La
Provincia 28 settembre 2006
I Verdi contestano l'ordinanza del
sindaco che vieta agli escursionisti di nutrirle «Rifiuti sul lago,
ma le oche non c'entrano»
LaONGONE AL SEGRINO (Al. Gaff.) «Invece di trasferire altrove le
oche, molto meglio mettere cestini per rifiuti e bagni pubblici
sulle rive del lago». È la posizione espressa dal coordinatore dei
Verdi di Erba Costantino Muzio che, in contrasto con l'ordinanza
firmata lo scorso mese dal sindaco di Longone Angelo Navoni, ritiene
più logico dotare il Segrino di cestini e servizi per i turisti
piuttosto che incolpare le oche per il proliferare dei topi. «Mi
chiedo – si domanda Muzio - perché il sindaco abbia emesso
un'ordinanza per proibire ai turisti di nutrire con pane le oche.
Per risolvere il problema dei topi? Sarebbe stato meglio spostare la
piattaforma dei rifiuti differenziati, a 50 metri dalla zona. Per
offrire un senso di pulizia ai gitanti? Meglio installare cestini e
bagni chimici all'interno del parco». Il problema, a detta dei
Verdi, è tutto qui: senza raccoglitori dove gettare i rifiuti (in
effetti il numero dei contenitori posizionati lungo i cinque e più
chilometri del percorso vita attorno al lago è piuttosto esiguo), né
servizi a favore dei passanti, le sponde e i boschi limitrofi al
bacino ai piedi del monte Cornizzolo si trasformano in piccoli
immondezzai. Questo, e non il pane alle oche, sarebbe quindi alla
base del vertiginoso aumento dei topi, attirati alla sporcizia che
regna sovrana tutt'attorno al parco. Pur d'accordo con le direttive
del Parco Segrino, che «limitano al massimo i cestini della carta
straccia per abituare i gitanti a portarsela a casa», gli
ambientalisti chiedono una adeguata «campagna informativa» per
sensibilizzare sulla questione, tenendo comunque in debita
considerazione le «esigenze fisiologiche» delle migliaia di
appassionati del fine settimana, necessità che male si conciliano
con l'assenza di bagni sul perimetro dello specchio d'acqua.
«Finiamola di dare la colpa agli animali» conclude Muzio,
focalizzando l'attenzione sulla necessità di garantire sì la massima
pulizia, ma scongiurando i comportamenti non idonei da parte dei
turisti con un maggior servizio a loro favore. A sollevare la
questione all'inizio dello scorso agosto era appunto stato Navoni
che, seguito a breve distanza dal suo collega di Eupilio, firmò
un'ordinanza (ovviamente ancora in vigore) per vietare ai passanti
di gettare il pane alle oche. Di più, perché nello stesso
provvedimento si chiedeva all'autorità preposta, il servizio
venatorio provinciale, di ridurre il numero dei volatili,
considerati non autoctoni e per questo pericolosi per l'ecosistema
del lago. Una scelta sposata a suo tempo anche dal presidente del
Parco Segrino Roberto Vignarca, convinto assertore della necessità
di ripristinare l'habitat originario, ricorrendo se necessario al
trasferimento altrove delle oltre 40 oche che vivono sul lago.
La
Provincia 2 giugne 2006
Navoni (Longone): «Disagi per la viabilità» - Muzio: «Troppi
rumori all'interno del parco» Musica al Segrino: perplessi sindaci e
verdi
È partita tra le polemiche, lo scorso fine settimana, la stagione
estiva del lago del Segrino. Le perplessità dei cittadini e di
alcuni rappresentanti locali riguardano l'Aquilegia, il locale
situato all'interno del lido che due anni fa il parco Segrino ha
dato in gestione alla società che fa capo a Roberto Buttà, e che ora
sta portando avanti un progetto di rilancio turistico. Proprio
nell'ambito di questo progetto è stata richiesta la consulenza di un
esperto di eventi come Eugenio Viganò, gestore di note discoteche
erbesi. A quest'ultimo sono stati affidati l'allestimento interno
dell'Aquilegia e un nuovo calendario di eventi che prevede serate a
tema, feste e sfilate di moda. Venerdì scorso c'è stata
l'inaugurazione e il locale ha chiuso dopo le due. Tutto bene se non
fosse che il lido si trova all'interno di un'area verde protetta.
«Non nascondo una certa preoccupazione» ha detto Angelo Navoni,
sindaco di Longone, che assieme ai comuni di Eupilio, Canzo e alla
comunità montana fa parte del consorzio del parco. «Mi riferisco
alla viabilità. La strada che costeggia il lago non ha le
caratteristiche di sicurezza che dovrebbe avere una via così
trafficata. Il disagio è aggravato dalla mancanza di un vero
parcheggio. C'è appena stata una riunione alla quale hanno
partecipato tutte le componenti dell'ente parco. Stiamo acquisendo
tutti i dati che ci aiuteranno ad analizzare meglio la situazione.
Per quanto riguarda l'opportunità di un locale all'interno del
parco, i gestori sono in possesso di regolare licenza che specifica
diritti e doveri, e comunque la competenza territoriale riguarda il
comune di Eupilio. Ma ripeto, il problema prioritario è la
viabilità». Severo il giudizio di Costantino Muzio, coordinatore dei
Verdi di Erba e responsabile delle guardie ecologiche volontarie.
«Bisogna capire cosa vogliono fare gli amministratori del parco:
un'area con finalità naturalistiche o turismo di massa? Mi sembra
evidente che c'è una contraddizione. Un locale di svago, che può
essere una cosa positiva di per sé, diventa inopportuno in una zona
protetta. Le attività dell'uomo non dovrebbero turbare la regolarità
dei cicli animali. In questo momento ad esempio molte specie di
uccelli acquatici stanno entrando nel delicato periodo della cova,
ed è importante che attorno non ci siano fonti di rumore o
disturbo». Veronica Fallini
La
Provincia 11 maggio 2006
longone «I gitanti schiacciano le uova» - Il presidente del
parco: «Falso, la fauna gode di ottima salute» Lo svasso cova,
vietato passeggiare I verdi chiedono di chiudere l'anello pedonale
intorno al Segrino per tutelare gli uccelli
LONGONE AL SEGRINO «Gli uccelli stanno abbandonando il Segrino».
Questa la denuncia degli ambientalisti di Erba che, per bocca del
coordinatore dei Verdi Costantino Muzio, chiedono di limitare quanto
più possibile l'afflusso dei gitanti del fine settimana lungo le
sponde del lago. Di tenore contrario il giudizio del presidente del
Parco Segrino, Roberto Vignarca: «Il lago gode di ottima salute.
Domenica scorsa, per fare un esempio, abbiamo avvistato due aironi
cinerini e un tarabusino. Se la situazione fosse come è descritta,
ciò non sarebbe possibile». È un giudizio completamente opposto
quello che contrappone Muzio, che ritiene la situazione «grave al
punto da richiedere interventi immediati per tutelare la covata
degli uccelli» e Vignarca, sicuro «che la covata sta avvenendo
regolarmente» al punto da sconfessare le parole dell'ambientalista
erbese, già guardia ecologica volontaria ed ex assessore
all'ecologia del Triangolo lariano. «L'enorme frequentazione di
persone – spiega Muzio - spaventa gli uccelli. È necessario evitare
che le migliaia di gitanti del sabato e della domenica abbiano
accesso alle zone dove è solita la covata degli svassi, delle
folaghe e degli altri pennuti che popolano il lago. Bisogna impedire
che i gitanti possano passeggiare vicino alle aree di cova. La zona
da salvaguardare è gran parte della sponda opposta alla Valassina,
che almeno in determinati periodi dell'anno dovrebbe essere chiusa
ai gitanti. Diversamente non faremo altro che distruggere la fauna
del lago». Una soluzione a suo dire simile a quella applicata ad
Alserio, provvedimento che però non è nemmeno lontanamente
ipotizzato da Vignarca, che anzi rilancia la bontà del lavoro fin
qui effettuato dal parco e dai suoi collaboratori. «Che la covata
stia avvenendo come deve – commenta - lo dimostrano le verifiche
fatte dal parco in collaborazione con l'osservatorio. Nel canneto e
nelle altre zone dove abitualmente avviene la covata, l'ecosistema è
in equilibrio, tant'è che non abbiamo riscontrato alcun reale
problema. Grazie alle guardie faunistiche cerchiamo di tutelare al
meglio le specie selvatiche presenti sul lago. In questo senso,
appronteremo anche dei punti d'osservazione per le scolaresche e per
gli appassionati, così che tutti possano ammirare la fauna del
Segrino». Per il momento insomma, gli amanti della passeggiata in
riva al lago possono stare tranquilli. Un po' meno forse lo saranno
gli uccelli. Il dibattito, sul punto, è aperto. Alberto Gaffuri
La Povincia 28 aprile
2006
Il Comune boccia la nuova cava di ghiaia
No di palazzo majnoni al fronte estrattino da 300 mila tonnellate l'anno
" E' in zona di pregio ambientale"
ERBA Spunta una cava in città e si mobilita l'amministrazione
comunale, sindaco in testa, che non ne vuole sapere di aprire un
secondo fronte estrattivo, dopo quello individuato in Valassina,
anche a Erba. Di cave si era parlato l'ultima volta cinque anni fa,
quando un'area compresa tra la zona del Lambrone e il lago di
Pusiano era stata individuata come idonea all'interno del piano cave
della provincia. Allora a far cambiare idea a Villa Saporiti ci
pensò la mobilitazione popolare: uno scenario che potrebbe ripetersi
anche questa volta, anche perché l'area individuata è praticamente
la stessa, di proprietà del Consorzio inerti. «Siamo contrari –
spiega il vicesindaco, Carlo Calvi – questa cava è stata individuata
in una zona di pregio ambientale, a ridosso delle sponde del lago di
Pusiano. Si tratta di un'area inserita all'interno dei confini del
parco della valle del Lambro: l'attività estrattiva è incompatibile.
Oltre all'impatto ambientale va poi considerato quello viabilistico,
con i camion e i mezzi utilizzati in cava che si troverebbero a
gravitare attorno alla città. Per questo abbiamo già sollevato le
nostre obiezioni in provincia e sono sicuro che l'assessore
all'ambiente, Francesco Cattaneo, saprà comprendere la delicatezza
della nostra situazione e si darà da fare per stralciare quest'area
dal piano». Nella sua ipotesi Villa Saporiti quantifica in
250/300mila tonnellate annue la quantità di ghiaia che potrebbe
essere estratta dalla nuova cava, in grado quindi di garantire il
fabbisogno dell'intera provincia di Como. «Per quanto riguarda
l'ipotesi di apertura di una nuova cava di sabbia e ghiaia nella
piana d'Erba, in località Lambrone, ci sentiamo in dovere di opporci
al fine di tutelare una realtà ambientale che presenta aspetti
particolarmente significativi sia sul piano prettamente agricolo che
naturalistico – spiega Marino Marieni per i Verdi - In particolare è
nostra intenzione tutelare la presenza di una delle risorgive più
importanti della piana. Le risorgive sono corpi idrici modellati
dall'uomo, e al loro interno si trovano una flora e una fauna
tipica, che non ha riscontro in altri ambienti acquatici. In pratica
si tratta di un ecosistema particolare caratterizzato da una
notevole biodiversità». «Questi fattori - prosegue - dovrebbero
farci considerare queste realtà come un bene storico e naturalistico
inalienabile. Purtroppo non è così: dopo un primo periodo
d'abbandono, durante il quale si è innescato un progressivo
interramento dei copi idrici, si è passati a una vera e propria
distruzione con l'occlusione di alcune testate, e ora si sta
paventando l'eventualità di distruggerne una delle ultime rimaste,
al fine di realizzare una cava di ghiaia». Nei prossimi giorni si
attende in città un sopralluogo da parte dei tecnici
dell'amministrazione provinciale per valutare l'impatto della nuova
cava; in quella sede saranno presenti anche gli assessori di palazzo
Majnoni per chiedere che il sito estrattivo venga definitivamente
stralciato dal piano. Roberto Canali
La Provincia 13 aprile2006
BARNI Il ghiaccio che ha ricoperto la superficie per mesi può
aver ridotto l̵ 7;ossigenazione dell 217;acqua Crezzo: mai così tanti pesci
morti
Almeno 150 le scardole trovate senza vita nel lago dell’oasi,
sarebbero morte soffocate
BARNI Una moria di pesci senza precedenti, con tutta probabilità
causata dalla mancanza d’ossigeno nell’acqua, è stata riscontrata
all’interno del lago di Crezzo, a monte di Barni. Almeno 150 –
secondo le Guardie ecologiche volontarie che si sono trovate di
fronte alla scena ei giorni scorsi - le scardole riverse all’insù
tra le cannette e la riva; uno spettacolo davvero poco piacevole non
solo per gli amanti della natura ma anche per i semplici gitanti
della domenica.
Difficile, al momento, ipotizzare la causa della morte. L’ipotesi
più accreditata riguarda la probabile diminuzione d’ossigeno
disciolto in acqua, conseguente al freddo intenso dell’ultimo
inverno. Il ghiaccio che ha ricoperto per molti mesi il piccolo
bacino idrico potrebbe avere re-so di fatto impossibile la vita dei
pesci – non più lunghi di una spanna - che ora si sono riversati a
riva. Sulla vicenda è intervenuta l’esponente dei Verdi di Como
Elisabetta Patelli che, preoccupata per quanto avvenuto, chiede alle
autorità competenti di attivarsi per capire le origini della moria
e, ancor più, per evitare che la stessa fine possa toccare in sorte
alle centinaia di anfibi che da alcuni giorni scendono in acqua per
deporre le loro uova. «Perché – chiede la Patelli - sono stati
immessi quei pesci nel laghetto? Qual è statala causa della loro
morte? In un momento in cui la provincia tende a selezionare gli
uccelli ittiofagi, ci pare quanto meno strana una tale immissione.
Considerando la moria di questi pesci, ci pare inoltre importante
arrivare alla causa. Questo perché potrebbero essere morti
avvelenati o asfissiati, causando problemi agli anfibi che, tra
l’altro, sono in fase di riproduzione. Il lago di Crezzo è un’oasi
naturale all’interno del Triangolo Lariano e vale la pena tutelarlo
con accuratezza».
Difficile, senza un’accurata indagine, stabilire la reale causa
della morte delle scardole e, ancor più, risalire alla loro stessa
presenza delle acque di Crezzo. Prima di parlare di inquinamento
artificiale e di possibili pericoli per la flora e la fauna ittica,
il responsabile provinciale del settore pesca Carlo Romanò tende a
ridimensionare la vicenda: «Premetto – dice - che non ho una
conoscenza diretta del fenomeno che si è verificato a Crezzo. La
spiegazione più plausibile è che viste le ridotte dimensioni del
bacino e le persistenti temperature rigide dello scorso inverno, il
ghiaccio e la conseguente mancanza di ossigeno abbia provocato la
moria. La presenza delle scardole invece è probabilmente dovuta a
un’immissione fatta da qualcuno, cui è seguita una forte
proliferazione».
Alberto Gaffuri
Il
Giornale di Erba 25 marzo 2006
INIZIATIVE IN ATTO ANCHE UNA RACCOLTA DI FIRME TRA I CITTADINI
E' nato il comitato «No alla cava di Scarenna»
ASSO. (rlu) «No alla cava di Scarenna». E' questo il nome del
comitato che si è costituito appena è riapparso il fantasma della
cava. Un comitato che vede tra i suoi fautori gli abitanti della
frazione assese, schierati con associazioni ambientaliste per
ufficializzare il dissenso. Fanno parte del comitato Marina Mondello
(presidente), Mario Villa (proprietario), Costantino Muzio (Verdi di
Erba), Ismaele Pozzoli (insegnante), Franco Bramani, Marino Marieni
(insegnante), Paolo Binda (florovivaista).
Il gruppo ha dato vita a una raccolta di firme, per fare in modo che
l'ipotesi di una cava di ghiaia non si realizzi e per dare man forte
alle prese di posizione già esternate dagli amministratori locali.
«Le motivazioni che ci vedono completamente in opposizione alla
realizzazione di una cava sono il forte impatto ambientale e la
presenza di captazioni degli acquedotti dei Comuni circostanti -
spiega Costantino Muzio, portavoce del comitato ed esponente del
partito dei Verdi - La zona, poi, non è in grado di supportare
l'elevato traffico che si creerebbe, per non parlare dei rumori e
della polvere. La particolare morfologia dell'area pianeggiante
adiacente alla cava è racchiusa tra alte pareti montuoso-collinari
che creerebbero una particolarecondizione di canalizzazione delle
polveri prodotte dall'estrazione. Inoltre la zona interessata è
inserita in un'area di forte rilevanza turistico-ambientale. coperta
da boschi autoctoni a margine di una zona ricca di storiche
marcite».
La cava è, inoltre, alle spalle di un promontorio utilizzato da anni
come palestra di arrampicata, molto frequentata e apprezzata a
livello internazionale. •
«Cogliamo l'occasione per comunicare che il comitato ha un sito
internet, www.nocavascarenna.org, tramite il quale è possibile
approfondire l'argomento e dare la propria adesione al gruppo»,
conclude Muzio.
La
Provincia 15 febbraio 2006
«Il miglior sistema di smaltimento è il loro riutilizzo in
agricoltura» - L'azienda: ««Controlleremo le emissioni» Fanghi in
cementeria, per i verdi meglio farne concime
ERBA Entro fine mese inizierà la sperimentazione della combustione
dei fanghi da depurazione all'interno della cementeria di Merone,
del gruppo Holcim. I Verdi però sono scettici. «Crediamo che il
miglior sistema di smaltimento dei fanghi sia il riutilizzo in
agricoltura, direttamente o previo compostaggio – spiega Costantino
Muzio - A livello comunitario questo tipo di riutilizzo raggiunge il
40 per cento del totale di fanghi prodotti. In Italia la percentuale
d'utilizzo è più bassa, come risulta dai dati del ministero
dell'Ambiente e della tutela del territorio». «A livello regionale
poi, vi sono stati alcuni provvedimenti che hanno ulteriormente
disciplinato la materia». Per i Verdi quindi la soluzione migliore è
di continuare a utilizzare i fanghi per l'agricoltura, come
alternativa alla concimazione organica. «Noi riteniamo che gli
impianti per la produzione di cemento non siano stati costruiti per
bruciare rifiuti. A questo sono deputati i moderni
termovalorizzatori dotati di sistemi avanzati di controllo e
riduzione delle emissioni nocive. Nel caso in esame ci appare fuori
luogo la continua ricerca, da parte della Holcim, di combustibili
provenienti dai rifiuti, e per di più pagati dalla collettività, al
posto dei tradizionali carburanti». Da parte sua l'azienda spiega
che per recuperare i fanghi da depurazione essiccati è stato
predisposto un silo di deposito, con un sistema di alimentazione e
dosaggio al forno. Questo impianto è stato realizzato nel rispetto
delle indicazioni contenute nel progetto presentato alla regione. Lo
scarico dei fanghi da depurazione essiccati dal silo di deposito e
l'alimentazione degli stessi al forno da cemento viene effettuato a
circuito chiuso. L'impianto verrà messo in esercizio entro fine
mese. La fase di test e di verifica funzionale, che partirà una
volta che la commissione tecnica avrà definito i criteri di
monitoraggio delle emissioni, potrà durare alcune settimane. Solo a
seguito di ciò si procederà alla messa in esercizio dell'impianto».
Il Giornale di Erba 28 gennaio 2006
UNA PROPOSTA CONTRO L’INQUINAMENTO DELLA CITTA' IN INVERNO
ERBA -
«Se tutti gli inverni le polveri sottili superano di gran lunga i valori di legge occorre
che un comune come Erba si dia da fare a trovare soluzioni alternative che possano contribuire
a risolvere il problema, per andare oltre i soliti stop al traffico che lasciano il tempo che
trovano e soprattutto non risolvono»: questo il sunto del pensiero dei Verdi per la pace di Erba.
Quali sono dunque le loro proposte? Il portavoce, Costantino Muzio, dice che «se da un lato occorre
potenziare la linea FNM diretta a Milano, e qui il soggetto è la Regione, dall'altro il comune
dovrebbe intervenire a livello energetico con provvedimenti innovativi, come il teleriscaldamento
da combustione da biomasse, o con interventi sulla mobilità e in campo di edilizia, con costruzioni
a basso impatto energetico, come sosteniamo con il cosiddetto regolamento edilizio “sostenibile”».
Non tutti sono preparati sul teleriscaldamento: di cosa si tratta? «Di usare la biomassa come fonte di energia,
visto che tende a inquinare meno delle risorse fossili, come metano e gasolio. Tra le biomasse, le più adatte
a subire processi di conversione termochimica sono la legna e tutti i suoi derivati. Le tecnologie per
ottenere energia dai vari tipi di biomasse sono naturalmente diverse: a noi interessa la combustione
per ottenere calore o elettricità.
Si tratterebbe dunque di avere una caldaia, o una serie di caldaie,
in territorio montano, centralizzata». La proposta è dunque al comune di Erba e alla Comunità montana.
La
provincia 26 gennaio 2006
I Verdi: «Contro lo smog
bruciamo la legna»
ERBA Polveri sottili ancora oltre la soglia: nella giornata di
martedì il pm10 è risalito a 86 microgrammi per metro cubo. Per
risolvere sul serio il problema delle polveri sottili e combattere
lo smog la soluzione è una sola, secondo i Verdi, che invitano il
comune a valutare la possibilità di costruire in città un impianto
di teleriscaldamento, sulla scorta di quello realizzato a Tirano.
«Il teleriscaldamento da combustione da biomasse – spiega Costantino
Muzio - è la più consistente tra le fonti di energia. Le biomasse
più adatte sono la legna e tutti i suoi derivati. Tutto materiale di
cui il nostro territorio ha grande disponibilità». La produzione di
teleriscaldamento con una caldaia o una serie di caldaie in
territorio montano sarebbe più che auspicabile, secondo gli
ambientalisti, seguendo l'esempio di Tirano che insiste su un
territorio con caratteristiche simili a quello erbese, dove la
cogenerazione di energia elettrica utilizza biomasse compatibili,
come appunto il legname. Il riscaldamento è prodotto mediante una
caldaia centralizzata, collegata agli utenti mediante una rete
urbana di tubature. «Le famiglie del comune di Tirano, grazie a
questa risorsa, risparmiano ogni anno 4,4 milioni di litri di
gasolio evitando di rilasciare nell'atmosfera circa 11.500
tonnellate di gas serra - La qualità dell'aria nella zona di Tirano
sembra essere migliorata in quanto le caratteristiche naturali delle
biomasse tendono a inquinare meno dell'uso di risorse fossili.
Tirano ha risolto anche il problema dell'inquinamento prodotto a
causa dell'approvvigionamento e del trasporto del materiale per la
combustione attraverso un limite che consente il reperimento del
combustile naturale esclusivamente entro un raggio di 60 chilometri,
come potrebbe fare Erba» «In città - prosegue - si potrebbe studiare
un impianto pilota che potrebbe inizialmente riscaldare gli edifici
pubblici. La nostra proposta è che il comune di Erba e la Comunità
montana conducano, anche con l'aiuto di esperti esterni, lo studio,
la progettazione e la realizzazione d'impianti di teleriscaldamento
con biomasse ricavate dalla cura e pulizia del sottobosco».
La
Provincia 17 gennaio 2006
Dopo la Lega anche i Verdi chiudono la porta alla cava di
Scarenna
(Al. Gaff.) No a una cava nella frazione di Scarenna. Il netto
rifiuto arriva dalla sezione di Erba dei Verdi per la pace che, per
bocca del coordinatore Costantino Muzio (ex assessore all’ambiente
in comunità montana), oppongono il loro «no» più risoluto all’idea
di localizzare un’area estratti-va alle spalle della cosiddetta
Palestra di roccia, a ridosso del confine Caslino d’Erba.
Oltre alla questione ambientale, Muzio evidenzia gli eventuali
problemi di convivenza tra il polo per l’estrazione della ghiaia e
il popoloso insediamento residenziale di Scarenna, cresciuto a
dismisura nel corso del recente passato.
Non ultimo, gli ambientalisti sottolineano la necessità di tutelare
le fonti idriche visto che proprio in quel territorio viene captata
l’acqua distribuita nei comuni del circondario. «Non siamo d’accordo
a questa ipotesi - spiega Muzio - perché la cava di Asso è in una
zona di pregio ambientale. Il tessuto urbano di Scarenna si è
sviluppato in questi anni nei pressi dell’area in oggetto e pertanto
una escavazione di ghiaia creerebbe disagio ai residenti nonché un
impoverimento ecologico a ridosso di un contesto ambientale di
primaria importanza. Non ultima, poi, la presenza di captazioni
idriche di vari comuni che rischierebbero di subire alterazioni. Per
non parlare, inoltre, di un impianto per i rifiuti inerti».
Soltanto qualche settimana fa, era stato il capogruppo di minoranza
legista Carlo Lattuada a sollevare la questione, chiedendo al comune
un impegno ufficiale a salvaguardia delle sue montagne.
In più circostanze, il capogruppo «lumbard» aveva evidenziato per
sue preoccupazioni in merito all’ipotesi allo studio della
provincia, rimarcando le ripercussioni non solo ambientali di
un’operazione di quella natura ma anche sotto il profilo della
vivibilità di Scarenna.
La risposta degli amministratori, sindaco in testa, non si era fatta
attendere. Per Giovanni Conti, infatti, nessun progetto in questo
senso era stato sottoposto all’analisi del Comune, se non in
riferimento a una discussione informale avvenuta nel 2004.
Di cave in zona se ne parla ormai da anni. La prima ipotesi allo
studio prevedeva la collocazione della zona estrattiva in località «Cà
Bianca» a Caslino. Un disegno abbandonato qua-si subito, con un
grande respiro di sollievo da parte del sindaco Giorgio Locatelli.
Ancora viva, invece, l’ipotesi di Erba, su cui Muzio mostra di avere
le idee piuttosto chiare.
«Per quanto riguarda il progetto di escavazione a Erba rimarchiamo
gli aspetti già evidenziati in occasione dell’ultimo Piano cave,
vale a dire la presenza dei pozzi idrici del comune di Merone, la
necessità di intervenire all’interno del Parco Lambro e,
soprattutto, il rischio di alterazione ambientale – conclude l’ex
responsabile dell’ambiente della comunità montana - delle ultime
risorgive esistenti nel Piano di Erba».
Il
Giornale di Erba 14 gennaio 2006
COSTANTINO MUZIO E I VERDI - Il piano cave
ERBA. (rrs) «Il Piano cave si sta rinnovando e in Provincia si parla
di una cava ad Asso e della riproposizione di quella di Erba»: i
Verdi per la pace di Erba non sono d'accordo. Ecco le motivazioni
del loro dissenso: «La cava di Asso è in una zona di pregio
ambientale e il tessuto urbano di Scarenna si è sviluppato in questi
anni nei pressi dell'area in oggetto. Pertanto una escavazione di
ghiaia creerebbe disagio ai residenti, nonché un impoverimento
ecologico a ridosso di un contesto ambientale di primaria
importanza. Non ultima, poi, la presenza di captazioni idriche di
vari comuni che rischierebbero di subire alterazioni, preoccupazione
con-divisa anche dal sindaco di Asso - precisa Costantino Muzio -
Per non parlare poi di un impianto di rifiuti inerti.
Per quanto riguarda il progetto di escavazione nell'area erbese,
invece, la preoccupazione dei Verdi è rivolta in particolare alla
presenza di pozzi idrici del comune di Merone, all'escavazione
all'interno del Parco Lambro e soprattutto al rischio di alterazione
ambientale delle ultime risorgive esistenti nel Piano di Erba.
«Noi non solo non siamo d'accordo - continua il verde ambientalista
Costantino Muzio - ma ci chiediamo se tutte quelle cave irregolari
che si trovano lungo il confine e che vendono la ghiaia in Svizzera
non possano essere "legalizzate" e fornire alla Provincia il
materiale di cui ha bisogno. Così avremo risolto il problema senza
depauperare il nostro territorio dal punto di vista ambientale».
La Provincia 16
dicembre 2005
Questa sera la presentazione del progetto da 33 milioni
di euro nel corso di una assemblea della Lega I Verdi: «Sì al tunnel
di Pusiano» Il coordinatore Muzio: «Opera necessaria per il paese,
purché nel rispetto dell'ambiente»
PUSIANO È un «sì» vincolato a valutazioni tecniche capaci di
scongiurare eventuali contraccolpi ambientali. Su tutte la stabilità
della montagna e il livello delle falde acquifere. Un «sì»
subordinato, dunque, ad accurate indagini. È quello espresso sul
tunnel di Pusiano dal coordinatore dei Verdi di Erba Costantino
Muzio. Il tracciato della futura galleria finanziata dalla Regione e
progettata dalla Provincia sarà presentato questa sera nella sala
civica di Palazzo Beauharnais, dove la Lega ha organizzato un
incontro pubblico per presentare il progetto. «Come amministratore
locale – spiega Muzio, in passato già assessore ad Albavilla e nella
comunità montana di Canzo - ritengo sia opportuno che le strade di
grande traffico non passino nei centri storici, altrimenti gli
abitanti vivono quotidianamente in un inferno. Un tunnel, in questo
senso, permetterebbe il recupero della vita sociale di Pusiano. A
parte il costo dell'opera, ci sono anche da valutare le eventuali
ricadute sul territorio. Per questo, auspico che siano fatti
carotaggi approfonditi per evitare, come già successo altrove, che
la costruzione della galleria provochi dissesti a monte o problemi
di approvvigionamento idrico. Sul tunnel, insomma, c'è la massima
disponibilità, a patto che siano effettuati opportuni studi
geologici». Questa sera alle 21 non ci saranno solo i leghisti ad
ascoltare le parole dell'assessore provinciale Pietro Cinquesanti
che conta di arrivare all'apertura del tunnel di Pusiano nel giro di
quattro anni. Prima dei lavori veri e propri, che dovrebbero
prolungarsi per circa due anni e mezzo, ci sarà un ulteriore fase di
studio per arrivare al progetto esecutivo che, stando a Villa
Saporiti, durerà un altro anno e mezzo. Questo perché ai vincitori
dell'appalto sarà chiesto anche di portare avanti la progettazione
esecutiva attraverso il cosiddetto «appalto integrato». Fino ad
allora, la Como-Lecco e il suo carico di 20mila mezzi continueranno
a tagliare in due Pusiano e a esporre a rischi oggettivi gli
abitanti del paese. Anche il progetto di rilancio in chiave
turistica deve attendere i tempi di realizzazione della galleria. Un
aspetto che non sembra preoccupare il sindaco Luciano Traversone.
«L'importante - commenta il primo cittadino - è che quest'opera si
faccia. Il progetto c'è, i soldi anche così come la volontà
politica. Non posso che ritenermi soddisfatto perché fra qualche
anno potremo finalmente vedere il risultato degli sforzi profusi in
tutto questo periodo». Alberto Gaffuri
La Provincia
8 dicembre 2005
La Provincia: troppi cormorani a Pusiano La protesta dei
Verdi contro la decisione di Villa Saporiti di abbattere 76
esemplari ghiotti di alborelle
pusiano Hanno le penne e le ali ma, in quanto a dannosità, sono
paragonati ai cinghiali. Per una settantina di cormorani, da qui
alle prossime settimane, scatterà un piano di abbattimenti
programmati perché, come i loro amici ungulati, sono rei di aver
danneggiato “fondi altrui”. Nel caso specifico i grandi uccelli
avrebbero banchettato in alcuni laghetti di pesca sportiva nelle
vicinanze del lago di Pusiano, dove sono soliti nidificare,
provocando ai proprietari danni per decine di migliaia di euro.
«La vicenda dell'uccisione dei cormorani assume toni ancor più
drammatici e gravi – spiega Costantino Muzio, dei Verdi -
Dall'amministrazione provinciale viene deliberato di triplicare
il numero degli esemplari da abbattere passando dai 24 dell'anno
scorso ai 76 di quest'anno; viene estesa la uccisione non più al
solo Golfo di Lenno ma anche altrove e quasi la meta' dei
cormorani condannati a morte verrà abbattuta per favorire gli
interessi economici di un centro di pesca sportiva erbese. Mi
chiedo se i cormorani vengono ammazzati per salvaguardare le
alborelle, come prevede la legge, oppure le trote che popolano
questo laghetto di pesca sportiva». Per i Verdi sarebbe meglio
pensare a soluzioni alternative. «Le alborelle si stanno
ripopolando nel nostro lago e l'incidenza dei cormorani, anche
sulla base dell'analisi del prelievo stomacale, non e' così
rilevante. Se l' obiettivo vero è quello di salvaguardare le
alborelle e non compiacere i pescatori, la scelta più onesta ed
efficace è quella di limitare almeno la pesca dilettante. I
pescatori della domenica si divertiranno sicuramente con altro
pesce e i cormorani non verranno abbattuti a fucilate». Conferma
gli abbattimenti il comandante della polizia provinciale, Marco
Virdis. «Abbiamo saputo della richiesta di abbattimento
programmato. Nel caso di Pusiano gli abbattimenti saranno su una
zona di proprietà di un privato, dove la presenza dei cormorani
è di ostacolo all'attività produttiva. È un caso simile a quanto
avviene nelle zone con troppi cinghiali che danneggiano le
colture. In questo caso i cormorani danneggiano le attività di
pesca e per questo la popolazione va diminuita». Ro. Can.
La Provincia 27 novembre 2005
La
pista ciclabile Caslino-Asso continua a fare parlare di sé.
CASLINO D'ERBA Numerosi i commenti contro il tracciato disegnato
dai progettisti incaricati dalla regione che, con un importo di
350mila euro, non hanno potuto realizzare un percorso
alternativo alle strade consuete quanto, piuttosto, si sono
ritrovati a migliorare la transitabilità delle vie già
esistenti. Questo farà sì che, già come avviene oggi, i ciclisti
correranno fianco a fianco delle auto, seppure su un tragitto
diverso dalla Arosio-Canzo. Quindi più sicuro perché meno
trafficato. «Mi sembra – spiega il presidente del Gruppo
naturalistico della Brianza, Cesare Del Corno - che stiano
costruendo un gran pasticcio di poca utilità, buttando via i
soldi, unendo sentieri a strade asfaltate percorse da veicoli a
motore. Se deve essere veramente utile, una pista ciclopedonale
deve avere un percorso suo, lontano dalle strade asfaltate,
possibilmente in mezzo al verde. I sentieri si possono trovare,
magari con un percorso più tortuoso. Io credo che le guardie
ecologiche volontarie, che conoscono tutti i nostri sentieri e
li percorrono ogni giorno accompagnando gli escursionisti e le
scuole, possano trovare dei percorsi alternativi, più salutari e
più verdi. Ci vorranno forse più tempo e più soldi, ma il
risultato sarà migliore». Il percorso invece prevede la partenza
dalla stazione di Caslino, la salita fino al centro del paese
lungo l'unica strada che collega la Arosio-Canzo all'abitato, la
discesa verso il santuario di San Calogero e il congiungimento a
Scarenna, frazione di Asso, attraverso la strada asfaltata che
già oggi corre parallela alla provinciale. Da Scarenna invece,
la pista seguirà per qualche centinaio di metri un vecchio
sentiero riadattato per l'occasione per spuntare poi al Ponte
Oscuro, da cui il tracciato sfocerà nelle strade di ogni giorno,
per ricollegarsi alla soprastante Valassina. Un'idea che non
piace assolutamente alla sezione dei Verdi di Erba. «Con tutti i
soldi spesi per una pista che, di fatto, non è molto più della
strada che già c'era – spiega il coordinatore Costantino Muzio -
avremmo tranquillamente potuto finanziare altri tipi di
tracciati riservati alle biciclette e alle persone, non in
promiscuità con le auto come avviene tra Caslino e Asso. Mi
riferisco non solo al collegamento tra Ponte Lambro e il lago di
Pusiano, ma anche a percorsi sovracomunali da Ponte Lambro verso
Canzo». Non in linea con i lavori realizzati fino a oggi è anche
il capogruppo di minoranza di Asso Carlo Lattuada (Lega) che,
proprio in questi giorni, presenterà una mozione in consiglio
comunale per chiedere al comune delucidazioni in merito alle
opere realizzate da Scarenna in avanti.
Giornale di Erba 19 NOVEMBRE 2005
Verdi per la pace: Bisogna contenere il consumo energetico
ERBA. I Verdi per la pace, approfittando del fatto che ii
Comunee di Erba ha aperto la discussione politica sul Piano
Regolatore, propongono all'Amministrazione di tenere conto del
problemi ambientali mirando a contenere il consumo energetico
delle nuove costruzioni. A loro avviso ci dobbiamo preoccupare,
infatti, del settore delle costruzioni civili che, residenziale
più terziario, assorbono mediamente più del 40% delle fonti
energetiche. L'unica strategia vincente per loro a diffondere
l'uso delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare
l'energia solare. Ed a quello che chiede anche una direttiva
europea che gli Stati membri devono recepire entro il gennaio
2006 a livello locale. Il costo iniziale delle costruzioni
ecologiche si aggrava di circa il 3% rispetto all'edilizia
tradizionale e tuttavia tale incremento, secondo una stima
reale, viene ammortizzato in un periodo di poco superiore ai 7
anni , dopodiche tutto il resto è risparmio: dall'acqua
all'energia elettrica, al comfort climatico e acustico. Senza
considerare i vantaggi ambientali, la riduzione delle emissioni,
la minor spesa per la sanità, la migliore qualità della vita,
importantissimi ma difficili da monetizzare e l'incremento del
costo dell'energia, già aumentato due volte negli ultimi 6 mesi
e destinato ancora a lievitare. In pratica il neonato gruppo
Verdi di Erba suggerisce una serie di interventi, alcuni
obbligatori come la riduzione del radon, un gas cancerogeno
presente soprattutto nei vecchi edifici poco ventilati,
attraverso la costruzione di case "velistiche"; e altri
facoltativi, come il risparmio dell'acqua e i pannelli
fotovoltaici, suggerendo di abbassare l'Ici sulle case che se ne
dotano. Non resta che attendere l'esito dell'incontro con
l'assessore all'Ecologia, Gianfranca Maio.
La Provincia 18 novembre 2005
Ici più bassa per le case ecologiche I Verdi ora chiedono
incentivi
ERBA Chiedono di approfittare della stesura del piano di
governo del territorio per introdurre degli incentivi, anche
economici, alla realizzazione di case ecologiche, costruite con
materiali biocompatibili in grado di migliorare la qualità della
vita con minori costi, anche dal punto di vista energetico. Una
proposta avanzata dai Verdi, per i quali il Comune dovrebbe da
un lato aggiornare il proprio regolamento edilizio e dall'altro
introdurre agevolazioni, ad esempio diminuendo l'Ici, a chi
investe in case ecologiche. «Le costruzioni civili assorbono
mediamente più del 40 per cento delle fonti energetiche –
spiegano Costantino Muzio e Marino Marieni - Intervenire sul
contenimento dei consumi rappresenta l'unica strategia vincente.
Un simile modello è gia stato fatto proprio dal comune di
Carugate. Il costo iniziale delle costruzioni ecologiche è più
alto di circa il 3 per cento rispetto all'edilizia tradizionale;
tale incremento viene però ammortizzato in circa 8 anni. Senza
considerare i vantaggi ambientali, importantissimi ma difficili da monetizzare e l'incremento
del costo dell'energia, destinato ancora a lievitare. Si tratta
per tutti di un fare un salto di qualità e di raccogliere la
sfida del risparmio energetico».
La provincia 26 ottobre
2005
I Verdi insistono: pista ciclabile lungo il Lambro
PONTE LAMBRO I Verdi continuano la loro battaglia in vista della
creazione di una pista ciclopedonale lungo il fiume Lambro che dal
parco giochi di Ponte Lambro arrivi a Erba, sulle rive del lago di
Pusiano. A inizio settimana i promotori dell'iniziativa hanno
incontrato l'assessore erbese Gianfranca Maio che, a detta dell'ex
assessore del Triangolo lariano Costantino Muzio, «si è detta molto
interessata all'idea». Nei prossimi giorni Muzio e Marino Marieni
incontreranno anche gli amministratori di Ponte Lambro, nella
speranza che il sindaco Andrea Cattaneo possa rivedere la posizione
già espressa sul tema, non così favorevole all'operazione presentata
una quindicina di giorni fa. «Auspico – dice Muzio - che Ponte
Lambro segua la strada di Erba e, di conseguenza, sostenga il
progetto della pista ciclabile. Non chiediamo ai comuni di
finanziare il costo delle opere, ma solo di progettarne la
realizzazione. I finanziamenti, a mio giudizio, potrebbero essere
chiesti alla comunità montana, che già in passato ha finanziato
opere di questa natura. In prospettiva non è escluso che il
tracciato possa essere esteso anche verso Canzo». Una sponda al
progetto abbozzato dai Verdi di Erba arriva dall'ex vicesindaco di
Ponte Lambro, oggi all'opposizione, Lucio Micelli, che si è detto
favorevole alla creazione di una pista ciclabile alternativa alla
strada. «L'idea di un percorso di collegamento alternativo alle
strade attuali verso Erba è sicuramente positiva», ha detto Micelli,
lasciando trasparire la volontà di sostenere l'iniziativa di Muzio e
Marieni. I due hanno attivato anche un sito internet all'interno del
quale è possibile osservare lo sviluppo del futuro percorso e,
inoltre, votarne il livello di interesse. Per saperne di più,
http://verdicomo.org/erba.
La
Provincia 24 ottobre 2005
Cesare Del Corno, presidente del Gruppo naturalistico: «Un progetto ambizioso ma encomiabile» Piste ciclabili Erba-Pontelambro, un «sì» dalla Brianza
PONTE LAMBRO (Al.Gaff.) Semaforo verde alla pista ciclabile Erba-Ponte Lambro arriva dal Gruppo naturalistico della Brianza che, per bocca del suo presidente Cesare Del Corno, sostiene il progetto presentato una decina di giorni fa dai Verdi erbesi. «Quello presentato - dice Del Corno - è un progetto ambizioso, forse costoso, ma encomiabile, e certamente attuabile per alcuni tratti. Queste iniziative sono molto utili per due tipi di motivi. Il primo è consentire alle persone di recarsi da un luogo all'altro senza percorrere le normali strade, che, a causa dell'intenso traffico, sono inadatte alle biciclette ed autentiche camere a gas. Inoltre, consentono a chi vuole solo passeggiare di avere a disposizione percorsi piacevoli, sani e più agevoli dei sentieri di montagna». Il progetto, come ricorda l'ex assessore della comunità montana Costatino Muzio, sarà sottoposto a breve ai comuni di Erba e Ponte Lambro. Quest'ultimo, però, ha già ribadito la volontà di realizzare innanzitutto i marciapiedi per collegare il paese alla cittadina confinante. La pista ciclopedonale, per il sindaco Andrea Cattaneo, sarà preceduta entro l'anno prossimo dai passaggi pedonali a lato delle strade ordinarie. «Nella nostra zona i paesi si susseguono con continuità e creare dei marciapiedi lungo le strade è cosa necessaria. Si tratta, però, di due cose distinte e di diversa utilità. Teniamo presente che il percorso potrebbe poi allungarsi a nord, consentendo una bella passeggiata nella natura. La nostra associazione - conclude - è quindi disponibile a collaborare alla realizzazione del progetto».
Il
Giorno 18 ottobre 2005
Una pista ciclabile per andare da Erba a Pontelambro
L'idea verrà presentata ai due Comune interessati da un gruppo di
ambientalisti
PONTELAMBRO — Una pista ciclabile lungo il Lambro, per oltre 4
chilometri, dai giardini pubblici di Pontelambro, fino alla foce nel
lago di Pusiano: è il progetto in cui credono alcune schiere di
ambientalisti di Erba che hanno lanciato l'idea. Costantino Muzio
dei Verdi di Erba, e Marino Marieni di Dimensione natura, hanno
realizzato uno studio sulla possibilità di ritagliare dalle sponde
del fiume lo spazio necessario a farvi correre una pista
ciclopedonale, che potrebbe diventare anche un percorso alternativo
per il collegamento con le scuole erbesi. Il progetto verrà
presentato, nei prossimi giorni ai due Comuni, Erba e Pontelambro.
Il progetto è fattibile senza stravolgimenti né grosse spese -
spiega Muzio - Sempre più ragazzi seguono il tragitto che noi
proponiamo per raggiungere a piedi le scuole (Liceo Scientifico a
Ragioneria) da Pontelambro a Erba. Si tratta solo di fare qualche
lavoro qua e là per renderlo più fruibile Secondo i due ideatori del
progetto, la pista potrebbe trovare spazio sulle strade alzaie.
Federico Magni
Il Giornale di Erba 15
ottobre 2005
Una pista ciclo-pedonale che da Ponte porta a Erba
PONTE L. (rsr) Giovedi mattina, al parco comunale di Ponte Lambro, a
stato presentato it progetto di un percorso ciclo-pedonale che
dovrebbe collegare it paese con Erba.
«Questa idea a nata 10 anni fa, ma le autoritd di allora avevano
bocciato 1'iniziativa. Quest'anno abbiamo deciso di riproporre it
progetto sperando in un esito positivo. Considerato che un numero
sempre piu consistente di persone, ski anziani che giovani, percorre
ogni giorno a piedi alcuni tratti di strada Provinciale, soprattutto
da Ponte Lambro all'ospedale Fatebenefratelli, abbiamo deciso di
proporre una vera pista ciclabile, costruita ad hoc per le
biciclette sfruttando le strode alzaie degli argini del Lambro»,
spiega Costantino Muzlo, dei Verdi di Erba.
e Una pista ciclabile in un tratto adiacente a diversi istituti
scolastici (Istituto Romagno sia e Liceo Scientifico) può assumere
un rilevante ruolo educativo: potrebbe essere un modo per rivalutare
e riscoprire la rilevanza storica e naturalistica delle nostre zone.
Non dimentichiamoci inoltre dei problemi traffico e inquinamento:
anche dalle nostre parti hanno raggiunto livelli di guardia,
per cui pure piccoli interventi come questo possono contribuire
localmente a rendere la situazione meno pesanteu, aggiunge Marino
Marieni, presidente di Dimensione Natura di Erba.
Il percorso previsto ha come punto di partenza i Giardini pubblici «Giosia
Zappaa di Ponte e come punto d'arrivo il lago di Pusiano.
«Se questa iniziativa andrà a buon fine potremmo dire che, per la
prima volta, a livello ambientale si a concretizzato qualcosa»,
conclude Marieni.
Per maggiorni informazioni sul progetto è possibile visitare ll
sito: www.verdidicomo.org/erba.
La
Provincia 14 ottobre 2005
Secondo i promotori servirà a togliere
dalla strada molti pedoni, anche diretti all'ospedale Cinque
chilometri in bici sul fiume Presentato il progetto della pista
ciclabile dal Parco Zappa al lago di Pusiano
PONTE LAMBRO Dal parco Zappa, l'area giochi di Ponte Lambro, al lago
di Pusiano. A piedi o in bicicletta, lungo un percorso ideale che
costeggia l'intero letto del fiume Lambro e collega il paese
all'ospedale e alle scuole di Erba e scende a sud, verso le rive del
bacino brianzolo. Una pista ciclopedonale lunga quasi cinque
chilometri, pensata per collegare la città a Ponte Lambro senza
passare per le strade trafficate esistenti. L'iniziativa, per ora
soltanto in fase di studio, è stata presentata ieri mattina dall'ex
assessore della comunità montana del Triangolo Lariano, Costantino
Muzio (Verdi per la pace) e dal presidente di Dimensione Natura,
Marino Marieni che, dal parco Zappa, hanno lanciato la loro sfida
ecologista. «Un numero sempre più consistente di persone - dicono -
percorre ogni giorno a piedi alcuni tratti della strada provinciale
da Ponte Lambro all'ospedale Fatebenefratelli. In questo modo
mettono a rischio la loro incolumità personale e respirano smog. Per
questo abbiamo deciso di proporre una vera pista ciclabile,
costruita per le bici sfruttando le strade alzaie degli argini del
Lambro». Il tracciato, che sarà sottoposto nel corso della prossima
settimana alla valutazione dei sindaci Enrico Ghioni (Erba) e Andrea
Cattaneo (Ponte Lambro) è sostanzialmente diviso in sette diversi
tratti che corrono sui territori dei due comuni confinanti a lato
del greto del fiume. Per farlo sfruttano i camminamenti già
esistenti, le strade alzaie e i condotti di depurazione che
convogliano i liquami al Baggero. Due i fini dello studio. Da un
lato, la costruzione di una pista ciclopedonabile servirà, come
detto, a togliere i pedoni dalle strade. Dall'altro, il tracciato
«permetterà di apprezzare alcuni scorci interessanti dal punto di
vista naturalistico». Da non sottovalutare, a detta dei promotori,
la possibilità di inserire nel progetto i collegamenti che portano
al liceo scientifico Galilei e all'istituto tecnico Romagnosi, così
da incentivare gli studenti all'utilizzo di mezzi alternativi ai
motorini e alle auto. Da ex assessore, Muzio strizza l'occhio anche
alla comunità montana che, a suo dire, «potrebbe svolgere un ruolo
importante nella realizzazione del tracciato». I costi
dell'operazione, pur non quantificati, sarebbero «piuttosto
contenuti». Sfruttando la progettazione dei due uffici tecnici
comunali confinanti e fidando in qualche decina di migliaia di euro
da parte del Triangolo Lariano, almeno il primo tratto della
Erba-Ponte Lambro potrebbe essere avviato. In un secondo tempo, ci
sarebbe inoltre spazio per la restante parte del tracciato, che
sbuca appunto sul lago. La sezione erbese dei Verdi è convinta che
quest'idea possa raccogliere il plauso di popolazione e
amministratori. Per questo ha deciso di lanciare un'indagine on
line, con l'obiettivo di sondare l'indice di gradimento della gente.
Per esprimere un'opinione sull'iniziativa è possibile visitare
l'apposito sito internet http://www.verdidicomo.org/erba. Alberto
Gaffuri
La Provincia 14 novembre 2004
Pista ciclabile Erba-Monguzzo Bocciato il progetto
del parco
ERBA Non si farà la pista ciclabile tra Erba e Monguzzo: il progetto
del parco della valle del Lambro non è stato condiviso dalla
maggioranza consiliare, ragione per cui non verrà portato in
adozione. Esigenze di tutela ambientale hanno consigliato di
lasciare perdere la pratica: motivazioni che sono state sollevate
dall'Altracittà, nel corso di una riunione del centrosinistra. La
lista civica è contraria non tanto all'idea della pista ciclabile,
poiché essa in realtà esiste già, per tre quarti almeno del suo
percorso: si tratta di un antico sentiero agricolo di circa un
chilometro di lunghezza che collega il territorio comunale di Erba
con quello di Monguzzo. In realtà l'Altracittà è contraria a che
venga prolungato di circa trecento metri fino a raggiungere i grandi
posteggi dell'area industriale di via Manara, segnatamente quello
della ditta BTicino-Terraneo. Si teme infatti che, agevolando
l'accesso di una moltitudine di utenti, si possa snaturare un luogo
delicatissimo sotto l'aspetto naturalistico, dove nidificano specie
animali protette. Non si vuole insomma che questa zona diventi in un
futuro affollata come le sponde del lago del Segrino, o come i
giardini a lago di Alserio. L'Altracittà con queste ragioni è
riuscita a imporre la propria posizione agli alleati di
centrosinistra, benché gli altri gruppi fossero favorevoli a dar
seguito alla proposta del parco Valle Lambro: una scelta anche di
opportunità politica da parte del sindaco Enrico Ghioni, fatto
bersaglio da più parti dai suoi stessi alleati che gli rimproverano
mancanza di collegialità nelle decisioni.
da Il Giornale di Erba
del 16 ottobre 2004
Non compromettiamo l'equilibrio ambientale
No allapista ciclabile
I Verdi criticano I'idea di alcune- amministrazioni
ALSERIO - (vei) I Verdi di Como si oppongono alla realizzazione di
una pista ciclabile attorno al lago di Alserio. Dopo le elezioni
amministrative di giugno, a scenari politici cambiati, l'anello
ciclabile torna dunque d'attualità. Il progetto di trasformare una
delle aree piu belle della Brianza in un paradiso per gli
appassionati delle due ruote non e infatti cosa nuova. Se ne era gia
parlato qualche anno fa, ma allora non si era trovato un accordo fra
le varie amministrazioni coinvolte.
Riteniamo che in Brianza non ci sia bisogno di aumentare il turismo,
ma the sia invece indispensabile proteggere la natura, in
particolare per quanto riguarda la valutazione preventiva
dell'impatto ambientale nella zona dei parchi e delle riserve
naturali - precisa l'assessore della Comunità Montana Costantino
Muzio, dei Verdi - Realizzare anche una pista ciclabile in una zona
gid fortemente antropizzata e che comprende molte industrie, tra cui
la Cementeria di Merone, potrebbe quindi seriamente compromettere il
delicato equilibrio ambientale. Intorno al lago di Alserio la
Regione Lombardia ha istituito nel 1984 la riserva naturale chiamata
Riva orientale del lago di Alserio e anche il Prg del comune di Erba
nel 1987 ha riconosciuto l'unicità dell'habitat naturale di questo
logo quale area di
sosta e nidificazione per oltre cinquanta specie migratorie e area
caratierizzata dalla presenza di specie rare di flora e fauna. In
accordo con il Parco Regionale della Valle del Lambro i Comuni
stanno ora invece nuovamente cercando accordi per realizzare un
anello ciclabile attorno al lago di Alserio.
I Verdi non sono solo preoccupati che la pista ciclabile sia un
disturbo alla fauna presente nella riserva naturale, ma temono ache
l'intera area possa trasformarsi, come e purtroppo già avvenuto per
il lago del Segrino, in qualcosa di esclusivamente finalizzato al
turismo. Costantino Muzio critica anche la nuova sede del
laboratorio di educazione ambientale a Castel del Lago. Si tratta di
un'iniziativa lodevole, ma andava fatta ai margini della riserva
naturale e non nel bel mezzo. E poi perchè utilizzare un battello,
seppure a energia solare, per convogliare turisti e scolaresche
nella zona della riserva? Non si disturbano gli uccelli the qui
trovato un'area di sosta o di nidificazione? Auspichiamo the
l'utilizzo della barca Amiciziaa venga sospeso almeno durante il
delicato periodo di nidificazione e migrazione, conclude Muzio,
decisamente contrariato e fortemente preoccupato per l'impatto
ambientale che queste iniziative potrebbero avere sull'intera area
lacustre.