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delle lettere al direttore
Cara Provincia, (Lettere alla Provincia 2 luglio 2009)
sono una di quei "facinorosi" che ha
manifestato pacificamente davanti al Teatro Sociale contro
l'abbattimento del cedro, intervenendo poi alla seduta del Consiglio
Comunale in cui siamo stati del tutto ignorati da una maggioranza
dall'atteggiamento arrogante e presuntuoso, sfociato nel ben noto blitz
notturno per evitare un confronto a viso aperto
Mi piacerebbe sapere, vista la perseveranza della Giunta Comunale nello
sterminio del verde urbano, che linea intendano seguire Bruni e
l'assessore Caradonna nella salvaguardia dell'ambiente.
A me sembra che si vada nella direzione di una costante desertificazione
delle aree urbane: vedasi piazza Volta, piazzetta Martinelli e il
repentino taglio del maestoso albero di fronte all'ingresso del Cimitero
Monumentale, unica preziosa fonte d'ombra in tutta la zona.
Vorrei concludere questa mia lettera con alcune annotazioni:
1) Non mi sembra che la valenza architettonica in piazza Verdi risulti
amplificata dall'abbattimento del cedro; al contrario, questo spazio ora
non ha più alcun valore per me, perché privo dell'unico elemento vitale
che lo caratterizzava.
2) La protesta ambientalista non si esaurisce certamente con questo
episodio, ma ci sarà sempre una vigilanza costante sull'operato
dell'Amministrazione Comunale a tutela dell'ambiente.
3) Ultimo, ma non meno importante: il sig. sindaco Bruni e l'Assessore
Caradonna si ricordino che anche i "facinorosi" votano!
Cordiali saluti.
Susy Rossi
Dava un tocco di umanità a quella piazza
innaturale (Lettere alla Provincia 23/06/09)
Caro direttore
E' patetico il tentativo di difesa attuato dal killer del cedro di
Piazza Verdi, leggi anche Caradonna, dalle colonne del suo giornale.
Egli si appella alla valorizzazione delle opere strutturali esistenti
che adesso, senza quell'arbusto fuori luogo, finalmente potranno
catturare l'attenzione dell'osservatore e trovare giusta collocazione
nella architettura di inestimabile valore.
Forse non si è accorto, l'assessore, che noi comaschi ed i turisti le
abbiamo sempre apprezzate queste opere, anzi quella presenza così
fastidiosa dava ancora di più un tocco di umanità a quella piazza che ha
ben poco di naturale. Basta guardarla adesso per accorgersi dell'asetticità
che trasuda, con il suo corredo urbanistico-culturale.
Forse bisognerebbe spiegare al nostro che un albero, bello o brutto che
sia, non deturpa mai l'ambiente, anzi lo armonizza e lo valorizza più di
ogni struttura creata dai noi esseri umani.
Ed in più ci consente con la fotosintesi clorofilliana di fornirci un
elemento fondamentale, detto ossigeno, che specialmente in un
agglomerato di pietre e cemento chiamato città permette ai polmoni di
nutrirsi non solo di pm10.
A propostito, assessore, quando avete estirpato tutta la siepe che
circondava la ferrovia delle Nord di viale Lecco, avete pensato di
valorizzare i binari?
Cordiali saluti.
Giorgio Guggeri
San Fermo della Battaglia Como
Su quello spazio disadorno era l'unico
monumento (Lettere alla Provincia 22/06/09)
Egr.dr.Marino,
ho letto la sua opinione ne «Il cavallo di Caligola» in merito al taglio
del cedro.
Mi spiace per lei, ma anch'io come tanti comaschi anzichè occuparmi dei
massimi sistemi, mi arrovello anche su questioni minute del nostro
territorio che più mi toccano e sulle quali credo di avere maggiore
influenza. E proprio per questo compro il giornale sul quale scrive
(senza alcuna ironia).
Le faccio presente che non è affatto una mera questione di quantità
("sul taglio di una, dico una, una sola pianta"), ma bensì di qualità.
In quello spazio una presenza arborea importante e maestosa com'era il
cedro, qualificava l'intero comparto, donando importanza agli edifici
presenti, e non nascondendoli.
Vedrà come nel futuro vuoto spiazzo disadorno, la mediocre facciata del
Sociale e il retro dell'ibrido del Duomo (oltre che mal restaurato,
vedasi le macchie gialle apparse sulle facciate) non risalteranno più,
ma scompariranno.
Forse in quello spiazzo (che piazza non è), l'unico vero monumento era
il cedro.
Ringraziando porgo cordiali saluti.
Paolo Gori
Sono ben altri i simboli per cui Como è
ricordata
Egr. direttore
per alcuni cittadini, per fortuna pochi, a Como esiste solo il problema
"cedro".
Quanta strumentalizzazione. Le stesse persone angosciate per il
drammatico evento, probabilmente se cadesse una persona, guarderebbe
dall'altra parte per non essere coinvolte o disturbate.
Altri sono i simboli per cui Como viene ricordata, prima di tutto "il
Volta" a seguire il Teatro Sociale, il Castel Baradello, il razionalismo
di Terragni ed infine lo stupendo Duomo che finalmente possiamo ammirare
in tutto il suo splendore.
Cos'è un cedro al confronto?
Abbiamo perso il senso della misura.
Con stima
Adriana Martinelli
Como
Il saggio Salomone si circondava di cedri
Poche parole per quella "povera" pianta: è risaputo che il saggio
Salomone amava circondare la sua reggia proprio coi maestosi cedri del
Libano; noi ne avevamo solamente uno, ed è stato scriteriatamente
abbattuto.
Conclusione: ferma restando la saggezza di Salomone, non mi resta che
considerare Como - con tutto il rispetto per i suoi cittadini - la
capitale dell'ignoranza.
Saluti cordiali
Adriana Casartelli
Como
Noi, raggirati da chi dovrebbe rappresentarci
(Lettere alla Provincia 21/06/09)
Cara Provincia,
la battaglia non è ideologica, ma simbolica: contro l'arroganza dei
nostri amministratori
Un albero sarà poco, ma noi cittadini eravamo molti e siamo stati
raggirati, offesi e ignorati da chi dovrebbe invece rappresentarci.
Persi tra regolamenti e false promesse, siamo diventati oggetto di un
contendere politico tra maggioranza e minoranza che francamente non ci
interessa.
Volevamo solamente arrivare ad una discussione democratica in sede
consiliare. E ancora lo vogliamo.
Cordialmente.
Marta Pezzati
e.mail
Io protesto e mi sento offeso
Egregio assessore,
se è vero come riportato dal «La Provincia" dell'altro ieri, che lei ha
considerato codardi i comaschi, io protesto e mi sento offeso. Codardo
invece è stato il suo sistema si operare. Ha rifiutato il confronto in
sede consigliare e soprattutto ha cercato di prendere per i fondelli più
di duemila comaschi (certamente erano decine di migliaia quelli contrari
all'abbattimento del cedro.)
Lo sa che gli esperti di botanica e i giardinieri seri tagliano gli
alberi quando sono in periodo di riposo? Il cedro probabilmente ospitava
pure dei nidi, dato il periodo. Ci ha mai pensato? La sensibilità verso
la natura e le persone certamente non fa parte del suo bagaglio.
Saluti.
Alessandro Ferrario
e.mail
Siamo vittime
non codardi
I comaschi, popolo laborioso, erede di Volta, non meritano un
appellativo così spregevole: codardi.
A Como io biasimo quanto questa città meriterebbe e ipotesi decisionali
non hanno mai fatto.
L'ospedale, dopo tante peripezie, è stato realizzato. La Pedemontana,
utile, direi necessaria per eliminare il traffico pesante: pastoie
burocratiche la fermano.
La metropolitana leggera, da Como Lago a Grandate, che eliminerebbe il
taglio in due della città, non si fa.
L'accentramento di molti uffici pubblici nella ex Ticosa non lo si fa.
Tavernola da piccolo borgo è diventata grossa frazione di Como, è
servita male e quel che è peggio non ha un cimitero, mentre nella zona
Sud della città pullulano i camposanti. Grossi disagi per chi vuole
portare un fioere ai suoi caria Monte Olimpino, mezzi pubblici con rara
frequenza.
I comaschi sono vittime, non codardi.
Ilario Fragomeni
la replica dell'assessore
Una scelta radicale
ma non superficiale
Leggendo su un libro la definizione di "scelta" si evince quanto segue:
«La nostra decisione non riguarda il trovare l'unica soluzione facile e
giusta tra le altre scelte sfavorevoli (cosa di cui sarebbe capace
probabilmente anche un bambino), ma nell' individuare tra diverse
opzioni complesse e dense ciascuna di fattori negativi quella che
presenta maggiori possibilità di futuri interessanti sviluppi? » (A.Benedetti)
In parole semplici una scelta, una di quelle che ciascun amministratore
deve operare. E' demagogico ricondurre una scelta a banale braccio di
ferro per dimostrare la propria forza, e poi a che pro?
La decisione verte sulla riqualificazione di uno spaccato di paesaggio
urbano ed è volta alla valorizzazione di esperienze architettoniche che
rappresentano un capitale spirituale, culturale e sociale di
inestimabile valore. Ho fatto mio il richiamo alla salvaguardia del
patrimonio architettonico come elemento essenziale della memoria
dell'uomo, condividendo che sopravviverà solo se sarà apprezzato dal
pubblico e soprattutto dalle nuove generazioni.
La visuale aperta a trecentosessanta gradi di piazza Verdi permette la 'pubblicizzazione'
di parte della nostra storia grazie ad una prospettiva ampia, una sorta
di spazio espositivo all'aperto dedicato ad esperienze architettoniche
segnate da specifiche differenze.
Si spazia dai quattro secoli di storia di costruzione del Duomo, che
racchiude un impianto gotico e svetta con la cupola di Juvara,
all'ottocentesca facciata neoclassica del Teatro Sociale, fino al
contrasto dei geometrici chiaroscuri della Casa del Fascio di Terragni.
Poco importa il diverso pregio delle singole produzioni architettoniche,
poco importa se non sono di stile omogeneo, ciò che importa è che
rapresentano il nostro essere, il nostro vissuto, che sono l'indelebile
presenza dell'alternarsi di specifiche epoche storiche che ci hanno
caratterizzato.
Una operazione intensa, datata dieci lustri fa, senza altro scopo se non
quello di disfarsi di un albero di natale, aveva pregiudicato la
possibilità di godere di parte della nostra esperienza architettonica.
Certo, sono l'artefice di una scelta radicale, ma non superficiale come
si vuol far credere. Soprattutto ho portato a termine un progetto di
riqualificazione di un'area urbana condiviso dalla maggioranza e non
osteggiato dall'opposizione se non nelle fasi conclusive.
Certo la polemica vende più dell'informazione! Oggi il mio tentativo è
quello di informare! Informare che sotto questa scelta non vi è un
disegno anti-ecologista o peggio ancora dettato da rivalse insteriche.
Esiste, invece, una chiara scelta urbanistica-culturale. Molti comuni
cittadini hanno espresso giudizi critici (e di questi ammiro la tempra)
basando però spesso la reazione sull'immediatezza del caso!
Altri invece hanno condiviso e altri ancora hanno deciso pacatamente di
non proferire verbo.
Ecco, a tutti dico di avere pazienza! Aspettare la fine dell'opera e
forse allora saremo un po' tutti nelle condizioni di giudicare se quello
che è stato fatto rappresenterà tra le varie opzioni quella con maggiori
possibilità di futuri interessanti sviluppi?.!
Fulvio Caradonna
Assessore
Quest'amministrazione non ha fatto bella figura
(Lettere alla Provincia 20/06/09)
Egr. direttore
l'altra sera, facendo "zapping" sulla televisione sono incappato su Etv.
Un ulteriore bla bla riguardo al cedro di Piazza Verdi. C'è subito da
dire che l'amministrazione non ha fatto una gran bella figura. Ha
tagliato la pianta nottetempo.
Di solito nell'ombra agiscono i malintenzionati. Detto questo in
democrazia valgono i numeri e ovviamente se unito al numero ci fosse il
buon senso sarebbe il non plus ultra.
Ma tant'è.
L'attuale Amministrazione è stata eletta legalmente. Le è stato
conferito il potere di governare e di fare. Ha creduto che fosse bene
liberare la Piazza da quell'albero e penso che abbia tutto il diritto di
farlo.
Se poi qualcuno è contrario a ciò, ha tutto il diritto di opporsi. Poi
però quando la maggioranza ribadisce l'intenzione di realizzare quello
che è stato pensato, buona o cattiva che sia la realizzazione, gli
oppositori dovrebbero rendersi conto che è ora di smetterla. E' soltanto
una questione estetica.
E usualmente come si dice? Sui gusti non si discute.
Ora ritorniamo ai numeri che sono quelli che in democrazia valgono. Gli
elettori poi al momento del voto, faranno un bilancio e se è positivo li
riconfermeranno, altrimenti se non hanno agito, secondo il loro parere,
nel modo migliore, li manderanno a casa.
Orbene penso che sistematicamente, la democrazia funzioni in questo modo
ed è perfettamente inutile rimestare il coltello nella piaga. Cosa fatta
capo ha.
Italo Taroni
Moltrasio
Il povero cedro
più gettonato della zingara
Dalla quantità di lettere giunte al giornale sembra che i comaschi
preferiscano il povero cedro alla "sporca" zingara. Mah....
Alberto Cavadini
Albavilla
Forza, codardi di Como: facciamoci sentire
Cara Provincia,
rubo solo poche righe per commentare le parole del caro assessore
Caradonna, il quale definiva i cittadini di Como codardi, perché a suo
dire questi lo attaccavano sul giornale mentre una volta a quattrocchi
lo lodavano.
Dico subito che io non avrei alcun problema a mantenere la mia posizione
pure in faccia a lui, e che forse i codardi sono quelli che hanno
permesso che questa pianta fosse abbattuta in piena notte. Che cosa
temevano forse? Proteste di cittadini con il libero pensiero di
esprimere le propie idee, o cosa altro?
Aggiungo inoltre, in merito a quel lettore che diceva che chi perdeva
tempo per questo problema era perché durante la giornata poco altro da
fare o da pensare aveva, rispondo dicendo che fortunatamente in città
c'è ancora chi si prende a cuore i problemi anche di una semplice
pianta, io vorrei vedere in futuro mio figlio correre tra le margherite
e non tra blocchi di cemento o sanpietrini.
Forza, cordardi di Como, facciamoci sentire con le nostre lettere.
Cordiali saluti
Fabio Noseda
Albavilla
La partecipazione è prova di encomiabile
sensibilità
Al caro, tanto bistrattato mio omonimo e amico assessore Fulvio
Caradonna, dico di non generalizzare con "comaschi codardi" ma che vada
piuttosto a rileggersi "La Provincia" del 18 e 25 Maggio 2006.
Vedrà le opinioni e gli interventi seri e circostanziati del direttore
Giorgio Gandola, di Pier Angelo Marengo e del sottoscritto Fulvio
Capsoni, e capirà leggendo che tutte le tematiche degne di ragionamento
erano già state affrontate e le diverse opinioni esposte con chiarezza.
Il resto è stata solo emotività da un lato e decisionalità dall'altro,
condito il tutto con qualche spruzzata di "politichese".
Avevo scritto: «Il fatto che sul caso del cedro di Piazza Verdi molti
cittadini, Verdi e non Verdi, partecipino, è prova encomiabile di
sensibilità, ma spiace il parallelo silenzio di altri che si considerano
depositari di cultura estetica o appartengono alla professionalità in
materia».
È solo a questi ultimi quindi e non genericamente ad altri che Caradonna
si deve rivolgere con le sue proverbiali, e aggiungo spesso ammirevoli
per coraggio, dirette esternazioni.
Personalmente, amando gli alberi, ne avevo auspicato l'espianto, ma
avevo comunque manifestato con chiarezza la necessità di toglierlo
comunque da lì, prevalendo il valore di godimento
paesaggistico-ambientale-monumentale su quello del singolo vegetale.
Quando la Piazza Verdi sarà completata e vigileremo, come Commissione
Paesaggio, perchè come già dissi «sia di alta qualità artistica», più
nessuno ne parlerà, come è già successo, se ben ci si ricorda, per il
nuovo parcheggio interrato nell'area dell'ex zoo.
Dove sono finiti tutti i furiosi detrattori di allora?
E adesso pensiamo ad altro, a tutto quello che si dovrà ancora fare di
veramente importante ed irrimandabile per la nostra città.
Arch. Fulvio Capsoni
Anche se protestiamo fanno quel che
vogliono
Da bambino facevo il chierichetto ad Asso e ricordo un avvenimento
curioso
A chiusura delle Sante Quarantore il predicatore invitato, un certo
Padre Dell'Aquila, durante il suo sermone si infervorò ed esclamò
"Vorrei che le mie parole fossero sassi da scagliare sulle vostre teste
dure!" Il prevosto don Primo Discacciati, con gesto imprevedibile,
interruppe la predica.
Mi vien spontaneo paragonare al veemente Padre Dell'Aquila, i
rappresentanti delle associazioni, imprenditoriali e non, di Como che,
durante le annuali assemblee dei soci, vorrebbero lanciare sassi sulle
teste dure delle numerose autorità locali che assistono ai lavori.
Suggestione dei pulpiti pari a quella dei balconi. I problemi, che hanno
mille occasioni per esporre, diventano oggetto di filippiche
consolatorie, per apparire feroci e aiutare le autorità ad un esercizio
di pazienza, invero poco costoso.
E' diventato un rito annuale. Comincio il 6 gennaio, Epifania, il
presidente della Famiglia Comasca che nell'intervallo del concerto
bandistico al Teatro Sociale, dipinge una Como sporca, inospitale,
distratta, incapace di essere Città turistica invocando alla fine che il
battello Patria riprenda a navigare. Applausi e vive congratulazioni
(linguaggio da resoconto parlamentare).
Tocca poi al presidente della locale Confindustria, soprattutto se è
presente un esponente nazionale, strigliare i politici, che non fanno
gli interessi della città, ma i loro, e parlare di strade inesistenti e
malmesse, di trasporti sconquassati, di burocrazia lenta e tasse
insopportabili. Chissà quante volte avrà ripetuto le stesse cose al
fratello, per lungo tempo deputato e responsabile provinciale di Forza
Italia, durante il pranzo di Natale! Cosa ha ottenuto?
Segue poi il presidente di Confartigianato, che è membro della Giunta
Camerale e del Consiglio di amministrazione del Casinò di Campione
d'Italia: le lamentele si assomigliano, cambiano magari i toni. Rien ne
va plus!
I commercianti fanno la loro parte; la reazione di meraviglia, però,
diminuisce, perché loro piangono sempre; forse per questo si continua a
dire "in hac lacrimarum valle".
Quando i responsabili però sono a Roma la scena cambia. Berlusconi agli
industriali dice che la loro presidente è avvincente come una velina; ai
Coltivatori diretti imbufaliti per i prezzi magri dei prodotti agricoli,
dice che ha dimenticato a casa le veline per consolarli e ai duri
artigiani, che deve andar via presto, perché ha da combinare un
matrimonio fra una certa signorina Noemi e l'avv. Mills. A fronte di
tale insulsaggine, (mi verrebbe da dire str?), i serissimi
rappresentanti dell'economia italiana applaudono e sghignazzano.
Chi ci capisce qualcosa? La situazione è esilarante o drammatica? A
prenderla sul serio e a dare consigli sarà la nuova enciclica sociale di
papa Benedetto. Consoliamoci!
A Como, passata la tempesta di parole, che tanto appassionano la stampa,
con commenti, pro e contro dei soliti noti, la vita continua e, nei
pranzi di lavoro dei club e circoli più esclusivi, si riincontrano
esponenti delle categorie ed autorità. I toni sono più distesi e magari,
inter pocula, si appianano contrasti e si compongono questioni spinose.
Con la massima riservatezza, s'intende!
In verità le associazioni di sinistra e i sindacati sono più seri.
Formulano critiche più misurate e sanno mettersi in discussione.
A noi cittadini non resta che fare da spettatori: approviamo o
disapproviamo per consolarci.
Tanto a comandare sono loro e solo loro e, se anche protestiamo, fanno
quello che vogliono. Se molti comaschi, ad esempio, chiedono di
mantenere in vita il cedro di piazza Verdi, loro, di notte,
furtivamente, lo abbattono.
Dice l'evangelista Matteo "Cum autem dormirent homines, venit inimicus!"
con la sega elettrica.
Chi siano i nostri nemici, lo sappiamo! Molti, però, continuano a
votarli!
Luciano Forni
Como
Chi la pensa diversamente non è un
facinoroso
(Lettere alla Provincia
19/06/09)
Ho letto nel nostro giornale di qualche giorno fa la nota "Il sindaco"
circa la difesa della decisione di abbattere l'ormai famoso cedro di
piazza Verdi
Non è tanto il fatto in sè che colpisce, pur essendo, nel contesto della
vita cittadina, di notevole importanza. E' il linguaggio con cui viene
tratto tutto l'argomento nel rapporto con i cittadini, che sono pur
sempre i proprietari della loro città, data in amministrazione "pro
tempore": un linguaggio che, considerato il pulpito da cui viene la
predica, ormai da tempo non si smentisce.
La decisione del tutto personale di decidere ciò che è bello per la
città e il blitz nottetempo mi riportano nel ricordo all'operazione "Cortesella".
Fate le dovute proporzioni, i modi e i risultati sono gli stessi; anche
allora qualcuno si era arrogato il diritto di decidere ciò che era bello
per Como, passando all'azione con un blitz notturno.
Per altro non è vero che prima del 2008 non ci fossero riserve sul
problema; le prime esternazioni in argomento da parte dei Verdi
risalgono al 2006, accuratamente ignorate. Come non è neppur vero che i
privati possano abbattere nei propri giardini alberi di un certo
significato senza preventiva autorizzazione delle autorità competenti.
Altrettanto non è vero che un albero del tipo del famoso ex cedro sia
"res nullius", cosa insignificante, come non lo sono ad esempio «i
cipressi che a Bolgheri...».
Perdere la trebisonda in qualsiasi momento non è mai cosa lodevole, ma
non lo è nemmeno il comportamento di chi a un certo momento la fa
perdere.
Infine classificare a priori "facinorosi" dei cittadini che la pensano
diversamente è per lo meno atteggiamento irrispettoso della libertà
personale. Ma tant'è. Certo stile di comportamento è come il coraggio di
Don Abbondio: se uno non ce l'ha, non se lo può dare!
Su altro versante "ai comaschi non va mai bene nulla", soprattutto non
va bene che un tizio si permetta di dare loro gratuitamente dei
«codardi». Chiudo aggiungendo altri due «Basta!» ai due del vostro
Cavallo di Caligola: veramente non se ne può più. Basta! Basta!
Isidoro Ronzoni
Como
Senza quell'albero non è più una piazza
Cara Provincia,
dovrei ritirare presso il Teatro Sociale le foto del mio saggio di
danza, e non ho il coraggio di andarci... Il cedro non era soltanto
bello, non era soltanto entrato nell'immagine della città.
Io non sono agronoma e neppure architetto, ma sono guida turistica e
studiosa di storia locale, e mi sento di dire con cognizione di causa
che era l'unico elemento positivo di arredo urbano in quella piazza; di
più: era il cedro a "fare" la piazza. A renderla Piazza Verdi anziché
uno spazio informe tagliato dalla ferrovia e delimitato da quelli che i
nostri vecchi chiamavano "fìbj descumpàgn", pezzi scompagnati per quanto
perfetti se presi singolarmente.
Il maestoso albero costituiva il fulcro di una sorta di orbita che così
collegava armonicamente il teatro neoclassico, l'abside rinascimentale
del Duomo, il medievale Palazzo Pantera, e all'estremo opposto la mole
razionalista di Palazzo Terragni: un riassunto della storia della città.
Non ci vengano a dire, per favore, «tagliamo un albero e ne piantiamo
altri cento»: è come annunciare «spianiamo il Duomo ma tiriamo su al suo
posto un centinaio di villette a schiera, la cubatura è anche maggiore,
dove sta il problema?».
E non credo, oltretutto, che l'amico Alessandro avrebbe lesinato una
battuta sui giardinetti a lui di recente intitolati: una srotolata di
erbetta da campo da calcio e un'infilata di siepi già secche il giorno
dell'inaugurazione.
Cordialità.
dott. Gigliola Foglia
Griante
Per la prima volta concordo con Caradonna
Ho sempre gustato quasi come un gelato in questi tempi di calura gli
scritti di Francesco Angelini. Pungenti, a tratti profondi, onesti,
semplici ma di un'ironia spettacolare. Oggi mi tocca tirarLe con
simpatia le orecchie. è pur vero che siamo buoni perchè "continuiamo ad
eleggere" alcuni nostri amministratori ma è anche tremendamente vero che
all'assessore Fulvio Caradonna, "dei voti, non interessa nulla": alle
ultime elezioni risultò infatti non eletto tra i candidati di AN ma fu
rimesso al suo posto, in maniera legittima, dal dott.Stefano Bruni per
indiscutibili (e indimostrabili) meriti di buona amministrazione. Questo
è bene ricordarselo. Fatto sta che il blitz del cedro lo sottoscrivo in
pieno, prima volta che concordo con l'Odontotecnico di Como.
Saluti.
Stefano Novati
Chi una pianta colpisce in politica .
fallisce
(Lettere alla Provincia
18/06/09)
Peccato! Ai meriti dell'amministrazione comunale di Como abbino spesso
il momento in cui vidi e vedo con emozione la vecchia locomotiva
posizionata nei giardini a lago, perfettamente restaurata come mi era
stato promesso dallo stesso sindaco in Espansione Tv.
Ora invece, l'abbattimento del bel cedro, ricco di ricordi soprattutto
per molti comaschi, getta una forte ombra sulla sensibilità di questa
stessa amministrazione, più di quella che il cedro, in vita, poteva
prima dare.
Questo gesto non mi è piaciuto, così come non sarà certo piaciuto a
molti, che potrebbero ricordarsi di ciò quando esprimeranno il proprio
voto nelle prossime consultazioni elettorali. Scarsa sensibilità per le
persone, per il mondo vegetale e anche per quello animale.
Quanti nidi e quanti dei suoi abitatori saranno infatti caduti dai rami
che prima li sostenevano e li proteggevano?...
Certi atteggiamenti umani spesso non li capisco, come quello a motivo
del quale si sta sottraendo da alcuni anni il bel panorama del lago per
costruire un qualcosa che forse non era più così necessario da quando,
dopo l'utilizzo dei sistemi idrici collegati al lago di Lecco, le
esondazioni erano di molto diminuite!
Quanti alberi saranno ancora tagliati? E ancora, la romantica
passeggiata lungo il lago non verrà sostituita da spazi troppo vasti e
da strutture fredde e metalliche, come quella pensilina che si vede in
fotografia?
Quanto scrivo non è certo per fini politici: sono solo osservazioni che
mi vengono dal cuore.
Francesco Aguglia
Fino Mornasco
Ci penserò bene prima di rivotarli
Ho fatto un giro in città per poter segnalare al Comune le pecche in
materia di verde: si sono accorti che in Piazza Cacciatori delle Alpi vi
sono vari pini? Sembrano sanissimi: cosa aspettano ad abbatterli? Magari
di nascosto e di notte, con un blitz degno dell'antiterrorismo. Ne
restano anche altri dove non sono ancora intervenuti tagliando anche
alberi sani.
Ce ne sono ancora in alcuni viali (viale Giulio Cesare, viale Varese,
sul lungolago, ma qui forse ci penseranno le paratie) e in periferia
dove, a parte l'ippocastano rosa "salvato" a suo tempo (resisterà a
questa nuova ondata di tagli?), però, per tanti alberi la sentenza di
morte viene decretata con molta facilità (ad esempio un albero
bellissimo e sanissimo, come si può ancora vedere da quello che è
rimasto, in via Rienza è stato abbattuto all'improvviso e velocemente
per evitare eventuali reclami da parte di chi non era d'accordo).
Potrei raccontare altri episodi, ma preferisco fare i complimenti al
sindaco e alla Giunta per la velocità e la fermezza che hanno
dimostrato. Magari sarebbero state più utili in altre occasioni ma si
sa: forti con i deboli...
Al sindaco non interesserà in quanto proiettato verso altri lidi, ma io,
che da sempre ho votato centrodestra, ci penserò bene prima di votare il
suo successore, al fine di non ritrovarmi ancora una volta con Caradonna
assessore, anche se bocciato dall'elettorato (l'unico della Giunta
uscente alle elezioni del 2007).
Alice Corridori
(elettrice delusa del sindaco Bruni)
Noi cittadini comaschi trattati come
sudditi
Vorrei intervenire sullo scandalo del Cedro.
Penso che ormai gli aggettivi per qualificare il comportamento del
sindaco e del suo delfino assessore Caradonna si siano esauriti. Io,
ormai da anni, dico che l'arroganza e la supponenza di questa Giunta ha
da un pezzo toccato il fondo. Concordo con quanti dicono che l'assessore
a tutto (Caradonna) non sia all'altezza dei mandati a lui regalati dal
nostro primo cittadino, che lo ha voluto nonostante l'esiguo numero di
voti raccolti.
Viabilità, paratìe, strade ed ora anche il cedro si commentano da soli.
Ma per lui tutto va bene ....perché così lui ha deciso. I cittadini sono
suoi sudditi e devono solo obbedire.
Per conto mio spero solo che quando il nostro sindaco (se e mai ci
riuscirà) andrà al Pirellone si porti dietro tutti quei pesi a cui tiene
e di cui la città di Como può fare volentieri a meno.
Il fascismo in Italia l'abbiamo già provato, studiato e penso che non ne
abbiamo bisogno, tanto meno di uno squallido surrogato
Cordiali saluti e grazie all'unico giornale che senza compromessi dà
voce a noi cittadini.
Cristina Caramelli
Como
Pensate un po', meglio la tv dei
consiglieri
Ho spento la televisione mesi fa, la stupidità della programmazione mi
ha dato la nausea, per la prima volta ho partecipato a un consiglio
comunale, probabilmente riaccenderò la televisione, spenderei meglio il
mio tempo. Butti al telefonino che finge di non sentire gli inviti per
raggiungere il numero legale, Bruni al centro di numerosi interventi che
pensa a parlare con quelli vicini al posto di ascoltare gli oratori,
Corengia che si gongola nel perdere tempo, spinto ed esortato dai
compagni di maggioranza. Caradonna infossato nel tavolo, lui,
ardimentoso amministratore del nostro bene pubblico, intrepido
sostenitore della propria iniqua linea politica, impavido contro noi
poveri codardi, non ha avuto il coraggio di dire una parola sul cedro
alle 40 e più persone che erano intervenute. Una presa in giro durata 3
ore, da una parte una minoranza in parte incapace di far valere i propri
diritti (le parole hanno un senso e prima di parlare bisognerebbe
pensare....), dall'altra una maggioranza impegnata soltanto a rallentare
il dibattito e a evitare con regolamento e cavilli vari il confronto.
Ringraziamo di cuore i nostri simpatici amministratori, così solerti ad
ordinare pizza e bere coca cola, a fare battute e fingere di telefonare,
così incapaci di reggere un confronto con il cittadino. Un consiglio a
Caradonna: eviterei di andare casa per casa da ogni comasco a chiedere
del cedro, potrebbe rendersi conto che di codardi ce ne sono pochi....
Aveva l'opportunità di dare la sua versione in consiglio davanti ai 40
comaschi codardi. La "sua" morale (o coraggio) gli ha forse impedito di
farlo?
Marco Pizzagalli
Ricordiamo l'apologo di Carlo Linati (Lettere alla Provincia
17/06/09)
La natura, la terra, gli alberi sono protagonisti indiscussi dello
scrittore comasco Carlo Linati
Come non ricordarlo in questi giorni di dibattito attorno all'albero di
piazza Verdi a Como, Carlo Linati e il suo apologo "il tribunale verde"
in cui il bosco inventa una Corte di Giustizia per processarlo di un
immaginario oltraggio al pudore vegetale per aver non abbattuto, ma
abbracciato una bianca betulla!
«....il mio sguardo cadde su quella betulla..... e con irresistibile
tenerezza l'abbracciai.... lo sentiva battere il suo piccolo cuore
freddoloso e nel piccolo cuore i palpiti della terra che lo nutriva e
del sole che lo scaldava...»
Scoperto e arrestato la condanna della Corte del bosco fu l'esilio in
una terra priva di vegetazione.
Proprio come sarà la piazza Verdi, non ombra di albero ma una sterile
piazza, con l'attorno impeccabile di una pavimentazione.
Così sarete condannati senza appello, signori che avete abbattuto
l'innocuo ma utile albero e una lapide vi condannerà a ricordare: «si è
saputo che i sassi si muovono e gli alberi parlano» (Macbeth).
Gianpaolo Ferrario
Ma nessuno protesta
per gli alberi di via Lucini
Oggi dopo un anno un anno e mezzo circa, scrivo a La Provincia per
informare
che in via Lucini a Como, nel cortile fronte strada del catasto, hanno
tagliato cinque o sei alberi e nessuno (a differenza del famoso cedro )
ha obiettato niente, e tantomeno i verdi.
Tino Novati
Adesso la piazza è forse più bella?
Premetto che non sono di Como, ma da un anno ci vivo per motivi di
lavoro. Ai miei tempi, in Valtellina dove sono nato, poche persone
andavano avanti con lo studio, la maggior parte arrivava alla licenza
media utilizzando libri usati di terza o quarta mano. Nonostante ciò a
scuola e in famiglia ci infondevano con rigore il rispetto per le
persone e la natura. Mi ricordo che noi ragazzi facevamo la festa degli
alberi e in quell'occasione ci insegnavano a rispettare la natura perché
gli alberi sono indispensabili per la vita umana, ci donano l'ossigeno
(di cui Como ha
tanto bisogno), ci donano l'ombra, il drenaggio, la buona tenuta dei
terreni montani ed altro ancora di fondamentale importanza.
Forse quest'amministrazione non ha avuto la fortuna di nascere in un
luogo dove la natura è regina e non ha mai partecipato ad una
manifestazione scolastica che la festeggia, altrimenti invece di
abbattere il cedro lo avrebbe solennizzato come si usa in altre città
per gli alberi secolari.
In Como ci sarebbero tante altre "brutture" da sistemare o demolire: a
che pro accanirsi sul povero cedro che a mio parere valorizzava e
abbelliva la piazzetta dov'era radicato? E' forse più bella ora quella
piazza? Si notano meglio il palazzo del Teatro Sociale e il Duomo?
Personalmente ho sempre ammirato gli stessi monumenti indipendentemente
dalla presenza del grande albero ma ora li ammiro con un'infinita
tristezza nel cuore perché il grande protagonista che rappresenta la
vita mi manca.
Forse se il cedro avesse potuto parlare, qualche cosa da dire l'avrebbe
avuto, e una giuria popolare in aula avrebbe gridato "non colpevole". Ma
in questo caso la giuria popolare non c'è stata, in sede di giudizio
c'erano solo un giudice e un avvocato accusatore.
Scusate l'intrusione, ma è lo sfogo di un cittadino schietto "nato in
campagna" che crede ancora nei valori umani e nel ciclo naturale della
vita.
Lorenzo Bongio
Il mondo va a rotoli anche per questi gesti
Il mio nome è Giorgia Fagetti, ma in questo momento incarno lo spirito
incredulo del maestoso Cedro che, inquieto, aleggia per la "di 60 anni"
sua piazza, e si domanda chi e perchè abbia decretato la sua fine ed
uccisione.
I despota avrebbero dovuto salvaguardare e tutelare la vita, invece di
amputarla in maniera così abietta ed insensibile, ed in nome di cosa? Di
principi inanimati... Vi è capitato di passare da P.zza Verdi ed
allungare lo sguardo ora? A me sì, e mi coglie una profonda tristezza e
cupezza...
Sono fermamente persuasa che se il mondo va a rotoli, colmo di brutture
e nefandezze, è anche a causa di gesti come questo. Una carezza al caro
Cedro, da colei che continuerà a vederlo animare di bellezza e vita la
sua piazza.
Giorgia Fagetti
Moltrasio
Dobbiamo ricordarcene al momento del voto (Lettera alla Provincia
16/06/09)
Come cittadino mi sento offeso dal comportamento dell'assessore
Caradonna.
Egli l'altra mattina all'alba, con un gesto inqualificabile, forse
temendo il confronto diretto con coloro che avrebbero anche fisicamente
difeso la pianta da abbattere, ha dato luogo all'esecuzione! Lo ha fatto
senza tenere in alcuna considerazione la prossima discussione sul tema
prevista in consiglio comunale ed il probabile interessamento del
Prefetto. Mi domando cosa aspetti il sindaco Bruni a liberarci e
liberarsi di questa persona, spesso dimostratasi arrogante, che egli
stesso ci ha imposto. Non mi risulta che l'assessore Caradonna sia stato
eletto da noi cittadini comaschi. Ne va del rispetto e della
considerazione che dobbiamo avere nei confronti di chi abbiamo eletto ad
amministrarci.
Noi cittadini dobbiamo ricordarcene al momento del voto: certa gente va
punita con il più efficace mezzo che ci fornisce la democrazia.
Valerio Rossi
Perché l'abbattimento in questa stagione?
Un assessore, vistosamente delegittimato dagli elettori alle ultime
amministrative, ma riconfermato al suo posto con un atto d'imperio
consentito dalle nuove leggi vigenti (purtroppo continuano a chiamarla
democrazia) ha fatto abbattere con un blitz notturno, degno delle
migliori teste di cuoio, il cedro che da decenni piantonava piazza Verdi
a Como, eseguendo una sentenza inappellabile, " per dare maggiore
vivibilità alla piazza" (sic!).
Parlano tanto di recuperare le vecchie buone tradizioni, di ricercare i
valori fondanti della società civile ecc. ecc. e poi questa è la
esemplare dimostrazione della contraddizione ormai insita in questo
mondo che continua ad andare alla deriva.
Però davanti al trionfo della vanità, del cinismo, dell'apparire anziché
dell'essere, possiamo trovare ancora qualche raro caso di sensibilità,
meritevole di encomio. A Figino Serenza, davanti alla Biblioteca
Comunale a Villa Ferranti, in piazza Umberto I, si può vedere ed
ammirare un esempio di professionale cura e di accettazione di un
monumentale "ingombro" che, seguito e coccolato, diventa una parte viva
della comunità in cui è stato radicato, senza essere vissuto come un
pesante fastidio, come succede purtroppo a troppi di noi anche nei
confronti dei poveri, degli ammalati, degli anziani, degli inermi in
genere, dimenticandoci, nel nostro ovattato ed effimero benessere, che
per tutti noi prima o poi arriverà la fatidica sera.
Per quanto riguarda invece il cedro "cucciolone" che tanto fastidio dava
a certi comaschi davanti al Teatro Sociale, speravo almeno che si avesse
il pudore e l'intelligenza di rispettare la legge che permette
l'abbattimento delle piante sane - e questo cedro era sano: rimarcarlo è
d'obbligo - solo nel periodo autunno - invernale (dal 31 ottobre al 31
marzo), quando la pianta è a riposo vegetativo, perché, ricordiamocelo
bene, la pianta è un essere vivente e in questa stagione stava vivendo!
Anche se non potrà urlarci il suo dolore al taglio in quanto non parla
il linguaggio di quell'altro essere vivente, che si professa evoluto e
pensante che è l'uomo !
Chi ha autorizzato l'abbattimento al di fuori del periodo consentito?
Con quali motivazioni?
Possibile che solo il comune cittadino debba sempre rispettare la legge
? Le istituzioni no?
Cordiali saluti.
Raffaele Introzzi Como
Sono stufa di assistere a queste prepotenze
Gent.mo direttore,
fa più rumore un albero che "cade", che una foresta (di cemento: 323.00
metri cubi previsti) che cresce.
Vorrei dire cosa è stata per me la vicenda del cedro: è stato capire che
bisogna rivendicare il diritto di esprimere come vorremmo la città che
sarà quella in cui i nostri figli cresceranno.
Ho constatato che i cittadini contano davvero poco, soprattutto se
stanno a casa a vedere la televisione, e che, di conseguenza, chi ha
ricevuto un mandato per 5 anni, fa quello che vuole senza ascoltare
nessuno.
Ringrazio a questo proposito Luca, che è salito sul cedro e che "ci ha
messo la faccia" per tutti noi. Il piano generale del territorio non è
stato ancora approvato per deroga regionale. Nel frattempo, è una gran
festa per le immobiliari e i loro soci (spessissimo nostri
rappresentanti politici con mattoni d'oro in tasca).
Sono sotto gli occhi di tutti gli scempi di Rebbio, via Cardina, Via
Borgovico, Garzola, ecc. Da ultimo vorrei chiarire che non sono una
"verde", non ho tessere in tasca: sono solo stufa di assistere a queste
prepotenze in silenzio. Grazie.
Luisa Todeschini
e.mail
Rileggiamo questi versi del poeta Rafael
Alberti (Lettere alla Provincia 14/06/09)
Dedico questa poesia di Rafael Alberti al cedro del Sociale.
«Han sradicato un albero. Ancora stamani il vento, il sole, tutti i
passeri gli facevan carezze. Ed era allegro e giovane, era candido ed
eretto, con una chiara vocazione di cielo e un avvenire nobile di
stelle.
Ora, stasera, giace come un bimbo strappato alla sua culla, con le
tenere gambe spezzate, la testa affondata, sparso per terra e triste,
tutto disfatto in foglie, in pianto ancora verde, in pianto.
Stanotte uscirò - quando nessuno potrà guardare, quando sarò solo - a
chiudergli quegli occhi e a cantargli quella stessa canzone che stamani
gli sussurrava il vento al suo passaggio».
Massimo Marelli
Cantù
E non potremo punirli col nostro «non voto»
E alla fine il cedro è stato abbattuto, in nome di non si sa bene quale
legge dell'estetica e dell'architettura.
La cosa più triste di tutta questa storia, però, è che alle prossime
elezioni amministrative non potremo nemmeno toglierci la
soddisfazione di punire con il nostro "non voto" i responsabili di
questa decisione.
I cittadini di Como, infatti, l'avevano già fatto nel 2007 dando
all'attuale assessore solo 219 preferenze (un decimo delle firme
raccolte dal cedro, forse questa la ragione di tanto accanimento?).
Cordiali saluti.
Fabio Gatti Como
Speriamo non sia l'inizio del peggio che
arriverà
Cara Provincia,
la notizia del taglio del cedro mi ha molto rattristato e per il fatto
in sé e per le modalità con cui è stato effettuato. Sarebbe preferibile
che la gente canticchiasse: «E' mezzanotte, anzi lo era tra un
bacio e l'altro.....».
Altri tempi, ora si schiamazza e capita anche che qualcuno usi la
motosega. Anni luce, da quando, nel 1956 tutti gli alunni della scuola
elementare di Albate furono portati al campo CONI di Camerlata per
assistere alla piantumazione degli abeti che ora svettano ai bordi della
pista.
Ricordo il maestro Schiraldi , il nostro Maestro, che ci spronava ad
amare la natura. Che bel clima di festa, alla luce del sole con
l'azzurro del cielo e la speranza di un avvenire felice.
Ora il grigio degli anni, dei capelli e l'assordante urlo di una
macchina che abbatte un cedro. A che pro? Era proprio necessario ? Non
sarà per caso l'esito scontato di un dannoso braccio di ferro ? E
soprattutto non è che questo sia solo un inizio e il peggio deve ancora
capitare?
Veronelli Gianni e.mail
Sarebbe stato il re di una piazza verde
La tecnica del blitz è giustissima ed è da applicare contro Paesi
dittatoriali al fine di ottemperare ad ogni qualsiasi tentativo di
uscire da una situazione contingente e grave.
Applicarla, come è stato fatto ed eseguito l'altra mattina, dà la sola
conferma che chi ha deciso una soluzione, come quella applicata, è
partecipe solo del suo potere.
Se poi è confermata la scelta dell'isola pedonale, va da sé che Lui
sarebbe stato re di una piazza verde.
Di cuore, mi spiace.
Paolo Bajetti Brunate
Non era un problema da risolvere di notte
Spett.le redazione,
un contributo da una nuova cittadina di Como (mi sono trasferita qui
solo da un anno e mezzo e per scelta) delusa e preoccupata dal primo
approccio avuto con l'amministrazione della città relativamente alla
questione del taglio del cedro del Libano che ornava fino all'altra
notte la piazza antistante il Teatro Sociale.
Non entro nel merito della scelta, su cui ognuno può avere un parere
diverso; la preoccupazione che dovrebbe invece essere condivisa riguarda
l'atteggiamento delle istituzioni cittadine, e del sindaco in
particolare, posti di fronte alla protesta di un gruppo di cittadini che
si sono presentati l'altra sera credendo di poter esprimere la propria
posizione contraria durante una seduta del consiglio comunale in cui era
stata presentata una mozione per una ridiscussione del tema in oggetto.
Cittadini che avevano raccolto su questo tema un anno fa più di duemila
firme, cittadini che si sono sentiti imporre lo spostamento della
discussione del tema a lunedì mentre la scelta era già stata fatta con
l'albero abbattuto in piena notte, di nascosto, e la piazza davanti al
sociale nuda a testimoniare l'arroganza di una giunta che evidentemente
non crede di dover rispondere a nessuno.
Il sindaco di una città non è eletto da tutti i cittadini ma è il
sindaco di tutti, e a tutti i cittadini deve rispondere se le questioni
sono poste in modo civile: duemila firme e un presidio pacifico durante
un consiglio comunale sono metodi civili.
Ed un sindaco non può rispondere di non essere a conoscenza dei tempi
decisi dai tecnici. L'arroganza dimostrata fa paura: questa volta era un
albero, e si sa che gli alberi in Italia non hanno molti difensori, ma
la prossima volta cosa potrebbe essere?
Patrizia Signorotto Como
Un gruppo su Facebook per salvare quest'albero
(Lettere alla Provincia 11/06/09)
Buongiorno, vi scrivo per dirvi che anche io non voglio che venga
abbattuto il cedro di piazza Volta Quasi per caso nei mesi scorsi ho
scoperto e letto del progetto di riqualificazione di piazza Volta. Non
perché sia particolarmente bello, o grande (anche se è bello e grande)
ma non capisco né condivido l'idea di abbattere quell'albero fra l'altro
per lasciare un grande vuoto.
Per questo motivo ho creato un gruppo su Facebook per salvare quest'albero
e sapere se ero l'unico a cui interessava il suo destino.
Il gruppo è dapprima cresciuto lentamente, poi il tam tam della rete
l'ha fatto crescere sempre di più ed oltre le più rosee previsioni.
A stasera gli iscritti sono 441 in costante aumento e sono anche stato
contattato da persone al di fuori della rete.
Ho invitato tutti i membri del gruppo a scrivervi due righe per dire
"anche io non voglio che venga abbattuto il cedro di piazza Volta". Non
so se vi riempiremo la casella di posta o meno, spero solo che la voce
di tante persone trovi un po' di spazio e magari convinca il Comune a
rinunciare all'idea di abbattere un albero.
Grazie per la disponibilità
Cordialmente, Nicolò Righi e.mail
Lasciatemi vivere: vivrete anche voi
Anch'io mi sono messo in ascolto del grande e bellissimo Cedro. Anch'io
ho porto orecchio al suo dire che ho avvertito così: «Lasciatemi vivere
perché così vivrete anche voi - e non solo perché vi restituisco, grazie
alla mia opera, un po' d'aria salubre e ossigenata, ma perché le mie
radici sono il simbolo delle radici che portate in cuore. Delle radici
dell'uomo dei vostri genitori. Di queste radici che, invece di
sradicare, bisogna sempre più rafforzare giacché la linfa che vi nutre i
cuori dello stesso sole».
Ascolteremo la voce del Cedro? Se l'ascolteremo, ascolteremo anche la
voce di coloro che, per amore, ci hanno dato la vita. Ascolteremo così
il grido di tutti coloro che ci chiedono aiuto per essere salvati, e ci
salveremo....
Maria Grazia Palestra
Como
Ma il problema vero sono le automobili
Caro direttore,
desidero far sentire la mia opinione sul «cedro» collocato in Piazza
Verdi a Como tra la facciata del Teatro Sociale e l'abside del Duomo.
Quella pianta per quanto mi riguarda sta benissimo dov'è, non c'è alcun
motivo di tagliarla e si integra perfettamente con il Duomo, il Teatro e
la Torre Pantera, conferendo al luogo un'aria bucolica, poetica,
riposante.
Il problema vero in quel contesto urbano sono le auto, il parcheggio, la
loro inquinante e devastante presenza.
La città di Como ha un impianto medioevale che dovrebbe essere
rispettato allontanando in periferia e comunque fuori dalla cinta
muraria tutti i parcheggi
e più precisamente liberando dalle auto Piazza Verdi, l'Arena del Teatro
Sociale (da riportare al suo utilizzo naturale) e Piazza Roma che deve
diventare un salotto a due passi dalla piazza Cavour ove possono trovare
collocazione
ristoranti caffé, negozi e tanta cultura sul modello della gemella
Piazza Volta.
Ritornando al cedro, credo che il vero problema sia un rinnovato assetto
urbanistico di quella parte della città che vede nello stesso perimetro
il Palazzo Terragni, l'abside della più bella cattedrale della
Lombardia, il Teatro Sociale e la Torre Pantera il cui recupero ad un
utilizzo pubblico e culturale è imprescindibile.
Il Cedro in quel contesto sta benissimo dove si trova e francamente non
si comprende di fronte a tante proteste l'accanimento
dell'Amministrazione Comunale.
Giuseppe Rigamonti
Lipomo
normandia Quelle croci bianche di un
cimitero americano
Caro direttore
«dormono, dormono sulla collina»... mi sono venute alla mente le parole
del poeta nel vedere migliaia di croci bianche, perfettamente allineate
nel grande cimitero americano in Normandia, davanti alla grande spiaggia
atlantica dove morirono, durante lo sbarco, diecimila ragazzi americani.
Obama, Sarkozy, che cosa avranno pensato davanti a quelle croci, a
quelle migliaia di ragazzi sacrificati per niente in nome della follia
di uomini che come loro possono decidere della sorte di intere nazioni?
Ma Obama è uomo di pace e nel discorso tenuto al Cairo ha salutato il
popolo musulmano con le parole "Assalamu alaykum" («Che la pace sia con
voi»). Come dice il Corano, «Dio ti guarda, di' sempre la verità», così
ha proseguito nel suo profondo e toccante discorso all'immensa
moltitudine islamica alla quale ha espresso il desiderio che l'uomo sia
seminatore di pace, non di odio. Spero che l'uomo recepisca
profondamente questo messaggio bellissimo in ricordo di quelle migliaia
di giovani americani che sono morti anche per noi. Ricordo una frase
letta in un altro cimitero britannico: «To the world he was a soldier,
to me he was the world» («Per il mondo egli era un soldato, per me egli
era il mondo»).
Paolo Sanguanini Canzo
Lasciate stare l'albero e tirate giù il Sociale
(Lettere alla Provincia 4/06/09)
Come avete annunciato voi del giornale: il cedro di piazza Verdi fa le
valigie
Me lo vedo, stufo di polemiche, tagliare la corda da questa città così
inospitale per il verde. Così abbiamo preferito non fargli sapere che,
giovedì scorso, cercando di manifestargli simpatia con la nostra
semplice presenza in consiglio comunale, siamo stati fermati alla porta
quasi subito, con la scusa che non c'erano abbastanza posti a sedere per
tutti. I nostri amministratori forse non sanno di essere in quel
consiglio anche grazie al voto di tanti di noi. Ci piace pensare che si
sia trattato solo di gentilezza nei nostri confronti, tuttavia noi
preferiamo, al loro particolare galateo, i nostri diritti e che si parli
finalmente anche dell'albero, perciò ci aspettiamo che al prossimo
consiglio sia aggiunto l'argomento, oltre alle sedie. Che siano tante,
per cortesia.
A salvare l'albero sarebbero dovute bastare le tantissime firme, 2700,
dei cittadini che hanno espresso la volontà di tenerlo, lo spreco
vergognoso di migliaia d'euro per abbatterlo e la logica.Tutto lì.
Inutile parlare, a chi non lo vuole, anche dei sentimenti dei cittadini
per questo cedro, sarebbe come raccontare i colori ad un cieco.
Invece vogliono tagliarlo con la scusa che disturba l'estetica della
piazza e la vista del Sociale, sono convinti che a difendere l'albero
siano solo pochi poveri Don Chisciotte, la solita stropicciata armata di
Brancaleone delle cause perse, come se la volontà dei cittadini e lo
sperpero del loro denaro fosse poca cosa, il capriccio di quattro
sognatori.
Eppure gli stessi nostri amministratori, in fondo, inseguono delle
utopie: basta guardare quel centinaio di nuove piante di circa un metro
e mezzo lasciate ad agonizzare nel parcheggio appena finito in piazza
Verdi, nessuno le avrebbe comprate, ma il Comune l'ha fatto per noi.
Sarà stato un gesto di pietà, credono nella resurrezione delle piante o
forse pensavano che saremmo stati comunque contenti. Sperano che,
abituati al vaso pieno dell'arroganza, finiremo con l'accettare anche
questa goccia di troppo rinunciando, da sognatori, ad uno stupido
albero.
Saremo Don Chisciotte ma non siamo scemi, la crescente difficoltà di far
quadrare il bilancio ci ha reso più pratici, ma non per questo ottusi e
da persone pratiche sappiamo bene che Como ha problemi più importanti da
risolvere e che è ora di chiudere la questione in modo ragionevole.
Volete salvare in Piazza Verdi l'estetica e la visuale? Dovendo proprio
scegliere: lasciate stare l'albero e tirate giù il Sociale.
Paola Carnelli
e.mail
Secondo me sta benissimo dov'è
Infuria il dibattito attorno al cedro di piazza Verdi, purtroppo da
quanto si dice sembra che gli restino pochi giorni di vita, e poi
un'altra pianta sarà abbattuta per far spazio a nuovi parcheggi.
Premetto che, rivedendo propio oggi la pianta stessa, ribadisco che
secondo me sta bene al suo posto, non rovina il decoro né del Teatro
Sociale né tanto meno del duomo, la pianta è sana, quindi non ci sono
pericoli e oltretutto non capisco quanti parcheggi in più potrebbero
nascere da un suo abbattimento.
Mi aggiungo a tutti quei lettori che in questi giorni si stanno battendo
perché questa pianta resti al suo posto,anche se noi purtroppo poco
possiamo fare, chi deve avere un po' di buon senso e il sindaco e la sua
giunta,lo invito a recarsi propio davanti a questo cedro e a guardarlo,e
riguardarlo,alla fine spero possa capire che la piazza si puo'
riqualificare lo stesso senza levarlo,magari pulendolo dalle branchie
secche e darli una potatura conservativa, acquisterebbe maggiore
bellezza e maggior fascino, ricordo che per abbattere una pianta ci si
impiega poco tempo, ma per farne crescere una simile a questa ci
vogliono molti anni, la stessa forestale complica la vita a chi vuole
ripulire il propio bosco, con pratiche burocratiche che come volte
accade fanno scappare la voglia a quelle persone che vogliono tenere in
ordine i propri terreni, e in questo caso non fa nulla per fermare
questo scempio?
Sperando di avere una risposta, e di vedere ancora per molto tempo il
cedro al suo posto, porgo cordiali saluti.
Fabio Noseda
Albavilla
Per una cedrata... basta entrare in un bar
Non è accettabile. Giù l'accetta.
Per una cedrata (specie in una città turistica) è sufficiente entrare in
un bar. Contro il lapidìo della vita moderna inviterei i baristi o i
ristoratori di città, ma anche di provincia, che ne siano provvisti, od
esporre un cartello con su scritto, a scelta, "vendesi cedrata" o
"deteniamo cedrata" o "spacciamo cedrata", oppure, per chi ha il bar con
giardino, "cedrata gratis".
In abbinamento, si possono fare promozioni da specificare più sotto, nel
cartello, per esempio il ristoratore che in abbinamento al pranzo, di
verde voglia regalare un ramoscello di alloro o di rosmarino o una
piantina di basilico.
Anche una particolare foto o un disegno di un pino o di un cedro vanno
bene. Per chi proprio voglia optare per "spacciamo cedrata",
consiglierei un fuscellino di pino o un ciuffetto di vero Cedrus
Atlantica (va forte), se poi nel sottotitolo proprio si voglia scrivere
"della migliore" venga stasera alle 20 al cedro "Sociale".
Maurizio Menegon
Como
Continuo a sperare che possa essere salvato
(La Provincia 2/06/09)
Ho letto la lettera del sig. Ferrigno (con risposta del direttore) a
sostegno e difesa del cedro antistante il teatro Sociale.
Mi unisco, seppur con queste poche righe, a sostegno dell' albero,
affinchè esso non venga abbattuto.
Forse coloro che vogliono abbatterlo si dovrebbero chiedere: ma è
davvero necessario? O forse basterebbe solo accorciare le cime, unita ad
una sana potatura della pianta.
Perchè togliere quella bellissima pianta? Forse lor signori, gli
abbattitori, si scordano della bellezza di luci che ci ha regalato, con
il suo sostegno ad addobbi luminosi durante le feste Natalizie.
Spero veramente che ci sia il modo di riflettere su questo.
E che dopo tanto vigore che ha dato alla città di Como, sia salvato.
Franco Roperti
Luisago
Tagliarlo? Sarebbe un'autentica barbarie
Cara Provincia,
io credo che il livello di civiltà di un popolo (e dei politici) si
capisca dal rispetto che viene dato alla natura. Tagliare il cedro è una
barbarie, purtroppo con precedenti assai tristi. Paesi civili del Nord
Europa affrontano la risistemazione di aree urbane basando i progetti
sugli alberi, che vengono considerati come un elemento prezioso da
lasciare o anche inserire nel contesto architettonico. Un qualcosa di
prezioso, di bello, di vivo, che non solo riempie uno spazio, ma si
integra in modo amorevole per gli esseri umani che lo guardano.
La piazza del cedro (mi piace chiamarla così anche se dovrò chiamarla
dell'ex cedro) andrebbe risistemata tenendo conto prima di tutto
dell'albero e poi del resto. (A parte che io ritengo che ci siano molti
altri lavori più importanti da fare in città, un piccolo esempio:
l'altro giorno stavo per cadere pericolosamente con la moto perchè la
ruota è entrata in un buco e si è girato il manubrio di colpo, mi sono
salvata per miracolo).
Comunque so che la mediocrità delle persone che hanno deciso di uccidere
quella bella pianta che tanti di noi amiamo e abbiamo tentato di salvare
con inutili firme, vincerà sul buon senso, sulla vita, sulla gioia di
sentire il canto degli uccellini su quei bei rami verdi.
Questo mi intristisce e finirà che non passerò mai più in quel posto,
come non sono mai più passata nell'incrocio fra Monte olimpino, Sagnino
e Chiasso da quando hanno ucciso quel bel pino marittimo che d'estate
ospitava una colonia di cicale che rallegravano l'anima coi loro canti.
Quell'incrocio, già brutto, aveva quell'unica bellezza, ne hanno fatto
un orribile incrocio di periferia, squallido e morto.
Ho una proposta in linea con questa tendenza distruttiva (e
autodistruttiva). Perchè non cementificate addirittura tutto il lago,
una bella colata di cemento che permetterà di costruire milioni di
edifici che ci renderanno famosi in tutto il mondo?
E perchè non cominciate a tagliare tutti gli alberi delle nostre colline
per piantare finte piante di cemento che renderanno così
meravigliosamente asettico e apocalittico il nostro habitat?
Fino a quando la mediocrità vincerà? Questa è una domanda che lancio
all'universo, ma credo di non voler sapere la risposta. Vi saluto con
una triste rassegnazione e cercherò di frequentare luoghi verdi e vivi
evitando il più possibile la città.
Chantal Baj
e.mail
Quell'albero maestoso è un essere vivente
Sono un cittadino della provincia di Como, per l'esattezza risiedo a
Mariano Comense. Como non è certo il mio Comune, ma di sicuro è una
delle più belle e significative città della mia provincia, e anche della
Lombardia, terra dove sono nato e cresciuto, e di cui non penso mai di
stancarmi per quanto lunga o breve possa essere la mia esistenza.
Ma la notizia appresa dal La Provincia
di oggi (sabato 30 maggio), secondo cui il grande cedro in piazza verdi
verrà "spostato", come se fosse un qualsiasi scaffale da ufficio
diventato polveroso, e che non fa più bella figura perchè surclassato
dalle lucenti scrivanie più moderne, bè francamente speravo di non
sentirla mai, o tutt'al più che fosse una notizia stile "pesce
d'aprile".
E' proprio triste sapere che le amministrazioni comunali fanno a gare
per "essere sorde" alla dignità degli esseri viventi che popolano le
nostre città; già, perchè quel cedro silenzioso, maestoso, vecchio
quanto basta, non è un semplice componente dell'arredo urbano, come
possa esserlo un qualsiasi edificio vetusto, o un lampione arrugginito.
No, quel cedro è un essere vivente, maestoso quanto la sua altezza, e
dignitoso quanto la sua età, e che fa compagnia a tutti gli abitanti
della città di Como e a tutti coloro che vengono a visitarla.
Io come cittadino lombardo, ma credo di interpretare il pensiero di
molti altri, mi chiedo se non fosse stato possibile trovare un piano di
riqualificazione che non escludesse quell'albero, che diritto abbiamo di
cancellarlo così come se niente fosse, dopo gli anni che ci ha fatto
compagnia.
Rattristano le parole lette di chi è a favore dell'abbattimento, parole
che suonano a dir poco ridicole, se non becere e prive di qualsiasi
rispetto verso la realtà in cui viviamo, verso gli esseri di questa
terra, di cui l'uomo dovrebbe esserne custode, non solo negli angoli più
impenetrabili del nostro pianeta, ma anche qui proprio accanto a dove
viviamo.
Già ma la riqualificazione è più importante di qualsiasi rispetto che
dobbiamo concedere alle "cose" che esistevano prima di noi e che
lasceremo quando noi non ci saremo più.
Questo è il pensiero di un affezionato alla citta di Como.
Stefano Elli
Mariano Comense
E' sano, non è pericoloso e non impedisce
la visuale
Cara Provincia,
ci uniamo alla protesta dei tanti cittadini che chiedono di non
abbattere il cedro di piazza Verdi di Como, che è sano, non è pericoloso
e non impedisce la visuale del teatro se non parzialmente e da lontano,
come abbiamo visto nella foto del teatro pubblicata sul web
Quanto meno chiediamo che vengano rispettati il regolamento e lo statuto
comunale, che prevedono all'art. 12 la discussione in Consiglio Comunale
delle istanze dei cittadini.
Cordiali saluti,
Chiara e Sara Ferrarini
e.mail
Ci mancava solo un cedro da annientare
(Lettere alla Provincia 31/05/09)
Gentile sig. direttore,
le scrivo per pregarla di aiutare me ed altri milleseicento cittadini di
Como, le cui firme sono state presentate in Municipio, a salvare il
cedro monumentale antistante il Teatro Sociale della città, che si è
deciso di «uccidere» (non ci si vuole convincere che le essenze arboree
vivono e ci aiutano a vivere).
Il motivo, risibile, è che ostacola la visibilità - pensi - del
colossale abside del Duomo e della facciata, peraltro non originale, del
Teatro Sociale; pare, infine, che non si possa pedonalizzare la
piazzetta senza tagliare l'albero perché il piano di essa va sollevato:
è forse a rischio inondazione? Nonostante il ciclopico e costosissimo
mostro anti esondazione? Como ha tutti questi soldi da sperperare? A me
sembra che si cerchi di gabellare per interesse comune ciò che comune
non è.
In città si è perso anche il senso del ridicolo oltre che di un
interesse comune qual è la lotta all'inquinamento. Pensi che tempo fa
sono state eliminate dal terrapieno delle Ferrovie Nord, dietro il
vecchio Distretto Militare, più di una decina di essenze pregiate,
perché pericolose per le auto in sosta in una via... poi vietata alla
sosta. Io sono molto affezionato a Como dove ho prestato servizio per
ventinove anni; l'altro ieri sera, insieme ad oltre cinquanta cittadini
abbiamo, inutilmente, tentato di farci ascoltare. La prego, signor
direttore, faccia sentire la sua voce.
Col. Bers. Pietro Ferrigno
Tavernerio
Caro colonnello, immagino la sua di voce tonante, e penso che basti per
sottolineare il pensiero civile e saggio di 1600 comaschi. Credo che,
con la sua lettera, ne abbia indotti ad aggiungersi molti di più. Questa
è una città stupenda ed è gestita da politici molto singolari, che
invece di preoccuparsi del traffico che ci strangola, del lago
trasformato gratis in un bacino di contenimento-acqua per irrigare il
Lodigiano e il Pavese, della cementificazione selvaggia, della dubbia
moralità di alcune operazioni pubbliche, della paralisi su temi come la
viabilità, la mobilità e l'urbanistica, si preoccupano dell'ombra di un
cedro davanti al Teatro Sociale. E si apprestano ad avviare le motoseghe
con un decisionismo d'altri tempi. Allora vorrei dire a chi ci governa,
se lei mi presta la voce da bersagliere: ma dedicatelo alla città, tutto
questo ardore. E con la maggioranza che avete, occupatevi dei problemi
reali e risolvetene qualcuno. Più che la stagione dei cedri, arriva
quella delle cedrate.
Giorgio Gandola
lettere@laprovincia.it
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