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RASSEGNA STAMPA 

La Provincia 22/9/2007
Gli ulivi di Ossuccio entrano in Senato Dalla Lomellina alla costiera amalfitana, 19 siti da proteggere in un disegno di legge dei Verdi C'è spazio anche per i terrazzamenti del lago che sfuggirebbero così al progetto del maxi albergo
Gli ulivi guardano verso l'Isola Comacina: se il dibattito in consiglio non riuscirà a scongiurare il pericolo, si prepara un'interrogazione parlamentare
Lo scrive la senatrice dei Verdi Loredana De Petris, nelle note a premessa del disegno di legge per la salvaguardia delle aree di pregio: «Il mantenimento del paesaggio rurale e delle attività che lo supportano è la più efficace forma di contrasto del dissesto idrogeologico». Vale anche per gli ulivi di Ossuccio, non ancora contemplati nell'elenco che raccoglie e accosta i vigneti dei versanti valdostani ai prati della Val Pusteria, in Alto Adige; le risicolture della Lomellina, Pavia, ai vitigni del Collio, Friuli; l'arbicoltura della Valpolicella, Veneto, a quella delle Langhe, Piemonte; i terrazzi costieri delle Cinque Terre, Liguria, alla cerealicoltura della Val d'Orcia, Toscana; gli alberi da frutto del Forlivese, Emilia-Romagna, agli ulivi secolari dei monti Lepini, Lazio; le colture del Montefeltro, Marche, e dell'Amerino, Umbria, all'altopiano dei Navelli, Abruzzo; gli agrumi della costiera amalfitana, Campania, all'ortofrutticoltura del Metapontino, Basilicata; i giardini mediterranei della Val d'Itria, Puglia, agli arbusti di Gioia Tauro, Calabria; i campi del tavolato degli Iblei, Sicilia, alle "tancas" dell'altopiano di Abbasanta, Sardegna. Diciannove località di cui si pretende la seria tutela: il lago di Como potrebbe essere la ventesima, rappresentato dalla Zoca dell'Oli di Ossuccio che, oggi, è minacciata dai 13mila metri cubi di un hotel cinque stelle presto a venire, sulle macerie del vecchio Miralago. «Non ho nessuna difficoltà a inserirla fra le aree da preservare», annuncia Elisabetta Patelli dei Verdi, spiegando che il disegno di legge nazionale mira a salvaguardare le aree rurali dove l'agricoltura è tipica e di qualità. «Attraverso questa iniziativa, che comunque avrà un iter lungo, non è possibile tutelare tutte le rive del lago, ma solo le zone rurali come le balze di ulivi secolari a Ossuccio: non escludo di aggiungerle alla lista». Un articolo dei nove sottoscritti dall'onorevole De Petris si dedica del resto nel dettaglio alle «piante secolari di ulivo», considerate, assieme alle viti, patrimonio «tradizionale di grande valore storico per l'agricoltura mediterranea». Al divieto di danneggiarle ed espiantarle «in assenza della preventiva autorizzazione dei competenti uffici regionali», si associa la proposta di censire «gli esemplari secolari di ulivo e i complessi arborei costituiti da più esemplari di ulivo che rivestano particolare interesse dal punto di vista paesaggistico, botanico o di tutela dell'assetto idrogeologico». Un aspetto, il terzo, sul quale si è concentrata l'attenzione di chi si schiera in difesa il pendio comasco, prima classificato fra le aree non edificabili dai geologi dello studio Ghezzi di Milano, poi stranamente liberato dal vincolo più restrittivo: gli stessi specialisti, quest'estate, l'hanno riconosciuto area edificabile, previa introduzione di particolari misure di protezione. «Barriere alte quattro metri - le ha descritte a luglio il geologo Pietro Breviglieri - sorrette da robuste palificazioni»: utili a fermare l'eventuale caduta dei massi e a permettere l'edificazione di quaranta suite sui terrazzamenti, oltre a un ristorante, due piscine, una beauty farm, una funicolare e un parcheggio in galleria con 120 posti auto, per 8.300 metri cubi di roccia da estrarre fino a 65 metri di profondità. Gli interventi, che rischiano di destabilizzare l'assetto della montagna, hanno mobilitato già il gruppo di minoranza. Il consiglio comunale è pronto a discutere una mozione che, se dovesse essere bocciata, avrebbe due conseguenze: un referendum popolare, affinché sia la gente tutta a segnare la sorte del territorio che abita, e un'interrogazione parlamentare. «È nel cassetto - annuncia la Patelli - Se la discussione consiliare non sarà in grado di fermare il pericolo che incombe sugli ulivi, porteremo il caso a Roma, come abbiamo già fatto per Laglio e per Blevio. L'interrogazione parlamentare è oggi l'unico strumento efficace nell'immediato, perché apre un'istruttoria ministeriale e attiva gli organi competenti, come la Soprintendenza e il Demanio». Sensibilità alle tematiche ambientali è stata manifestata in più occasioni anche dal ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli, che in aprile si diceva preoccupato per lo «sfregio silenzioso del paesaggio italiano». Si riferiva a casi eclatanti, denunciati da persone illustri: la lottizzazione a ridosso delle mura storiche del Monticchiello, a Siena, difeso da Alberto Asor Rosa; le trivellazioni petrolifere in Val di Noto, contro cui si è schierato Andrea Camilleri. Scempi clamorosi, resi ancor più gravi dalla voce di un critico letterario da un lato, uno scrittore dall'altro, sintomo di una tendenza che si sta accanendo egualmente contro le bellezze della Lombardia. Qui, la pressione continua sulle zone vincolate si dimostra, se non con i nomi celebri, con i numeri elevati: sono oltre 30mila le richieste di trasformazione del territorio ogni anno sottoposte all'esame delle Soprintendenze.

La Provincia 20/9/2007
Ticosa, il vento strappa le protezioni anti amianto I Verdi: «Subito una soluzione. Il Comune decida: i detriti vanno rimossi o sigillati». La Margherita: «Intervenga l'Asl» La replica dell'Ufficio stampa di Palazzo Cernezzi: «I teloni? Li rimetteremo quando li avremo ricomperati»
I teloni che ricoprivano le tonnellate di detriti della ex Ticosa sono volati via con il vento dell'altra notte. In qualche punto, in realtà, anche prima della bufera si erano già spostati lasciando intravvedere i resti delle macerie della vecchia tintostamperia. E su quella montagna di detriti - sequestrata dalla Procura di Como lo scorso 29 giugno nell'ambito dell'inchiesta contro ignoti per omissione d'atti d'ufficio legati allo smaltimento dell'amianto - adesso arriva un'ondata di polemiche. «La situazione - tuona la responsabile dei Verdi di Como Elisabetta Patelli - è sfuggita di mano completamente: è ingarbugliatissima e abbiamo motivo di essere preoccupati. A coprire i detriti su cui si dovrà accertare se c'è amianto, sono stati messi teli che sono tagliati in condizioni climatiche normali e che addirittura spariscono quando c'è il vento forte. Mi sembra che non si possano aspettare tempi biblici e che la gente possa avere riposte quando sia finito l'iter giudiziario e l'eventuale contenzioso con le aziende». E aggiunge: «Bisogna trovare subito una soluzione: o si rimuovono i detriti liberando l'area, oppure, visto che serve il dissequestro della magistratura, bisogna sigillarli. Con l'amianto non si scherza e, visto che anche respirare una fibra può essere pericoloso, forse è il caso di intervenire. Qui è stata messa una copertina sopra una bomba». Dal canto suo il neopresidente della commissione urbanistica Mario Lucini (Ulivo) aggiunge: «Le modalità di stoccaggio e di attesa dell'esito delle analisi sembrano quantomeno discutibili. Ci facciano sapere qualcosa perchè quei detriti o vanno coperti, e in questo caso si faccia bene, oppure no. Possibile che sulla vicenda Ticosa non si possa mai sapere nulla? Mi auguro che qualcuno, anche dell'Arpa e dell'Asl dica cosa fare». Da Palazzo Cernezzi l'ufficio stampa si limita a dire che «i teloni verranno rimessi» e rispetto alla tempistica: «non appena li ricompreremo». In ogni caso il capitolo Ticosa verrà affrontato mercoledì pomeriggio (inizio alle 14.15) nella commissione urbanistica (a cui parteciperanno anche l'assessore Umberto D'Alessandro e il dirigente Roberto Laria) convocata proprio per analizzare la vicenda: dalle indagini del sottosuolo al nuovo piano integrato di intervento (che, secondo quanto annunciato dal sindaco Stefano Bruni, dovrà arrivare in aula entro la fine di ottobre) e, ancora, gli aspetti finanziari e quelli legati allo smaltimento dell'amianto (dai costi per la rimozione stimati dal sindaco in un milione di euro alle coperture). Gisella Roncoroni


Interpellanza del senatore ripamonti i verdi al ministro pecoraro scanio: «serve l'intervento degli ispettori» (La provincia 5/8/07)
(gi.ro.) i verdi chiedono al ministro dell'ambiente alfonso pecoraro scanio di inviare a como, e più precisamente su quello che resta della vecchia ticosa, gli ispettori. e lo fanno con un'interpellanza (dopo quella presentata un mese fa dalla parlamentare diessina rosalba benzoni) del senatore natale ripamonti. «si tratta - spiega la portavoce comasca Elisabetta Patelli - di un'iniziativa politica che, indipendentemente dalle indagini della magistratura e nell'ambito delle competenze ministeriali, intende far luce da una parte su quanto operato e sulle relative responsabilità e dall'altro acquisire elementi, anche attraverso una azione ispettiva da effettuarsi in loco, con riguardo agli interventi adottati ed allo scopo di prevenire ulteriori possibili rischi». nel dettaglio nel documento inviato a pecoraro scanio si legge: «si chiede come si consideri l'assenza di controlli specifici dell'aria a cantiere attivo considerando che risulterebbe un unico controllo a cura di arpa e avvenuto in data 11 aprile, a cantiere fermo, in una zona non prossima allo stesso e di carattere specifico, nel quadro dell'ordinario monitoraggio previsto dal piano regionale amianto lombardia» e ancora si sottolinea «il rimpallo di competenze avvenuto tra comune di como e società multidevelopment sulle modalità e le responsabilità relative alla rimozione e lo smaltimento della guaina individuata contenente amianto». altro nodo da sciogliere, per il senatore ripamonti, è la chiarezza sui compiti. in particolare chiede al ministro «di chiarire quali siano le competenze e le responsabilità previste dalla normativa in materia e come debbano coordinarsi gli enti preposti per garantire la prevenzione da rischi per la salute dei cittadini nel caso di interventi di così vasta portata». per ottenere delle risposte, visto anche il periodo di ferie, bisognerà aspettare, ma se da roma decidessero di inviare sul lario gli ispettori questo potrebbe avvenire prima dei chiarimenti scritti a tutte le questioni sollevate. una cosa, per ora, è certa: il caso ticosa per la seconda volta in poche settimane è finito sul tavolo ministeriale.

Fermi tutti: tra le macerie della ex Ticosa c’è l’amianto
Finisce in procura, dopo mesi di polemiche e ritardi nei controlli, la vicenda della stamperia (il Diario 13/7/2007

La lunga storia dello stabile ex Ticosa, tintostamperia abbandonata dal 1982 e di recente demolita, finisce tra le carte giudiziarie. Il 29 giugno la procura di Como ha deciso il sequestro dell’area con l’accusa, per ora a carico di ignoti, di omissione di atti d’ufficio nel t
rattamento dell’amianto, senza escludere l’ipotesi di reati ambientali. La questione, in realtà, non è nuova: prima ancora della demolizione, oltre cinque mesi fa, la portavoce dei Verdi Elisabetta Patelli scrive al sindaco di Forza Italia Stefano Bruni chiedendo garanzie sullo smaltimento dei materiali pericolosi. La richiesta è però bollata come battaglia demagogica (o addirittura «terrorismo») e il 27 gennaio la festa per la fine della Ticosa si celebra, tra brindisi e fuochi d’artificio, come niente fosse.
Una conferma alle paure dei Verdi arriva però a fine marzo, quando una centralina Arpa della zona rileva una quantità anomala, seppur non oltre i livelli di guardia, di amianto nell’aria. Partono così le verifiche e il 10 aprile arriva la brutta sorpresa: tra i detriti comuni pronti per essere triturati c’è anche una guaina bituminosa che contiene amianto crisotilo in quantità non trascurabile. Il prelievo in aria del giorno dopo, però, pare confortante: i livelli risultano tornati nella norma. Ma non tutti sono convinti: «Una verifica a cantiere fermo, quasi tre mesi dopo», spiega Patelli, «non conta. Il pericolo c’è quando il materiale è smosso dalle ruspe e i fili di amianto si disperdono nell’aria. A fine gennaio la polvere arrivava in tutta la città, ma non si è pensato a un monitoraggio in tempo reale».
Il 26 aprile l’Arpa certifica la presenza di amianto a terra e in aria, ma solo il 25 maggio il rapporto con la richiesta di rapida bonifica arriva in Comune, preceduto da insistenti voci su presunte negligenze nella demolizione. I dati non sono però resi pubblici, e la consultazione dell’atto viene preclusa ai più. Chiedono lumi con un’interrogazione urgente i consiglieri comunali Vincenzo Sapere e Marco Lucini (Ulivo): «Non vogliamo creare allarmismi», precisano, «ma ottenere risposte sulla tutela della salute pubblica». Iniziativa ripresa da altre due interrogazioni, alla regione Lombardia dal consigliere ulivista Luca Gaffuri e ai ministeri di Ambiente e Salute dalla senatrice Ds Rosalba Benzoni.
Comune e Asl, però, restano tranquilli: «Bonifica e controlli sono stati eseguiti secondo la legge». Una calma che si incrina di colpo il 28 giugno, quando il sindaco firma un’ordinanza che intima alla ditta acquirente, l’olandese Multi Development, di smaltire «senza indugio» i detriti. Troppo tardi: il giorno dopo i carabinieri mettono i sigilli all’area, organizzando una vigilanza continua per prevenire possibili alterazioni.
Chiara Rancati

Pronto soccorso, la Casa della salute taglierà le code» La proposta delle associazioni di Territorio Precario: un filtro per aree omogenee da 10 a 15 mila persone
Le associazioni comasche si muovono per migliorare la situazione della sanità

Pronto soccorso affollati; assistenza a singhiozzo; dimissioni precoci dagli ospedali; il medico di famiglia che non c'è e la guardia medica occupata altrove; malati cronici che non hanno punti di riferimento costanti ed univoci; ticket ed abolizione della fisioterapia gratuita; la prevalenza del privato sul pubblico; l'inquietudine del cittadino per le conseguenze sulla salute dell'inquinamento ambientale, dallo smog all'amianto alle emissioni dell'inceneritore: è il quadro delineato da Territorio precario, un insieme di organizzazioni e di associazioni comasche di sinistra che lancia una proposta. È la costituzione della "Casa della Salute" una struttura sul territorio a servizio di un'area fra le cinquemila e le diecimila persone, per affrontare i problemi che né il singolo medico, né il grande ospedale sono in grado di risolvere.
Il ministero ha messo a disposizione delle Regioni dieci milioni di euro per attivare questo tipo di iniziativa e Territorio precario ha scritto una lettera a tutte le amministrazioni locali, Comuni e Provincia, per chiedere di sostenerla, approvando ordini del giorno che la sollecitino. Qualche mese fa, il ministro Livia Turco, in visita a Como, ne aveva accennato e il direttore generale della Asl, Simona Mariani, aveva detto che l'argomento era nell'agenda dell'Azienda. Ieri, hanno spiegato perchè serve e quali sono i contenuti Nicoletta Pirotta e Massimo Patrignani di Rifondazione Comunista; Antonio Muscolino di Medicina Democratica; Edi Borgianni dei Verdi e Raffaella Rusconi del Circolo Ambiente Ilaria Alpi che, in particolare, ha descritto la situazione critica derivata dalla presenza, nell'Erbese, del Cementificio Holcim, dove vengono inceneriti fino a 100.000 tonnellate di rifiuti l'anno. Ma i problemi ambientali sono diffusi, ha detto Edi Borgianni, riguardano l'aria, l'acqua, il cibo ed è urgente la prevenzione. Con la costituzione delle Aziende sanitarie, territoriali ed ospedaliere, la gestione della salute è ormai sottratta alla partecipazione; il potere, le decisioni, sono nelle mani dei manager, è stato ripetuto nella conferenza tenuta ieri mattina da Territorio precario: la Casa della salute servirebbe anche per far sentire di nuovo il cittadino protagonista e non numero. A quale esigenze risponde, l'ha spiegato Antonio Muscolino: eroga cure primarie in un ambito territoriale ristretto 24 ore su 24 e sette giorni su sette; varie figure professionali, medici e specialisti, lavorano in squadra, con infermieri, tecnici della riabilitazione, esperti in interventi sociali e in emergenza territoriale; dispone di ambulatorio infermieristico e per piccole urgenze, laboratorio, radiologia ed ecografia di base.
Visibile sul territorio, semplice ed efficace, sarebbero le caratteristiche. Perchè non si fa? Perchè la sanità è un businnes, costa molto, 14,6 miliardi di euro in Lombardia e perchè il privato non vuole.
Sulla privatizzazione, s'è soffermata Nicoletta Pirotta: «sta producendo l'impoverimento costante delle persone e delle famiglie» ha detto ed ha rilevato il peso dei ticket, in Lombardia più alti che nel resto d'Italia. Maria Castelli

I muri spaventa-turisti del lago di Como
Chiara Oltolini Da Libero 4 luglio 2007
"Il problema di questi muraglioni sta nei materiali con cui sono costruiti: totalmente estranei alla tradizione o, peggio ancora, di banale cemento armato. Ci vorrebbero le originali pietre di Moltrasio per rispettare la tradizione paesaggistica. Ma ormai sono introvabili."
ELISABETTA PATELLI, ARCHITETTO DEI VERDI DI COMO
Magari ci riesce Clooney. Dopo aver convinto la giunta di Laglio, dove ormai è di casa, a bloccare progetto di cementificazione di un tratto di costa del paesino che l'ha ufficialmente adottato, l'attore americano potrebbe persino fermare la costruzione dei muraglioni che, giorno dopo giorno, invadono e rovinano ii paesaggio del suo lago preferito. «Basta prendere it battello oil motoscafo a Como e, durante la navigazione, dare un occhio ai comuni disseminati sulle rive per rendersi conto di una situazione che non può più essere ignorata», Giovanni Alberto Zanoletti, responsabile del museo della Barca Lariana di Pianello del Lario, a richiamare all'osservanza di alcuni canoni estetici i progettisti.
STILE FORT ALAMO
«Si tratta di vere e proprie barricate, che non sono in sintonia con l'ambiente circostante. Anzi, non c'entrano proprio nulla. E in più spuntano come funghi», continua Zanoletti. L'elenco è lungo: i muraglioni delle autorimesse di Cavadino a Carate Urio (costati 250mila euro, di cui 170mila coperti con i proventi delle multe), dell'autosilo di Revaa nel medesimo comune, degli immobili in fase di ricostruzione al Mulino di Brienno e dei fabbricati nella zona alta di Colonno. Il più recente è quello di Griante sulla statale Regina, dove l'Anas sta ultimando uno svincolo in direzione Menaggio. «Una vera pacchianata», cornmenta Elisabetta Patelli, architetto e ambientalista dei Verdi di Como. «Il motivo? Va cercato nella scelta dei materiali. Totalmente estranei alla tradizione o, peggio ancora, di banale cemento armato. Ci vorrebbero le originali pietre di Moltrasio per rispettare la tradizione paesaggistica. Ma ormai sono introvabili. Si confida solo in una piccola cava a Faggeto.
«Per questo motivo abbiamo optato per pannelli prefabbricati -, fa sapere l'Ente nazionale per le strade -. Per ingentilire la galleria abbiamo, però inserito archi in successione, che riprendono it motivo classico dei muri presenti sul lago».
Non basta. I residenti delle comunità lariane vogliono più salvaguardia del loro paesaggio. «Cosa penseranno i turisti, specialmente gli stranieri, di questi tarocchi?, si lamentano i proprietari dell'Hotel Riviera, che si trova proprio lungo la strada statale 340, all'altezza del comune di Cadenabbia. Stessa preoccupazione per l'albergo La Marianna di Griante: «Devono riuscire a trovare delle soluzioni più semplici, che almeno mascherino gli errori già commessi».
SALVARE IL SALVABILE
Qualche suggerimento prova a darlo il signor Zanoletii. «Con solo qualche centinaio di euro si potrebbero trapiantare alcune varietà di rampicanti, che, crescendo, possano in parte rivestire le costruzioni e offrire una migliore visione a chi le osserva dal lago. Ci sono essenze che non hanno bisogno di particolari cure se non per le irrigazioni iniziali. Come l' edera, che assume colon bellissimi, specialmente in autunno, oppure le vite del Canada, veloce a crescere e verdissima d'estate». Della stessa idea la Patelli: «Bisogna chiamare degli esperti di architettura da esterni, che siano in grado di integrare le strutture di recente costruzione con il paesaggio. Costruire un muro in calcestruzzo in un paese dove tutto è realizzato con pietre rare è come fare un mosaico di Ravenna con pezzettini di plastica
NON SOLO ESTETICA
Sul ramo del lago di Como c'è anche chi non comprende questo genere di richieste. «I problemi sono ben altri», fa sapere Stefania di Cantù. «Due anni fa ho comprato una casa a Menaggio, dove trascorro tutti i weekend. L'estetica del paesaggio è l'ultimo dei miei pensieri. Il primo è riuscire a percorrere l'intera statale Regina senza dover accostare tutte le volte che incrocio un mezzo pesante. purtroppo, ne circolano davvero tanti». «La priorità è la sicurezza», le fa eco Sergio, domiciliato a Griante. «Troppi cantieri per troppo tempo. L'ultimo è rimasto per più di due anni. Ma capisco coloro che sono attaccati al territorio e fanno di tutto per preservarlo al meglio».

LE REAZIONI La minoranza: «Anzichè festeggiare Bruni doveva tutelare i cittadini»
Chiedono chiarezza, ma dicono anche che l'amministrazione comunale anzichè organizzare i fuochi d'artificio per l'avvio delle demolizioni in Ticosa avrebbe fatto meglio a controllare le operazioni legate allo smaltimento dell'amianto. «La prima cosa da fare - commenta Donato Supino, Rifondazione - è fare chiarezza tutelando i cittadini e la loro salute. Il fatto che Asl e Arpa, gli enti tecnicamente preposti ai controlli, si rimpallino le responsabilità non è affatto rassicurante. In più non va dimenticato che il sindaco Bruni ha avuto un mese a disposizione per intervenire e non l'ha fatto: questo la dice lunga sulla sua volontà di tutelare i cittadini. Speriamo se ne parli in consiglio perchè vogliamo sapere come mai si sia fatta solo la festa senza controlli». Gli fa eco Bruno Magatti di Paco: «La Ticosa è stata indicata in maniera ossessiva dal sindaco Bruni e dalla sua maggioranza come un simbolo. E come tale tutto ciò che lì accade e accadrà è significativo. Noi non dimentichiamo che la vendita dell'area è stata accompagnata da segnali ambigui: ai manifesti con i loghi dell'acquirente e del Comune seguiva la festa messa in scena all'inizio della demolizione (e della campagna elettorale), alla presenza di Bruni e di altre autorità. Chiaro l'intento di far passare l'idea di un'amministrazione comunale protagonista di qualcosa di più della vendita a un privato di una importante fetta di città». E sul sequestro aggiunge: «Il sindaco, sentitosi richiamato al suo ruolo di primo garante della tutela della salute dei cittadini, ha subito precisato che la società proprietaria degli immobili e dei terreni dell'ex Ticosa ha provveduto al recupero e smaltimento dei rifiuti sotto la propria responsabilità. Ora, in attesa di sapere dalla Magistratura se violazioni ci sono state e da parte di chi, notiamo che cominciano a diradarsi le nebbie volute dalla propaganda. Aspettiamo di vedere che cosa accadrà nelle prossime settimane intorno a questo "simbolo" della gestione Bruni: a poco a poco tutte le carte dovranno essere scoperte e noi misureremo l'azione di questa amministrazione solo su fatti obiettivi». Infine la portavoce dei Verdi Elisabetta Patelli, che aveva chiesto controlli già prima degli abbattimenti di gennaio: «Ritengo che l'amministrazione si sia comportata in modo irresponsabile per almeno due motivi. In primo luogo ha insabbiato e criminalizzato le voci che invitavano alla prudenza e, in secondo, perchè sindaco e giunta hanno responsabilità dei cittadini e quindi devono assumersi in prima persona ruolo di controllo prima, durante e dopo la demolizione anzichè festeggiare all'ombra delle ruspe». E aggiunge: «Credo che in questi mesi in cui si è cercato invano di fare chiarezza, finalmente purtroppo, adesso dovranno arrivare risposte chiare. E ci si augura siano risposte positive altrimenti sarebbe gravissimo. Mi hanno dato della terrorista e detto che avevano demandato alla Multi (la società che ha vinto la gara per l'acquisto dell'area, ndr.) la scelta della ditta che avrebbe dovuto smaltire l'amianto. Non ho mai capito perchè, visto che i costi erano a carico dell'amministrazione. Il Comune, che paga e che è responsabile, avrebbe dovuto scegliere in modo trasparente la ditta a cui affidare lo smaltimento. La proprietà, infatti, potrebbe avere dei conflitti di interesse. L'amministrazione ha omesso una parte importante: la scelta della ditta e i relativi controlli. Gi. R

cernobbio interrogazione del senatore dei verdi ripamonti: «era un raro esempio di ecosistema, il danno è di tutti» garovo, la questione della spiaggetta finisce in senato
La vicenda della spiaggetta alla foce del garòvo, fatta dragare dalla società villa d'este con rimozione del materiale accumulato nell'arco di oltre un secolo, è finita al senato della repubblica e due ministri, quello dell'ambiente e il collega dei beni culturali, saranno tenuti a rispondere con una nota scritta a un'interrogazione presentata ieri dal senatore del gruppo verdi, natale ripamonti. il parlamentare, nelle premesse, rimarca «il danno arrecato alla popolazione, tenendo conto del fatto che la spiaggia formata da materiale alluvionale, costituiva un ormai raro esempio di eco-sistema derivato dall'opera della natura e dal sapiente intervento dell'uomo sul letto del torrente, come certificato dalle mappe catastali di maria teresa dal 1756 in avanti». ripamonti prosegue affermando che «il luogo ricade in zona tutelata e vincolata», e riprende quanto affermato in consiglio comunale dalla ricercatrice storica irene fossati in merito all'attracco d'emergenza di imbarcazioni impossibilitate, in caso di fortunali, di compiere il passaggio tra la punta di pizzo e il molo di cernobbio. «a memoria d'uomo ? aggiunge l'interrogazione ? vi è sempre stata la possibilità di accedere liberamente alla spiaggetta tramite l'apposita scaletta in pietra che scende nel letto del torrente, lastricato con pietre d'antica fattura». dopo avere evidenziato l'importanza dell'arenile per l'esercizio della pesca e per la riproduzione di varietà ittiche, il senatore ripamonti punta sul ripristino di quanto è stato asportato e sull'accertamento di eventuali inadempienze o irregolarità. tutto sembra essere collegato al fatto che il 28 maggio, a seguito delle proteste dei cittadini riferite da «la provincia», il consorzio del lario e dei laghi minori, a scavi ormai conclusi, ha effettuato un sopralluogo e sulla base di una stima ha accertato che sarebbero stati asportati circa 50 centimetri di materiale al di sopra dello zero idrometrico, in luogo dei 35 oggetto dell'autorizzazione firmata dal direttore dell'ente alessandro falanga. si aggiungerebbe il danno arrecato dalle ruspe alla pavimentazione del torrente in prossimità dello sbocco a lago. l'ipotesi, riferita a una stima, viene però contestata dall'amministratore delegato della villa d'este spa jean marc droulers, il quale afferma che con le attuali condizioni di lago alto tale stima è pressoché impossibile. elisabetta patelli, portavoce dei verdi a como, denuncia l'eccessiva compiacenza - a suo dire - di alcune amministrazioni dei paesi del lago, nel «secondare le esigenze di controparti private forti», e annuncia ulteriori azioni del gruppo per la difesa del territorio. c'è da aggiungere che il sindaco di cernobbio simona saladini ha trasmesso al consorzio del lario gli indirizzi emersi dalla seduta del consiglio comunale, con l'invito «a procedere con verifiche puntuali volte ad accertare se i lavori di dragaggio siano stati conformi all'autorizzazione rilasciata». aggiunge la sollecitazione affinché il consorzio «ottenga la rapida sistemazione dello sbocco a lago, tutelando il pregevole selciato che funge da letto». m. l.

Raccolta rifiuti irregolare, nel forno pure materassi

Elisabetta Patelli, capogruppo uscente dei Verdi in consiglio comunale, lancia di nuovo l'allarme sulle irregolarità nello smaltimento dei rifiuti. "In data 17 maggio ho notato e documentato la raccolta irregolare da parte di ACSM ambiente di rifiuti diversi, in particolare imballaggi di cartone, un materasso, scarti di mobilio pressati insieme e portati ahime' all'incenerimento. Si tratta di rifiuti che per tipologia ed ingombro non solo non devono essere destinati al forno, bensì alla differenziata e alla piattaforma ecologica, ma possono anche per le loro caratteristiche creare danni all'impianto. Sto poi verificando l'ipotesi assai probabile, che non solo manchino direttive rigorose da parte dell'azienda, ma al contrario vi sia invece una vera indicazione di raccogliere tutto insieme e alla svelta per ridurre notevolmente i costi. Ciò mi pare inaccettabile. Nel mirino dei verdi sono finiti anche i mezzi, definiti desueti, utilizzati dall'associazione temporanea di imprese, formata da Econord e Acsm, alla quale il comune ha affidato l'appalto per lo smaltimento dei rifiuti urbani. "Benché nel progetto si offra l'utilizzo di mezzi di raccolta Euro 3 ed Euro 4 - ha aggiunto la Patelli - il servizio sta continuando e continuerà utilizzando i mezzi Euro 1, molto più inquinanti. Questo è un motivo sufficiente per la revoca del servizio".


Gli animali danno i voti ai consiglieri uscenti Il Gruppo ambiente 2 Febbraio ha valutato l'impegno per la tutela dei quattrozampe: bocciato sonoramente il sindaco Pagella trasversale: in testa la Patelli (Verdi) seguita da Mascetti (An). Zero a Caradonna, Frisoni, Peverelli e Santangelo

Gli animali si sono messi a dare i voti ai politici, valutando uno per uno l'operato dei consiglieri comunali e assessori uscenti, oltre che del sindaco Stefano Bruni. O meglio: a nome di cani, gatti e altri animali domestici, si sono espressi i rappresentanti del Gruppo ambiente 2 febbraio, associazione ambientalista, che hanno dato una pagella a tutti i politici che siedono a Palazzo Cernezzi in base al loro impegno per la tutela degli animali. Una classifica che ha visto la vittoria, quasi scontata, della consigliera dei Verdi, Elisabetta Patelli, seguita a ruota dal vicesindaco di An, Paolo Mascetti e dai due consiglieri Alessandro Nardone (An) e Aniello Rinaldi, a pari merito sul terzo gradino del podio con voto 7. Pessima figura invece per gli assessori Fulvio Caradonna (An), Giuseppe Santangelo (Udc), l'ex membro di giunta Diego Peverelli (Lega) e il consigliere Paolo Frisoni (prima Udc poi gruppo misto) che sono stati ?bocciati? con un sonoro 0 in pagella. Non è andato meglio il sindaco Stefano Bruni, che ha dovuto presentarsi con una bella nota sul diario: voto 2. «Abbiamo verificato l'impegno di tutti i politici - ha detto Mauro Consolini, presidente del Gruppo ambiente 2 febbraio - per quanto riguarda la tutela degli animali. E il quadro non è certo dei migliori. La stragrande maggioranza non ha raggiunto la sufficienza (su 50 politici solo 11 hanno preso dal 6 in su, ndr) e questo significa che sia la maggioranza sia l'opposizione non si sono mai impegnate abbastanza. Tranne ovviamente qualche eccezione». Leggendo le motivazioni dei voti ci sono alcune chicche gustose. Non poteva infatti prender altro che zero, stando alle motivazioni dell'associazione ambientalista, l'ex assessore Peverelli, che «realizzò un volantino definendo i piccioni ?untori?» e «propose, a Villa Olmo, di murare vivi i gatti per permettere la prosecuzione dei lavori di rifacimento». L'assessore Santangelo ha dovuto invece rendere conto della promessa non mantenuta sulla realizzazione di un acquario in città, mentre Frisoni è stato ?rimandato? per essersi opposto alla mozione per il finanziamento del canile della Valbasca, con Caradonna che ha dovuto scontare il suo appoggio per la corsa delle oche al Palio del Baradello. I primi in classifica, invece, hanno sempre, o quasi, appoggiato le campagne per la tutela dei diritti degli animali. Tutte le motivazioni delle singole votazioni si possono trovare sul sito internet www.gruppoambiente.net, ciccando sul link ?voti politici?. «Con questo - ha aggiunto Consolini - non vogliamo indirizzare il voto degli elettori né schierarci, ma solo far presente quali soggetti all'interno dei partiti sono più sensibili nei confronti degli animali. Continuiamo ad aspettare un impegno concreto del Comune, che quasi sempre è mancato, per campagne di sensibilizzazione e contributi alle famiglie per la cura degli animali. Siamo poi sempre in attesa della realizzazione del canile in Valbasca». Durante la conferenza stampa di ieri mattina, il vicepresidente del Gruppo 2 febbraio, Simone Lucchetti, ha poi lanciato l'allarme sulla preoccupante moria di animali domestici - «decine e decine» è stato detto - in Val d'Intelvi dovuta allo spargimento di bocconi avvelenati. Proponendo un'iniziativa estrema: «Abbiamo fissato una taglia sui responsabili di questo orribile gesto, e a chiunque ci darà informazioni utili per scoprire chi ha messo le trappole velenose daremo 250 euro».Chi vuole effettuare segnalazioni può chiamare il numero 031.271197
CB

 

 

 

 

 

 

 

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