Chiedono chiarezza, ma
dicono anche che l'amministrazione comunale anzichè
organizzare i fuochi d'artificio per l'avvio delle
demolizioni in Ticosa avrebbe fatto meglio a
controllare le operazioni legate allo smaltimento
dell'amianto. «La prima cosa da fare - commenta
Donato Supino, Rifondazione - è fare chiarezza
tutelando i cittadini e la loro salute. Il fatto che
Asl e Arpa, gli enti tecnicamente preposti ai
controlli, si rimpallino le responsabilità non è
affatto rassicurante. In più non va dimenticato che
il sindaco Bruni ha avuto un mese a disposizione per
intervenire e non l'ha fatto: questo la dice lunga
sulla sua volontà di tutelare i cittadini. Speriamo
se ne parli in consiglio perchè vogliamo sapere come
mai si sia fatta solo la festa senza controlli». Gli
fa eco Bruno Magatti di Paco: «La Ticosa è stata
indicata in maniera ossessiva dal sindaco Bruni e
dalla sua maggioranza come un simbolo. E come tale
tutto ciò che lì accade e accadrà è significativo.
Noi non dimentichiamo che la vendita dell'area è
stata accompagnata da segnali ambigui: ai manifesti
con i loghi dell'acquirente e del Comune seguiva la
festa messa in scena all'inizio della demolizione (e
della campagna elettorale), alla presenza di Bruni e
di altre autorità. Chiaro l'intento di far passare
l'idea di un'amministrazione comunale protagonista
di qualcosa di più della vendita a un privato di una
importante fetta di città». E sul sequestro
aggiunge: «Il sindaco, sentitosi richiamato al suo
ruolo di primo garante della tutela della salute dei
cittadini, ha subito precisato che la società
proprietaria degli immobili e dei terreni dell'ex
Ticosa ha provveduto al recupero e smaltimento dei
rifiuti sotto la propria responsabilità. Ora, in
attesa di sapere dalla Magistratura se violazioni ci
sono state e da parte di chi, notiamo che cominciano
a diradarsi le nebbie volute dalla propaganda.
Aspettiamo di vedere che cosa accadrà nelle prossime
settimane intorno a questo "simbolo" della gestione
Bruni: a poco a poco tutte le carte dovranno essere
scoperte e noi misureremo l'azione di questa
amministrazione solo su fatti obiettivi». Infine la
portavoce dei Verdi Elisabetta Patelli, che aveva
chiesto controlli già prima degli abbattimenti di
gennaio: «Ritengo che l'amministrazione si sia
comportata in modo irresponsabile per almeno due
motivi. In primo luogo ha insabbiato e
criminalizzato le voci che invitavano alla prudenza
e, in secondo, perchè sindaco e giunta hanno
responsabilità dei cittadini e quindi devono
assumersi in prima persona ruolo di controllo prima,
durante e dopo la demolizione anzichè festeggiare
all'ombra delle ruspe». E aggiunge: «Credo che in
questi mesi in cui si è cercato invano di fare
chiarezza, finalmente purtroppo, adesso dovranno
arrivare risposte chiare. E ci si augura siano
risposte positive altrimenti sarebbe gravissimo. Mi
hanno dato della terrorista e detto che avevano
demandato alla Multi (la società che ha vinto la
gara per l'acquisto dell'area, ndr.) la scelta della
ditta che avrebbe dovuto smaltire l'amianto. Non ho
mai capito perchè, visto che i costi erano a carico
dell'amministrazione. Il Comune, che paga e che è
responsabile, avrebbe dovuto scegliere in modo
trasparente la ditta a cui affidare lo smaltimento.
La proprietà, infatti, potrebbe avere dei conflitti
di interesse. L'amministrazione ha omesso una parte
importante: la scelta della ditta e i relativi
controlli. Gi. R