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RASSEGNA STAMPA 

Corriere di Como 23 dicembre 2006
La Soprintendenza di Milano 'grazia' l'albero che oscura la facciata del maggior teatro lariano
Il grande cedro di piazza Verdi - almeno per ora - non potrà essere abbattuto. Il responso di grazia per l'albero che secondo alcuni oscura e svilisce la facciata del Teatro Sociale di Como è giunto il 18 dicembre scorso a Palazzo Cernezzi.
A spedirlo, la Soprintendenza milanese per i Beni Architettonici e per il Paesaggio. A firmarlo, il numero uno dell'ente, Alberto Artioli. Per la verità, il documento si presta a una doppia lettura, poiché, sebbene sia stata chiaramente stoppata ogni ipotesi di abbattimento immediato, sul futuro non vi è la stessa fermezza.
«Questa Soprintendenza - si legge nel fax inviato di recente a Palazzo Cernezzi - per quanto di competenza approva gli elaborati presentati, approva il progetto di riqualificazione di piazza Verdi, tranne l'abbattimento del cedro in fronte al Teatro Sociale e l'Araucaria sullo spazio verde di fronte, per cui sono necessarie verifiche ulteriori».
A farle, sempre secondo il soprintendente Alberto Artioli, «trattandosi di area monumentale, è indispensabile che sia il Corpo Forestale dello Stato».
Fin qui, dunque, il no chiaro e tondo al taglio dell'albero in tempi brevi. Poi, come detto, ecco la posizione più morbida in prospettiva.
«Questa Soprintendenza - scrive Artioli - fa comunque presente che l'essenza arborea è estranea al contesto monumentale e anzi non consente di percepire ottime visuali della neoclassica facciata del Teatro Sociale. Tuttavia è anche vero che ormai essa è entrata nella memoria collettiva della cittadinanza, e come tale è forse opportuna la sua conservazione».
Ed è proprio ai punti di un parere vincolante richiesto ai Forestali e a quel 'forse' nella frase finale che l'assessore comunale al Verde, Umberto D'Alessandro, si aggrappa. «Quella della Soprintendenza non è una posizione intransigente - dice - Ci viene chiesto un approfondimento e lo faremo. Poi, risultati alla mano, ci confronteremo in un'ottica di massimo dialogo».
Chi esulta è invece la capogruppo dei Verdi in Comune, Elisabetta Patelli. «È una grossa vittoria dei cittadini, oltre che nostra - ha affermato la Patelli - Le oltre 1.300 firme che raccogliemmo a sostegno del mantenimento dell'albero hanno testimoniato l'attaccamento della città al cedro e la necessità di mantenerlo dov'è. Peccato piuttosto che quest'anno non sia stato illuminato per Natale».
E.C.

La provincia 22 novembre 2006
Passa la mozione dei Verdi: più fondi per il canile di Lora
(c. b.) Nuovi fondi per il parco-canile in costruzione a Lora. Ieri sera il consiglio - con il solo voto contrario di Paolo Frisoni del gruppo misto - ha approvato la mozione presentata dalla consigliera dei Verdi Elisabetta Patelli (che segue l'interrogazione sul medesimo tema presentata da Stefano Molinari, An). Il documento impegna la giunta «a stanziare nel prossimo bilancio un contributo economico significativo per le spese incombenti, in particolare i costi della barriera fonica» (circa 70mila euro), e a indicare un membro da inserire nella speciale consulta regionale per «sostenere la richiesta dei fondi destinati ai Comuni per la realizzazione dei canili. Ciò anche per permettere all'Enpa di realizzare la struttura completa delle strutture destinate ad attività socio-educative e ricreative». I nuovi fondi sono necessari per completare il progetto che, oltre alla creazione di una struttura di accoglienza per i cani, prevede la realizzazione di un parco canile, con un'area verde fruibile dai cittadini e una struttura “educativa” per la promozione della “pet-therapy” e di un corretto rapporto uomo-animale. Ha espresso soddisfazione Roberto Tomasi, responsabile Enpa del progetto: «Questo permetterà la realizzazione della struttura, ma anche di non pregiudicarne la finalità socio-educativa».


La Provincia 11 ottobre 2006
Il piano per il verde: via libera del consiglio

(d. al.) La città avrà finalmente un piano del verde. Mancavano, infatti, una regolarizzazione e una pianificazione organica per la salvaguardia e la valorizzazione degli elementi vegetali sul territorio. Ma l'altra sera il consiglio comunale ha approvato la proposta del gruppo dei Verdi per l'introduzione di questo strumento nel suo piano urbanistico, con voto contrario di Roberto Rallo, capogruppo di Forza Italia, e l'astensione dei consiglieri Pasquale Buono (FI) e di Enrico Cenetiempo (Udc). Ora, su incarico dell'amministrazione comunale, si lavorerà per metterlo a punto, e i primi risultati potrebbero arrivare già entro un anno. Il piano del verde urbano sarà così composto: un “censimento del verde”, che conterrà una rilevazione e una analisi dettagliata sulle caratteristiche del verde privato e pubblico delle aree urbane e periurbane, con identificazione delle principali specie utilizzate; un “regolamento del verde” che dovrà contenere norme sulla progettazione, l'attuazione, la manutenzione del verde, descrivendo le modalità di realizzazione delle nuove opere pubbliche e private, e comprenderà un elenco generale delle specie e delle tipologie dispositive suggerite per le diverse funzioni ornamentali (strade, giardini pubblici, parchi ecc.). Saranno inoltre approntati: un “piano degli interventi sul verde pubblico” che pianifichi le modalità di attuazione degli interventi di estensione del verde pubblico; un “piano generale delle manutenzioni del verde pubblico” per le modalità e la programmazione dei lavori di manutenzione; un “piano generale di programmazione del verde” che permetta la pianificazione delle spese legate ai diversi interventi da eseguire. Infine ci sarà anche un “piano di promozione del verde”, che programmi interventi di valorizzazione culturale e promuova il rispetto del verde.

La Provincia 30 giugno 2006
L'allarme Alta circa 27 metri, servirà a potenziare i collegamenti telefonici. I Verdi: «I residenti non sono stati informati» Duecento famiglie in rivolta contro l'antenna I cittadini di via Varesina chiedono di spostarla: «Temiamo le radiazioni». No del Comune: «Tutto in regola»
Cittadini in rivolta in via Varesina. Il motivo è dovuto a un'antenna telefonica per cellulari che Tim ha costruito una ventina di giorni fa. La costruzione, alta circa 27 metri, viene giudicata estremamente pericolosa per le radiazioni che potrebbero interessare decine di famiglie residenti nella zona. L'antenna, che si erge su l'area di proprietà dell'autorimessa Franco al numero 199, è stata autorizzata dal Comune di Como e ha ottenuto anche il parere favorevole dell'Arpa ed entrerà in funzione a giorni. Ma i cittadini non ne vogliono sapere e ieri hanno minacciato di ricorrere a tutti i mezzi a loro disposizione affinché venga rimossa. «Ci saranno almeno 200 famiglie in questa zona - ha detto Elisabetta Patelli capogruppo dei Verdi al Comune di Como - E la gente è preoccupata per le radiazioni». A insospettire i residenti sono le modalità con cui è stata costruita: e cioè in pochissimo tempo e per lo più durante le ore notturne. «Chi abita in questa zona non è stato avvisato da nessuno - ha continuato Patelli - Nessuno si è preoccupato di avvertire e di rassicurare gli amministratori. È stato fatto tutto di nascosto e dall'oggi al domani gli abitanti si sono trovati un'antenna alta più di venti metri davanti agli occhi». Da qui le proteste e la richiesta al Comune di approvare al più presto il piano antenne per evitare che altre compagnie telefoniche, dopo Tim, possano costruire in qualunque zona della città. «Al momento ogni gestore può fare quello che vuole - ha spiegato Patelli - Il Comune in attesa di approvare il piano, avrebbe dovuto fare una moratoria mettendo dei vincoli sull'installazione delle antenne. E soprattutto fare degli accordi con i gestori per trovare una soluzione. Perché altrimenti si corre il rischio di mettere altre antenne in qualunque zona senza poterle più rimuovere». I Verdi nei prossimi giorni si attiveranno assieme ai residenti, per vedere se a livello giuridico esistono i presupposti per spostarla. «Verificheremo sul piano urbanistico se ci sono degli appigli - ha concluso - La zona potrebbe essere sottoposta a dei vincoli ambientali». Il Comune di Como, chiamato in causa si difende, specificando che l'antenna in questione è in regola e che non sono possibili rimozioni. «L'impianto è stato autorizzato secondo la legge - ha detto l'assessore all'ambiente Umberto D'Alessandro - ed è a norma ma sarà uno degli ultimi a sorgere su suolo privato visto che è in dirittura d'arrivo il nuovo “piano regolatore comunale” delle antenne. Per il Comune si è trattato di una autorizzazione dovuta e comunque a garanzia della totale sicurezza per i residenti visti i pareri e i controlli dell'Arpa». Mario Cagnetta

Il Corriere di Como 31 maggio 2006
Gli ecologisti: «Vogliamo il piano del verde» La proposta Approda in consiglio comunale la richiesta di una normativa urbanistica specifica
(a.cam.) Gli spazi verdi a Como ci sono, ma non sono gestiti in modo organico e rischiano di soccombere sotto l'avanzata di case e cemento. Partendo da queste considerazioni, i Verdi hanno presentato in consiglio comunale una proposta di delibera per la messa a punto di un "piano del verde urbano" che definisca progetti concreti di sviluppo quantitativo e qualitativo di prati e giardini.
«Il verde urbano si presenta sotto varie forme e ha notevoli funzioni - spiega Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi a Palazzo Cernezzi - A Como però manca una visione organica di questo polmone della città, a volte considerato quasi come un peso. Per questo prati e giardini sono i primi a essere sacrificati quando si tratta di mettere a punto nuove edificazioni o progetti di ristrutturazione».
Per invertire questa tendenza il partito del Sole che ride propone appunto al consiglio di votare una delibera per dotare Como di un Piano del verde urbano. «Sarebbe un vero e proprio piano regolatore del verde - precisa Elisabetta Patelli - Partendo da un monitoraggio dettagliato della situazione attuale si dovrebbero poi sviluppare progetti di riqualificazione che prevedano in particolare la connessione di prati e giardini disponibili. Questi spazi dovrebbero infatti essere collegati, in modo da creare un percorso verde all'interno della città e garantire una maggiore vivibilità per tutti i cittadini».
Votata da tutti i rappresentanti della minoranza, la proposta di delibera potrebbe approdare già a breve sui banchi di Palazzo Cernezzi. «Il nostro auspicio è che si possa almeno partire con il progetto al più presto - conclude Elisabetta Patelli - Si tratta di un lavoro ambizioso e complesso che richiede un certo sforzo e la collaborazione di persone qualificate ma può offrire risultati concreti importanti in termini di qualità della città e della vita dei residenti. Speriamo di avere almeno l'assenso perché qualcosa inizi a muoversi velocemente, i risultati poi si vedranno strada facendo».

La Provincia 31 maggio 2006
Appello ambientalista: un piano verde per la città Iniziativa unitaria delle minoranze in Consiglio - Patelli: di questo passo una foresta di cemento dagli effetti devastanti Intanto procede la raccolta di firme per salvare il vecchio cedro di piazza Verdi, movimento che ha superato quota 1200
«Il verde a Como c'è, ma è trattato come un orpello». Un qualcosa, insomma, da mettere in secondo piano senza prestarci troppa attenzione. Per questo, propongono i Verdi, «chiediamo la redazione di un piano urbano del verde» che esegua un monitoraggio di tutte le aree in città, e che serva da strumento per programmare interventi di manutenzione e sviluppo di piante e alberi. Un modo, insomma, per nobilitare piante, alberi e ogni filo d'erba che cresce in città. Il piano del verde, in pratica, vorrebbe entrare a pieno titolo nei vari strumenti di gestione del territorio (piano dei servizi, dei trasporti, del commercio…) diventando un mezzo di controllo e programmazione urbanistica. È la richiesta contenuta nella proposta di delibera, presentata lunedì notte in Comune e firmata da tutti i capigruppo di minoranza, con cui si chiede la discussione del progetto in consiglio comunale entro sei mesi dalla sua approvazione. «A Como - ha denunciato Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi - manca una visione organica del verde, ci si basa invece essenzialmente sulla concezione della vegetazione come mero orpello, a volte un ingombro. Il verde risulta quindi residuale, superficiale ed è il primo a farne le spese quando si tratta di nuove edificazioni o di progetti di ristrutturazione come ad esempio la piazza ex Fulda, la Filanda o i cipressi al Monumento ai Caduti. Il verde è mercificabile a basso costo, è manutenuto in modo confuso e poco efficace, in parte in concessione, in parte a carico del Comune e in parte la manutenzione è oggetto di scambio con i privati». Nel mirino delle critiche dei Verdi, insomma, non è finita la quantità di piante e alberi presenti in città, in percentuale accettabile anche secondo gli stessi ambientalisti, ma una gestione dell'ambiente che fa acqua da tutte le parti. «Le aree a standard verde (quelle zone che vengono cedute al Comune da chi edifica, come ad esempio si fa con i parcheggi pubblici, ndr) - ha aggiunto la Patelli - di fatto sono piccole aiuole create giusto perché lo impone la legge, ma senza nessuna logica organizzata. Andando avanti di questo passo, viste le numerose nuove costruzioni che stanno sorgendo in città, si rischia di trovarsi di fronte al fatto: non avere più verde in città». Nello specifico il piano prevede il censimento completo del verde a Como (e non solo degli alberi come è già stato fatto dal Comune) e la stesura di un regolamento che disciplini gli interventi di realizzazione e manutenzione. E che si proponga anche di “promuovere” il verde attraverso attività culturali. Un documento, propongono i Verdi, che dovrebbe essere realizzato da un gruppo multidisciplinare composto anche da un agronomo, un architetto e un dottore forestale. «Il verde - ha spiegato la Patelli - dovrà essere oggetto di una progettazione che ne esalti le innumerevoli funzioni: sociale, culturale, ecologico-ambientale attraverso la sua capacità di regolazione del microclima e di abbattimento delle sostanze inquinanti, la capacità di isolamento acustico e visivo la capacità di essere ecosistema per specie animali, la funzione protettiva, ricreativa e sociale». Continua intanto senza sosta la raccolta firme in difesa del cedro di piazza Verdi. Fino a ieri sono state raccolte più di 1.200 firme, ma ancora tanti moduli sono sparsi in città, in mano a privati cittadini che si sono attivati autonomamente. I moduli, hanno avvertito i Verdi, una volta completi di firme vanno consegnati nella sede dell'associazione Gruppo ambiente 2 febbraio, al pomeriggio, in via Anzani 27. Claudio Bustaffa

La Provincia 28 maggio 2006
la richiesta Per le associazioni ambientaliste il cedro è solo la punta dell'iceberg «Il verde è indice di civiltà: bisogna censirlo»
(c. b.) Si parte dal cedro di piazza Verdi, ma l'obiettivo degli ambientalisti è una Como che abbia maggiormente a cuore la tutela dell'ambiente, con nuove aree verdi in città. «La battaglia in difesa del cedro - ha spiegato Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi in consiglio comunale - deve assumere per forza un significato più ampio che riguarda tutto il verde urbano, oggi declassato a mero orpello o mero elemento di arredo urbano. Dobbiamo fare lo sforzo culturale di progettare il verde con coerenza ecologica, proprio perché non vengano piantati alberi in luoghi non adatti o viceversa abbattuti con totale noncuranza». Quello che si chiede è in pratica una visione più ampia delle aree verdi della città. «Gli alberi - ha aggiunto la Patelli - sono patrimonio dei comaschi che deve essere censito, regolamentato, e opportunamente pianificato e tutelato. Credo che questo sia il pensiero che le persone oggi mobilitate in difesa del cedro di piazza Verdi, al di là dell'attaccamento alla singola essenza, vogliano esprimere. Chi ha cercato di sminuire questa battaglia non si rende conto che i bisogni infrastrutturali di un complesso urbano non sono solo strade, servizi pubblici ed elementi tecnologici: anche il verde gioca un ruolo fondamentale nel promuovere la qualità della vita». «La presenza del verde nelle città - ha detto infine - la quantità e qualità degli spazi ad esso dedicati, sono alcuni degli indici principali di civiltà e di vivibilità delle nostre realtà urbane. Occorre innanzitutto rispetto e capacità di progettare la città tenendo insieme la complessità di tutte la sue componenti». A fianco dei Verdi subito si sono subito schierati i soci del Gruppo ambiente 2 febbraio. «Non capisco per quale motivo - ha detto il presidente Mauro Consolini - si voglia abbattere un albero tacciato di oscurare la facciata, seppur bellissima, del teatro Sociale. È invece un elemento che la valorizza. Potrei capire lo scetticismo se qualcuno proponesse di piantare un cedro in quella piazza, ma un albero già c'è, e allora perché toglierlo? Non vogliamo accettare l'arroganza di un'amministrazione che non ascolta l'opinione dei cittadini». Come per i Verdi, il cedro è solo la punta dell'iceberg di una tutela ambientale che a Como manca: «Non ci sono spazi verdi in città - ha aggiunto Consolini - ma solo alberi messi lungo le vie. Per trovare un'area verde come si deve, tranne alcune eccezioni come viale Varese e i giardini a lago, si deve uscire dalla città. A Como centro ci sono solo piccole oasi».

La provincia 24 maggio 2006
A un anno dall'approvazione della mozione dei Verdi "Buon samaritano " e' partita l'iniziativa «Siticibo» che sfama 750 persone ogni giorno. Da 11 enti (scuole e negozi) vengono recuperati gli avanzi destinati a 14 realtà che si dedicano ai poveri Nei primi sei mesi di attività sono stati raccolti tremila kg di pane. Bruni: «Esempio di sussidiarietà»
Recuperare il cibo in eccesso da ristoranti, mense e negozi e portarlo ad associazioni ed enti bisognosi. È questo l'obiettivo di «Siticibo», un servizio attivo finora in fase sperimentale in città, ma destinato a diventare permanente che si ispira alla legge del «Buon Samaritano» (per la sua attuazione sul Lario era stata approvata, un anno fa dal consiglio comunale, una mozione promossa dal gruppo dei Verdi che impegnava la giunta a rendere operativo quanto stabilito a livello nazionale). Ieri sono stati presentati i dati del primo semestre di attività di «Siticibo» a Como: 11 donatori (due mense ospedaliere, un ingrosso ortofrutticolo, due panifici, 5 refettori scolastici ovvero via Fiume, Brambilla, Perti, Sagnino e Tavernola, un hotel), 32 volontari, 14 enti (Arca, il banco di solidarietà, casa Nazareth, casa della missione, Ozanam, Cav, Cometa, Il sorriso, Incroci, Istituto don Guanella, La Nostra Famiglia, Monastero Benedettine, Plorcs Annunciata, Protezione della Giovane) destinatari per un totale di 750 persone. «Un incredibile esempio di sussidiarietà – ha detto ieri mattina il sindaco Stefano Bruni – che in modo creativo e semplice consente di dare cibo a 750 persone e sostenere 14 realtà di solidarietà della città». L'avventura comasca dell'esperimento attivo finora a Milano è nata nel maggio del 2005 con una mini sperimentazione e, da ottobre a marzo 2006 sono stati raccolti e ridistribuiti 2.930 kg di pane e prodotti da forno, 1.821 Kg di frutta, 442 Kg di verdura 769 dessert. Dall'inizio di maggio, inoltre, è cominciato il ritiro di piatti pronti cucinati dalla mensa Artsana gestita dal gruppo Onama. E l'obiettivo per il 2007 è quello di crescere ulteriormente, sia sul fronte donatori sia su quello degli enti aiutati. Cosa manca? È stata Cecilia Canepa, cofondatrice di «Siticibo» ad elencare il fabbisogno dell'organizzazione: da un furgone refrigerato per il trasporto dei cibi ai volontari e, ancora, a una sede definitiva. Mediamente ogni anno (visto che sia ai donatori che ai riceventi non viene chiesto alcun contributo) il costo per far funzionare la macchina è pari a 30mila euro. «Il nostro auspicio - ha detto Canepa - è di capillarizzare la nostra azione sul territorio aumentando il numero di enti caritativi assistiti e, di conseguenza, anche il numero di bisognosi sostenuti. Siamo consci che il problema della povertà è attuale e scottante anche nelle province italiane e non solo nelle grandi metropoli come Milano. Riteniamo che il modello Siticibo sia un concreto servizio per contrastare la povertà e che sia perfettamente esportabile anche in altre città italiane». L'esperienza sarà portata in piazza durante la notte bianca del 10 giugno con un apposito stand. Per ulteriori informazioni e per chi volesse dare il proprio contributo, sia in termini economici che di tempo, è possibile contattare la responsabile Monica Molteni (cell. 328.48.43.424, mail: progettocomo@siticibo.it Siticibo Como, via Regina Teodolinda, 61, fax 031 265061). Gi. Ro.
 

La Provincia 21 maggio 2006
Salvare il cedro: raccolta di firme oltre quota 500 In sua difesa anche l'ex assessore leghista Peverelli: «Non credo che disturbi la simmetria della piazza»
«Giù le mani dal cedro». È l'urlo di battaglia degli oltre 500 comaschi che in pochi giorni hanno firmato la petizione contro l'abbattimento dell'albero che da più di cinquant'anni orna piazza Verdi. La raccolta firme non si è però fermata: tantissimi moduli sono stati scaricati da internet negli ultimi giorni da parte di privati cittadini, con una partecipazione popolare che si sta diffondendo giorno dopo giorno. «Siamo sicuri - ha detto Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi e promotrice dell'iniziativa - che più di 500 comaschi abbiano già firmato, ma sappiamo anche che in città stanno girando tantissimi moduli che non abbiamo ancora raccolto. Questo è il segno che tanti comaschi si stanno mobilitando di propria iniziativa per opporsi all'abbattimento del cedro». A questi nelle ultime ore si sono aggiunti tre consiglieri comunali: il capogruppo dei Ds, Aniello Rinaldi, la collega di partito Serena Tessaro e Luigi Nessi di Nuova Como. Dovranno riuscire in un'impresa che si preannuncia difficile: far cambiare idea al Comune che tramite Como servizi urbani ha già predisposto un progetto di riqualificazione della piazza, ormai quasi definitivo, che prevede proprio l'eliminazione dell'albero. Proprio come era stato richiesto dai responsabili del teatro Sociale, dai Palchettisti e da Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia Comasca, che aveva rilanciato la proposta di togliere l'albero «accusandolo» di togliere visuale alla facciata del teatro e del Duomo. A fianco dei Verdi, e di tutti i cittadini che si sono opposti all'abbattimento del cedro, si è schierato anche l'ex assessore all'Ambiente del Comune, il leghista Diego Peverelli. «Per favore lasciatelo dov'è - ha detto - Sono di questo parere semplicemente perché ritengo che la salvaguardia di quest'albero oltrepassi il valore prettamente botanico, indipendentemente dalla sua bellezza estetica. È giusto che rimanga lì come esempio e piccolo contributo culturale ad una città che si vorrebbe a misura d'uomo. Il cedro rappresenta un fatto di cultura nel rispetto della natura in quanto tale, che in qualsiasi caso va preservata». Dalle teorie urbanistiche e ambientaliste, Peverelli passa poi al lato pratico: l'effetto del cedro su piazza Verdi, puntando invece l'indice su altri fattori che disturbano la vivibilità dell'area. «Non credo che quest'albero - ha aggiunto - seppur sgraziato, possa disturbare più di tanto la simmetria di una piazza e l'insieme architettonico dei diversi monumenti in essa presenti. Altrimenti, cosa dovremmo dire dei binari delle Fnm con le sbarre del passaggio a livello, con quegli orribili tralicci a sostegno della linea elettrica, per non parlare poi delle fatiscenti e variopinte carrozze che attraversano la piazza innumerevoli volte al giorno? e il traffico di auto proveniente da viale Lecco e via Dante? Questo non deturpa la bellezza e la simmetria architettonica della piazza?». C. B.

La Provincia 18 maggio 2006
«Salvate il cedro di piazza Verdi» Già 350 le firme Prende quota la sottoscrizione degli ambientalisti La sentenza dal progetto del Comune: abbattimento
Nonostante la raccolta firme, già più di 350 quelle collezionate, e la presa di posizione di varie associazioni ambientaliste, il cedro di piazza Verdi che «oscura» la facciata del Duomo e del Teatro Sociale ha i giorni contati: il Comune, tramite Csu, ha infatti già pronto nel cassetto un piano per la riqualificazione dell'area, che prevede il definitivo abbattimento dell'albero. Un progetto tenuto da tempo segreto, e del quale siamo in grado di darvi ampie anticipazioni. Si farà piazza pulita del verde: via il cedro e l'aiuola nella quale è stato piantato più di cinquant'anni fa, compresi i parcheggi. E via anche le altre aree verdi che attualmente fanno da contorno all'abside del Duomo. Il tutto verrà sostituito con una pavimentazione in porfido dello stesso tipo utilizzato per via Magistri Cumacini, la stradina che costeggia il Duomo e sfocia in via Vittorio Emanuele. Una grande lastra biancastra rialzata tramite due gradini dalla sede stradale, che riporterà alla luce gli edifici dell'area senza più impedimenti visivi. Cambierà in modo sostanziale anche la viabilità dell'area: le due corsie di via Pretorio verranno solo ristrette, ma non permetteranno più di raggiungere il parcheggio dell'arena del Sociale in via Bellini. Il posteggio sarà invece collegato tramite l'ingresso da via Indipendenza, con il vigile elettronico che verrà spostato di qualche metro verso via Vittorio Emanuele. Questa è l'ipotesi attuale, che potrebbe comunque essere cambiata prima della presentazione ufficiale del progetto. Un intervento che permetterà di collegare senza più discontinuità la piazza davanti al teatro e il centro città. Cambierà notevolmente anche l'area verde adiacente a Palazzo Pantera e ai binari della stazione delle Fnm, dove ci sono i giardinetti. Questi ultimi verranno conservati solo in parte, lasciando spazio al nuovo posteggio che verrà creato nell'area - tramite l'abbattimento di un muro che amplierà lo spazio collegandolo a un'altra fetta di terreno comunale - e che supplirà alla soppressione degli stalli davanti alla facciata del teatro. Il nuovo posteggio sarà «nascosto» da una fila di alberi. «Questo intervento – ha detto Elisabetta Patelli dei Verdi - è comunque compatibile con la presenza del cedro. Anzi, chiediamo che l'albero venga integrato nel progetto accanto ad altre superfici verdi. Mi stupisco del fatto che a fronte di tante voci contro l'oltraggio al decoro del Sociale da parte del povero cedro, nessuno batta ciglio davanti all'orrida e forse anche pericolosa installazione degli orribili tralicci delle Fnm in viale Lecco». A garantire sulla salute e integrità del cedro ieri è arrivato il parere di un agronomo, Casolo Ginelli: «Il cedro è vivo e vegeto. Resiste molto bene alla neve e all'inquinamento, e predilige un clima umido come quello di Como». Ricordando che piante di questo tipo vivono anche 500 anni, e possono essere adeguatamente potate per non «disturbare» i monumenti.

La Provincia 13 maggio 2006
A ieri erano già 100 le adesioni, contrario anche il Wwf. Pollice verso «tecnico», invece, dal presidente degli architetti Abbattimento del cedro, protesta in piazza Oggi in via Boldoni prosegue la raccolta di firme promossa dai Verdi per salvare l'albero davanti al Sociale
La protesta contro l'abbattimento del cedro davanti al teatro Sociale scende in piazza. Dal sito internet dei Verdi, infatti, la raccolta firme si sta allargando in vari punti della città e da questa mattina anche in piazza Boldoni si potrà apporre il proprio dissenso in calce a una petizione popolare con la quale si chiede la tutela della pianta. Fino a ieri sera erano già più di cento le firme raccolte dagli ambientalisti. «La città si deve mobilitare - ha detto Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi - è una questione di principio. Il verde è patrimonio di tutti e per questo va trattato con rispetto. Il capriccio di chi dice che l'albero va tagliato perché oscura la facciata del Sociale non può essere soddisfatto». Rimandata al mittente anche la proposta di piantare due querce a Villa Olmo in cambio dell'abbattimento della pianta davanti al teatro. «Se vogliono piantare altri alberi - ha aggiunto la Patelli - ben venga. Ma non sono cose che si barattano come panchine». La proposta dell'eliminazione del cedro di piazza Verdi era stata rilanciata dal presidente della Famiglia comasca, Piercesare Bordoli, e subito sostenuta dal sindaco Stefano Bruni e dal presidente della Società dei Palchettisti, Francesco Peronese. La motivazione, in sintesi, era che oscurerebbe la visuale sia della facciata del Duomo che del teatro. In più, il progetto di riqualificazione dell'area a cui starebbe lavorando Como servizi urbani per il Comune avrebbe come caposaldo proprio la sostituzione del cedro con una vegetazione più bassa. Alla levata di scudi in difesa della conifera tra il Duomo e il Sociale ieri si è aggiunto anche Pierangelo Piantanida, referente del Wwf di Como. «Si tratta - ha detto - di un problema che non deve sussistere. L'albero rappresenta un elemento di abbellimento di piazza, non di oscuramento degli edifici. La proposta di eliminare l'albero è un'inutile accanimento, la piazza sarebbe spoglia di ogni elemento vegetale, quando invece tutta la città necessita di più aree verdi. Il problema di quella zona di Como non è il cedro, ma il caos creato dal traffico». Prende le distanze, invece, Legambiente: «Non siamo pregiudizialmente contrari al taglio - ha detto Michele Roda, presidente di Legambiente Como - ma è una discussione prematura perché non abbiamo ancora visto il progetto. È una soluzione che potrebbe anche andarci bene ma solo se riuscirà a garantire e migliorare la vivibilità di quell'ambito urbano. Ci piacerebbe confrontarci direttamente con il Comune nel momento in cui si presenterà il progetto. Sarebbe un bel gesto, nel caso che alla fine si decida di togliere il cedro, che lo stesso ente piantasse altri alberi in città». Fuori dalle polemiche che stanno dividendo la città arriva il commento “tecnico” di Angelo Monti, presidente dell'Ordine degli architetti di Como. «Non voglio schierarmi pro o contro - ha detto - a titolo personale ritengo però che davanti a un edificio neoclassico, e nel contesto dell'architettura dell'area, si preferirebbe evitare la presenza di un elemento come il cedro di piazza Verdi». Claudio Bustaffa

La Provincia 11 maggio 2006
Il sindaco suona il De profundis al pino del Sociale Bruni si schiera con la Famiglia Comasca: «Copre totalmente la facciata del teatro e oscura il Duomo, va abbattuto» I Verdi: «Un appello alla città per salvare l'albero». Il Comune: «Altrove iniziative a sostegno della presenza del verde»

Abbattere o non abbattere il grande albero davanti al Teatro Sociale? Gli avversari della pianta che si staglia proprio sulla facciata della struttura teatrale, capitanati dal presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli («Occorre levare al più presto quel pino - aveva detto - impedisce la visuale completa della facciata del teatro. È una pianta ormai brutta, la cui cima è stata tagliata in passato. Non è più un esemplare di valore»), incassano l'appoggio del sindaco Stefano Bruni. «Quell'albero - ha commentato ieri il primo cittadino - non c'è mai stato. Lì rovina il Duomo, il teatro e la fruibilità della piazza. Si possono fare altrove iniziative a sostegno della presenza del verde». Eliminarlo, quindi? «Sì» è stata la secca risposta di Bruni. La Famiglia Comasca si è già resa disponibile a piantare un altro abete nel parco di Villa Olmo e lo stesso faranno i palchettisti del teatro. Sul destino dell'albero però è già in atto un braccio di ferro tra gli ambientalisti e l'amministrazione comunale. I Verdi hanno lanciato ieri la petizione (www.verdidicomo.org oppure in orario pomeridiano, nella sede del Gruppo Ambiente 2 febbraio e nel negozio Pianeta Animale, entrambi in via Anzani 27) «Salviamo l'albero di piazza Verdi» che verrà inviata direttamente al sindaco. «I sottoscritti cittadini - si legge nel documento in circolazione in questi giorni - venuti a conoscenza dell'esistenza di un piano di ristrutturazione della piazza Verdi che prevede l'abbattimento della pianta situata nel centro, chiedono agli amministratori di garantire in ogni caso la salvaguardia dell'albero». I Verdi sembrano decisi a tutto per salavare la pianta e, al momento, non sono escluse azioni di protesta sul posto. «La sua presenza - ribadisce Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi - è determinante in quel contesto urbanistico e architettonico. Ormai è una sorta di monumento entrato a pieno diritto nella scenografia della zona. Cosa ne sarebbe di quell'area senza la sua presenza? Vogliamo rassegnarci a vedere solo cemento? Quel pino non adombra nessun edificio, anzi valorizza e impreziosisce le architetture circostanti e la piazza. Opporsi al suo abbattimento non è solo spirito ecologista conservatore, ma una questione di cultura e di rispetto. L'albero non è un orpello: l'albero è dimora di passeri, di merli,e di insetti ; ci ricorda le stagioni e lentamente entra a far parte della nostra vita. L'albero è una presenza amica e tranquillizzante». Il progetto di trasformazione della piazza di fronte a Palazzo Terragni è ancora allo studio da parte della Como Servizi Urbani (la società partecipata del Comune). Al momento ne esiste soltanto una bozza, visionata dal sindaco, in cui la storica pianta (campeggia davanti al Sociale) è sparita. Quello definitivo, invece, dovrebbe essere completato nell'arco di qualche settimana. Gisella Roncoroni
 

La Provincia 10 maggio 2006
«Salvare il pino»: al via la petizione ambientalista I Verdi contro l'abbattimento dell'abete del Sociale Patelli: «Quell'albero è ormai come un monumento»
I Verdi sono pronti a scendere in campo per opporsi all'abbattimento dello storico pino del Teatro Sociale. Per questo da oggi partirà una raccolta firme con la richiesta che ogni intervento di riqualificazione di piazza Verdi non dovrà mettere a repentaglio la presenza dell'abete. Era stato Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia comasca, a riproporre l'idea di abbattere la conifera. «È brutto - aveva detto - oscura la visuale dell'edificio», proponendo in cambio di piantare due querce nei giardini di Villa Olmo. Subito è però arrivato l'altolà degli ambientalisti. «La sua presenza - ha denunciato Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi - è determinante in quel contesto urbanistico e architettonico. Ormai è una sorta di monumento entrato a pieno diritto nella scenografia della zona. Cosa ne sarebbe di quell'area senza la sua presenza? Vogliamo rassegnarci a vedere solo cemento? Quel pino non adombra nessun edificio, anzi valorizza e impreziosisce le architetture circostanti e la piazza. Opporsi al suo abbattimento non è solo spirito ecologista conservatore, ma una questione di cultura e di rispetto». Secondo indiscrezioni, anche il progetto redatto dalla Como servizi urbani su indicazione del Comune per la riqualificazione dell'area prevede la rimozione del pino. Un'ipotesi fortemente osteggiata dagli ecologisti. «Quello che colpisce in questo caso - ha aggiunto la Patelli - è la disinvoltura con cui ci si vorrebbe sbarazzare di una pianta grande, forte, sana, che sta in quella piazza da tanto tempo solo perché “da fastidio alla facciata del Sociale”. Eppure anche da noi come nelle altre città alberi e monumenti sono un binomio inscindibile, entrambi rappresentano la storia di Como. In questa città abituata a tagliare alberi per far posto a costruzioni invasive e a relegare il verde al ruolo di mero arredo urbano, perorare la causa di un albero è un'impresa da Sisifo. Eppure la presenza degli alberi è fondamentale: ogni quartiere per essere vivo deve avere un giusto equilibrio tra edifici, strade e verde. L'albero non è un orpello, l'albero è dimora di passeri, merli, e insetti: ci ricorda le stagioni e lentamente entra a far parte della nostra vita. L'albero è una presenza amica e tranquillizzante». Di diverso livore era stato l'intervento di Bordoli, fra i favorevoli all'eliminazione della pianta per “dare luce” al Sociale. «Occorre levare al più presto quel pino - aveva detto Bordoli - impedisce la visuale completa della facciata del teatro. È una pianta ormai brutta, la cui cima è stata tagliata in passato. Non è più un esemplare di valore. Anche gli stessi rappresentanti del Sociale come Bruno Dal Bon (presidente del Teatro Sociale As.Li.Co, ndr) dicono che per l'intera struttura quel pino è una sofferenza». La macchina della protesta ecologista è già stata messa in moto, pronta a contrastare ogni progetto di abbattimento dell'abete. «Lanciamo sin d'ora un appello alla cittadinanza - ha detto infine la rappresentante dei Verdi - affinché la condanna dell'albero non passi nell'indifferenza totale e affinché ci aiuti a raccogliere le firme per chiederne la preservazione». I Verdi chiedono dunque che ogni intervento per la riqualificazione dell'area, pur bene accetto, debba conservare l'abete. La petizione è scaricabile da oggi dal sito www.verdidicomo.org, documento che dopo essere stato firmato potrà essere lasciato nella casella di posta della Patelli in Comune. Si può inoltre firmare la richiesta, in orario pomeridiano, nella sede del Gruppo Ambiente 2 febbraio e nel negozio Pianeta Animale, entrambi in via Anzani 27. Claudio Bustaffa

La Provincia 7 aprile 2006
Denuncia dei verdi «Nel bilancio non c'è spazio per l'ambiente»

(c. b.) «In questo bilancio sbilanciato verso gli incarichi professionali esterni, per un totale di 1.917.500 euro, non c'e spazio per l'ambiente e per gli animali». Questa la denuncia di Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi, dopo che i suoi emendamenti al bilancio comunale 2006 sono stati bocciati dalla maggioranza. Si trattava di proposte di due tipi. Ambientali, con 30mila euro per l'installazione di rastrelliere per bici da posare in città per incentivarne l'utilizzo e 20mila euro per sostenere l'acquisto di bici elettriche. E nel campo sociale e animalista: 40mila euro per il parco-canile della Valbasca, 9mila euro per campagne che educhino al rispetto degli animali e 40.000 euro di contributo a cittadini indigenti per le prestazioni veterinarie

La Provincia 6 aprile 2006
Opposizioni compatte nel condannare la decisione di Bruni di seguire il corteo dalla finestra. Rifondazione: «Prima si fa da parte meglio è» «Il sindaco ha sbeffeggiato i cittadini: gesto sprezzante e da irresponsabile»
(c. b.) In tanti il fatidico appello l'hanno sulla punta della lingua: «Bruni dimettiti». Ma nessuno, all'interno dello schieramento di centrosinistra, lo dice espressamente. Più vicino di tutti ci va solo Renato Tettamanti, capogruppo di Rifondazione: «Prima Bruni si fa da parte, meglio è per la città». Aggiungendo però che «ogni decisione verrà valutata con gli altri partiti e le forze che stano partecipando attivamente alle manifestazioni. La città è dalla nostra parte, mentre l'amministrazione sta cercando che qualcuno ceda alle istigazioni». Dal resto dei consiglieri resto arrivano dure prese di posizione contro quella che definiscono «la provocazione di Bruni affacciato alla finestra», appellandosi però al «senso di responsabilità, per non creare ulteriore tensione». Tre i punti fermi: le dimissioni dell'assessore alla Sicurezza, Francesco Scopelliti, l'istituzione di una commissione consiliare di inchiesta e lo scioglimento definitivo del nucleo anti writer. Questo il pensiero dell'opposizione in consiglio comunale. «Anche per chi non era presente - hanno denunciato in un comunicato congiunto Aniello Rinaldi e Romolo Vivarelli dei Ds - è facile capire le vere intenzioni di Bruni e Pastore. È sufficiente guardare le foto riportate sui giornali oggi (ieri, ndr) con il sorriso di sfida del sindaco per rendersi conto della provocazione. Si è cercato l'incidente che non c'è stato in quanto il corteo era assolutamente pacifico». Rinaldi ha poi rincarato la dose: «È stato il gesto di un irresponsabile e di un provocatore - ha aggiunto - da Bruni ormai non mi aspetto più nessun gesto intelligente perché non è alla sua altezza». Dalla Margherita arrivano specifiche richieste per calmare gli animi. «Difficile ora stemperare la tensione - ha detto Mario Lucini - serve prima di tutto la creazione di una commissione consiliare per discutere su quanto successo, occorre che il nucleo venga sciolto e che i responsabili politici traggano le dovute conseguenze da quanto accaduto. È stato un gesto che dimostra la bassa statura umana e politica del sindaco, con quel suo sorrisetto strafottente ha cercato di far crescere la tensione in un momento delicato come questo. È inqualificabile. Senza quel gesto il corteo si sarebbe svolto pacificamente, come del resto è iniziato e si è concluso». Per l'opposizione, a poco meno di una settimana dai tragici fatti che hanno coinvolto Rumesh, ricoverato al Sant'Anna dopo essere stato colpito alla testa da un proiettile esploso da un agente della polizia locale, la città è divisa in due. «Da una parte - ha denunciato Elisabetta Patelli dei Verdi - c'è chi reagisce a quanto accaduto con senso di responsabilità, solidarietà e partecipazione, dall'altra c'è solo irresponsabilità, scherno e provocazione. Il sindaco ha compiuto un atto gravissimo contro un corteo che si è dimostrato assolutamente pacifico». Forti critiche anche da Nuova Como. «La manifestazione - ha aggiunto Luigi Nessi - è stata civilissima, il sindaco dovrebbe ringraziare tutte le forze di minoranza che sono riuscite a garantire un clima disteso. Lui con quel gesto provocatorio ha invece cercato l'incidente per poi scaricare sui manifestanti la responsabilità». «Ho sentito che stava succedendo qualcosa - ha spiegato Giovanni Moretti del gruppo misto - ma mai avrei pensato che il sindaco stesse compiendo quel gesto. Nessun altro primo cittadino del passato sarebbe mai arrivato a tanto. Ha sbeffeggiato i cittadini con un atteggiamento non consono a chi rappresenta le istituzioni. Ora giudichino loro».

La Provincia 13 marzo 2006
Spazi elettorali: esposto dei Verdi al prefetto Contrari al taglio dei manifesti per surplus di liste Patelli: «Decisione arbitraria di Palazzo Cernezzi»
Un esposto al prefetto Domenico Lerro per denunciare un atto incostituzionale della giunta di Palazzo Cernezzi nella regolamentazione degli spazi per la campagna elettorale che, in caso di mancata revoca del provvedimento, potrebbe trasformarsi in un atto indirizzato alla magistratura. È l'iniziativa intrapresa ieri mattina dal capogruppo dei Verdi in Comune Elisabetta Patelli e dal senatore Natale Ripamonti. Tutto ha origine dalla decisione presa dall'esecutivo comunale un paio di giorni fa, quella cioè di «ridurre gli spazi di affissione nei 22 impianti comunali» a causa del numero troppo elevato di liste in corsa per Palazzo Madama. «Ad oggi - avevano precisato dal Comune - le liste alla Camera sono 18 e 32 quelle del Senato. Un record che costringe a rivedere la distribuzione degli spazi elettorali tradizionali per il Senato. Anziché un metro per due, lo spazio sarà un metro per un metro». Annuncio, questo, che ha mandato su tutte le furie la consigliera che ha deciso di portare la questione sul tavolo del prefetto, rappresentante del governo a livello locale. Nell'esposto la decisione della giunta viene definita «arbitraria» che «supera i limiti delle proprie competenze». «Ravvisando in tale atto - si legge nel documento - un provvedimento anticostituzionale, oltreché un abuso di potere da parte della giunta, la quale avrebbe invece competenza di deliberare in merito a un'eventuale riduzione di spazi per la propaganda indiretta, chiediamo alla Sv. di intervenire in merito». Il testo si conclude dicendo che se il provvedimento non verrà ritirato «verrà inoltrata denuncia alla magistratura competente». Insomma, si profila un avvio di campagna elettorale incandescente, anche sul fronte legale e giudiziario. La Patelli denuncia «un atteggiamento arrogante dell'esecutivo che decide di modificare leggi dello Stato e diritti costituzionali. Se esiste il problema degli spazi perché le liste al Senato sono troppe, la giunta con un po' più di umiltà dovrebbe anzitutto rivolgersi al prefetto che è persona autorevole essendo il rappresentante del governo». Il capogruppo dei Verdi inoltre aggiunge: «La giunta potrebbe, sempre sentito il prefetto, ridurre eventualmente gli spazi della propaganda indiretta (cioè dei fiancheggiatori) su cui pesano, fra l'altro, forti ambiguità: mentre alcuni partiti si attengono alle indicazioni degli uffici e chiedono sostegno solo ad associazioni onlus riconosciute, la maggior parte presenta domande indegne da parte di associazioni fasulle con nomi umoristici». Gisella Roncoroni

La Provincia domenica 12 marzo 2006
L'UNIONE Presentati i candidati comaschi del Sole che ride, che corre insieme al Pdci per il Senato Verdi e Comunisti italiani con la bandiera della pace
(d.al.) Doppia presentazione ieri per i candidati alla Camera e al Senato di Verdi e Comunisti italiani. Elisabetta Patelli, capogruppo comunale del Sole che ride, ha ufficializzato i volti dei comaschi che scenderanno in campo nelle elezioni politiche del 9 aprile. Tra loro, prima in lista (alla nona posizione) la 25enne Liliana Boninsegna, responsabile dei Giovani Verdi di Como. «Non ho mai avuto incarichi istituzionali e sono senza esperienza politica – ha ammesso – ma questa candidatura rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto dai Giovani Verdi, che cercherò di onorare». Per trovare un altro comasco bisogna scendere fino al sedicesimo posto con Costantino Muzio, già assessore all'ecologia per la Comunità montana Triangolo lariano e ai servizi sociali per il Comune di Albavilla: «Farò valere la mia esperienza nel settore dell'ecologia perché a Como soprattutto è necessara grande attenzione a questo aspetto, vista l'attualità dei problemi di inquinamento». Nella lista per Montecitorio dei Comunisti Italiani ci sono invece Guido Tosatto (settima posizione), Romano Fasciani (26° posto) e Domenico Visconti (43°). Situazione ben diversa per il Senato, dove i due partiti (insieme al movimento Consumatori) hanno deciso di trovare un accordo e presentare una lista unitaria a sostegno dell'Unione. Il motivo? Lo spiega Natale Ripamonti (attualmente senatore per i Verdi, in cerca di una riconferma e inserito in seconda posizione): «Con un richiamo esplicito al simbolo dell'Unione cercheremo di garantire a Prodi il massimo dell'elettorato, perché l'obiettivo primario è quello di ottenere un cambio di governo». Gli ha fatto eco Maria Agostina Pellegatta (membro del comitato centrale del Pdci) spiegando le ragioni per le quali il suo partito ha scelto di scendere in campo insieme ai Verdi e ai Consumatori, ovvero «per non disperdere nemmeno un voto del centrosinistra e per la comune scelta della pace». In lista per Palazzo Madama c'è anche il comasco Aldo Nicoli (portavoce del comitato anti-tir di Ponte Chiasso), inserito alla 27esima posizione.

Il CORRIERE DI COMO martedì 7 marzo 2006
«Io però sono vegetariana»
La cena collettiva a base di pollo, ieri sera a Palazzo Cernezzi, non ha avuto tra i suoi protagonisti Elisabetta Patelli, rappresentante dei Verdi.
In un comunicato il consigliere comunale (nella foto Fkd) ha spiegato le sue motivazioni: «Oltre al fatto che sono vegetariana - ha precisato - il mio rifiuto deriva anche dalle condizioni terrificanti di allevamento di questi animali e dal pesante impatto ecologico che hanno gli allevamenti intensivi».
«È giusto arginare falsi allarmismi e sciocche isterie - ha aggiunto - ma credo che siano altre le scelte importanti da fare: da una parte dare ai consumatori garanzie di qualità e di sicurezza e dall'altra orientarsi verso processi produttivi ecologicamente ed eticamente più sostenibili

La Provincia 6 marzo 2006
questa sera in consiglio comunale Cena anti-aviaria a base di pollo Protesta dei Verdi: «Non ci saremo»
(c. b.) La cena a base di pollo organizzata per questa sera in consiglio comunale per combattere la «psicosi aviaria» ha registrato la prima defezione. Con proteste annesse. È quella di Elisabetta Patelli, consigliere comunale dei Verdi che ha già annunciato che non prenderà parte all'iniziativa. «Oltre al fatto che sono vegetariana – ha spiegato - il mio rifiuto deriva anche dalle condizioni terrificanti di allevamento di questi animali e dal pesante impatto ecologico che hanno gli allevamenti intensivi. La stragrande maggioranza dei polli viene infatti cresciuta in allevamenti intensivi che creano un'immensa sofferenza agli animali, usano massicce quantità di farmaci per contrastare i focolai di malattie derivanti dal sovraffollamento, e provocano massicci quantitativi di deiezioni da smaltire che rendono le aree di intenso allevamento estremamente esposte all'inquinamento delle falde acquifere. E' giusto arginare falsi allarmismi, a volte amplificati dai mass-media e sciocche isterie - so ad esempio di un aumento di richieste di eutanasia di gatti domestici dopo il ritrovamento dell'esemplare morto - ma credo che siano altre le scelte importanti da fare: da una parte dare ai consumatori garanzie di qualità e di sicurezza e dall'altra orientarsi verso processi produttivi ecologicamente ed eticamente più sostenibili».

La Provincia 5 marzo 2006
Grandi opere, si alza il muro contro i «no Tav» I contestatori sostenuti da Verdi e Rifondazione hanno preso di mira paratie, Pedemontana e autostrada Como-Varese Comune e Provincia non ci stanno: «Andiamo avanti. Loro sono contro tutto ciò che rappresenta uno sviluppo»
Stefano Bruni e Leonardo Carioni rispediscono i No-Tav da dove sono venuti. Alle accuse che le grandi opere che nei prossimi anni verranno realizzate sul nostro territorio causeranno un impatto ambientale devastante, il sindaco di Como e il presidente della Provincia rispondono che si tratta solo di falsità: «Andiamo avanti diritti per la nostra strada». La denuncia era arrivata da Antonio Ferentino, leader della protesta che nei mesi scorsi ha infiammato la Val di Susa scesa in piazza per dire no alla realizzazione del corridoio 5 Torino-Lione, che ha puntato l'indice contro le quattro grandi opere che nei prossimi anni - alcune con tempi certi, altre meno - verranno realizzate in città e provincia. Si parte dalle paratie, il sistema pensato per risolvere il problema delle esondazioni in città, passando per la terza corsia della A9, la Pedemontana e l'ipotesi dell'autostrada Como-Varese. Tutte bocciate con il plauso di Verdi («Le paratie potrebbero compromettere il delicato equilibrio su cui si regge la nostra città» ha detto Elisabetta Patelli) e di Rifondazione comunista («Queste opere sono bombe ad orologeria per il nostro territorio» ha detto Massimo Patrignani) che giovedì sera hanno organizzato un incontro per discutere su «Sviluppo significa progresso e benessere?». «La Pedemontana si farà - ha tagliato corto Carioni - e non si tratta in alcun modo di spreco di denaro pubblico. Fra un anno credo che si possa partire sia con questo cantiere che con quello per la realizzazione della terza corsia della A9. Queste opere sono fondamentali se non si vuole arrivare al collasso della viabilità sul territorio provinciale». Il cronoprogramma è tracciato, le proteste rimandate in Val di Susa. Stessa linea seguita dal sindaco Bruni: «I No-Tav, con quel "no" che sta davanti a ogni cosa, sono sempre contro tutto quello che possa rappresentare uno sviluppo per il nostro paese. Le paratie sono un'opera che andrà a vantaggio della collettività con una particolare attenzione per la tutela ambientale». E a chi mette in dubbio le buone intenzioni dell'amministrazione per lo sviluppo urbanistico di Como Bruni risponde con un «provare per credere». La riqualificazione dell'area Ticosa sarà il banco di prova sul quale il Comune depositerà le sue buone intenzioni: «Il nostro intento è quello di creare una struttura bella, fruibile da tutti i cittadini e che non rimanga chiusa in se stessa, aprendosi invece alla città. Un'opera che riesca a inserirsi senza traumi nel tessuto urbano». A mettere il dito nella piaga, oltre ai No-Tav, Verdi e Rifondazione, negli scorsi giorni era arrivato anche il commento del direttore del master universitario in «Polis maker» (letteralmente costruttore di città) del Politecnico di Milano - ma che si tiene a Como - Angelo Caruso, che riguardo allo sviluppo urbanistico della città ha detto: «La sola cosa che è restata intatta è il centro storico. Tutto il resto è stato devastato. Non serve avere un grande senso estetico per rendersene conto, basta guardarsi un po' attorno: le brutture sono sotto gli occhi di tutti». Claudio Bustaffa

La Provincia 4 marzo 2006
Pedemontana e paratie nel mirino dei «No Tav» Il leader della protesta in Val di Susa contro la linea Torino-Lione interviene a Como per contestare le grandi opere Con lui Rifondazione comunista e i Verdi. Patrignani: «Bomba a orologeria per il territorio. Dobbiamo farci sentire»

Cos'hanno in comune la Tav in Val di Susa con la Pedemontana, l'autostrada Como-Varese e le paratie a lago? In tutti e quattro i casi, si tratta di opere onerose e di grande impatto ambientale, che non porteranno i benefici sperati. È questa l'opinione espressa da Verdi e Rifondazione Comunista nel corso della serata tenutasi giovedì nel salone Noseda della Cgil. Serata incentrata su un interrogativo: «Sviluppo significa progresso e benessere?». Una risposta ha provato a darla il leader del movimento «No Tav» Antonio Ferentino, che ha ripercorso la storia delle proteste contro la linea Torino-Lione, sottolineando come iniziative di questo genere siano necessarie in tutta Italia. Anche a Como: contro Pedemontana e Como-Varese, di cui ha parlato il consigliere provinciale di Rifondazione Massimo Patrignani; e contro le paratie, duramente criticate dal consigliere comunale dei Verdi Emanuela Patelli. NO TAV Ospite d'onore della serata di giovedì è stato Antonio Ferentino, presidente della Comunità Montana Bassa Val di Susa e considerato il leader dei «No Tav». «Possibile - si è chiesto Ferentino - che l'unico modo di creare sviluppo sia affidare ai privati ingenti risorse pubbliche? La nostra non è una battaglia locale, ma riguarda tutta l'Italia. I soldi dei contribuenti possono e devono essere spesi meglio, investendo nella ricerca, nell'innovazione, nelle nuove tecnologie. Non esistono solo le grandi opere». Un aspetto, questo, che riguarda da vicino anche Como, dove le grandi opere in cantiere sono almeno tre: la Pedemontana, l'autostrada Como-Varese e le paratie a lago. LE STRADE Sulle grandi opere stradali si è incentrato l'intervento di Massimo Patrignani: «Per ora - ha detto il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista - questi progetti sono solo degli spot elettorali: con l'approvazione del piano territoriale, però, diventeranno sempre più concreti. E con la realizzazione di Pedemontana e Como-Varese, i danni al territorio saranno enormi: sia la provincia che la città si troveranno chiuse in una morsa di autostrade». Per Patrignani, i comaschi dovrebbero scendere in strada a protestare. Proprio come gli abitanti della Val di Susa: «Vent'anni fa si lottava contro la Pedemontana - ha proseguito -, ora non più. E il risultato è che oggi siamo in estremo ritardo. Bisogna darsi da fare: queste grandi opere rappresentano per il territorio una bomba ad orologeria». PARATIE Dure, le parole di Patrignani. Come quelle utilizzate da Elisabetta Patelli a proposito delle paratie a lago: considerate «un totale disastro» sotto tutti i punti di vista. «Per arginare un lago destinato ad esondare sempre più raramente - ha detto il consigliere comunale dei Verdi -, si costruiscono un'opera onerosissima e di grande impatto ambientale. Entrando nel lago in profondità, le paratie potrebbero anche compromettere il delicato equilibrio su cui si regge la nostra città: da un giorno all'altro, chi abita in centro rischia di ritrovarsi con la cantina allagata». Per la Patelli, la costruzione delle paratie andrà a discapito anche di turismo e viabilità: «Si prevede che la realizzazione dell'opera richieda quattro anni - ha proseguito -, quattro anni durante i quali il lungolago rimarrà inevitabilmente sfigurato, con ingenti danni per l'industria del turismo. E che dire del traffico? A Como non ci si muove quando si pota un albero, figuriamoci cosa potrebbe succedere con il lungolago bloccato per un periodo così lungo…». Giacomo Fasola

Corriere di Como 25 febbraio 2006
ELEZIONI POLITICHE / I Verdi candidano la 25enne Liliana Boninsegna, presidente dei giovani del 'Sole che Ride' della provincia L'ex assessore Psi del capoluogo sarà il numero uno dell'Udeur nella Circoscrizione Lombardia II
(da.c.) Bocche cucite. Dappertutto. La definizione delle liste per le elezioni del 9 aprile sta producendo, tra gli altri, un effetto nuovo nel panorama politico locale: l'assenza totale di commenti e indiscrezioni.
Nessuno parla. Non i diretti interessati, che piuttosto di azzardare una previsione si farebbero tagliare una mano. Non i dirigenti provinciali, che
rimandano tutto, quando va bene, «al regionale», ma che molto più spesso si appellano «al nazionale» e «alle segreterie» non meglio definite.
«Il meccanismo di scelta è infernale», ammette Alfio Balsamo, segretario provinciale del Nuovo Psi. Si decide tutto a Milano e a Roma. Le teste di lista sono catapultate dall'alto, il territorio non è tenuto in alcuna considerazione. Il risultato è una tensione altissima tra i papabili e una delusione diffusa tra tutti gli altri. Anche perché, essere piazzati al decimo o al quarantesimo posto, nella sostanza, non cambia nulla.
ULIVO
I primi a sciogliere le ultime riserve, oggi, dovrebbero essere Ds e Margherita. La lista unitaria per la Camera è pronta. La segretaria provinciale della Quercia, Rosalba Benzoni, dovrebbe occupare il 12.mo gradino, in posizione utile per approdare a Montecitorio. Prima di lei, i Ds schierano Maurizio Migliavacca, Furio Colombo, Franco Tolotti, Marco Fumagalli, Antonio Misiani e Daniele Marantelli.
Ancora incerti, invece, i quattro nomi della Margherita che si aggiungono al capolista, Dario Franceschini.
CENTRODESTRA
In Forza Italia regna la totale incertezza. L'unico ad avere già staccato il biglietto per Roma è il ministro Lucio Stanca, che sarà nella testa di lista insieme con Berlusconi, Tremonti e la socialista Chiara Moroni, candidata per 'diritto di tribuna' tra gli azzurri.
An deciderà i suoi nomi lunedì, nel corso della direzione nazionale. Alessio Butti non ha ancora sciolto la riserva tra Camera e Senato. I papabili della Lega sono invece al vaglio di un gruppo ristrettissimo (Bossi, Maroni, Giorgetti) e si sapranno soltanto al momento della presentazione ufficiale.
PARTITI MINORI
Qualche curiosità emerge dal pattuglione dei piccoli partiti. L'Udeur, ad esempio, avrà come capolista alla Camera nella nostra Circoscrizione l'ex assessore Psi di Como, Pasquale De Feudis. Tra i Verdi, al numero otto sarà candidata Liliana Boninsegna, 25 anni, presidente dei giovani del 'Sole che Ride' di Como. Il cartello Nuovo Psi-Dc (De Michelis-Rotondi) avrà come capolista Flavio Martinelli, figlio dell'attuale parlamentare (e sindaco di Chiuduno), Piergiorgio Martinelli.
 

La Provincia 15/02/2006
l'intervista Elisabetta Patelli verdi «L'inquinamento arriva dal traffico»
Elisabetta Patelli, portavoce dei Verdi, come giudicate il divieto di utilizzo della legna per riscaldamento? Mi fa ridere. Non so quante persone si affidino ai camini e alle stufe per riscaldare le proprie case, ma credo che la percentuale di emissioni inquinanti attribuibile ai camini sia infinitesimale, forse addirittura non rintracciabile. Il problema dello smog è altro: c'è una quota di responsabilità che possiamo addebitare al riscaldamento, ma non certo ai camini; piuttosto alle caldaie, soprattutto quelle vecchie. Ma il responsabile maggiore resta il traffico». Come si può efficacemente incidere nel campo degli impianti di riscaldamento? «Innanzitutto occorre riconvertire tutte le caldaie a gasolio, a partire da quelle ancora presenti negli edifici pubblici, incentivando i privati a provvedere in tal senso. Va inoltre incrementato l'utilizzo delle caldaie più moderne, di ultima generazione che sono più rispettose dell'ambiente in fatto di emissioni». Avete qualche proposta per favorire la diffusione di impianti di riscaldamento più eco-compatibili? «Per esempio una modifica del regolamento edilizio per contenere il consumo energetico dei nuovi edifici, ma anche di quelli in ristrutturazione. Poi però c'è tutta la questione della politica dei trasporti che incide di gran lunga di più. Il 16 febbraio è l'anniversario dell'entrata in vigore nel nostro paese del protocollo di Kyoto, ma siamo in ritardo». E cioé, a che punto siamo? «Non si fa tutto quello che si dovrebbe, ovvero investire sul trasporto pubblico, sulle fonti rinnovabili, sulla sicurezza degli impianti sia dal punto di vista energetico che ambientale. Credo che i cittadini siano anche disponibili a fare qualche sacrificio, ma bisogna metterli nella condizione di condividere un progetto. Per esempio, quando parliamo di blocchi, chiediamo sempre che siano programmati. Visto che il problema dell'inquinamento in inverno è ormai una costante, a settembre la Regione dovrebbe programmare tutta la stagione di blocchi». m. cl.

Il Corriere di Como 19/1/2006
Il livello di Pm10 in città è tra i peggiori degli ultimi quattro anni

Dal 2002, mai a Como si erano registrati valori di Pm10 nell'atmosfera alti come in queste ore. La sequenza storica rilevata dalla centralina di viale Cattaneo non lascia dubbi circa la gravità dell'inquinamento dell'aria nel capoluogo. Gli ultimi due dati disponibili, relativi al 17 e al 18 gennaio scorsi, parlano di una concentrazione di polveri sottili pari, rispettivamente, a 183 e 187 microgrammi ogni metro cubo d'aria, quando il valore che la legge individua come pericoloso per i nostri polmoni è di 50 microgrammi per metro cubo. Siamo dunque pericolosamente vicini al record negativo dell'anno 2002, quando il 17 gennaio la centralina di viale Cattaneo registrò un valore di 226. Quel picco non è più stato raggiunto, per fortuna, anche se nel 2003, il 14 gennaio, il record fu sfiorato con 172 microgrammi di Pm10. Poi, il 3 febbraio 2004, il livello massimo fu di 154 e, nel 2005, di 151. Livello fatto registrare meno di un mese fa, il 23 dicembre. Da tale filotto nero, si capisce che in questo inizio 2006 il capoluogo lariano sta facendo i conti con l'aria più avvelenata degli ultimi quattro anni.
A fronte di questi numeri, un'altra cifra emersa proprio ieri concorre a dare il quadro della situazione critica. I dati in possesso dell'Automobile Club di Como, infatti, hanno evidenziato il vero e proprio fiume di automobili che nell'ultimo anno si è riversato sulle strade di Como. Dai 336mila veicoli circolati e censiti nel 2004, infatti, al 31 dicembre del 2005 il parco circolante era passato a 350mila. Un dato, questo, derivante dalla differenza tra il numero incredibilmente alto di nuove immatricolazioni (22.850, delle quali 12.900 a benzina e 9.625 a gasolio) e quello dei mezzi che invece hanno smesso di circolare per diversi motivi. Davvero scoraggiante, inoltre, il dato riguardante i mezzi ecologici entrati ufficialmente in servizio in provincia di Como nel 2005: 22 a metano e 34 a gpl. Poco più che briciole, dunque, segno che la tanto auspicata sensibilità ambientale legata ai trasporti, sul Lario, fatica ad attecchire.
Lo stesso presidente Aci, Enrico Gelpi, lo conferma. «Effettivamente i mezzi ecologici non sono ancora riusciti a sfondare sul mercato - afferma - Sicuramente incide l'estrema scarsità di punti di rifornimento, inoltre soltanto negli ultimissimi tempi le case automobilistiche sembrano puntare sui mezzi ecologici. In futuro penso che il mercato crescerà, e anche l'approccio dei comaschi sarà diverso».
Guardando al prossimo blocco del 29 gennaio, Gelpi ribadisce per l'ennesima volta la sua contrarietà: «Le grandi strade come sempre rimarranno aperte - dice - e lo stop alle auto servirà a poco o a nulla. Inoltre, le vetture incidono solo per il 40% sullo smog, il grosso dipende dai riscaldamenti».
Anche per il Comune di Como la via scelta dalla Regione per combattere le Pm10 non risolve nulla. Spiega, infatti, l'assessore all'Ambiente, Umberto D'Alessandro: «Noi abbiamo cercato di opporci contro questo sistema dei blocchi, ma anche per il 29 gennaio prossimo temo non cambierà niente. Si ripeterà il solito copione, con poche vie chiuse e le altre piene di traffico. Inoltre, il fatto che oggi viviamo un'emergenza e magari tra dieci giorni l'aria sarà migliore per vento o pioggia conferma che il sistema è un'anomalia».
Si scaglia contro la logica dei blocchi anche la capogruppo dei Verdi a Palazzo Cernezzi, Elisabetta Patelli. «Ormai gli stop alle auto hanno perso anche il valore simbolico di un tempo - afferma l'esponente ecologista - Finché la Regione Lombardia non avrà il coraggio di fare scelte davvero strutturali, che prescindano delle emergenze del momento, il problema smog non si risolverà mai. La politica attuale serve soltanto a rincorrere i buoi quando sono già scappati, mentre i cittadini, e in particolare le categorie più deboli come anziani e bambini, vedono la loro salute messa fortemente a repentaglio».
Dal canto suo il Pirellone, in una nota, ha comunicato ieri di aver messo in campo un piano contro l'inquinamento per i prossimi cinque anni. L'obiettivo, afferma la Regione, è dimezzare «le polveri sottili entro il 2010». Per realizzare il piano saranno stanziati finanziamenti ingenti: 600 milioni di euro. Il progetto, sottolinea il Pirellone, «comprende una vasta gamma di interventi per contrastare sia le cause immediate sia quelle strutturali dell'inquinamento». Nonostante questo, conclude la nota della Regione, «è fondamentale la collaborazione anche dei cittadini».

legge 194 «Usciamo dal silenzio» a Milano Da Como in duecentocinquanta(a.l.)
Una manifestazione per difendere la legge 194 e «contro l'intimidazione e la colpevolizzazione delle donne». Sono questi i temi che porteranno sabato centinaia di donne in piazza a Milano per protestare contro quelli che vengono definiti «insidiosi attacchi alla legge sull'aborto» sotto lo slogan «Usciamo dal silenzio». Tra queste anche il coordinamento comasco della marcia mondiale delle donne contro la guerra, le violenze e la povertà e a cui aderiscono Donne in nero, Telefono donna, Forum donne Prc, Donne Ds, Donne Verdi e Assemblea permanente delle donne della funzione pubblica Cgil. «Gli attacchi che da più parti vengono fatti alla legge 194 - sottolinea la portavoce Nicoletta Pirotta - anche se nessuno ha mai parlato di una sua eliminazione ci obbligano a una presa di coscienza comune che partirà proprio con la manifestazione di sabato». Il corteo partirà alle 14 da piazza Duca D'Aosta a Milano per raggiungere poi piazza Duomo. «La donna ha diritto a essere ascoltata e aiutata, ma soprattutto rispettata nelle sue scelte, qualunque esse siano - spiega Liliana Boninsegna delle Donne Verdi -. Uno smantellamento della legge 194 prefigura naturalmente il rifiorire del mercato clandestino». Non solo però legge 194 al centro dell'iniziativa. Il corteo infatti ha come obiettivo anche quello di riaffermare «la libertà femminile» e «ridare significato alla laicità dello Stato». Anche per questo, la manifestazione di Milano si terrà in contemporanea con il corteo "Tutti in pacs", organizzato nella stessa giornata a Roma. L'appuntamento per i partecipanti alla manifestazione milanese, che conta già 250 iscrizioni comasche, è per sabato alle 12.30 alla stazione di Como Lago. Informazioni sul sito www.usciamodal silenzio.org.

 

 

 

 

 

 

 

 

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