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NOTIZIE DAI VERDI DI COMO

Una giovane vita lotta contro la morte.
Ci sentiamo di interpretare i sentimenti dei cittadini Comaschi di tutte le età, che oggi nelle scuole e nei luoghi di lavoro si sono interrogati su un episodio che poteva avere ognuno di noi protagonista.
Tutti si sono chiesti come sia stato possibile che quattro ragazzi siano stati fermati da uomini armati in borghese; come sia stato possibile puntare delle armi senza la capacità di dominare una tensione pur in presenza di giovanissimi inermi.
Questo non è sufficiente. Quello che più indigna è sapere che questa è l'inevitabile conseguenza di una precisa scelta politica determinata nel 2002 con l'istituzione di un Nucleo
Speciale della Polizia Locale con il compito di contrastare una serie di piccole illegalità, affidando a persone con ben altre competenze un ruolo che prevede strumenti e
metodi specifici di tutt'altra finalità.
Mentre alcuni rappresentanti delle istituzioni si avventurano a tentare spiegazioni inverosimili dell'accaduto ed il Sindaco si spende in giudizi che anticipano valutazioni che sono di specifica competenza della Magistratura, noi richiamiamo tutti i cittadini ad un giudizio severo di chi ha usato la paura e l'insicurezza delle persone come occasione
per giustificare scelte che mettono a repentaglio la vita stessa.
Noi affermiamo con forza che la sicurezza e la tranquillità sono frutto del dialogo, della
relazione positiva tra gli individui i una società sempre più multiculturale.
Esprimiamo la nostra solidarietà a Rumesh ed alla sua famiglia. Chiediamo lo scioglimento del cosiddetto Nucleo di Sicurezza. Ai responsabili delle scelte politiche chiediamo il coraggio di assumere l'inico atto coerente: le dimissioni.

I Partiti dell'Unione, i gruppi consigliari di opposizione al Comune diComo, RSU.CGIL del Comune di Como, ARCI provinciale

Cara amica, caro amico,
come saprai, i partiti dell’Unione hanno deciso di tenere consultazioni pubbliche per la designazione del candidato premier del centrosinistra alle elezioni politiche del 2006.
Nel corso della riunione del Consiglio Federale Nazionale dei Verdi, il 15 e 16 luglio scorsi, è stata confermata la decisione di presentare la candidatura del nostro presidente Alfonso Pecoraro Scanio alle “primarie”, che si terranno i giorni 15 e 16 ottobre 2005.
Noi Verdi per primi, già nel luglio 2004, avevamo indicato Romano Prodi come candidato premier del centrosinistra, proponendo di consultare i cittadini sul programma. Dopo l’indicazione a candidato premier anche da parte degli altri partiti della coalizione, lo stesso Prodi ha insistito affinché si tenessero comunque primarie con più candidati collegati a priorità programmatiche.
In questo scenario, è necessario partecipare e raccogliere il massimo sostegno per Alfonso Pecoraro Scanio.
La candidatura del Presidente dei Verdi alle primarie garantisce, infatti, rappresentanza ai valori di cui siamo portatori e alle politiche necessarie per la loro realizzazione. Ma è anche una candidatura al servizio di una più vasta area civica, pacifi sta, solidale, laica, libertaria, ambientalista. Quell’arcobaleno di valori ben rappresentati dal grande impegno del volontariato laico e cattolico, dal mondo associativo, del lavoro, delle professioni e delle imprese che credono ad un futuro ambientalmente e socialmente sostenibile.
Ti chiediamo sin d’ora di farci pervenire le tue segnalazioni e proposte programmatiche, ricordando che già oggi i Verdi lavorano per la promozione delle politiche di Pace (ritiro immediato delle nostre truppe dall’Iraq e riduzione delle spese militari), per l’estensione dei diritti delle persone (PACS, reddito di cittadinanza, chiusura dei Cpt, diritti dei consumatori, riconoscimento di medicine e terapie non convenzionali….), per l’aff ermazione di un nuovo modello energetico (incentrato sull’efficienza ed il risparmio e l’incentivazione del solare e delle altre fonti rinnovabili e pulite), per la difesa e la valorizzazione delle aree protette, per la garanzia dei diritti degli altri animali (no alla vivisezion.....), il bando degli OGM (a favore dell’agricoltura biologica, tipica e di qualità e della sicurezza alimentare), per politiche di mobilità sostenibile (contro la costruzione di grandi, quanto devastanti, opere come il Ponte sullo Stretto di Messina), per il miglioramento della vivibilità urbana (piani per la mobilità urbana, promozione della nuova legge urbanistica nazionale, riduzione dell’inquinamento elettromagnetico, incremento delle aree verdi cittadine….), per incrementare la raccolta differenziata spinta dei rifiuti solidi urbani finalizzata al loro riciclaggio e il conseguente superamento degli inceneritori….
Solo una chiara affermazione di Pecoraro Scanio alle primarie consentirà allo stesso Prodi di inserire questi temi nel programma dell’Unione, sottraendosi alla pressione di quanti - anche nel centro sinistra - parlano di riapertura al nucleare, di rinviare il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq ed ostacolano quell’apertura all’innovazione, ai giovani e al futuro che noi Verdi riteniamo indispensabile ed inderogabile, nel prossimo Governo dell’Unione.
Perché ciò si realizzi, oggi più che mai abbiamo bisogno di una mobilitazione diff usa e convinta di tutti i nostri iscritti e di chi, pur non aderendo ai Verdi, ne condivide i principi ed i valori. Per questo motivo ti invitiamo a compilare e rispedire al più presto il modulo allegato, disponibile anche sul sito dei Verdi (www.verdi.it). Potrai esprimere i tuoi suggerimenti sui punti programmatici che
ritieni più importanti, avrai la possibilità di diventare un grande elettore a sostegno del Presidente dei Verdi o costituire un comitato elettorale al fi ne di organizzare le iniziative a sostegno della sua candidatura.
Tutti coloro, iscritti e non, che vorranno costituire i Comitati “Pecoraro Scanio” e/o proporsi come grandi elettori riceveranno le indicazioni necessarie a partecipare alla prima riunione organizzativa che si terrà a Roma il giorno 30 luglio p.v. ed ai successivi incontri.
Confidiamo in una vostra convinta e massiccia adesione a questa sfida.
Grazia Francescato (Co-portavoce Verdi Europei)
Angelo Bonelli (Coordinatore Esecutivo dei Verdi)
Paolo Cento (Coordinatore Segreteria di Presidenza)
Marco Lion (Tesoriere Nazionale Verdi)
Stefano Boco (Capogruppo dei Verdi al Senato)
Luana Zanella (Coordinatrice Deputati dei Verdi)
Monica Frassoni (Capogruppo Verdi-ALE Parlamento Europeo)
Marco Boato (Capogruppo Gruppo Misto alla Camera)
Massimo Fundarò (Esecutivo nazionale)
Daniela Guerra (Esecutivo nazionale)
Mimmo Lomelo (Esecutivo nazionale)
Diego Tommasi (Esecutivo nazionale)
Gianfranco Bettin (Esecutivo nazionale)
Paola Balducci (Invitata permanente all'Esecutivo nazionale)
Mauro Bulgarelli (Deputato dei Verdi)
Laura Cima (Deputata dei Verdi)
Fiorello Cortiana (Senatore dei Verdi)
Loredana De Petris (Senatrice dei Verdi)
Tana De Zulueta (Senatrice dei Verdi)
Anna Donati (Senatrice dei Verdi)
Natale Ripamonti (Senatore dei Verdi)
Sauro Turroni (Senatore dei Verdi)
Gianpaolo Zancan (Senatore dei Verdi)
Francesco Carella (Senatore dei Verdi)
Sepp Kusstatscher (Parlamentare Europeo dei Verdi)
E' indispensabile il sostegno sincero e generoso di tutti noi per avere più ambiente, pace e diritti nell'Unione. Confido in te.
Alfonso Pecoraro Scanio

Rifiuti elettronici: via alla raccolta

L'Italia recepisce la direttiva europea sulla raccolta e lo smaltimento dell'e-waste. Ad occuparsene dovranno essere produttori e distributori per un minimo di 4 kg/abitante. Cosa succederà?
E’ ormai ufficiale: l’Italia ha recepito la direttiva europea che impone la raccolta e il corretto smaltimento dei rifiuti elettronici, ed entro il 13 di agosto dovrà essere legge. Al momento, non esiste ancora una legge “definitiva”: il testo è stato approvato in prima lettura dal Parlamento, ed è stato mandato alla conferenza Stato Regioni per eventuali modifiche.
Cuore della legge un concetto base: saranno i produttori ed i distributori a farsi carico della raccolta e del corretto smaltimento dei rifiuti elettronici, come già avviene nel resto d’Europa. Il testo della legge prevede una raccolta pari al 25% entro il 2006. Ad oggi, la produzione di rifiuti elettronici è calcolata attorno ai 16 kg pro capite. Entro il 31.12.2006, quindi, i produttori dovranno garantire la raccolta di 4 kg di rifiuti elettronici per ogni cittadino italiano, rispetto ai 2 kg attualmente raccolti. “Ma questa metodologia “a peso” – ci dice Guido Viale, esperto rifiutologo – rischia di fare in modo che ci si concentri solo sui grossi elettrodomestici, trascurando gli prodotti che, spesso, contengono materiali estremamente pericolosi”.
Quale sarà la metodologia adottata per la raccolta?
Al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto, il venditore avrà l’obbligo di ritirare gratuitamente quello vecchio. Ovvero, ad esempio, quando il cittadino comprerà un nuovo frigorifero, chi lo consegna sarà tenuto a ritirare il vecchio, qualora l’acquirente ne possegga uno di cui vuole disfarsi. Inoltre è prevista l’istituzione di un’area dedicata alla raccolta di questo tipo di rifiuti in tutti i comuni italiani.
Insomma: obiettivi ambiziosi, e tempi ristretti.

25,9% La battaglia prosegue in parlamento

«E' stato un risultato deludente, ma non ci fermiamo qui. Non hanno vinto i no e quindi il Parlamento non ha le mani legate e ci sono gia' diversi progetti di modifica della legge 40 presentati alle Camere». Il tesoriere del comitato del Sì, il diessino Lanfranco Turci, non minimizza la sconfitta ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita («non ci nascondiamo il carattere deludente di questo risultato»), ma sottolinea che «la battaglia non è finita».
Alla conferenza stampa nella sede di Via del Gesu', per commentare l'esito della consultazione, sono presenti anche Antonio Del Pennino (Pri), Barbara Pollastrini (DS), Daniele Capezzone (Radicali), Enrico morando (Ds), Loredana De Petris (Verdi), Maura Cossutta (Pdci), Cinzia Dato (Verdi), Marco Cappato (Radicali), Monica Soldano, Vittoria Franco (DS), Tiziana Valpiana (Prc).
«Ci aspettavamo un dato migliore - riconosce Turci - anche se sapevamo che il quorum era un traguardo difficile da raggiungere. Sappiamo pero' di avere sensibilizzato l'opinione pubblica piu' attenta e informata. E non siamo pentiti. Non siamo assolutamente pentiti di aver promosso dei referendum che hanno comunque coinvolto milioni di donne e di uomini e che hanno aperto un dibattito su temi centrali per il futuro. Consideriamo questi referendum un investimento».
«Certo - prosegue l'esponente della Quercia - speravamo che si trattasse di un investimento dalla redditivita' piu' alta nell'immediato e così non è stato. Ma non hanno vinto i no, l'astensione consapevole e militante. Piuttosto ha vinto un altro messaggio, subliminale: lasciate perdere che sono cose che non vi riguardano. Comunque, questa non e' una vittoria dei no, pertanto il Parlamento non ha le mani legate e puo' tornare su questi temi correggendo la legge 40. Ricordiamo che tra gli stessi astensionisti sono stati moltissimi a dire che questa legge va cambiata. Quindi prendiamo per buone le loro parole: non finisce qui».
«Non vogliamo nasconderci dietro un dito - aggiunge Antonio Del Pennino - è un risultato deludente. Ma la nostra iniziativa per cambiare la legge 40 andra' avanti in Parlamento».
Per Barbara Pollastrini, «indubbiamente e' una sconfitta, ma e' una battaglia che rifarei. La nostra e' stata una campagna per correggere una legge inaccettabile e per difendere il principio della laicita' dello Stato».
«E' una sconfitta del Sì - aggiunge Maura Cossutta - ma non e' una vittoria dei no. Abbiamo perso oggi, ma torneremo su questi temi perché in futuro saranno centrali». La senatrice Loredana De Petris, dei Verdi, ha invece ricordato che «abbiamo comunque un patrimonio, costituito dai tanti cittadini che hanno votato Sì».
 

OSSERVAZIONI SULLA PMA DI CARLO MODENESI (Direttore scientifico Copnsiglio Diritti genetici)

In questo paese sembra sempre più difficile fare un ragionamento lucido e a favore dell’interesse comune. Le vicende articolate vengono semplificate e ridotte a questioni di bianco o nero, mentre quelle semplici vengono ingarbugliate per diminuirne la limpidezza.
Le ingerenze nella sfera privata delle persone da parte di un nutrito contingente della classe politica non portano nemmeno più la cifra di un’appartenenza partitica, tanto si somigliano. E anche l’informazione sembra conformarsi acriticamente al trend dei Palazzi, non esercitando quella che dovrebbe essere una delle sue prerogative essenziali: fornire strumenti per interpretare l’attualità di maggior interesse sociale, oltre che fare cronaca.
Il caso dell’imminente referendum che mira ad abrogare alcuni punti della Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) è da manuale. A un passo dall’appuntamento referendario, c’è da scommettere che la maggior parte degli italiani non è ancora riuscita a comprendere le ragioni per cui il 12 giugno sarebbe giusto recarsi alle urne e votare, in un senso o nell’altro. Per fortuna esistono sacche di buona comunicazione sul problema, ma la loro capacità di raggiungere il grande pubblico è praticamente nulla.
Ancora una volta, insomma, si è perduta l’occasione per dare alla gente un’opportunità per esercitare con un minimo di consapevolezza il più semplice dei diritti civili: il voto, sia pure “solo” referendario.
Quasi tutti i giornali ci hanno aggiornati con puntualità svizzera sul gossip elettorale delle “first lady” nazionali e delle soubrette della domenica. È stata dispensata una dose equina di notizie sulle dichiarazioni o i silenzi di convenienza dei più noti volti della politica patinata. Finora però nessuno ha mosso un dito per trasformare in conoscenza diffusa le distorsioni della Legge 40 che il referendum vuole abrogare. Si corre il rischio che la maggioranza degli italiani diserti il voto non per una presa di posizione meditata, o per aver aderito con cognizione di causa alla campagna del non voto, ma per scarsa conoscenza del problema.
Eppure, un effetto discutibile la Legge 40 l’ha già sortito in modo plateale. Basta navigare on line con un normale motore di ricerca per scoprire che il viavai delle coppie italiane che cercano all’estero un figlio in provetta ha dato luogo a un mercato niente male. Il web pullula di siti di centri medici stranieri che propongono, in perfetto marketing italiano, pacchetti turistici che fondono vacanza e trattamenti sanitari per la coppia con difficoltà riproduttive. La detestabile espressione di “turismo procreativo” è entrata nel vocabolario popolare come quella ancora più detestabile di “turismo sessuale”. Così il grande business dell’embrione è già cominciato, e al di là delle Alpi sono in molti ad averlo capito. Solo gli inflessibili della Legge 40 non se ne sono ancora accorti.
L’unico barlume di sensatezza ad aver riempito il vuoto informativo del pre-referendum è la considerazione, più volte ascoltata, che la PMA solleva interrogativi delicati, tanto che ogni decisione in questa materia dovrebbe discendere da una riflessione profonda dei singoli cittadini. Purtroppo però non è stato chiarito con altrettanta efficacia che la Legge 40 fa piazza pulita di questa possibilità, dal momento che il suo primo effetto è quello di oscurare la libertà di scelta individuale e imporre un unico punto di vista basato sulla morale cattolica. Un punto di vista legittimo, intendiamoci, ma “uno” fra gli altri.
L’aspetto più nitido di questa Legge, che per il resto è confusa, difficilmente applicabile e perfino di dubbia costituzionalità, è il suo carico simbolico. Il testo mette le mani avanti e indica i veri depositari dell’etica del vivente: la parte conservatrice del mondo cattolico, la sola con cui fare i conti in materia di embrioni. Non viene minimamente presa in considerazione la possibilità di un’etica laica, di una visione diversa del mondo in cui la vita rivesta un’importanza indipendente dal credo religioso e le donne siano degne custodi della loro psicologia e della loro biologia.
Dobbiamo ricordare che fra i soggetti più autorevoli che difendono la Legge 40 figura il Movimento per la Vita, il cui Presidente Carlo Casini, in veste di deputato al Parlamento Europeo nonché membro della Commissione Giuridica, nel 1998 votò a favore della Direttiva 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, sia in Commissione sia in aula: un sì al brevetto biologico che in un solo colpo mise d’accordo i precetti della fede con quelli della mercificazione biologica.
Viene da chiedersi quale sia la natura dell’embrione in seno a questa concezione del mondo, che con una mano agita la bandiera della sacralità della vita e con l’altra apre la porta alla sua brevettazione. La domanda può suonare provocatoria, invece è soltanto inevitabile, perché la natura dell’embrione ormai sembra trovare posto soltanto fra l’incudine e il martello: l’incudine di uno status giuridico opinabile, per la semplice ragione che poche cellule umane indifferenziate non sono necessariamente assimilabili a una persona, e il martello del grande appetito commerciale che attorno alla manipolazione della vita si è sviluppato.
Il buon senso suggerirebbe che nessuna delle due strade è percorribile. Bisognerebbe ribadire con onestà che, nelle decisioni che toccano la sfera privata, la natura dell’embrione è realmente il frutto di una riflessione delle persone. E nello stesso tempo occorrerebbe dire con fermezza che, nel contesto sociale, la natura dell’embrione va salvaguardata con norme attente a evitarne la trasformazione in merce.
Venendo molto sinteticamente, quindi senza pretese di completezza, al succo dei temi referendari, deve essere chiaro che dare all’embrione una dignità giuridica diversa, cioè subordinata a quella della “persona”, non significa negare diritti al primo (secondo quesito referendario). Significa soltanto che i due soggetti non possono coesistere in un regime di parità di diritti. Se così non fosse, si verificherebbero situazioni paradossali, come il caso non raro in cui una gravidanza diventata imprevedibilmente rischiosa renda necessario salvare una vita per non perderne due: non si può esitare su chi deve avere la precedenza.
Chi intravedesse nell’eventuale vittoria del sì al terzo quesito referendario (quello sulla ricerca biomedica) un passo verso un uso improprio degli embrioni, che apra per esempio la strada alla clonazione e alla mercificazione biologica, solleva un dubbio sensato, ma nell’immediato la situazione non sembra prefigurare preoccupazioni. In generale, per quel che concerne la clonazione riproduttiva (quella più temuta per i rischi di eugenetica), ogni paese in cui esiste una regolamentazione sulla medicina riproduttiva l’ha vietata. La Dichiarazione di Oviedo del 1997, ratificata nel 2001 anche dall’Italia, vieta la clonazione umana a fini riproduttivi e la creazione di embrioni da usare nella ricerca; e anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000) sancisce i medesimi principi. Nel nostro paese, tra l’altro, esiste dal 1999 un provvedimento amministrativo del ministero della Sanità il cui contenuto va nella stessa direzione. Ciò non toglie che il tema sia serio, dal momento che altri paesi hanno adottato norme più permissive, soprattutto in merito all’uso delle cellule staminali embrionali e alla clonazione terapeutica. La Camera dei Lord della Gran Bretagna, per esempio, nel 2001 ha usato il concetto di “pre-embrione” – formulato dalla nota Commissione Warnock che nel 1984 fissò al 14° giorno la soglia oltre la quale considerare “embrione” il prodotto del concepimento – per dare il via libera all’utilizzo delle cellule staminali di embrioni umani generati a scopo di ricerca. Le norme sono invece decisamente più restrittive in Germania e in Austria. Diverso è il caso degli USA, dove fino a qualche anno fa la clonazione terapeutica era ampiamente praticata. A partire dal 2001 tuttavia l’Amministrazione Bush ha bandito ogni forma di clonazione, promettendo dure sanzioni ai trasgressori.
Ma allo stato dell’arte sono proprio i limiti tecnico-scientifici della clonazione a fornire il miglior deterrente alla produzione di embrioni da impiegare come serbatoi di cellule staminali. Chiunque abbia un minimo di familiarità con l’argomento sa che, dalla pecora Dolly in poi, tutti i tentativi di clonare mammiferi (dai roditori ai primati) attraverso la tecnica del trasferimento di nucleo, allo scopo di disporre di animali fotocopia sani e completi per gli obiettivi più vari, sono falliti. Anche il recente studio sudcoreano pubblicato da Science, basato su circa 200 ovociti prelevati da 16 donne cui sono stati trasferiti i nuclei di cellule somatiche di donatori malati, ha segnalato problemi.
Tutte queste difficoltà sono sufficienti a non prendere troppo sul serio coloro che, anche in Italia, hanno l’abitudine a rilasciare dichiarazioni roboanti sui loro progetti di clonazione. Ma certo è che un controllo è necessario, per evitare le iniziative di finti scienziati e apprendisti stregoni.
Su un piano diverso però dovrebbe essere posto il problema degli embrioni crioconservati. In questo caso si deve riconoscere l’utilità che questi embrioni, di cui sono pieni i laboratori di medicina riproduttiva (ce ne sono oltre 30.000 solo in Italia), potrebbero rivestire qualora fossero usati per studiare metodi di cura di alcune malattie degenerative. Gli embrioni congelati nell’arco di uno o due anni si deteriorano, ed è difficile ritenere che per loro la via della discarica possa costituire un destino migliore e più dignitoso di quello della sperimentazione. Resta sempre aperta la possibilità che, per ragioni di fede o per altre ragioni, molte coppie giudichino inaccettabile questa eventualità. Nulla vieta allora che, una volta superati gli scogli insensati imposti da questa legge, si stabiliscano regole utili a far rispettare gli orientamenti di queste coppie, prevedendo per esempio l’istituto della “donazione volontaria”.
Ma con la Legge 40 è stato messo a segno un altro colpo contro il buon senso, che introduce elementi che rendono difficile, se non impossibile, la sua stessa applicazione. La Legge, infatti, nel limitare l’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale alle sole coppie sterili e infertili, impedisce anche di sapere se gli embrioni da impiantare saranno esenti da patologie ereditarie (primo quesito referendario). È evidente che molte coppie portatrici di malattie di questo tipo vorrebbero ricorrere alla fecondazione artificiale per evitare che i loro figli ne siano affetti. La diagnosi genetica preimpianto consentirebbe di eludere il rischio, e di selezionare gli embrioni da trasferire in utero, ma è vietata dalla Legge 40 (articolo 13). Il che è in aperto contrasto con l’articolo 31 (comma 2) della Costituzione italiana, che contempla sia la protezione della maternità sia la tutela del concepito nella propria aspettativa di nascere sano. Secondo la nuova legge sulla PMA, l’unico caso in cui è permesso evitare il tasferimento degli embrioni prodotti in vitro è legato all’eventualità di uno sviluppo anomalo riscontrabile attraverso un’analisi preimpianto su semplice base morfologica. Il problema è che questo tipo di analisi nella maggior parte dei casi non consente di arrivare a una valutazione medica precisa. Su questo punto si è aperta una vera e propria polemica, anche perché al contempo esiste un’altra legge, la 194, che prevede la possibilità di abortire qualora l’embrione mostri anomalie nelle indagini prenatali eseguibili a partire dalla dodicesima settimana di gravidanza. Per dare un’idea della deontologia con cui è stata messa a punto questa parte del dispositivo di legge, molto eloquente è stata l’affermazione pronunciata alla televisione dal Ministro italiano Giovanardi che, nel ribadire la coerenza del divieto di analisi preimpianto, ha argomentato senza alcun imbarazzo che in tutti i casi di trasferimento di embrioni anormali le donne possono usufruire della scappatoia dell’aborto! Non deve apparire strano dunque che alcuni validi studiosi italiani abbiano ravvisato in questo articolo della Legge 40 l’inizio di una manovra sotterranea per smantellare la Legge 194, che autorizza e disciplina le interruzioni di gravidanza.
La Legge 40 stabilisce inoltre che per ogni trattamento di fecondazione assistita tre debba essere il numero massimo di ovociti fecondati che si possono ottenere in vitro, senza possibilità di produrre embrioni sovrannumerari da inviare a crioconservazione per ulteriori cicli di trattamento, nel caso in cui i cicli precedenti non fossero andati a buon fine. I tre embrioni inoltre devono essere obbligatoriamente trasferiti in blocco nell’utero materno, nonostante l’alta probabilità di gravidanza plurima che ciò comporta. Ciò rappresenta un ulteriore segnale dello spirito che ha guidato il legislatore, oltre che un punto di nuovo controverso sul piano dell’interpretazione del concetto di tutela dell’embrione e della madre, perché la gravidanze plurigemellari sono ad alto rischio per la salute di entrambi.
Infine il legislatore ha deciso che è reato ricevere gameti da soggetti esterni alla coppia (quarto quesito referendario). Su questo punto della legge non è il caso di soffermarsi troppo a lungo. Le ragioni che hanno spinto a operare in questa direzione sono evidentemente di carattere ideologico, e possono avere a che fare soltanto con una concezione limitata e di parte della maternità/paternità. Non può essere questa l’impostazione che porta all’elaborazione di una legge su una materia tanto critica. L’idea che la genitorialità sia unicamente o primariamente un fatto biologico trova confutazioni in ogni campo della vita sociale, della scienza e della stessa osservanza religiosa. Usando questo metro, si dovrebbe allora considerare un reato il ricorso all’adozione, e magari ripristinare il crimine di adulterio. Tutte le culture moderne hanno sviluppato un’idea di genitorialità basata sull’enfatizzazione del rapporto affettivo che si instaura fra adulti e figli, che prescinde dalla sua natura biologica o adottiva.
Per concludere, una considerazione particolare meritano le dichiarazioni di eminenti figure istituzionali che hanno promosso il “no” ai quesiti referendari attraverso il non voto. Senza entrare nel merito dell’opportunità di esternazioni del genere da parte di alte cariche pubbliche, va comunque considerato che la propaganda astensionista per disertare le urne stravolge l’istituto del segreto elettorale, perché permette di identificare il votante con il voto. Se il “sì” al referendum si trasforma in “chi va a votare”, e il “no” in “chi si astiene non andando a votare”, il voto diventa palese, il che rende facilmente ricattabile l’elettore e solleva di nuovo dubbi di costituzionalità.

Lella Costa: «La legge sulla fecondazione un insulto non solo per le donne, io voterò quattro Sì per abrogarla».

ROMA Lella Costa è inarrestabile. Non riesce a fermarsi la fanciulla «immersa in un mondo fiabesco», divenuta suo malgrado «metafora della follia contemporanea». Appena finita l’applauditissima tournée teatrale, «Alice una meraviglia di paese» (con la regia di Giorgio Gallione), eccola con l’agenda già piena zeppa di impegni. Il suo nome è teatro, tv di qualità, radio e impegno civile (da sempre con Emergency). Ieri a Milano, oggi a Roma, alla conferenza stampa del Comitato per il sì che apre ufficialmente la battaglia per modificare una legge molto ideologica, per niente laica, che spacca sia destra sia al centro. Trasversalmente. Lella Costa sarà testimonial nella campagna referendaria e il 9 giugno a Milano, la sua città, chiuderà insieme a Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne Ds, la maratona pro-referendum.

Quattro sì e un impegno pubblico?
«Certo, senza dubbio alcuno, è una battaglia importantissima. Di leggi brutte in questi ultimi anni ce ne hanno scodellate un bel po’, ma questa qui è la peggiore. È medievale, offensiva, violenta, invade territori e fasi della vita senza alcun rispetto. Mi sembra doveroso spendere il proprio impegno e il proprio tempo per modificare quesot testo».

Lei a Londra ha partecipato ad un dibattito con gli italiani residenti all’estero e ha parlato del referendum. Come è andata?
«È stato un incontro su libertà e giustizia, una esperienza straordinaria. Con me c’era anche Katia Zanotti, dei Ds, e la cosa che mi ha colpito è stato questo diverso sguardo sull’Italia di persone che da più o meno tempo e con più o meno distanze geografiche e emotive stanno da un’altra parte. Ci guardano e non riescono a capacitarsi di quello che sta succedendo qui. Credo che su questi temi, che dovrebbero essere garantiti dalla libertà di scelta degli individui, all’estero facciano fatica a capire l’invadenza della legge 40 nella vita delle persone. Percepiscono un preoccupante senso dell’andare indietro nel tempo».

A proposito di questo, come le sembra il dibattito in corso sul tema?
«Intanto credo ci sia stato un tentativo di far passare sotto silenzio questo referendum contando sul fatto che in fondo in fondo dovrebbe riguardare una piccola percentuale dei cittadini. Un’operazione subdola e piuttosto offensiva. Per fortuna, di contro, vedo un grande impegno femminile di solidarietà e un grande senso di condivisione dei principi a sostegno dei sì. Posso ritenermi fortunata perché ho avuto tre figlie in modo naturale, ma ho vissuto anche episodi di gravidanze con gravi patologie che ho dovuto interrompere con grande dolore e so che ogni donna che è stata toccata da queste problematiche ha una sensibilità acutissima, è pronta a mettersi in gioco per difendere i suoi diritti».

E gli uomini?
«Mi spiace molto che gli uomini non si siano sentiti offesi e violati da una legge così proibitiva. Il progetto di fare i figli in genere coinvolge un paio di persone, un uomo e una donna appunto. Non voglio neanche parlare, in questo paese, di maternità di donne sole omosessuali... Dico però che mi sembra un peccato il fatto che la legge e la sua abrogazione sia stata considerata una faccenda di donne. Lo è in gran parte per quanto riguarda gli aspetti negativi e invasivi delle norme, per il resto il messaggio che deve arrivare è che si tratta di una battaglia di tutti, a prescindere dai figli che si hanno e da quelli che si avranno».

Che ne pensa degli inviti all’astensione?
«Trovo che l’astensione sia una delle cose peggiori da auspicare in questo caso. Piuttosto è meglio invitare a votare no. Stimo moltissimo Rosy Bindi, mi spiace che la pensi in modo diverso da me, ma apprezzo quando dice “vado a votare no”. Questa è la differenza. Non votare è la peggiore dimostrazione di mancanza di rispetto delle regole, di incapacità di confrontarsi anche duramente ma lealmente sui temi in discussione. Nessuno prima ha fatto le campagne sull’«andate a mare» così vistose e organizzate».

Stavolta è nato anche il comitato «andate a mare»...
«Immagino che avremo anche le tribune referendarie con ospiti in studio che andranno a sostenere la politica del non voto. Mi sembra piuttosto offensivo».

Quindi il suo è un impegno a tutto campo per il sì?
«Farò il possibile, impegni permettendo, perché ho ben presente anche un altro rischio: la legge sull’aborto».

Nel suo lavoro teatrale su Alice ha inserito nel testo anche gli embrioni. Ci racconti.«
Ho una vera passione perLewis Carrol e da lì è partita l’idea di lavorare su Alice. Poi, ho voluto parlare dell’infanzia e ho usato i dati del rapporto Unicef 2005: sono agghiaccianti. Si tratta di numeri da paese delle meraviglie. Mi è sembrato pertinente, nel clima dell’assurdo e del grottesco di Carrol con questa filastrocca della mamma crudele al contrario. arrivare anche agli embrioni che tutti vogliono tutelare. Peccato, mi sono detta, che poi in Italia ci sono 400mila bambini tra i 7 e i 14 anni che lavorano. Se vogliamo difendere gli embrioni iniziamo a fare una vera politica di tutela dell’infanzia. Mi chiedo, con una certa preoccupazione, cosa proporrà adesso il ministro della Sanità Francesco Storace che quando era governatore voleva inserire gli embrioni nello statuto di famiglia».
 

 

Aiutiamoli
I Verdi rilanciano l'appello di diverse Ong, tra cui Medici senza frontiere, di inviare aiuti urgenti alle popolazioni colpite dal tremendo maremoto
Dopo il tragico maremoto che ha messo in ginocchio una delle aree più povere e disagiate del pianeta, si è messa in moto in Italia e nel mondo, una gigantesca macchina della solidarietà, cui partecipano l'Onu e governi, anche un nutrito cartello di organizzazioni non governative, come Medici senza frontiere e tanti altri.
I Verdi rilanciano queste iniziative, chiedendo a tutti, come ha fatto ieri il presidente Alfonso Pecoraro Scanio, di fare uno sforzo per poter inviare aiuti immediati alle popolazioni colpite dal devastante evento sismico.
Msf è tra le ong più impegnate sul posto. Ha completato l'invio di un aereo cargo con 32 tonnellate di medicine e materiale medico per le operazioni di soccorso, spedizione che permetterà di avviare progetti d'emergenza per soccorrere tra le 30.000 e le 40.000 persone nel nord di Sumatra, la regione più vicina all'epicentro del terremoto.
Un pool d'emergenza di Msf si è inoltre già mobilitato per valutare i bisogni in India, Malesia, Indonesia, Sri Lanka. L'associazione ha lanciato una campagna di raccolta fondi straordinaria per raccogliere almeno 1,5 milioni di euro per avviare i primi soccorsi.
E’ possibile contribuire sottoscrivendo per Medici Senza Frontiere - Campagna raccolta fondi ''Maremoto in Asia'' Ccp 87486007 - causale ''Maremoto in Asia'' chiamando il Numero verde: 800996655, oppure su
internet con carta di credito.
E’ fondamentale l'immediatezza dell'intervento, che può fare la differenza nel salvare migliaia di persone, ha detto Stefano Savi, Direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia. “I soccorsi – ha continuato – sono urgentissimi per chi ha subito traumi e per i malati, ma le popolazioni colpite sono precipitate in una situazione d'emergenza umanitaria e sono esposte ad epidemie e malattie infettive”.
Per quel che riguarda le altre organizzazioni, la Croce rossa ha lanciato un appello per raccogliere 5 milioni di euro, con l'obiettivo di assistere i circa 500 mila sinistrati e di sostenere le operazioni di soccorso. La mezza luna ha già messo a disposizione 650 mila euro di fondi propri destinati alle emergenze internazionali.
L’Unicef si sta attivando per la riunificazione familiare dei bambini rimasti soli nel caos seguito al maremoto e anche Save the Children si sta mobilitando, attraverso i suoi operatori sul posto, per assistere le piccole vittime del disastro e le loro famiglie.
Anche la rete Caritas internazionale sta già intervenendo per accompagnare il difficile lavoro che le chiese locali stanno svolgendo a favore delle popolazioni colpite e sta attivando una raccolta fondi. La Caritas Diocesana di Roma ha attivato un conto corrente postale (Caritas Diocesana di Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano 6/A, 00184 Roma ccp 82881004 Causale ''SOLIDARIETÀ SUDEST ASIATICO'')
Nel Tamil Nadu, lo stato dell'India meridionale più colpito dal maremoto, dove è presente da un paio d'anni, si sta invece attivando il Cesvi, l’organizzazione italiana, in partnership con l’ong tedesca Agro Action.

Redazione di Verdionline
29 dicembre 2004

12 ottobre 2004
Al Mangiasano il bio-mercatino di Como, un appuntamento fisso per la sicurezza alimentare e la buona tavola, I Verdi di Como presentano la bici elettrica

Como, torna sabato 16 ottobre il bio-mercatino mangiasano organizzato dai Verdi di Como e dall'Associazione Verdi Ambiente e Società - VAS in Piazza x
I Verdi di Como saranno presenti in Piazza con un gazebo, dove saranno a disposizione dei cittadini e dei giornalisti informazioni sulla campagna Bici elettrica, con la possibilità di effettuare prove; contemporaneamente sarà possibile firmare un appello rivolto al Comune di Como per aiutare i cittadini che volessero acquistare questa innovazione nel trasporto urbano.
Potrebbe tornare ogni mese, il secondo sabato, con la volontà di continuare a crescere, ingrandirsi e offrire sempre maggiore scelta di prodotti sani, biologici e di qualità ai cittadini di Como e dei Comuni limitrofi.
Nell’edizione di sabato 16 ottobre, che si svolgerà dalle 9.00 alle 18.00, hanno già confermato la presenza 12 espositori, tra produttori biologici e artigiani ecosostenibili. In vendita ci saranno frutta e verdure, formaggio di capra e vaccino, vino, sughi, conserve e olio campano, pane, dolci e torte, yogurt e crepes, tutto rigorosamente biologico. Ma ci saranno, come sempre, anche espositori di oggetti d'artigianato, indumenti di cotone, lino e canapa non trattati chimicamente, prodotti d'erboristeria, cosmetica e medicina naturale.
I Verdi di Como con “Mangiasano – Il Biomercatino” sono riusciti a creare a Como un'occasione di aggregazione sociale, un evento che partendo dalla sicurezza alimentare e dalla qualità dei prodotti biologici promuove uno stile di vita alternativo e naturale, non dimenticando di sostenere i piccoli produttori.
Il rapporto diretto tra produzione e consumatore è infatti un'altro aspetto importante e peculiare di mangiasano: è consuetudine infatti che il cittadino che si avvicina al banco per acquistare gli ortaggi, il pane, il miele o le conserve, chieda al venditore informazioni sulle modalità di produzione, sulle caratteristiche dei prodotti e sugli indicatori di qualità degli stessi.
Elisabetta Patelli.


20 settembre 2004
Ed ora parliamo di caccia

Siamo in piena stagione di caccia. Molti di noi vivono in città e hanno della caccia una percezione lontana, spesso distorta, a volte romanzata, ma la caccia e’ altro:uno sport crudele che ammazza animali e mette a repentaglio la vita di altri uomini e di molti animali domestici.
I cacciatori cacciano tra le case, a 500 metri dalla loro auto.E se decidiamo di fare una passeggiata in campagna possiamo sentire spari e latrati dei cani molto vicini. Anche nella passata stagione di caccia i morti tra gli umani sono stati 50 in Italia, spesso cacciatori che si impallinano tra di loro, ma che a volte colpiscono anche qualche estraneo.
Quest'anno tra le prime vittime, oltre a cani e gatti, un bambino figlio di un cacciatore E' ora di finirla, con questa assurdità: i cacciatori possono girare armati anche nelle proprietà private, e guai a provare a discuterci.
Per questo aderiamo e invitiamo tutti ad aderire alla iniziativa Comitati di "Caccia il Cacciatore":cittadini, persone qualsiasi, che vivono o lavorano in campagna, oppure che, pur vivendo in città, frequentano quello splendido patrimonio che è la natura italiana , appassionati di escursionismo, cercatori di funghi o altro ancora.
Persone che devono fare i conti con coloro che in quelle stesse campagne vi si recano non pacificamente bensì armati, non per viverci, lavorarci o godere della loro quiete e bellezza, ma per farvi uso di armi da fuoco, uccidendo e mettendo a repentaglio la propria e l'altrui incolumità: i cacciatori .
Ogni singola persona puo’ aderire e richiedere materiale informativo da distribuire, per farsi promotori dell'iniziativa .Il materiale inviato è totalmente gratuito.”
Si può far parte della Rete anche pubblicizzando il sito www.cacciailcacciatore.org/html/. Per un’adesione non piu’ personale bensi’ pubblica da parte di strutture pubbliche e private( negozi, bar, ristoranti, alberghi, circoli, associazioni, palestre, ecc.) l’iniziativa prende il nome di Rete “No alla caccia”. All'atto dell'adesione verranno inviati l'adesivo e la locandina, da apporre nel locale.
Certo sono momenti terribili, e uno dice: con 400 bambini morti in Ossezia e vittime di guerra tutti in giorni, cosa vuoi che sia… Sono momenti terribili, e - proprio per questo - dobbiamo resistere a ogni costo.
Resistere vuol dire - mentre là fuori c'è chi uccide - difendere ogni essere vivente. Senza fare classifiche: una vita è una vita.
Elisabetta Patelli.



 

 

 

 

 

 

 

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