'albero
davanti al Sociale
La protesta
contro l'abbattimento del cedro davanti al teatro Sociale scende
in piazza. Dal sito internet dei Verdi, infatti, la raccolta
firme si sta allargando in vari punti della città e da questa
mattina anche in piazza Boldoni si potrà apporre il proprio
dissenso in calce a una petizione popolare con la quale si
chiede la tutela della pianta. Fino a ieri sera erano già più di
cento le firme raccolte dagli ambientalisti. «La città si deve
mobilitare - ha detto Elisabetta Patelli, consigliere comunale
dei Verdi - è una questione di principio. Il verde è patrimonio
di tutti e per questo va trattato con rispetto. Il capriccio di
chi dice che l'albero va tagliato perché oscura la facciata del
Sociale non può essere soddisfatto». Rimandata al mittente anche
la proposta di piantare due querce a Villa Olmo in cambio
dell'abbattimento della pianta davanti al teatro. «Se vogliono
piantare altri alberi - ha aggiunto la Patelli - ben venga. Ma
non sono cose che si barattano come panchine». La proposta
dell'eliminazione del cedro di piazza Verdi era stata rilanciata
dal presidente della Famiglia comasca, Piercesare Bordoli, e
subito sostenuta dal sindaco Stefano Bruni e dal presidente
della Società dei Palchettisti, Francesco Peronese. La
motivazione, in sintesi, era che oscurerebbe la visuale sia
della facciata del Duomo che del teatro. In più, il progetto di
riqualificazione dell'area a cui starebbe lavorando Como servizi
urbani per il Comune avrebbe come caposaldo proprio la
sostituzione del cedro con una vegetazione più bassa. Alla
levata di scudi in difesa della conifera tra il Duomo e il
Sociale ieri si è aggiunto anche Pierangelo Piantanida,
referente del Wwf di Como. «Si tratta - ha detto - di un
problema che non deve sussistere. L'albero rappresenta un
elemento di abbellimento di piazza, non di oscuramento degli
edifici. La proposta di eliminare l'albero è un'inutile
accanimento, la piazza sarebbe spoglia di ogni elemento
vegetale, quando invece tutta la città necessita di più aree
verdi. Il problema di quella zona di Como non è il cedro, ma il
caos creato dal traffico». Prende le distanze, invece,
Legambiente: «Non siamo pregiudizialmente contrari al taglio -
ha detto Michele Roda, presidente di Legambiente Como - ma è una
discussione prematura perché non abbiamo ancora visto il
progetto. È una soluzione che potrebbe anche andarci bene ma
solo se riuscirà a garantire e migliorare la vivibilità di
quell'ambito urbano. Ci piacerebbe confrontarci direttamente con
il Comune nel momento in cui si presenterà il progetto. Sarebbe
un bel gesto, nel caso che alla fine si decida di togliere il
cedro, che lo stesso ente piantasse altri alberi in città».
Fuori dalle polemiche che stanno dividendo la città arriva il
commento “tecnico” di Angelo Monti, presidente dell'Ordine degli
architetti di Como. «Non voglio schierarmi pro o contro - ha
detto - a titolo personale ritengo però che davanti a un
edificio neoclassico, e nel contesto dell'architettura
dell'area, si preferirebbe evitare la presenza di un elemento
come il cedro di piazza Verdi». Claudio Bustaffa
La Provincia
11 maggio 2006
Il sindaco suona il De profundis al pino del
Sociale Bruni si schiera con la Famiglia Comasca: «Copre
totalmente la facciata del teatro e oscura il Duomo, va
abbattuto» I Verdi: «Un appello alla città per salvare
l'albero». Il Comune: «Altrove iniziative a sostegno della
presenza del verde»
Abbattere o non abbattere il grande albero davanti al Teatro
Sociale? Gli avversari della pianta che si staglia proprio sulla
facciata della struttura teatrale, capitanati dal presidente
della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli («Occorre levare al
più presto quel pino - aveva detto - impedisce la visuale
completa della facciata del teatro. È una pianta ormai brutta,
la cui cima è stata tagliata in passato. Non è più un esemplare
di valore»), incassano l'appoggio del sindaco Stefano Bruni. «Quell'albero
- ha commentato ieri il primo cittadino - non c'è mai stato. Lì
rovina il Duomo, il teatro e la fruibilità della piazza. Si
possono fare altrove iniziative a sostegno della presenza del
verde». Eliminarlo, quindi? «Sì» è stata la secca risposta di
Bruni. La Famiglia Comasca si è già resa disponibile a piantare
un altro abete nel parco di Villa Olmo e lo stesso faranno i
palchettisti del teatro. Sul destino dell'albero però è già in
atto un braccio di ferro tra gli ambientalisti e
l'amministrazione comunale. I Verdi hanno lanciato ieri la
petizione (www.verdidicomo.org oppure in orario pomeridiano,
nella sede del Gruppo Ambiente 2 febbraio e nel negozio Pianeta
Animale, entrambi in via Anzani 27) «Salviamo l'albero di piazza
Verdi» che verrà inviata direttamente al sindaco. «I
sottoscritti cittadini - si legge nel documento in circolazione
in questi giorni - venuti a conoscenza dell'esistenza di un
piano di ristrutturazione della piazza Verdi che prevede
l'abbattimento della pianta situata nel centro, chiedono agli
amministratori di garantire in ogni caso la salvaguardia
dell'albero». I Verdi sembrano decisi a tutto per salavare la
pianta e, al momento, non sono escluse azioni di protesta sul
posto. «La sua presenza - ribadisce Elisabetta Patelli,
consigliere comunale dei Verdi - è determinante in quel contesto
urbanistico e architettonico. Ormai è una sorta di monumento
entrato a pieno diritto nella scenografia della zona. Cosa ne
sarebbe di quell'area senza la sua presenza? Vogliamo
rassegnarci a vedere solo cemento? Quel pino non adombra nessun
edificio, anzi valorizza e impreziosisce le architetture
circostanti e la piazza. Opporsi al suo abbattimento non è solo
spirito ecologista conservatore, ma una questione di cultura e
di rispetto. L'albero non è un orpello: l'albero è dimora di
passeri, di merli,e di insetti ; ci ricorda le stagioni e
lentamente entra a far parte della nostra vita. L'albero è una
presenza amica e tranquillizzante». Il progetto di
trasformazione della piazza di fronte a Palazzo Terragni è
ancora allo studio da parte della Como Servizi Urbani (la
società partecipata del Comune). Al momento ne esiste soltanto
una bozza, visionata dal sindaco, in cui la storica pianta
(campeggia davanti al Sociale) è sparita. Quello definitivo,
invece, dovrebbe essere completato nell'arco di qualche
settimana. Gisella Roncoroni
La Provincia 10
maggio 2006
«Salvare il pino»: al via la petizione ambientalista I Verdi
contro l'abbattimento dell'abete del Sociale Patelli: «Quell'albero
è ormai come un monumento»
I Verdi sono pronti a scendere in campo per opporsi
all'abbattimento dello storico pino del Teatro Sociale. Per
questo da oggi partirà una raccolta firme con la richiesta che
ogni intervento di riqualificazione di piazza Verdi non dovrà
mettere a repentaglio la presenza dell'abete. Era stato Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia comasca, a
riproporre l'idea di abbattere la conifera. «È brutto - aveva
detto - oscura la visuale dell'edificio», proponendo in cambio
di piantare due querce nei giardini di Villa Olmo. Subito è però
arrivato l'altolà degli ambientalisti. «La sua presenza - ha
denunciato Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi -
è determinante in quel contesto urbanistico e architettonico.
Ormai è una sorta di monumento entrato a pieno diritto nella
scenografia della zona. Cosa ne sarebbe di quell'area senza la
sua presenza? Vogliamo rassegnarci a vedere solo cemento? Quel
pino non adombra nessun edificio, anzi valorizza e impreziosisce
le architetture circostanti e la piazza. Opporsi al suo
abbattimento non è solo spirito ecologista conservatore, ma una
questione di cultura e di rispetto». Secondo indiscrezioni,
anche il progetto redatto dalla Como servizi urbani su
indicazione del Comune per la riqualificazione dell'area prevede
la rimozione del pino. Un'ipotesi fortemente osteggiata dagli
ecologisti. «Quello che colpisce in questo caso - ha aggiunto la
Patelli - è la disinvoltura con cui ci si vorrebbe sbarazzare di
una pianta grande, forte, sana, che sta in quella piazza da
tanto tempo solo perché “da fastidio alla facciata del Sociale”.
Eppure anche da noi come nelle altre città alberi e monumenti
sono un binomio inscindibile, entrambi rappresentano la storia
di Como. In questa città abituata a tagliare alberi per far
posto a costruzioni invasive e a relegare il verde al ruolo di
mero arredo urbano, perorare la causa di un albero è un'impresa
da Sisifo. Eppure la presenza degli alberi è fondamentale: ogni
quartiere per essere vivo deve avere un giusto equilibrio tra
edifici, strade e verde. L'albero non è un orpello, l'albero è
dimora di passeri, merli, e insetti: ci ricorda le stagioni e
lentamente entra a far parte della nostra vita. L'albero è una
presenza amica e tranquillizzante». Di diverso livore era stato
l'intervento di Bordoli, fra i favorevoli all'eliminazione della
pianta per “dare luce” al Sociale. «Occorre levare al più presto
quel pino - aveva detto Bordoli - impedisce la visuale completa
della facciata del teatro. È una pianta ormai brutta, la cui
cima è stata tagliata in passato. Non è più un esemplare di
valore. Anche gli stessi rappresentanti del Sociale come Bruno
Dal Bon (presidente del Teatro Sociale As.Li.Co, ndr) dicono che
per l'intera struttura quel pino è una sofferenza». La macchina
della protesta ecologista è già stata messa in moto, pronta a
contrastare ogni progetto di abbattimento dell'abete. «Lanciamo
sin d'ora un appello alla cittadinanza - ha detto infine la
rappresentante dei Verdi - affinché la condanna dell'albero non
passi nell'indifferenza totale e affinché ci aiuti a raccogliere
le firme per chiederne la preservazione». I Verdi chiedono
dunque che ogni intervento per la riqualificazione dell'area,
pur bene accetto, debba conservare l'abete. La petizione è
scaricabile da oggi dal sito www.verdidicomo.org, documento che
dopo essere stato firmato potrà essere lasciato nella casella di
posta della Patelli in Comune. Si può inoltre firmare la
richiesta, in orario pomeridiano, nella sede del Gruppo Ambiente
2 febbraio e nel negozio Pianeta Animale, entrambi in via Anzani
27. Claudio Bustaffa
La Provincia 7
aprile 2006
Denuncia dei verdi «Nel bilancio non c'è spazio per
l'ambiente»
(c. b.) «In questo bilancio sbilanciato verso gli incarichi
professionali esterni, per un totale di 1.917.500 euro, non c'e
spazio per l'ambiente e per gli animali». Questa la denuncia di
Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi, dopo che i
suoi emendamenti al bilancio comunale 2006 sono stati bocciati
dalla maggioranza. Si trattava di proposte di due tipi.
Ambientali, con 30mila euro per l'installazione di rastrelliere
per bici da posare in città per incentivarne l'utilizzo e 20mila
euro per sostenere l'acquisto di bici elettriche. E nel campo
sociale e animalista: 40mila euro per il parco-canile della
Valbasca, 9mila euro per campagne che educhino al rispetto degli
animali e 40.000 euro di contributo a cittadini indigenti per le
prestazioni veterinarie
La Provincia 6
aprile 2006
Opposizioni compatte nel condannare la
decisione di Bruni di seguire il corteo dalla finestra.
Rifondazione: «Prima si fa da parte meglio è» «Il sindaco ha
sbeffeggiato i cittadini: gesto sprezzante e da irresponsabile»
(c. b.) In tanti il fatidico appello l'hanno sulla punta della
lingua: «Bruni dimettiti». Ma nessuno, all'interno dello
schieramento di centrosinistra, lo dice espressamente. Più
vicino di tutti ci va solo Renato Tettamanti, capogruppo di
Rifondazione: «Prima Bruni si fa da parte, meglio è per la
città». Aggiungendo però che «ogni decisione verrà valutata con
gli altri partiti e le forze che stano partecipando attivamente
alle manifestazioni. La città è dalla nostra parte, mentre
l'amministrazione sta cercando che qualcuno ceda alle
istigazioni». Dal resto dei consiglieri resto arrivano dure
prese di posizione contro quella che definiscono «la
provocazione di Bruni affacciato alla finestra», appellandosi
però al «senso di responsabilità, per non creare ulteriore
tensione». Tre i punti fermi: le dimissioni dell'assessore alla
Sicurezza, Francesco Scopelliti, l'istituzione di una
commissione consiliare di inchiesta e lo scioglimento definitivo
del nucleo anti writer. Questo il pensiero dell'opposizione in
consiglio comunale. «Anche per chi non era presente - hanno
denunciato in un comunicato congiunto Aniello Rinaldi e Romolo
Vivarelli dei Ds - è facile capire le vere intenzioni di Bruni e
Pastore. È sufficiente guardare le foto riportate sui giornali
oggi (ieri, ndr) con il sorriso di sfida del sindaco per
rendersi conto della provocazione. Si è cercato l'incidente che
non c'è stato in quanto il corteo era assolutamente pacifico».
Rinaldi ha poi rincarato la dose: «È stato il gesto di un
irresponsabile e di un provocatore - ha aggiunto - da Bruni
ormai non mi aspetto più nessun gesto intelligente perché non è
alla sua altezza». Dalla Margherita arrivano specifiche
richieste per calmare gli animi. «Difficile ora stemperare la
tensione - ha detto Mario Lucini - serve prima di tutto la
creazione di una commissione consiliare per discutere su quanto
successo, occorre che il nucleo venga sciolto e che i
responsabili politici traggano le dovute conseguenze da quanto
accaduto. È stato un gesto che dimostra la bassa statura umana e
politica del sindaco, con quel suo sorrisetto strafottente ha
cercato di far crescere la tensione in un momento delicato come
questo. È inqualificabile. Senza quel gesto il corteo si sarebbe
svolto pacificamente, come del resto è iniziato e si è
concluso». Per l'opposizione, a poco meno di una settimana dai
tragici fatti che hanno coinvolto Rumesh, ricoverato al Sant'Anna
dopo essere stato colpito alla testa da un proiettile esploso da
un agente della polizia locale, la città è divisa in due. «Da
una parte - ha denunciato Elisabetta Patelli dei Verdi - c'è chi
reagisce a quanto accaduto con senso di responsabilità,
solidarietà e partecipazione, dall'altra c'è solo
irresponsabilità, scherno e provocazione. Il sindaco ha compiuto
un atto gravissimo contro un corteo che si è dimostrato
assolutamente pacifico». Forti critiche anche da Nuova Como. «La
manifestazione - ha aggiunto Luigi Nessi - è stata civilissima,
il sindaco dovrebbe ringraziare tutte le forze di minoranza che
sono riuscite a garantire un clima disteso. Lui con quel gesto
provocatorio ha invece cercato l'incidente per poi scaricare sui
manifestanti la responsabilità». «Ho sentito che stava
succedendo qualcosa - ha spiegato Giovanni Moretti del gruppo
misto - ma mai avrei pensato che il sindaco stesse compiendo
quel gesto. Nessun altro primo cittadino del passato sarebbe mai
arrivato a tanto. Ha sbeffeggiato i cittadini con un
atteggiamento non consono a chi rappresenta le istituzioni. Ora
giudichino loro».
La Provincia 13
marzo 2006
Spazi elettorali: esposto dei Verdi al prefetto Contrari al
taglio dei manifesti per surplus di liste Patelli: «Decisione
arbitraria di Palazzo Cernezzi»
Un esposto al prefetto Domenico Lerro per denunciare un atto
incostituzionale della giunta di Palazzo Cernezzi nella
regolamentazione degli spazi per la campagna elettorale che, in
caso di mancata revoca del provvedimento, potrebbe trasformarsi
in un atto indirizzato alla magistratura. È l'iniziativa
intrapresa ieri mattina dal capogruppo dei Verdi in Comune
Elisabetta Patelli e dal senatore Natale Ripamonti. Tutto ha
origine dalla decisione presa dall'esecutivo comunale un paio di
giorni fa, quella cioè di «ridurre gli spazi di affissione nei
22 impianti comunali» a causa del numero troppo elevato di liste
in corsa per Palazzo Madama. «Ad oggi - avevano precisato dal
Comune - le liste alla Camera sono 18 e 32 quelle del Senato. Un
record che costringe a rivedere la distribuzione degli spazi
elettorali tradizionali per il Senato. Anziché un metro per due,
lo spazio sarà un metro per un metro». Annuncio, questo, che ha
mandato su tutte le furie la consigliera che ha deciso di
portare la questione sul tavolo del prefetto, rappresentante del
governo a livello locale. Nell'esposto la decisione della giunta
viene definita «arbitraria» che «supera i limiti delle proprie
competenze». «Ravvisando in tale atto - si legge nel documento -
un provvedimento anticostituzionale, oltreché un abuso di potere
da parte della giunta, la quale avrebbe invece competenza di
deliberare in merito a un'eventuale riduzione di spazi per la
propaganda indiretta, chiediamo alla Sv. di intervenire in
merito». Il testo si conclude dicendo che se il provvedimento
non verrà ritirato «verrà inoltrata denuncia alla magistratura
competente». Insomma, si profila un avvio di campagna elettorale
incandescente, anche sul fronte legale e giudiziario. La Patelli
denuncia «un atteggiamento arrogante dell'esecutivo che decide
di modificare leggi dello Stato e diritti costituzionali. Se
esiste il problema degli spazi perché le liste al Senato sono
troppe, la giunta con un po' più di umiltà dovrebbe anzitutto
rivolgersi al prefetto che è persona autorevole essendo il
rappresentante del governo». Il capogruppo dei Verdi inoltre
aggiunge: «La giunta potrebbe, sempre sentito il prefetto,
ridurre eventualmente gli spazi della propaganda indiretta (cioè
dei fiancheggiatori) su cui pesano, fra l'altro, forti
ambiguità: mentre alcuni partiti si attengono alle indicazioni
degli uffici e chiedono sostegno solo ad associazioni onlus
riconosciute, la maggior parte presenta domande indegne da parte
di associazioni fasulle con nomi umoristici». Gisella Roncoroni
La Provincia
domenica 12 marzo 2006
L'UNIONE Presentati i candidati comaschi del Sole che ride,
che corre insieme al Pdci per il Senato Verdi e Comunisti
italiani con la bandiera della pace
(d.al.) Doppia presentazione ieri per i candidati alla Camera e
al Senato di Verdi e Comunisti italiani. Elisabetta Patelli,
capogruppo comunale del Sole che ride, ha ufficializzato i volti
dei comaschi che scenderanno in campo nelle elezioni politiche
del 9 aprile. Tra loro, prima in lista (alla nona posizione) la
25enne Liliana Boninsegna, responsabile dei Giovani Verdi di
Como. «Non ho mai avuto incarichi istituzionali e sono senza
esperienza politica – ha ammesso – ma questa candidatura
rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto dai Giovani
Verdi, che cercherò di onorare». Per trovare un altro comasco
bisogna scendere fino al sedicesimo posto con Costantino Muzio,
già assessore all'ecologia per la Comunità montana Triangolo
lariano e ai servizi sociali per il Comune di Albavilla: «Farò
valere la mia esperienza nel settore dell'ecologia perché a Como
soprattutto è necessara grande attenzione a questo aspetto,
vista l'attualità dei problemi di inquinamento». Nella lista per
Montecitorio dei Comunisti Italiani ci sono invece Guido Tosatto
(settima posizione), Romano Fasciani (26° posto) e Domenico
Visconti (43°). Situazione ben diversa per il Senato, dove i due
partiti (insieme al movimento Consumatori) hanno deciso di
trovare un accordo e presentare una lista unitaria a sostegno
dell'Unione. Il motivo? Lo spiega Natale Ripamonti (attualmente
senatore per i Verdi, in cerca di una riconferma e inserito in
seconda posizione): «Con un richiamo esplicito al simbolo
dell'Unione cercheremo di garantire a Prodi il massimo
dell'elettorato, perché l'obiettivo primario è quello di
ottenere un cambio di governo». Gli ha fatto eco Maria Agostina
Pellegatta (membro del comitato centrale del Pdci) spiegando le
ragioni per le quali il suo partito ha scelto di scendere in
campo insieme ai Verdi e ai Consumatori, ovvero «per non
disperdere nemmeno un voto del centrosinistra e per la comune
scelta della pace». In lista per Palazzo Madama c'è anche il
comasco Aldo Nicoli (portavoce del comitato anti-tir di Ponte
Chiasso), inserito alla 27esima posizione.
Il CORRIERE DI
COMO martedì 7 marzo 2006
«Io però sono vegetariana»
La cena collettiva a base di pollo, ieri sera a Palazzo Cernezzi,
non ha avuto tra i suoi protagonisti Elisabetta Patelli,
rappresentante dei Verdi.
In un comunicato il consigliere comunale (nella foto Fkd) ha
spiegato le sue motivazioni: «Oltre al fatto che sono
vegetariana - ha precisato - il mio rifiuto deriva anche dalle
condizioni terrificanti di allevamento di questi animali e dal
pesante impatto ecologico che hanno gli allevamenti intensivi».
«È giusto arginare falsi allarmismi e sciocche isterie - ha
aggiunto - ma credo che siano altre le scelte importanti da
fare: da una parte dare ai consumatori garanzie di qualità e di
sicurezza e dall'altra orientarsi verso processi produttivi
ecologicamente ed eticamente più sostenibili
La Provincia 6
marzo 2006
questa sera in consiglio comunale Cena
anti-aviaria a base di pollo Protesta dei Verdi: «Non ci saremo»
(c. b.) La cena a base di pollo organizzata per questa sera in
consiglio comunale per combattere la «psicosi aviaria» ha
registrato la prima defezione. Con proteste annesse. È quella di
Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi che ha già
annunciato che non prenderà parte all'iniziativa. «Oltre al
fatto che sono vegetariana – ha spiegato - il mio rifiuto deriva
anche dalle condizioni terrificanti di allevamento di questi
animali e dal pesante impatto ecologico che hanno gli
allevamenti intensivi. La stragrande maggioranza dei polli viene
infatti cresciuta in allevamenti intensivi che creano un'immensa
sofferenza agli animali, usano massicce quantità di farmaci per
contrastare i focolai di malattie derivanti dal
sovraffollamento, e provocano massicci quantitativi di deiezioni
da smaltire che rendono le aree di intenso allevamento
estremamente esposte all'inquinamento delle falde acquifere. E'
giusto arginare falsi allarmismi, a volte amplificati dai
mass-media e sciocche isterie - so ad esempio di un aumento di
richieste di eutanasia di gatti domestici dopo il ritrovamento
dell'esemplare morto - ma credo che siano altre le scelte
importanti da fare: da una parte dare ai consumatori garanzie di
qualità e di sicurezza e dall'altra orientarsi verso processi
produttivi ecologicamente ed eticamente più sostenibili».
La Provincia 5
marzo 2006
Grandi opere, si alza il muro contro i «no Tav» I
contestatori sostenuti da Verdi e Rifondazione hanno preso di
mira paratie, Pedemontana e autostrada Como-Varese Comune e
Provincia non ci stanno: «Andiamo avanti. Loro sono contro tutto
ciò che rappresenta uno sviluppo»
Stefano Bruni e Leonardo Carioni rispediscono i No-Tav da dove
sono venuti. Alle accuse che le grandi opere che nei prossimi
anni verranno realizzate sul nostro territorio causeranno un
impatto ambientale devastante, il sindaco di Como e il
presidente della Provincia rispondono che si tratta solo di
falsità: «Andiamo avanti diritti per la nostra strada». La
denuncia era arrivata da Antonio Ferentino, leader della
protesta che nei mesi scorsi ha infiammato la Val di Susa scesa
in piazza per dire no alla realizzazione del corridoio 5
Torino-Lione, che ha puntato l'indice contro le quattro grandi
opere che nei prossimi anni - alcune con tempi certi, altre meno
- verranno realizzate in città e provincia. Si parte dalle
paratie, il sistema pensato per risolvere il problema delle
esondazioni in città, passando per la terza corsia della A9, la
Pedemontana e l'ipotesi dell'autostrada Como-Varese. Tutte
bocciate con il plauso di Verdi («Le paratie potrebbero
compromettere il delicato equilibrio su cui si regge la nostra
città» ha detto Elisabetta Patelli) e di Rifondazione comunista
(«Queste opere sono bombe ad orologeria per il nostro
territorio» ha detto Massimo Patrignani) che giovedì sera hanno
organizzato un incontro per discutere su «Sviluppo significa
progresso e benessere?». «La Pedemontana si farà - ha tagliato
corto Carioni - e non si tratta in alcun modo di spreco di
denaro pubblico. Fra un anno credo che si possa partire sia con
questo cantiere che con quello per la realizzazione della terza
corsia della A9. Queste opere sono fondamentali se non si vuole
arrivare al collasso della viabilità sul territorio
provinciale». Il cronoprogramma è tracciato, le proteste
rimandate in Val di Susa. Stessa linea seguita dal sindaco
Bruni: «I No-Tav, con quel "no" che sta davanti a ogni cosa,
sono sempre contro tutto quello che possa rappresentare uno
sviluppo per il nostro paese. Le paratie sono un'opera che andrà
a vantaggio della collettività con una particolare attenzione
per la tutela ambientale». E a chi mette in dubbio le buone
intenzioni dell'amministrazione per lo sviluppo urbanistico di
Como Bruni risponde con un «provare per credere». La
riqualificazione dell'area Ticosa sarà il banco di prova sul
quale il Comune depositerà le sue buone intenzioni: «Il nostro
intento è quello di creare una struttura bella, fruibile da
tutti i cittadini e che non rimanga chiusa in se stessa,
aprendosi invece alla città. Un'opera che riesca a inserirsi
senza traumi nel tessuto urbano». A mettere il dito nella piaga,
oltre ai No-Tav, Verdi e Rifondazione, negli scorsi giorni era
arrivato anche il commento del direttore del master
universitario in «Polis maker» (letteralmente costruttore di
città) del Politecnico di Milano - ma che si tiene a Como -
Angelo Caruso, che riguardo allo sviluppo urbanistico della
città ha detto: «La sola cosa che è restata intatta è il centro
storico. Tutto il resto è stato devastato. Non serve avere un
grande senso estetico per rendersene conto, basta guardarsi un
po' attorno: le brutture sono sotto gli occhi di tutti». Claudio
Bustaffa
La Provincia 4 marzo 2006
Pedemontana
e paratie nel mirino dei «No Tav» Il leader della protesta in
Val di Susa contro la linea Torino-Lione interviene a Como per
contestare le grandi opere Con lui Rifondazione comunista e i
Verdi. Patrignani: «Bomba a orologeria per il territorio.
Dobbiamo farci sentire»
Cos'hanno in comune la Tav in Val di Susa con la Pedemontana,
l'autostrada Como-Varese e le paratie a lago? In tutti e quattro
i casi, si tratta di opere onerose e di grande impatto
ambientale, che non porteranno i benefici sperati. È questa
l'opinione espressa da Verdi e Rifondazione Comunista nel corso
della serata tenutasi giovedì nel salone Noseda della Cgil.
Serata incentrata su un interrogativo: «Sviluppo significa
progresso e benessere?». Una risposta ha provato a darla il
leader del movimento «No Tav» Antonio Ferentino, che ha
ripercorso la storia delle proteste contro la linea Torino-Lione,
sottolineando come iniziative di questo genere siano necessarie
in tutta Italia. Anche a Como: contro Pedemontana e Como-Varese,
di cui ha parlato il consigliere provinciale di Rifondazione
Massimo Patrignani; e contro le paratie, duramente criticate dal
consigliere comunale dei Verdi Emanuela Patelli. NO TAV Ospite
d'onore della serata di giovedì è stato Antonio Ferentino,
presidente della Comunità Montana Bassa Val di Susa e
considerato il leader dei «No Tav». «Possibile - si è chiesto
Ferentino - che l'unico modo di creare sviluppo sia affidare ai
privati ingenti risorse pubbliche? La nostra non è una battaglia
locale, ma riguarda tutta l'Italia. I soldi dei contribuenti
possono e devono essere spesi meglio, investendo nella ricerca,
nell'innovazione, nelle nuove tecnologie. Non esistono solo le
grandi opere». Un aspetto, questo, che riguarda da vicino anche
Como, dove le grandi opere in cantiere sono almeno tre: la
Pedemontana, l'autostrada Como-Varese e le paratie a lago. LE
STRADE Sulle grandi opere stradali si è incentrato l'intervento
di Massimo Patrignani: «Per ora - ha detto il consigliere
provinciale di Rifondazione Comunista - questi progetti sono
solo degli spot elettorali: con l'approvazione del piano
territoriale, però, diventeranno sempre più concreti. E con la
realizzazione di Pedemontana e Como-Varese, i danni al
territorio saranno enormi: sia la provincia che la città si
troveranno chiuse in una morsa di autostrade». Per Patrignani, i
comaschi dovrebbero scendere in strada a protestare. Proprio
come gli abitanti della Val di Susa: «Vent'anni fa si lottava
contro la Pedemontana - ha proseguito -, ora non più. E il
risultato è che oggi siamo in estremo ritardo. Bisogna darsi da
fare: queste grandi opere rappresentano per il territorio una
bomba ad orologeria». PARATIE Dure, le parole di Patrignani.
Come quelle utilizzate da Elisabetta Patelli a proposito delle
paratie a lago: considerate «un totale disastro» sotto tutti i
punti di vista. «Per arginare un lago destinato ad esondare
sempre più raramente - ha detto il consigliere comunale dei
Verdi -, si costruiscono un'opera onerosissima e di grande
impatto ambientale. Entrando nel lago in profondità, le paratie
potrebbero anche compromettere il delicato equilibrio su cui si
regge la nostra città: da un giorno all'altro, chi abita in
centro rischia di ritrovarsi con la cantina allagata». Per la
Patelli, la costruzione delle paratie andrà a discapito anche di
turismo e viabilità: «Si prevede che la realizzazione dell'opera
richieda quattro anni - ha proseguito -, quattro anni durante i
quali il lungolago rimarrà inevitabilmente sfigurato, con
ingenti danni per l'industria del turismo. E che dire del
traffico? A Como non ci si muove quando si pota un albero,
figuriamoci cosa potrebbe succedere con il lungolago bloccato
per un periodo così lungo…». Giacomo Fasola
Corriere di
Como 25 febbraio 2006
ELEZIONI
POLITICHE / I Verdi candidano la 25enne Liliana Boninsegna,
presidente dei giovani del 'Sole che Ride' della provincia L'ex
assessore Psi del capoluogo sarà il numero uno dell'Udeur nella
Circoscrizione Lombardia II
(da.c.) Bocche cucite. Dappertutto. La definizione delle liste
per le elezioni del 9 aprile sta producendo, tra gli altri, un
effetto nuovo nel panorama politico locale: l'assenza totale di
commenti e indiscrezioni.
Nessuno parla. Non i diretti interessati, che piuttosto di
azzardare una previsione si farebbero tagliare una mano. Non i
dirigenti provinciali, che
rimandano tutto, quando va bene, «al regionale», ma che molto
più spesso si appellano «al nazionale» e «alle segreterie» non
meglio definite.
«Il meccanismo di scelta è infernale», ammette Alfio Balsamo,
segretario provinciale del Nuovo Psi. Si decide tutto a Milano e
a Roma. Le teste di lista sono catapultate dall'alto, il
territorio non è tenuto in alcuna considerazione. Il risultato è
una tensione altissima tra i papabili e una delusione diffusa
tra tutti gli altri. Anche perché, essere piazzati al decimo o
al quarantesimo posto, nella sostanza, non cambia nulla.
ULIVO
I primi a sciogliere le ultime riserve, oggi, dovrebbero essere
Ds e Margherita. La lista unitaria per la Camera è pronta. La
segretaria provinciale della Quercia, Rosalba Benzoni, dovrebbe
occupare il 12.mo gradino, in posizione utile per approdare a
Montecitorio. Prima di lei, i Ds schierano Maurizio Migliavacca,
Furio Colombo, Franco Tolotti, Marco Fumagalli, Antonio Misiani
e Daniele Marantelli.
Ancora incerti, invece, i quattro nomi della Margherita che si
aggiungono al capolista, Dario Franceschini.
CENTRODESTRA
In Forza Italia regna la totale incertezza. L'unico ad avere già
staccato il biglietto per Roma è il ministro Lucio Stanca, che
sarà nella testa di lista insieme con Berlusconi, Tremonti e la
socialista Chiara Moroni, candidata per 'diritto di tribuna' tra
gli azzurri.
An deciderà i suoi nomi lunedì, nel corso della direzione
nazionale. Alessio Butti non ha ancora sciolto la riserva tra
Camera e Senato. I papabili della Lega sono invece al vaglio di
un gruppo ristrettissimo (Bossi, Maroni, Giorgetti) e si
sapranno soltanto al momento della presentazione ufficiale.
PARTITI MINORI
Qualche curiosità emerge dal pattuglione dei piccoli partiti. L'Udeur,
ad esempio, avrà come capolista alla Camera nella nostra
Circoscrizione l'ex assessore Psi di Como, Pasquale De Feudis.
Tra i Verdi, al numero otto sarà candidata Liliana Boninsegna,
25 anni, presidente dei giovani del 'Sole che Ride' di Como. Il
cartello Nuovo Psi-Dc (De Michelis-Rotondi) avrà come capolista
Flavio Martinelli, figlio dell'attuale parlamentare (e sindaco
di Chiuduno), Piergiorgio Martinelli.
La Provincia
15/02/2006
l'intervista Elisabetta Patelli verdi «L'inquinamento arriva
dal traffico»
Elisabetta Patelli,
portavoce dei Verdi, come giudicate il divieto di utilizzo della
legna per riscaldamento? Mi fa ridere. Non so quante persone si
affidino ai camini e alle stufe per riscaldare le proprie case,
ma credo che la percentuale di emissioni inquinanti attribuibile
ai camini sia infinitesimale, forse addirittura non
rintracciabile. Il problema dello smog è altro: c'è una quota di
responsabilità che possiamo addebitare al riscaldamento, ma non
certo ai camini; piuttosto alle caldaie, soprattutto quelle
vecchie. Ma il responsabile maggiore resta il traffico». Come si
può efficacemente incidere nel campo degli impianti di
riscaldamento? «Innanzitutto occorre riconvertire tutte le
caldaie a gasolio, a partire da quelle ancora presenti negli
edifici pubblici, incentivando i privati a provvedere in tal
senso. Va inoltre incrementato l'utilizzo delle caldaie più
moderne, di ultima generazione che sono più rispettose
dell'ambiente in fatto di emissioni». Avete qualche proposta per
favorire la diffusione di impianti di riscaldamento più
eco-compatibili? «Per esempio una modifica del regolamento
edilizio per contenere il consumo energetico dei nuovi edifici,
ma anche di quelli in ristrutturazione. Poi però c'è tutta la
questione della politica dei trasporti che incide di gran lunga
di più. Il 16 febbraio è l'anniversario dell'entrata in vigore
nel nostro paese del protocollo di Kyoto, ma siamo in ritardo».
E cioé, a che punto siamo? «Non si fa tutto quello che si
dovrebbe, ovvero investire sul trasporto pubblico, sulle fonti
rinnovabili, sulla sicurezza degli impianti sia dal punto di
vista energetico che ambientale. Credo che i cittadini siano
anche disponibili a fare qualche sacrificio, ma bisogna metterli
nella condizione di condividere un progetto. Per esempio, quando
parliamo di blocchi, chiediamo sempre che siano programmati.
Visto che il problema dell'inquinamento in inverno è ormai una
costante, a settembre la Regione dovrebbe programmare tutta la
stagione di blocchi». m. cl.
Il Corriere
di Como 19/1/2006
Il livello di Pm10 in
città è tra i peggiori degli ultimi quattro anni
Dal 2002, mai a Como si erano registrati valori di Pm10
nell'atmosfera alti come in queste ore. La sequenza storica
rilevata dalla centralina di viale Cattaneo non lascia dubbi
circa la gravità dell'inquinamento dell'aria nel capoluogo. Gli
ultimi due dati disponibili, relativi al 17 e al 18 gennaio
scorsi, parlano di una concentrazione di polveri sottili pari,
rispettivamente, a 183 e 187 microgrammi ogni metro cubo d'aria,
quando il valore che la legge individua come pericoloso per i
nostri polmoni è di 50 microgrammi per metro cubo. Siamo dunque
pericolosamente vicini al record negativo dell'anno 2002, quando
il 17 gennaio la centralina di viale Cattaneo registrò un valore
di 226. Quel picco non è più stato raggiunto, per fortuna, anche
se nel 2003, il 14 gennaio, il record fu sfiorato con 172
microgrammi di Pm10. Poi, il 3 febbraio 2004, il livello massimo
fu di 154 e, nel 2005, di 151. Livello fatto registrare meno di
un mese fa, il 23 dicembre. Da tale filotto nero, si capisce che
in questo inizio 2006 il capoluogo lariano sta facendo i conti
con l'aria più avvelenata degli ultimi quattro anni.
A fronte di questi numeri, un'altra cifra emersa proprio ieri
concorre a dare il quadro della situazione critica. I dati in
possesso dell'Automobile Club di Como, infatti, hanno
evidenziato il vero e proprio fiume di automobili che
nell'ultimo anno si è riversato sulle strade di Como. Dai
336mila veicoli circolati e censiti nel 2004, infatti, al 31
dicembre del 2005 il parco circolante era passato a 350mila. Un
dato, questo, derivante dalla differenza tra il numero
incredibilmente alto di nuove immatricolazioni (22.850, delle
quali 12.900 a benzina e 9.625 a gasolio) e quello dei mezzi che
invece hanno smesso di circolare per diversi motivi. Davvero
scoraggiante, inoltre, il dato riguardante i mezzi ecologici
entrati ufficialmente in servizio in provincia di Como nel 2005:
22 a metano e 34 a gpl. Poco più che briciole, dunque, segno che
la tanto auspicata sensibilità ambientale legata ai trasporti,
sul Lario, fatica ad attecchire.
Lo stesso presidente Aci, Enrico Gelpi, lo conferma.
«Effettivamente i mezzi ecologici non sono ancora riusciti a
sfondare sul mercato - afferma - Sicuramente incide l'estrema
scarsità di punti di rifornimento, inoltre soltanto negli
ultimissimi tempi le case automobilistiche sembrano puntare sui
mezzi ecologici. In futuro penso che il mercato crescerà, e
anche l'approccio dei comaschi sarà diverso».
Guardando al prossimo blocco del 29 gennaio, Gelpi ribadisce per
l'ennesima volta la sua contrarietà: «Le grandi strade come
sempre rimarranno aperte - dice - e lo stop alle auto servirà a
poco o a nulla. Inoltre, le vetture incidono solo per il 40%
sullo smog, il grosso dipende dai riscaldamenti».
Anche per il Comune di Como la via scelta dalla Regione per
combattere le Pm10 non risolve nulla. Spiega, infatti,
l'assessore all'Ambiente, Umberto D'Alessandro: «Noi abbiamo
cercato di opporci contro questo sistema dei blocchi, ma anche
per il 29 gennaio prossimo temo non cambierà niente. Si ripeterà
il solito copione, con poche vie chiuse e le altre piene di
traffico. Inoltre, il fatto che oggi viviamo un'emergenza e
magari tra dieci giorni l'aria sarà migliore per vento o pioggia
conferma che il sistema è un'anomalia».
Si scaglia contro la logica dei blocchi anche la capogruppo dei
Verdi a Palazzo Cernezzi, Elisabetta Patelli. «Ormai gli stop
alle auto hanno perso anche il valore simbolico di un tempo -
afferma l'esponente ecologista - Finché la Regione Lombardia non
avrà il coraggio di fare scelte davvero strutturali, che
prescindano delle emergenze del momento, il problema smog non si
risolverà mai. La politica attuale serve soltanto a rincorrere i
buoi quando sono già scappati, mentre i cittadini, e in
particolare le categorie più deboli come anziani e bambini,
vedono la loro salute messa fortemente a repentaglio».
Dal canto suo il Pirellone, in una nota, ha comunicato ieri di
aver messo in campo un piano contro l'inquinamento per i
prossimi cinque anni. L'obiettivo, afferma la Regione, è
dimezzare «le polveri sottili entro il 2010». Per realizzare il
piano saranno stanziati finanziamenti ingenti: 600 milioni di
euro. Il progetto, sottolinea il Pirellone, «comprende una vasta
gamma di interventi per contrastare sia le cause immediate sia
quelle strutturali dell'inquinamento». Nonostante questo,
conclude la nota della Regione, «è fondamentale la
collaborazione anche dei cittadini».
legge
194 «Usciamo dal silenzio» a Milano Da Como in duecentocinquanta(a.l.)
Una manifestazione per difendere la legge 194 e «contro
l'intimidazione e la colpevolizzazione delle donne». Sono questi
i temi che porteranno sabato centinaia di donne in piazza a
Milano per protestare contro quelli che vengono definiti
«insidiosi attacchi alla legge sull'aborto» sotto lo slogan
«Usciamo dal silenzio». Tra queste anche il coordinamento
comasco della marcia mondiale delle donne contro la guerra, le
violenze e la povertà e a cui aderiscono Donne in nero, Telefono
donna, Forum donne Prc, Donne Ds, Donne Verdi e Assemblea
permanente delle donne della funzione pubblica Cgil. «Gli
attacchi che da più parti vengono fatti alla legge 194 -
sottolinea la portavoce Nicoletta Pirotta - anche se nessuno ha
mai parlato di una sua eliminazione ci obbligano a una presa di
coscienza comune che partirà proprio con la manifestazione di
sabato». Il corteo partirà alle 14 da piazza Duca D'Aosta a
Milano per raggiungere poi piazza Duomo. «La donna ha diritto a
essere ascoltata e aiutata, ma soprattutto rispettata nelle sue
scelte, qualunque esse siano - spiega Liliana Boninsegna delle
Donne Verdi -. Uno smantellamento della legge 194 prefigura
naturalmente il rifiorire del mercato clandestino». Non solo
però legge 194 al centro dell'iniziativa. Il corteo infatti ha
come obiettivo anche quello di riaffermare «la libertà
femminile» e «ridare significato alla laicità dello Stato».
Anche per questo, la manifestazione di Milano si terrà in
contemporanea con il corteo "Tutti in pacs", organizzato nella
stessa giornata a Roma. L'appuntamento per i partecipanti alla
manifestazione milanese, che conta già 250 iscrizioni comasche,
è per sabato alle 12.30 alla stazione di Como Lago. Informazioni
sul sito www.usciamodal silenzio.org.