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Comunicato Stampa per Cava di Erba
Per quanto
riguarda l’ipotesi di apertura di una nuova cava di sabbia e ghiaia sul
territorio a noi più vicino, ossia nella piana d’Erba, in località
Lambrone, ci sentiamo in dovere di opporci al fine di tutelare una
realtà ambientale che presenta aspetti particolarmente significativi sia
sul piano prettamente agricolo che naturalistico.
In particolare è nostra intenzione tutelare la presenza di una delle
risorgive più importanti della Piana d’Erba.
Le risorgive o fontanili, sono corpi idrici modellati dall’uomo, al loro
interno vi si trova una flora ed una fauna tipica, che non ha riscontro
in altri ambienti acquatici. In pratica si tratta di un ecosistema
particolare caratterizzato da una notevole biodiversità.
In considerazione delle citate peculiarità ambientali e dal significato
culturale che rivestono nella tradizione Lombarda ed Erbese in
particolare, ( la loro formazione risale al XIV secolo ) riteniamo che
si debbano tutelare nel modo più assoluto e pertanto ci attiveremo con
ogni mezzo a nostra disposizione per salvaguardare queste realtà.
Nella sua “Memoria storico archeologica intorno il Piano d’Erba”,
pubblicata nel 1831, Carlo Annoni descrive molto efficacemente il luogo
con questa frase assai espressiva: “diviso in terre coltivate ed in
paludi o torbe, monumento geologico del dominio delle acque”.
Una tale ricchezza d’acqua non poteva lasciare indifferenti quanti
vivevano su questo territorio, infatti tra il 1400 e il 1500 si
realizzarono una serie di opere idrauliche tendenti a drenare le zone
palustri ed utilizzare in modo razionale l’acqua captata nel sottosuolo,
si realizzarono così i primi fontanili del Piano d’Erba.
Le più antiche testimonianze storiche di queste opere, sul nostro
territorio, risalgono alla seconda metà del 1400, infatti sono stati
trovati presso l’Archivio di Stato di Milano (Acque, parte antica), dei
documenti datati 1474 nei quali il Duca G.Galeazzo Sforza autorizzava
tale Fazio Gallarano a convogliare le acque risorgive del Piano d’Erba
nel fiume Lambro al fine di compensare la captazione idrica effettuata
nello stesso Lambro all’altezza di Villasanta e Monza per irrigare la
pianura a est del fiume.
Sta di fatto che sul finire del 1400 sul nostro territorio si
realizzarono diverse captazioni perlopiù convogliate nelle cosiddette
rogge Gallarana e Ghiringhella
E’ indubbio che queste opere presentano un elevato valore storico che
testimonia la capacità degli uomini che ci hanno preceduto su queste
terre di gestire il territorio valorizzandolo e nel contempo rispettando
le peculiarità ambientali.
Questi antichi fontanili sono caratterizzati da delle cosiddette
“teste”, ossia depressioni scavate ad arte dove viene favorita la
fuoriuscita dell’acqua che viene poi convogliata lungo un “asta”, che
nel nostro caso prende il nome di roggia, da dove viene fatta defluire
verso i luoghi di utilizzo, in genere marcite.
La costanza della por tata idrica e la omotermia dell’acqua associati
alla sua limpidezza hanno fatto si che al loro interno si sviluppasse
una flora ed una fauna tipica, che non ha riscontro in altri ambienti
acquatici. In pratica si tratta di un ecosistema particolare
caratterizzato da una notevole biodiversità. Questi fattori dovrebbero
farci considerare queste realtà un bene storico e naturalistico
inalienabile, purtroppo non è così, dopo un primo periodo d’abbandono,
durante il quale si è innescato un progressivo “interramento” dei copi
idrici, si è passati ad una vera e propria distruzione con l’occlusione
di alcune testate ed ora si sta paventando l’eventualità di distruggerne
una delle ultime rimaste al fine di realizzare una cava di ghiaia.
In considerazione delle citate peculiarità ambientali e dal significato
culturale che rivestono nella tradizione Lombarda ed Erbese in
particolare, riteniamo che si debbano tutelare nel modo più assoluto e
pertanto è indispensabile e doveroso impegnarci al fine di salvaguardare
queste realtà.
Marino Marieni
Verdi di Erba
MORIA DI PESCI SUL LAGHETTO DI CREZZO In un momento in cui gli uccelli ittiofagi
sono considerati pericolosi parassiti, qualcuno ha introdotto numerosi
pesci (scardole) nel laghetto di Crezzo.
Questo lago, come tutti i laghetti alpini, non ha molto ricambio d'acqua
e quindi manca l'ossigenzazione.
Perciò oltre 150 scardole sono morte e si sono depositati sulle rive del
lago.
Ora ci si chiede di chi è la responsabilità della immissione? (facciamo
fatica a capire che siano stati i pescatori...) e qual'e la vera ragione
del decesso?.
Può essere la mancanza di ossigeno, ma anche l'acqua avvelenata.
In ogni caso ora il laghetto di Crezzo è inquinato da circa 150 pesci in
putrefazione.
Ora chiediamo all'ARPA, al Servizio Veterinario dell'ASL, e al settore
caccia e pesca dell'Amministrazione Provinciale di dare delle risposte e
presto, vogliamo sapere chi ringraziare di questa moria di pesci.
Il laghetto che è uno dei più belli e si sta recuperando, è un’oasi
naturale all’interno del Triangolo lariano e vale la pena tutelarlo e
custodirlo con accuratezza.
La Holcim brucia i fanghi?(13
febbraio 2006)
Entro fine mese inizierà la sperimentazione della combustione dei fanghi da
depurazione all'interno della Cementeria di Merone, del gruppo Holcim.
I Verdi di Erba esprimono il loro dissenso circa la bontà di bruciare
nella Cementeria di Merone del materiale prodotto dalla depurazione
delle acque, seppur essiccato.
Infatti crediamo che il miglior modo di smaltimento dei fanghi sia il
riutilizzo in agricoltura direttamente o previo compostaggio.
A livello comunitario l’utilizzo dei fanghi di depurazione in
agricoltura è regolato dalla direttiva 86/278/CEE e raggiunge il 40 %
del totale di fanghi prodotti. In Italia la percentuale d’utilizzo è più
bassa, come risulta dai dati acquisiti a livello nazionale dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e trasmessi alla Commissione Europea, in adempimento degli obblighi derivanti dall’attuazione della Direttiva 86/278/CEE.
A livello regionale, poi, vi sono stati alcuni provvedimenti che hanno ulteriormente disciplinato la materia.Il
riutilizzo agronomico dei fanghi, quindi, è una valida soluzione al
problema dello smaltimento dei fanghi di depurazione e assume
notevole interesse per l’efficacia agronomica ed economica in quanto
sostituisce, in tutto o in parte, la concimazione chimica o altri
tipi di concimazione organica.
Noi riteniamo che gli impianti per la produzioni di cemento NON
siano stati costruiti per bruciare rifiuti, sia l’RSU sia
soprattutto quelli speciali.
A questo sono deputati i moderni termovalorizzatori che sono dotati
di sistemi avanzati di controllo e riduzione delle emissioni nocive,
fermo restando che l’abuso degli inceneritori è fonte di continua
discussione.
Teleriscaldamento
a biomasse (25 gennaio 2005)
Se tutti gli
inverni le polveri sottili superano di gran lunga i valori di legge
occorre che un comune come Erba si dia da fare a trovare soluzioni
alternative che possano contribuire a risolvere il problema.
Se da un lato occorre potenziare la linea FNM diretta a Milano - e
qui il soggetto è la Regione, dall'altro il comune di Erba dovrebbe
intervenire a livello energetico con provvedimenti innovativi.
Il teleriscaldamento da combustione da biomasse può essere una delle
soluzioni. Oltre a interventi sulla mobilità e in campo di edilizia
costruzioni a basso impatto energetico (v. nostra proposta
regolamento edilizio”sostenibile”)
La biomassa rappresenta la più consistente tra le fonti di energia.
Le biomasse più adatte a subire processi di conversione termochimica
sono la legna e tutti i suoi derivati (segatura, trucioli, ecc.), i
più comuni sottoprodotti colturali di tipo ligno-cellulosico (paglia
di cereali, residui di potatura della vite e dei fruttiferi, ecc.) e
taluni scarti di lavorazione (cippato, lolla, pula, gusci, noccioli,
ecc.). Tutto materiale di cui il nostro territorio ha grande
disponibilità.
Le tecnologie per ottenere energia dai vari tipi di biomasse sono
naturalmente diverse, a noi interessa in questo caso la combustione
per ottenere calore o elettricità.
In sintesi la produzione di teleriscardamento con una caldaia o una
serie di caldaie in territorio montano sarebbe più che auspicabile,
seguendo l’esempio di Tirano che insiste su un territorio con
caratteristiche simili al nostro e dove la cogenerazione di energia
elettrica utilizza biomasse definite "vergini", in altre parole
eco-compatibili, come il legname, il materiale di pulizia dei
boschi, il cippato ecc.
Il riscaldamento è prodotto mediante una grande caldaia
centralizzata alimentata con biomasse vergini e collegata agli
utenti finali mediante una rete urbana di tubature.
Secondo un articolo pubblicato sulla rivista "Quark" di ottobre 2004
si comprende l'elevato risparmio energetico per la collettività nel
caso del teleriscaldamento. Le famiglie del comune di Tirano
risparmiano ogni anno 4,4 milioni di litri di gasolio evitando di
rilasciare nell'atmosfera circa 11.500 t. di gas serra. (fonte Quark
- 2004/10).
La qualità dell'aria nella zona di Tirano sembra essere migliorata
in quanto le caratteristiche "naturali" delle biomasse tendono a
inquinare meno dell'uso di risorse fossili. (metano, gasolio ecc)
Tirano ha risolto anche il tradizionale problema dell'inquinamento
prodotto a causa dell'approvvigionamento e del trasporto del
materiale vergine per la combustione attraverso un limite che
consente il reperimento del combustile "naturale" (biomasse)
esclusivamente entro un raggio di 60 km. (come potrebbe fare Erba).
In questo modo non sono necessari grandi quantità di automezzi per
trasportare il materiale organico dal luogo di raccolta a quello di
combustione.
Naturalmente ad Erba si potrebbe studiare un impianto pilota che
potrebbe inizialmente riscaldare gli edifici pubblici tenendo conto
della disponibilità iniziale delle biomasse.
Infatti la proprietà dei nostri boschi è talmente parcellizzata che
solo con un sistema di lavorazione degli scarti, del sottobosco e
del cippato potrebbe essere validamente sfruttata, ottenendo anche
l’effetto indiretto di mantenere più puliti i nostri boschi che
altrimenti rimarrebbero sempre più abbandonati.
La nostra proposta è che il Comune di Erba e la Comunità Montana
Triangolo Lariano conducano , anche con l’aiuto di esperti esterni
se necessario, lo studio, la progettazione e la realizzazione
d’impianti di teleriscaldamento con biomasse ricavate da tagli
ordinari, dalla cura e pulizia del sottobosco dei boschi del
triangolo lariano e dalla conversione dei cedui invecchiati,
utilizzando inoltre finanziamenti regionali e comunitari.
Solo così facendo una programmazione a lungo raggio è possibile
contribuire a risolvere il problema.
I verdi per la pace di Erba contribuiscono a questa contingenza di
inquinamento e di penuria di metano (che poi si ripropone tutti gli
anni) con questo suggerimento per andare oltre i soliti stop al
traffico che lasciano il tempo che trovano e soprattutto non
risolvono il problema.
Costantino Muzio
No alle cave in
zone di pregio ambientale
Il Piano cave si sta
rinnovando e in Provincia si ipotizza di creare una cava ad Asso e della riproposizione di quella di Erba.
I Verdi per la pace di Erba non sono d'accordo. La cava di Asso è in
una zona di pregio ambientale.
Il tessuto urbano di Scarenna si è sviluppato in questi anni nei
pressi dell'area in oggetto e pertanto una escavazione di ghiaia
creerebbe disagio ai residenti nonché un impoverimento ecologico a
ridosso di un contesto ambientale di primaria importanza.
Non ultima, poi, la presenza di captazioni idriche di vari comuni
che rischierebbero di subire alterazioni (preoccupazione condivisa
anche dal Sindaco di Asso)
Per non parlare poi di un impianto di rifiuti inerti.
Per quanto riguarda il progetto di escavazione nell'area erbese
rimarchiamo gli aspetti già evidenziati in occasione dell'ultimo
Piano cave.
1) presenza di pozzi idrici del Comune di Merone,
2) escavazione all'interno del Parco Lambro,
3) soprattutto il rischio di alterazione ambientale delle ultime
risorgive esistenti nel Piano di Erba.
Noi non solo non siamo d’accordo, ma ci chiediamo se tutte quelle
cave irregolari che si trovano lungo il confine e che vendono la
ghiaia in Svizzera, potessero essere “legalizzate” e fornire alla
Provincia il materiale di cui ha bisogno avremo risolto il problema
senza depauperare il nostro territorio dal punto di vista ambientale
Caccia ai Cormorani
anche a Erba
La vicenda dell’uccisione dei cormorani assume quest’anno toni ancor più drammatici e gravi.
Dall'Amministrazione Provinciale viene deliberato di triplicare il numero degli esemplari da abbattere passando dai 24 dell’anno scorso ai 76 di quest’anno; viene estesa la uccisione non più al solo Golfo di Lenno ma anche altrove e quasi la metà dei cormorani condannati a morte verrà abbattuta per favorire gli interessi economici del centro di pesca sportiva La Geretta di Erba.
Ma i cormorani vengono ammazzati per salvaguardare le alborelle o le trote imbesuite del La Geretta? E quando i cormorani interferiscono con “l’attività di impresa” del centro? Durante la calca delle pesca sportiva o all’alba e al mattino? In questo casi i proprietari si attrezzino con reti o altro, senza impegnare per giorni il personale della Provincia che è pagato da tutti contribuenti!
Non si vuole entrare di nuovo nel merito della questione sul rapporto cormorani/alborelle, credo di poter dire che le alborelle nel nostro lago si stanno ripopolando, che l’incidenza dei cormorani , anche sulla base dell’ analisi del prelievo stomacale , non e’ così rilevante e soprattutto si ribadisce che se l’ obiettivo vero è quello di salvaguardare le alborelle e non compiacere i pescatori , la scelta politica più onesta ed efficace è quella di limitare almeno la pesca dilettante: i pescatori della domenica si divertiranno sicuramente con altro pesce e i cormorani non verranno abbattuti a fucilate.
In paesi più civili la pesca dei cormorani è osservata con i grande interesse naturalistico da locali e dai turisti. Sgradevole anche il tentativo di dare una facciata di dignità all’operazione nascondendosi dietro alla necessità di fare prelievi sui capi abbattuti per monitorare l’influenza aviaria.
Si vuole sostenere che abbattere i cormorani serve anche a monitorala!!!!!!!!!!
I Verdi propongono
un nuovo Regolamento edilizio
I Verdi per la pace,
approfittando del fatto che il Comune di Erba ha aperto la
discussione politica sul Piano Regolatore propone
all’amministrazione di prendere in considerazione alcune linee guida
al regolamento edilizio ed che tengano conto dei problemi ambientali
che sono all’ordine del giorno in particolare di contenere il
consumo energetico delle nuove costruzioni.
Ci dobbiamo preoccupare, infatti, anche delle settore delle
costruzioni civili che, residenziale più terziario, assorbono
mediamente più del 40% delle fonti energetiche. Intervenire sul
contenimento dei consumi, riducendo da un lato la domanda attraverso
la promozione del risparmio energetico e diffondendo l’uso delle
fonti energetiche rinnovabili (in particolare l’energia solare)
rappresenta l’unica strategia vincente. Ed e’ quello che chiede
anche la direttiva europea 2002/91 sul rendimento energetico degli
edifici e che gli Stati membri devono recepire entro il gennaio 2006
a livello locale
In Europa il modello di riferimento per le politiche energetiche ed
ambientali sostenibili è il regolamento edilizio della municipalità
di Barcellona, mentre nel contesto italiano, ancora arretrato in
questo campo, l'esempio della città catalana è gia stato raccolto e
fatto proprio dal comune milanese di Carugate che in collaborazione
con la Rete di Punti Energia, associazione esperta nei temi del
risparmio energetico e dello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha
adottato un Regolamento Edilizio ricco di prescrizioni ed
indicazioni fortemente orientate alla sostenibilità. Sulla scia di
Carugate altri Comuni e la stessa Provincia di Milano, hanno poi
adottato misure analoghe.
Il costo iniziale delle costruzioni “ecologiche” si aggrava di circa
il 3% rispetto all’edilizia tradizionale e tuttavia tale incremento
, secondo una stima reale, viene ammortizzato in un periodo di circa
8 anni , dopodiché tutto il resto è risparmio.
Senza considerare i vantaggi ambientali, importantissimi ma
difficili da monetizzare e l’incremento del costo dell’energia, già
aumentato 2 volte negli ultimi 6 mesi e destinato ancora a
lievitare. E i possibili contributi nazionali e regionali e le
defiscalizzazioni degli interventi.
Si tratta per tutti (Amministratori, tecnici, operatori e cittadini
), di un fare un salto di qualità importante e di raccogliere la
sfida del risparmio energetico che si porrà in modo sempre piu’
urgente e indifferibile . Ed è logico e intelligente cominciare ora.
Vai al documento
I verdi lanciano
la proposta di una pista ciclabile Pontelambro-Erba
I Verdi dell’erbese, a
fronte di una sempre più crescente domanda di percorsi alternativi,
propongono il progetto di un percorso ciclo-pedonabile da
Pontelambro a Erba.
Considerato che un numero sempre più consistente di persone (fra cui
anche molti studenti e anziani) percorre ogni giorno a piedi alcuni
tratti di strada provinciale, soprattutto da Pontelambro
all’ospedale Fatebenefratelli, mettendo a rischio la propria
incolumità personale e respirando smog, abbiamo deciso di proporre
una VERA pista ciclabile, costruita AD HOC per le biciclette,
sfruttando (nel percorso di Erba) le strade alzaie degli argini del
Lambro.
Il tracciato da noi proposto resta protetto rispetto al sedime
stradale e al contempo consente di apprezzare alcuni scorci del
nostro territorio interessanti dal punto di vista naturalistico
Inoltre una pista ciclabile in un tratto adiacente a diversi
istituti scolastici (Istituto Romagnosi, Liceo scientifico) può
assumere anche un rilevante ruolo educativo, incentivando i giovani
ad utilizzare ed apprezzare un mezzo di trasporto sano ed ecologico.
Oltre ai Comuni interessati anche la Comunità Montana potrebbe
svolgere un ruolo importante nella realizzazione del tracciato.
Riteniamo che il progetto possa essere molto apprezzato, tanto che
abbiamo deciso di lanciare sul nostro sito www.verdidicomo.org/erba
un sondaggio online per testare il gradimento della popolazione.
Sempre sul sito e’ pubblicata una descrizione dettagliata.
Il problema del traffico e dell’inquinamento atmosferico ha
raggiunto anche dalle nostre parti livelli di guardia, per cui anche
piccoli interventi come questo possono contribuire localmente a
rendere la situazione meno pesante
Costantino Muzio 13 ottobre 2005
Guardate
e votate la proposta intera
27 settembre 2004 I VERDI CONTESTANO LA
PISTA CICLABILE SUL LAGO DI ALSERIO
Perché fare una pista ciclabile attorno al lago di Alserio?
In una zona già fortemente antropizzata e comprendente molte industrie tra cui la cementeria di Merone, in una zona in cui la legge della regione Lombardia istituisce nel 1984 la riserva naturale « Riva orientale del lago di Alserio » e il Prg del comune di Erba nel 1987 riconosce l’unicità dell’habitat naturale del lago di Alserio quale area di sosta e nidificazione per oltre cinquanta specie migratorie ed area caratterizzata dalla presenza di specie rare di flora e fauna; perché fare una pista ciclabile?;
Prendiamo esempio dalla Camargue dove, per salvaguardare la fauna, sono state chiuse tutte le piste ciclabili e limitati gli accessi nelle zone di nidificazione.
E perché utilizzare un battello,seppure a energia solare, per convogliare turisti e scolaresche nella zona della riserva? Non si disturbano gli uccelli che qui trovano un’area di sosta o di nidificazione?
In Brianza non c’è bisogno di aumentare il turismo, c’è invece bisogno di proteggere la natura , in particolare per quanto riguarda la valutazione preventiva di impatto ambientale nella zona dei parchi e delle riserve.
Costantino Muzio
11 settembre 2004 Sul piano provinciale dei rifiuti
Il Piano Provinciale dei Rifiuti ci sembra contraddittorio nella sua impostazione
programmatoria, perché
1. nel PPR le stime di produzione dei rifiuti nei prossimi anni appaiono in aumento e
non in diminuzione mentre il Decreto Ronchi prevede esplicitamente all ’art 3 che
siano messe in atto " ..iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e
la riduzione della produzione dei rifiuti..."
2. il Ppr non prevede la possibilità di introdurre a breve anche la raccolta dell’umido
che potrebbe incrementare considerevolmente la percentuale totale della raccolta
differenziata. ...". il PPR indica un indice percentuale di raccolta differenziata
programmata di 36,1. (Praticamente lo stesso di adesso);
Questo infatti è il massimo che si riesce ad avere con la raccolta differenziata
"classica". In realtà introducendo la raccolta dell'umido si riesce a superare il 50% e
addirittura il 60-65% a lungo termine aumentando la raccolta monomateriale .
Se per il 2005 non sarà possibile che tutti i comuni passino alla raccolta dell'umido,
per il 2010 invece il dato potrà essere aumentato. Sulle modalità di raccolta
dell’umido, poi, un’ipotesi da tenere in considerazione è quella dei piccoli impianti di
trattamento (localizzati attraverso forme di progettazione partecipata) per piccole
zone (max 50.000 ab) senza fare impianti mastodontici su cui persistono dubbi e
che determinano anche un forte impatto ambientale. Inoltre i piccoli impianti
consentono un maggior controllo alla fonte (Il Comune A è a posto, il Comune B
invece conferisce male) e una maggior pressione sui Comuni inadempienti.
3. Se la produzione dei rifiuti venisse ridotta e se venisse fatta la raccolta dell’umido
non sarebbero necessari altri impianti oltre a quello dell’ACSM per il quale il PPR
prevede invece una 3° linea e sarebbe meno necessaria la discarica di Gorla-
Mozzate per la quale il PPR prevede invece un 6° lotto. Oltretutto per coprire i
momenti di fermo per manutenzione del forno di Como sarebbe opportuno stipulare
convenzioni con altri impianti ad esempio con con Valmadrera, Desio ecc cosi’
come fanno le altre province già da parecchi anni.
Ora: l'unico impianto in provincia di Como che utilizza il CDR è la Holcim
cementeria di Merone (che già brucia peci, oli chimici, terre da sbianca, grassi
animali ecc) ma il forno di una cementeria non è stato costruito per bruciare rifiuti o
loro derivati e una inadeguata combustione potrebbe avere effetti inquinanti (la
cementeria si trova per giunta nel Parco Regionale della valle del Lambro che nel
PTC prescrive il divieto di presenza di inceneritori). La Holcim poi non produce
energia bensì cemento
Infine non è previsto dal PPR un impianto di produzione di CDR: quindi a Merone
cosa si andrebbe a bruciare? Quale CDR?
Perciò chiediamo
1. introduzione di una raccolta differenziata che comprenda anche l‘umido entro il
2005 e la previsione attraverso forme di progettazione partecipata di più impianti su
territorio per il compostaggio della frazione umida
2. il congelamento del 6° lotto della discarica di Gorla-Mozzate
3. non utilizzo degli impianti di produzione di combustibili derivati dai rifiuti
4. rinuncia a stipulare accordi con i privati sulla termoutilizzazione del CDR
5. impostazione della politica provinciale sull’abbattimento della produzione di rifiuti a
monte del ciclo anche attraverso accordi con la grande distribuzione per la
riduzione del packaging.
6. attuazione di un sistema di incentivazione di piattaforme ecologiche sovraccomunali
per i comuni ancora inadempienti
Costantino Muzio |