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Delega al Governo per l'emanazione
di un testo unico per il riassetto e la riforma della normativa in
materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, mi consentirà di
iniziare con una breve battuta polemica nei confronti del senatore
Stracquadanio. Credo sia molto arduo tentare di dimostrare che gli
incidenti sul lavoro abbiano una rilevanza inferiore rispetto ai
dati che tutti conosciamo perché molti incidenti avvengono durante
il percorso tra la casa e il lavoro o da un posto di lavoro
all'altro. È esattamente il contrario, e questo lo dimostra spesso
la magistratura, ma per non ricorrere alla magistratura basta
leggere i risultati delle indagini svolte in questi anni.
Da queste indagini si dimostra che, molto spesso, gli incidenti
accadono nei cantieri e il lavoratore viene preso, impacchettato,
messo in macchina e portato sulla strada dove si dimostra poi che ci
sarebbe stato un incidente in bicicletta, in motorino o quant'altro.
Questa è la storia del nostro Paese, poi se vogliamo dimostrare che
l'incidenza degli infortuni sul lavoro è più bassa utilizziamo altri
dati, non raccontiamo queste storielle perché non riguardano
assolutamente la storia di questo Paese.
Vi è una conclusione comune riguardo all'esigenza di un intervento
organico su queste materie che deriva dalle varie Commissioni
d'inchiesta che si sono succedute in questi ultimi 15-20 anni. Ho
avuto modo di leggere la relazione conclusiva della Commissione
Lama, poi della Commissione Smuraglia, poi della stessa Commissione
Tofani e tutti arrivano a questa conclusione: occorre un intervento
organico di revisione e di razionalizzazione delle norme. Ed è
evidente, senatore Malan, che se occorre un intervento di riordino e
di razionalizzazione, bisogna procedere attraverso una delega.
Questo lo avete fatto anche voi nella passata legislatura: il
Governo chiedeva una delega al Parlamento per poter intervenire su
questa materia.
Quando ci sono interventi di questa complessità si opera in questa
direzione, si fa così: non c'è un altro modo. Quindi, la critica
secondo cui il Parlamento sarebbe espropriato non funziona e non ha
alcuna ragione di essere.
Nonostante si lavori attorno ad una delega, che ovviamente deve
avere dei criteri molto stringenti e precisi perché il Governo
presenta delle sue valutazioni e il Parlamento deve intervenire sui
criteri direttivi - come succede sempre perché il controllo
parlamentare si deve esercitare in questo modo - il Governo non è
stato fermo in questi mesi e in questo anno di legislatura: si è
introdotta la norma che prevede l'assunzione il giorno prima,
proprio per evitare - questione di cui siamo tutti a conoscenza -
che, quando capitava un incidente, questo venisse certificato lo
stesso giorno dell'assunzione.
Si è introdotta anche una norma che prevede di aumentare il numero
degli ispettori - non so se vi ricordate, però lo abbiamo fatto in
questi mesi - per incrementare la possibilità di effettuare
controlli ed ispezioni. Si è introdotta una norma per garantire più
sicurezza nelle gare di appalto.
Quindi, è vero che si produce una delega; è vero che la delega avrà
i suoi tempi d'attuazione per l'emanazione dei decreti legislativi,
ma nello stesso tempo il Governo è intervenuto - credo - giustamente
attorno alle questioni più rilevanti dal punto di vista
dell'emergenza.
È anche vero - e questo mi dispiace dirlo, ma l'ho già ricordato
anche in altre occasioni - che alcune previsioni della legge
finanziaria (per esempio il taglio orizzontale su tutti i Ministeri)
a volte producono dei danni. Penso agli ispettori che non hanno i
mezzi e le attrezzature per poter uscire e condurre le ispezioni
perché appunto si sono ridotti gli stanziamenti a loro destinati.
C'è un dato - voglio ricordarlo - emerso anche nella relazione
conclusiva della Commissione presieduta dal senatore Tofani nella
passata legislatura: moltissimi degli incidenti del lavoro si
verificano in capo ai cosiddetti lavoratori precari; interessano
questo genere di lavoratori perché c'è poca informazione, poca
prevenzione e poca formazione, appunto perché trattandosi di
rapporti di lavoro precari non si investe per garantire la
sicurezza. È la solita logica competitiva che abbassa i costi del
lavoro, ma è anche la logica che crea una concorrenza sleale nel
mercato del lavoro tra le aziende che rispettano tutte le norme e
quelle, invece, che non le rispettano.
Allora, ritengo - non lo dico in termini polemici - che sarebbe
necessario un confronto vero. Il presidente di Confindustria dice
che questa situazione è intollerabile, che vuole avere un rapporto
con il mondo del lavoro e con le organizzazioni sindacali per
trovare insieme le soluzioni. La prima strada che bisogna imboccare
è proprio questa: cercare di evitare che le storture previste dalla
cosiddetta legge n. 30 del 2003, la legge che ha aumentato le
flessibilità e precarietà nel mondo del lavoro, possano produrre
l'aumento degli incidenti sul lavoro.
Questa è una questione che non è sollevata da me, dal mio Gruppo o
da chi è identificato come arroccato su posizioni più radicali, ma è
la conclusione della Commissione d'inchiesta presieduta dal
presidente Tofani, un senatore di Alleanza Nazionale, che dice
esattamente questa cosa. Dice che la stragrande maggioranza degli
incidenti avviene in quei posti dove ci sono rapporti di lavoro
precario. Credo che questo sia un tema da affrontare.
Occorre ovviamente più informazione, più formazione, più
prevenzione, più repressione; occorrono norme più snelle, che
facilitino la loro applicazione e la loro efficacia. Occorre rendere
più trasparenti le rispettive competenze e responsabilità reciproche
tra i datori di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori.
Ritengo che la prevenzione parta prima di tutto dalla conoscenza del
ciclo produttivo e del posto di lavoro. In questo senso i datori di
lavoro ricoprono un ruolo importante nell'obbligo della
presentazione del documento sui rischi che deve essere discusso,
trasparente e conosciuto da parte di tutti i lavoratori. Un ruolo
altrettanto importante è rivestito dai rappresentanti dei lavoratori
per la sicurezza che devono essere più autonomi, devono avere più
poteri, più autonomia nella possibilità di intervenire sui processi
produttivi facendo proposte.
Occorrono norme più precise, più trasparenti per garantire la loro
elezione, che deve venire dai lavoratori. I rappresentanti dei
lavoratori sulla sicurezza non devono essere indicati dalle
organizzazioni sindacali; devono essere eletti dai lavoratori.
Ovviamente, come dicevo prima, stiamo discutendo di una delega al
Governo che quindi avrà i tempi necessari per poter essere attuata
secondo l'emanazione dei decreti legislativi.
È evidente che però bisogna cercare di rispondere ad alcune
necessità immediate e la prima di queste - come emerge costantemente
dalle relazioni conclusive delle indagini conoscitive, dalla
Commissione Smuraglia alla Commissione Tofani - è che occorre più
coordinamento tra le varie attività ispettive.
È di certo una questione delicata perché devono convivere le
competenze delle Regioni - sotto il controllo regionale operano gli
ispettori delle ASL - e quelle dello Stato, che riguardano il
Ministero del lavoro, l'INPS, l'INAIL, il Ministero dell'economia e
delle finanze per quanto riguarda la repressione del lavoro nero e i
Carabinieri per quanto concerne le norme relative al rispetto e alla
tutela dell'ambiente. La materia è molto complessa e però uno dei
dati fondamentali è riuscire a garantire più coordinamento e più
efficacia nelle varie attività ispettive. Questione complessa, sì,
però questione urgente e decisiva.
Non ci devono essere sovrapposizioni; ci deve essere uno scambio
efficace e trasparente di dati. Occorre creare una banca dati per
garantire le informazioni in tempo reale, il coordinamento e la
trasparenza. Occorrono più controlli e quindi più ispettori.
È stato presentato un emendamento che verrà discusso in Aula e che
va in questa direzione. Credo che sarà approvato dalla maggioranza e
mi auguro anche da parte dell'opposizione proprio perché mira a
garantire più controlli e più ispettori. Occorrono misure
finalizzate alle piccole e piccolissime imprese per incentivarle ad
adeguarsi alle norme. In questo senso l'INAIL ha assunto un ruolo
importante e già da tempo finalizza una quota del proprio bilancio
alla incentivazione di misure per garantire la sicurezza nei posti
di lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese.
Occorrono forme di incentivi per stimolare le aziende a praticare le
migliori disposizioni e pratiche scientifiche più avanzate. Bisogna
stimolare le aziende, per esempio valorizzando gli accordi aziendali
che prevedono misure per migliorare la sicurezza e, a mio avviso, in
questo campo serve anche il cosiddetto valore dell'esempio virtuoso.
Infine, signor Presidente, ritengo che abbiamo corso negli anni
passati un rischio importante perché le norme sulla sicurezza devono
essere unitarie e valere su tutto il territorio nazionale.
Devono valere in Sicilia come in Lombardia; devono valere nello
stesso modo su tutto il territorio nazionale. Abbiamo corso un
rischio. Ricordo che vi è stata una polemica, quando si è trattato
di riformare il Titolo V della Costituzione, quando si prevedeva di
inserire questa materia della sicurezza tra quelle concorrenti tra
lo Stato e le Regioni. Avevamo commesso un errore, che è stato
superato perché - ripeto -queste norme devono valere in modo
unitario su tutto il territorio nazionale.
In questa direzione credo vada la delega che stiamo esaminando,
augurandoci che venga approvata nel più breve tempo possibile dai
due rami del Parlamento
SEN. NATALE RIPAMONTI
(06/06/07)
Signor
Presidente, esprimiamo fiducia convinta e stima per il vice
ministro Visco, sperando che la magistratura, nel più breve
tempo possibile, stabilisca le responsabilità in capo a
tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda torbida e
velenosa. Riteniamo che Visco risulterà estraneo,
riteniamo che il Vice ministro abbia avuto un comportamento
ineccepibile, per quanto riguarda i rilievi di carattere
giudiziario, istituzionale e politico. Esprimiamo fiducia e
stima per la Guardia di finanza, per il ruolo importante che
svolge contro l'evasione fiscale, per la prevenzione e per
gli accertamenti fiscali, per il controllo delle frontiere
contro il contrabbando e per la prevenzione
dell'immigrazione clandestina.
Non possiamo esprimere
fiducia e stima per il generale Speciale, perché ha
utilizzato un normale avvicendamento ai vertici della
Guardia di finanza della Lombardia e di Milano per
trasformarlo in un caso politico, in modo maldestro e
irrispettoso nei confronti delle istituzioni. Ha lasciato le
sue impronte digitali (ovviamente in modo metaforico) nella
campagna de «il Giornale» costruita contro il vice ministro
Visco; forse c'entrano qualcosa le iniziative e le norme
adottate da questo Governo contro l'evasione fiscale e la
campagna contro il Governo Prodi. (foto GiuseppeLami/blow up) ;
Il generale Speciale ha
utilizzato la sua sostituzione a fini politici, per
alimentare la campagna della destra; si è atteggiato a
vittima, ha contestato la legittimità del provvedimento di
trasferimento a suo carico, ha contestato il trasferimento
alla Corte dei conti per poi ritornare indietro, quando la
campagna si è sviluppata in quelle ore.
Noi riteniamo, signor
Presidente, che sia assolutamente legittimo il provvedimento
del Governo e che sia legittima la sostituzione del generale
Speciale: non è la politica che ha interferito, ma è il
generale Speciale che ha influenzato e strumentalizzato un
caso per trasformarlo in caso politico. Pensiamo che non
solo avrebbe dovuto lasciare il suo incarico, ma il Governo
avrebbe dovuto aprire un regolare processo disciplinare nei
suoi confronti; riteniamo che il Governo avrebbe dovuto
essere più presente e più rigoroso in questa vicenda.
Si è aperto un
conflitto tra istituzioni, sull'autonomia e
sull'indipendenza del loro rapporto. Credo che bisognasse
coinvolgere l'organo costituzionalmente competente, cioè la
Consulta, altro che pressioni della politica sulla Guardia
di finanza! È esattamente il contrario: è il comportamento
del generale Speciale e dei suoi alti collaboratori che ha
contribuito a determinare questa situazione. Per noi la
vicenda potrebbe essere chiusa qui, anche perché la mozione
della destra che chiedeva di revocare le deleghe al vice
ministro Visco non ha più ragione di essere, perché le
deleghe sono state ritirate.
Allora, perché questo dibattito? Credo che
continui la strumentalizzazione politica sostenuta da una
campagna di stampa-spazzatura odiosa e cattiva. Bisogna
fermarsi, lo chiedo a tutti i Gruppi parlamentari; bisogna
fermarsi, ma la destra vuole a tutti i costi la spallata che
non arriverà.
E allora si insiste su
una strada avventurista e destabilizzante; si coinvolgono le
più alte cariche dello Stato e lo stesso Presidente della
Repubblica. Si dice che il Presidente della Repubblica è,
Capo delle Forze armate dimenticando - ovviamente non si
dimentica, perché lo sapete benissimo - che ha per quanto
riguarda la Guardia di finanza solo un ruolo di indirizzo e
dimenticando che per quanto riguarda i rilievi di carattere
politico la competenza è del Parlamento, non certo del
Presidente della Repubblica e meno male che è così. Nei
regimi democratici è così. Forse, la destra si dimentica di
queste cose e si dimentica che per quanto riguarda gli
aspetti di carattere giudiziario la magistratura deve fare
il suo corso.
Presidente, anche la
destra conosce queste regole di base che attengono al
funzionamento dei regimi democratici. Allora, perché si è
tentato di coinvolgere il Presidente della Repubblica? Si
utilizzano, ritengo, le istituzioni a fini politici; non si
ha ritegno a chiamare in causa il Presidente della
Repubblica; la destra mostra in questo caso, come in altri,
ancora il suo DNA profondo, antistituzionale, populista ed
intollerante nei confronti delle regole democratiche.
C'è una verità che va
al di là, Presidente, della cosiddetta vicenda UNIPOL. Credo
che qui non c'entra niente il merito; forse non c'entra
neanche il collegamento dei vertici della Guardia di finanza
di Milano e della Lombardia con l'ex ministro Tremonti. A me
pare che viene fuori una concezione della lotta politica
barbara, oscura, astiosa e vendicativa. Probabilmente è vero
che i rapporti tra il generale Speciale e il vice ministro
Visco non erano buoni - questo è innegabile - ma mi chiedo:
con quale legittimità il generale Speciale ha deciso il
trasferimento e la promozione di alte cariche della Guardia
di finanza proprio nelle stesse ore nelle quali egli veniva
spostato?
Con quale legittimità e
con quale autorità il generale Speciale protestò nel giugno
scorso quando c'è stata la festa del corpo della Guardia di
finanza perché aveva saputo che il vice ministro Visco avevo
avuto l'incarico per il discorso ufficiale? Con quale
autorità e con quale legittimità si contesta il fatto che il
potere politico svolga, nel modo più trasparente e
legittimamente, le proprie funzioni?
Ritengo che bisogna
ritornare al rispetto delle regole, delle istituzioni, alla
divisione dei ruoli e all'autonomia reciproca. La destra fa
male a difendere Speciale ed a investire il Capo dello
Stato. Ritengo che il Governo avrebbe dovuto intervenire -
ci auguriamo che nelle prossime settimane sia più rigoroso e
più trasparente - con più vigore su queste questioni.
Il Parlamento deve
potersi esprimere conoscendo tutti i fatti. Vogliamo che i
cittadini conoscano tutti i fatti; vogliamo capire e
giudicare e i cittadini vogliono capire e giudicare: capire
chi ha qualcosa da nascondere, capire chi ha
strumentalizzato e capire chi invece è un galantuomo ed è
onesto. Per questo crediamo che il Governo debba andare
avanti. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e
Ulivo).
Ripamonti
Conversione in legge,
con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante
disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, tenterò, nella calma di
quest'Aula, di mettere in evidenza le due proposte di politica
economica che questa volta, più di altre volte, sono risultate
chiare nella discussione e nell'esame parlamentare; cioè quella
dell'opposizione e quella della maggioranza. Credo che il fatto che
in modo evidente risultino due ricette di politica economica sia un
bene; un bene per la nostra discussione e un bene, credo, anche per
il Paese, per i cittadini che possono in questo modo formarsi meglio
un'idea attorno alle cose che devono essere fatte per rimettere in
movimento il nostro Paese.
Ciò con una premessa importante; questo provvedimento serve per la
copertura della finanziaria, che esamineremo nei prossimi giorni, e
questa copertura viene realizzata in modo strutturale, senza una
tantum, vi sono aumenti di entrata derivanti dalla lotta
all'evasione. È evidente che questo produce un innalzamento della
pressione fiscale. Questo è obiettivamente nelle cose e nei fatti.
Questo decreto e la manovra finanziaria nel suo complesso
produrranno effetti depressivi sull'economia nel 2007? Credo che
senza problemi abbiamo già risposto, lo stesso Governo ha già
risposto in sede di Documento di programmazione
economico-finanziaria, in sede di finanziaria, perché nel 2007 si
prevede una crescita del prodotto di circa due decimali di punto in
meno rispetto a quella che probabilmente si verificherà quest'anno.
Ciò anche perché questa manovra, così rilevante dal punto di vista
dell'entità, certamente avrà effetti anche di carattere depressivo
sull'economia. Questo credo che sia un dato assodato.
Tuttavia, la discussione che dobbiamo fare, è di altro tipo. Credo
infatti che vi siano molti studi economici che dimostrano che gli
effetti depressivi sull'economia sono minori se l'aumento delle
entrate - come in questo caso - deriva dall'emersione di maggiore
base imponibile. L'opposizione propone un'altra cosa; essa dice che
bisogna diminuire le spese. Ritengo che in questo momento, questa
proposta sia non praticabile o, quantomeno, non praticabile
nell'entità proposta dall'opposizione.
Ma, ritengo anche che in questo momento attuare un'operazione
drastica di riduzione delle spese produrrebbe un effetto depressivo
sull'economia maggiore di quanto si produce attraverso un'azione di
emersione di economia sommersa. Certo, diventa molto facile da parte
mia ricordare - lo ha già fatto il senatore D'Amico - che nei cinque
anni di governo della destra si è verificato l'esatto contrario
rispetto a quanto si dice ora. Infatti nei cinque anni di governo
della destra, la spesa corrente è aumentata di due punti e mezzo. Si
è, quindi, fatto il contrario di quanto si dice adesso.
Credo che questa finanziaria realizza una lievissima riduzione della
spesa corrente; si passa dal 40,2 al 40,1: certo è poco, magari si
poteva fare di più. Certamente, però si inverte la tendenza che c'è
stata in questi cinque anni; cioè, a fronte del fatto che per cinque
anni la spesa corrente è cresciuta, con questa finanziaria,
nonostante l'entità della manovra, si riduce la spesa corrente dello
0,1 per cento.
Credo che questo sia significativo perché è difficile fermare un
treno in corsa; la corsa dell'aumento della spesa corrente.
Tuttavia, c'è questo segnale di inversione di tendenza. Ciò è
significativo. Al riguardo, credo che l'accordo con le Regioni sulla
spesa sanitaria sia la dimostrazione dell'operazione che è stata
fatta. C'è un aumento delle spese, ovviamente, perché la spesa
sanitaria non si può comprimere e, tuttavia, questo avviene
attraverso un processo di responsabilizzazione delle Regioni.
Credo che questa sia la dimostrazione di come si possa, con misure
adeguate, intervenire anche sul processo di contenimento della spesa
corrente. C'è un aumento significativo delle entrate nei primi nove
mesi. Crescono quelle prevalentemente dovute al pagamento che fa
seguito a controlli fiscali. Questo dobbiamo dirlo. Crescono -
ripeto - prevalentemente le entrate derivanti da precedenti
controlli fiscali. Ciò vuol dire che alcune norme inserite nel
cosiddetto decreto Visco-Bersani hanno cominciato a produrre
effetti. Cambia la composizione del gettito, vale a dire che ci sono
più imposte dirette e crescono meno le entrate derivanti da quelle
indirette, cioè da accise e tariffe, che sono quelle che incidono
maggiormente sui redditi più bassi.
L'opposizione insieme alla riduzione delle spese propone di ridurre
il prelievo fiscale. Desidero, al riguardo, essere molto franco: è
il nostro obiettivo. Presenteremo, infatti, un emendamento
all'articolo 1 della legge finanziaria nel quale si dice che tutte
le entrate superiori derivanti dalla lotta all'evasione fiscale
dovranno essere finalizzate a ridurre la pressione fiscale e a
rimodulare le aliquote. Certo è che però in questo momento non si
può fare altro. Sicuramente per i prossimi anni l'impegno dovrà
essere questo.
Siamo di fronte ad una manovra finanziaria importante dal punto di
vista dell'entità perché occorre aggiustare i conti pubblici e
rientrare nei parametri di Maastricht. Si tratta di una finanziaria
improntata all'equità e allo sviluppo e che deve mantenere tale
equilibrio. Non ci possono essere diverse fasi, nel senso che prima
si compiono i sacrifici e poi si realizzano interventi per lo
sviluppo. È una finanziaria che cerca di contemperare l'esigenza del
risanamento con quella dell'equità e dello sviluppo.
Credo che ci riusciremo. Siamo indirizzati a ottenere tali
risultati, però voglio anche ricordare che l'ISAE, in occasione
delle audizioni svolte in apertura della sessione di bilancio, ha
fatto presente che la pressione fiscale nel 2006 è aumentata,
passando dal 40,6 per cento del 2005 al 41, 4 per cento, per cui a
politiche invariate adottate dal precedente Governo vi è stato un
aumento della pressione fiscale. Questo, peraltro, al netto della
sentenza sull'IVA che produce di per sé circa lo 0,6- 0,7 per cento
in più. Vedremo quanto aumenterà la pressione fiscale a seguito del
provvedimento che stiamo esaminando. Però partiamo dal fatto che -
ripeto - a politiche invariate - quelle realizzate dal centro-destra
- la pressione fiscale è già aumentata.
Vi è stata nelle scorse settimane una polemica (i cui toni si sono
subito spenti) in merito al fatto che alcune agenzie di rating hanno
declassato il merito di credito. Innanzitutto desidero rilevare come
queste agenzie fotografino la realtà, dimostrando di fatto che i
conti non erano apposto. Credo che l'attuale manovra finanziaria
raggiungerà l'obiettivo di rimetterli a posto. Infatti, anche a
seguito del giudizio negativo formulato dalle agenzie di rating i
mercati finanziari non si sono mossi e non vi sono stati effetti
negativi sul sistema.
Entrando nel merito del provvedimento - e mi avvio a concludere,
signor Presidente - gli assi fondamentali sono la lotta all'evasione
e all'elusione fiscale, il recupero di base imponibile, la tassa di
successione ed altre misure che - se mi è consentito esprimere un
parere - avrei preferito fossero inserite altrove. Comunque, prendo
atto che fanno parte della manovra finanziaria.
La questione della lotta all'evasione è decisiva per l'azione di
questo Governo, perché è un punto di forza della nostra azione, vi
sono misure in discontinuità rispetto all'azione del precedente
Governo.
In Europa l'evasione è molto più bassa rispetto a quella che c'è in
Italia; in Italia, abbiamo un'evasione del 15 per cento del prodotto
interno lordo, il 7 per cento deriva da evasione, l'8 per cento da
lavoro irregolare, quindi c'è la necessità di intervenire, le misure
devono essere varie, diverse, continuative e soprattutto efficaci.
Queste misure hanno prodotto nel Paese alcune incomprensioni ed
anche alcune opposizioni, alcune di queste opposizioni sono
comprensibili, su di esse occorre dialogare, occorre capirle, altre
ritengo siano posizioni di tipo corporativo, che devono essere
respinte.
Credo, come dicevo poc'anzi, che il Governo sarà più capito, nella
sua azione di politica economica e di lotta all'evasione fiscale, se
dirà in modo molto chiaro e limpido che tutte le maggiori entrate
derivanti da lotta all'evasione fiscale sono finalizzate a ridurre
il carico fiscale, a ridurre le aliquote.
Badate bene - a riguardo faccio un brevissimo inciso - c'è stata
un'interpretazione circa il fatto che sono aumentate le entrate
fiscali in questo scorcio di anno, un'interpretazione fornita da
alcuni economisti, ma anche da una parte dell'opposizione, secondo
la quale le entrate sono aumentate grazie ai condoni fiscali cioè,
in altre parole, facendo il condono si fa emergere base imponibile,
la gente attraverso il condono si abituerebbe a pagare le tasse. Ciò
è stato detto anche nel nostro dibattito parlamentare, ad esempio in
Commissione.
Credo che questa sia una bufala clamorosa: non è pensabile che
l'azione finalizzata al condono, e in particolare al cosiddetto
condono tombale, possa abituare la gente a pagare le tasse, e
infatti quando si ha un condono tombale che garantisce di sanare i
contenziosi fiscali, i contenziosi amministrativi e i contenziosi
penali, succede quello che si è verificato nel nostro Paese: si paga
la prima rata e poi si torna in nero, e infatti le rate successive
non vengono più pagate.
C'è invece, su questo non ho problemi a dialogare di più con
l'opposizione, un rischio che ritengo reale, cioè quello del
cosiddetto Grande fratello; credo che questa sia una discussione
seria, cioè la violazione della privacy diventa un problema
rilevantissimo nelle nostre società moderne, che poi è arrivato
anche sulle prime pagine delle giornali a seguito delle cosiddette
incursioni.
FERRARA (FI). Signor Presidente, vorrei intervenire anch'io prima
della fine alla seduta.
PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, dobbiamo fare in modo che possa
intervenire anche il senatore Ferrara. Le rimangono 57 secondi.
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Non ho alcun problema, signor Presidente,
ma se sforo di due o tre minuti, li tolga pure dal tempo assegnato
al nostro Gruppo.
Come dicevo, ritengo che si debba evitare il proliferare delle
cosiddette banche dati, anche perché alcuni dati sono già a
disposizione e vi si può accedere diversamente, non c'è bisogno ogni
volta di creare una nuova banca dati, ma dobbiamo anche dire che
oggettivamente sono proprio le nuove tecnologie informatiche che
rendono in chiaro molte attività economiche che prima potevano
restare oscure, cioè rapporti tra le imprese, le offerte, i
pagamenti, che prima - ripeto - potevano restare oscure.
Vi è poi la disposizione sulla riscossione, con riferimento alla
quale credo sia da respingere la posizione della destra, perché essa
parla di Stato di polizia e, tuttavia, lo stato dell'evasione nel
nostro Paese giustifica anche queste misure, che sono vigenti in
molti altri Paesi come, ad esempio, l'accesso ai locali in caso di
morosità, la riscossione coattiva e la compensazione dei crediti e
dei debiti. Credo che queste siano norme democratiche e civili, che
bisogna adottare anche nel nostro Paese.
Il provvedimento nel suo complesso troverà certamente l'adesione da
parte del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).
DPEF - Documento di programmazione
economico-finanziaria
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, la prima
osservazione riguarda il fatto che il DPEF ha modificato la sua
caratteristica. In esso non si discute più soltanto la fissazione
dei saldi di finanza pubblica ma, forse anche come conseguenza del
sistema maggioritario, questo Documento racchiude in sé lo stesso
programma della coalizione che vince
le elezioni. Questo è un aspetto positivo perché garantisce la
possibilità, anno per anno, di verificare l'attuazione del programma
di tale coalizione. È stato così anche nel 2001, quando vinse la
destra, ed è
così anche quest'anno con la presentazione di questo DPEF.
Ovviamente, voglio prima fare un confronto molto sintetico sugli
obiettivi posti nel 2001 e l'obiettivo principale contenuto in
questo DPEF, a dimostrazione di come quest'ultimo abbia modificato
la sua caratteristica diventando un documento nel quale è inglobato
il programma di Governo. Nel 2001 le parole d'ordine che
sostanziavano quel documento erano meno tasse e meno spesa corrente.
Nel 2006 la scommessa è di realizzare più crescita, più risanamento,
più equità.
Devo dire subito che, secondo me (poi sono i numeri a dimostrarlo),
gli obiettivi fissati nel DPEF del 2001 non sono stati raggiunti. Da
una parte, perché non è vero che la pressione fiscale sia diminuita
negli scorsi cinque anni, ma, soprattutto, perché non è vero che sia
diminuita la spesa corrente. Anzi, l'esperienza di Governo della
destra ha prodotto
il risultato esattamente contrario. La spesa corrente nei cinque
anni scorsi è aumentata. Tale questione deve essere considerata.
La nostra scommessa è di puntare sulla crescita, sul risanamento e
sull'equità. Bisogna intervenire per una nuova politica della
tassazione e per un fisco più equo, affinché entrambi siano ripuliti
dai mali della evasione e dell'elusione. Di questo abbiamo ancora
discusso nel corso della giornata di ieri.
Bisogna intervenire per rendere più efficiente la pubblica
amministrazione.
Bisogna intervenire - questo definisce il Documento al nostro esame
- sui grandi comparti di spesa che caratterizzano la spesa pubblica,
cioè sul sistema pensionistico, sul pubblico impiego, sul servizio
sanitario, sulla finanza degli enti decentrati.
Va ribadito senz'altro, ed è esplicitato nel DPEF, che le funzioni
di solidarietà e di promozione della crescita devono essere
garantite e che devono essere forniti ai cittadini i servizi
essenziali garantiti dall'intervento pubblico.
Avremo la possibilità, nei prossimi giorni e nelle prossime
settimane, di sviluppare il confronto, anche attraverso una politica
di concertazione, su questi grandi temi, che contribuiscono a
definire il complesso della finanza pubblica.
Mi riferisco alla questione delle pensioni. Io ritengo che sarebbe
forse opportuno ritornare alla discussione originaria svolta sulla
riforma Dini e che il sistema contributivo contenga già in sé quegli
elementi di flessibilità che potrebbero permettere ai cittadini di
scegliere quando andare in pensione. Sarà una questione sulla quale
il confronto dovrà
svilupparsi in modo molto rigoroso.
Ritengo sia corretto intervenire sul sistema della pubblica
amministrazione con obiettivi di stabilizzazione del precariato e,
soprattutto, di sostituzione del turn over, ringiovanendo così la
forza lavoro all'interno della pubblica amministrazione.
Credo anche che sia giusto intervenire sul sistema sanitario
nazionale, garantendo certezza di risorse, maggiore autonomia per le
Regioni e, al contempo, più responsabilità da parte di queste.
Così come ritengo necessario intervenire sul Patto di stabilità
interno per garantire che gli interventi e gli obbiettivi siano
fissati sui saldi e non sui tagli, come invece è stato fatto in
questi ultimi anni.
Riusciremo a fare tutto questo mantenendo l'obiettivo della
solidarietà?
Credo sia proprio questa la grande scommessa.
In una situazione di conti pubblici e di economia in generale non
buoni (per varie ragioni evidenziate anche in questi giorni)
perseguiamo l'obiettivo di intervenire, da un lato, per stimolare
l'offerta e rendere il Paese più competitivo, dall'altro, di ridurre
il costo del lavoro attraverso il cuneo fiscale.
Signor Presidente, spero di non essermi dilungato troppo giacché ci
siamo ripartiti il tempo concesso al Gruppo.
Desidero evidenziare ancora come nel Documento al nostro esame vi
siano scelte positive di politica industriale, ad esempio,
concernenti il turismo, che non rappresenta più la "Cenerentola"
nelle scelte del nostro Paese dal momento che viene coniugato con
l'obiettivo della salvaguardia e della valorizzazione del nostro
patrimonio storico e culturale.
Nel Documento, inoltre, vi sono scelte strategiche importanti
riguardanti il settore dell'energia e della diversificazione delle
fonti; si delinea, in sostanza, un modello energetico che definisco
"auto centrato". Il Protocollo di Kyoto è visto come una grande
opportunità per rinnovare il nostro sistema, per renderlo più
efficiente, per impostare politiche di
risparmio energetico, per ridurre gli sprechi e puntare sulle fonti
rinnovabili.
Nel DPEF sono contenute, infine, scelte importanti che attengono al
sistema agricolo e alla questione relativa alle infrastrutture.
Cambia, di fatto, la politica economica su questi aspetti: non si
tratta più di optare per soluzioni faraoniche, bensì di definire e
programmare in base alle reali disponibilità finanziarie le
effettive priorità in termini di
infrastrutture da realizzare.
La manovra ovviamente è complicata e molto rilevante dal punto di
vista dell'ammontare. Si tratta di 2,3 punti di PIL ovviamente
lordi) nel 2007 e c'è da considerare anche il fatto che la manovrina
approvata ieri prevede sull'anno 2007 un ulteriore 0, 5 per cento.
Si tratta, in conclusione, di una manovra importante in merito quale
ritengo si debba sviluppare da parte della maggioranza e dell'intero
Parlamento un dibattito franco, sereno e rigoroso. E' necessario che
una manovra di tale portata possa effettivamente puntare a
raggiungere gli obiettivi prefissati. Poi vedremo. Personalmente
ritengo che per come sarà
impostata la manovra ci dovranno essere dei tempi di rientro sotto
il tetto del 3 per cento un po' più lunghi rispetto a quanto
previsto nel 2007; però se già nel 2007 impostiamo le misure
probabilmente sul piano strutturale avremo effetti anche negli anni
successivi. Da questo punto di vista potrebbe trattarsi di manovra
più sostenibile.
Infine, signor presidente, concludo affrontando un aspetto che
riguarda il confronto all'interno della maggioranza. Vi sono state
in particolare alcune prese di posizione da parte di economisti
maggiormente di sinistra durante il confronto e la discussione per
la predisposizione del Documento di programmazione economico
-finanziaria secondo i quali, in sostanza, non sarebbe opportuno in
questo momento affrontare la questione della riduzione del debito,
essendo preferibile puntare all'obiettivo della sua stabilizzazione.
In questo modo ci potrebbero essere più risorse da destinare allo
sviluppo, ai settori sociali e ad obiettivi di contenimento e di
sostenibilità per quanto riguarda la società nel suo complesso.
Se l'obiettivo è quello di tenere insieme crescita, risanamento e
sviluppo, questa discussione diventa secondaria perché se viene
raggiunto si può in modo sostenibile ridurre il debito. E sappiamo
tutti che farlo significa spendere meno per il servizio del debito
in una fase nella quale sappiamo che i tassi di interesse sono
destinati ad aumentare.
Ovviamente è una discussione importante che riguarda il nostro
campo, ma credo sia giusta la scelta contenuta nel Documento di
programmazione economico-finanziaria di tenere insieme crescita,
risanamento e sviluppo.
(Applausi del Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore Morando).
Senato della Repubblica
"INSIEME CON L'UNIONE Verdi - Comunisti italiani"
RELAZIONE del Relatore
sen Natale Ripamonti
Disegno di legge di Conversione del decreto legge 4 luglio 2006, n.223,
recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale,
per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica,
nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione
fiscale
(AS741)
La manovra correttiva era
attesa da molti. Reclamata dall'Europa,che vuole i conti pubblici a
posto per cogliere pienamente la ripresa dell'economia; attesa dai
mercati che, come è stato autorevolmente affermato, hanno sentito
nelle scorse settimane l'odore del sangue';caldeggiata dalle agenzie
di rating, che parlavano di rischio Italia e si apprestavano al
declassamento. Del resto lo stato dei conti pubblici italiani, con
avanzo primario ormai azzerato e debito pubblico, delle dimensioni
che conosciamo, in crescita, non lasciano molto spazio a libere
interpretazioni. Delle implicazioni strutturali di questa situazione
e delle ricette di politica economica che il nuovo governo si
propone per l'intera legislatura, si tratterà nella discussione,
parallela a quella sulla manovra correttiva, sul DPEF, appena
presentato.
Il decreto in discussione rappresenta il primo atto, la premessa
dell'azione di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dello
sviluppo sostenibile, che si esplicherà pienamente, sul versante
della finanza pubblica, con il DPEF di legislatura e la manovra per
il 2007. Le cosiddette 'manovrine' sono in genere abbastanza grigie,
agglomerati di misure finalizzate a cogliere il difficile obiettivo
di modificare l'andamento dell'anno in corso, ingabbiato dagli
andamenti tendenziali
dell'entrata e soprattutto della spesa, che mal si prestano ad
essere correnti in corso d'opera. Ma questa manovra-bis è diversa
dalle altre. Il clamore che ha suscitato nel paese, i dissensi forti
di alcune categorie.
I consensi eterogenei, dal Manifesto alla confindustria. Gli
apprezzamenti venuti anche dalle file della opposizione, nonostante
il clima di forte contrapposizione che caratterizza quest'avvio di
legislatura. Insomma. Un sasso nello stagno è stato gettato e, a
giudicare dalle reazioni fino ad ora manifestate, si può affermare
che abbia rimbalzato molte volte
sull'acqua.
I cittadini hanno apprezzato in particolare le misure di
liberalizzazione. Una adesione, larga e trasversale, per azioni che
iniziano a scuotere un paese ingessato, corporativo, complicato,
talvolta bizantino. Nella foresta dei privilegi, piccoli e grandi,
trionfano le inefficienze, i disservizi, che tutti, o quasi, si
trovano a sperimentare nella quotidianità. Il taxi che non c'è, il
treno pattumiera che ritarda, la banca che lucra sul conto corrente,
l'assicurazione che aumenta. Su
questi aspetti si cambia radicalmente. E non solo: i farmaci da
banco al supermercato, con le garanzie necessarie, il passaggio di
proprietà dell'automobile senza notaio, la semplificazione per
l'apertura degli esercizi commerciali, e così via. La
modernizzazione della società italiana è avviata e proseguirà, anche
nei settori forti, energia e comunicazioni, con i provvedimenti dei
prossimi mesi.
Aspetti innovativi sono riscontrabili anche nelle altre componenti
della manovra-bis, quelle più tradizionali, di riduzione della spesa
ed incremento delle entrate. Sul versante delle entrate le
disposizioni sono finalizzate al contrasto dell'elusione fiscale ed
al recupero di base imponibile agendo in particolare nel settore
immobiliare, sulla fiscalità
delle società e sull'IVA nel settore edilizio e delle professioni.
Sul versante della spesa sono stati effettuati interventi ispirati
alla sobrietà ed al rigore, riducendo le spese per consumi intermedi
e, in particolare, quelle per consulenze, convegni e rappresentanza.
Infine nella manovra-bis sono contenuti anche interventi di maggiore
spesa (oltre ad incentivi, sul versante delle entrate, per nuovi
brevetti e spese per studi e ricerche): fondi per le ferrovie e l'Anas,
per garantirne il funzionamento messo in seria discussione dai tagli
delle ultime leggi finanziarie; risorse aggiuntive per il fondo per
le politiche sociali, per ripristinare le decurtazioni del
precedente governo e investimenti per Roma capitale, che
consentiranno di completare la rete
metropolitana.
La tabella riepiloga gli effetti delle varie componenti della
manovra, illustrate nei paragrafi successivi, sull'indebitamento
netto della pubblica amministrazione. L'impatto, pari a mezzo punto
di PIL, crea le condizioni per riportare, con la finanziaria per il
2007, l'indebitamento al disotto del 3 per cento. Molte disposizioni
relative
alle entrate, oltre a quelle sulle liberalizzazioni, non sono state
quantificate, pur esplicando un notevole effetto positivo sui conti
pubblici, che potrà essere rilevato a consuntivo.
Le misure di liberalizzazione
La prima parte del decreto (articoli da 1 a 15) contiene le norme
sulle liberalizzazioni. Si tratta di misure urgenti perché attuano
principi costituzionali nazionali ed europei, da troppo tempo
disattesi. La necessità del decreto è in questo, ma anche
nell'esigenza di contrastare comportamenti speculativi che una non
tempestiva entrata in vigore delle
norme avrebbe potuto innescare. Le regole non si concertano
preventivamente, soprattutto se si vuole dare una scossa al sistema
e introdurre elementi discontinuità. Nella fase di conversione del
decreto, attraverso le audizioni delle parti sociali ed il confronto
con l'opposizione sarà possibile accogliere suggerimenti ed
integrazioni. Non potrà però essere modificata la filosofia del
provvedimento che si presenta all'esame del Parlamento, caso raro
per le manovre di correzione
dei conti, con il forte sostegno della pubblica opinione. Un
sostegno forte perché tutela i consumatori, il cui interesse è
anteposto a quello dei singoli gruppi di interesse.
Le professioni (art. 2), archetipo dell'Italia corporativa, dei
mondi chiusi, impermeabili, dominati dal passaggio dal padre al
figlio dello studio legale, notarile, o di commercialista, vengono
intaccate. Il vento della liberalizzazione, quella buona, ha
iniziato a soffiare. In particolare vengono abrogate quelle
restrizioni che maggiormente costituiscono ostacolo alla concorrenza
e quindi alla definizione di prezzi più equi per i cittadini, al
fine di assicurare agli utenti
un'effettiva capacità di scelta e di comparazione delle varie
prestazioni sul mercato (sul lato dell'offerta ai giovani
professionisti sono date maggiori possibilità e si rende possibile
la competizione con le società di professionisti stranieri, oggi
subita). Queste limitazioni sono state più volte riscontrate dalla
autorità garante della concorrenza e del
mercato e sono state segnalate più volte al governo e al parlamento.
Le limitazioni alla concorrenza e alla libera circolazione delle
persone e dei servizi che vengono abolite riguardano: la fissazione
di prezzi minimi e di patti di quota-lite; il divieto di
pubblicizzare i servizi offerti;
il divieto di svolgere pratiche multidisciplinari, come quello di
istituire società tra professionisti o esercitare la professione in
forma societaria. Gli ordini professionali dovranno adeguarsi in
fretta modificando le norme deontologiche e i codici di
autodisciplina entro il 1° gennaio 2007 pena nullità delle stesse
clausole.
Il commercio (art. 3) è investito da misure di liberalizzazione
stimolate dalla necessità di ottemperare alle disposizioni europee
in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle
merci e dei servizi, al fine di garantire condizioni di pari
opportunità per gli operatori e un livello minimo e uniforme di
accessibilità all'acquisto di
beni e servizi. L'azione dell'Unione in questa direzione è da sempre
stata molto forte e, talvolta, anche criticabile, come nel caso
della direttiva Bolkenstain o della tutela dei prodotti tipici. Ma
la necessità di attivare un sistema regolatore fondato sulla
semplificazione amministrativa, con un alleggerimento degli
adempimenti che gravano sulle imprese, appare senza dubbio
auspicabile e sconcerta che nella scorsa legislatura nulla sia stato
attuato su questo fronte. La riforma della
disciplina del commercio, che si è mossa nella direzione della
liberalizzazione, risale, infatti, al 1998 (decreto legislativo n.114)
e nulla è stato fatto nel quinquennio precedente, se non interventi
di favore per il singolo operatore, come sanatorie e condoni basati
sul principio 'padroni in casa nostra'.
Regolazioni inadeguate, rigide e burocraticamente onerose comportano
incremento dei costi, ingiustificato aumento dei prezzi,
irrazionale allocazione delle risorse, disincentivo all'innovazione.
Gli interventi per rimuovere questi ostacoli devono tenere conto che
la materia del commercio è di competenza regionale. Deve trattarsi
quindi di misure a tutela dell'equilibrio economico e dello sviluppo
generale.
Le limitazioni e le prescrizioni che vengono rimosse allo
svolgimento dell'attività commerciale sono: l'iscrizione a egistri
abilitanti ovvero possesso di requisiti oggettivi (sono fatti salvi
quelli per la tutela della salute e igienico sanitaria degli
alimenti); rispetto delle distanze limite; limitazioni quantitative
all'assortimento merceologico; rispetto dei limiti quantitati alle
vendite; divieti di vendite promozionali (sono fatte salve le
disposizioni in materia di vendite sottocosti e saldi di stagioni).
Con l'abrogazione della normativa, risalente a 50 anni fa, che
assoggettava a contingentamento l'impianto di nuovi panifici e
l'ampliamento di quelli esistenti, stabilendo una relazione diretta
fra la densità degli impianti di produzione e il consumo teorico di
pane da parte della popolazione residente nella località
interessata, anche il settore della panificazione diviene oggetto di
liberalizzazione (art.4).
Le norme abrogate costituivano una barriera intollerabile alla
crescita dei piccoli esercizi, oltre che distorsive della
concorrenza e lesive degli interessi dei consumatori, la cui
revisione era stata sollecitata dalle stesse organizzazioni di
categoria. La liberalizzazione nell'impianto di nuovi panifici apre
prospettive di un certo interesse anche a monte della filiera,
laddove le imprese agricole cerealicole, ed in particolare gli
agriturismi, possono avviare attività di trasformazione diretta
della materia prima, con la panificazione per i propri clienti e per
il pubblico, venendo meno i vincoli burocratici che hanno finora
impedito il completo sfruttamento del ciclo aziendale.
Le farmacie (art. 5) escono finalmente dal medioevo. Una delle
disposizioni maggiormente corporative, la estensione postuma della
proprietà all'erede che, pur non abilitato all'esercizio della
professione, può mantenere la proprietà della farmacia fino al
compimento del trentesimo anno di età o per i successivi 10 anni
dalla morte del de cuius a condizione che si iscriva alla facoltà di
farmacia, viene finalmente abrogata.
L'articolo del decreto prevede un insieme organico di misure urgenti
nel campo della distribuzione dei farmaci, tutte finalizzate, ferma
restando la garanzia della salute del cittadino, a introdurre
elementi di concorrenzialità in un settore fino ad oggi
particolarmente chiuso. La prima disposizione, che ha trovato
particolare favore nei cittadini è
quella che consente la vendita al pubblico dei farmaci da banco o di
automedicazione (in generale di tutti i farmaci o prodotti non
soggetti a prescrizione medica), presso i punti vendita della
distribuzione organizzata. I farmaci da banco entrano quindi nel
supermercato, con particolari cautele (un apposito reparto e
l'assistenza di uno o più farmacisti) per garantire la salute dei
consumatori.
Ciascun distributore può praticare liberamente lo sconto sul prezzo
indicato dal produttore o dal distributore, purché sia esposto
chiaramente e praticato a tutti, con effetti positivi sul prezzo
pagato dal consumatore. Il grossista non è più obbligato a detenere
in magazzino una scorta pari al 90% dei farmaci da banco, ma, potrà
adeguare l'offerta alla
domanda, ferma restando la possibilità del rivenditore di rivolgersi
ad un altro grossista. In altre parole, vengono introdotti elementi
di concorrenzialità che dovrebbero riflettersi positivamente sui
prezzi.
L'Autorità garante della concorrenza aveva auspicato l'introduzione
di queste disposizioni, al fine di incidere positivamente sia sul
livello dei prezzi, sia sulla libera circolazione delle merci e
sulla possibilità per gli operatori di avere maggiori opportunità
imprenditoriali.
Si elimina il vincolo tra l'albo provinciale di iscrizione del
farmacista e la sede della farmacia, nonché il divieto di assumere
la titolarità di più farmacie o di partecipare a più società. Queste
disposizioni, insieme a quella relativa alla trasmissione ereditaria
di cui si è detto hanno procurato il deferimento dell'Italia alla
Corte di Giustizia Europea in
quanto ostacolano di fatto la concorrenza in tutta la filiera. La
possibilità, per i farmacisti di costituire catene di farmacie
private, al pari di quelle comunali, può rappresentare un'occasione
di maggiore competitività oltre a risolvere l'eccezione
d'incostituzionalità per disparità di trattamento eccepita dalla
Corte Costituzionale con sentenza n.275 del 2003.
L'introduzione di elementi di liberalizzazione nella concessione
delle licenze di taxi (art. 6) ha fatto uscire la discussione sul
decreto dalla cerchia degli addetti ai lavori, coinvolgendo la
stampa e la pubblica opinione. Il conflitto, come ha ribadito da
ultimo il presidente della camera, è un elemento positivo della
democrazia, purché sia pacifico e si
svolga in un quadro di regole condivise. Dopo le intemperanze
iniziali, che hanno evidenziato qualche eccesso, da censurare e non
alimentare, come alcuni esponenti della destra hanno fatto, sembra
che il confronto si sia avviato.
Il problema della mobilità, soprattutto nelle grandi città, è molto
sentito dai cittadini e non potrà essere eluso a lungo. La norma in
esame rappresenta rispetto a questo problema solo un avvio di
soluzione, che dovrà essere integrato da ulteriori misure. La
domanda di mobilità nelle grandi città ha assunto proporzioni
enormi: al tradizionale trasporto di
persone si aggiungono nuovi bisogni, quali gli anziani in aumento,
che non sempre possono servirsi dei mezzi pubblici; le famiglie che
esprimono particolari esigenze; i lavoratori che raggiungono la
città dall'esterno;
i frequentatori di speciali eventi culturali. Il servizio
tradizionale non può rispondere a questo, se non si trasforma
radicalmente o, peggio, se si arrocca in battaglie di retroguardia.
Il problema quindi resta aperto e la norma del decreto comincia a
indicare un percorso, in ottemperanza alla segnalazione
dell'Autorità della concorrenza che più volte ha affermato che, fin
dal 1995, le distorsioni della concorrenza che emergono nella
prestazione del servizio taxi in particolare per quanto riguarda
l'accesso al mercato e la determinazione delle tariffe.
La norma dispone che i comuni possano bandire pubblici concorsi
aperti a tutti i richiedenti, nonché riservati ai titolari di
licenza di taxi, per assegnare nuove licenze a titolo oneroso. I
soggetti assegnatari delle nuove licenze non le possono cedere
separatamente da quella originaria.
Per compensare coloro che manterranno una sola licenza si prevede
che i proventi derivanti dall'assegnazione delle nuove licenze
vengano ripartiti in misura non superiore all'80 per cento e non
inferiore al 60 per cento tra i titolari di taxi con una sola
licenza. Viene così superato il divieto di cumulo delle licenze
previsto dalla normativa vigente, ferma restando la facoltà dei
comuni di continuare a bandire concorsi per l'assegnazione a titolo
gratuito di nuove licenze già programmate. Ai comuni è inoltre
conferita la facoltà di rilasciare licenze temporanee non
trasferibili per fronteggiare eventi e circostanze straordinarie.
La realizzazione del passaggio di proprietà dell'automobile o della
moto senza l'ausilio del notaio (art. 7) era stata tentata ben due
volte dal precedente governo, senza successo. Un chiaro segno di
incapacità, che viene risolto da una semplice disposizione in cui si
dispone che l'autenticazione degli atti e delle dichiarazioni
occorrenti per l'alienazione dei veicoli o la costituzione di
garanzia dei medesimi può essere richiesta agli uffici comunali (o
agli sportelli telematici dell'automobilista), i quali sono tenuti a
rilasciarla gratuitamente e nella stessa data della richiesta.
L'assicurazione Rc auto viene adeguata (art. 8) ai principi
comunitari, più volte richiamati dall'Autorità per la concorrenza.
Si fa divieto alle compagnie assicurative e ai loro agenti di
vendita di stipulare nuove clausole contrattuale di distribuzione
esclusiva e di imporre prezzi
minimi o sconti massimi per l'offerta di polizze relative
all'assicurazione obbligatorie per la responsabilità civile auto. Si
prende atto del sostanziale fallimento del processo di
liberalizzazione avviato nel 1994, che poco ha inciso sul livello
dei prezzi, le condizioni di contratto, la qualità dei prodotti
offerti e le modalità distributive.
Si agisce, pertanto di conseguenza, eliminando la relazione
verticale di esclusiva tra produttori e distributori individuata
dall'antitrust come la principale causa della ridotta tensione
concorrenziale.
Al fine di garantire una più ampia e diffusa informazione ai
consumatori circa i prezzi all'ingrosso dei prodotti agroalimentari,
viene inserita una misura per migliorare il sistema informativo sui
prezzi dei prodotti agroalimentari (art.9), attraverso il
collegamento di regioni e comuni al sistema informativo del
consorzio obbligatorio infomercati, di cui al decreto-legge n. 269
del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del
2003.
Al consorzio obbligatorio infomercati spettano altresì funzioni di
rilevazione dei prezzi al dettaglio dei prodotti trattati nei
mercati locali all'ingrosso, previa richiesta dei comuni. Il
capillare collegamento di regioni e comuni al sistema informativo
testé descritto consentirà la fruizione di dati univoci ed omogenei,
nonché un accorto monitoraggio sulla variazione dei prezzi nel
passaggio dall'ingrosso al dettaglio, di particolare rilievo nel
comparto dei prodotti agroalimentari. Il comma 2-quinquies, aggiunto
all'articolo 23 del citato decreto-legge n. 269 del 2003 stabilisce
altresì che i dati aggregati raccolti vengano resi pubblici anche
mediante la pubblicazione sul sito internet e la stipula di
convenzioni gratuite con testate giornalistiche ed emittenti
radiotelevisive.
Di particolare interesse risulta poi il comma 2 che, tra le
attribuzioni del consorzio obbligatorio infomercati, inserisce
altresì la possibilità di effettuare rilevazioni di prezzi al
dettaglio dei prodotti agroalimentari.
Un altro tassello importante in difesa del consumatore è la
disposizione relativa alle condizioni contrattuali dei conti
correnti bancari (art.10). Anche in questo caso l'antitrust ha
espresso motivate critiche al sistema vigente, ritenendo la
normativa del settore in contrasto con il codice del consumo e di
ostacolo alla libera concorrenza tra gli operatori.
Nonostante la trasposizione nazionale della direttiva europea
riguardante le clausole vessatorie sia meno penalizzante per gli
istituti bancari, cui è consentito di modificare le condizioni
contrattuali qualora sussista un giustificato motivo, le clausole di
preavviso al cliente con un termine congruo e la possibilità di
recedere non sono applicate. Pertanto con la norma si introduce: il
giustificato motivo a sostegno delle variazioni sfavorevoli;
l'obbligo di rendere comprensibili, mediate comunicazione scritta,
le variazioni con un preavviso di almeno trenta giorni; un termine
di 60 giorni a disposizione del cliente dal ricevimento della
comunicazione delle variazioni per recedere dal contratto senza
alcuna spesa di chiusura.
Viene data facoltà ai comuni (art.12) di limitare l'esclusività del
trasporto pubblico locale consentendo l'attivazione, secondo criteri
di proporzionalità e sussidiarietà di linee private complementari,
gestite con criteri imprenditoriali, senza contributi pubblici.
La questione delle attività cosiddette «in house» svolte da società
di diritto privato, a capitale interamente pubblico o misto,
costituite dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali per la
produzione di beni servizi strumentali, oppure per lo svolgimento
esternalizzato di funzioni amministrative di competenza delle stesse
amministrazioni viene affrontata da una specifica disposizione (art.
13).
Negli ultimi anni, gli enti territoriali hanno fatto sempre più
spesso ricorso a questo tipo di società, anche per evitare - talora
con intento manifestamente elusivo - il ricorso a procedure
competitive di gara per l'affidamento di tali attività, in modo
mantenere il pieno controllo pubblico sulle stesse.
L'in house ha dispiegato tutte le sue potenzialità soprattutto
nell'ambito dei servizi pubblici, ove l'assenza di regole precise ha
talora dato luogo ad abusi, creando rendite di posizione
incompatibili con il corretto funzionamento di una concorrenza
efficiente.
Secondo la nuova disciplina tali società:
- dovranno avere oggetto sociale esclusivo ed operare esclusivamente
con gli enti costituenti ed affidanti;
- non potranno svolgere prestazioni in favore di altri soggetti
pubblici o privati, né in affidamento diretto né con gara;
- non potranno partecipare ad altre società o enti.
Si tratta di un intervento che pone evidentemente rigidi paletti
all'appalto «in house» allo scopo di eliminare le alterazioni e
distorsioni della concorrenza che questo strumento ha determinato
negli ultimi anni, a tutela della parità degli operatori sul
mercato, ma anche -
e soprattutto - dell'efficienza e trasparenza delle pubbliche
amministrazioni.
Esso è in linea con la recente giurisprudenza della Corte di
giustizia europea, che negli ultimi anni - a partire dalla storica
sentenza "Teckal" del 18 novembre 1999 (causa C-107/98, Italia)- ha
ripetutamente sottolineato che la vera natura della società in house
è quella di un soggetto che opera dentro la pubblica
amministrazione, ed è funzionale al perseguimento di interessi
generali, ben diversi da quelli industriali e commerciali. Oggi si
può parlare di affidamento in house solo per quei soggetti che si
configurino come vera emanazione dell'amministrazione, anche se
formalmente distinti, e siano privi di qualsiasi autonomia
contrattuale e gestionale nei confronti dell'amministrazione di cui
sono
emanazione.
I poteri dell'antitrust sono potenziati (art.14), in sintonia con la
più recente disciplina comunitaria (Regolamento del Consiglio del 16
dicembre 2002). In particolare sono aggiunte nuove tipologie di
azioni previste dal regolamento comunitario, tra cui i poteri
cautelari e i relativi rimedi sanzionatori in caso di
inottemperanza, nonché le decisioni di accoglimento degli impegni da
parte delle imprese in assenza di accertamento dell'illecito. Viene
poi prevista, in caso di mancato rispetto degli impegni, la
possibilità dell'antitrust di irrogare una sanzione e la possibilità
di riaprire d'ufficio il procedimento. Allo stesso tempo viene
prevista infine la possibilità dell'Antitrust di ridurre le sanzioni
amministrative nel caso in cui l'impresa collabori all'accertamento
delle infrazioni.
Infine, l'ultimo articolo che compone il capitolo delle
liberalizzazioni proroga di dodici mesi il termine previsto dai
commi 15-bis e 15-ter del decreto legislativo n.267 del 2000 (T.U.
Enti locali) in materia di gestione ed affidamento del servizio
idrico integrato (art.15). Tali norme
sono state introdotte dal decreto legge n.269 del 2003 e modificati
dalla legge Finanziaria per il 2004, che ha dato la facoltà agli
Enti Locali di affidare direttamente i servizi anche a S.p.A.
pubbliche, disciplinandone le condizioni. Attualmente novantuno
ambiti territoriali ottimali sono gestiti dalle regioni, mentre
quarantotto non hanno ancora concluso le
procedure per gli affidamenti, pari a circa il quaranta per cento
del totale. Le concessioni rilasciate con procedure diverse
dall'evidenza pubblica potranno quindi continuare ad operare fino al
31 dicembre 2007, evitando così, alla fine dell'anno in corso, la
cessazione automatica degli affidamenti del servizio effettuati
senza gara, con riflessi negativi immediati sull'erogazione e
l'organizzazione del servizio stesso.
Anche alla luce del fatto che sono attualmente in corso esperienze
di gestione tra loro differenti sul territorio nazionale, la proroga
appare opportuna per concedere alle regioni un lasso di tempo
sufficiente a definire lo stato degli affidamenti e valutare le
ricadute degli
investimenti realizzati e gli eventuali effetti tariffari rilevanti.
La proroga consentirà inoltre di procedere all'indispensabile
coordinamentro tra le procedure di affidamento dei servizi e le
norme sul servizio idrico integrato contenute nel decreto
legislativo n. 152 del 2006 in materia ambientale, decreto
attualmente al vaglio della Corte Costituzionale e in fase di
modifica, integrazione e correzione ai sensi della legge delega
n.308 del 2004. Si segnala, infine, l'opportunità di valutare il
coordinamento dei nuovi termini previsti dal decreto legge in esame
con le scadenze previste dal Dlgs 152 del 2006 in materia di
affidamento del
servizio integrato per i rifiuti ( il cui articolo 204 che fa
riferimento alla data del 31-12-2006 ora prorogata) e dall'articolo
113 comma 15-quater dello stesso T.U. Enti Locali, che disciplina il
divieto di partecipazione alle gare per la gestione del servizio a
decorrere dal 1
gennaio 2007.
Le riduzioni di spesa
e riduzioni di spesa rappresentano la parte più tradizionale della
manovra correttiva ed incidono per 0,9 miliardi nel 2006, 1,2 nel
2007, 1,4 nel 2008 e 1,4 nel 2009, come mostra la tabella.
La parte più rilevante del risparmio di spesa è data dalla riduzione
degli stanziamenti di bilancio relativi a varie unità previsionali
concernenti, in prevalenza, le spese di funzionamento dei vari
ministeri, nonché stanziamenti connessi a fattori legislativi (il
cui dettaglio è indicato in un elenco allegato al provvedimento).
Per il 2006 le somme sono accantonate e rese indisponibili.
Successivamente, entro il 30 novembre 2006 sono versate all'entrata
del bilancio dello stato. Per gli stanziamenti relativi al triennio
2007 ' 2009 sono indicate invece le riduzioni che saranno apportate
al bilancio di previsione. Per motivate esigenze gestionali il
ministro può modificare questi accantonamenti, fermo restando
l'effetto complessivo sui saldi e le amministrazioni possono
richiede una diversa distribuzione delle riduzioni in sede di
manovra finanziaria.
Si rileva che una riduzione di 650 milioni degli stanziamenti
relativi all'anno in corso costituisce un intervento molto
impegnativo, che induce nelle amministrazioni un forte impulso
restrittivo destinato ad incidere anche sull'impostazione del
bilancio annuale e pluriennale 2007 -2009.
Nella stessa direzione si muove la riduzione delle spese per consumi
intermedi degli enti ed organismi pubblici non territoriali (esclusi
quelli sanitari e scolastici), pari al 10 per cento nel limite delle
somme non impegnate per il 2006 (che saranno versate, entro il mese
di ottobre 2006 all'entrata del bilancio statale). Per gli anni 2007
'2009, la riduzione passa al 20 per cento (anche in questo caso è
previsto il versamento all'entrata del bilancio statale entro il 30
giugno). La decurtazione è significativa e si giustifica con la
situazione di
emergenza dei conti pubblici che spinge il legislatore ad incidere
sull'autonomia di bilancio degli enti pubblici. Della stessa natura
le riduzioni delle spese per consulenze, convegni, diarie all'estero
(con esclusione delle missioni di pace): si cerca di contrarre al
massimo gli stanziamenti non essenziali, per contribuire al
risanamento dei conti pubblici.
Va considerata infine la norma che riduce le spese di tutti gli
organismi della pubblica amministrazione del 30 per cento,
introdotta per rinforzare precedenti disposizioni finalizzate alla
razionalizzazione, che non hanno avuto applicazione concreta. Questa
norma pone un tetto alla spesa per organi collegiali ed altri
organismi operanti nella pubblica amministrazione, pari al 70 per
cento della spesa sostenuta nell'anno 2005. Le amministrazioni
devono adeguare gli stanziamenti entro 30 giorni, mentre per le
amministrazioni statali si procede entro 120 giorni al riordino
degli organismi secondo criteri predeterminati. Le amministrazioni
non statali provvedono entro lo stesso termine con propri
regolamenti. Gli organismi non individuati dai provvedimenti sono
sciolti e, scaduti i termini senza che si sia provveduto, è fatto
divieto alle amministrazioni di corrispondere compensi ai componenti
degli organismi.
Le disposizioni costituiscono per gli enti territoriali disposizioni
di principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica.
La modificazione del meccanismo di pagamento, che prevede la
eliminazione delle anticipazioni da parte degli uffici postali per
le spese di giustizia (ad eccezione dei procedimenti penali)
dovrebbe contenere la formazione di eccedenze di spesa che
attualmente, in base alla lettera i-quater dell'art. 11 della legge
468/78, sono definite in sede di manovra finanziaria.
Conseguentemente lo stanziamento di bilancio viene ridotto di 50
milioni di euro nel 2006, 100 nel 2007 e 200 a decorrere dal 2008.
Per compensare gli effetti del nuovo meccanismo di pagamento si
prevede un contributo unificato fisso per i processi davanti ai TAR
e al Consiglio di Stato (pari a 500 euro, ridotto a 250 per i
processi cautelari). Si introduce infine una sanzione per l'omesso
pagamento del tributo, anch'esso destinato alle spese di giustizia.
L'istituzione di un tavolo tecnico per la verifica del rispetto
delle norme di contenimento della spesa di personale degli enti
territoriali, indicate nella legge finanziaria per il 2006, e il
divieto di nuove assunzioni a qualsiasi titolo, per quegli enti che
non rispettano gli obiettivi, o non inviano la documentazione,
dovrebbe produrre il recupero della quota di economie a rischio
considerate nel tendenziale nella misura indicata nella tabella.
Si riducono le provvidenze all'editoria (di 1 milione di euro nel
2006 e 50 dal 2007) e alla protezione civile (39 milioni per il
2006). La riduzione a regime delle risorse destinate all'editoria
(con decreto saranno determinate le nuove quote spettanti ai
soggetti beneficiari) è legata al completamento dell'azione di
razionalizzazione del settore.
Questa prevede da un lato un ridimensionamento quantitativo dei
contributi, rivedendo sia i requisiti soggettivi per l'accesso, sia
le modalità di calcolo degli stessi e, dall'altro, un contenimento
delle agevolazioni tariffarie, definendo un tetto massimo per
ciascun beneficiario e ripartendo fino ad esaurimento delle risorse
il monte delle provvidenze tra la platea dei beneficiari che
presentano la richiesta nei termini. A tal riguardo occorre
intervenire per evitare che la riduzione di provvidenze pregiudichi
lìopratività e la sopravvivenza stessa delle associazioni non-profit
e di promozione sociale.
Viene inoltre stabilita una riduzione di 39 milioni di euro nel 2006
della dotazione, come determinata dalla tabella C, relativa al
Servizio nazionale della Protezione Civile.
Gli interventi di sostegno degli investimenti
Non è nuovo che all'interno di provvedimenti finalizzati al
miglioramento dei saldi finanziari si ritrovino disposizioni di
maggiore spesa. In questo caso le risorse stanziate sono determinate
dalla necessità di garantire la funzionalità di alcuni comparti nel
settore dei
trasporti che, per le decurtazioni intervenute con le ultime leggi
finanziarie, si trovavano al limite della paralisi dei cantieri.
Vengono previsti stanziamenti aggiuntivi a favore di FS e ANAS per
complessivi 2.8 miliardi di euro. Il contributo a favore delle FS,
nel limite di 1,8
miliardi nel 2006, è finalizzato alla prosecuzione degli interventi
al sistema alta velocità-alta capacità. Occorrerà a tal riguardo
prevedere che tali interventi sia riferiti a progetti in corso
d'opera in
particolare alle tratte TO-MI-NA e relativi nodi nonché assicurarsi
che la manutenzione ordinaria e l'adeguamento tecnologico della rete
esistente al fine di garantire il miglioramento del servizio e
l'incremento della
sicurezza sia garantita da sufficienti risorse finanziarie proprie
di Ferrovia SpA.
Altri stanziamenti ripristinati per compensare le decurtazioni
operate dal precedente governo sono quelli relativi al fondo per le
politiche sociali, fondo unico per lo spettacolo e fondo per il
servizio civile.
Vengono infine istituiti tre fondi per interventi destinati alle
politiche della famiglia, a quelle giovanili e alle pari
opportunità.
Le disposizioni in materia di entrata
Le disposizioni di entrata rappresentano la parte più importante
della
manovra. I principi di fondo posti alla base delle numerose
disposizioni
sono il contrasto della elusione e della evasione fiscale e il
recupero
di base imponibile nei settori che hanno negli ultimi anni goduto di
maggiori benefici, come quello edilizio.
1. Gli immobili
L'intervento sugli immobili rappresenta uno degli aspetti più
qualificanti, in termini di gettito, della manovra sotto il profilo
del
recupero di base imponibile, contrasto dell'evasione e dell'elusione.
Il gruppo di norme più importanti sotto il profilo finanziario è
quello riportato nell'articolo 35 (commi 8, 9, 10).
La prima norma prevede l'esenzione dall'IVA per le cessioni e le
locazioni di fabbricati indipendentemente dalla tipologia effettuate
da
due soggetti diversi: i costruttori e gli intermediari di immobili
(i
cosiddetti immobiliaristi). A questa esenzione ai fini IVA si
sostituisce
l'applicazione delle imposte di registro ipotecaria e catastale
sulle
cessioni. Inoltre l'esenzione dall'IVA determina come conseguenza la
indetraibilità, assolta all'atto degli acquisti. Tali modifiche
della
normativa relativa alla cessione dei fabbricati determina effetti di
segno
opposto: perdita di gettito IVA sulle cessioni non più imponibili e
contestuale recupero dell'IVA sugli acquisti, che non può essere più
detratta (-1.152 milioni a regime); perdita di gettito sulle imposte
dirette a causa dell'endetraibilità dell'IVA che verrà considerata
un
costo deducibile ai fini IRES e IRAP (-399 milioni); maggior gettito
derivante dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale sulle
cessioni
immobiliari (non più soggette a IVA), stimato in 2.807 milioni.
L'effetto
risultante a regime delle disposizioni è pari a 1.256 milioni.
In sede di prima applicazione viene prevista una agevolazione per
recuperare l'IVA per la parte di imposta già portata in detrazione
consistente nella possibilità di versare l'imposta dovuta in 3 rate
annuali (valutate in un maggiore gettito di 160 milioni per ciascun
anno
del triennio 2006-2008).
Vengono inoltre considerati gli immobili che non saranno
trasferiti entro i cinque anni e risulteranno quindi assoggettati
all'imposta di registro, sia nel 2006 che nel 2007 (valutate
rispettivamente 217 e 43 milioni per ciascun anno dei trienni 2006 '
2008
e 2007 ' 2009).
Lo stessa revisione del regime fiscale viene introdotta per gli
immobili dati in locazione finanziaria e non, con la mitigazione di
una
imposta di registro in misura fissa pari a 168 euro (il maggiore
gettito a
regime è stimato in 279 milioni).
Il provvedimento contiene un significativo nucleo di norme
antielusive relative al settore edilizio.
L'art. 39 ripristina il pagamento dell'ICI per gli enti
ecclesiastici e le Onlus relativamente agli immobili in cui vengono
svolte
attività esclusivamente commerciali. La stima prudenziale è di 100
milioni.
Un'importante disposizione, che non è stata quantificata, è quella
relativa all'introduzione della responsabilità solidale a carico
dell'appaltatore (art. 35, comma 28), per le ritenute e i contributi
dovuti dal sub-appaltatore. Per liberarsi di questa responsabilità
il
primo deve verificare la regolarità dei versamenti del secondo. Il
fenomeno della evasione in questo settore è molto elevato e spesso
gli
appaltatori e subappaltatori non hanno sufficiente possibilità di
offrire
garanzie patrimoniali. Il comportamento deviante falsa inoltre la
concorrenza rendendo meno competitive le imprese regolari. Il metodo
richiamato da questa norma è quello del conflitto d'interessi, molto
usato
nel sistema fiscale americano.
La misura quindi è finalizzata a contrastare il lavoro nero e le
frodi
fiscali, come nel caso in cui il sub-appaltatore non versa l'imposta
che
ha addebitato al committente e si rende irreperibile. Anche il
committente
ha una responsabilità con l'appaltatore in quanto dovrà provvedere
al
pagamento del corrispettivo solo se questo dimostra con la relativa
documentazione di avere provveduto ai versamenti delle ritenute
fiscali e
contributive. Le sanzioni amministrative previste vanno da 5.000 a
200.000
euro per l'appaltatore e il sub-appaltatore.
A rafforzare la norma appena descritta, in deroga alle regole
ordinarie in materia di Iva (art. 35 commi 5 e 6), si dispone, che
il
debitore dell'imposta è il destinatario del servizio, in genere il
costruttore o il general contractor, che, garantisce maggiormente
l'effettuazione degli adempimenti fiscali. Per rendere
effettivamente
cogente la norma si dovrà aspettare il nulla osta dell'Unione
Europea che
dovrà concedere l'autorizzazione in deroga.
Di grande rilevanza sono le disposizioni relative alla compravendita
di
immobili (art. 35, commi 21 ' 23) che si pongono l'obiettivo di fare
emergere il valore reale delle abitazioni e il peso
dell'intermediazione
immobiliare. Per rendere cogenti le norme sono fissate delle
sanzioni (tra
il 50 ed il 100 per cento della differenza d'imposta evasa rispetto
al
valore effettivo dell'immobile e da 500 a 10.000 euro per l'omessa
indicazione del mediatore) e vengono dati più penetranti poteri di
controllo all'amministrazione finanziaria (gli stessi di cui dispone
per
l'accertamento delle imposte dirette).
All'atto della cessione degli immobili le parti sono obbligate a
certificare l'indicazione analitica delle modalità di pagamento del
corrispettivo e a dichiarare la spesa sostenuta per la mediazione
con le
relative modalità di pagamento.
L'impatto finanziario a regime è di 222 milioni.
Viene abolita l'agevolazione, introdotta dalla finanziaria per il
2001 (e
successivamente modificata in senso eccessivamente estensivo, fino a
stravolgerne la ratio dalla legge finanziaria per il 2002) secondo
cui i
trasferimenti di immobili appartenenti ad aree soggette a piani
urbanistici approvati sono assoggettati ad un'imposta di registro
nella
misura dell'1 percento e ad imposta ipotecaria e catastale in cifra
fissa,
par a 168 euro (in assenza di agevolazione la normativa prevede l'8
per
cento per l'imposta di registro e il 3 per cento, per l'imposta
ipotecaria
e catastale).
Il gettito recato da questa norma è rilevante: a regime l'impatto è
di 235
milioni.
Un'altra disposizione, importante per la tutela dei lavoratori e la
legalizzazione del comparto delle costruzioni, che non viene
quantificata,
è quella che modifica il regime agevolativi della detrazione IRPEF
del 41
per cento subordinando la sua applicazione alla specificazione,
nella
fattura emessa dall'impresa edile, del costo della manodopera.
Infine va considerata la norma antielusiva (art. 35, comma 38) che,
in
caso di donazione di immobile e successivo trasferimento entro 5
anni,
rende imponibile le plusvalenze realizzate dal momento di acquisto
da
parte del donante.
2. L'IRPEF
Le misure relative all'Irpef sono di relativo impatto finanziario
e rivolte essenzialmente al recupero di base imponibile tra
categorie di
contribuenti ad alto reddito.
La norma più rilevante è quella relativa alla cancellazione del
beneficio fiscale per le stock option. Le assegnazioni di azioni
effettuate dal 4 luglio, data di entrata in vigore del decreto,
anche se
facenti parte di programmi deliberati in precedenza, saranno
sottoposte
alla ritenuta da lavoro dipendente. Inoltre l'eliminazione del
beneficio
fiscale avrà effetto anche sul versante contributivo, il cui onere è
in
gran parte a carico del datore di lavoro.
L'utilizzo delle stock option si fonda sulla convinzione che tale
strumento leghi il management alle sorti dell'azienda. Ma
l'esperienza
concreta, anche di altri paesi dove ne è stato fatto grande uso (ad
esempio gli Stati Uniti) ha dimostrato in molti casi il contrario.
L'attenzione del management era infatti spesso attratta più dal
corso
delle azioni nel breve periodo che dall'andamento strutturale
dell'azienda.
Il testo unico per le imposte dirette prevedeva un'imposta del
12,5 per cento sulle plusvalenze ottenute al momento dell'esercizio
dell'opzione. Con la nuova normativa la plusvalenza sarà tassata
come il
reddito di lavoro dipendente.
Il maggiore gettito a regime è di 152,5 milioni.
Viene abrogata la disposizione che stabiliva una tassazione
agevolata (pari al 50 per cento di quella applicata per la
tassazione
degli importi relativi al trattamento di fine rapporto) per le somme
erogate al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori di età
superiore a
55 anni per gli uomini e 50 anni per le donne. L'abrogazione della
norma è
stata indotta da una sentenza della Corte di Giustizia europea
(C-207/04),
che ha ravvisato in essa una discriminazione di genere,
incompatibile con
la normativa comunitaria.
Il maggiore gettito a regime è di 171 milioni.
L'esclusione della no-tax area per i soggetti non residenti
risponde essenzialmente ad un criterio di equità. La finalità della
esenzione risponde infatti alla esigenza di garantire un minimo
vitale per
i cittadini meno abbienti, mentre il reddito percepito dal non
residente
costituisce il più delle volte soltanto una parte del reddito
complessivo,
che è concentrato nel luogo di residenza. L'esclusione della
deduzione è
estesa anche agli oneri di famiglia, in coerenza con quanto
stabilito in
occasione della dichiarazione dei redditi per il 2006.
Il maggiore gettito a regime è di 25 milioni.
La tabella riepiloga l'impatto delle disposizioni legate
all'Irpef. Oltre a quelle sopra descritte, che danno consistenti
incrementi di gettito a regime, sono indicate altre disposizioni
che, pur
non esplicando un significativo impatto in termini di gettito, sono
finalizzate al recupero di base imponibile.
L'applicazione della ritenuta di acconto anche ai compensi che
costituiscono redditi diversi, si propone di introdurre elementi di
fiscalità in zone fino ad ora completamente escluse, come quelle
relative
agli obblighi di fare, non fare e permettere.
Una specifica norma, di natura semplificatrice e che incrementa la
capacità dell'amministrazione finanziaria, riguarda il ripristino
del
termine di quattro anni (successivi alla presentazione delle
dichiarazioni
del sostituto di imposta) per l'iscrizione a ruolo delle somme
dovute a
seguito della liquidazione del TRF e di indennità equipollenti.
Inoltre,
con riferimento alle indennità corrisposte nel periodo compreso tra
il 1
gennaio 2003 e il 31 dicembre 2005 si prevede di non procedere
all'iscrizione a ruolo se l'imposta è inferiore a 100 euro. Alla
perdita
di 20 milioni di gettito corrispondono minori costi amministrativi e
burocratici.
Con specifica disposizione si uniformano i criteri di imputazione e
di
deducibilità delle perdite tra le imprese soggette a contabilità
ordinaria
e quelle derivanti da attività di lavoro autonomo.
3. L'IRES
L'Ires gioca un ruolo importante nella manovra correttiva. I
numerosi interventi possono essere raggruppati in tre categorie: gli
incentivi, gli aumenti e la lotta all'elusione.
La norma di maggiore impatto finanziario è quella relativa
all'ammortamento dei beni immateriali, che si compone di due misure
di
segno opposto: l'aumento da un terzo alla metà della deducibilità
delle
quote di ammortamento dei diritti di utilizzazione delle opere
dell'ingegno e dei brevetti industriali sviluppate negli ultimi 5
anni; la
diminuzione della deducibilità dei marchi, che passa da un decimo ad
un
diciottesimo, come previsto per l'avviamento, oggetto di recenti
modifiche.
La norma relativa ai brevetti costituisce un incentivo alla
ricerca ed agli investimenti in nuove tecnologie delle imprese. Il
saldo
tra le due misure è positivo e consente un maggiore gettito a regime
di
1.350 milioni.
L'altra norma di incentivo prevede la deducibilità extracontabile
delle spese relative a studi e ricerche di sviluppo per l'intero
costo
sopportato nell'esercizio civilistico, anche se tali spese sono
state
capitalizzate ed imputate in quote. In tal modo vengono agevolate
quelle
spese finalizzate ad assicurare una maggiore competitività alle
imprese.
Una specifica disposizione introduce il principio della non
ammortizzabilità dei terreni e delle aree occupate dai fabbricati
strumentali, in linea con i principi contabili nazionali ed
internazionali, secondo i quali le imprese devono scorporare dal
valore
del fabbricato il costo dell'area o del terreno e sottoporre ad
ammortamento solo l'importo relativo all'edificio. La norma inoltre
presuppone un valore delle aree convenzionale, pari al 30 per cento
per i
fabbricati industriali ed al 20 per cento per tutti gli altri
fabbricati
strumentali. La misura incide oltre ché sull'IRES (per 290 milioni),
anche
sull'Irap (per 51 milioni).
Le auto aziendali sono escluse dagli ammortamenti anticipati, al
fine di ostacolare la consuetudine di dedurre l'acquisto di auto di
lusso
per uso personale. Un'altra misura simile è quella tendente a
contrastare
il fenomeno, di dimensioni elevate, relativo alla immatricolazione
di auto
di lusso come autocarri da lavoro, per ottenere la totale
detraibilità
dell'IVA (relativa all'acquisto ed alla manutenzione, riparazione e
carburante). La norma in esame prevede di assoggettare questi
autoveicoli
al regime ordinario, ai fini, sia delle imposte dirette, sia
dell'IVA,
poiché questi veicoli, pur adattati, non impediscono il trasporto
privato
di persone. Secondo la RT il 15 per cento delle immatricolazioni di
veicoli speciali, pari a 4.575 unità, potrebbero ricadere nella
norma, con
un maggiore gettito di 122,8 milioni a regime.
Viene intensificata l'azione di contrasto delle attività delle
società non operative attraverso molteplici misure, derogabili
dall'intervento discrezionale dell'amministrazione finanziaria per
tenere
conto di particolari situazioni contingenti. Le misure introdotte
per fare
emergere le società di comodo sono: elevazione delle le percentuali
utilizzate per stabilire se una società possa rientrare nel novero
delle
società non operative; aumento delle percentuali utilizzate per
stabilire
l'entità del reddito minimo che deve essere obbligatoriamente
dichiarato;
inammissibilità dell'IVA a credito e divieto di compensazione tra
credito
e debito IVA.
Il maggiore gettito a regime è di 239 milioni.
Un'altra importante misura antielusiva, che comporta un rilevante
incremento di gettito, che abolisce la possibilità di effettuare
svalutazione con rilevanza fiscale per le rimanenze finali di opere,
forniture e servizi di durata ultra annuale per rischio
contrattuale. In
base alla normativa previgente tale deducibilità extracontabile era
possibile, dal 2004, nella misura forfetaria del 2 per cento per
lavori
eseguiti in Italia e del 4 per cento per quelli eseguiti all'estero.
Il maggiore gettito a regime è di 127 milioni.
Carattere antielusivo ha anche la norma che limita l'utilizzo delle
perdite generate in corso d'anno, nelle fusioni e nelle scissioni
con
effetti retroattivi. La possibilità di compensare perdite e profitti
di
società diverse, nelle operazioni di fusione e scissione, rende
infatti
possibili comportamenti elusivi, tendenti a ridurre l'utile e
conseguentemente l'imposta da versare all'erario.
Il maggiore gettito a regime è di 55 milioni.
Analoga alla precedente è la norma che restringe la possibilità
riportare
illimitatamente le perdite dei tre periodi d'imposta precedenti.
Vengono
fissati due paletti: la data della costituzione della società, che
condiziona la possibilità di riportare le perdite realizzate; e il
riferimento ad una nuova attività produttiva, con esclusione di
modiche
fittizie che non incidono sull'effettiva attività svolta.
Per garantire gli effetti di gettito nel 2006 si dispone (art 36,
comma
34), in deroga allo statuto del contribuente, di commisurare
l'acconto per
l'esercizio in corso alle disposizioni previste dal decreto.
4. Elusione estera
Nonostante il relativo impatto finanziario particolare rilievo,
sotto il
profilo del contrasto all'elusione attuata attraverso holding
estere,
assumono alcune disposizioni del decreto.
Con una norma di interpretazione autentica in materia di lavoro
dipendente
prestato all'estero, si dispone il riproporzionamento delle imposte
estere per tenere conto della circostanza che il reddito
effettivamente
prodotto all'estero, su cui vengono conteggiate le imposte assolte
all'estero, concorre solo parzialmente alla tassazione in Italia.
Si ripristina la disciplina precedente alla modifica recata dal
decreto
legislativo 247 del 2005. La tassazione integrale dei dividendi
riguarderà
non solo le somme distribuite direttamente dalla partecipata estera
ubicata nel paese a fiscalità privilegiata, ma anche quelli
percepiti
indirettamente in quanto provenienti dalla partecipata estera per il
tramite di altra partecipata situata in paesi diversi da quelli a
fiscalità privilegiata. In altre parole saranno tassate anche le
somme
prodotte in società della black list che giungono in Italia
attraverso
partecipate interposte, domiciliate in stati a tassazione ordinaria.
In questo modo non sarà possibile aggirare il regime di tassazione
integrale, interponendo nella catena societaria un altro soggetto
estero
residente in un paese a regime fiscale non privilegiato.
La norma sulle società cosiddette esterovestite interviene per
ridurre la
possibilità per i contribuenti italiani di utilizzare holding con
sede
legale all'estero con lo scopo di azzerare il carico fiscale sulle
plusvalenze da partecipazioni conseguite in Italia. Questo fenomeno
è
tornato ad essere di grande diffusione da quando il decreto-legge
203 del
2005 (finanziaria 2006) ha ridotto le percentuali di esenzione della
Pecs
(attualmente al 91 per cento e dal primo gennaio 2007 all'84). La
norma
introduce una sostanziale inversione dell'onere della prova sulla
residenza estera di società in cui operano prevalentemente soggetti
di
nazionalità e residenza italiana. A riguardo si presume, salvo prova
contraria, che siano domiciliate in Italia le società che detengono
partecipazioni di controllo le quali, a loro volta, siano
controllate,
anche indirettamente, da soggetti italiani, o che abbiano un organo
amministrativo composto prevalentemente da persone che risiedono in
Italia.
5. L'IVA
Vengono esclusi dall'applicazione dell'aliquota IVA agevolata del
10% alcuni prodotti dolciari venduti in confezioni non di pregio,
fra cui
il cioccolato e le caramelle. Inoltre si ammettono le fonti
energetiche
rinnovabili e, non più le "assimilate" a beneficiare dell'aliquota
del 10%
ai fini IVA nel contratto di servizio energia di cui al DPR 412 del
1993.
La norma porta a regime una tendenza già evidenziata dalle
risoluzioni
succedutesi sin dal 1998 da parte del Ministero delle Finanze sul
concetto
di uso domestico. Dal momento che quest'uso, alle condizioni e nei
limiti specificati nelle risoluzioni, viene riconosciuto anche ai
servizi
pubblici, la limitazione dell'agevolazione all'utilizzo di sole
fonti
rinnovabili (sinora riconnesso ai requisiti di miglioramento del
comfort
termico ma da oggi esplicitato letteralmente) costituisce un
indubbio
impulso ad accelerare il passaggio dalle fonti non rinnovabili, dal
momento che la tipologia di fonte e non più solamente la
qualificazione
dell'attività e dell'utilizzatore ai fini IVA incideranno sulla
possibilità di avvalersi dell'aliquota agevolata, essendo le
restanti
fonti assoggettate all'aliquota del 20% anche per i servizi pubblici
se
tale modifica dovesse applicarsi ai contratti già in essere .
Un importante elemento di semplificazione, è introdotto con la
disposizione che esclude dagli obblighi IVA, e dal versamento
relativo, i
contribuenti con volume d'affari non superiore a 7.000 euro (art.
37,
comma 15). La norma agevola sia il contribuente, sia
l'amministrazione,
che non deve effettuare i controlli.
Diventa più difficile ottenere la partita IVA, che è connessa a
riscontri e controlli tendenti a verificare l'operatività del
soggetto
destinatario.
Si introduce una nuova modalità di certificazione dei
corrispettivi che dovrà essere effettuata dal primo gennaio 2007
dall'invio telematico degli importi all'agenzia delle entrate. Ciò
comporta l'eliminazione degli scontrini fiscali e, in caso
d'omissioni
dell'invio, sono previste significative penali amministrative.
Una disposizione antielusiva è quella che impone l'IVA al 20 per
cento sulle consumazioni obbligatorie nei locali da ballo, che
utilizzano
questo stratagemma per eludere l'imposta sul prezzo del biglietto di
ingresso.
6. Giochi e dogane
L'intervento sui giochi è rivolto all'introduzione di nuove modalità
di
gioco, al riordino dell'attuale rete di vendita dei giochi ippici
con la
contestuale revisione delle modalità di determinazione dell'aliquota
d'imposta unica sulle scommesse, nonché alla razionalizzazione della
rete
distributiva degli apparecchi da intrattenimento con vincite in
denaro
che, modificando il quadro di regolazione, determinerà effetti
positivi
sulle entrate erariali.
Le disposizioni in materia di giochi hanno l'obiettivo di
contrastare il
gioco illegale, di tutelare il giocatore e di consentire agli
operatori
regolarmente operanti di accrescere i proventi, con beneficio anche
per
l'erario.
Al fine di migliorare le attività di accertamento, prevenzione e
contrasto delle frodi e delle violazioni tributarie in sede di
importazione vengono potenziati i poteri di accertamento
dell'amministrazione doganale rendendo più facile l'acquisizione
delle
informazioni necessarie per determinare il valore imponibile
effettivo
delle merci. Viene previsto un maggior gettito di 220 milioni di
euro
annui.
Per potenziare l'attività di riscossione al fine del recupero delle
somme
iscritte a ruolo, agli agenti di riscossione vengono attribuiti
strumenti
più efficaci quali il riconoscimento della facoltà di accedere ai
dati
rilevanti detenuti dalle pubbliche amministrazioni pubbliche, (tra
cui
quelli di cui dispone l'Agenzia delle entrate) e di soggetti
privati, tra
cui le banche. Secondo la RT la norma produrrà sia un effetto di
deterrenza nei confronti dei debitori, con un conseguente incremento
del
tasso di pagamento volontario, sia una maggiore capacità di
conseguire il
credito a seguito dell'accesso alle banche dati. I maggiori introiti
a
regime sono stimati in 300 milioni di euro annui.
7. Gli studi di settore.
Per potenziare l'efficacia degli studi di settore per la
generalità dei contribuenti si dispone che gli accertamenti relativi
ai
contribuenti in contabilità ordinaria e ai professionisti si
applicano le
medesime disposizioni che regolano gli accertamenti nei confronti
dei
contribuenti a contabilità semplificata. In questo modo dovrebbe
emergere
una percentuale, pari al 25 cento, di contribuenti non adeguati. La
disposizione dovrebbe inoltre incentivare i contribuenti ad una più
consistente dichiarazione di ricavi. La disposizione a regime stima
un
maggiore gettito di 298 milioni di euro.
8. Altre norme di contrasto all'elusione e all'evasione
Vi sono poi un insieme di norme che, nonostante non abbiano alcun
effetto finanziario dichiarato rappresentano anch'esse misure
importanti
ai fini del contrasto di comportamenti elusivi e evasivi delle
imposte in
settori ormai troppo avvezzi a queste pratiche. Al fine di
facilitare
l'amministrazione finanziaria in sede di accertamento del gettito
Iva,
nonché del debito d'imposta delle persone fisiche derivante da
transazioni immobiliari, vengono stabiliti criteri più adeguati per
la
determinazione del valore degli immobili (art. 35, commi 2-4). Per
rafforzare le misure dirette a contrastare l'evasione Iva si
introducono
(art. 35 comma 7), inoltre, due nuove fattispecie delittuose per
omesso
versamento di Iva e indebita compensazione.
Altro settore interessato dalle norme antielusive e di contrasto
all'evasione è quello che fa riferimento alla categoria dei
professionisti
che, con la norma introdotta all'articolo 35 comma 12, avranno
l'obbligo
di tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali far
affluire
ogni operazione, inclusi naturalmente i compensi, attinenti
l'esercizio
dell'attività, ad eccezione di quelli di importo inferiore a 100
euro che
possono essere riscossi in contante.
Nella lotta all'elusione e all'evasione vi sono inoltre norme
dirette ad
estendere i poteri di controllo in materia di accertamento delle
imposte
sui redditti anche ai fini dell'imposta di registro, ipotecaria e
catastale (art. 35 comma 24). Al fine del controllo del flusso degli
importi liquidati dalle compagnie assicurative sono disposti nuovi
adempimenti (art. 35 comma 27) per tutti gli operatori assicurativi
che
dovranno comunicare al sistema informativo dell'anagrafe tributaria
l'ammontare delle somme liquidate, i dati relativi ai beneficiari e
ai
soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della
quantificazione della somma liquidata.
Alcune disposizioni (art. 37, commi da 4 a 7) rafforzano la
possibilità di
effettuare indagini economiche e finanziarie, imponendo agli
operatori
finanziari di comunicare all'anagrafe tributaria l'elenco dei
soggetti
con cui operano. Le medesime informazioni sono inoltre acquisite in
anagrafe tributaria, in una specifica sezione, e potranno essere
utilizzate ai fini della riscossione mediante ruolo in presenza di
debitori morosi. L'anagrafe tributaria infine viene messa in
condizione
tremite l'invio di questionari di acquisire informazioni utli
all'attività
di controllo.
Sono eliminate le condizioni di favore di cui hanno beneficiato fino
ad
oggi i cittadini di Campione d'Italia, basate su un tasso di cambio
convenzionale favorevole tra lira italiana (e quindi l'euro) e
franco
svizzero. Il divario tra il costo della vita della Svizzera e
dell'Italia,
alla base dell'agevolazione, è oggi venuto meno e con esso le
ragioni del
trattamento differenziato.
Le minori entrate
E' soppresso l'istituto della programmazione fiscale, introdotto
dal precedente governo. La norma è, infatti, in contrasto con la
filosofia
del decreto che, anziché sulla contrattazione tra amministrazione e
contribuente, si fonda sulla convinzione che ciascun contribuente
debba
pagare all'erario quanto dovuto. Il minore gettito per l'erario, che
rileva esclusivamente sul saldo netto del bilancio è quantificato in
1.930
milioni per il 2006, 990 nel 2007, 990 nel 2008 e 60 nel 2009.
Senato
della Repubblica
Commissione BILANCIO
21 dicembre 2005
LEGGE FINANZIARIA
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-Un)
rileva il carattere eccessivamente scarno dei chiarimenti forniti
sia nell’illustrazione introduttiva dei relatori ai disegni di legge
finanziaria e di bilancio, che nella esposizione del vice ministro
Vegas. Atteso infatti che, nel corso dell’esame presso la Camera dei
deputati, sono state apportate sostanziali modifiche all’impianto
della manovra finanziaria, avrebbe ritenuto opportuno un
approfondimento di tali aspetti. Peraltro, sottolinea come la
necessità di correggere i testi presentati inizialmente dimostri
quanto gli stessi fossero inadeguati e insufficienti rispetto agli
obiettivi di risanamento della finanza pubblica, considerata anche
l’ampiezza della correzione complessivamente apportata (da 19 a 28
miliardi di euro). Appare quindi evidente l’infondatezza delle
rassicurazioni fornite dal ministro Tremonti all’atto della
presentazione del disegno di legge finanziaria in Senato circa la
situazione di controllo dei conti pubblici.
Critica quindi alcune delle disposizioni inserite nel disegno di
legge finanziaria durante il passaggio presso l’altro ramo del
Parlamento, con particolare riguardo al rinvio dell’introduzione
della previdenza integrativa che, a suo avviso, è stato motivato non
soltanto dall’esigenza di reperire fondi per correggere l’andamento
tendenziale del deficit, ma anche dalla necessità clientelare di
accontentare le richieste delle assicurazioni private, i cui fondi
pensione erano stati in qualche modo penalizzati dall’accordo
intervenuto tra il Governo e le parti sociali.
Richiama altresì le conseguenze negative derivanti dal rinvio
dell’attuazione delle misure previste nell’Agenda di Lisbona, che
hanno comportato la sottrazione di 3 miliardi di euro da importanti
finalità di carattere sociale e di sviluppo. Viceversa, ancora una
volta si è voluto introdurre una forma di sanatoria fiscale per
certe categorie di contribuenti, in particolare le imprese e i
lavoratori autonomi, attraverso la programmazione fiscale per il
triennio 2006-2008 e, soprattutto, il condono per gli anni 2003 e
2004, secondo uno schema ormai consolidato della politica economica
dell’attuale Governo.
Evidenzia come anche la manovra in esame, nonostante le
rassicurazioni fornite dal Governo, non riuscirà a centrare gli
obiettivi di risanamento preannunciati. Peraltro, il nostro paese è
sotto osservazione sia da parte dell’Unione europea, che diffida
ormai della finanza creativa del Governo Berlusconi, sia soprattutto
da parte dei mercati, che già hanno cominciato a penalizzarci in
termini di differenziale sui tassi di interesse sul debito pubblico.
Per quanto concerne le altre misure inserite nel disegno di legge
finanziaria presso la Camera dei deputati, richiama le disposizioni
a favore della famiglia finanziate in parte con la cosiddetta
porno-tax, alla quale si è aggiunta una ulteriore tassa sui film che
incitano alla violenza. Esprime quindi perplessità su tali forme di
copertura, sia sotto un profilo etico, sia da un punto di vista
sostanziale, risultando comunque difficile determinare in concreto
quali siano i prodotti soggetti a tassazione e pertanto essendo
alquanto aleatorio il relativo gettito. D’altra parte, ritiene che
le stesse disposizioni a favore della famiglia, come il bonus per i
figli, siano del tutto insufficienti ad offrire un concreto sostegno
ai nuclei familiari e men che mai ad incentivare un aumento delle
nascite.
Richiama poi con preoccupazione la norma che ridisciplina il settore
delle concessioni delle spiagge del demanio marittimo. Si prevede
infatti che i privati possano ottenere l’assegnazione di spiagge
sulle quali edificare complessi alberghieri e turistici, sulla base
di un semplice progetto, corredato di un non meglio precisato piano
di fattibilità ambientale, il tutto da approvarsi sulla base del
cosiddetto silenzio-assenso. Tale procedura risulta lacunosa e
chiaramente insufficiente per assicurare adeguati livelli di
protezione ambientale, per cui rischia a suo giudizio di tradursi in
una svendita del demanio marittimo dello Stato ai privati, in nome
della speculazione più selvaggia. Inoltre, tale politica è miope
anche per quanto concerne le concrete possibilità di sfruttamento
turistico, posto che interventi ad alto impatto ambientale come
quelli previsti finiscono per rovinare le attrattive dei luoghi e
disincentivare l’afflusso dei turisti.
Sempre in materia ambientale, denuncia le norme che prevedono
un’attenuazione delle sanzioni a carico dei soggetti responsabili
dei danni ambientali: si introduce infatti il principio che, a
fronte dell’impossibilità per i trasgressori di ripristinare la
situazione originaria, gli stessi possano pervenire ad una
transazione pagando una somma corrispondente al valore del danno
causato. Tuttavia, la procedura di accertamento dell’impossibilità
di ripristino e del valore del danno da risarcire appare alquanto
vaga e potrebbe facilmente prestarsi ad elusioni della normativa
ambientale, traducendosi in | | |