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DAL SENATO


SEN. NATALE RIPAMONTI

11 novembre 2005
Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
Dichiarazione di voto
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, i Verdi negheranno la fiducia al Governo (qualcuno tra di noi dice forse per l'ultima volta). Credo che se questo Governo intende restare in carica fino alla fine della legislatura, sarà costretto ad arrivare ad altri voti di fiducia perché è un Governo che non si fida più della sua maggioranza.
In queste settimane sono state usate frasi roboanti, oltre che scontate e propagandistiche. La maggioranza ha parlato di rigore e di sviluppo ed in altre occasioni di svolta strutturale. Sapete, come sappiamo noi, che le svolte si fanno all'inizio della legislatura, mentre ora, alla fine dell'attuale legislatura, questa maggioranza è al capolinea, senza idee, spaventata, intimorita e preoccupata a volte più delle sorti elettorali nei propri territori, delle liste elettorali. La finanziaria, invece, dovrebbe occuparsi delle sorti del Paese.
Certamente in quest'Aula ci si ricorda delle discussioni sul sogno del nuovo miracolo italiano; naturalmente non si può negare a nessuno di sognare, ma oggi più modestamente il Governo e la maggioranza balbettano sulla Banca del Sud. Vi ricordate, colleghi della maggioranza, dello slogan «dal declino allo sviluppo»: con questa scelta ideologica voi pensavate che senza sindacato, senza concertazione, con meno vincoli e meno tasse, si sarebbe aperto un futuro radioso. La realtà è un'altra, molto più difficile: non sapete come reagire e questa finanziaria simbolizza la vostra impotenza.
Avete fallito. Oggi timidamente vagheggiate di sostenere la ricerca con il 5 per mille, dimenticando che in Italia o c'è la ricerca pubblica o non c'è ricerca. Dimenticate che in Italia le piccole e le medie imprese la ricerca non possono farla e le grandi imprese preferiscono investire in speculazioni finanziarie e immobiliari.
Avete fallito l'obiettivo della crescita che quest'anno è molto vicina allo zero. Un conto è l'Europa che cresce poco, un altro conto è l'Italia che non cresce e con questa finanziaria modificate l'unico strumento che ha garantito in questi anni di stare in piedi, ovvero la norma relativa agli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni edilizie.
Siamo ormai al di sotto della media del reddito europeo, aumentano nel nostro Paese le differenze e le divisioni: chi era ricco è più ricco, chi era povero è diventato più povero.
C'è, proprio in queste ore, una grande preoccupazione sul rialzo dei tassi e c'è preoccupazione per i costi del servizio del debito. Dovremmo preoccuparci anche dei costi per le famiglie che si sono indebitate in questi anni proprio perché c'erano tassi più bassi.
Avete fallito il rispetto del Patto di stabilità: un giorno dite che deve essere superato, dimenticando che è una questione presente nel Trattato e un altro giorno invece dite che ha funzionato politicamente.
Avete fallito l'obiettivo del risanamento: l'esempio più clamoroso è l'avanzo primario, un piccolo tesoro che noi vi abbiamo lasciato. Con quel tesoro si pagavano gli interessi sul debito e si diminuiva lo stock del debito.
Adesso siamo costretti a fare debito per pagare gli interessi sul debito, ora aspettate la ripresa. Certo, ci sono fasi congiunturali in base alle quali si può migliorare o peggiorare, ma questa finanziaria non va proprio, non aggancia la possibile ripresa che potrebbe esserci in Europa. Questa finanziaria contiene misure inadeguate perché sottrae risorse agli investimenti, all'economia reale, tagliando i finanziamenti a favore degli enti locali. Costringete gli enti locali a chiudere i servizi ai cittadini o ad aumentare le tariffe per tenerli in piedi.
Il piano di Lisbona rappresenta poi la vera grande "bufala" di questa finanziaria, come il finanziamento derivante dalla dismissione degli immobili. In questi giorni infatti si è dimostrato che quelle entrate non ci sono. È la finanziaria di chi sta scappando e sa di provocare danni a chi verrà dopo. Con quale dignità il ministro Tremonti chiede un comportamento bipartisan? Si vagheggia sulla grande coalizione per affrontare i problemi dei conti pubblici. Pensate veramente, colleghi della maggioranza, rappresentanti del Governo, che i cittadini possano ancora abboccare a queste storie? Certamente noi Verdi non abboccheremo. Siamo un piccolo Gruppo, ma in questi anni abbiamo dimostrato di sapere come si porta avanti un'opposizione di fronte a scelte sbagliate.
I cittadini nel 2001 vi hanno premiato e dato fiducia, Successivamente vi hanno messo alla prova e vi hanno giudicato. Il giudizio è stato severo: è dal 2001 che non vincete più un'elezione. Come è possibile, alla fine della legislatura, proporre ancora una minestra riscaldata dal momento che ormai è diventata rancida? Tra pochi mesi toccherà a noi. Certo sarà un ruolo non facile, ma lavoreremo con rigore e trasparenza per risanare i conti attraverso una crescita vera, strutturale e sostenibile. Infatti, se la crescita non è sostenibile non può essere crescita e crea grandi contraddizioni sul territorio, determinando sprechi finanziari e magari appalti "taroccati". Questa sarà la grande discussione che affronteremo all'interno dell'Unione: In Italia si deve ragionare in termini di sostenibilità, altrimenti non si va da nessuna parte.
Siamo convinti però che questo Paese tornerà a camminare a testa alta, con più fiducia e con più aspettative per il futuro grazie ai Governi di centro-sinistra che vi saranno l'anno prossimo

GIOVEDÌ 10 NOVEMBRE 2005
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, come abbiamo visto in questi anni, al solito la fiducia posta dal Governo è finalizzata ad ingessare la maggioranza che lo sostiene. Non vi sono motivi legati ad atteggiamenti ostruzionistici dell'opposizione, che non ha allungato i tempi delle discussioni e dell'esame dei documenti di bilancio e presentando proposte tutte all'interno di una logica di corretto confronto parlamentare.
La fiducia è posta per inserire all'interno della finanziaria norme estranee al contenuto della stessa e per impedire l'esame e un confronto degli emendamenti presentati dai senatori di maggioranza, già respinti in Commissione e ripresentati in Assemblea.
Il problema vero è che il Governo non si fida della sua maggioranza. A me piacerebbe fare una scommessa però con alcuni senatori della maggioranza perché sono convinto che alcuni emendamenti della maggioranza, respinti in questo ramo del Parlamento, verranno poi approvati alla Camera. Guardate che questa non è un'umiliazione per voi senatori di maggioranza; diventa un'umiliazione per questo ramo del Parlamento.
Non entro nel merito della bontà degli emendamenti presentati. Faccio un ragionamento sulle procedure, su come ci si comporta e su come appunto il Governo tratta la sua maggioranza e il confronto parlamentare. Il Governo teme il giudizio della Commissione europea, dei mercati, delle agenzie di rating perché questa finanziaria, nonostante sia diventata nel tempo anche così consistente - siamo ormai a circa trenta miliardi di euro - e finta, lascia in eredità un pesante fardello al prossimo Governo.
Vi è prima di tutto, Presidente, un problema di trasparenza sui conti e di veridicità dei dati. La prima questione è ristabilire la credibilità. Credo che sia una precondizione nel Paese e nel confronto in Europa, se è vero come è vero che siamo sotto osservazione, soprattutto da parte dei mercati. Credo sia innanzitutto necessario prevedere un organo indipendente cui il Parlamento ed il Paese possano fare riferimento per la veridicità dei dati, la sostenibilità, il rispetto delle regole che attengano agli esami dei documenti di bilancio sulla finanziaria ed i conti pubblici e le iniziative legislative sia del Governo sia del Parlamento.
Non propongo, Presidente, una Commissione ad hoc. Bisognerebbe procedere ad un rafforzamento dei Servizi studi di Camera e Senato della Commissione bilancio. Bisogna disporre di un organo indipendente al servizio del Parlamento che svolga quelle funzioni perché - ripeto - la prima questione è capire se i dati dei conti pubblici sono veri o no. Se si tornerà al Governo, come non solo è auspicabile ma assolutamente credibile, credo sia necessario, anche attraverso una trattativa serrata con la Commissione europea, concordare un nuovo piano di rientro perché quello concordato dal ministro Siniscalco con la Commissione Europea per rientrare nei parametri europei non è credibile. Credo sia necessario concordare con la Commissione europea un nuovo piano di rientro quinquennale, credibile, trasparente, vero. Questo è l'unico modo per ristabilire un ruolo dell'Italia in Europa.
Il presidente Azzollini ha affermato che in questi anni di crisi economica, se non vi fossero state le misure adottate dal Governo e dalla maggioranza in questi anni, sarebbe stato peggio. Le misure adottate dal Governo sono state finalizzate a sostenere la domanda attraverso l'aumento della spesa pubblica e a non provocare l'aumento della pressione fiscale. Non mi dilungherò sulla pressione fiscale che, invece, è aumentata perché al riguardo il relatore di minoranza, nella sua relazione, ha ampiamente spiegato come questo si sia verificato in questi anni.
È vero quanto è stato detto sulla spesa pubblica: dal 2001 al 2005 essa è aumentata del 2,3 per cento del prodotto; una spesa enorme sottratta agli investimenti ed indirizzata ad assunzioni clientelari e a consulenze.
La maggioranza dice che le critiche che noi abbiamo portato all'attenzione e al confronto politico non sono convincenti, perché bisogna fare i conti con la compatibilità: non si può da una parte dire che questa finanziaria non è sufficientemente rigorosa e nel frattempo chiedere più risorse. Ma noi non abbiamo fatto questo, signor Presidente, colleghi della maggioranza, non abbiamo detto questo. Abbiamo indicato una manovra alternativa diversa e un quadro finanziario di riferimento ad essa adeguato. La si può condividere o non condividere, ma questo è quello che abbiamo fatto.
Abbiamo proposto l'unificazione delle aliquote sui redditi da capitale, perché siamo l'unico Paese europeo dove la tassazione sui rendimenti sulle rendite finanziarie sono del 12,5 per cento e la tassazione sui rendimenti sui conti correnti sono del 27 per cento. Abbiamo proposto l'unificazione su un'aliquota intermedia e non ci potete raccontare la barzelletta che, se passasse questa riforma, i capitali scapperebbero all'estero, perché la media europea è molto più alta del 12,5 per cento che c'è in Italia.
Abbiamo proposto di finanziare un piano generale per il sistema degli ammortizzatori sociali, sia perché la legge n. 30 del 2003, che voi avete voluto, ha scassato il mercato del lavoro, sia perché siamo di fronte alla necessità di intervenire adeguatamente sulle grandi ristrutturazioni industriali che si verificheranno nei prossimi mesi.
Abbiamo proposto di intervenire sul cuneo fiscale con una manovra molto più consistente rispetto a quella che voi proponete, prevedendo in parte una riduzione del costo del lavoro, ma in parte anche un consistente aumento del reddito disponibile per i lavoratori, aiutando in questo modo la crescita, lo sviluppo e l'innalzamento della competitività del Paese nel suo complesso. Abbiamo proposto di finanziare questa operazione attraverso la soppressione del secondo modulo della riforma fiscale, cioè quei sei miliardi di euro a carattere permanente che si sono rilevati inefficaci e che hanno rappresentato un'iniziativa secondo noi sbagliata. Voi con condividete questa proposta, ma non potete dire che noi non abbiamo avanzato una soluzione diversa, una manovra alternativa.
La verità è che questa manovra mette in ginocchio gli enti locali, altro che cogliere con tempestività il nuovo momento dell'economia! Sottraete risorse per lo sviluppo del territorio, sottraete risorse per le politiche sociali e sapete di avere affermato il falso in queste settimane, quando avete detto che le politiche sociali erano escluse dal taglio; questo non è vero. Riducete gli stanziamenti per la ricerca, altro che 5 per mille!
Considerate il Sud come un problema, quando invece il Sud può essere una grande opportunità per far crescere il Paese nel suo complesso; basti pensare, per esempio, alla collocazione geografica del nostro Paese e al ruolo del Sud all'interno del traffici di mezzi nel Mediterraneo. Altro che Banca del Sud! Al Sud servono infrastrutture materiali e immateriali, risanamento del territorio, risanamento idrogeologico, serve efficienza della pubblica amministrazione, serve legalità; serve anche una diversa politica sul costo del denaro, è vero, ma non serve un nuovo piccolo carrozzone pubblico, come si configura questa nuova Banca del Sud. Dite che l'Europa non cresce, ma una cosa è la bassa crescita europea, un'altra è la non crescita italiana. Quest'anno le previsioni di crescita indicano zero, o qualche decimale in più dello zero.
E non potete pensare che si possa agganciare la ripresa se nella finanziaria che stiamo esaminando si modifica, per esempio, l'unica norma che ha permesso in questi anni di non avere la crescita zero, cioè la norma sulle ristrutturazioni edilizie; se in questi anni abbiamo registrato un minimo di crescita, ciò è stato dovuto prevalentemente al combinato disposto delle detrazioni sui lavori edilizi del 36 per cento e dell'IVA al 10 per cento. Voi modificate questa norma ed essa, così come la modificate, non funzionerà.
Sono allora queste le questioni sulle quali bisognerebbe indirizzare la discussione e l'esame, se vogliamo, appunto agganciare la ripresa.
Signor Presidente, può un Paese reggere in queste condizioni? Noi pensiamo di sì, pensiamo che un Paese possa reggere se si cambia. Siamo pronti per questo; siamo perché le prossime elezioni garantiscano un cambiamento degli indirizzi del nostro Paese; siamo perché il Paese cambi; siamo perché si torni in Europa e si riprenda un ruolo importante nella politica internazionale.
Certo, il Paese è fermo, ma è un Paese che ha grandi potenzialità. Occorre fiducia, trasparenza, onestà, rigore. Occorre cambiare il Governo.

LUNEDÌ 7 NOVEMBRE 2005
legge finanziaria 2006 (discussione generale)
PAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, siamo alla fine, all'ultima finanziaria e credo che questa discussione debba svolgersi anche predisponendo un bilancio di cinque anni di Governo.
Dico questo perché non possiamo condividere le affermazioni di queste settimane del ministro Tremonti circa il fatto che lui è arrivato da poco al Ministero dell'economia e questa finanziaria è il risultato di poche ore di lavoro. Questa finanziaria è il risultato di cinque anni di politiche economiche dell'attuale Governo, per quanto riguarda sia il merito, sia il metodo dell'esame dei documenti di bilancio.
Il merito è sempre quello: siamo di fronte ad una manovra con coperture finte. Mi riferisco, in particolare, alle decisioni relative ai tagli per i Ministeri, quando tutti sanno che difficilmente si potranno realizzare, e al gettito previsto per la dismissione degli immobili, che non si è realizzato nel 2005 e non si realizzerà nel 2006, come tutti sanno. Vi sono poi le solite misure propagandistiche, come il 5 per mille e la Banca del Sud, cioè provvedimenti che non hanno significato ai fini della crescita e dello sviluppo del Paese, che però vengono presentati come grandi iniziative, come ho detto, a fini propagandistici.
Vi è la dimostrazione di una continuità anche per quanto riguarda il metodo utilizzato per l'esame dei documenti: cercando di evitare il controllo parlamentare, il decreto fiscale che prevede una copertura
consistente della finanziaria è stato assegnato alla Commissione finanze, non accettando la proposta avanzata dall'opposizione di prevedere almeno un esame congiunto; la manovra di aggiustamento sui conti del 2005 è stata assegnata addirittura alla Camera, impedendo alla Commissione bilancio del Senato, nella quale si svolge la prima lettura della finanziaria, di esaminarla; e, infine, il decreto di aggiustamento sui tendenziali del 2006 viene attuato attraverso una serie di emendamenti spostati sul bilancio e sul decreto fiscale, in questo modo impedendo ancora un dibattito serrato, anche perché tutti sappiamo che su questi provvedimenti verrà poi posta la fiducia da parte del Governo (fiducia posta naturalmente contro la sua maggioranza e non tanto perché c'è un allungamento dei tempi nell'esame dei documenti).
Infine, c'è una continuità rispetto a quanto si è fatto negli anni precedenti, perché il ministro Tremonti cerca sempre un responsabile esterno rispetto a questioni che invece riguardano la sua diretta responsabilità. Mi riferisco al fatto che prima c'era l'11 settembre, poi c'era la burocrazia dell'Unione Europea, poi l'euro, che ha impoverito le famiglie, e adesso la Cina, con questa concorrenza sleale.
Credo che tutto dipenda dalle scelte e dalle politiche economiche adottate in questi anni. La maggioranza ed il Governo hanno fallito l'obiettivo della crescita, nonché quello del risanamento dei conti pubblici e l'obiettivo del rispetto del Patto di stabilità. Credo che siamo ad un disastro e la dimostrazione di questa affermazione, signor Presidente, sta nel numero che definisce l'avanzo primario: ci avviciniamo allo zero. Ritengo di poter dire che quando abbiamo perso le elezioni, abbiamo lasciato i conti pubblici a posto e dimostrazione ne era che l'avanzo primario era a livelli abbastanza consistenti. Praticamente, abbiamo lasciato una situazione nei conti pubblici per cui ogni anno c'era un piccolo tesoro che permetteva di pagare gli interessi sul debito e permetteva di ridurre lo stock complessivo del debito pubblico. Adesso sta succedendo l'esatto contrario: adesso il nostro Governo, l'Italia, è nelle condizioni di dover creare debito per pagare gli interessi sul debito.
Questo è quel che sta succedendo nel nostro Paese!
Questa è la dimostrazione del fallimento delle politiche economiche del Governo. Si sta cioè ancora una volta realizzando un circolo malefico:
aumenta lo stock del debito e si fanno debiti per pagare gli interessi sul debito.
È fallito l'obiettivo di ridurre la spesa corrente, che è aumentata del 2-3 per cento in questi anni attraverso assunzioni clientelari e consulenze; altro che riduzioni della spesa corrente primaria! Si sono aumentate le spese attraverso assunzioni clientelari e consulenze. Il tendenziale sul deficit 2006 è irrealistico. Il risultato del 2005 non è controllabile; si preannuncia un buco nel 2006. Questa è l'eredità di cui stiamo discutendo, altro che Cassandre! La manovra 2005 è la dimostrazione di quanto stiamo dicendo, come lo è la manovra di 5 miliardi per il 2006.
Ora voi aspettate la ripresa. Ovviamente, come avviene in tutte le congiunture ci sono fasi in cui si scende e altre in cui si sale. Il problema è stabilire se le misure che state adottando nella finanziaria
sono utili per agevolare la piccola ripresa che potrebbe verificarsi.
Avete detto che il Patto di stabilità non funziona, perché cinque dei sei Paesi più grandi non lo rispettano. Il nostro problema però non è tanto il rispetto del Patto di stabilità, e in particolare il rispetto del rapporto tra deficit e PIL, il nostro problema è il debito. Abbiamo un debito che è ancora al di sopra del 100 per cento del PIL e di questo non si parla mai.
Il ministro Tremonti non parla mai di questo parametro. Adesso si dice che abbiamo centrato l'obiettivo dell'euro grazie al Governo precedente (finalmente c'è un riconoscimento di qualcosa di buono che è stato fatto precedentemente), però si dice anche che non siamo dentro alla competizione globale internazionale. La colpa ovviamente è dell'euro e della Cina; non si guardano le scelte compiute nel nostro Paese e le ragioni della mancata crescita dell'economia. Si cercano sempre delle responsabilità esterne. Per quanto riguarda l'euro, credo vi sia una sorta di nostalgia del tempo
in cui vigeva la tecnica della svalutazione della lira. C'è una sorta di insofferenza, cioè, da parte del sistema delle imprese ma anche da parte del Governo nei confronti dell'euro, che si dice sopravvalutato nei confronti del dollaro. La nostalgia di un sistema pigro e protetto.
Credo invece che occorrerebbe aprire i mercati, non chiuderli e infatti Tremonti parla di dazi e di garantire le corporazioni non intervenendo con una riforma delle professioni. Tremonti blocca i processi di liberalizzazione laddove questi consentirebbero di avere prezzi più competitivi. Poi, quando c'era la lira, si dice, le famiglie guadagnavano di più perché sui loro risparmi c'erano alti tassi di interesse. Quindi, da questo punto di vista c'era uno stimolo ai consumi.
Ora è certamente vero che i BOT in quel periodo avevano alti rendimenti, però bisognerebbe fare un confronto vero con la possibilità che invece l'euro ha garantito alle famiglie di ottenere prestiti a bassi tassi di interesse. L'euro ha garantito stabilità dopo gli scandali finanziari. Immaginiamo cosa poteva essere il nostro Paese se non ci fosse stato l'euro a proteggerci su questo versante. L'euro ha garantito bassi tassi di interesse, quindi minori spese per quanto riguarda la spesa sugli interessi del debito e investimenti più agevolati per le aziende e per le famiglie. Poi si dice che l'euro è sopravvalutato rispetto al dollaro.
Guardate, l'economia italiana non cresceva neanche quando c'era la parità euro-dollaro, perché è da anni che è ferma. Quindi, non potete raccontare la barzelletta che esiste una sopravvalutazione. L'economia italiana non cresceva neanche quando il rapporto fra euro e dollaro era arrivato allo 0,72, lo ricordate?
Quindi, il motivo per il quale l'economia italiana non cresce non è legato all'euro; credo che sia piuttosto collegato alle scelte che vengono fatte nel nostro Paese.
Non vi siete poi neanche soffermati su un altro aspetto, che l'euro ha fatto risparmiare sulla bolletta energetica. Infatti, il petrolio viene pagato in dollari e l'euro ha fatto risparmiare sulle materie prime che noi acquistiamo, perché il nostro è un Paese importatore. Non dite, inoltre, che grazie all'aumento delle accise, che si è verificato in questi ultimi mesi, il Governo ha incassato sei o sette miliardi di
euro che non volete restituire ai cittadini: questa è la verità.
Il cambio non è stato neutrale, questo è quanto ha affermato il ministro Tremonti all'inizio della sessione di bilancio, quando ha illustrato il disegno di legge finanziaria in Commissione e in Aula. Innanzitutto, non è vero che c'è stato un aumento dei prezzi in tutti i Paesi europei: in Italia si è verificato un aumento dei prezzi, ma credo che questo sia dovuto alle iniziative dei grandi speculatori sia a livello di produzione che di distribuzione. Sono mancati i controlli e quindi si è verificato questo aumento, che non in tutti i Paesi europei è stato così consistente come in Italia. Infine, la questione della Cina: si parla di concorrenza sleale, in particolare per quanto riguarda l'ultima vicenda del tessile. Si è aperto il mercato del tessile anche ai prodotti cinesi, ma questo si sapeva da dieci anni.
Cosa è stato fatto in questo periodo per fare in modo che i nostri prodotti tessili fossero più competitivi? Cosa è stato fatto in termini d'innovazione, per conquistare nuovi mercati? Cosa è stato fatto per avere prodotti più competitivi? Il nostro Paese ha avuto dieci anni di tempo per potersi regolare: si sapeva che sarebbero entrati sul mercato internazionale i prodotti cinesi, ma cosa è stato fatto? Credo che il mercato cinese possa costituire una grande opportunità per i prodotti italiani, sia quelli che possono essere acquistati da chi ha redditi più alti, sia quelli che possono essere acquistati da chi ha redditi più contenuti.
Credo che la società cinese, di un Paese, cioè, così grande, abbia bisogno di tutto: di progettazione e ricostruzione urbanistica, di tecnologie per il controllo e l'abbattimento degli inquinanti (mi riferisco all'aria, all'acqua, ai rifiuti), di sostegno per la gestione del traffico e delle acque, di tecnologie per l'agricoltura. Come è mai possibile che non si riescano a comprendere le grandi opportunità che si aprono per un Paese come il nostro, dove alcune tecnologie sono adeguate per poter garantire un alto livello di esportazione?
Potrei continuare a lungo, signor Presidente, ma mi limito a sottolineare che la Cina non rappresenta un pericolo. Non è un pericolo se si ragiona e si comprende quanto da anni gli ecologisti di tutto il mondo hanno sottoposto alla discussione anche nel WTO.
Noi da sempre sosteniamo che bisogna almeno stabilire condizioni uniformi in tema di diritti dei lavoratori, di diritti civili, di ambiente.
Perché non si è operato per tempo rispetto a queste modifiche che il WTO poteva adottare? Perché non si è operato in tempo?
I nostri problemi, signor Presidente sono legati ad una scarsa competitività ed è da essa che deriva il fallimento della finanziaria. i riducono i fondi per la ricerca, per il personale e per l'innovazione.
Si evidenzia una visione chiusa ed arretrata, certamente anche da parte el sistema delle aziende, non è ovviamente tutta colpa del Governo.
C'è chi ritiene che si possa competere con bassi salari, con minori diritti per i lavoratori, con una moneta debole, con un'economia sommersa, con l'evasione fiscale e contributiva, con scarso rispetto delle regole per la tutela dell'ambiente. C'è chi ritiene di competere avendo nostalgie protezionistiche, rancori antieuropei, antiglobalizzazione e anticinesi.
Vi è poi il sistema delle grandi imprese che non fa investimenti adeguati e si rifugia nella rendita della speculazione finanziaria ed immobiliare e nelle attività protette. Invece di scegliere la competizione ci si rifugia nelle cosiddette attività protette, prive cioè di concorrenza, come nel
caso clamoroso della realizzazione delle autostrade nel nostro Paese.
Può reggere un Paese sulla base di queste condizioni di partenza? Credo di no e credo anche che bisognerebbe accettare le sfide della globalizzazione e fare scelte adeguate. Da anni noi cerchiamo di portare l'attenzione del Governo e della maggioranza su tali questioni e anche questa finanziaria non da una risposta adeguata.
Pensiamo, ad esempio, al Piano di Lisbona che dovrebbe costituire il fiore all'occhiello. Si prevedono finanziamenti per tre miliardi di euro che dovrebbero provenire dalle vendite immobiliari. Dal momento che non si riescono a vendere gli immobili anche il Piano di Lisbona, che prevede un finanziamento per tre miliardi di euro, non è reale. Si parla di entrate che non sono reali. Questa è la finanziaria al nostro esame. Proponete la riduzione del cuneo fiscale per un punto percentual. Se si vuole veramente intervenire al riguardo bisogna fare di più e in modo più duraturo.
Noi abbiamo proposto - nel caso sforassi rispetto al tempo a mia disposizione resta il fatto che il Gruppo al quale appartengo ha comunque tempo sufficiente per intervenire - un intervento molto più
consistente.
In particolare, abbiamo proposto di sopprimere la norma sbagliata che prevedeva sgravi fiscali per i redditi alti e a carattere permanente per sei miliardi e di utilizzare tale somma per questa misura.
Si può anche ridurre il costo del lavoro però non solo a vantaggio delle aziende. Si può anche ridurre il costo del lavoro del cinquanta per cento, però garantendo contestualmente un aumento di salario ai lavoratori. È in questo modo che si può dare un "colpo" alla competitività, oltre a garantire un livello adeguato di consumi perché aumenta la disponibilità di spesa per i cittadini. Questa finanziaria mette in ginocchio gli enti locali e non garantisce le condizioni per poter competere sui mercati globali.
Signor Presidente, ritengo che questa sia una finanziaria finta rispetto alle coperture, una finanziaria pericolosa per gli enti locali e i cittadini che subiranno una riduzione dei servizi e un aumento rispetto
ai pochi servizi che rimarranno, una finanziaria inefficace per lo sviluppo.
Sembra quasi una finanziaria fatta da persone che stanno scappando e sanno di provocare danni per coloro che arriveranno dopo.
Noi abbiamo già fatto molto per questo Paese. Lo salveremo anche questa volta e lo rimetteremo in piedi dopo che voi lo avete messo in ginocchio.

Delega disciplina impresa sociale 10 maggio 2005
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, questa delega che il Governo assegna a se stesso per riordinare la disciplina dell'impresa sociale, ha registrato nell'esame in prima lettura alla Camera, un dibattito positivo. Del resto, quasi tutte le opposizioni hanno deciso, credo giustamente, di votare a favore del provvedimento.
L'esame alla Camera ha permesso di approvare alcuni emendamenti presentati dall'opposizione e si è sviluppato un rapporto positivo tra i Gruppi parlamentari e le associazioni che fanno riferimento al Forum del terzo settore. Infine, devo segnalare che la discussione alla Camera si è svolta in un clima positivo e non, invece, come spesso accade, di scontro, di muro contro muro, forse perché questa riforma è considerata da tutti necessaria, in quanto c'è l'esigenza di regolamentare meglio il settore, così ampio e variegato, del no profit.
Tuttavia, il mio Gruppo crede che su materie di questo tipo forse sarebbe stato meglio operare attraverso un confronto più serrato in Parlamento e non, invece, ricorrere ad una delega. Anche in questo caso, infatti, il Parlamento rischia di essere espropriato delle sue prerogative; l’unica cosa che si fa ormai nelle Aule parlamentari è assegnare deleghe o approvare, in fretta e furia, a volte con l'apposizione della fiducia, i decreti-legge del Governo.
L'aspetto più positivo del disegno di legge è la definizione, finalmente, di impresa sociale, che viene prevista come attività distinta dalle altre tipologie soggettive del volontariato: mi riferisco alle associazioni che intervengono in campo sociale, alla cooperazione di tipo sociale.
Ovviamente - ed è questa la motivazione per la quale avremmo preferito un confronto più serrato in Parlamento e non che si procedesse attraverso una delega - sono ancora aperti moltissimi problemi; noi pertanto valuteremo il nostro orientamento di voto alla fine dell'esame in Aula qui al Senato.
C’è il problema dell’identità dei diversi soggetti del terzo settore, nel senso che noi vogliamo sia superato - speriamo definitivamente - il rischio che alcune imprese si definiscano sociali solo per poter accedere ai benefici che ciò può comportare.
C’è il problema, rilevantissimo, del rapporto con gli enti locali, per evitare che i servizi che vengono prestati da queste associazioni diventino sostitutivi e non invece aggiuntivi rispetto a quello che gli enti locali devono garantire a fronte delle necessità dei cittadini.
C’è il problema del rapporto di lavoro, nel senso che siamo di fronte a una situazione in cui si registrano rapporti molto ibridi: vi sono volontari; vi sono volontari che allo stesso tempo hanno magari un rapporto di lavoro a metà tempo piuttosto che una forma di lavoro flessibile, mantenendo al contempo il carattere volontario della prestazione; vi sono, poi, collaboratori, dipendenti.
Occorre, quindi, andare verso una forma contrattuale più precisa, che ovviamente non può essere uguale alle altre forme contrattuali che esistono nel mercato del lavoro. Si tratta di intervenire su una materia complessa, molto diversa rispetto a quella delle attività tradizionali. Tuttavia, credo che questo sia un problema da affrontare e risolvere.
C’è il problema, anche questo rilevantissimo (anche se alcune imprese sociali preferiscono glissare su questo aspetto, io ritengo, invece, che sia importante metterlo in evidenza), riguardante il fatto che, anche per le imprese sociali, devono essere garantiti i diritti sul lavoro.
Rapporti chiari sul piano contrattuale ed esercizio dei diritti sul lavoro credo siano le condizioni in grado di garantire che sia erogato un servizio effettivamente di qualità; se non vengono garantiti i diritti, molto spesso il lavoratore opera controvoglia, non riuscendo a garantire il meglio in termini di qualità della prestazione del servizio.
Infine, bisogna evitare che il terzo settore e il no profit si orientino verso la trasformazione in imprese più legate a un settore economico produttivo rispetto all’ispirazione originaria, che è quella, appunto, di imprese orientate a finalità sociali e solidaristiche. Si tratta di un ibrido che già esiste, quindi questo aspetto dev’essere meglio precisato.
La parte più negativa del testo che stiamo esaminando riguardava le agevolazioni fiscali, che sono un aspetto determinante per dare maggior slancio a queste imprese e a queste attività. Già il testo uscito dalla Camera credo fosse abbastanza generico al riguardo, perché prevedeva solo la possibilità di ottenere delle agevolazioni fiscali. Ritengo che la delega dovesse essere invece più precisa, più articolata, indicando anche quali tipi di intervento possono essere agevolati sul piano fiscale. Ma questa è una discussione che ormai non c’entra più nulla; stiamo discutendo di aria fritta, perché la Commissione ha completamente soppresso questa parte del disegno di legge che, ripeto, già era insufficiente.
Ovviamente, signor Presidente, noi capiamo il problema: si tratta di una questione di copertura finanziaria grossa come una casa, è evidente, e non voglio negare questo aspetto. Tuttavia, trattandosi di un disegno di legge d’iniziativa governativa, se il Governo crede nella necessità che vi sia la possibilità, per alcuni tipi di intervento, di ottenere delle agevolazioni fiscali, il Governo se ne assuma la responsabilità indicando le fonti di copertura, nonché la possibilità di arrivare a una definizione del genere, dal momento che si tratta di una delega.
La Camera in proposito aveva adottato un principio che noi non condividiamo, che riteniamo contrario alla legge di contabilità e che abbiamo sempre contestato: quello, cioè, di fare riferimento nella delega, volta per volta, alla legge finanziaria, che stabilisce anno per anno quanti soldi vengono stanziati per le agevolazioni.
Noi non siamo d’accordo con tale criterio e tuttavia - voglio ricordarlo, signor Presidente, perché rimanga agli atti e perché il Governo deve assumersi la propria responsabilità - esso è stato adottato da questo Governo per le deleghe più importanti. Lo si è fatto per la delega fiscale, miseramente fallita, che demandava, anno per anno, alla finanziaria l’indicazione dell’ammontare delle risorse disponibili; lo si è fatto per la delega in materia di riforma delle pensioni, così come per la delega sulla scuola.
Dunque, il Governo, se voleva, aveva questa possibilità. Ripeto, io non condivido tale comportamento, l’ho contestato altre volte e credo sia contrario alla legge di contabilità, ma il Governo su un suo disegno di legge delega poteva seguire in modo omogeneo lo stesso criterio adottato per altre deleghe importanti.
Ebbene, noi abbiamo presentato alcuni emendamenti che ripropongono il testo della Camera senza indicare la copertura finanziaria, proprio perché vogliamo che il Governo si assuma le proprie responsabilità. Sappiamo che quegli emendamenti richiedono una copertura finanziaria, ma il Governo ci deve dire cosa vuole fare.
Infine, signor Presidente, c’è un problema di tempi, lo dico francamente. Il testo sarà modificato dal Senato - non sappiamo se solo per la parte relativa alle agevolazioni fiscali o anche per altre parti - e quindi dovrà tornare alla Camera. Io non so (e da tale punto di vista poi il mio Gruppo deciderà quale tipo di voto esprimere) se questo Governo ha ancora la forza, la disponibilità e la voglia di licenziare questo provvedimento, dal momento che esso deve tornare alla Camera ed essere approvato con i tempi che ci sono, con le poche ore di attività parlamentare che rimangono: è una riforma che deve essere attuata entro un anno dall’approvazione definitiva.
Ho l’impressione - non sono presuntuoso, ma credo sia fondata - che questa riforma probabilmente la farà il prossimo Governo. (Applausi del senatore Iovene).

Fiducia al Governo Berlusconi 26-4-2005
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente Berlusconi, mi consenta di rivolgermi direttamente a lei con questo mio intervento.
Devo dire in premessa che abbiamo apprezzato la sua decisione di informare il Parlamento sull'andamento dell'inchiesta relativa alla tragica morte del dottor Calipari. Lo abbiamo apprezzato perché riteniamo che il Parlamento abbia il diritto di essere informato adeguatamente e, proprio poiché - ripeto - abbiamo apprezzato questa sua decisione, signor Presidente, noi le chiediamo che nei prossimi giorni sia completata questa informazione sugli sviluppi dell'inchiesta, sui risultati acquisiti.
Il Parlamento non può essere informato dalla stampa, dai giornali, e noi riteniamo sbagliata la sua affermazione che lei parlerà dopo la conclusione di questa inchiesta.
Lei, signor Presidente, ritiene - lo ha più volte evidenziato in questi giorni - questa discussione un rito inutile: prima le dimissioni che lei è stato costretto a rassegnare; poi il dibattito nei due rami del Parlamento. Vi è una sorta di forzatura delle regole costituzionali nel suo comportamento. Lei vorrebbe comportarsi come se già fosse in vigore la riforma costituzionale all’esame del Parlamento.
Abbiamo contrastato con decisione questa riforma; la contrasteremo; cercheremo di fare in modo che i cittadini italiani la boccino attraverso il referendum perché riteniamo che sia una riforma sbagliata, in quanto avviene sotto il ricatto della Lega che pretende la devolution come un totem da agitare nei confronti del proprio elettorato, nascondendo la verità: il fatto che questa riforma, al posto di semplificare il rapporto tra le istituzioni dello Stato, le complicherà; al posto di diminuire le spese, le aumenterà.
Abbiamo contrastato quella riforma perché, a nostro parere, scassa l’equilibrio tra i poteri che garantiscono il processo democratico in modo sano e trasparente, prima di tutto perché viene modificato il ruolo del Presidente della Repubblica che diventa un passacarte; viene modificato il ruolo del Presidente del Consiglio, nel quale vengono accentrati i poteri spropositati, come la nomina dei Ministri e lo scioglimento delle Camere. In questo modo il Presidente del Consiglio ha la possibilità di tenere a stecchetto la sua maggioranza; il Parlamento viene svuotato; viene meno il controllo parlamentare; il confronto, il potere legislativo viene frammentato. Il Senato federale non è istituzione per unire il Paese, ma viene previsto come una Camera delle corporazioni e degli interessi contrapposti. La Corte costituzionale verrebbe eletta sotto il controllo dell’Esecutivo.
Inoltre, emerge, signor Presidente, dalle sue dichiarazioni rese nelle due Aule parlamentari il profilo politico programmatico della destra che lei ha in mente: una destra - noi riteniamo - antieuropea, protezionistica e provinciale perché chiusa nella provincia della Padania. Lei ha detto che l’euro ha impoverito le famiglie e diminuito la competitività del sistema Paese nel suo complesso; ha affermato nel suo intervento, reso alla Camera dei deputati, che l’Europa non ha aiutato lo sviluppo ma ha solo previsto ed introdotto nuove regole burocratiche. Invece, noi riteniamo che l’euro abbia garantito stabilità; che senza l’euro l’Italia avrebbe rischiato la bancarotta, soprattutto per il pagamento del servizio del debito, il più alto d’Europa.
Grazie all’euro disponiamo di tassi di interesse più bassi. Sarebbe interessante che il Parlamento venisse informato di quanti soldi abbiamo risparmiato sul servizio del debito in questi anni, grazie ai bassi tassi di interesse garantiti dall’euro. Ma vedete, non è tanto e solo il giudizio dell’Europa, è il giudizio dei mercati sul quale si deve accentrare la nostra attenzione: se vi fosse un abbassamento del rating sul nostro debito, credo che sarebbero guai seri per i nostri conti pubblici.
Vede, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo lasciato nel 2001 un Paese a posto e in equilibrio: un prodotto interno lordo che cresceva circa del 3 per cento, un deficit sotto l'1 per cento, il debito in diminuzione, l'inflazione sotto il 2 per cento, l'avanzo primario sopra il 5 per cento (che è poi l'unica condizione per poter procedere nella riduzione dello stock del debito nel suo complesso) come concordato dall'allora ministro dell'economia Ciampi in sede di Commissione europea.
Lo stato attuale dei conti pubblici è, a nostro parere, l'emergenza vera del Paese. Lei ha affermato, signor Presidente del Consiglio, che l'obiettivo del Governo che si è insediato è quello di rispettare i parametri di Maastricht e, oltre a questo, intervenire a sostegno delle famiglie, delle imprese e del Sud. Per fare questo occorre come minimo una manovra da 18 miliardi di euro: dove sono le risorse, presidente Berlusconi?
Allora forse si capiscono meglio alcuni movimenti di questi giorni per reperire queste risorse, o una parte di esse: forse è intenzione limitare ulteriormente i trasferimenti alle Regioni e ai Comuni, dal momento che ormai sono in stragrande maggioranza governati dal centro-sinistra. In quest'ottica si capisce meglio anche il progetto di allungare la durata delle concessioni sull'uso del demanio marittimo e fluviale, aumentando il canone per poi procedere alla cartolarizzazione delle entrate future.
Vede, signor Presidente del Consiglio, riteniamo questa operazione molto pericolosa, perché si fa cassa sul patrimonio indisponibile, un patrimonio che deve essere garantito per le generazioni future. Capiamo così perché questa strada era già stata imboccata attraverso il cosiddetto condono edilizio: perché già allora si era prevista la sanatoria di alcuni illeciti realizzati sulle aree demaniali e già allora era prevista la possibilità che la realizzazione di questi illeciti potesse arrivare all'acquisizione in proprietà su queste aree demaniali. Riteniamo sbagliata questa operazione, perché quando un bene viene privatizzato deve conseguentemente generare profitto, quindi comporterà nuovi impianti, nuove strutture, nuove discoteche, e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, è un'operazione pericolosa, perché il turismo nel nostro Paese è attratto dal rilevante carattere naturalistico del nostro patrimonio, delle nostre spiagge, del nostro mare, del nostro paesaggio; se lo modifichiamo, perdiamo l'efficacia, il suo carattere importante e rilevante, modifichiamo i flussi turistici che si potranno verificare negli anni futuri.
Lei, signor Presidente del Consiglio, ha poi richiamato l'orgoglio per le iniziative portate a termine dalla sua maggioranza e dal suo Governo, e l'orgoglio di far parte della sua maggioranza, della Casa delle Libertà. Vede, signor Presidente del Consiglio, anche noi siamo orgogliosi: lo siamo per aver combattuto le leggi che questo Governo ha approvato, lo siamo per aver combattuto la proposta di riduzione delle tasse per i ricchi, per aver combattuto contro i condoni fiscali, contro il condono edilizio, contro la proposta e la legge approvata di regolarizzare i capitali all'estero che ha premiato gli evasori, gli esportatori di capitale all'estero che hanno diminuito la possibilità del nostro sistema economico di poter operare e crescere.
Soprattutto, siamo orgogliosi di aver combattuto le cosiddette leggi su misure e ad personam: l'imposta sulle donazioni, il falso in bilancio, le rogatorie, la Cirami, la Cirielli, il salva-Previti, la riforma dell'ordinamento giudiziario.
Infine, signor Presidente del Consiglio, vogliamo esprimerci anche riguardo alla sua proposta di nuovo soggetto unico rappresentativo della destra. Noi riteniamo evidente che questa proposta, che rilancia in avanti la discussione all’interno della destra, sia una proposta che vuole dimostrare che il leader della destra, della Casa delle libertà, vuole restare lei, signor Presidente del Consiglio, mentre è in corso una discussione, ormai trasparente, sulla possibilità che il leader possa essere cambiato.
La verità è che lei cerca di arginare la fuga non tanto di consensi nei confronti della destra, ché quella si è già verificata alle elezioni regionali: lei cerca di arginare la fuga dei quadri dirigenti intermedi dei partiti della destra, che si stanno spostando nell’altra direzione.
Lei deve convincere i suoi alleati, la Lega, l’UDC, parte di AN e lei, signor Presidente del Consiglio, con questa proposta di partito unico noi riteniamo non sia credibile, perché la sua è una proposta ondivaga. Sulla riforma elettorale lei ha cambiato posizione almeno tre volte in questi quattro anni: è partito dal bipolarismo, è passato al proporzionale, per arrivare adesso al cosiddetto soggetto unico della destra. Ma ritiene, signor Presidente del Consiglio, che per risolvere i problemi del nostro Paese, dell’economia, dello sviluppo, della competitività ci voglia il partito unico? Non occorrerebbe discutere, invece, nel merito di queste altre proposte?
Lei propone riforme ancora una volta secondo i suoi interessi. Noi, signor Presidente del Consiglio, contrasteremo con forza la sua azione, in sintonia con i cittadini che già le hanno voltato le spalle. Contrasteremo la sua azione per evitare altri danni al Paese. Noi non siamo di quelli, signor Presidente del Consiglio, che ritengono di aver già vinto, ma certamente siamo convinti che lei ha già perso, perché ha perso la fiducia degli italiani. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e DS-U).
 

14 marzo 2004 - Senato della Repubblica
Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale
RIPAMONTI (Verdi-Un). Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è un paradosso evidente nella richiesta di fiducia da parte del Governo su questo provvedimento. Si chiede, infatti, la fiducia su un bidone vuoto, privo di risorse. Le poche risorse previste sono partite di giro; attraverso un sistema diabolico di scatole cinesi si fanno girare sempre gli stessi soldi. Anzi, se facciamo riferimento alla cosiddetta riforma degli incentivi notiamo addirittura una riduzione delle risorse stanziate negli anni precedenti.
Signor Presidente, come al solito la fiducia non è rivolta contro le azioni dell'opposizione, che ha tentato di esaminare il provvedimento in modo approfondito presentando un pacchetto di emendamenti non spropositato. Essa è posta contro la maggioranza per metterla a stecchetto dopo l'assalto alla diligenza che si è verificato in Commissione con l'approvazione di oltre 100 emendamenti presentati da senatori della maggioranza e la riproposizione di centinaia di emendamenti in Aula.
Il vice ministro Vegas ha tentato di correggere il tiro della politica economica del Governo. Ha affermato che ad una politica economica incentrata sul sostegno alla domanda, quindi sulla riduzione delle tasse (rivelatasi sbagliata in quanto le risorse a disposizione dei ceti già agiati hanno finito con il favorire i nostri competitori più vicini perché sono state indirizzate sul consumo di beni non prodotti nel nostro Paese, vedi, ad esempio, l'acquisto di automobili BMW e Mercedes, di telefonini e computers), deve ora far seguito un intervento sull'offerta, quindi sull'IRAP e sulla ricerca. Ancora una volta si tratta solo di parole perché non vi sono risorse aggiuntive e non vi sono finanziamenti adeguati per intervenire in tale direzione.
Insistiamo, dunque, nel ripetere che il provvedimento è paragonabile a un bidone vuoto, con molti aspetti negativi. Ad esempio, si procede su una linea di precarizzazione dei rapporti di lavoro. Non è stato sottolineato abbastanza in questi giorni il fatto che il contratto di lavoro intermittente venga previsto anche per i lavoratori al di sotto dei 25 anni e per quelli al di sopra dei 45 o pensionati, quando in passato la norma era intesa solo in forma sperimentale; così come non è stato posto sufficiente accento sull'estensione del contratto di tipo accessorio alle imprese familiari operanti nel settore commercio del turismo e dei servizi; come anche sulla possibilità per le agenzie di somministrare lavoratori con i vari contratti previsti dalla legge n. 30 del 14 febbraio 2003, anche in assenza di norme regionali che disciplinino questa attività.
Onorevoli colleghi, ormai è un dato acquisito che la competitività è anche da intendersi come intervento strutturale sulla formazione e sulla professionalità dei lavoratori. Si tratta di creare maggiore cultura per i lavoratori. E' esattamente il contrario di quello che il Governo sta facendo anche con questo provvedimento.
Il maxiemendamento presentato peggiora ulteriormente la situazione. È prevista l'eliminazione della norma sulle professioni. Certo, si trattava di una disposizione timida e parziale; tuttavia anch'essa viene eliminata. Siamo di fronte ad un Governo centralista, che tutela le corporazioni. Questo è quanto si sta verificando. Altro che apertura del mercato! Voi della maggioranza state tutelando le corporazioni.
Inoltre, per quanto riguarda la norma sul personale della CONSOB, concordiamo sulla necessità di maggiore personale per garantire che questo organismo possa svolgere il proprio lavoro in modo adeguato.
Tuttavia, è prevista una misura che dà la possibilità di assumere per chiamata diretta 15 nuovi lavoratori. Chiamata diretta, Presidente! Ed è prevista la possibilità di assumere attraverso un esame-colloquio il personale a tempo determinato che risulti in servizio in quel momento.
Io credo, signor Presidente, che rimangano fuori da questo provvedimento i grandi temi. Si parla di difesa del made in Italy; occorrono così tante parole, così tante pagine scritte, per poter intervenire su questo argomento? Io credo di no. Per rendere più trasparente la filiera, per arrivare all'origine dei prodotti, occorre scrivere tutte le cose che avete scritto? E poi, a che cosa serve l'Alto commissario? A che cosa serve? Quando ci sono problemi si crea una commissione; quando i problemi sono grandi, si crea un Alto commissario. Cioè, al posto di semplificare, si aumentano le procedure e aumenta la burocrazia.
C'è poi la questione dei dazi, che viene ogni tanto riproposta con soluzioni antistoriche ed inefficaci. C'è una visione chiusa e provinciale da parte del Governo su tale questione. È vero, il tessile è in difficoltà, ma da quanto tempo si sa? Da quanto tempo il WTO ha deciso di aprire i mercati, ed anche il mercato del tessile? E cosa è stato fatto in questi anni sia da parte governativa, dei Governi che si sono succeduti, sia da parte del sistema delle imprese, per poter venire incontro a questa decisione già assunta di aprire i mercati, anziché chiudersi e subire la concorrenza che sì, sotto molto aspetti, è concorrenza sleale, portata avanti da alcuni Paesi, in particolare dalla Cina? Ma chi ha posto questi problemi al WTO? Lo chiedo ai colleghi della destra: chi ha posto i problemi della reciprocità, di avere condizioni simili, sia per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, sia per quanto riguarda il rispetto delle norme ambientali?
Voi lo sapete, questo problema è stato posto al WTO non tanto dai colleghi della destra, o dai Governi della destra, e neanche dalla sinistra, per la verità: questo problema è stato posto nella discussione sul commercio internazionale dagli ecologisti e dal movimento new global, questa è la verità! E l'abbiamo fatto in momenti non sospetti: sono anni che poniamo questi problemi, e adesso ci venite a parlare di dazi! Ma questo vuol dire tornare indietro, non capire come si stanno evolvendo all'interno dell'economia globale i nuovi rapporti commerciali internazionali. (Commenti del senatore Stiffoni). Ti ringrazio, collega Stiffoni, perché tu sei specializzato ad interrompere. Infatti, siete chiusi in Padania.
Per quanto riguarda la riforma degli incentivi, questo Governo prima ha negato la contrattazione negoziata, poi ha ridotto i fondi per la legge n. 488 del 1992, quindi ha introdotto questo meccanismo diabolico delle domande e delle risposte, aumentando la burocrazia, aumentando l'intermediazione politica sul territorio, aumentando il controllo politico sul territorio, sul sistema degli incentivi. Questo non va bene, non funziona, ci porta indietro!
La riforma che proponete, che fra l'altro dovrà essere vista ed approvata dalla Commissione europea, entrerà a regime in un tempo minimo di un anno o due. Quindi, in questo anno non succede niente; se in più vediamo che per quest'anno sono a disposizione incentivi al sistema delle imprese per 15 milioni di euro, vuol dire che abbiamo capito tutto, che non è vero che si lavora e si cerca di intervenire per agevolare gli incentivi alle imprese.
Mi piacerebbe, Presidente, riprendere la questione dell'euro, ma non lo faccio perché il tempo a mia disposizione sta terminando. Voglio solo ricordare che l'euro non solo ha garantito più stabilità, ma i bassi tassi di interesse hanno consentito minori spese sul servizio del debito, hanno assicurato anche alle famiglie e alle imprese la possibilità di ottenere in banca mutui a tassi più bassi.
In conclusione, signor Presidente, noi negheremo la fiducia a questo Governo. La negheremo, perché riteniamo che questo Governo non la meriti, perché riteniamo che il Governo debba assumersi l’onere del governo delle proposte, delle soluzioni, perché c’è chi governa e chi fa l’opposizione e quelli che fanno l’opposizione hanno il diritto e il dovere di controllare ed eventualmente di arrabbiarsi. Non dovete dire che siamo noi che dobbiamo fare le proposte, siete voi che dovete farle. Dovete piantarla di dire che siamo sfascisti, perché siete voi che sfasciate il Paese con le vostre proposte.
Per questi motivi voteremo no alla fiducia chiesta dal Governo. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un, DS-U e Mar-DL-U. Commenti dal Gruppo LP).
 

29 dicembre 2004 - Senato della Repubblica
Legge finanziaria, dichiarazioni di voto

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, nonostante alcune modifiche apportate dalla Camera dei deputati non muta il nostro giudizio politico generale su questa finanziaria. Soprattutto riconfermiamo che siamo di fronte ad una legge finanziaria molto pasticciata e più di altre volte per una precisa responsabilità del Governo. Questo testo pasticciato, infatti,nasce a seguito della presentazione da parte del Governo del famoso maxiemendamento sul quale è stata posta la fiducia prima al Senato e successivamente alla Camera.
Dico questo perché le altre volte il Governo si era sempre un po' nascosto, dicendo che un emendamento era passato ma era d'iniziativa parlamentare, presentato direttamente dal relatore o da un singolo parlamentare. In questo caso, invece, siamo di fronte a una precisa responsabilità del Governo, avendo predisposto esso stesso il maxiemendamento sul quale è stata posta la fiducia.
Gli interventi correttivi apportati alla Camera derivano da pressioni esterne: la sentenza della Corte costituzionale e il parere della Corte dei conti. Premetto che sono modifiche che condividiamo, anche se ovviamente non cambia il giudizio generale, soprattutto relativamente alla
tenuta dei conti pubblici derivante dalla finanziaria.
Condividiamo la norma sui videogiochi, che prevede il divieto di installare i videogiochi nelle sale Bingo, giusta e moralmente ineccepibile. Il problema è che la disposizione soppressa prevedeva
un'entrata di 20 milioni di euro l'anno, ora compensata da una riduzione delle spese per il Ministero dell'interno.
Viene poi modificato il regime previdenziale dei dipendenti del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia e viene soppressa la possibilità di avere una perequazione pensionistica più favorevole. La norma relativa agli incarichi esterni nella pubblica amministrazione prevede la soppressione
della sanatoria del contenzioso sugli incarichi individuali nella pubblica amministrazione e vengono soppressi i commi 12 e 13 che consideravano legittimi, con effetto retroattivo, gli incarichi di collaborazione con la Presidenza del Consiglio, con i singoli Ministeri e con la pubblica amministrazione in generale, assegnati senza rispettare singoli regolamenti.
Concordiamo anche su questo aspetto: la norma è stata introdotta alla Camera per evitare un ulteriore richiamo da parte della Corte costituzionale, come è evidente. Ci chiediamo però - e credo sia legittimo
- chi abbia introdotto nel maxiemendamento queste norme che sono state dichiarate a rischio di costituzionalità e che il Governo decide di sopprimere. Ha fatto tutto il Governo!
Viene prevista poi una norma di carattere tecnico con l'eliminazione del comma 116, che prevedeva l'esenzione dall'IVA per i consorzi tra banche;
questa norma infatti era già prevista in un altro comma.
L'aspetto rilevante riguarda la modifica delle norme relative al turn over negli enti decentrati, che avviene dopo la sentenza della Corte costituzionale. Signor Presidente, non leggerò il testo al nostro esame.
Tuttavia, se abbiamo espresso delle perplessità circa la realizzazione del gettito in riferimento alla prima stesura, assolutamente più stringente anche se anticostituzionale, come si è dimostrato a seguito della sentenza della Corte costituzionale, la norma al nostro esame certamente non produrrà quel gettito. Infatti, se in sede di Conferenza unificata Stato
Regioni, città e autonomie locali non si raggiunge l'accordo previsto dal testo, quel gettito non si realizza.
La considerazione per cui, a regime, questa norma prevede un gettito di un miliardo di euro si aggiunge a quanto abbiamo denunciato in queste settimane circa la scarsa copertura della legge finanziaria nel suocomplesso e circa una situazione a rischio della tenuta dei conti
pubblici.
Infatti, a tutto questo si aggiunge la proroga dei pagamenti delle rate del condono edilizio nel 2005. Siamo convinti che quel gettito' (Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente).
Sì, abbiamo capito che i senatori di maggioranza non interverranno. Invece io credo di avere diritto di utilizzare il tempo a mia disposizione per ribadire cose note e meno note!
Come dicevo, che il Governo decide di prorogare al 2005 il pagamento delle rate del condono edilizio e noi rimaniamo convinti che quel gettito non si realizzerà. Peraltro l'apertura di un nuovo contenzioso con le Regioni è unicamente finalizzata al fatto di prevedere un'ulteriore modifica di queste norme, un'ulteriore proroga.
Ciò si aggiunge al fatto che è stata prevista la soppressione dell'automaticità della revisione degli studi di settore, con una copertura effimera di 250 milioni a fronte, invece, di una previsione iniziale di alcuni miliardi di euro.
Si tratta quindi di una finanziaria che fa acqua, con coperture irrealistiche. Già molti istituti, prima della valutazione sul prodotto finale, avevano espresso un giudizio circa la necessità di realizzare una manovra correttiva di 6-7 miliardi di euro nel 2005 e nel 2004,
probabilmente, ci sarà lo sfondamento del tetto del 3 per cento. Siamo di fronte a una finanziaria che, dopo l'esame parlamentare, dopo l'approvazione del maxiemendamento, riteniamo aumenterà la previsione di un buco nei conti pubblici.
Infatti questa è una finanziaria che reprime la crescita e aumenta la pressione fiscale. È una finanziaria molto rilevante dal punto di vista della manovra correttiva. Infine, i tagli alle spese dei Ministeri interverranno negativamente sull'economia reale. Aumentano i costi dei
servizi locali e l'indebitamento delle famiglie, favorito dai bassi tassi di interesse, un indebitamento provocato anche dall'acquisto di beni essenziali.
Inoltre, le previsioni di entrata sono incerte o gonfiate. Ho già parlato delle dismissioni del patrimonio pubblico; SCIP non sta realizzando gli obiettivi prefissati e c'è un contenzioso tra l'INAIL, l'INPS e il Tesoro circa la cessione degli edifici di proprietà, che poi dovrebbero essere affittati nuovamente. Questo vale anche per altre dismissioni del patrimonio pubblico con operazioni di corto respiro, dal momento che si abbassa il debito aggravando però il deficit, in quanto bisogna garantire la spesa fissa relativa agli affitti.
Vi è poi l'operazione relativa al pagamento del pedaggio per alcune strade ad elevato scorrimento; anche in questo caso si realizza subito un'entrata attraverso la cessione, ma nel frattempo si verifica un aumento del deficit attraverso il versamento del cosiddetto "pedaggio ombra".
Per finire, signor Presidente, ho già segnalato in Commissione la questione, che ritengo importante, riguardante l'introduzione delcontributo etico del 4 per cento sui redditi oltre i 100 milioni di euro.
È un contributo etico o una nuova aliquota' Non si è ancora capito; credo non sia né l'uno, né l'altra. Tuttavia il contributo si deve applicareanche al calcolo del prelievo sul TFR e sugli arretrati, sia da lavoro che da pensione, ed esso non riduce la base imponibile delle addizionali IRPEF comunali e regionali. Signor Presidente, è un pasticcio! E certamente, non potendo considerare questo contributo come una nuova aliquota, perché non è prevista dal testo unico, esso ridurrà il gettito, che comunque sarebbe non permanente, dato che il contributo vale solo per il 2005.
Vi è poi un'ultima considerazione. Tra le altre cose siamo di fronte alla classica finanziaria elettorale e non solo per lo spot sulla riduzione delle tasse. Una finanziaria infarcita di norme microsettoriali (immaginiamo cosa potrà succedere l'anno prossimo!) per accontentare un po' tutti - l'amico e l'amico dell'amico - attraverso una filiera elettorale.
Ci sono i soldi per Radio Padania e Radio Maria, una sorta di par condicio all'interno della maggioranza; c'è il finanziamento al calcio femminile;ci sono i finanziamenti per i sondaggi della Presidenza del Consiglio per gli anni 2005 e 2006, nei quali casualmente si terranno elezioni importanti, prima le regionali e poi le politiche; c'è la deroga alla legge Merloni per quanto riguarda i lavori di edilizia pubblica commissionati dai Servizi segreti, (e in questo ambito rientrano i lavori realizzati a Villa Certosa, un'altra bella sanatoria).
In altre parole, signor Presidente, c'è un uso privato dei soldi pubblici pagati dai cittadini con l'aumento delle tasse.
(Applausi dai Gruppi
Verdi-U, DS-U e Misto-RC).

Senato, 16 dicembre 2004
Legge Finanziaria 2005-dichiarazione di voto
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, i Verdi voteranno contro la richiesta di fiducia posta dal Governo innanzitutto perché riteniamo che questo Governo non la meriti e soprattutto perché pensiamo che esso stia causando danni al nostro Paese.
Prima di tutto vi è un grave dissesto dei conti pubblici. È stata fatta una manovra nel mese di luglio per 7 miliardi di euro; il disegno di legge finanziaria ammonta a 24 miliardi di euro, il "decretino" recentemente approvato prevede altri 6 miliardi di euro. È quindi una manovra molto pesante che, per quanto riguarda l’ammontare dell’impegno finanziario, viene dopo quella del Governo Amato del 1992 (voglio ricordare che il nostro Paese era sull’orlo della bancarotta) e della manovra del Governo Prodi del 1996 (e voglio ricordare che in quell'occasione l’obiettivo era quello di centrare l’euro, cioè di entrare in Europa).
La manovra che stiamo esaminando è adottata solo per aggiustare i conti pubblici. Questa è la dimostrazione del buco che ha lasciato il ministro Tremonti, causato dalle misure una tantum, dai condoni, da previsioni di entrata sovradimensionate, da uscite senza coperture e anche da leggi sbagliate, come la Tremonti-bis, che ha elargito contributi in modo non selettivo e senza garantire interventi decisivi per l’occupazione e lo sviluppo.
Il ministro Siniscalco ha parlato di una fase di transizione da una situazione all’altra. Credo invece che il nostro Paese sia in una fase di stagnazione e il motivo si capisce guardando semplicemente i numeri, senza fare propaganda. C’è una crescita sostenuta a livello internazionale: si riscontrano alti tassi di crescita non solo in Paesi come la Cina e l’India, ma anche negli Stati Uniti. Il nostro Paese invece non è riuscito ad agganciare questo trend e la crescita è solo un terzo di quella prevista per gli Stati Uniti. Per quale motivo c’è questa situazione?
Il problema è che la nostra presenza sui mercati internazionali è crollata: nel 1995 la nostra quota sui mercati internazionali era pari al 5 per cento, mentre nel 2003 è scesa al 3,5 per cento, con un crollo del 30 per cento in pochi anni. La situazione è ancora più grave se ci confrontiamo con i nostri competitori europei: la Francia aveva una quota del 5,5 per cento ed è rimasta stabile; la Germania aveva una quota pari all’11 per cento ed è arrivata all’11,5 per cento.
Non è vero che l’Europa è ferma; l’Europa, seppure con difficoltà, cerca di agganciare questa ripresa e in particolare, con riferimento alla presenza sui mercati esteri, dimostra di essere in grado di competere. È il nostro Paese che non riesce a garantire una presenza adeguata sui mercati internazionali, siamo noi che perdiamo quote di mercato.
Allora il problema è quello della competitività. Occorre investire sulla ricerca, sull’innovazione tecnologica, sulla formazione per i lavoratori, sulle infrastrutture, cioè le ferrovie, le grandi autostrade del mare e le grandi autostrade informatiche. È necessario garantire sostegno ai redditi più bassi, al potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Tuttavia, siamo di fronte ad una situazione in cui le risorse sono scarse, per cui bisogna scegliere le priorità. La maggioranza e il Governo hanno lanciato una grande operazione ideologica: avete parlato di svolta epocale, avete proclamato che con meno tasse e minore peso dello Stato avreste garantito più libertà, più sviluppo, più lotta agli sprechi.
La verità è che ci saranno più tasse. Nel 2005 la pressione fiscale aumenta di 4 miliardi e mezzo di euro: questi sono i numeri, ministro Siniscalco. Inoltre, ci saranno meno servizi ai cittadini e più sacrifici per risanare i conti pubblici, perché gli sgravi non sono coperti. Il condono non produrrà il gettito che avete preventivato, vi sono tagli consistenti sulle tabelle, sono aumentati imposte e balzelli vari, dai bolli alle sigarette. Quale svolta epocale! Tra l’altro, nel 2005 non saranno 6 miliardi, ma 4,3 miliardi, cioè molto meno di quanto realizzato dai Governi dell’Ulivo negli anni scorsi.
È una riforma iniqua, perché premia i redditi più alti. Gli sgravi sono inefficaci per alimentare i consumi e per far crescere l’economia, perché i redditi più bassi, come sapete, hanno già subito l’aumento dei costi dei servizi locali e si stanno indebitando perfino per coprire le spese quotidiane.
Inoltre, i consumi che tengono sono quelli basati su beni di importazione, ad alto contenuto tecnologico; quindi, se favoriamo questa tendenza ai consumi, favoriamo i nostri competitori internazionali, ad ulteriore dimostrazione della nostra scarsa competitività e capacità di stare sui mercati.
Circa gli sgravi ai ceti medi, signor Presidente, voglio dire con franchezza che i soldi in più che rimarranno nelle tasche dei cittadini non saranno indirizzati ai consumi e agli investimenti. Infatti, in questo clima di incertezza non si sa se queste riduzioni saranno durature e in un clima di sfiducia basato sul fatto che siamo di fronte ad un Governo ondivago, in particolare sulle questioni di politica economica, sono convinto che questi soldi in più saranno destinati al risparmio.
Gli sgravi IRAP, inoltre, sono inefficaci e insufficienti. La ricerca verrà premiata solo per alcune decine di aziende. Gli sgravi per i nuovi assunti cosa sono, ministro Siniscalco, se non sgravi automatici? C'era una norma che funzionava nel nostro Paese, che prevedeva - appunto - gli incentivi automatici per la nuova occupazione e lo sviluppo: avete fatto di tutto per scassare quella norma e l'avete abrogata; adesso riproponete lo stesso principio. Probabilmente, avevamo allora ragione noi, ministro Siniscalco.
Spesso ci chiedete cosa avremmo fatto noi. Avremmo previsto, come ho detto, incentivi automatici per la nuova occupazione e per gli investimenti, misure più efficaci per la competitività e l'innovazione, la restituzione del fiscal drag, l'introduzione dell'imposta negativa per gli incapienti; soprattutto avremmo previsto un grande piano per il risanamento dei centri storici e, per stare al passo degli altri Paesi europei nostri competitori immediati (perché la Francia, la Germania, la Gran Bretagna e la Finlandia hanno già deciso cosa fare: investono sulle nuove tecnologie) avremmo investito sulla competitività e soprattutto sulla sostenibilità.
Il Protocollo di Kyoto, che tra poche settimane diverrà legge in Italia, non può essere considerato un vincolo per il sistema delle imprese e per il nostro Paese, ma deve essere ritenuto una grande opportunità per lanciare un piano di innovazione tecnologica finalizzato al risparmio energetico, all'efficienza, alla capacità di essere un Paese più moderno e innovativo. Questo non lo state facendo ed è quello che serve nel nostro Paese.
Infine, signor Presidente, osservo che è stato lanciato questo grande spot elettorale sulla finta riduzione delle tasse: si tratta, per l'appunto, di uno spot elettorale, perché il Presidente del Consiglio cerca di accreditarsi e di accreditare la sua immagine come il grande liberatore che, solo contro tutti, vuole tagliare le tasse. Solo contro tutti: contro la sua maggioranza, che non comprenderebbe la svolta epocale, contro l'Europa (che gli impedisce di aumentare il deficit), contro i sindacati, contro la stessa Confindustria e certamente contro l'opposizione, che vuole esercitare il suo diritto di criticarlo e di presentare proposte alternative. L'opposizione deve stare zitta, perché il monarca non può essere disturbato.
Per questi motivi, signor Presidente, bisogna mandarlo a casa nel più breve tempo possibile.


intervento sulla Finanziaria 2005 (discussione generale) svolto in Senato il 13
dicembre 2004.

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, nonostante quello che tutti sappiamo e che viene richiamato nella nostra discussione, cioè che verrà posta la fiducia nelle prossime ore da parte del Governo, gli interventi che abbiamo svolto in queste ore hanno portato molti contributi importanti. E questo nonostante la finanziaria, ancor più di quelle degli scorsi anni, con il passare dei giorni e delle ore si modifica per cui molto spesso siamo costretti ad affrontare questioni che vanno al di là delle proposte licenziate dal Consiglio dei ministri.
È arrivato in Senato un testo, abbiamo discusso di sgravi fiscali, la Commissione ha licenziato il testo che adesso è all’esame dell’Aula, ma siamo costretti a discutere del prossimo maxiemendamento, sul quale verrà posta la fiducia, e dei suoi contenuti. Ogni volta, quindi, si sposta l’attenzione su testi che devono ancora arrivare mentre non si entra nel merito di quello che è al nostro esame, al vero oggetto della nostra discussione.
Signor Presidente, più volte abbiamo detto nei giorni scorsi (lo ripeto in quest’Aula) che avremo la possibilità di approfondire la questione nelle prossime ore. Riteniamo che la richiesta di fiducia sulla finanziaria sia contro le istituzioni, prima di tutto; infatti, questa decisione è stata presa fuori dal Parlamento, in un salotto insieme con un giornalista, il dottor Vespa: quindi, prima di tutto, questa è una fiducia contro le istituzioni.
È poi una fiducia contro il Parlamento, contro il lavoro che noi abbiamo fatto, in particolare l’esame che abbiamo svolto in Commissione (al riguardo, ringrazio il relatore e tutti i senatori che sono intervenuti) portando un contributo importante, al di là del risultato, al di là di ciò che è stato licenziato dalla Commissione (dirò qualcosa alla fine di questo mio intervento). Inoltre, è una fiducia contro la maggioranza, perché il Governo non si fida più della sua stessa maggioranza.
L’esame in Commissione, quest’anno, ha dimostrato davvero (mi chiedo cosa succederà l’anno prossimo, con l’ultima finanziaria di questo Governo legata al ciclo elettorale) che c’è stato l’assalto alla diligenza: centinaia di emendamenti microsettoriali per accontentare questo e quest’altro, l’amico e l’amico dell’amico, ed avanti nella filiera degli amici.
Ma c’è un altro motivo, credo, per il quale il Governo porrà la fiducia: impedire - perché non si riuscirebbe a garantire un esame approfondito in Aula - che su alcune questioni, per l’appunto, l’esame sia approfondito e rigoroso. Mi riferisco - mi auguro di sbagliarmi - al fatto che nel maxiemendamento verrà riproposta la questione del condono edilizio: per tale motivo verrà posta la fiducia sul maxiemendamento, impedendo al Parlamento di entrare nel merito di tale questione.
Signor Presidente, abbiamo tentato solo di fare il nostro dovere: riteniamo di averlo fatto, in molti passaggi, anche bene. Voglio centrare l’attenzione di questo mio breve intervento su cosa è uscito dal lavoro della Commissione e su cosa stiamo esaminando.
È già stato detto, ma credo vada ribadito, che il dato che segue fa giustizia di tutte le questioni relative agli sgravi fiscali, alla riduzione delle tasse: dalla finanziaria, con il "decretino" che è stato approvato nel mese di luglio, all’emendamento sugli sgravi fiscali ci accorgiamo che c’è un aumento della pressione fiscale di 4 miliardi di euro. Ripeto: nel 2005 vi sarà un aumento della pressione fiscale di 4 miliardi di euro. Questa è la verità; poi potete dire quello che volete. Però questo è il dato che emerge dai numeri e dai documenti che stiamo esaminando.
La seconda questione è che non c’è alcuna garanzia sul fatto che i conti pubblici possano essere in equilibrio e che si riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati, intanto perché sul 2004 non vi è alcuna garanzia di stare sotto al 3 per cento nel rapporto deficit-Prodotto interno lordo.
Sappiamo infatti come sta procedendo la vicenda delle dismissioni immobiliari e come non si realizzi quel gettito; conosciamo la vicenda del concordato preventivo e cosa non ha prodotto quell’iniziativa. Tutto ciò avrà sicuramente effetti sui conti pubblici per il 2005, tenendo conto del fatto che per l’anno prossimo vale questa nuova regola del 2 per cento riguardo al cosiddetto contenimento delle spese, che poi, alla fine, è un taglio fatto a caso, che incide sui consumi intermedi e che, per alcuni Ministeri, arriva a rappresentare il 20-30 per cento delle spese, mettendo a rischio il funzionamento di alcuni servizi essenziali.
Nell’esame in Commissione abbiamo fatto presente che, per quanto riguarda la sicurezza, vi è il rischio - soprattutto in questo momento, in cui tutti si riempiono la bocca con la necessità di intervenire, di garantire i servizi, di aumentare il personale in servizio sulle strade e così via - di far mancare addirittura la benzina per le automobili in servizio. Abbiamo ancora fatto l’esempio delle scuole, ma si potrebbe continuare.
Infine c’è la questione, più volte richiamata, relativa alla copertura generale di questa finanziaria. Con il decreto che verrà esaminato domani, viene prorogata l’entrata relativa al condono per 2 miliardi di euro, mentre sappiamo che tale entrata non si realizzerà: si tratta, ripeto, di 2 miliardi di euro. C’è la questione inerente agli studi di settore. Abbiamo dimostrato che, con la revisione della rivalutazione automatica, che è venuta meno, si produrrà un’entrata minore.
C’è la questione del pedaggiamento di alcune strade (la questione dell’ANAS), c’è ancora la questione delle dismissioni immobiliari che non realizzano il gettito che dovrebbe garantire la copertura di questa finanziaria.
Guardate, colleghi, ci sono tagli consistenti sulle tabelle, in particolare sulla Tabella C che è quella che deve finanziare leggi esistenti per far funzionare lo Stato, per far funzionare i rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Si tratta della Tabella C, non di cose nuove, ma di una Tabella che deve garantire il funzionamento delle leggi esistenti.
Ebbene, in un primo momento c’è stato un taglio del 4 per cento per coprire l’emendamento che prevede i cosiddetti sgravi fiscali; poi, sempre con riferimento alla Tabella C, un taglio del 2,5 per cento per coprire il fatto che non c’è più la rivalutazione automatica degli studi di settore; infine, un taglio dell’1, 5 per cento per coprire un emendamento del relatore (che era un emendamento della Lega) relativo a maggiori sgravi IRAP.
Lei mi concederà, signor Presidente, una piccola riflessione sul fatto che vengono previsti 67 milioni di ulteriori sgravi per l’IRAP e ci sono state grandi discussioni notturne, riunioni di maggioranza per decidere se questa misura fosse sostenibile o no; Ministri che sono arrivati di notte in Commissione per marcare il terreno. Ebbene, signor Presidente, questi sgravi ammontano esattamente a 21 euro per azienda: valeva la pena umiliare così l’esame dei provvedimenti e il lavoro della Commissione?
Signor Presidente, io credo che il nostro Paese sia sotto osservazione da parte dell’Europa e dei mercati, non perché i mercati siano cattivi o perché l’Europa ce l’abbia con il nostro Paese, ma perché vi sono alcune cose che noi dobbiamo valutare con attenzione per capire se facciamo il bene del nostro Paese o se siamo noi che ci tiriamo addosso queste attenzioni particolari.
Alcune dichiarazioni del presidente Berlusconi circa la necessità di rivedere il Patto di stabilità sono state imprudenti e inopportune, fatte in questo momento, soprattutto per un Paese come il nostro che ha un livello del debito così alto.
È chiaro che ci guardano con più attenzione: c’è il rischio, come dicevo prima, che si sfondi il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit-PIL, vi sono ancora troppe una tantum anche in questa finanziaria, mentre il debito non si riduce. Si è ridotto invece l’avanzo primario, questo sì, passando dal 5 per cento e oltre, ai tempi dei Governi del centro-sinistra, ad una quota di poco superiore all’1 per cento.
Anche qui c’è una singolare dichiarazione del presidente Berlusconi, proprio di questi giorni, che ha detto di aver trovato un debito superiore al 120 per cento e di averlo portato al 106 per cento. Ma quando mai, sottosegretario Vegas. I Governi di centro-sinistra hanno ridotto il debito dal 120 al 106 per cento; da quando ci siete voi il debito non cala.
La seconda considerazione che voglio fare è la seguente: qual è il filo conduttore di questa finanziaria che viene portata in Aula dopo l’esame in Commissione? Guardate, è molto difficile trovare un filo conduttore, è molto difficile capire dove stiamo andando. Infatti, vi sono decine di misure settoriali, che io chiamo anche elettorali; c’è un appesantimento della macchina burocratica statale e regionale appunto per accontentare le clientele locali; vi sono sanatorie un po’ su ogni argomento, in particolare sulle questioni che riguardano il personale della pubblica amministrazione.
Ricordo alcuni emendamenti del senatore Ferrara, incomprensibili, scritti in modo tale che nessuno capisse che cosa volesse dire. Alla fine, però, sotto vi è la sanatoria! Presidente, uso un termine un po’ provocatorio. Sembra di essere tornati al CAF (Craxi, Forlani, Andreotti). Aumentano la spesa pubblica corrente, il debito; la pubblica amministrazione torna ad essere una vacca da mungere per accontentare le clientele ma v’è di peggio!
Questa finanziaria è recessiva. Infatti, il CAF stimolava la crescita con il deficit. Questa finanziaria aumenta il deficit e deprime la crescita. Questo è il risultato: sfiducia nel Paese, nelle famiglie e tra le imprese. Le aspettative sono basse. I consumi non sono adeguati a quello che dovrebbe richiedere la situazione che stiamo attraversando. È la prima volta dal dopoguerra che il reddito delle famiglie è diminuito. Siamo nella situazione nella quale non abbiamo la sicurezza - anzi, si sta verificando esattamente il contrario - che il futuro dei nostri figli possa essere migliore. È la prima volta che succede dal dopoguerra. Avete detto: sarete tutti più ricchi. Il risultato è che stiamo diventando tutti più poveri. Alla fine non è mai così; qualcuno si arricchisce sempre. (Commenti del senatore Agoni).
Guardate, credo che questa maggioranza non ha rispetto per la cultura del nostro Paese, per la nostra identità nazionale, per l’ambiente, per il paesaggio. La vostra parola d’ordine è vendere, alienare, fare cassa. Si impoverisce il patrimonio del nostro Paese, che deve essere lasciato alle future generazioni. (Commenti del senatore Agoni).
Questo perché vi interessa il risultato immediato: fare cassa. È un’idea debole, provinciale e - scusatemi - anche un po’ cialtrona. Perché i condoni? Perché alimentare gli istinti più regressivi presenti nella società? Avete coniato lo slogan "padroni a casa nostra". Si è verificato che il patrimonio pubblico è diventato terreno di rapina, di spreco e di degrado.
Il ministro Siniscalco dovrebbe spiegarci se questa è veramente la politica economica o se vi è una politica economica diversa; altrimenti sono tutte chiacchiere; è la politica economica che abbiamo conosciuto in questi tre anni, di Berlusconi e di Tremonti e che noi vogliamo fermare perché vogliamo mandare a casa Berlusconi nel più breve tempo possibile. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U e del senatore Michelini).

intervento in Commissione Lavoro al Senato sulla delega previdenza.
SENATO DELLA REPUBBLICA
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)
MERCOLEDÌ 3 DICEMBRE 2003

(2058) Delega al Governo in materia previdenziale,

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U ) ricorda che all'atto della presentazione del disegno di legge n. 2058, il Governo dichiarò che gli obiettivi della riforma previdenziale riguardavano essenzialmente l'omogeneizzazione dei trattamenti previdenziale e dei relativi regimi contributivi, nonché il rafforzamento della previdenza complementare, necessaria a compensare la più ridotta entità delle pensioni calcolate secondo il sistema contributivo. Le disposizioni all'esame e in particolare quelle contenute nell'emendamento del Governo, risultano però inidonee a realizzare tali obiettivi e presentano non poche contraddizioni. Ad esempio, il ricorso ad un sistema di incentivi per prolungare la vita lavorativa è difficilmente conciliabile con la sostanziale rimozione del divieto di cumulo tra redditi pensionistici e redditi da lavoro; il rinvio del pensionamento è altresì in contrasto con l'esigenza, diffusa soprattutto nelle grandi aziende, di favorire l'uscita dei lavoratori più anziani, esigenza peraltro che il Governo non ha mancato di assecondare, emanando, in passato, norme relative ai pensionamenti anticipati.
Non si considera poi che le riforme realizzate nel 1992, nel 1995 e nel 1997 garantiscono la stabilità e l'equilibrio del sistema e, ove si fosse voluto rafforzare tale situazione, la strada più lineare sarebbe stata quella di procedere al confronto con le parti sociali nell'ambito della verifica dei conti previdenziali prevista per il 2005.
Sempre in materia di incentivazione alla permanenza al lavoro - prosegue il senatore Ripamonti - la Camera dei deputati, con una iniziativa senz'altro apprezzabile, ha soppresso la norma relativa alla novazione del rapporto di lavoro: in tal modo, tuttavia, il prolungamento incentivato dell'attività lavorativa si è trasformato in un vero e proprio diritto soggettivo che,come tale, non mancherà di dare adito alle rivendicazioni di alcune categorie di lavoratori pubblici che già oggi, secondo gli ordinamenti vigenti, possono prolungare la loro permanenza al lavoro.
La delega all'esame non prevede poi un sistema di disincentivi poiché Il sistema di calcolo contributivo già di per sé costituisce un deterrente strutturale verso l'abbandono precoce del lavoro.
L'istituzione di una gestione previdenziale in favore degli associati In partecipazione, già prevista dal disegno di legge n. 2058 e ora Inserita nel decreto-legge n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, costituisce un elemento positivo, ed è auspicabile che l'obbligo assicurativo venga esteso anche ai lavoratori occasionali, come prevede l'articolo 3 del disegno di legge all'esame. Occorre però chiarire per quali finalità verrà utilizzato il maggiore gettito contributivo; esso, secondo il senatore Ripamonti dovrebbe essere finalizzato soprattutto a finanziare l'estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori, come i cosiddetti parasubordinati, che attualmente ne sono sprovvisti. Sarebbe invece deprecabile l'ipotesi di utilizzare tali risorse per coprire gli oneri derivanti dalla decontribuzione, che costituisce una misura di destrutturazione del sistema previdenziale pubblico, destinata a danneggiare in particolare i lavoratori più giovani - che fruiranno di trattamenti irrisori - e a compromettere l'equilibrio finanziario dell'INPS. Altrettanto discutibile appare il principio di delega relativo all'obbligo di deferire il TFR ai fondi pensionistici: si tratta infatti di salario differito che, come tale, deve rimanere nella piena disponibilità dei lavoratori. L'obbligo di conferimento muta inoltre la natura stessa del TFR, in quanto trasforma la garanzia dei rendimenti in capitale di rischio.
Non appare poi credibile il principio di delega che subordina il conferimento del TFR all'assenza di oneri per le imprese e, a tal fine,ferma restando la necessità di misure volte ad agevolare l'accesso al credito, soprattutto per le piccole e medie imprese, occorrerà impegnarsi a fondo affinché i predetti oneri non vengano a gravare sui lavoratori.
L'avvio della previdenza complementare richiede inoltre adeguate forme di incentivazione fiscale e, anche a tale proposito, non si può non sottolineare l'erroneità della scelta di pervenire ad una piena parificazione tra fondi chiusi e fondi aperti, né è condivisibile l'introduzione del cosiddetto principio della "portabilità", mentre,d'altra parte, andrebbero rafforzate le funzioni di vigilanza e di garanzia della Commissione di vigilanza sui fondi pensione che, per il suo ruolo,dovrebbe assumere i connotati di una vera e propria autorità amministrativa indipendente. Occorrerebbe poi, per quello che riguarda l'articolo 8, fare riferimento alla delega già prevista nella legge n. 335 del 1995, rendendo più stringenti gli attuali criteri e principi direttivi, troppo ampi.
Soffermandosi sull'emendamento governativo, il senatore Ripamonti Rileva che l'unica vera misura strutturale in esso contenuta riguarda l'elevazione dei requisiti per l'accesso ai trattamenti a partire dal 2008. Con decorrenza dal prossimo esercizio finanziario, il minor gettito contributivo e fiscale non risulterebbe invece compensato dalla più ridotta spesa pensionistica. E' possibile riscontrare un timido riferimento a questo profilo anche nella relazione tecnica predisposta dal Governo.
Inoltre, poiché gli incentivi al prolungamento della vita lavorativa si configurano come un vero e proprio diritto soggettivo, è impensabile che essi non debbano essere estesi anche ai lavoratori pubblici, senza i vincoli e le condizioni poste nell'emendamento governativo.
E' ragionevole prevedere che, dopo il 2008, la nuova disciplina si Rivelerà insostenibile sul piano politico e sociale: occorre comunque che il Governo chiarisca come intende utilizzare i risparmi indicati nella relazione tecnica. Essi, secondo il senatore Ripamonti, debbono restare in ambito previdenziale e sostenere il riordino in senso universalistico del sistema degli ammortizzatori sociali.
Si dovrebbe inoltre assicurare un'effettiva separazione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale, evitando le ambiguità che hanno indotto, in passato, a classificare come spesa pensionistica le note misure per l'incremento ad un milione di lire al mese dei trattamenti pensionistici meno elevati l'assorbimento nell'INPS del fondo dei dirigenti di azienda che presentava e presenta un notevole deficit .
Qualora si dovesse prevenire ad un serio confronto con le parti sociali,sarebbe inoltre opportuno predisporre norme volte ad assicurare una effettiva omogeneizzazione dei trattamenti e dei regimi contributivi, a promuovere il decollo della previdenza integrativa, ad assicurare la copertura contributiva per i periodi di inattività dei lavoratori temporanei.
Purtroppo, occorre prendere atto che il Governo ha elaborato le sue proposte in materia previdenziale animato solo dalla preoccupazione di rendere più accetta alla Commissione europea la situazione di estrema precarietà dei conti pubblici e di prevenire l'abbassamento del rating del debito pubblico italiano, insistentemente ventilato dalle agenzia specializzate


Senato: fiducia alla delega previdenziale
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, non si arrabbierà la collega Sestini, che in questo momento rappresenta il Governo, se insistiamo sulla richiesta di avere autorevolmente da parte del Governo un?esposizione delle modifiche apportate attraverso il maxiemendamento. Dico "non si arrabbierà" perché speravamo, credo legittimamente, che a rappresentare il Governo fosse direttamente il ministro Maroni, che ha autorevolmente seguito alcuni passaggi decisivi dell?iter in Aula del provvedimento. Riteniamo che il voto di fiducia non sia motivato, dal momento che si è già svolta la discussione generale ed il relatore Morra è già intervenuto per la replica. Soprattutto, esso non è motivato perché la maggioranza e
il Governo hanno imposto il contingentamento dei tempi sul provvedimento in esame e quindi, con i tempi contingentati, il provvedimento sarebbe stato certamente approvato dalla maggioranza nelle giornate di martedì o mercoledì prossimo. Cosa cambia, per il Paese, se il provvedimento viene approvato giovedì oppure dopo due, tre o quattro giorni? Cosa cambia per i destini del Paese?Il problema vero è che volete evitare il confronto di merito che abbiamo tentato di avviare in queste settimane, in questi mesi, in Commissione e che volevamo sviluppare anche in Aula. Volevamo far conoscere al Paese i contenuti di questo disegno di legge delega; volevamo che il Paese
fosse informato. O forse voi pensate che anche su questo provvedimento importante, magari, bisogna garantire il silenzio stampa, perché le cose che vi danno fastidio non si possono dire?
La verità è che il Governo non si fida della maggioranza che lo sostiene.
Non ha la garanzia della presenza in Aula per più giorni perché questo non è un provvedimento ad personam. Su alcuni provvedimenti la maggioranza è compatta, è presente in Aula, perché interessano qualcuno; quando sono in discussione provvedimenti che interessano il Paese nel suo complesso, le procedure che vengono adottate sono queste.
Voi bypassate il Senato, lo umiliate, pensate già di essere nel sistema monocamerale. Questo è un provvedimento che incide profondamente nel corpo sociale del nostro Paese; i lavoratori più vicini alla pensione, che per il 2008-2009 avevano fatto progetti di vita, progetti legati alle loro aspirazioni, alla loro famiglia, con questo provvedimento vedono cadere i loro progetti perché voi per legge stabilite che dal 2008 si va in pensione a 60 anni e quindi c'è un innalzamento secco dell'età pensionabile.
Questa è una decisione rigida, il contrario di quello che ci chiede l'Europa che domanda flessibilità mentre voi stabilite per legge che dal 2008 si va in pensione a 60 anni con 35 anni di contributi.
Questo è un provvedimento che penalizza le donne e non vale quello che avete fatto all'ultimo minuto prevedendo che le donne dal 2008 possano andare in pensione con 57 anni di età anagrafica e 35 di contributi, perchè, anche qui cambiando le regole in corso d'opera, avete previsto che ciò avvenga solo con il calcolo contributivo. In questo modo si cambiano le aspettative perché se una persona va in pensione solo con il calcolo contributivo c'è una penalizzazione del 20-30 per cento. Questo è ciò che state facendo con questo provvedimento e non è vera neanche la falsa propaganda che avete adottato in questi mesi che questo provvedimento è fatto per garantire ai giovani le pensioni le futuro. È esattamente il contrario, i più penalizzati con questo provvedimento sono proprio i giovani, perché entrano nel mercato del lavoro con le caratteristiche che attualmente esso ha, con lavori precari per i quali si lavora tre mesi e si sta a casa un mese, si lavora un mese e si sta a casa quindici giorni. In questa situazione questo provvedimento non dice assolutamente nulla sulla possibilità di coprire i periodi di non lavoro con un sistema di versamento di contributi.
Il provvedimento serve unicamente a fare cassa, è stato venduto in Europa prima ancora di essere approvato, ci sarà un risparmio del 7-8 per cento del PIL. È iniquo perché i tagli che si presume di realizzare sono indirizzati solo sui lavoratori dipendenti, quelli che non si possono nascondere e sui quali quindi è più facile intervenire. E non è previsto assolutamente nulla per quanto riguarda, ad esempio, i lavoratori autonomi che, è già stato ricordato, pagano contributi del 17 per cento ed hanno
una pensione calcolata come se pagassero il 20 per cento.
Questa è equità? Almeno su questo punto vi avevamo chiesto di intervenire, ma neanche in questo caso si fa qualcosa di utile. Questo provvedimento distrugge la previdenza pubblica perché l'impostazione della parificazione di tutti i fondi previdenziali, la cosiddetta seconda gamba, con la terza
gamba, la parificazione che è nella filosofia di questo provvedimento, alla fine distrugge la questione fondamentale che la previdenza si deve basare soprattutto e prevalentemente sul sistema pubblico. Il resto deve essere complementare.
Ma il provvedimento va nella direzione opposta, ripeto, va nella direzione opposta. Credo voi stiate arrecando molti danni alla coesione sociale del nostro Paese e determinando incertezze e sfiducia nelle famiglie e nei lavoratori. Altro che agganciare la ripresa! In una simile situazione, la gente non investe, non spende, proprio come sta accadendo nel nostro Paese. Altro che agganciare la ripresa con questi provvedimenti!
Avete posto la fiducia su un provvedimento presentato nel 2001, cambiato in corso d'opera per ben tre volte, ma non perché si fosse sviluppato un grande confronto di merito che ha poi permesso di avvicinare le posizioni, bensì per le divisioni nella maggioranza e nel Governo. La responsabilità di questi cambiamenti è tutta da ascrivere alle vostre divisioni e alle vostre incertezze. Perché Berlusconi ancora non spiega a rete unificate
il merito di questo provvedimento? Perché non spiegate voi al Paese il merito di questo provvedimento? Credo che il Governo abbia assunto questa decisione, da una parte, perché terrorizzato dal risultato delle prossime elezioni europee e amministrative e, dall'altra, perché, in un clima di disperazione, non sa come uscire da questa situazione difficile e grave, soprattutto sul versante dei conti pubblici e di una ripresa che non arriva.Avete imposto la fiducia, ma cosa farete alla Camera? Volete accelerare, ma sappiamo tutti che nell'altro ramo del Parlamento il provvedimento, una volta arrivato, si fermerà. Allora, che senso ha porre la fiducia se una volta alla Camera nulla si muoverà almeno fino a dopo le elezioni europee?
Il Senato però così viene umiliato. Ieri ho espresso solidarietà al senatore Marra, una solidarietà sincera, perché credo abbia lavorato, anche con molta competenza, per portare in Aula il provvedimento ma, e
lo ripeto, il Senato viene umiliato.
Nel passaggio parlamentare alla Camera immagino sarete costretti a rivedere tutta la parte relativa agli incentivi, perché quelli che negato la necessità del confronto, prima con le organizzazioni sindacali, poi in Parlamento. Credo quindi che tutte le responsabilità siano vostre e che se avete deciso di affondarvi dobbiate proprio farlo da soli.


SENATO DELLA REPUBBLICA
MARTEDÌ 4 MAGGIO 2004

Delega al Governo in materia previdenziale.
RIPAMONTI:Signor Presidente, innanzitutto, a dimostrazione del clima di confusione che ha ispirato il comportamento del Governo e della maggioranza su questo provvedimento, voglio denunciare - se mi è consentito il termine - che pochi minuti fa sono pervenuti ulteriori tre emendamenti del relatore. Non si tratta di proposte rilevanti che modificano sostanzialmente il testo, però ho voluto sottolinearlo affinché rimanga agli atti che noi denunciamo questo comportamento che non rispetta le nostre regole.
Nei mesi scorsi, insieme ad altre forze di opposizione e alle organizzazioni sindacali, avevamo proposto di soprassedere all?esame di un testo quale quello in discussione e di prevedere invece l?attuazione rigorosa della verifica già prevista dalla riforma Dini per il 2005.
Ritenevamo infatti che quello fosse il tempo e la sede giusta per avviare una verifica ed un?eventuale modifica delle norme relative alla previdenza.
Devo dire che avevamo ragione, signor Presidente, perché ormai siamo nella primavera del 2004 e questo provvedimento, se va bene, verrà approvato prima delle vacanze, quindi a pochi mesi dal 2005.
Sarebbe stato opportuno non determinare il clima di divisione e di scontro sociale che si è verificato in questi mesi e che continua a permanere nel Paese. Ci chiediamo allora perché c?è stata questa ostinazione, da parte del Governo, nel voler continuare l?esame di questo provvedimento. Il vero motivo di tale ostinazione, signor Presidente, è che questo provvedimento è stato venduto in Europa prima ancora di essere approvato.
È stato venduto alla Commissione europea per fare in modo che la stessa avesse un occhio di riguardo sullo stato dei nostri conti pubblici; è stato venduto soprattutto, signor Presidente, perché non ci fosse, da parte delle compagnie di rating, un declassamento sui titoli del nostro debito.
Ebbene, signor Presidente, che cosa ci chiede l?Europa sul tema della previdenza. L’Europa ci chiede prima di tutto flessibilità, ma il provvedimento che noi stiamo esaminando va, invece, in senso esattamente contrario. Il provvedimento che stiamo esaminando, infatti, prevede un sistema rigido che definisce per legge i limiti di età che devono essere raggiunti per accedere alla pensione. L’Europa ci chiede non di innalzare l’età pensionabile, ma di aumentare la permanenza al lavoro con un sistema di incentivi.
Ebbene, ritengo che gli incentivi che avete proposto non funzionino; sarebbe stato meglio aumentare le prestazioni previdenziali prevedendo un tasso più alto di sostituzione per gli anni in più di permanenza al lavoro. Questo è quanto voi producete a fronte di quelle che più volte richiamate come indicazioni della Commissione europea.
In Europa penso che l?Italia, dal punto di vista delle riforme previdenziali attuate, sia in una situazione sicuramente migliore rispetto agli altri Paesi. Noi la riforma l’abbiamo fatta nel 1995 e l’abbiamo ulteriormente migliorata negli anni successivi. Siamo certamente in una situazione migliore rispetto alla Francia e alla Germania.
È inutile che continuate a ripeterci che in Francia e in Germania hanno varato le riforme mentre in Italia non si fanno; è vero esattamente il contrario: noi le riforme le abbiamo fatte prima e Francia e Germania sono arrivate dopo. Abbiamo stabilizzato la spesa; abbiamo introdotto un sistema contributivo e quindi la necessità di intervenire per sviluppare la "seconda gamba" del sistema previdenziale; questa è la questione determinante.
La discussione reale - questo è il tema maturo - sarebbe ragionare tra forze politiche, forze sociali e Gruppi parlamentari per sviluppare la cosiddetta seconda gamba del sistema previdenziale; occorre quindi una discussione rigorosa sui fondi chiusi e sui fondi aperti, sulle gestioni individuali - e sottolineo questo aspetto - sulla trasparenza della gestione di tali fondi, sui rendimenti e sugli incentivi fiscali per far partire la previdenza integrativa.
La discussione si sarebbe dovuta incentrare su questi temi. Una discussione complicata, lo so, perché il tema è all’ordine del giorno e, nonostante tutti gli anni che sono passati dal 1995, non siamo ancora riusciti a far partire in modo adeguato la previdenza complementare.
Sarebbe stato meglio, come avevamo proposto, stralciare tutto il resto e concentrare la nostra attenzione sulla previdenza complementare. Invece cosa arriva in Aula, signor Presidente? Un provvedimento che se è vero che non parla più di decontribuzioni (anche se ne parla in seconda battuta nell’articolo nel quale si prevede la copertura finanziaria), che non prevede più il trasferimento obbligatorio del maturando trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, prevede tuttavia il meccanismo del silenzio-assenso.
Dal 2008 l?età pensionabile viene stabilita per legge, secondo quanto prevede il testo discusso in queste settimane. Certamente è un provvedimento molto diverso dal testo originario, presentato nel 2001.
Il Governo lo ha cambiato ben 4 volte. Tuttavia, non ci siamo perché l’ultima versione è peggiore della prima; non ci siamo anche perché permangono alcune questioni rilevanti: la separazione della spesa previdenziale ed assistenziale che doveva essere realizzata a monte non c?è ancora; si mantiene ferma la verifica della riforma nel 2005 (che riguarda la valutazione dei tassi di trasformazione), quindi vi è una eventuale riduzione della copertura previdenziale o, per avere la stessa copertura previdenziale, un innalzamento dell’età pensionabile, e resta ferma anche la verifica
prevista per il 2013 che in questo caso è finalizzata ad innalzare di
un ulteriore anno l’età di pensionamento.
Sull’età di pensionamento voglio anche ricordare, signor Presidente, che viene abolita la pensione di anzianità per le donne; la chiusura delle finestre vale anche per chi va in pensione con quarant?anni di contributi; non vi è alcuna omogeneizzazione fra contributi dei lavoratori autonomi e tassi di sostituzione.
La norma sulla mobilità riguardante 10.000 lavoratori è insufficiente; non è prevista alcuna possibilità di allargare la platea dei lavoratori ai quali è stata data la proroga della cassa integrazione e mobilità agevolata; non si prevede assolutamente nulla per quanto riguarda il trattamento di fine rapporto per il pubblico impiego e per i lavoratori precari.
Questo è il testo che stiamo esaminando, signor Presidente; non ci siamo.
Soprattutto vi è un problema di fondo: siamo di fronte ad un provvedimento che viene chiamato riforma, mentre noi affermiamo che serve a fare cassa.
I conti pubblici del nostro Paese sono allo sfascio. E allora dove prelevare? Si preleva su chi non può nascondersi, cioè sui lavoratori dipendenti.
Anche la discussione sulla cosiddetta gobba previdenziale, fatta nei mesi scorsi, su quando si sarebbe verificata a quanto sarebbe ammontata, si basa su valutazioni non veritiere. Non è possibile prevedere un aumento del PIL bloccato per i prossimi trent’anni.
In particolare, le previsioni di occupazione non sono veritiere perché non tengono conto, per esempio, del fatto che nel nostro Paese vi è bisogno di lavoratori immigrati; non si tiene conto che lo scorso anno sono stati egolarizzati 700.000 lavoratori immigrati, grazie alla sanatoria decisa
dal Governo. Soprattutto - e voglio che questo rimanga agli atti - lo sbilancio dei conti dell?INPS è causato da 4 fondi speciali ben individuabili e dai lavoratori autonomi.
Voglio ricordare la questione dei fondi dei dirigenti di azienda che hanno un buco clamoroso: mille miliardi di vecchie lire all?anno; e, ancora, la cosiddetta operazione "un milione al mese" che non riguarda assolutamente la spesa pensionistica, ma la spesa assistenziale. Tutto questo va nel bilancio dell’INPS. E allora come si copre il buco? Attraverso un?operazione da Robin Hood alla rovescia: i lavoratori dipendenti, cioè, pagano il buco del fondo pensione dei dirigenti d?azienda.Non c’è equità, perché solo una parte paga, perché - e ne chiedo ancora il motivo - non c?è una misura sui lavoratori autonomi, non c?è flessibilità (siamo di fronte ad una delega rigida) ed il risparmio non viene utilizzato per la spesa sociale. La relazione tecnica dice in modo esplicito che tutti i risparmi attesi saranno finalizzati al raggiungimento dei saldi di finanza pubblica. Questo è il provvedimento che stiamo esaminando; questa è la vostra riforma!Una riforma pericolosa, grave e pasticciata; modificata, in corso d’opera, quotidianamente; ancora in questi giorni assistiamo alla girandola di emendamenti poi smentiti, dopo poche ore, da alcuni rappresentanti del Governo. Infine, signor Presidente, la riforma parte dal 2008, ma fino a quella data è certo che vi sarà un aumento della spesa previdenziale perché i lavoratori, di fronte ad un provvedimento del genere, faranno di tutto per poter andare in pensione anticipatamente.
Sono passati tre anni, avete cambiato quattro volte. Credo sia legittimo,
da parte nostra, dirvi che quando saremo al Governo noi, cambieremo questa riforma.

Stabilimento FIAT di Melfi 27 aprile 2004

SENATO DELLA REPUBBLICA - MARTEDÌ 27 APRILE 2004
Comunicazioni del Governo sui recenti avvenimenti accaduti presso lo stabilimento FIAT di Melfi e conseguente discussione RIPAMONTI (Verdi-U). Senatore D'Alì, un conto è garantire la libertà di tutti, cioè la libertà dei lavoratori che esercitano il loro diritto a scioperare ed a protestare contro condizioni di lavoro inaccettabili e la libertà di chi vorrebbe entrare in fabbrica a lavorare, altro conto, senatore D?Alì, è bastonare i lavoratori. Questo è quello che si è verificato.
Noi non vogliamo cadere nel tranello di fare il conto di quanti lavoratori volevano entrare. Se fosse stato uno solo, io credo che in un Stato di diritto occorra garantire anche quel diritto. Però, guardi, a noi viene
in mente Scelba, viene in mente quel periodo buio. Siamo nel 2004, parliamo tutti i giorni di globalizzazione e competitività, però siamo di fronte a relazioni industriali e sociali da an