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Proposta di nuovo
Regolamento Edilizio per Erba:
obiettivi, sintesi dei contenuti innovativi ed aspetti economici
Orientare lo
sviluppo del territorio locale verso obiettivi di risparmio
energetico e di maggiore compatibilità ambientale è difficile, ma
non impossibile e oramai necessario. Una condizione fondamentale per
avviare questo processo è che gli strumenti attuativi della
pianificazione urbana, a cominciare dai regolamenti edilizi,
diventino elementi promotori e non vincoli alle scelte progettuali
più innovative.
L’edilizia sostenibile permetterebbe di ottenere due tipi di
benefici: dal punto di vista del singolo cittadino una casa
“ecologica” ha un costo iniziale aggiuntivo ammortizzabile in pochi
anni rispetto all’edilizia tradizionale, ma, a fronte di questa
spesa, si ottiene un consistente risparmio di combustibile, acqua ed
energia elettrica e un maggior comfort climatico e acustico. Dal
punto di vista dell’ente pubblico, tra i benefici si possono
sicuramente annoverare la riduzione delle emissioni, la minore spesa
per la sanità, la maggiore qualità ambientale delle città e la
migliore qualità di vita. E’ pertanto opportuno che le pubbliche
amministrazioni prevedano incentivi di diversa natura per l’edilizia
sostenibile, a partire proprio dalla completa revisione del
regolamento edilizio comunale.
Ed e’ quello che chiede anche La direttiva europea 2002/91 sul
rendimento energetico degli edifici che gli Stati membri devono
recepire entro il gennaio a livello locale.
Quando, privilegiando il contesto locale, comunale ad esempio, ci si
preoccupa del piccolo ma significativo ecosistema rappresentato
dalle abitazioni, il modello di riferimento per le politiche
energetiche ed ambientali sostenibili è il Regolamento edilizio
della municipalità di Barcellona. Nel contesto italiano ,ancora
arretrato in questo campo, l'esempio della città catalana è stato
già da tempo raccolto e fatto proprio dal comune milanese di
Carugate che in collaborazione con la Rete di Punti Energia,
Associazione esperta nei temi del risparmio energetico e dello
sviluppo delle fonti rinnovabili, ha adottato un Regolamento
Edilizio ricco di prescrizioni ed indicazioni fortemente orientate
alla sostenibilità. Sulla scia di Carugate altri Comuni hanno poi
adottato misure analoghe.
Il contesto energetico e ambientale
Il settore civile, residenziale più terziario, assorbono mediamente
nell’UE più del 40% delle fonti energetiche. Intervenire sul
contenimento dei consumi, riducendo da un lato la domanda attraverso
la promozione del risparmio energetico e diffondendo l’uso delle
fonti energetiche rinnovabili (in particolare l’energia solare)
rappresenta l’unica strategia vincente.
La Direttiva comunitaria sull’efficienza energetica degli edifici,
approvata dal Parlamento europeo lo scorso dicembre, è lo strumento
di riferimento per l’attuazione di politiche di riduzione dei
consumi energetici negli edifici. La Direttiva, infatti, invita gli
Stati membri ad applicare misure minime di rendimento energetico
agli edifici di nuova costruzione e agli edifici in
ristrutturazione.
Gli edifici producono una serie di impatti sull’ambiente:
• occupano suolo;
• alterano il terreno, eliminando vegetazione e ostacolando il
deflusso delle acque meteoriche;
• mutano i cicli di vita naturale nell’area circostante;
• consumano risorse, materiali, energia/combustibili per la loro
realizzazione, a partire dai loro componenti, e durante tutta la
loro esistenza.
Il concetto di “qualità energetica degli edifici”, per non rimanere
un’astrazione, deve essere attuato attraverso strumenti operativi.
Nel contesto nazionale quello più efficace è il Regolamento Edilizio
Comunale.
Criteri di sostenibilità da inserire nel Regolamento edilizio
Il Regolamento Edilizio deve introdurre tre criteri noti
fondamentali: il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti di
energia rinnovabili e l’impiego di tecnologie bioclimatiche.
Alcuni degli interventi proposti devono essere prescrittivi, quindi
resi obbligatori (è questa la vera innovazione portata da questo
strumento), altri per ora solo suggeriti, quindi facoltativi, ma
ugualmente importanti in quando stimolano gli operatori a riflettere
su scelte più sostenibili.
Questi gli interventi che si suggeriscono come obbligatori
1. Illuminazione spazi esterni: flusso luminoso orientato verso il
basso per evitare l’inquinamento luminoso.
2. Diritto al sole: nelle nuove costruzioni si deve tenere conto di
distanze sufficienti a garantire un corretto soleggiamento delle
superfici esposte.
3. Porticati aperti al pubblico transito: illuminazione con lampade
a ridotto consumo energetico.
4. Riduzione degli effetti del Radon: garantire una ventilazione
costante su ogni lato del fabbricato.
5. Impianti elettrici per illuminazione: impiego di dispositivi di
controllo/regolazione dei consumi (interruttori a tempo, sensori di
presenza, sensori di illuminazione naturale, ecc).
6. Controllo temperatura ambienti: nella stagione fredda compresa
fra 18°C e 22°C; installazione di sistemi di regolazione locali
(valvole termostatiche, ecc) agenti sui singoli elementi
riscaldanti. Le valvole termostatiche sono sistemi di regolazione
locale che, agendo sui singoli elementi radianti, mantengono la
corretta temperatura degli ambienti riscaldati, specie in presenza
di apporti gratuiti, esterni e interni.
7. Caldaie a condensazione: nei nuovi edifici o in quelli per i
quali è prevista la ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento,
è resa obbligatoria l’installazione di caldaie a condensazione,
generatori di calore a gas che consentono di produrre calore con un
consumo di combustibile ridotto.
8. Collettori solari per la produzione di acqua calda: installazione
negli edifici adibiti a residenza con tetto piano o sulle falde
esposte a sud, sud-est o sud-ovest. L’impianto a pannelli solari
termici deve essere dimensionato in modo da coprire l’intero
fabbisogno energetico per il riscaldamento dell’acqua calda
sanitaria, nel periodo in cui l’impianto di riscaldamento è
disattivato (copertura annua del fabbisogno energetico superiore al
50%).
9. Contabilizzazione del calore individuale, quindi spesa energetica
dell’immobile ripartita in base ai consumi reali effettuati da ogni
singolo proprietario.
10. Consumo di acqua potabile: contabilizzazione individuale;
adozione di dispositivi per la regolazione del flusso di acqua dalle
cassette di scarico dei gabinetti; utilizzo delle acque meteoriche
per l’irrigazione del verde pertinenziale e per i servizi
condominiali.
11. Realizzazione strutture di tamponamento (pareti verticali,
coperture, ecc.) con un livello di isolamento termico superiore a
quello minimo previsto dal regolamento nazionale allo scopo di
ridurre il consumo di energia nella stagione invernale (la norma
riguarda sia gli edifici nuovi, sia gli edifici che devono essere
ristrutturati).
12. Utilizzo vetri doppi: nelle nuove costruzioni e nelle
ristrutturazioni di facciate.
Questi gli interventi suggeriti (facoltativi)
1. Serre bioclimatiche e logge aventi lo stesso scopo, muri ad
accumulo, muri di Trombe: sono considerati volumi tecnici e quindi
non computabili ai fini volumetrici.
2. Tetto verde piano o inclinato: miglioramento dell’inerzia termica
estivo – invernale e drenaggio del deflusso delle acque meteoriche.
3. Pannelli radianti integrati nei pavimenti o nelle solette:
condizioni di comfort elevate con costi di installazione
competitivi.
4. Superfici trasparenti: per le nuove realizzazioni orientamento
entro un settore di ± 45° dal sud geografico e applicazione di
schermature.
5. Pannelli solari fotovoltaici: allacciati alla rete elettrica di
distribuzione.
6. Materiali naturali e finiture bio-compatibili: impedire
l’immissione e il riflusso dell’aria e degli inquinanti espulsi e,
per quanto possibile, la diffusione di esalazioni e di sostanze
inquinanti dalle stesse prodotte.
7. Consumo di acqua potabile: adozione di sistemi che consentano
l’alimentazione delle cassette di scarico con le acque grigie
provenienti dagli scarichi di lavatrici, vasche da bagno e docce.
L’aspetto economico
Laddove la nuova norma ha trovato applicazione sono state fatte
delle valutazioni economiche. In particolare si è analizzata
l’incidenza del sovra costo indotto dal miglioramento qualitativo
degli edifici dal punto di vista energetico e l’effetto di riduzione
del consumo di energia.
Considerando un edificio di tipologia classica (edificio a schiera
di 3 piani), attuando i soli interventi obbligatori, ad esclusione
delle caldaie a condensazione, si ha un sovra costo inferiore al 3%
rispetto a quello base (il confronto è con un edificio nuovo
realizzato secondo le attuali normative). Gli interventi consentono
di ridurre il consumo energetico complessivo (riscaldamento e acqua
calda) di almeno 25%. Ai costi attuali dell’energia i maggiori
investimenti si ammortizzano in un periodo di circa 8 anni ed il
reddito medio dell’investimento, considerando un periodo di durata
degli interventi di 20 anni, è pari a circa il 7% .
L’analisi non considera gli aspetti ambientali, che potrebbero
essere monetizzati, e non tiene conto dei possibili aumenti del
costo dell’energia che renderebbero ancora più vantaggiosi gli
interventi. Non si sono infine sono considerati i possibili
contributi nazionali e regionali e le defiscalizzazioni degli
interventi.
L’applicazione delle norme nei casi di ristrutturazione degli
edifici comporta un risparmio energetico ancora maggiore, poiché gli
edifici esistenti sono caratterizzati da una qualità energetica
inferiore con tempi di ritorno degli investimenti minori rispetto a
quelli sopra indicati. |