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Rassegna stampa dell'erbese

da la Provincia del 26 settembre 2007 Il Lambro non ha ancora raggiunto la sufficienza
da la Provincia del 22 febbraio 2007 Riapre la caccia al cinghiale
da: Il giornale di Erba del 30 settembre  2006 Piante e cespugli trasformati in bagni
da la Provincia del 28 settembre 2006 Rifiuti sul Lago, ma le oche non c'entrano
da la Provincia del 2 giugno 2006 Musica al Segrino: perplessi sindaci e verdi
da la Provincia del 11 maggio 2006 «I gitanti schiacciano le uova»
da la Provincia del 28 aprile 2006 «Il Comune boccia la nuova cava di ghiaia»
da la Provincia del 13 aprile 2006 «Moria di pesci nel Laghetto di Crezzo»
da: Il giornale di Erba del 25 marzo  2006 «E' nato il comitato No alla cava di Scarenna»
da la Provincia del 15 febbraio 2006 «Il miglior sistema di smaltimento è il loro riutilizzo in agricoltura»
da: Il giornale di Erba del 28 gennaio 2006 Una proposta contro l'inquinamento della Città in inverno
da la Provincia del 26 gennaio 2006 I Verdi: Contro lo smog bruciamo la legna
da la Provincia del 17 gennaio 2006 Dopo la lega anche i verdi chiudono le porte a Scarenna
da: Il giornale di Erba del 14 gennaio  2006 Costantino Muzio e i Verdi: Il Piano Cave
da la Provincia del 16 dicembre 2005 Il tunnel di Pusiano: Opera necessaria per il paese, purché nel rispetto dell'ambiente
da la Provincia del 8 dicembre 2005 La Provincia: troppi cormorani a Pusiano
da la Provincia del 27 novembre 2005 La pista ciclabile Caslino-Asso fa parlare di sè
da: Il giornale di Erba del 19 novembre 2005 I Verdi: bisogna contenere il consumo energetico
da la Provincia del 18 novembre 2005 ICI più bassa per le case ecologiche
da la Provincia del 26 ottobre 2005 I Verdi insistono:pista ciclabile lungo il Lambro
da la Provincia del 24 ottobre 2005 Piste ciclabili Erba-Pontelambro, un «sì» dalla Brianza
da Il Giorno del 18 ottobre 2005 Una pista ciclabile per andare da Erba a Pontelambro
da: Il giornale di Erba del 15 ottobre 2005 Una pista ciclopedonabile che da Ponte porta a  Erba
da la Provincia del 15 ottobre 2005 Presentata la pista ciclabile Pontelambro Erba
da la Provincia del 14 novembre 2004 Pista ciclabile Erba-Monguzzo Bocciato il progetto del parco
da: Il giornale di Erba del 16 ottobre 2004 Non compromettiamo l'equilibrio ambientale, no alla pista ciclabile

la provincia 26/09/07
il portavoce dei verdi: «non è più in uno stato disastroso, ma non ha ancora raggiunto la sufficienza: fontanili e rogge in pessimo stato» il lambro migliora, ma c'è tanto lavoro da fare dopodomani un convegno. l'assessore rivolta: «va reso balneabile e rilanciato anche dal punto di vista turistico»
erba fare il punto sulla salute del fiume lambro e pianificare gli interventi necessari per un pieno recupero. questo l'obiettivo del convegno «le cinque giornate del lambro. attraverso il pian d'erba» che si terrà nella mattinata di venerdì 28 nella sala isacchi di casa prina, a erba. una tavola rotonda sulle condizioni ambientali del nostro territorio. ad aprire i lavori, alle 9 saranno il sindaco marcella tili e il presidente della provincia di como leonardo carioni. erica rivolta, assessore alla cultura e ambiente presenterà le ragioni del convegno, insieme a leo siegel, coordinatore e presidente della commissione territorio zona tre milano. «gli obiettivi di questa giornata - dice l'assessore rivolta - sono molto pratici e riguardano un lavoro sul fiume lambro cominciato nel 2002, subito dopo la disastrosa alluvione di quell'anno. da quel momento ho seguito personalmente le difficili operazioni di recupero ambientale. difficili anche sul piano amministrativo e burocratico che hanno comportato un inevitabile allungamento dei tempi. solo per fare un esempio, le competenze interessate per portare avanti un intervento costruttivo ricadono su quattro assessorati diversi. questa mi è sembrata una buona occasione per mettere attorno a un tavolo tutti i rappresentanti preposti all'ambiente e dare un ulteriore impulso al processo di recupero e valorizzazione del fiume e promuovere la cooperazione trasversale fra enti locali. gli obiettivi sono, quindi, rimuovere tutti i rimanenti ostacoli burocratici alla messa in atto degli interventi, eliminare tutte le infiltrazioni nocive degli scarichi industriali, pulire le acque dalle alghe, stabilire la piena funzionalità del cavo diotti, cioè la sezione finale del fiume e infine la cura degli argini. lo scopo è raggiungere la balneabilità del corso d'acqua e rilanciarlo anche dal punto di vista turistico». sulla situazione ambientale del territorio vi sono però anche le osservazioni degli ambientalisti, che mettono in luce ancora molti problemi. «per quanto riguarda le acque del lambro non si può dire di essere davanti al disastro di alcuni anni fa, ma non si è ancora raggiunta la sufficienza. un passo avanti è stato fatto sui metalli pesanti, che hanno diminuito i loro valori, ma gli scarichi abusivi di sostanze inquinanti è ancora un fenomeno molto frequente - questo richiederebbe un nuovo attento monitoraggio dei trasgressori - dice costantino muzio, portavoce dei verdi di erba - buona invece la salute del fiume dalla sua sorgente fino a magreglio, grazie anche a un intervento della comunità montana. un'altra situazione preoccupante che riguarda le acque del territorio, sono i fontanili e le rogge. una vera ricchezza per la rete ecologica del pian d'erba, ma abbandonati all'incuria. l'acqua vi scarseggia e sono spesso pieni di rifiuti. l'amministrazione dovrebbe intervenire al più presto». il convegno prevede anche un momento culturale che vedrà l'intervento dello storico virginio longoni, seguito dalla lettura delle poesie tradizionali sul fiume lambro recitate dall'attrice rosanna pirovano. tra i relatori vittorio molteni, presidente della comunità montana, renzo ascari, presidente parco regionale valle lambro, gli assessori provinciali di como francesco cattaneo e achille mojoli e il loro collega lecchese marco molgora. veronica fallini

la Provincia 22/2/07
Caccia al cinghiale, si spara tre mesi in più Approvata ieri in via definitiva la nuova legge regionale Calendario ampliato anche per il capriolo e altri ungulati
ERBA Il consiglio regionale ha allungato i termini per la caccia di selezione al cinghiale e non solo: tre mesi in più di abbattimenti per il suinide selvatico, due per il capriolo. Confermando la scelta già effettuata dalla IV Commissione, l'assemblea del Pirellone ha approvato l'ampliamento del periodo in cui è consentito cacciare gli ungulati dal primo giugno al 31 gennaio per il cinghiale; dal primo giugno alla seconda settimana di dicembre per il capriolo; dal 1° agosto al 31 dicembre per camoscio, cervo e muflone. Saranno quindi otto i mesi in cui i cacciatori potranno armarsi di doppietta e risalire le rive erbose non solo del Triangolo Lariano, ma di tutta la provincia di Como (Valle Intelvi e sponde del lago comprese), con l'obiettivo dichiarato di limitare il proliferare del cinghiale, in costante crescita. Durante la stagione estiva, i danni agricoli e ambientali provocati dallo scorrazzare di questa specie di ungulati sono numerosi mentre, di contro, non esistono sufficienti risorse economiche per risarcire gli agricoltori e i proprietari danneggiati. Alla ricerca di cibo, gli ungulati scendono spesso fino ai centri abitati, con timori più o meno diffusi tra i residenti. «La presenza del cinghiale – sostiene Gianluca Rinaldin, il consigliere regionale lariano che ha presentato la legge - può rappresentare una ricchezza ma, allo stesso tempo, un problema. Il proliferare di questa specie ha provocato danni inaccettabili sia all'agricoltura e sia all'ecosistema delle montagne. Dal territorio si è alzata quindi una legittima richiesta di intervento da parte delle istituzioni, che non è rimasta inascoltata». Alle possibili obiezioni degli amanti della fauna selvatica, Rinaldin obietta precisando che il numero di capi da abbattere non aumenterà, ma resterà pianificato in base ai piani programmati dai servizi faunistici delle province in base alle indicazioni dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Da precisare inoltre che l'ampliamento del calendario venatorio riguarda la sola caccia di selezione, nell'ambito di battute concordate e organizzate dal servizio venatorio. «Con questo provvedimento si sono poste le basi per una sistemazione effettiva e duratura. L'intenzione è di dar vita ad uno strumento di crescita equilibrata del nostro territorio, salvaguardando –conclude Rinaldin- la presenza dei cinghiali sulle nostre montagne ma in un numero tale da non arrecare danno al resto dell'ecosistema». Concorde con questo obiettivo anche l'assessore provinciale alla caccia, Giorgio Bin: «Con questo provvedimento - sostiene - riteniamo di avere finalmente uno strumento concreto per la salvaguardia dell'ambiente rispetto ad una presenza di cinghiali sulle nostre montagne che rischiava di diventare ingestibile. «Quello della presenza del cinghiale - dice il rappresentante erbese dei Verdi, e guardia ecologica nel Triangolo Lariano, Costantino Muzio - è un vero paradosso. Il cinghiale c'è perché è stato immesso anni fa dagli stessi cacciatori che oggi lo cacciano. Se è vero che gli ungulati producono danni e quindi bisogna contingentarne il numero, non ritengo giusto allargare i termini della caccia in generale, mentre è corretto affidarsi alla caccia di selezione da parte dei guardiacaccia e dei cacciatori abilitati a farla, così che si individuino con scientificità gli esemplari da abbattere». Alberto Gaffuri

Il Giornale di Erba 30 settembre 2006
Piante e cespugli trasformati in bagni

Secondo l'esponente dei Verdi mancano servizi igienici e cestini

LONGONE Niente bagni al Segrino. E così piante e cespugli li sostituiscono egregiamente. Già perché pare che alcuni visitatori del lago abbiano scelto la natura lungo le rive come luogo idoneo dove soddisfare le proprie esigenze fisiologiche.
A «denunciare» questo fenomeno di maleducazione è Costantino Muzio, dei Verdi di Erba: «Mancano i bagni e alle migliaia di persone che frequentano il lago attualmente non è possibile soddisfare le proprie esigenze fisiologiche se non andando nei boschi. Conclusione: l'accesso ai sentieri dal lago è quanto mai disagevole dalla puzza che vi regna attorno».
Insomma, secondo l'esponente ambientalista non servirebbe a nulla l'ordinanza emessa dal sindaco di Longone, Angelo Navoni, per proibire ai turisti di nutrire le oche, il cui cibo causa la presenza di grossi topi sulle rive del lago. Per offrire un senso di pulizia ai numerosi 'visitatori che frequentano il Segrino sarebbero ben altre e misure da adottare.
Tra le altre ci sarebbe l'installazione dei bagni chimici all'interno del parco.
«L'ordinanza di Navoni si chiudeva con l'appeIlo all'Amministrazione provinciale di abbattere le oche perché animali non autoctoni - continua Muzio - Ci chiediamo il perché di tale ordinanza. Per mantenere pulito l'ambiente basterebbe anche installare dei cestini tutto intorno al lago, oltre che i bagni».
Questo non vuol dire che i Verdi siano in totale disaccordo con la politica adottata dall'ente parco, che limita al massimo - per scelta - i cestini della carta straccia: un modo per far abituare i turisti a portarsi a casa i propri rifiuti.
«D'altra parte, però, le soluzioni innovative vanno digerite dal pubblico e senza una campagna informativa adeguata, non si riuscirà mai a venire a capo del problema».
Insomma, per Muzio la colpa non è degli animali: «Finiamola di prendercela con loro. Sono le scelte dei nostri amministratori e in particolare degli amministratori del parco che non sono lungimiranti».

La Provincia 28 settembre 2006
I Verdi contestano l'ordinanza del sindaco che vieta agli escursionisti di nutrirle «Rifiuti sul lago, ma le oche non c'entrano»
LaONGONE AL SEGRINO (Al. Gaff.) «Invece di trasferire altrove le oche, molto meglio mettere cestini per rifiuti e bagni pubblici sulle rive del lago». È la posizione espressa dal coordinatore dei Verdi di Erba Costantino Muzio che, in contrasto con l'ordinanza firmata lo scorso mese dal sindaco di Longone Angelo Navoni, ritiene più logico dotare il Segrino di cestini e servizi per i turisti piuttosto che incolpare le oche per il proliferare dei topi. «Mi chiedo – si domanda Muzio - perché il sindaco abbia emesso un'ordinanza per proibire ai turisti di nutrire con pane le oche. Per risolvere il problema dei topi? Sarebbe stato meglio spostare la piattaforma dei rifiuti differenziati, a 50 metri dalla zona. Per offrire un senso di pulizia ai gitanti? Meglio installare cestini e bagni chimici all'interno del parco». Il problema, a detta dei Verdi, è tutto qui: senza raccoglitori dove gettare i rifiuti (in effetti il numero dei contenitori posizionati lungo i cinque e più chilometri del percorso vita attorno al lago è piuttosto esiguo), né servizi a favore dei passanti, le sponde e i boschi limitrofi al bacino ai piedi del monte Cornizzolo si trasformano in piccoli immondezzai. Questo, e non il pane alle oche, sarebbe quindi alla base del vertiginoso aumento dei topi, attirati alla sporcizia che regna sovrana tutt'attorno al parco. Pur d'accordo con le direttive del Parco Segrino, che «limitano al massimo i cestini della carta straccia per abituare i gitanti a portarsela a casa», gli ambientalisti chiedono una adeguata «campagna informativa» per sensibilizzare sulla questione, tenendo comunque in debita considerazione le «esigenze fisiologiche» delle migliaia di appassionati del fine settimana, necessità che male si conciliano con l'assenza di bagni sul perimetro dello specchio d'acqua. «Finiamola di dare la colpa agli animali» conclude Muzio, focalizzando l'attenzione sulla necessità di garantire sì la massima pulizia, ma scongiurando i comportamenti non idonei da parte dei turisti con un maggior servizio a loro favore. A sollevare la questione all'inizio dello scorso agosto era appunto stato Navoni che, seguito a breve distanza dal suo collega di Eupilio, firmò un'ordinanza (ovviamente ancora in vigore) per vietare ai passanti di gettare il pane alle oche. Di più, perché nello stesso provvedimento si chiedeva all'autorità preposta, il servizio venatorio provinciale, di ridurre il numero dei volatili, considerati non autoctoni e per questo pericolosi per l'ecosistema del lago. Una scelta sposata a suo tempo anche dal presidente del Parco Segrino Roberto Vignarca, convinto assertore della necessità di ripristinare l'habitat originario, ricorrendo se necessario al trasferimento altrove delle oltre 40 oche che vivono sul lago.

La Provincia 2 giugne 2006
Navoni (Longone): «Disagi per la viabilità» - Muzio: «Troppi rumori all'interno del parco» Musica al Segrino: perplessi sindaci e verdi
È partita tra le polemiche, lo scorso fine settimana, la stagione estiva del lago del Segrino. Le perplessità dei cittadini e di alcuni rappresentanti locali riguardano l'Aquilegia, il locale situato all'interno del lido che due anni fa il parco Segrino ha dato in gestione alla società che fa capo a Roberto Buttà, e che ora sta portando avanti un progetto di rilancio turistico. Proprio nell'ambito di questo progetto è stata richiesta la consulenza di un esperto di eventi come Eugenio Viganò, gestore di note discoteche erbesi. A quest'ultimo sono stati affidati l'allestimento interno dell'Aquilegia e un nuovo calendario di eventi che prevede serate a tema, feste e sfilate di moda. Venerdì scorso c'è stata l'inaugurazione e il locale ha chiuso dopo le due. Tutto bene se non fosse che il lido si trova all'interno di un'area verde protetta. «Non nascondo una certa preoccupazione» ha detto Angelo Navoni, sindaco di Longone, che assieme ai comuni di Eupilio, Canzo e alla comunità montana fa parte del consorzio del parco. «Mi riferisco alla viabilità. La strada che costeggia il lago non ha le caratteristiche di sicurezza che dovrebbe avere una via così trafficata. Il disagio è aggravato dalla mancanza di un vero parcheggio. C'è appena stata una riunione alla quale hanno partecipato tutte le componenti dell'ente parco. Stiamo acquisendo tutti i dati che ci aiuteranno ad analizzare meglio la situazione. Per quanto riguarda l'opportunità di un locale all'interno del parco, i gestori sono in possesso di regolare licenza che specifica diritti e doveri, e comunque la competenza territoriale riguarda il comune di Eupilio. Ma ripeto, il problema prioritario è la viabilità». Severo il giudizio di Costantino Muzio, coordinatore dei Verdi di Erba e responsabile delle guardie ecologiche volontarie. «Bisogna capire cosa vogliono fare gli amministratori del parco: un'area con finalità naturalistiche o turismo di massa? Mi sembra evidente che c'è una contraddizione. Un locale di svago, che può essere una cosa positiva di per sé, diventa inopportuno in una zona protetta. Le attività dell'uomo non dovrebbero turbare la regolarità dei cicli animali. In questo momento ad esempio molte specie di uccelli acquatici stanno entrando nel delicato periodo della cova, ed è importante che attorno non ci siano fonti di rumore o disturbo». Veronica Fallini

La Provincia 11 maggio 2006
longone «I gitanti schiacciano le uova» - Il presidente del parco: «Falso, la fauna gode di ottima salute» Lo svasso cova, vietato passeggiare I verdi chiedono di chiudere l'anello pedonale intorno al Segrino per tutelare gli uccelli
LONGONE AL SEGRINO «Gli uccelli stanno abbandonando il Segrino». Questa la denuncia degli ambientalisti di Erba che, per bocca del coordinatore dei Verdi Costantino Muzio, chiedono di limitare quanto più possibile l'afflusso dei gitanti del fine settimana lungo le sponde del lago. Di tenore contrario il giudizio del presidente del Parco Segrino, Roberto Vignarca: «Il lago gode di ottima salute. Domenica scorsa, per fare un esempio, abbiamo avvistato due aironi cinerini e un tarabusino. Se la situazione fosse come è descritta, ciò non sarebbe possibile». È un giudizio completamente opposto quello che contrappone Muzio, che ritiene la situazione «grave al punto da richiedere interventi immediati per tutelare la covata degli uccelli» e Vignarca, sicuro «che la covata sta avvenendo regolarmente» al punto da sconfessare le parole dell'ambientalista erbese, già guardia ecologica volontaria ed ex assessore all'ecologia del Triangolo lariano. «L'enorme frequentazione di persone – spiega Muzio - spaventa gli uccelli. È necessario evitare che le migliaia di gitanti del sabato e della domenica abbiano accesso alle zone dove è solita la covata degli svassi, delle folaghe e degli altri pennuti che popolano il lago. Bisogna impedire che i gitanti possano passeggiare vicino alle aree di cova. La zona da salvaguardare è gran parte della sponda opposta alla Valassina, che almeno in determinati periodi dell'anno dovrebbe essere chiusa ai gitanti. Diversamente non faremo altro che distruggere la fauna del lago». Una soluzione a suo dire simile a quella applicata ad Alserio, provvedimento che però non è nemmeno lontanamente ipotizzato da Vignarca, che anzi rilancia la bontà del lavoro fin qui effettuato dal parco e dai suoi collaboratori. «Che la covata stia avvenendo come deve – commenta - lo dimostrano le verifiche fatte dal parco in collaborazione con l'osservatorio. Nel canneto e nelle altre zone dove abitualmente avviene la covata, l'ecosistema è in equilibrio, tant'è che non abbiamo riscontrato alcun reale problema. Grazie alle guardie faunistiche cerchiamo di tutelare al meglio le specie selvatiche presenti sul lago. In questo senso, appronteremo anche dei punti d'osservazione per le scolaresche e per gli appassionati, così che tutti possano ammirare la fauna del Segrino». Per il momento insomma, gli amanti della passeggiata in riva al lago possono stare tranquilli. Un po' meno forse lo saranno gli uccelli. Il dibattito, sul punto, è aperto. Alberto Gaffuri

La Povincia 28 aprile 2006
Il Comune boccia la nuova cava di ghiaia
No di palazzo majnoni al fronte estrattino da 300 mila tonnellate l'anno " E' in zona di pregio ambientale"

ERBA Spunta una cava in città e si mobilita l'amministrazione comunale, sindaco in testa, che non ne vuole sapere di aprire un secondo fronte estrattivo, dopo quello individuato in Valassina, anche a Erba. Di cave si era parlato l'ultima volta cinque anni fa, quando un'area compresa tra la zona del Lambrone e il lago di Pusiano era stata individuata come idonea all'interno del piano cave della provincia. Allora a far cambiare idea a Villa Saporiti ci pensò la mobilitazione popolare: uno scenario che potrebbe ripetersi anche questa volta, anche perché l'area individuata è praticamente la stessa, di proprietà del Consorzio inerti. «Siamo contrari – spiega il vicesindaco, Carlo Calvi – questa cava è stata individuata in una zona di pregio ambientale, a ridosso delle sponde del lago di Pusiano. Si tratta di un'area inserita all'interno dei confini del parco della valle del Lambro: l'attività estrattiva è incompatibile. Oltre all'impatto ambientale va poi considerato quello viabilistico, con i camion e i mezzi utilizzati in cava che si troverebbero a gravitare attorno alla città. Per questo abbiamo già sollevato le nostre obiezioni in provincia e sono sicuro che l'assessore all'ambiente, Francesco Cattaneo, saprà comprendere la delicatezza della nostra situazione e si darà da fare per stralciare quest'area dal piano». Nella sua ipotesi Villa Saporiti quantifica in 250/300mila tonnellate annue la quantità di ghiaia che potrebbe essere estratta dalla nuova cava, in grado quindi di garantire il fabbisogno dell'intera provincia di Como. «Per quanto riguarda l'ipotesi di apertura di una nuova cava di sabbia e ghiaia nella piana d'Erba, in località Lambrone, ci sentiamo in dovere di opporci al fine di tutelare una realtà ambientale che presenta aspetti particolarmente significativi sia sul piano prettamente agricolo che naturalistico – spiega Marino Marieni per i Verdi - In particolare è nostra intenzione tutelare la presenza di una delle risorgive più importanti della piana. Le risorgive sono corpi idrici modellati dall'uomo, e al loro interno si trovano una flora e una fauna tipica, che non ha riscontro in altri ambienti acquatici. In pratica si tratta di un ecosistema particolare caratterizzato da una notevole biodiversità». «Questi fattori - prosegue - dovrebbero farci considerare queste realtà come un bene storico e naturalistico inalienabile. Purtroppo non è così: dopo un primo periodo d'abbandono, durante il quale si è innescato un progressivo interramento dei copi idrici, si è passati a una vera e propria distruzione con l'occlusione di alcune testate, e ora si sta paventando l'eventualità di distruggerne una delle ultime rimaste, al fine di realizzare una cava di ghiaia». Nei prossimi giorni si attende in città un sopralluogo da parte dei tecnici dell'amministrazione provinciale per valutare l'impatto della nuova cava; in quella sede saranno presenti anche gli assessori di palazzo Majnoni per chiedere che il sito estrattivo venga definitivamente stralciato dal piano. Roberto Canali


 

La Provincia 13 aprile2006
BARNI Il ghiaccio che ha ricoperto la superficie per mesi p
uò aver ridotto l̵ 7;ossigenazione dell 217;acqua Crezzo: mai così tanti pesci morti
Almeno 150 le scardole trovate senza vita nel lago dell’oasi, sarebbero morte soffocate
BARNI Una moria di pesci senza precedenti, con tutta probabilità causata dalla mancanza d’ossigeno nell’acqua, è stata riscontrata all’interno del lago di Crezzo, a monte di Barni. Almeno 150 – secondo le Guardie ecologiche volontarie che si sono trovate di fronte alla scena ei giorni scorsi - le scardole riverse all’insù tra le cannette e la riva; uno spettacolo davvero poco piacevole non solo per gli amanti della natura ma anche per i semplici gitanti della domenica.
Difficile, al momento, ipotizzare la causa della morte. L’ipotesi più accreditata riguarda la probabile diminuzione d’ossigeno disciolto in acqua, conseguente al freddo intenso dell’ultimo inverno. Il ghiaccio che ha ricoperto per molti mesi il piccolo bacino idrico potrebbe avere re-so di fatto impossibile la vita dei pesci – non più lunghi di una spanna - che ora si sono riversati a riva. Sulla vicenda è intervenuta l’esponente dei Verdi di Como Elisabetta Patelli che, preoccupata per quanto avvenuto, chiede alle autorità competenti di attivarsi per capire le origini della moria e, ancor più, per evitare che la stessa fine possa toccare in sorte alle centinaia di anfibi che da alcuni giorni scendono in acqua per deporre le loro uova. «Perché – chiede la Patelli - sono stati immessi quei pesci nel laghetto? Qual è statala causa della loro morte? In un momento in cui la provincia tende a selezionare gli uccelli ittiofagi, ci pare quanto meno strana una tale immissione. Considerando la moria di questi pesci, ci pare inoltre importante arrivare alla causa. Questo perché potrebbero essere morti avvelenati o asfissiati, causando problemi agli anfibi che, tra l’altro, sono in fase di riproduzione. Il lago di Crezzo è un’oasi naturale all’interno del Triangolo Lariano e vale la pena tutelarlo con accuratezza».
Difficile, senza un’accurata indagine, stabilire la reale causa della morte delle scardole e, ancor più, risalire alla loro stessa presenza delle acque di Crezzo. Prima di parlare di inquinamento artificiale e di possibili pericoli per la flora e la fauna ittica, il responsabile provinciale del settore pesca Carlo Romanò tende a ridimensionare la vicenda: «Premetto – dice - che non ho una conoscenza diretta del fenomeno che si è verificato a Crezzo. La spiegazione più plausibile è che viste le ridotte dimensioni del bacino e le persistenti temperature rigide dello scorso inverno, il ghiaccio e la conseguente mancanza di ossigeno abbia provocato la moria. La presenza delle scardole invece è probabilmente dovuta a un’immissione fatta da qualcuno, cui è seguita una forte proliferazione».
Alberto Gaffuri

Il Giornale di Erba 25 marzo 2006
INIZIATIVE IN ATTO ANCHE UNA RACCOLTA DI FIRME TRA I CITTADINI
E' nato il comitato «No alla cava di Scarenna»

ASSO. (rlu) «No alla cava di Scarenna». E' questo il nome del comitato che si è costituito appena è riapparso il fantasma della cava. Un comitato che vede tra i suoi fautori gli abitanti della frazione assese, schierati con associazioni ambientaliste per ufficializzare il dissenso. Fanno parte del comitato Marina Mondello (presidente), Mario Villa (proprietario), Costantino Muzio (Verdi di Erba), Ismaele Pozzoli (insegnante), Franco Bramani, Marino Marieni (insegnante), Paolo Binda (florovivaista).
Il gruppo ha dato vita a una raccolta di firme, per fare in modo che l'ipotesi di una cava di ghiaia non si realizzi e per dare man forte alle prese di posizione già esternate dagli amministratori locali.
«Le motivazioni che ci vedono completamente in opposizione alla realizzazione di una cava sono il forte impatto ambientale e la presenza di captazioni degli acquedotti dei Comuni circostanti - spiega Costantino Muzio, portavoce del comitato ed esponente del partito dei Verdi - La zona, poi, non è in grado di supportare l'elevato traffico che si creerebbe, per non parlare dei rumori e della polvere. La particolare morfologia dell'area pianeggiante adiacente alla cava è racchiusa tra alte pareti montuoso-collinari che creerebbero una particolarecondizione di canalizzazione delle polveri prodotte dall'estrazione. Inoltre la zona interessata è inserita in un'area di forte rilevanza turistico-ambientale. coperta da boschi autoctoni a margine di una zona ricca di storiche marcite».
La cava è, inoltre, alle spalle di un promontorio utilizzato da anni come palestra di arrampicata, molto frequentata e apprezzata a livello internazionale. •
«Cogliamo l'occasione per comunicare che il comitato ha un sito internet, www.nocavascarenna.org, tramite il quale è possibile approfondire l'argomento e dare la propria adesione al gruppo», conclude Muzio.

La Provincia 15 febbraio 2006
«Il miglior sistema di smaltimento è il loro riutilizzo in agricoltura» - L'azienda: ««Controlleremo le emissioni» Fanghi in cementeria, per i verdi meglio farne concime
ERBA Entro fine mese inizierà la sperimentazione della combustione dei fanghi da depurazione all'interno della cementeria di Merone, del gruppo Holcim. I Verdi però sono scettici. «Crediamo che il miglior sistema di smaltimento dei fanghi sia il riutilizzo in agricoltura, direttamente o previo compostaggio – spiega Costantino Muzio - A livello comunitario questo tipo di riutilizzo raggiunge il 40 per cento del totale di fanghi prodotti. In Italia la percentuale d'utilizzo è più bassa, come risulta dai dati del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio». «A livello regionale poi, vi sono stati alcuni provvedimenti che hanno ulteriormente disciplinato la materia». Per i Verdi quindi la soluzione migliore è di continuare a utilizzare i fanghi per l'agricoltura, come alternativa alla concimazione organica. «Noi riteniamo che gli impianti per la produzione di cemento non siano stati costruiti per bruciare rifiuti. A questo sono deputati i moderni termovalorizzatori dotati di sistemi avanzati di controllo e riduzione delle emissioni nocive. Nel caso in esame ci appare fuori luogo la continua ricerca, da parte della Holcim, di combustibili provenienti dai rifiuti, e per di più pagati dalla collettività, al posto dei tradizionali carburanti». Da parte sua l'azienda spiega che per recuperare i fanghi da depurazione essiccati è stato predisposto un silo di deposito, con un sistema di alimentazione e dosaggio al forno. Questo impianto è stato realizzato nel rispetto delle indicazioni contenute nel progetto presentato alla regione. Lo scarico dei fanghi da depurazione essiccati dal silo di deposito e l'alimentazione degli stessi al forno da cemento viene effettuato a circuito chiuso. L'impianto verrà messo in esercizio entro fine mese. La fase di test e di verifica funzionale, che partirà una volta che la commissione tecnica avrà definito i criteri di monitoraggio delle emissioni, potrà durare alcune settimane. Solo a seguito di ciò si procederà alla messa in esercizio dell'impianto».
 

Il Giornale di Erba 28 gennaio 2006
UNA PROPOSTA CONTRO L’INQUINAMENTO DELLA CITTA'   IN INVERNO ERBA -
«Se tutti gli inverni le polveri sottili superano di gran lunga i valori di legge occorre che un comune come Erba si dia da fare a trovare soluzioni alternative che possano contribuire a risolvere il problema, per andare oltre i soliti stop al traffico che lasciano il tempo che trovano e soprattutto non risolvono»: questo il sunto del pensiero dei Verdi per la pace di Erba.
Quali sono dunque le loro proposte? Il portavoce, Costantino Muzio, dice che «se da un lato occorre potenziare la linea FNM diretta a Milano, e qui il soggetto è la Regione, dall'altro il comune dovrebbe intervenire a livello energetico con provvedimenti innovativi, come il teleriscaldamento da combustione da biomasse, o con interventi sulla mobilità e in campo di edilizia, con costruzioni a basso impatto energetico, come sosteniamo con il cosiddetto regolamento edilizio “sostenibile”».
Non tutti sono preparati sul teleriscaldamento: di cosa si tratta? «Di usare la biomassa come fonte di energia, visto che tende a inquinare meno delle risorse fossili, come metano e gasolio. Tra le biomasse, le più adatte a subire processi di conversione termochimica sono la legna e tutti i suoi derivati. Le tecnologie per ottenere energia dai vari tipi di biomasse sono naturalmente diverse: a noi interessa la combustione per ottenere calore o elettricità.
Si tratterebbe dunque di avere una caldaia, o una serie di caldaie, in territorio montano, centralizzata». La proposta è dunque al comune di Erba e alla Comunità montana.

La provincia 26 gennaio 2006
I Verdi: «Contro lo smog bruciamo la legna»
ERBA Polveri sottili ancora oltre la soglia: nella giornata di martedì il pm10 è risalito a 86 microgrammi per metro cubo. Per risolvere sul serio il problema delle polveri sottili e combattere lo smog la soluzione è una sola, secondo i Verdi, che invitano il comune a valutare la possibilità di costruire in città un impianto di teleriscaldamento, sulla scorta di quello realizzato a Tirano. «Il teleriscaldamento da combustione da biomasse – spiega Costantino Muzio - è la più consistente tra le fonti di energia. Le biomasse più adatte sono la legna e tutti i suoi derivati. Tutto materiale di cui il nostro territorio ha grande disponibilità». La produzione di teleriscaldamento con una caldaia o una serie di caldaie in territorio montano sarebbe più che auspicabile, secondo gli ambientalisti, seguendo l'esempio di Tirano che insiste su un territorio con caratteristiche simili a quello erbese, dove la cogenerazione di energia elettrica utilizza biomasse compatibili, come appunto il legname. Il riscaldamento è prodotto mediante una caldaia centralizzata, collegata agli utenti mediante una rete urbana di tubature. «Le famiglie del comune di Tirano, grazie a questa risorsa, risparmiano ogni anno 4,4 milioni di litri di gasolio evitando di rilasciare nell'atmosfera circa 11.500 tonnellate di gas serra - La qualità dell'aria nella zona di Tirano sembra essere migliorata in quanto le caratteristiche naturali delle biomasse tendono a inquinare meno dell'uso di risorse fossili. Tirano ha risolto anche il problema dell'inquinamento prodotto a causa dell'approvvigionamento e del trasporto del materiale per la combustione attraverso un limite che consente il reperimento del combustile naturale esclusivamente entro un raggio di 60 chilometri, come potrebbe fare Erba» «In città - prosegue - si potrebbe studiare un impianto pilota che potrebbe inizialmente riscaldare gli edifici pubblici. La nostra proposta è che il comune di Erba e la Comunità montana conducano, anche con l'aiuto di esperti esterni, lo studio, la progettazione e la realizzazione d'impianti di teleriscaldamento con biomasse ricavate dalla cura  e pulizia del sottobosco».

 La Provincia 17 gennaio 2006
Dopo la Lega anche i Verdi chiudono la porta alla cava di Scarenna
(Al. Gaff.) No a una cava nella frazione di Scarenna. Il netto rifiuto arriva dalla sezione di Erba dei Verdi per la pace che, per bocca del coordinatore Costantino Muzio (ex assessore all’ambiente in comunità montana), oppongono il loro «no» più risoluto all’idea di localizzare un’area estratti-va alle spalle della cosiddetta Palestra di roccia, a ridosso del confine Caslino d’Erba.
Oltre alla questione ambientale, Muzio evidenzia gli eventuali problemi di convivenza tra il polo per l’estrazione della ghiaia e il popoloso insediamento residenziale di Scarenna, cresciuto a dismisura nel corso del recente passato.
Non ultimo, gli ambientalisti sottolineano la necessità di tutelare le fonti idriche visto che proprio in quel territorio viene captata l’acqua distribuita nei comuni del circondario. «Non siamo d’accordo a questa ipotesi - spiega Muzio - perché la cava di Asso è in una zona di pregio ambientale. Il tessuto urbano di Scarenna si è sviluppato in questi anni nei pressi dell’area in oggetto e pertanto una escavazione di ghiaia creerebbe disagio ai residenti nonché un impoverimento ecologico a ridosso di un contesto ambientale di primaria importanza. Non ultima, poi, la presenza di captazioni idriche di vari comuni che rischierebbero di subire alterazioni. Per non parlare, inoltre, di un impianto per i rifiuti inerti».
Soltanto qualche settimana fa, era stato il capogruppo di minoranza legista Carlo Lattuada a sollevare la questione, chiedendo al comune un impegno ufficiale a salvaguardia delle sue montagne.
In più circostanze, il capogruppo «lumbard» aveva evidenziato per sue preoccupazioni in merito all’ipotesi allo studio della provincia, rimarcando le ripercussioni non solo ambientali di un’operazione di quella natura ma anche sotto il profilo della vivibilità di Scarenna.
La risposta degli amministratori, sindaco in testa, non si era fatta attendere. Per Giovanni Conti, infatti, nessun progetto in questo senso era stato sottoposto all’analisi del Comune, se non in riferimento a una discussione informale avvenuta nel 2004.
Di cave in zona se ne parla ormai da anni. La prima ipotesi allo studio prevedeva la collocazione della zona estrattiva in località «Cà Bianca» a Caslino. Un disegno abbandonato qua-si subito, con un grande respiro di sollievo da parte del sindaco Giorgio Locatelli. Ancora viva, invece, l’ipotesi di Erba, su cui Muzio mostra di avere le idee piuttosto chiare.
«Per quanto riguarda il progetto di escavazione a Erba rimarchiamo gli aspetti già evidenziati in occasione dell’ultimo Piano cave, vale a dire la presenza dei pozzi idrici del comune di Merone, la necessità di intervenire all’interno del Parco Lambro e, soprattutto, il rischio di alterazione ambientale – conclude l’ex responsabile dell’ambiente della comunità montana - delle ultime risorgive esistenti nel Piano di Erba».

Il Giornale di Erba 14 gennaio 2006
COSTANTINO MUZIO E I VERDI - Il piano cave
ERBA. (rrs) «Il Piano cave si sta rinnovando e in Provincia si parla di una cava ad Asso e della riproposizione di quella di Erba»: i Verdi per la pace di Erba non sono d'accordo. Ecco le motivazioni del loro dissenso: «La cava di Asso è in una zona di pregio ambientale e il tessuto urbano di Scarenna si è sviluppato in questi anni nei pressi dell'area in oggetto. Pertanto una escavazione di ghiaia creerebbe disagio ai residenti, nonché un impoverimento ecologico a ridosso di un contesto ambientale di primaria importanza. Non ultima, poi, la presenza di captazioni idriche di vari comuni che rischierebbero di subire alterazioni, preoccupazione con-divisa anche dal sindaco di Asso - precisa Costantino Muzio - Per non parlare poi di un impianto di rifiuti inerti.
Per quanto riguarda il progetto di escavazione nell'area erbese, invece, la preoccupazione dei Verdi è rivolta in particolare alla presenza di pozzi idrici del comune di Merone, all'escavazione all'interno del Parco Lambro e soprattutto al rischio di alterazione ambientale delle ultime risorgive esistenti nel Piano di Erba.
«Noi non solo non siamo d'accordo - continua il verde ambientalista Costantino Muzio - ma ci chiediamo se tutte quelle cave irregolari che si trovano lungo il confine e che vendono la ghiaia in Svizzera non possano essere "legalizzate" e fornire alla Provincia il materiale di cui ha bisogno. Così avremo risolto il problema senza depauperare il nostro territorio dal punto di vista ambientale».

La Provincia 16 dicembre 2005
Questa sera la presentazione del progetto da 33 milioni di euro nel corso di una assemblea della Lega I Verdi: «Sì al tunnel di Pusiano» Il coordinatore Muzio: «Opera necessaria per il paese, purché nel rispetto dell'ambiente»
PUSIANO È un «sì» vincolato a valutazioni tecniche capaci di scongiurare eventuali contraccolpi ambientali. Su tutte la stabilità della montagna e il livello delle falde acquifere. Un «sì» subordinato, dunque, ad accurate indagini. È quello espresso sul tunnel di Pusiano dal coordinatore dei Verdi di Erba Costantino Muzio. Il tracciato della futura galleria finanziata dalla Regione e progettata dalla Provincia sarà presentato questa sera nella sala civica di Palazzo Beauharnais, dove la Lega ha organizzato un incontro pubblico per presentare il progetto. «Come amministratore locale – spiega Muzio, in passato già assessore ad Albavilla e nella comunità montana di Canzo - ritengo sia opportuno che le strade di grande traffico non passino nei centri storici, altrimenti gli abitanti vivono quotidianamente in un inferno. Un tunnel, in questo senso, permetterebbe il recupero della vita sociale di Pusiano. A parte il costo dell'opera, ci sono anche da valutare le eventuali ricadute sul territorio. Per questo, auspico che siano fatti carotaggi approfonditi per evitare, come già successo altrove, che la costruzione della galleria provochi dissesti a monte o problemi di approvvigionamento idrico. Sul tunnel, insomma, c'è la massima disponibilità, a patto che siano effettuati opportuni studi geologici». Questa sera alle 21 non ci saranno solo i leghisti ad ascoltare le parole dell'assessore provinciale Pietro Cinquesanti che conta di arrivare all'apertura del tunnel di Pusiano nel giro di quattro anni. Prima dei lavori veri e propri, che dovrebbero prolungarsi per circa due anni e mezzo, ci sarà un ulteriore fase di studio per arrivare al progetto esecutivo che, stando a Villa Saporiti, durerà un altro anno e mezzo. Questo perché ai vincitori dell'appalto sarà chiesto anche di portare avanti la progettazione esecutiva attraverso il cosiddetto «appalto integrato». Fino ad allora, la Como-Lecco e il suo carico di 20mila mezzi continueranno a tagliare in due Pusiano e a esporre a rischi oggettivi gli abitanti del paese. Anche il progetto di rilancio in chiave turistica deve attendere i tempi di realizzazione della galleria. Un aspetto che non sembra preoccupare il sindaco Luciano Traversone. «L'importante - commenta il primo cittadino - è che quest'opera si faccia. Il progetto c'è, i soldi anche così come la volontà politica. Non posso che ritenermi soddisfatto perché fra qualche anno potremo finalmente vedere il risultato degli sforzi profusi in tutto questo periodo». Alberto Gaffuri

La Provincia 8 dicembre 2005
La Provincia: troppi cormorani a Pusiano La protesta dei Verdi contro la decisione di Villa Saporiti di abbattere 76 esemplari ghiotti di alborelle
pusiano Hanno le penne e le ali ma, in quanto a dannosità, sono paragonati ai cinghiali. Per una settantina di cormorani, da qui alle prossime settimane, scatterà un piano di abbattimenti programmati perché, come i loro amici ungulati, sono rei di aver danneggiato “fondi altrui”. Nel caso specifico i grandi uccelli avrebbero banchettato in alcuni laghetti di pesca sportiva nelle vicinanze del lago di Pusiano, dove sono soliti nidificare, provocando ai proprietari danni per decine di migliaia di euro. «La vicenda dell'uccisione dei cormorani assume toni ancor più drammatici e gravi – spiega Costantino Muzio, dei Verdi - Dall'amministrazione provinciale viene deliberato di triplicare il numero degli esemplari da abbattere passando dai 24 dell'anno scorso ai 76 di quest'anno; viene estesa la uccisione non più al solo Golfo di Lenno ma anche altrove e quasi la meta' dei cormorani condannati a morte verrà abbattuta per favorire gli interessi economici di un centro di pesca sportiva erbese. Mi chiedo se i cormorani vengono ammazzati per salvaguardare le alborelle, come prevede la legge, oppure le trote che popolano questo laghetto di pesca sportiva». Per i Verdi sarebbe meglio pensare a soluzioni alternative. «Le alborelle si stanno ripopolando nel nostro lago e l'incidenza dei cormorani, anche sulla base dell'analisi del prelievo stomacale, non e' così rilevante. Se l' obiettivo vero è quello di salvaguardare le alborelle e non compiacere i pescatori, la scelta più onesta ed efficace è quella di limitare almeno la pesca dilettante. I pescatori della domenica si divertiranno sicuramente con altro pesce e i cormorani non verranno abbattuti a fucilate». Conferma gli abbattimenti il comandante della polizia provinciale, Marco Virdis. «Abbiamo saputo della richiesta di abbattimento programmato. Nel caso di Pusiano gli abbattimenti saranno su una zona di proprietà di un privato, dove la presenza dei cormorani è di ostacolo all'attività produttiva. È un caso simile a quanto avviene nelle zone con troppi cinghiali che danneggiano le colture. In questo caso i cormorani danneggiano le attività di pesca e per questo la popolazione va diminuita». Ro. Can.
 

La Provincia 27 novembre 2005
La pista ciclabile Caslino-Asso continua a fare parlare di sé.
CASLINO D'ERBA Numerosi i commenti contro il tracciato disegnato dai progettisti incaricati dalla regione che, con un importo di 350mila euro, non hanno potuto realizzare un percorso alternativo alle strade consuete quanto, piuttosto, si sono ritrovati a migliorare la transitabilità delle vie già esistenti. Questo farà sì che, già come avviene oggi, i ciclisti correranno fianco a fianco delle auto, seppure su un tragitto diverso dalla Arosio-Canzo. Quindi più sicuro perché meno trafficato. «Mi sembra – spiega il presidente del Gruppo naturalistico della Brianza, Cesare Del Corno - che stiano costruendo un gran pasticcio di poca utilità, buttando via i soldi, unendo sentieri a strade asfaltate percorse da veicoli a motore. Se deve essere veramente utile, una pista ciclopedonale deve avere un percorso suo, lontano dalle strade asfaltate, possibilmente in mezzo al verde. I sentieri si possono trovare, magari con un percorso più tortuoso. Io credo che le guardie ecologiche volontarie, che conoscono tutti i nostri sentieri e li percorrono ogni giorno accompagnando gli escursionisti e le scuole, possano trovare dei percorsi alternativi, più salutari e più verdi. Ci vorranno forse più tempo e più soldi, ma il risultato sarà migliore». Il percorso invece prevede la partenza dalla stazione di Caslino, la salita fino al centro del paese lungo l'unica strada che collega la Arosio-Canzo all'abitato, la discesa verso il santuario di San Calogero e il congiungimento a Scarenna, frazione di Asso, attraverso la strada asfaltata che già oggi corre parallela alla provinciale. Da Scarenna invece, la pista seguirà per qualche centinaio di metri un vecchio sentiero riadattato per l'occasione per spuntare poi al Ponte Oscuro, da cui il tracciato sfocerà nelle strade di ogni giorno, per ricollegarsi alla soprastante Valassina. Un'idea che non piace assolutamente alla sezione dei Verdi di Erba. «Con tutti i soldi spesi per una pista che, di fatto, non è molto più della strada che già c'era – spiega il coordinatore Costantino Muzio - avremmo tranquillamente potuto finanziare altri tipi di tracciati riservati alle biciclette e alle persone, non in promiscuità con le auto come avviene tra Caslino e Asso. Mi riferisco non solo al collegamento tra Ponte Lambro e il lago di Pusiano, ma anche a percorsi sovracomunali da Ponte Lambro verso Canzo». Non in linea con i lavori realizzati fino a oggi è anche il capogruppo di minoranza di Asso Carlo Lattuada (Lega) che, proprio in questi giorni, presenterà una mozione in consiglio comunale per chiedere al comune delucidazioni in merito alle opere realizzate da Scarenna in avanti.

Giornale di Erba 19 NOVEMBRE 2005
Verdi per la pace: Bisogna contenere il consumo energetico
ERBA. I Verdi per la pace, approfittando del fatto che ii Comunee di Erba ha aperto la discussione politica sul Piano Regolatore, propongono all'Amministrazione di tenere conto del problemi ambientali mirando a contenere il consumo energetico delle nuove costruzioni. A loro avviso ci dobbiamo preoccupare, infatti, del settore delle costruzioni civili che, residenziale più terziario, assorbono mediamente più del 40% delle fonti energetiche. L'unica strategia vincente per loro a diffondere l'uso delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare l'energia solare. Ed a quello che chiede anche una direttiva europea che gli Stati membri devono recepire entro il gennaio 2006 a livello locale. Il costo iniziale delle costruzioni ecologiche si aggrava di circa il 3% rispetto all'edilizia tradizionale e tuttavia tale incremento, secondo una stima reale, viene ammortizzato in un periodo di poco superiore ai 7 anni , dopodiche tutto il resto è risparmio: dall'acqua all'energia elettrica, al comfort climatico e acustico. Senza considerare i vantaggi ambientali, la riduzione delle emissioni, la minor spesa per la sanità, la migliore qualità della vita, importantissimi ma difficili da monetizzare e l'incremento del costo dell'energia, già aumentato due volte negli ultimi 6 mesi e destinato ancora a lievitare. In pratica il neonato gruppo Verdi di Erba suggerisce una serie di interventi, alcuni obbligatori come la riduzione del radon, un gas cancerogeno presente soprattutto nei vecchi edifici poco ventilati, attraverso la costruzione di case "velistiche"; e altri facoltativi, come il risparmio dell'acqua e i pannelli fotovoltaici, suggerendo di abbassare l'Ici sulle case che se ne dotano. Non resta che attendere l'esito dell'incontro con l'assessore all'Ecologia, Gianfranca Maio.

La Provincia 18 novembre 2005
Ici più bassa per le case ecologiche I Verdi ora chiedono incentivi

 ERBA Chiedono di approfittare della stesura del piano di governo del territorio per introdurre degli incentivi, anche economici, alla realizzazione di case ecologiche, costruite con materiali biocompatibili in grado di migliorare la qualità della vita con minori costi, anche dal punto di vista energetico. Una proposta avanzata dai Verdi, per i quali il Comune dovrebbe da un lato aggiornare il proprio regolamento edilizio e dall'altro introdurre agevolazioni, ad esempio diminuendo l'Ici, a chi investe in case ecologiche. «Le costruzioni civili assorbono mediamente più del 40 per cento delle fonti energetiche – spiegano Costantino Muzio e Marino Marieni - Intervenire sul contenimento dei consumi rappresenta l'unica strategia vincente. Un simile modello è gia stato fatto proprio dal comune di Carugate. Il costo iniziale delle costruzioni ecologiche è più alto di circa il 3 per cento rispetto all'edilizia tradizionale; tale incremento viene però ammortizzato in circa 8 anni. Senza considerare i vantaggi ambientali, importantissimi ma difficili da monetizzare e l'incremento del costo dell'energia, destinato ancora a lievitare. Si tratta per tutti di un fare un salto di qualità e di raccogliere la sfida del risparmio energetico».

La provincia 26 ottobre 2005
I Verdi insistono: pista ciclabile lungo il Lambro
PONTE LAMBRO I Verdi continuano la loro battaglia in vista della creazione di una pista ciclopedonale lungo il fiume Lambro che dal parco giochi di Ponte Lambro arrivi a Erba, sulle rive del lago di Pusiano. A inizio settimana i promotori dell'iniziativa hanno incontrato l'assessore erbese Gianfranca Maio che, a detta dell'ex assessore del Triangolo lariano Costantino Muzio, «si è detta molto interessata all'idea». Nei prossimi giorni Muzio e Marino Marieni incontreranno anche gli amministratori di Ponte Lambro, nella speranza che il sindaco Andrea Cattaneo possa rivedere la posizione già espressa sul tema, non così favorevole all'operazione presentata una quindicina di giorni fa. «Auspico – dice Muzio - che Ponte Lambro segua la strada di Erba e, di conseguenza, sostenga il progetto della pista ciclabile. Non chiediamo ai comuni di finanziare il costo delle opere, ma solo di progettarne la realizzazione. I finanziamenti, a mio giudizio, potrebbero essere chiesti alla comunità montana, che già in passato ha finanziato opere di questa natura. In prospettiva non è escluso che il tracciato possa essere esteso anche verso Canzo». Una sponda al progetto abbozzato dai Verdi di Erba arriva dall'ex vicesindaco di Ponte Lambro, oggi all'opposizione, Lucio Micelli, che si è detto favorevole alla creazione di una pista ciclabile alternativa alla strada. «L'idea di un percorso di collegamento alternativo alle strade attuali verso Erba è sicuramente positiva», ha detto Micelli, lasciando trasparire la volontà di sostenere l'iniziativa di Muzio e Marieni. I due hanno attivato anche un sito internet all'interno del quale è possibile osservare lo sviluppo del futuro percorso e, inoltre, votarne il livello di interesse. Per saperne di più, http://verdicomo.org/erba.

La Provincia 24 ottobre 2005
Cesare Del Corno, presidente del Gruppo naturalistico: «Un progetto ambizioso ma encomiabile» Piste ciclabili Erba-Pontelambro, un «sì» dalla Brianza
PONTE LAMBRO (Al.Gaff.) Semaforo verde alla pista ciclabile Erba-Ponte Lambro arriva dal Gruppo naturalistico della Brianza che, per bocca del suo presidente Cesare Del Corno, sostiene il progetto presentato una decina di giorni fa dai Verdi erbesi. «Quello presentato - dice Del Corno - è un progetto ambizioso, forse costoso, ma encomiabile, e certamente attuabile per alcuni tratti. Queste iniziative sono molto utili per due tipi di motivi. Il primo è consentire alle persone di recarsi da un luogo all'altro senza percorrere le normali strade, che, a causa dell'intenso traffico, sono inadatte alle biciclette ed autentiche camere a gas. Inoltre, consentono a chi vuole solo passeggiare di avere a disposizione percorsi piacevoli, sani e più agevoli dei sentieri di montagna». Il progetto, come ricorda l'ex assessore della comunità montana Costatino Muzio, sarà sottoposto a breve ai comuni di Erba e Ponte Lambro. Quest'ultimo, però, ha già ribadito la volontà di realizzare innanzitutto i marciapiedi per collegare il paese alla cittadina confinante. La pista ciclopedonale, per il sindaco Andrea Cattaneo, sarà preceduta entro l'anno prossimo dai passaggi pedonali a lato delle strade ordinarie. «Nella nostra zona i paesi si susseguono con continuità e creare dei marciapiedi lungo le strade è cosa necessaria. Si tratta, però, di due cose distinte e di diversa utilità. Teniamo presente che il percorso potrebbe poi allungarsi a nord, consentendo una bella passeggiata nella natura. La nostra associazione - conclude - è quindi disponibile a collaborare alla realizzazione del progetto».

Il Giorno 18 ottobre 2005
Una pista ciclabile per andare da Erba a Pontelambro
L'idea verrà presentata ai due Comune interessati da un gruppo di ambientalisti
PONTELAMBRO — Una pista ciclabile lungo il Lambro, per oltre 4 chilometri, dai giardini pubblici di Pontelambro, fino alla foce nel lago di Pusiano: è il progetto in cui credono alcune schiere di ambientalisti di Erba che hanno lanciato l'idea. Costantino Muzio dei Verdi di Erba, e Marino Marieni di Dimensione natura, hanno realizzato uno studio sulla possibilità di ritagliare dalle sponde del fiume lo spazio necessario a farvi correre una pista ciclopedonale, che potrebbe diventare anche un percorso alternativo per il  collegamento con le scuole erbesi. Il progetto verrà presentato, nei prossimi giorni ai due Comuni, Erba e Pontelambro. Il progetto è fattibile senza stravolgimenti né grosse spese - spiega Muzio - Sempre più ragazzi seguono il tragitto che noi proponiamo per raggiungere a piedi le scuole (Liceo Scientifico a Ragioneria) da Pontelambro a Erba. Si tratta solo di fare qualche lavoro qua e là per renderlo più fruibile Secondo i due ideatori del progetto, la pista potrebbe trovare spazio sulle strade alzaie.
Federico Magni

Il Giornale di Erba 15 ottobre 2005
Una pista ciclo-pedonale che da Ponte porta a Erba
PONTE L. (rsr) Giovedi mattina, al parco comunale di Ponte Lambro, a stato presentato it progetto di un percorso ciclo-pedonale che dovrebbe collegare it paese con Erba.
«Questa idea a nata 10 anni fa, ma le autoritd di allora avevano bocciato 1'iniziativa. Quest'anno abbiamo deciso di riproporre it progetto sperando in un esito positivo. Considerato che un numero sempre piu consistente di persone, ski anziani che giovani, percorre ogni giorno a piedi alcuni tratti di strada Provinciale, soprattutto da Ponte Lambro all'ospedale Fatebenefratelli, abbiamo deciso di proporre una vera pista ciclabile, costruita ad hoc per le biciclette sfruttando le strode alzaie degli argini del Lambro», spiega Costantino Muzlo, dei Verdi di Erba.
e Una pista ciclabile in un tratto adiacente a diversi istituti scolastici (Istituto Romagno sia e Liceo Scientifico) può assumere un rilevante ruolo educativo: potrebbe essere un modo per rivalutare e riscoprire la rilevanza storica e naturalistica delle nostre zone. Non dimentichiamoci inoltre dei problemi traffico e inquinamento: anche dalle nostre parti hanno raggiunto livelli di guardia,
per cui pure piccoli interventi come questo possono contribuire localmente a rendere la situazione meno pesanteu, aggiunge Marino Marieni, presidente di Dimensione Natura di Erba.
Il percorso previsto ha come punto di partenza i Giardini pubblici «Giosia Zappaa di Ponte e come punto d'arrivo il lago di Pusiano.
«Se questa iniziativa andrà a buon fine potremmo dire che, per la prima volta, a livello ambientale si a concretizzato qualcosa», conclude Marieni.
Per maggiorni informazioni sul progetto è possibile visitare ll sito: www.verdidicomo.org/erba.

La Provincia 14 ottobre 2005
Secondo i promotori servirà a togliere dalla strada molti pedoni, anche diretti all'ospedale Cinque chilometri in bici sul fiume Presentato il progetto della pista ciclabile dal Parco Zappa al lago di Pusiano

PONTE LAMBRO Dal parco Zappa, l'area giochi di Ponte Lambro, al lago di Pusiano. A piedi o in bicicletta, lungo un percorso ideale che costeggia l'intero letto del fiume Lambro e collega il paese all'ospedale e alle scuole di Erba e scende a sud, verso le rive del bacino brianzolo. Una pista ciclopedonale lunga quasi cinque chilometri, pensata per collegare la città a Ponte Lambro senza passare per le strade trafficate esistenti. L'iniziativa, per ora soltanto in fase di studio, è stata presentata ieri mattina dall'ex assessore della comunità montana del Triangolo Lariano, Costantino Muzio (Verdi per la pace) e dal presidente di Dimensione Natura, Marino Marieni che, dal parco Zappa, hanno lanciato la loro sfida ecologista. «Un numero sempre più consistente di persone - dicono - percorre ogni giorno a piedi alcuni tratti della strada provinciale da Ponte Lambro all'ospedale Fatebenefratelli. In questo modo mettono a rischio la loro incolumità personale e respirano smog. Per questo abbiamo deciso di proporre una vera pista ciclabile, costruita per le bici sfruttando le strade alzaie degli argini del Lambro». Il tracciato, che sarà sottoposto nel corso della prossima settimana alla valutazione dei sindaci Enrico Ghioni (Erba) e Andrea Cattaneo (Ponte Lambro) è sostanzialmente diviso in sette diversi tratti che corrono sui territori dei due comuni confinanti a lato del greto del fiume. Per farlo sfruttano i camminamenti già esistenti, le strade alzaie e i condotti di depurazione che convogliano i liquami al Baggero. Due i fini dello studio. Da un lato, la costruzione di una pista ciclopedonabile servirà, come detto, a togliere i pedoni dalle strade. Dall'altro, il tracciato «permetterà di apprezzare alcuni scorci interessanti dal punto di vista naturalistico». Da non sottovalutare, a detta dei promotori, la possibilità di inserire nel progetto i collegamenti che portano al liceo scientifico Galilei e all'istituto tecnico Romagnosi, così da incentivare gli studenti all'utilizzo di mezzi alternativi ai motorini e alle auto. Da ex assessore, Muzio strizza l'occhio anche alla comunità montana che, a suo dire, «potrebbe svolgere un ruolo importante nella realizzazione del tracciato». I costi dell'operazione, pur non quantificati, sarebbero «piuttosto contenuti». Sfruttando la progettazione dei due uffici tecnici comunali confinanti e fidando in qualche decina di migliaia di euro da parte del Triangolo Lariano, almeno il primo tratto della Erba-Ponte Lambro potrebbe essere avviato. In un secondo tempo, ci sarebbe inoltre spazio per la restante parte del tracciato, che sbuca appunto sul lago. La sezione erbese dei Verdi è convinta che quest'idea possa raccogliere il plauso di popolazione e amministratori. Per questo ha deciso di lanciare un'indagine on line, con l'obiettivo di sondare l'indice di gradimento della gente. Per esprimere un'opinione sull'iniziativa è possibile visitare l'apposito sito internet http://www.verdidicomo.org/erba. Alberto Gaffuri

La Provincia 14 novembre 2004
Pista ciclabile Erba-Monguzzo Bocciato il progetto del parco
ERBA Non si farà la pista ciclabile tra Erba e Monguzzo: il progetto del parco della valle del Lambro non è stato condiviso dalla maggioranza consiliare, ragione per cui non verrà portato in adozione. Esigenze di tutela ambientale hanno consigliato di lasciare perdere la pratica: motivazioni che sono state sollevate dall'Altracittà, nel corso di una riunione del centrosinistra. La lista civica è contraria non tanto all'idea della pista ciclabile, poiché essa in realtà esiste già, per tre quarti almeno del suo percorso: si tratta di un antico sentiero agricolo di circa un chilometro di lunghezza che collega il territorio comunale di Erba con quello di Monguzzo. In realtà l'Altracittà è contraria a che venga prolungato di circa trecento metri fino a raggiungere i grandi posteggi dell'area industriale di via Manara, segnatamente quello della ditta BTicino-Terraneo. Si teme infatti che, agevolando l'accesso di una moltitudine di utenti, si possa snaturare un luogo delicatissimo sotto l'aspetto naturalistico, dove nidificano specie animali protette. Non si vuole insomma che questa zona diventi in un futuro affollata come le sponde del lago del Segrino, o come i giardini a lago di Alserio. L'Altracittà con queste ragioni è riuscita a imporre la propria posizione agli alleati di centrosinistra, benché gli altri gruppi fossero favorevoli a dar seguito alla proposta del parco Valle Lambro: una scelta anche di opportunità politica da parte del sindaco Enrico Ghioni, fatto bersaglio da più parti dai suoi stessi alleati che gli rimproverano mancanza di collegialità nelle decisioni.

da Il Giornale di Erba del 16 ottobre 2004
Non compromettiamo l'equilibrio ambientale
No allapista ciclabile

I Verdi criticano I'idea di alcune- amministrazioni
ALSERIO - (vei) I Verdi di Como si oppongono alla realizzazione di una pista ciclabile attorno al lago di Alserio. Dopo le elezioni amministrative di giugno, a scenari politici cambiati, l'anello ciclabile torna dunque d'attualità. Il progetto di trasformare una delle aree piu belle della Brianza in un paradiso per gli appassionati delle due ruote non e infatti cosa nuova. Se ne era gia parlato qualche anno fa, ma allora non si era trovato un accordo fra le varie amministrazioni coinvolte.
Riteniamo che in Brianza non ci sia bisogno di aumentare il turismo, ma the sia invece indispensabile proteggere la natura, in particolare per quanto riguarda la valutazione preventiva dell'impatto ambientale nella zona dei parchi e delle riserve naturali - precisa l'assessore della Comunità Montana Costantino Muzio, dei Verdi - Realizzare anche una pista ciclabile in una zona gid fortemente antropizzata e che comprende molte industrie, tra cui la Cementeria di Merone, potrebbe quindi seriamente compromettere il delicato equilibrio ambientale. Intorno al lago di Alserio la Regione Lombardia ha istituito nel 1984 la riserva naturale chiamata Riva orientale del lago di Alserio e anche il Prg del comune di Erba nel 1987 ha riconosciuto l'unicità dell'habitat naturale di questo logo quale area di
sosta e nidificazione per oltre cinquanta specie migratorie e area caratierizzata dalla presenza di specie rare di flora e fauna. In accordo con il Parco Regionale della Valle del Lambro i Comuni stanno ora invece nuovamente cercando accordi per realizzare un anello ciclabile attorno al lago di Alserio.
I Verdi non sono solo preoccupati che la pista ciclabile sia un disturbo alla fauna presente nella riserva naturale, ma temono ache l'intera area possa trasformarsi, come e purtroppo già avvenuto per il lago del Segrino, in qualcosa di esclusivamente finalizzato al turismo. Costantino Muzio critica anche la nuova sede del laboratorio di educazione ambientale a Castel del Lago. Si tratta di un'iniziativa lodevole, ma andava fatta ai margini della riserva naturale e non nel bel mezzo. E poi perchè utilizzare un battello, seppure a energia solare, per convogliare turisti e scolaresche nella zona della riserva? Non si disturbano gli uccelli the qui trovato un'area di sosta o di nidificazione? Auspichiamo the l'utilizzo della barca Amiciziaa venga sospeso almeno durante il delicato periodo di nidificazione e migrazione, conclude Muzio, decisamente contrariato e fortemente preoccupato per l'impatto ambientale che queste iniziative potrebbero avere sull'intera area lacustre.


 

 

 

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