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NOTIZIE DAI VERDI DI COMO - vai ad altre news

ANCORA SUI RIFIUTI
Riaffiora l’inganno dei CIP6, in una situazione difficile come quella campana. Grazie agli emendamenti dei verdi, ed al lavoro in particolare di Loredana De Petris, Angelo Bonelli, Grazia Francescato ci si era finalmente incamminati verso la giusta direzione. Si stava ponendo rimedio ad una distorsione che ha fatto sì che i 40 miliardi dei Fondi dei CIP6 finisse, per il 70%, alle fonti definite assimilate. Una delibera del Comitato interministeriale prezzi- era il 1992- li introdusse stabilendo una maggiorazione del 6% del prezzo dell’elettricità, pagato dai consumatori finali, per promuovere le energie rinnovabili Obiettivo era quello di favorire lo sviluppo delle produzioni energetiche sostenibili, solare e eolico. Invece, grazie ad una interpretazione estensiva del termine “rinnovabile” i miliardi sono finiti nelle casse delle aziende la cui produzione energetica è tutt’altro che rinnovabile : centrali termoelettriche, raffinerie, inceneritori alimentati da rifiuti. Caduto il governo si è di nuovo invertita la rotta grazie ad un’azione esclusiva del Ministero delle Attività produttive che ha restituito i CIP6 agli inceneritori campani in fieri.
Sono 60 euro in più in bolletta non per favorire l’energia dal sole o dal vento, ma per favorire un ulteriore guadagno dai rifiuti per il cui smaltimento già i cittadini pagano bollette pesanti, per non parlare del prezzo ambientale e sanitario di un ciclo di gestione dei rifiuti che, anziché affrontare a monte il problema, pensa di risolverlo partendo dalla fine del ciclo, ovvero dalla fase finale di smaltimento. I rifiuti potrebbero davvero diventare l’oro di Napoli, ma, in primo luogo, sarebbe bene chiamarli non più rifiuti, bensì “ materiali post-consumo”. Infatti, anche dopo essere stati consumati ed usati continuano ad essere materia : plastica, vetro, carta, organico, legno, alluminio, metalli vari, frazione secca non riciclabile. Il ciclo dei rifiuti non si risolve se non in una prospettiva di sostenibilità e nel rispetto della gerarchia indicata dalla legge : ridurre, differenziare, riciclare. Per noi verdi tutto questo è molto chiaro. Dove in verdi in Italia gestiscono la delega all’ambiente sono evidenti i risultati in termini di raccolta differenziata. E grazie al Ministro dell’ambiente ed al suo collaboratore scientifico Luca Dall’orto è decollato il primo gruppo italiano di Agenda 21 che si occupa di rifiuti ed ha tra gli obiettivi la realizzazione di un eco-sportello rifiuti , su internet, per le pubbliche amministrazioni, nonché la redazione di un manuale per attivare la raccolta differenziata. In Europa da ACRplus ( Association of cities and regions for recycling) è stata lanciata una campagna importantissima per la riduzione della produzione di 100kg di rifiuti/abitante/anno. Nell’ autunno 2008, durante la presidenza francese UE, è in programma la prima edizione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Ogni governo locale dovrà declinare il proprio impegno specifico: come fare? Se si introduce il compostaggio domestico si riduce la produzione di rifiuto indifferenziato di circa 40 kg/ab/anno, poi l’uso degli eco-pannolini, dell’acqua del rubinetto, l’utilizzo di sacchetti multiuso e di tela, gli imballaggi a rendere, i detersivi alla spina, il riutilizzo di materiale vario sono azioni che comportano un risparmio sino a 100kg che, moltiplicati per il numero degli abitanti di una città, consente di risparmiare territorio per smaltire i rifiuti ( è noto dal rapporto Stern che oggi la media planetaria di spazio disponibile per assorbire sostenibilmente i rifiuti e gli scarti della produzione e dei consumi , lo spazio bioproduttivo è di 1,8 ettari pro-capite. Gli americani ne’assorbono 9,6, gli europei 4,5. Se il resto del mondo volesse raggiungere questi livelli, tre altri pianeti non basterebbero). Il risparmio poi è anche economico e per una città di 150.000 abitanti ridurre di 100kg la produzione pro-capite di rifiuti significherebbe risparmiare 1 milione di euro in smaltimento ( dato che ormai il costo di smaltimento varia dai 70 a 240 euro circa a tonnellata).Poi il ciclo dei rifiuti si può chiudere in modo sostenibile se i materiali post-consumo tornano ad avere vita : plastica delle bottiglie per produrre tubi in agricoltura, interni di automobili, oggetti vari, vetro per l’industria ceramica, metalli per fare riciclette e caffettiere, organico come compost contro la desertificazione, carta che ridiventa il giornale quotidiano, libri e acquisti verdi nella pubblica amministrazione ( per altro obbligatori per legge – almeno per il 30%). Infine la chiusura definitiva del ciclo dovrebbe avvenire con sistemi a freddo, non con gli inceneritori attraverso i quali semplicemente si trasforma l’inquinamento solido in inquinamento aeriforme, senza contare che il 30 % di quello che si brucia diventa cenere ( ceneri leggere e ceneri pesanti, comunque tossiche e che devono essere smaltite in discariche speciali o spedite in Germania come sembra fare l’inceneritore di Brescia). In alternativa all’inceneritore, il ciclo dei rifiuti si può chiudere con il trattamento meccanico-biologico. Se virtuosamente si raggiunge il 70% di raccolta differenziata- si può come dimostrano molte città anche grandi- il 30% del rifiuto indifferenziato che resta può essere ulteriormente separato, ricavandone di nuovo materia, magari compost di minore qualità, ancora metalli, ecc. Alla fine resta un 6% che, stabilizzato, può essere riutilizzato come base per sottofondi stradali, come materiale per interventi di bonifica ecc… Dunque non è impossibile, ma assolutamente praticabile raggiungere l’obiettivo rifiuti 0. L’Europa ci sta chiedendo di andare in questa direzione : ma occorre investire in buone pratiche amministratiive, sorrette da scelte politiche chiare e da tecnici esperti in gestione di sistemi complessi. In Italia vi è una riserva di giovani competenze straordinarie sparsa sul territorio che aspetta solo di essere attivata, frutto di anni di studio, esperienza e lavoro nelle università e nelle istituzioni. Senza dimenticare che oggi in Italia, come in Germania il business del riciclo eco-efficiente presenta un fatturato di 38 miliardi di euro ed è in crescita dell’8%. Perché continuiamo insensatamente a buttare queste risorse?

Pinuccia Montanari – Referente Nazionale Rifiuti- VERDI

 

Nuova direttiva quadro sui rifiuti
Frassoni: "Gli inceneritori non potranno essere spacciati come recupero"

Il Parlamento europeo ha adottato oggi, in prima lettura, il rapporto della deputata Caroline Jackson (Regno Unito, popolari) sulla proposta di nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo socialista e dalla sinistra unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti.
La presidente dei Verdi/ALE, Monica Frassoni, ha così commentato il voto di questa mattina:
"Il bilancio del voto di stamane è complessivamente positivo, in particolare se si tiene conto del fatto che siamo riusciti a non far considerare gli inceneritori (indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica) come una forma di recupero. Almeno in prima lettura, siamo così riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l'incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l'Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili.
Di fondamentale importanza è inoltre l'adozione di una gerarchia di 5 livelli chiaramente distinti l'uno dall'altro e con un ordine di priorità ben preciso, all'interno del quale gli Stati membri devono impegnarsi prima di tutto per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, poi il riutilizzo, poi il riciclaggio e altre forme di recupero e solo infine per lo smaltimento (naturalmente sicuro ed ecologico) dei rifiuti.
Molto importante infine è l'aver stabilito che tutti gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare la propria produzione globale di rifiuti entro il 2012 rispetto alla propria produzione annuale di rifiuti del 2008. Un primo passo concreto per ridurre la montagna di rifiuti che ogni anno si produce nel nostro continente (534 kg di rifiuti domestici per ogni europeo in un anno!).

Sostegno a Prodi
Pecoraro sui 12 punti: "Sulla Tav non c'è via libera al mega-tunnel". Il leader dei Verdi risponde in video sul suo blog ai cittadini
L’accordo in 12 punti proposto da Romano Prodi e accettato dai leader del centrosinistra non parla di mega tunnel per il collegamento Tav Torino Lione. Lo sottolinea il presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Con l’accordo, ha detto Pecoraro in un’intervista al Messaggero di giovedì scorso, "si resta dentro le intese programmatiche e si rilanciano alcuni punti per noi importanti: mobilità sostenibile, fonti energetiche e rinnovabili".
“Sulla Tav – precisa il leader dei Verdi - c'è un impegno a velocizzare le procedure dell'osservatorio, al fine di trovare una rapida soluzione, ma non un via libera al mega-tunnel. La modalità resta quella della ricerca del consenso con la popolazione”.
Nel documento programmatico mancano i Dico, ma lo stesso Prodi ha ricordato che il provvedimento varato ufficialmente dal Governo, cioè il disegno di legge, è “già incardinato in Parlamento”. “Il ddl il governo lo ha già votato. A questo punto l'impegno riguarda la maggioranza in Parlamento”, ribadisce Pecoraro.
Il leader dei Verdi risponde con un video sul suo blog, alle domande e alle preoccupazioni degli elettori del centrosinistra sulla situazione politica e sui "risultati importanti" ottenuti dal Sole che ride con il governo Prodi, come "cancellare il ponte sullo stretto, riuscire a svoltare verso le energie e le fonti rinnovabili ed il solare, riportare Rubbia in Italia, fare in modo che i soldi del famigerato Cip6 da adesso in poi vadano comunque alle fonti rinnovabili", dice tra l'altro nel video Pecoraro.
Quanto alla crisi il presidente dei Verdi sottolinea che bisogna “recuperare uno spirito in cui al centro ci siano soprattutto l'Unione e il sostegno a Prodi”, come peraltro ribadito dall’Esecutivo del partito che si è svolto ieri. “E basta – aggiunge Pecoraro - con i distinguo tra i più riformisti e i più radicali. Peraltro, noi Verdi non ci siamo mai sentititi parte di una sinistra radicale: ci sentiamo componenti di un'intera coalizione".
"Le nostre difficoltà sono dovute innanzitutto a un cambio di casacca stimolato dal centrodestra - afferma ancora il ministro dell'ambiente - che, grazie al gesto inaccettabile di un ribaltonista, sta alterando il mandato degli elettori. Dire che manca la maggioranza dopo essersi presi il voto del ribaltonista De Gregorio, è una cosa un po' discutibile".
"Nell'esecutivo del nostro partito – aggiunge Pecoraro Scanio - abbiamo deciso, e lo chiediamo a tutti, di far prevalere ora il principale degli impegni: garantire un governo di centrosinistra e non consentire il ritorno della destra. Serve una svolta che stabilisca più collegialità e riduca il livello di differenziazione esterna che ha danneggiato la coalizione".
Il leader dei Verdi ammonisce ricordando che anche gli “elettori più pacifisti ci chiedono di tenere in piedi Prodi". E sull'eventuale allargamento in Parlamento, "nulla da dire se si tratta di sostegni che puntano al bene del Paese e alla realizzazione del programma senza stravolgerlo", dice, avvertendo poi che "deve essere chiaro che ci può sostenere solo chi crede almeno a quella parte del programma che vuole superare i conflitti d'interesse e lo strapotere di Berlusconi".
Posizione ribadita dal capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. “I Verdi confermano il sostegno a Prodi, il governo continui. Non abbiamo nessuna pregiudiziale all'allargamento che però deve far salvo il programma, che a sua volta, può anche accettare dei punti innovativi. Abbiamo un'etica della responsabilità – conclude Bonelli - e un patto morale prima che politico con gli elettori”.

SAPONARO SFIDA PROSPERINI: SEI UN RAZZISTA, QUERELAMI.IL PRESIDENTE FORMIGONI REVOCHI LA DELEGA DI ASSESSORE
Milano 13 gennaio 2006 – Il 12 dicembre scorso, quando su tutti i giornali campeggiavano le foto della brutale mattanza di Erba, Marcello Saponaro, Consigliere regionale dei Verdi, e Pier Gianni Prosperini, Assessore regionale a Giovani, sport e turismo erano a Orario Continuato, la trasmissione delle 13.00 di Tele Lombardia condotta in studio da Beppe Ciulla, a commentare l’accaduto.
Per tutta la durata della trasmissione, l’assessore Prosperini ha detto, argomentato e sostenuto che non poteva che essere una strage “islamica”. Queste alcune delle frasi: "Quelli sono bestie, i fondamentalisti islamici" e poi: "non abbiamo a che fare con persone normali”. E ancora: “Questi sono fatti così”. Quindi per chiarire meglio: “Questi sono islamici integralisti. È normale per loro”. La normalità, secondo Prosperini, è che “Vengono qua e uccidono i propri figli” (…) “Non appartengono al genere umano” e ancora “La modalità è tipicamente islamica fondamentalista integralista”, riferendosi al marito e padre delle vittime, Azouz Marzouk, ha detto “Se non è lui è uno come lui” (…) “Vedrà che chi è stato è della stessa matrice di nascita”. Infine ha sentenziato: “Per sgozzare un bambino deve essere un animale e, quindi, non può essere uno di noi”.
Oggi si sa chi, invece, è stato. Marcello Saponaro ha preso, allora carta e penna per dire all’assessore “sei un razzista, ho le prove, e ora voglio che mi quereli, perché voglio la patente di poter continuare a chiamarti razzista”.
Saponaro scrive la lettera in qualità di consigliere regionale e richiama alle proprie responsabilità anche il Presidente Formigoni: “de Villepin non ha fatto ministro Le Pen. Allo stesso modo nessun esponente de La Falange è mai stato ministro con Aznar come nessun esponente dell'NDP in Germania ha mai governato con la CDU.” Quindi, secondo Saponaro, “Formigoni dovrebbe avere il coraggio ed il buon senso di tutelare l'immagine della Lombardia e dei suoi cittadini, revocandole la delega di assessore."

Chi inquina paga?
In finanziaria i rincari del bollo auto per le vecchie vetture. Nessuna differenza al momento tra le alimentazioni delle auto. Un Euro 4 a gasolio emette però Pm 10 quanto un Euro 0 a benzina
Più l’auto inquina più sarà cara la tassa di circolazione. Il dettaglio di quanto dovranno pagare gli automobilisti in base alle nuove disposizioni contenute nella finanziaria è stato raccolto dall’Ansa.
Anzitutto non emerge alcuna distinzione per quel che riguarda i rincari tra vetture a benzina e diesel. Un particolare non irrilevante dato che è accertato che un Euro 4 alimentato a gasolio senza Fap (filtri anti particolato) emette polveri sottili (Pm10)quanto un Euro 0 alimentato a benzina.  In attesa di chiarimenti e di eventuali aggiustamenti alla luce di questa considerazione, in generale comunque il meccanismo di prelievo dovrebbe lasciare invariato l’importo dovuto dai proprietari di autovetture Euro 4 già in circolazione. Il prelievo salirà invece progressivamente per i modelli Euro precedenti.
Per alcune tipologie di vetture ad uso promiscuo di grande peso (per esempio i Suv), all'importo del bollo andranno aggiunti 2 euro per kw. Questo rincaro non riguarderà però i pulmini che trasportano più di 7 persone.
La revisione delle tabelle per le tariffe delle tasse automobilistiche è fissata, nel Ddl Finanziaria, dal comma 21 delle norme fiscali generali. Per le auto, il valore fissato a 2,58 euro/kw da un decreto interministeriale del 1997 resta immutato solo per le auto che rispondono ai requisiti antinquinamento Euro 4 e 5.
Più le auto inquinano più aumenta il bollo: sale a 2,7 euro/kw per le Euro3, a 2,8 euro/kw per le Euro2, a 2,9 euro/kw per le Euro 1, a 3 euro/kw per le Euro 0.
La sovratassa di 2 euro/Kwh che colpirà i Suv, scatta per i veicoli di peso complessivo superiore a 2.600 kg con un numero di posti inferiore a sette. Non è previsto, come detto, l'aumento per i pulmini utilizzati per il trasporto di persone, ad esempio studenti o handicappati.

Abbassa la musica
Ridurre l'Iva sui cd musicali al 4%. Iniziativa del deputato dei Verdi Poletti. "Prodotto culturale al pari dei libri"
“Al fine di favorire la diffusione della cultura musicale, l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto sui compact disc audio è ridotta al 4 per cento”. Lo chiede in poche righe la proposta di legge presentata da Roberto Poletti, giornalista televisivo e deputato dei Verdi, che per sostenere la richiesta ha lanciato anche una petizione on line sottoscritta già da migliaia di cittadini.
“Chi può permettersi di comprare tutti quei cd esposti in bella mostra sugli scaffali degli store musicali?”, si chiede Poletti nel sito creato ad hoc per sostenere la campagna. “Un nababbo forse – si risponde il parlamentare in modo provocatorio -, di sicuro non un giovane precario con il cruccio degli euro che non bastano mai!”
Secondo le regole che disciplinano il prezzo dei cd musicali in Italia, ascoltare l’hit del momento “è un lusso o un vizio che è meglio eliminare dalle abitudini quotidiane. Infatti, nel nostro Paese l’Iva del 20% rende il prezzo finale del cd accessibile a pochi e un sogno per molti e, anziché tutelare, danneggia inoltre i cantanti e le case discografiche”, aggiunge Poletti che chiede che l’Iva sui cd venga equiparata a quella imposta sui libri. “L'imposta sul valore aggiunto gravante su altri prodotti culturali, come i libri, ammonta attualmente al solo 4 per cento, determinando così un'irragionevole discriminazione tra prodotti culturali”.
Il deputato si rivolge ovviamente ai colleghi parlamentari, ricordando che la musica, “nelle sue molteplici forme di espressione, costituisce, a tutti gli effetti, un prodotto culturale e, al pari di altri prodotti intellettuali, rappresenta oggi sicuramente una delle più efficaci forme volte a favorire l'integrazione e lo scambio culturale, in Italia e nel mondo”.
La proposta del parlamentare dei Verdi mira anche a difendere il settore discografico, messo in crisi dalla musica on line e dalla pirateria. “Se da un lato solo lo sviluppo delle nuove tecnologie nel settore della comunicazione di massa ha permesso la facile e gratuita reperibilità di beni musicali, altrimenti inaccessibili alla maggior parte della popolazione, dall'altro, esso ha inevitabilmente contribuito ad aggravare la crisi dell'intero settore discografico, inducendo così un ulteriore aumento del prezzo finale a carico del consumatore”.
“A fronte dell'acuirsi del fenomeno della pirateria – aggiunge Poletti -, che oggi arriva a coprire oltre il 25 per cento del mercato, con gravi danni per autori, case discografiche e lo stesso Stato, l'unico strumento efficace pare consistere principalmente nell'abbattimento dei costi finali di questi prodotti culturali, che contribuirebbe al rilancio dell'intero settore, rendendolo da un lato maggiormente competitivo, e favorendo al contempo una più vasta diffusione dei prodotti musicali attraverso i canali legali”.

Goletta dei Laghi 2006
LAGO DI COMO: SITUAZIONE PREOCCUPANTE
11 località su 16 risultano inquinate, 5 i casi di forte contaminazione
Auspichiamo una forte collaborazione tra le amministrazioni locali per completare la rete di collettori e depuratori
I 16 campionamenti del Lago di Como registrano un quadro preoccupante dello stato di salute della acque lariane. Ben 11 località su 16 sono risultate contaminate da scarichi fognari non depurati, di questi punti di prelievo 5 sono fortemente inquinati: Laglio, Bellagio, Torno, Argegno e Sorico. E' quanto emerso dai risultati delle analisi effettuate dai tecnici di Legambiente presentati questa mattina nella sede della Provincia di Como: il capoluogo lariano è infatti la seconda tappa di Goletta dei Laghi "Cigno Azzurro 2006", la prima campagna nazionale per la tutela e il monitoraggio delle località lacustri italiane realizzata da Legambiente grazie al contributo di COOU, Consorzio obbligatorio oli usati, e COBAT, Consorzio obbligatorio batterie esauste.
La causa dell'inquinamento è da ricercarsi nei numerosi comuni che ancora non risultano allacciati ai depuratori o che attendono la loro costruzione. In gran parte dei campionamenti effettuati, i tecnici di Goletta dei Laghi hanno infatti riscontrato la presenza di numerosi tubi per lo scarico delle acque fognarie e la mancanza degli appositi cartelli di divieto di balneazione. E proprio in questi casi le analisi microbiologiche hanno dato i risultati più allarmanti, come confermano i rilevamenti nei comuni di Laglio e Torno. Nella prima località i tecnici di Legambiente hanno scoperto uno scarico a 100 metri dalla riva del torrente Tenciù e la spiaggia vicina è risultata gravemente inquinata con Coliformi fecali 56 volte superiori al limite di legge. Anche a Torno lo staff di Goletta dei Laghi è "incappato" in un grosso tubo di scarico a pochi metri dai bagnanti e le analisi microbiologiche hanno confermato una grave contaminazione da Coliformi fecali (40 volte superiori alla norma) ed il più alto valore misurato di Escherichia coli (quasi il doppio rispetto al limite), indice quest’ultimo di un inquinamento recente. Legambiente precisa che le analisi delle acque di balneazione che effettua con Goletta dei Laghi rappresentano una fotografia al momento del prelievo e non una patente di balneabilità che spetta al Ministero della Salute. I tecnici di Legambiente hanno effettuato domenica 16 luglio le analisi previste dalla legge sulle acque di balneazione (Dpr. 470/82) e, per alcuni parametri, quelle previste dalla nuova direttiva 2006/7/CE sulle acque di balneazione che entrerà in vigore entro il 2008. Si attende comunque la seconda parte delle analisi che riguarda il ramo di Lecco del Lago di Como che saranno disponibili nei prossimi giorni.
"Il risultato emerso dalle nostre analisi conferma un quadro preoccupante per l'inquinamento microbiologico del Lago di Como - ha commentato Tiziano Granata, portavoce nazionale di Goletta dei Laghi –. Segnaliamo che non abbiamo incontrato cartelli di divieto nelle spiagge dichiarate non balneabili dall'Asl di Como: chiediamo ai comuni di esporre chiaramente i divieti come previsto dalla legge". I rilevamenti in acqua completano il lavoro di Goletta del Lario, iniziativa organizzata per il monitoraggio e la salvaguardia delle coste lariane da Legambiente Como con l’Assessorato all’Ecologia ed Ambiente della Provincia e CREA di Como. I dati raccolti da Goletta del Lario sono in fase di elaborazione e permetteranno di evidenziare criticità e positività dei comuni analizzati soprattutto per quanto concerne il costante abbassamento del livello delle acque, la necessità di spazi pubblici fruibili e un sistema di collegamenti ciclo-pedonali in riva al lago.
"Queste due campagne sono il contributo della nostra associazione per il miglioramento dell'ecosistema lacustre lariano - dichiara Damiano Di Simine di Legambiente Lombardia -. Auspichiamo una forte collaborazione tra le amministrazioni comunali e la Provincia di Como per realizzare gli interventi necessari a risolvere i problemi di inquinamento: in primis sulla rete di collettori e depuratori. Il lago ha bisogno di investimenti certi per rendere le proprie rive sicure e balneabili con indubbi benefici per il turismo lariano".
RISULTATI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE E CHIMICHE
COMUNE PUNTO DI PRELIEVO GIUDIZIO
Argegno Fronte Lido ****
Bellagio Lido comunale - spiaggia libera ****
Carate Urio Località Panginio - Spiaggia di Urio **
Cremia Località S. Vito *
Domaso Spiaggia libera zona Campeggi **
Dongo Località La Sciatera **
Faggeto Lario Lido spiaggia pubblica *
Gravedona Località Serenella **
Laglio 100 metri a destra di Riva del Tenciù ****
Laglio Riva del Tenciuu **
Lenno Fronte Lido *
Lezzeno Bagnana *
Menaggio Fronte Lido - 100 m a sinistra fiume Senagra ***
Pianello Lario Spiaggia libera *
Sorico Località La Punta ****
Torno Accesso al lago dalla pensilina metallica ****

LEGENDA
* non inquinato = tutti i parametri DPR 470/82 entro i limiti e Escherichia Coli minore di 1000 ufc/100ml °
** leggermente inquinato = almeno 1 parametro DPR 470/82 fuori dai limiti e Escherichia Coli superiore a 1000 ufc/100ml °
*** inquinato = 1 o più parametri DPR 470/82 oltre 5 volte superiore rispetto al limite e Escherichia Coli superiore a 1000 ufc/100ml °
**** fortemente inquinato = 1 o più parametri DPR 470/82 almeno 10 volte superiori ai limiti e Escherichia Coli superiore a 1000 ufc/100ml °
° ovvero limite previsto per la classe buono nella nuova direttiva EU

Limiti Dpr 470/82
Coliformi fecali: 100 Unità Formanti Colonia in 100 millilitri (100 Ufc/100 ml)
Streptococchi fecali alias Enterococchi intestinali: 100 Unità Formanti Colonia in 100 millilitri (100 Ufc/100 ml)
Ossigeno disciolto, % di saturazione : 70-120.

Limiti della direttiva europea 2006/7/CE
La direttiva europea, che dovrà essere recepita nel 2008 dai paesi membri, indica le acque interne di eccellente e buona qualità secondo il seguente schema:

Parametri - Qualità eccellente - Qualità buona - Qualità sufficiente
Enterococchi intestinali - 200 UFC* - 400 UFC* - 330**
Escherichia Coli - 500 UFC* - 1000 UFC* - 900** -

* Basato sulla valutazione del 95º percentile.
** Basato sulla valutazione del 90º percentile.

 

Riflessioni
Scopro che la posta ordinaria non esiste piu'. esiste solo la posta prioritaria, chiedo lumi agli impiegati delle poste che confermano. Ma puntualizzo: allora e' prioritaria rispetto a cosa? .. nebbia, devo aver creato uno scompiglio micidiale nelle teste annebbiate da anni di lavoro ripetitivo. Spiego che prioritaria indica una precedenza rispetto ad "altro".. ma se questo "altro" non c'e' piu' casca il diritto di precedenza.. o no? E poi voglio sapere: perche' gli utenti sono costretti da ora innanzi a pagare a caro prezzo le spedizioni? Nebbia ancor piu' fitta. Abbozzano".. mah.... c'e' un decreto.. ma non saprei.. anzi per la verita' e' appena stata stampata dallo Stato una quantita' enorme di posta ordinaria che dovremo buttare nella spazzatura.. si figuri su tutto il territorio nazionale quanti soldi pubblici buttati via!! e poi per noi e' doppio lavoro.. ma perche' non sappiamo."
Ricapitolando:abolita la posta“normale”, quella con affrancatura da € 0.45, per intenderci, obbligando tutti a spedire le lettere a mezzo “Posta prioritaria”, con un’affrancatura da € 0,60. Un rincaro del 33% circa anche per quelli che pensano di essere esenti da questa, nuova, tassa sommersa, non essendo usi a spedire lettere.
E questo potrebbe essere un errore poiché, fateci caso, tutte le “bollette” che riceviamo dalle aziende (Gas, luce, acqua, ecc.), mettono in fattura una voce per il recupero delle spese di spedizione (leggi stampa, piegatura, imbustatura, affrancatura e consegna all’ufficio postale). Pertanto, in percentuale più o meno variabile, questo aumento tocca tutti!
Poi..è stato aumentato il costo della Posta Prioritaria: da 60 centesimi di Euro, è stata portata a € 1,40.
Solamente un 132% circa di aumento sul vecchio prezzo della posta prioritaria!
L'aumento del 30 per cento a carico delle famiglie non ha motivo . La spedizione delle lettere è un servizio sociale e ormai l'87 per cento della corrispondenza è di carattere commerciale. E su quei volumi che le Poste avrebbero dovuto applicare le loro strategie di concorrenza, non andando a gravare su tariffe che colpiscono il cittadino. Ma peggio ancora, a me risulta che Landolfi ex ministro AN abbia firmato il decreto dopo le elezioni, consapevole del fatto che gli aumenti sarebbero entrati in vigore quando lui non sarebbe più stato ministro. .E tutti imbestialiti con il Governo Prodi. Bel colpo Elisabetta

L'estetica e Virgilio sono dalla parte dell'albero: è un capolavoro di bellezza (Vera Fisogni)
Brutto? Bello? Il maestoso cedro che fa ombra al teatro Sociale sta alimentando un curioso dibattito estetico su che cosa sia la bellezza e, di rimando, la bruttezza. Appassiona, diverte o irrita. Ma rischia di attorcigliarsi su se stesso. Perché, a ben vedere, questa discussione ha in sé qualcosa di inconcludente in quanto si attribuisce al bello e al brutto un carattere del tutto soggettivo, finendo per delegare a "terzi" (l'esito di un sondaggio, l'azione di un parlamentare) la soluzione del dilemma. In altre parole, i piatti della bilancia oscillano in quasi perfetta parità. Gli argomenti a favore valgono tanto quanto quelli contrari. Per avanzare nel ragionamento si impongono due mosse. Bisogna chiedersi se al cedro possa essere attribuito un valore che vada oltre il "mi piace, non mi piace"; e poi domandarsi se la pianta nuoccia davvero in modo così radicale ai suoi due amici-nemici: il teatro e la piazza Verdi. Iniziamo dal primo problema. Se ci pensiamo, c'è davvero un'idea di bello intrinseco, che fa riferimento al senso e alla funzione della pianta: è bello il cedro nella pienezza delle sue possibilità, per i suoi rami fronzuti, il suo svettare senza fragilità, come nel caso dell'albero comasco. Questo "bello di natura" ha forse meno valore del bello "architettonico"? Virgilio non avrebbe dubbi, in proposito. Il grande poeta latino, nelle sue liriche agresti, usava l'espressione "pulcher bos" - bel bue - per descrivere un bovino al pascolo nella sua pienezza animale. Da questo punto di vista, il cedro, con il suo sviluppo sopra le righe (e sopra il frontone del Sociale), va considerato non solo bello, addirittura un capolavoro di bellezza naturale. Ma è proprio qui, curiosamente, che i detrattori dell'albero trovano l'argomento principe della loro ostilità: "il cedro va abbattuto perché nasconde la facciata del teatro". Se il bello di natura della pianta coincide con il suo rigoglio, quello di un edificio non è forse di poter essere ammirato in tutta la sua plastica struttura? Attenzione. L'inganno - e il lato debole del ragionamento - risiede nel paragonare il teatro a un comune palazzo. Non è affatto così. Ciò che qualifica un teatro è piuttosto il suo cartellone, la qualità degli spettacoli offerti al pubblico, il livello degli artisti chiamati ad esibirsi sul palcoscenico. Se si ammette questo, si arriva quasi naturalmente a concludere che la bellezza di un teatro non appartiene all'esteriorità delle pur importanti, qualificanti linee architettoniche. Il "bello di natura" del Sociale, dunque, non coincide con la sua facciata. Come la Scala di Milano, per quanto legata al disegno del Piermarini, rimaneva la Scala anche quando allestiva i suoi spettacoli al teatro degli Arcimboldi. Per quanto il cedro oscuri la facciata del Sociale, non potrà mai fare ombra al cartellone di questa (quasi) bicentenaria e amata istituzione. Quanto poi alla piazza, coloro che vorrebbero abbattere il cedro per vederla "com'era una volta", si devono anzitutto domandare qual è il significato di una piazza, per valutarne l'eventuale bellezza o bruttezza. In quanto luogo di aggregazione, di scambio, di incontro, essa non può che intrecciarsi alla storia del luogo, alle tradizioni. Che sono, poi, delle "consegne" (questo è il significato di "tradizione"), magari ingombranti come il cedro, un lascito (vivente) che ci appartiene e del quale non ci possiamo certo sbarazzare con leggerezza. Pena la perdita di una parte della nostra identità.


Il problema delle paratie
Il complesso reticolo idrico lombardo ha subìto nel corso degli anni consistenti interventi di trasformazione e di sistemazione idraulica, volti soprattutto a regimentare il flusso delle acque fluviali e a garantire l’irrigazione in agricoltura, che ne hanno alterato le caratteristiche morfologiche naturali dando inizio ad un livello di artificializzazione piuttosto intenso.
Lungo Il corso dell’Adda in Valtellina (ma la situazione cambia poco più a valle) mediamente il 70% delle sponde e’artificiale ;vi sono cave e discariche che incombono sull’alveo con migliaia di metricubi di materiale di deposito e costruzioni e manufatti , anche recenti, sulle aree di esondazione del fiume che dovrebbero invece essere destinate alla riduzione del rischio idraulico ed idrogeologico.

Il problema della gestione dei livelli del lago va quindi inquadrato in un’ ottica di sistema e risolto attraverso interventi qualificati sull’intero bacino idrografico che costano meno e costituiscono soluzioni più rapide ed efficaci rispetto alle grandi opere tanto care ai nostri Amministratori: progetti di rinaturazione di alcune aree lungo l’asta dell’Adda che permetterebbero di recuperare capacità di laminazione e aumentare notevolmente la capacità d’invaso del fiume; una costante opera di manutenzione e dragaggio dei fiumi che oggi raramente viene effettuata ;un miglior coordinamento delle operazioni della diga di Olginate
In ultima analisi, a livello locale, si possono utilizzare barriere mobili o modificare con interventi minori il profilo della passeggiata a lago , allargandola e facendola degradare lentamente in direzione della strada, anche se il lago esce mediamente ogni 10 anni ed e’ ben piu’ ricorrente oggi il problema dell’abbassamento dei livelli e della fragilita’ di sponde e argini.
Le paratie, suddivise in tre lotti distinti(da piazza Cavour a Sant’Agostino, dalla piazza fino ai giardini di ponente e le opere in piazza Cavour)sono un’opera inefficace, onerosa e devastante sul piano ambientale . Il progetto prevede l’ampliamento/rifacimento per circa 15 metri verso il lago della attuale passeggiata e un sistema di barriere che si erge fino a 1,77 m sopra il livello attuale e si sviluppa fino a 15 metri di profondita’, rendendo impermeabile tutta la citta’ murata da viale Cavallotti a piazza Matteotti. L’opera proteggerà(forse) dai sempre piu’ rari straripamenti soltanto il cosiddetto “Girone”, lasciando a mollo le aree adiacenti e creando danni anche agli altri paesi rivieraschi e non e’ detto che l’acqua non filtri piu’ sotto, raffiorando nelle cantine dei comaschi o dalle tombinature. Inoltre l’improvvisa impermeabilizzazione del suolo sottostante edifici le cui fondamenta poggiano sull’acqua crea un consistente rischio di cedimenti e fessurazioni, tanto che esercenti ed albergatori hanno gia’ fatto eseguire perizie e preannunciato richieste di risarcimenti.
Che dire poi dell’ impatto ambientale del mega- cantiere che durerà certamente piu’ dei 4 anni previsti , mettendo a soqquadro la fascia a lago, il sistema della mobilita’ già costantemente sull’orlo del collasso e la navigazione?Quanti danni al settore del turismo?
La Grande Opera costa sulla carta circa 16milioni di euro di finanziamenti pubblici (di cui ad oggi circa 2.5 gravati sul bilancio comunale), esclusi imprevisti, progetti, consulenze e incarichi futuri. Sono pure fuori dal computo le spese legali ( e sappiamo quanto costano alla citta’ le prestazioni dell’Ufficio legale del Comune!!!!!)per rappresentare l’Amministrazione dinnanzi al Tar, dopo il ricorso presentato dal Consorzio Ravennate, l’impresa aggiudicataria esclusa a posteriori per presunta insolvibilita’ economica. Sono fuori dai 16 milioni di euro anche i costi di manutenzione sulla carta valutati € 43.000 annui che, secondo quanto dichiarato dal Sindaco, se anche raddoppiassero, rappresenterebbero una cifra irrisoria rispetto ai benefici per il territorio e per la città.
Ma quali benefici? Dissesti ambientali ed idrogeologici , ripercussioni sulla viabilita’ e sul turismo a parte, non paiono esserci ricadute positive nemmeno sul piano dell’occupazione e dello sviluppo delle imprese locali, poiche’ le aziende aggiudicatarie hanno legittimamente gia’ deciso di affidarsi a manodopera specializzate e a tecnici provenienti da fuori. Forse per impulso alla occupazione locale si intendono consulenze e/o progetti che secondo i regolamenti comunali di settore , se inferiori a 100.000 Euro, possono essere affidati direttamente a professionisti di fiducia dell’Amministrazione .
Ma chi vuole le paratie? Non i cittadini che in un sondaggio del quotidiano La Provincia, hanno espresso al 94,4% un giudizio negativo, a partire dagli esercenti e dagli albergatori del lungolago, i diretti interessati dai disagi delle oramai sempre piu’ rare esondazioni.Unico vero paladino della grande Opera e’ il Sindaco Bruni che per assicurarsi il consenso della sua maggioranza non esita a soddisfare le pretese dei suoi alleati, studi e progetti preliminari di tunnel, autosili sublacuali, parcheggi sotto la piazza e quant’altro.
Per il momento le controversie legali hanno bloccato tutto, nonostante le trionfalistiche dichiarazioni pubbliche di Sindaco ed Assessore sulla imperdibile occasione di riqualificazione della passeggiata a lago. In questi anni la politica di promozione turistica e ambientale del nostro lago e’ passata attraverso le gare di motonautica,il degrado dei torrenti , della rete fognaria e degli scarichi, la concessione esclusiva ai privati di punti panoramici straordinari come l’area della fontana di Villa Geno, il degrado dei giardini di Ponente, l’abbattimento dei cipressi centenari del Tempio Voltiano. E’ evidente che un’inversione di rotta non si ottiene sacrificando al Mose comasco altre vere priorita’,distruggendo le risorse economiche, mettendo in ginocchio per anni la città per realizzare la Grande Opera che altera definitivamente una riva famosa nel mondo, nonostante l’incuria,proprio per i suoi scorci e le sue passeggiate.

Analisi del voto delle Politiche 2006
La valutazione dei dati elettorali non può prescindere dai dati delle regionali dell’anno scorso, anche se c’è stato il 10% in più dei votanti.
Considerato che il nostro elettorato vota verdi per convinzione, non abbiamo pescato più di tanto nel 10% degli indecisi, quindi la perdita in termini percentuali.
Per il Senato abbiamo avuto il 4,1% contro il 4,8% della Lombardia e sovrapponibile comunque al dato nazionale.
Alla Camera in provincia di Como abbiamo avuto 650 voti in più e una percentuale leggermente inferiore ai dati nazionali e maggiore (2,0%) di quella del collegio della Lombardia 2 (1,8%)
Buono il risultato nell’erbese (+ 250 voti) dove ultimamente siamo presenti a livello politico e abbiamo conquistato una buona visibilità sui giornali.
Buono anche nel canturino e nel mozzatese che comprende alcune zone per noi storiche; discreto nell’olgiatese e stazionario il voto nella valle di Intelvi.
 

E' primavera
L'Unione vince le elezioni. Maggioranza alla Camera e al Senato. Prodi: "Governeremo cinque anni, non pensiamo ad altre maggioranze". Verdi: "Il programma sarà il nostro riferimento"
Dopo una lunga notte ora c’è la certezza. L’Unione ha vinto le elezioni e con Romano Prodi premier guiderà il governo avendo ottenuto la maggioranza dei deputati alla Camera (340, mentre alla Cdl ne vanno 277) e dei seggi al Senato.
''Dopo la Camera dove l’Unione ha una maggioranza di 63 deputati – ha detto il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli -, con il voto degli italiani all'estero anche al Senato si prefigura una maggioranza di centrosinistra. L'Italia non avrà un governo Berlusconi, uscito sconfitto dalla competizione elettorale''.
''Adesso - dice Bonelli - per il bene dell'Italia abbiamo il dovere di governare il Paese con Romano Prodi a capo del Governo. Il punto di riferimento sarà il programma. Respingiamo ogni tentazione di grande coalizione perché le politiche economiche, sociali e ambientali della Casa delle libertà sono incompatibili con quelle dell'Unione''.
“La primavera è iniziata e gli italiani possono guardare da oggi con più fiducia al futuro", ha detto Paolo Cento. Il voto espresso dagli italiani che ha premiato l’Unione, ricorda Cento, è “un voto che guarda all'innovazione, alla tutela dell'ambiente, alla lotta alla precarietà e all'impegno pacifista”.
Quanto al capo del governo in pectore, Romano Prodi, sotto i riflettori fin dalle prime ore di martedì mattina, dopo aver ringraziato nella notte le elettrici e gli elettori e tutti i partiti della coalizione che hanno permesso di raggiungere la vittoria, ha rassicurato dicendo che "si può governare per cinque anni”.
“Questa maggioranza – ha aggiunto il leader del centrosinistra - dona tranquillità al Paese e non abbiamo alcuna intenzione di pensare a tipi di maggioranze diverse".
Il professore dispensa tranquillità anche per il Senato: “C'è un margine discreto, c'è un margine di governo" anche se bisognerà "lavorare con maggiore attenzione".
Sulle contestazioni preannunciate dalla Cdl Prodi rassicura: non c'è nessuna preoccupazione "se la Cdl vuole contestare lo faccia. Da parte nostra non c'è nessuna preoccupazione, anche perché l'Autorità che ha gestito il voto non siamo noi".
Quanto al programma Prodi, sollecitato dai giornalisti sul ritiro delle truppe italiane dall’Iraq, ha confermato che ci sarà il ritiro: “Nessuna nostra proposta contenuta nel programma cambia", ha detto.

 

La rivincita dell’albero di piazza Verdi.
Fate caso al povero albero in piazza Verdi, di fronte al Sociale ; povero non perche’ soffra, anzi si espande nello spazio piu’ vigoroso che mai, ma perche’ sulle sue cime incombe la spada di Damocle di una condanna a morte emessa recentemente da chi lo vorrebbe segare perche’ adombra la facciata del teatro
Maestoso, alto, con le fronde ampie e cosi’ splendidamente illuminato, e’ li che gioca il suo ruolo da vero protagonista della piazza, inondandola di luce di allegria e di atmosfera natalizia , nel vero cuore della citta’ e ben visibile dalle finestre di molte delle nostre case.
Grande coppa luminosa che non adombra nessun edificio, anzi valorizza e impreziosisce le architetture circostanti , la piazza e persino l’intero comparto cosi mortificato invece da uno sviluppo urbano disorganico e frammentato.
Spirito da ecologista conservatore? No, e’ una questione di cultura anzitutto e di rispetto poi. Albero piu’ albero meno non fa molta differenza , molti alberi in piu’ o molti alberi in meno penso di si. Ma che colpisce in questo caso e ‘ la disinvoltura con cui ci si vorrebbe sbarazzare di una pianta grande, forte, sana,che sta li’ da tanto tempo perché ” da fastidio alla facciata del Sociale” .Eppure anche da noi come nelle altre citta’ alberi e monumenti sono un binomio inscindibile, entrambi rappresentano la storia del territorio e della citta’: cosa sarebbe Roma senza i suoi pini o Miramare senza i suoi lecci? E osa sarebbero i nostri viali o i giardini pubblici, e persino le nostre vie senza le piante?
In questa citta’ abituata a tagliare alberi per far posto a costruzioni invasive e a relegare il verde al ruolo di mero arredo urbano, perorare la causa di un albero e’ un impresa da Sisifo. Eppure la presenza degli alberi e’ fondamentale:ogni quartiere per essere vivo deve avere un giusto equilibrio tra edificato, strade e verde. L’albero non e’ un orpello: l’albero e’ dimora di passeri, di merli,e di insetti ;ci ricorda le stagioni e lentamente entra a far parte della nostra vita. L’albero e’ una presenza amica e tranquillizzante
Fateci caso quindi, perche’ l’albero di piazza Verdi , dopo una condanna passata tra l’indifferenza quasi generale, ha richiamato l’attenzione su di se’ e sul suo destino,sfoderando tutto il suo splendore e dispiegando tutte le sue potenzialita’.
Per dirla con le parole di Primo Levi a proposito di una pianta secolare vicino casa sua:
Il mio vicino di casa è robusto.
E' un ippocastano di Corso Re Umberto
Ha la mia età, ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e foglie.
Fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
Con dentro lucide castagne tanniche.
E' un impostore, ma ingenuo: vuol farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi. Non vive bene. Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove,
ogni cinque minuti, ne rimane intronato.
E cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano
E' abbeverato d'orina di cani.
Le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali.
Sotto la scorza pendono crisalidi
morte che non diverranno mai farfalle.Eppure nel suo torbido cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni
(Primo Levi )

 

9 motivi per dire di NO alla TAV
Luogo comune n.1
SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA.

In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all'Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa.
In questa valle esistono già due strade statali, un'autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena

Luogo comune n.2
LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE.

In realtà l'attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d'assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci
-previsto da chi vuole l'opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell'ultimo anno!

Luogo comune n.3
LA TORINO-LYON E' INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.

In realtà è vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all'innovazione e al risanamento dell'industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all'economia piemontese.

Luogo comune n.4
Il TAV TOGLIERA' I TIR DALLA VALLE.

In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon
porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall'autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l' 1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio!

Luogo comune n.5
I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL'ITALIA.

In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l'Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d'Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.

Luogo comune n.6
LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI.

In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro
precario, per mano d'opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell'opera!

Luogo comune n.7
LA LINEA E' QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?

In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all'interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell'aria un bel po' di fibre di amianto.
Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L'amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell'Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, 'finestre'. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri
abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all'impatto ambientale dell'opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull'autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).

Luogo comune n.8
QUEST'OPERA FA BENE ALL'ECONOMIA, PERCHE' METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI.

In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro
pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l'esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest'opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone -St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.

Luogo comune n.9
CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO.

In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento.
Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa.

10/11/2005 Discussione del disegno di legge (3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge Finanziaria 2006) e in particolare sui Trasporti
DONATI (Verdi-Un). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor rappresentante del Governo, questo maxiemendamento su cui il Governo ha posto la questione di fiducia conferma la politica dei trasporti irresponsabile e devastante del Governo Berlusconi.
In primo luogo, non ci sono misure a sostegno del trasporto collettivo e della mobilità urbana per le nostre città, anzi, sono previsti robusti tagli al processo di ammodernamento in corso nel trasporto pubblico locale. Nelle prossime settimane vivremo la già annunciata emergenza antismog, ma né i Comuni, né l'ANCI hanno ottenuto dal Governo provvedimenti credibili per offrire ai cittadini concrete alternative.
In secondo luogo, restano al palo gli investimenti sui porti, che non vengono sbloccati da questo provvedimento, quindi niente misure a sostegno delle autostrade del mare, invocate sempre e solo a parole dal Governo Berlusconi.
In terzo luogo, la spesa per investimenti e infrastrutture viene in realtà ridimensionata da questa manovra finanziaria. Prendiamo il caso dell'ANAS, che, dopo la privatizzazione selvaggia e senza regole di tratte stradali e autostradali su cui si potrà imporre un pedaggio da parte di società private, inserita ieri nel maxiemendamento, sarà soggetta a robusti tagli e ad una strategia di dissoluzione dell'azienda. Basti pensare che l'apporto al capitale sociale di ANAS spa dopo i tagli apportati sarà solo di 100 milioni di euro per il 2006 e sarà pari a zero per il 2007 e il 2008. Ciò si tradurrà in drastici tagli agli investimenti per l'adeguamento della rete esistente, di cui si ha tanto bisogno, come tutti i nostri territori ci chiedono, e in tagli concreti alla manutenzione e alla sicurezza delle nostre strade.
Contemporaneamente si fa un'operazione peggiore: si rifinanzia, evidentemente grazie a questi tagli, con circa 3 miliardi dal 2007 (ma sicuramente tale somma sarà impegnata da subito, probabilmente durante la campagna elettorale del 2006) la legge obiettivo per le grandi opere.
Ricordiamo che attualmente sono pari almeno a 22 miliardi di euro gli investimenti già approvati relativi ad opere strategiche che necessitano di risorse pubbliche per poter partire. Quindi, è chiaro che 3 miliardi di euro non servono sostanzialmente a nulla e che ancora una volta non si sceglie fra lo sterminato elenco di opere strategiche approvate quelle che servono davvero alle nostre città per migliorare i servizi ai cittadini. In più si compie questa operazione a spese della manutenzione e della sicurezza delle nostre strade, operazione che comunque non è nemmeno a saldo zero, perché si tratta di una vera e propria riduzione.
In quarto luogo, va ancor peggio alle Ferrovie dello Stato. Si tagliano drasticamente i fondi alle Ferrovie Spa. Solo un dato: nella finanziaria 2005 erano previsti contributi per il 2006 pari a 3,2 miliardi di euro e a 3,6 miliardi di euro per il 2007; dopo i tagli restano 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008, con uno slittamento al 2009 o tagli concreti per oltre 20 miliardi di euro.
Di fronte a questi tagli è certo che le Ferrovie saranno costrette a prendere misure di emergenza. Taglieranno il 30 per cento dei servizi ferroviari nelle tratte locali come annunciato? Oppure taglieranno gli investimenti ferroviari per la sicurezza sulla rete? Forse qualcuno gli chiederà, in nome anche della campagna elettorale, di non fare queste cose, ma ciò significherà comunque un grave disavanzo nel bilancio delle Ferrovie per quest'anno, interrompendo quel processo indispensabile e virtuoso di risanamento dei conti dell'azienda: anche qui si tratta di finanza creativa.
Come se non bastasse, mentre si tagliano i finanziamenti per la rete esistente delle Ferrovie, un comma del maxiemendamento alla legge finanziaria cerca - e in realtà poi ci riesce malamente - di far partire nuove tratte, peraltro inutili, ad alta velocità.
Mi riferisco al comma 65, che prevede 2,2 miliardi di investimenti, di cui vengono prenotati circa 450 milioni di euro per nuove tratte come la Milano-Genova e la Milano-Verona. Che senso ha far partire nuove tratte come la Milano-Genova che da sola costa 4,7 miliardi di euro (secondo il progetto preliminare approvato), assegnandogli circa il 10 per cento dell'investimento se non a far partire con tempi e costi incerti una pura operazione propagandistica e preelettorale dai tempi e dai costi devastanti per il futuro bilancio dello Stato?
È la stessa logica, purtroppo, che anima il caso nazionale dell'alta velocità nella Val di Susa, di cui tutti in queste settimane abbiamo appreso e su cui il Parlamento rifiuta un confronto anche in sede di Commissione. Si è parlato di sfaccendati che non hanno niente da fare, così ha detto il ministro Lunardi stigmatizzando la partecipazione di oltre 20.000 persone alle marce di protesta.
Ma perché accade tutto questo e lo scopriamo solo oggi? Perché questo è il risultato di due fattori. In primo luogo, la legge obiettivo esclude le istituzioni locali dal processo di dialogo e confronto sui progetti, e questo è il risultato. Non si riesce neanche a compiere un sondaggio piuttosto limitato perché il livello di esasperazione e di mancato coinvolgimento è tale che i cittadini vogliono chiarezza e trasparenza e protestano con l'unica arma che hanno a disposizione, la protesta pacifica verso le istituzioni e il Governo centrale.
Si è detto che si tratta di una battaglia localistica contro un'opera che serve e che è indispensabile per togliere il Piemonte dall'isolamento, ma questo non corrisponde ai dati numerici e strategici da tempo elaborati.
Realizzare, come si intende fare, un nuovo tunnel ferroviario che costa 6,6 miliardi di euro, in realtà, significa partire dalla coda di un investimento, laddove una strategia corretta ed equilibrata richiederebbe specifici interventi.
In primo luogo, completare gli investimenti sulla rete esistente che, se ammodernata, sarebbe in grado di trasportare da 10 a 20 milioni di tonnellate di merce.
In secondo luogo, bisognerebbe abbandonare - e il Governo non lo fa, lo dimostra il blocco del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi - i progetti di potenziamento autostradale che ancora incomono nei rapporti tra l'Italia e la Francia (tunnel del Monte Bianco e raddoppio del Frejus, traforo del Mercantour ed autostrada Cuneo-Nizza).

In terzo luogo, tutta la politica europea ed i rapporti con Austria e Svizzera hanno dimostrato che non basta fare nuovi buchi sulle montagne per aumentare il traffico ferroviario, ma che è indispensabile una tassazione del traffico pesante da riversare proprio negli investimenti
ferroviari come forma di scoraggiamento di una modalità di trasporto insostenibile. Anche questo deve essere fatto se si vuole concretamente sostenere che si vogliono più treni tra Torino e Lione.
In quarto luogo, i nuovi investimenti dovrebbero avere la priorità in ordine al nodo urbano a ridosso della cintura ferroviaria di Torino, dove si somma il traffico ferroviario e il traffico merci; lì arriverà prima che da ogni altra parte, e sicuramente non al valico, la saturazione.
In quinto luogo, se si faranno effettivamente questi quattro interventi - e in questo momento non se ne sta facendo praticamente nessuno, se non portare avanti qualche iniziativa ereditata dai Governi dell'Ulivo in termini di investimenti sulla rete esistente - sarà possibile che dopo il 2020 si verifichi un livello di saturazione dell'attuale rete, e solo allora si porrà concretamente il tema di realizzare o meno un nuovo tunnel anche sulla base degli andamenti economici dei dati di traffico, che nel frattempo sarà possibile misurare e prevedere con dei trend molto più credibili.
È inutile infatti partire dal buco, dal tunnel, è inutile puntare alla grande opera di valico quando questi problemi sono gli ultimi in ordine di priorità. Una logica equilibrata che punti a risolvere i problemi ambientali, a dialogare e convincere i cittadini, a risparmiare risorse
pubbliche ed evitare di realizzare infrastrutture sbagliate, dovrebbe partire con questo approccio e con questa razionalità. I Verdi non sono mai contrari in assoluto a realizzare nuovi tunnel ferroviari, ma essi vanno costruiti con logica, dove servono e sulla base dei numeri.
Concludo ribadendo un concetto fondamentale: questa manovra finanziaria taglia l'ordinario per dare allo straordinario, per far partire infrastrutture sbagliate o cercare - come sostiene il Governo Berlusconi, e lo vedremo sulle lavagne esposte nel programma «Porta a porta» nelle prossime settimane - di attivare, in realtà non realizzare, ma solo far partire con poche risorse delle opere, aumentando la logica, che speravamo di aver abbandonato, dei tempi e dei costi incerti. Non si sceglie, si promette a tutti e si fa partire qua e là qualche buco in nome della campagna elettorale.
Questa manovra finanziaria conferma i tagli sulla rete esistente, tagli all'ANAS, niente alle città, né ai porti, solo per poter propagandare in campagna elettorale questa politica sbagliata dei trasporti. Sono convinta però che i cittadini che prevalentemente risiedono nelle città e vivono quello del traffico come uno dei principali problemi, sicuramente giudicheranno in modo severo questa politica.
Signor Presidente, desidero ricordare che questa manovra finanziaria, invece di puntare al miglioramento dei servizi di mobilità per i cittadini e per le merci, ottiene un solo risultato: come diceva il professor Guglielmo Zambrini, eminente professore di economia dei trasporti, «Prima o poi il buco nei monti diventa il buco dei conti !». Questo è sicuro.


 
 

 

 

 

 

 

 

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