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RASSEGNA STAMPA 

Como non crede all'alternativa ipotizzata dall'assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo al secondo lotto della tangenziale (da Albate ad Albese) dichiarato non realizzabile
Como non crede all'alternativa ipotizzata dall'assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo al secondo lotto della tangenziale (da Albate ad Albese) dichiarato non realizzabile. Alternativa che si chiama «Varese-Como-Lecco», ma a cui guardano tutti con scetticismo. Incluso l'assessore provinciale al Territorio Sergio Mina (Pdl) che dice chiaramente: «Apprendo oggi del fatto che l'assessore ha messo la pietra sopra al secondo lotto. Capisco i problemi economici, ma come assessore provinciale ho bisogno risposte chiare e precise da dare anche ai cittadini. Sul secondo lotto eravamo a un progetto definitivo e siamo alla partenza della variante di Olgiate. Non discuto la validità della proposta autostradale della Varese-Como-Lecco, ma serve una valutazione seria per capire dove si vuole andare. Finora di questo collegamento ho visto uno studio di fattibilità di cui non si sa esattamente dove passa, quanto costa, chi lo finanzia, e quando sarà realizzato. A noi servono dati certi. Tra un po' useremo le navicelle spaziali e saremo qui a parlare ancora delle strade. I cittadini sentono parlare di infrastrutture e poi, dati alla mano, non c'è niente. Ogni volta chiedo notizie sul secondo lotto tangenziale, si sente promettere, ma allo stato attuale non c'è nulla. Nemmeno sulla Varese-Como-Lecco: vediamo innanzitutto se per questa c'è la sostenibilità economica». Sull'ennesima beffa dei soldi andati per la Lecco-Bergamo, Mina chiede «pari dignità per Como rispetto alle altre province».
Giorgio Pozzi, presidente della commissione Territorio in Regione rimanda la presa di posizione: «La prossima settimana - dice - incontrerò l'assessore Cattaneo e vedrò di capire perché ha detto questo e farò di tutto affinché si realizzi la tangenziale intera perché sono tanti anni che la provincia e capoluogo la aspettano e ne hanno bisogno». Luca Gaffuri, capogruppo Pd al Pirellone tuona: «Siamo al fallimento completo della politica infrastrutturale della provincia di Como. Un anno fa si è proceduto con gli espropri, si era arrivati a un progetto definitivo e oggi si dice di accantonarlo e senza un'alternativa credibile. A questo si somma l'intervento dei giorni scorsi di Carioni che dice che non ci sono risorse economiche né per la Tremezzina, né per Pusiano».
Durissima anche la deputata del Pd e consigliere provinciale Chiara Braga: «La mancata realizzazione del secondo lotto della tangenziale di Como costituirebbe una grave penalizzazione nel raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della viabilità in un'un area altamente congestionata e cruciale per i collegamenti internazionali, compromettendo l'efficacia anche del primo lotto, in quanto non si andrebbe a risolvere il nodo costituito dalla zona che da via Oltrecolle porta ai Comuni di Lipomo, Tavernerio e Albese e da lì in direzione Bergamo e Lecco». Il vice capogruppo provinciale Pd Rosangela Arrighi se la prende con Carioni: «La volontà di imporre a tutti i costi la Varese-Como-Lecco è probabilmente la prima causa del tentativo di affossare il secondo lotto della tangenziale di Como. Il Presidente Carioni non può continuare a fare Ponzio Pilato: sulla Varese-Como-Lecco ci dica una volta per tutte se è solo "fumo negli occhi" o se davvero pensa di potersi permettere di stare alla finestra ed aspettare quello che altri livelli decideranno per la nostra Provincia, alla faccia dell'autonomia rivendicata dalla Lega Nord. Come opposizioni, abbiamo spinto perché il prossimo lunedì il consiglio discuta ed approvi l'atto di indirizzo sulle priorità delle infrastrutture stradali e ferroviarie, predisposto e condiviso all'unanimità da tutte le forze politiche. L'atto ribadisce l'impegno ad assumere ogni iniziativa per assicurare i finanziamenti al secondo lotto, mentre esprime all'unanimità una valutazione negativa sulla Va-Co-Lc, ritenendo addirittura opportuno uno stralcio della stessa dal piano di coordinamento provinciale».
La portavoce regionale dei Verdi Elisabetta Patelliattacca: «Dopo tutti questi anni la montagna ha partorito il topolino senza gambe. Se è indubbio che da ormai molti anni è diventato indispensabile un sistema tangenziale alla città che liberi dalla morsa di auto e gas la prima periferia di Como, è anche evidente che le strade, grandi, piccole e medie che siano, si devono fare quando servono. Immaginiamo il danno che può procurare una grossa arteria che assorbe un grande mole di traffico da ovest e si infila nel cùl-de-sac dell'Acquanegra e non vogliamo metterci nei panni dei residenti della zona.Tutto ciò condito da una bella devastazione ambientale».
Gi. Ro.

Dal caldo al gelo. I Verdi: «Che spreco»
Avanti cosi, si finirà per fare come in Florida, costume sotto un micro vestitino per non soffocare mentre si cammina per strada. Golfino, di lana, per affrontare le temperature polari dei luoghi al chiuso e con i condizionatori al massimo. Trovarsi da 36 gradi a 20 è come passare di colpo dall'estate all'inverno. La gente arriva al supermercato o al ristorante trascinando i piedi per la spossatezza dovuta all'afa africana e di colpo si trova con un getto gelido nel collo o sulle spalle. Prendere un pacchetto di burro è come inserire un braccio in una ghiacciaia e un piatto caldo si fredda di colpo. A lamentarsi è Elisabetta Patelli dei Verdi, che lo considera non solo un problema di salute, ma anche di inquinamento. «L'aria fresca può costare cara alla salute: si registra infatti un costante aumento di allergie, affezioni all'apparato respiratorio e asma non solo nei soggetti a rischio - dice la Patelli -. Tra sudore, brividi di freddo e dispersione di batteri attraverso i filtri dei condizionatori si ammala anche chi non ha particolari problemi». La Patelli dice che «la temperatura di centri commerciali e supermercati è un esempio lampante di spreco abnorme di energia. Il consumo annuo di energia elettrica previsto per un ipermercato medio equivale ai consumi di energia elettrica di circa 1300 famiglie e le emissioni in atmosfera corrispondono mediamente a 60mila chili di CO2/anno. «Chiediamo alle grandi catene una immediata verifica delle temperature interne e regolamentazione su livelli più sani e lanciamo in prospettiva una proposta di riconversione eco-compatibile dei loro centri». Secondo la Patelli i costi per la riconversione torneranno in guadagni.

Ticosa, scontro in consiglio Il grattacielo spacca il Pdl
Gervasoni: «Così non va». Butti replica: «Prima tutti d'accordo»
 (La Provincia 2 luglio 2010)
Progetto Ticosa, il Pdl si spacca anche in aula. Dopo la presa di posizione dei consiglieri liberal, che avevano messo nero su bianco in un documento le loro perplessità, chiedendo al sindaco di salvaguardare la vista di Sant'Abbondio, ieri sera a Palazzo Cernezzi è andato in scena un altro strappo. Proprio uno degli esponenti del Pdl che avevano sottoscritto la lettera indirizzata al primo cittadino, Pierangelo Gervasoni, ha infatti attaccato senza mezzi termini il progetto: «Guardo a questa proposta senza entusiasmo - ha detto in consiglio - Questa proposta assolutamente non mi soddisfa, ho più dubbi che certezze. Occorre una riflessione, non vogliamo bloccare l'iter ma non possiamo nemmeno approvare il piano così com'è». I liberal hanno poi predisposto un ordine del giorno sul tema del ?cannocchiale visivo?, mentre la Lega (con il capogruppo Giampiero Ajani) ha chiesto di realizzare una simulazione per mostrare quale sarà l'impatto dell'edificio alto quasi 50 metri previsto nel nuovo quartiere. Secca la replica del capogruppo del Pdl, Marco Butti: «Sarebbe un grave errore fermarsi ora, ci sono state 6 sedute di commissione e non mi pare che nessuno si sia stracciato le vesti». Gervasoni ha tuonato: «Già altre volte siamo arrivati alla proposta dell'ultima spiaggia, all'angoscia dell'ultima occasione. L'abbiamo già visto per l'Acsm e per le paratie. E mi permetto di ricordare al sindaco che la proposta di piano integrato di intervento è iscritta all'ordine del giorno del consiglio comunale da un anno e mezzo, peraltro senza esser stata modificata. Non è certo colpa mia. La Ticosa è stata acquistata dal Comune nel 1982...». «Noi di maggioranza siamo tra due fuochi. Non vogliamo bloccare l'iter, ma sia chiaro che non vogliamo nemmeno accettare il piano così com'è. Se viene posto come ?prendere o lasciare?, allora era meglio che non venisse portato in consiglio comunale. Tra l'altro non mi sembra giusto approvare adesso e poi dare solo quindici giorni per le osservazioni, più altri quindici, in pieno agosto. Questo documento - ha aggiunto - tradisce le linee guida, perché con una modifica qua e una modifica là il progetto è diventato tutt'altra cosa rispetto al progetto originario. Non stiamo sollevando dei problemi perché puntiamo a ottenere qualcos'altro (l'accusa era stata mossa dal sindaco ai liberal, ndr) e non mi interessa se qualcuno sostiene che siamo dei brontoloni. Questa proposta assolutamente non mi soddisfa, ho più dubbi che certezze. Occorre una riflessione, bisogna procedere con prudenza. Per questo presenteremo sicuramente un ordine del giorno per salvaguardare il cannocchiale visivo su Sant'Abbondio. Sulla Ticosa si gioca il suo futuro, sindaco. Quindi dico: riflettiamoci e non andiamo avanti a testa bassa, dobbiamo affrontare i tanti problemi ancora aperti». Il capogruppo, Marco Butti, ha risposto: «Sarebbe un grave errore veder svanire questo sforzo che abbiamo profuso, fermandoci oggi. E soltanto stasera ho sentito qualcuno (all'interno della maggioranza, ndr) non è d'accordo sul progetto. Rispetto al lavoro condiviso collegialmente fino a poche settimane fa, non mi pare che in questo modo si vada nella direzione giusta».
Mi. Sa

«Baradello, strada a rischio. Non andava allargata» (La Provincia 20 giugno 2010)
Sbagliata la decisione di allargare la strada di servizio che porta al Baradello, sbagliate le modalità scelte per i lavori, con un viavai continuo di mezzi pesanti. La pensano così i Verdi di Como e alcuni residenti della zona, che imputano anche a questi due errori la frana del 5 aprile scorso. Per di più, denunciano il rischio di un nuovo smottamento, perché «non è stata messa in sicurezza l'area su cui insistono le case».
Per non parlare dei cumuli di immondizia sul prato del parco delle Rimembranze. «Vorremmo capire - ha detto ieri Luigi Bedetti (Verdi) - per quale motivo il Parco Spina Verde ha deciso di trasformare una strada di servizio in una di maggior calibro, con un traffico veicolare sostenuto. Vogliono portare i turisti con una navetta? Noi diciamo che questa zona va preservata. Intanto i lavori proseguono, stanno realizzando i due tornanti della "variantina" per favorire l'accesso alla baita, ma per la messa in sicurezza dopo la frana si è fatto poco. Non comprendiamo, inoltre, perché non è stata approntata una perizia idrogeologica per valutare i rischi legati al transito dei camion. Come già accaduto per il muro sul lungolago - ha aggiunto Bedetti - abbiamo l'impressione che i soldi pubblici vengano impiegati in progetti che, anziché valorizzare il nostro territorio, lo offendono. Prima il lago, ora la collina». Arianna Pollini, che vive nella zona, ha spiegato: «La strada di servizio viene utilizzata da moltissime auto, sebbene in teoria sia riservata a residenti e a chi gestisce un'attività. Quanto alla frana, come noto si è verificata proprio nell'area disboscata circa un mese prima. E ora la parte più alta è ancora pericolante. Chiediamo un intervento in tempi rapidi, prima che succeda qualcos'altro di grave, e una tutela per la zona del Baradello, dove purtroppo regna l'incuria. Il direttore della Spina Verde, per la verità, non ci ha lasciato molte speranze, dicendoci che il Comune di Como non dispone delle risorse necessarie».
Mi.Sa.

La frana del Baradello preoccupa I residenti: interventi immediati (Il Corriere di Como 20 Giugno 2010)
Botta e risposta polemico tra il Parco della Spina Verde e l’assessorato di Palazzo Cernezzi
I residenti di via Castel Baradello, preoccupati, rivolgono lo sguardo alla collina che li sovrasta. Temono che la frana dello scorso aprile possa essere solo un avvertimento. Un segnale che la montagna, indebolita dai lavori in corso ormai da mesi, sia pericolosa. E ieri mattina erano numerosi i cittadini della zona, presenti all’incontro organizzato dai Verdi di Como per fare il punto della situazione.
«Abito lungo questa strada dal 1956 e non ricordo che si sia mai verificata una frana di tale entità», dice una donna. Il riferimento è allo smottamento che il 5 aprile trascinò rocce e
detriti sulla strada che porta alla sommità. Bloccando i lavori in corso e anche l’accesso dei mezzi alla cima.
«I lavori iniziati a febbraio per disboscare alcuni punti dell’area hanno fatto transitare, su questa strada incapace di reggerne il passaggio, camion enormi - dice Arianna Pollini portavoce del comitato dei residenti - Mezzi che portavano via i tronchi e lasciavano grandi massi da utilizzare nelle opere di riqualificazione della collina. Questi passaggi continui avranno certo contributo a provocare la frana».
Non ci si spiega inoltre «come mai su un sentiero definito di servizio siano passati veicoli così imponenti», dice Luigi Bedetti dei Verdi di Como. Una situazione che, proprio dopo la frana (nella foto grande, il colle), spinge i cittadini e i Verdi a chiedere spiegazioni. Sia al Comune sia al Parco della Spina Verde.
«Vorremmo sapere come verrà finanziato il ripristino della strada. Inoltre, a chi compete, con quali mezzi e in che tempi verrà messa in sicurezza la restante parte a monte dello smottamento», aggiunge Bedetti. Sulle risposte si innesca una girandola di interpretazioni. «La frana è avvenuta su un terreno e su una strada comunali - dice Franco Binaghi, direttore del parco - Quindi dovrà intervenire Palazzo Cernezzi, che però ha già comunicato di non avere un soldo. Noi autonomamente e con soldi nostri abbiamo fatto una piccola variante e creato una strada che aggira la frana e consente di proseguire con i lavori».
Ma non solo. «Abbiamo anche sgombrato la parte di sentiero sottostante dove si è verificato lo smottamento per creare una base su cui realizzare un vallo di protezione da ulteriori cadute che si potrebbero ripetere. Anche se non ci sono rischi per i cittadini».
Il vero problema invece è rappresentato - come detto di recente dal presidente del Parco Spina Verde, Giorgio Casati - dal fatto che nonostante il divieto numerosi escursionisti continuino ad avventurarsi lungo tale strada. «Non ci sono rischi per le case sottostanti. Me lo hanno assicurato i geologi - ribadisce anche l’assessore alla Viabilità del Comune di Como, Stefano Molinari - Probabilmente si aprirà un contenzioso con Spina Verde perché vorrebbero farci pagare i lavori di ripristino, visto che la frana è avvenuta in territorio comunale. Ma l’amministrazione dice che è stata causata dal passaggio dei camion».
Immediata la risposta. «Non c’è alcun nesso tra i lavori in corso sulla collina e la frana - dice Binaghi - Si è trattato di un distacco naturale. Forse le vibrazioni dei mezzi pesanti possono aver accelerato uno smottamento che comunque si sarebbe verificato. Siamo sempre in contatto con i Verdi a cui inviamo mail di informazioni - conclude Binaghi - E ogni intervento è sempre effettuato dopo sopralluoghi di geologi, io stesso lo sono, e viene compiuto con tutte le necessarie prescrizioni».
Fabrizio Barabesi

I Verdi: «Menzogne su di noi» (La Provincia 6 marzo 2010)
Denuncia per diffamazione
La presidente Patelli: «Formigoni ci accusa di irregolarità? Assolutamente falso»
E lo sfida a visionare insieme i moduli. Il caso Borgianni: «Errore di trascrizione»
«Come un bambino di quattro anni colto con le mani nella marmellata, Formigoni dice bugie incolpando altri». Elisabetta Patelli (nella foto tonda), presidente regionale dei Verdi, replica così alle accuse del governatore, che giovedì aveva denunciato «gravi irregolarità» nella presentazione della lista del Sole che ride a Como. E minaccia anche una querela per diffamazione. «Invece di fare ammenda - ha dichiarato ieri la responsabile dei Verdi - agisce su due fronti paralleli, ugualmente inquietanti: da una parte mette le più alte istituzioni dello Stato sotto pressing per l'emanazione di una sanatoria (ieri sera è stato varato dal Consiglio dei ministri il decreto interpretativo che dovrebbe portare alla riammissione di Formigoni, ndr), dall'altra spara nel buio per infangare l'avversario». La Patelli, nella replica, richiama il pronunciamento dell'Ufficio centrale circoscrizionale, che ha ammesso tutti i candidati Verdi ad eccezione diEdi Borgianni, in quanto «la sottoscrizione dell'accettazione non risulta validamente autenticata». «È stato un eccesso di zelo - ribatte ancora la portavoce dei Verdi - che abbiamo pagato a caro prezzo.L'accettazione della candidatura risaliva addirittura a gennaio, ma nel dubbio che il modulo non fosse più valido è stata rifatta la pratica, con un modulo che, nella parte inferiore, portava però il nome di un altro candidato. Purtroppo non ce ne siamo accorti...».
«Il centrodestra - aggiunge - si deve assumere le sue responsabilità, non è colpa dei giudici "comunisti" né dei Verdi di Como. Sparando nel buio Formigoni non poteva cogliere bersaglio più sbagliato: mi pare infatti che i cittadini abbiano visto per tre settimane i Verdi comaschi nei mercati, quasi quotidianamente, a cercare le firme. E 2000 sottoscrittori possono testimoniare di aver dato la propria firma alla lista dei Verdi, di aver parlato con noi ai banchetti, mentre non mi sembra che questo si possa dire di altre liste».
Se le controdeduzioni della portavoce regionale sono fondate, perché allora «gettare fango» proprio sui Verdi? «Immagino - replica ancora la Patelli - che Formigoni abbia preso a caso, una ad una, le liste dei tre alleati della coalizione avversa da attaccare, una del Pd a Lecco , una di Italia dei Valori a Varese e una dei Verdi a Como. Certamente, a livello locale e regionale, diamo fastidio e rappresentiamo un avversario che è meglio togliersi dai piedi. Ma non poteva beccare lista meno adatta ai suoi scopi. Lo attesta il verbale della Commissione elettorale e lo possono confermare gli autenticatori del Pd che, in assenza rappresentanti istituzionali nostri, ci hanno aiutato facendo le cose per bene». L'affondo è dietro l'angolo: «Dire che mancherebbero luoghi e date è assolutamente falso.La nostra lista è stata già stata vagliata con cura, soprattutto sugli aspetti formali, dagli organismi competenti e abbiamo un verbale di validazione, che è un atto pubblico consultabile da tutti».
Elisabetta Patelli ha anticipato ieri che i Verdi lombardi stanno «valutando una denuncia per diffamazione», chiudendo la sua replica con una sfida in piena regola al governatore: «Ovviamente, per trasparenza, siamo disponibili a visionare i moduli assieme a Formigoni, invito esteso anche agli organi di stampa, con la clausola che per ogni modulo provvisto correttamente di luogo e data di autenticazione chieda scusa in ginocchio...».
Emilio Frigerio

Due denunce per Bruni se non fermerà le auto (La Provincia 1 febbraio 2010)
Oggi la Giunta decide. Diffide da Verdi e Codacons
auto ferme In molte città, ma non a Como

Oggi la giunta deciderà quali provvedimenti adottare per contrastare l'escalation dello smog (polveri sottili oltre i limiti per 20 giorni in un mese). E se sabato l'assessore con delega alla qualità dell'aria, Diego Peverelli, aveva anticipato l'intenzione di aspettare l'esito dell'esperimento in programma tra domani e dopo, ovvero l'installazione sul tetto di Palazzo Cernezzi di un nebulizzatore potenzialmente in grado di abbattere il Pm10 nel raggio di un chilometro, ora Codacons e Verdi mandano all'amministrazione una "diffida a mezzo stampa". Fermare il traffico non è una scelta ma un obbligo di legge - è la sintesi dei ragionamenti fatti dai responsabili dei due sodalizi - e se Bruni non dovesse firmare un'ordinanza analoga a quelle adottate da molti altri comuni lombardi, potrebbe scattare anche per lui un esposto alla Procura della Repubblica.
Dopo la giunta, stasera si riunirà anche la sezione provinciale dei Verdi. «Valuteremo - spiega Elisabetta Patelli, presidente regionale del movimento - se prendere provvedimenti analoghi a quelli nazionali». Il riferimento è alla denuncia contro il sindaco di Roma Alemanno, annunciata dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli e motivata con la mancata adozione «di misure anti-inquinamento». «Como si sta distinguendo per totale inerzia e indifferenza di fronte a un'emergenza sanitaria - afferma Patelli -. Credo si debbano prendere provvedimenti drastici. Se ciò non accadrà, passeremo anche attraverso le vie legali». Analoga la posizione del Codacons, che dal 2007 ha intrapreso la strada degli esposti contro gli amministratori. «La nostra tesi giuridica - afferma il responsabile provinciale Mauro Antonelli - è che quando c'è il superamento del livello limite delle polveri sottili, anzi quando esiste solo il rischio di superamenti, i sindaci debbano bloccare il traffico. Lo dice il decreto ministeriale n. 60 del 2002. Nei giorni sorsi, lo stesso primo cittadino di Varese ha dichiarato che ritiene inutili le targhe alterne, tuttavia le ha adottate per non trovarsi indagato per omissione d'atti d'ufficio». Proprio questo capo d'accusa è costato il rinvio a giudizio al sindaco di Firenze, sempre a seguito di un esposto del Codacons. «In Lombardia - ricorda Antonelli - sono stati iscritti nel registro degli indagati Formigoni, la Moratti e Penati. Quando avevamo fatto l'esposto alla Procura della Repubblica di Milano, per dimostrare la nostra tesi circa le responsabilità del governatore, avevamo allegato tutti i superamenti del limite del Pm10 nelle province lombarde, compresa Como. Dal punto di vista teorico, vuol dire che qualora la Procura di Milano ravvisasse profili penalmente rilevanti potrebbe anche trasmettere gli atti alle altre procure competenti per territorio». Il Codacons sta pure valutando «la possibilità di presentare esposti in tutti i capoluoghi di provincia dove le polveri sottili abbiano superato i 50 µg/m3 per più dei 35 giorni indicati dalla normativa europea». Como nel 2008 ha varcato la fatidica soglia per 75 volte e nel 2009 per 67.
Pietro Berra

 

 

 

 

 

 

 

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