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DAL SENATO                                                                 VAI AD ALTRI INTERVENTI

Delega al Governo per l'emanazione di un testo unico per il riassetto e la riforma della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, mi consentirà di iniziare con una breve battuta polemica nei confronti del senatore Stracquadanio. Credo sia molto arduo tentare di dimostrare che gli incidenti sul lavoro abbiano una rilevanza inferiore rispetto ai dati che tutti conosciamo perché molti incidenti avvengono durante il percorso tra la casa e il lavoro o da un posto di lavoro all'altro. È esattamente il contrario, e questo lo dimostra spesso la magistratura, ma per non ricorrere alla magistratura basta leggere i risultati delle indagini svolte in questi anni.
Da queste indagini si dimostra che, molto spesso, gli incidenti accadono nei cantieri e il lavoratore viene preso, impacchettato, messo in macchina e portato sulla strada dove si dimostra poi che ci sarebbe stato un incidente in bicicletta, in motorino o quant'altro. Questa è la storia del nostro Paese, poi se vogliamo dimostrare che l'incidenza degli infortuni sul lavoro è più bassa utilizziamo altri dati, non raccontiamo queste storielle perché non riguardano assolutamente la storia di questo Paese.
Vi è una conclusione comune riguardo all'esigenza di un intervento organico su queste materie che deriva dalle varie Commissioni d'inchiesta che si sono succedute in questi ultimi 15-20 anni. Ho avuto modo di leggere la relazione conclusiva della Commissione Lama, poi della Commissione Smuraglia, poi della stessa Commissione Tofani e tutti arrivano a questa conclusione: occorre un intervento organico di revisione e di razionalizzazione delle norme. Ed è evidente, senatore Malan, che se occorre un intervento di riordino e di razionalizzazione, bisogna procedere attraverso una delega. Questo lo avete fatto anche voi nella passata legislatura: il Governo chiedeva una delega al Parlamento per poter intervenire su questa materia.
Quando ci sono interventi di questa complessità si opera in questa direzione, si fa così: non c'è un altro modo. Quindi, la critica secondo cui il Parlamento sarebbe espropriato non funziona e non ha alcuna ragione di essere.
Nonostante si lavori attorno ad una delega, che ovviamente deve avere dei criteri molto stringenti e precisi perché il Governo presenta delle sue valutazioni e il Parlamento deve intervenire sui criteri direttivi - come succede sempre perché il controllo parlamentare si deve esercitare in questo modo - il Governo non è stato fermo in questi mesi e in questo anno di legislatura: si è introdotta la norma che prevede l'assunzione il giorno prima, proprio per evitare - questione di cui siamo tutti a conoscenza - che, quando capitava un incidente, questo venisse certificato lo stesso giorno dell'assunzione.
Si è introdotta anche una norma che prevede di aumentare il numero degli ispettori - non so se vi ricordate, però lo abbiamo fatto in questi mesi - per incrementare la possibilità di effettuare controlli ed ispezioni. Si è introdotta una norma per garantire più sicurezza nelle gare di appalto.
Quindi, è vero che si produce una delega; è vero che la delega avrà i suoi tempi d'attuazione per l'emanazione dei decreti legislativi, ma nello stesso tempo il Governo è intervenuto - credo - giustamente attorno alle questioni più rilevanti dal punto di vista dell'emergenza.
È anche vero - e questo mi dispiace dirlo, ma l'ho già ricordato anche in altre occasioni - che alcune previsioni della legge finanziaria (per esempio il taglio orizzontale su tutti i Ministeri) a volte producono dei danni. Penso agli ispettori che non hanno i mezzi e le attrezzature per poter uscire e condurre le ispezioni perché appunto si sono ridotti gli stanziamenti a loro destinati.
C'è un dato - voglio ricordarlo - emerso anche nella relazione conclusiva della Commissione presieduta dal senatore Tofani nella passata legislatura: moltissimi degli incidenti del lavoro si verificano in capo ai cosiddetti lavoratori precari; interessano questo genere di lavoratori perché c'è poca informazione, poca prevenzione e poca formazione, appunto perché trattandosi di rapporti di lavoro precari non si investe per garantire la sicurezza. È la solita logica competitiva che abbassa i costi del lavoro, ma è anche la logica che crea una concorrenza sleale nel mercato del lavoro tra le aziende che rispettano tutte le norme e quelle, invece, che non le rispettano.
Allora, ritengo - non lo dico in termini polemici - che sarebbe necessario un confronto vero. Il presidente di Confindustria dice che questa situazione è intollerabile, che vuole avere un rapporto con il mondo del lavoro e con le organizzazioni sindacali per trovare insieme le soluzioni. La prima strada che bisogna imboccare è proprio questa: cercare di evitare che le storture previste dalla cosiddetta legge n. 30 del 2003, la legge che ha aumentato le flessibilità e precarietà nel mondo del lavoro, possano produrre l'aumento degli incidenti sul lavoro.
Questa è una questione che non è sollevata da me, dal mio Gruppo o da chi è identificato come arroccato su posizioni più radicali, ma è la conclusione della Commissione d'inchiesta presieduta dal presidente Tofani, un senatore di Alleanza Nazionale, che dice esattamente questa cosa. Dice che la stragrande maggioranza degli incidenti avviene in quei posti dove ci sono rapporti di lavoro precario. Credo che questo sia un tema da affrontare.
Occorre ovviamente più informazione, più formazione, più prevenzione, più repressione; occorrono norme più snelle, che facilitino la loro applicazione e la loro efficacia. Occorre rendere più trasparenti le rispettive competenze e responsabilità reciproche tra i datori di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori.
Ritengo che la prevenzione parta prima di tutto dalla conoscenza del ciclo produttivo e del posto di lavoro. In questo senso i datori di lavoro ricoprono un ruolo importante nell'obbligo della presentazione del documento sui rischi che deve essere discusso, trasparente e conosciuto da parte di tutti i lavoratori. Un ruolo altrettanto importante è rivestito dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che devono essere più autonomi, devono avere più poteri, più autonomia nella possibilità di intervenire sui processi produttivi facendo proposte.
Occorrono norme più precise, più trasparenti per garantire la loro elezione, che deve venire dai lavoratori. I rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza non devono essere indicati dalle organizzazioni sindacali; devono essere eletti dai lavoratori. Ovviamente, come dicevo prima, stiamo discutendo di una delega al Governo che quindi avrà i tempi necessari per poter essere attuata secondo l'emanazione dei decreti legislativi.
È evidente che però bisogna cercare di rispondere ad alcune necessità immediate e la prima di queste - come emerge costantemente dalle relazioni conclusive delle indagini conoscitive, dalla Commissione Smuraglia alla Commissione Tofani - è che occorre più coordinamento tra le varie attività ispettive.
È di certo una questione delicata perché devono convivere le competenze delle Regioni - sotto il controllo regionale operano gli ispettori delle ASL - e quelle dello Stato, che riguardano il Ministero del lavoro, l'INPS, l'INAIL, il Ministero dell'economia e delle finanze per quanto riguarda la repressione del lavoro nero e i Carabinieri per quanto concerne le norme relative al rispetto e alla tutela dell'ambiente. La materia è molto complessa e però uno dei dati fondamentali è riuscire a garantire più coordinamento e più efficacia nelle varie attività ispettive. Questione complessa, sì, però questione urgente e decisiva.
Non ci devono essere sovrapposizioni; ci deve essere uno scambio efficace e trasparente di dati. Occorre creare una banca dati per garantire le informazioni in tempo reale, il coordinamento e la trasparenza. Occorrono più controlli e quindi più ispettori.
È stato presentato un emendamento che verrà discusso in Aula e che va in questa direzione. Credo che sarà approvato dalla maggioranza e mi auguro anche da parte dell'opposizione proprio perché mira a garantire più controlli e più ispettori. Occorrono misure finalizzate alle piccole e piccolissime imprese per incentivarle ad adeguarsi alle norme. In questo senso l'INAIL ha assunto un ruolo importante e già da tempo finalizza una quota del proprio bilancio alla incentivazione di misure per garantire la sicurezza nei posti di lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese.
Occorrono forme di incentivi per stimolare le aziende a praticare le migliori disposizioni e pratiche scientifiche più avanzate. Bisogna stimolare le aziende, per esempio valorizzando gli accordi aziendali che prevedono misure per migliorare la sicurezza e, a mio avviso, in questo campo serve anche il cosiddetto valore dell'esempio virtuoso.
Infine, signor Presidente, ritengo che abbiamo corso negli anni passati un rischio importante perché le norme sulla sicurezza devono essere unitarie e valere su tutto il territorio nazionale.
Devono valere in Sicilia come in Lombardia; devono valere nello stesso modo su tutto il territorio nazionale. Abbiamo corso un rischio. Ricordo che vi è stata una polemica, quando si è trattato di riformare il Titolo V della Costituzione, quando si prevedeva di inserire questa materia della sicurezza tra quelle concorrenti tra lo Stato e le Regioni. Avevamo commesso un errore, che è stato superato perché - ripeto -queste norme devono valere in modo unitario su tutto il territorio nazionale.
In questa direzione credo vada la delega che stiamo esaminando, augurandoci che venga approvata nel più breve tempo possibile dai due rami del Parlamento

 
SEN. NATALE RIPAMONTI   (06/06/07)

Signor Presidente, esprimiamo fiducia convinta e stima per il vice ministro Visco, sperando che la magistratura, nel più breve tempo possibile, stabilisca le responsabilità in capo a tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda torbida e velenosa. Riteniamo che Visco risulterà estraneo, riteniamo che il Vice ministro abbia avuto un comportamento ineccepibile, per quanto riguarda i rilievi di carattere giudiziario, istituzionale e politico. Esprimiamo fiducia e stima per la Guardia di finanza, per il ruolo importante che svolge contro l'evasione fiscale, per la prevenzione e per gli accertamenti fiscali, per il controllo delle frontiere contro il contrabbando e per la prevenzione dell'immigrazione clandestina. Non possiamo esprimere fiducia e stima per il generale Speciale, perché ha utilizzato un normale avvicendamento ai vertici della Guardia di finanza della Lombardia e di Milano per trasformarlo in un caso politico, in modo maldestro e irrispettoso nei confronti delle istituzioni. Ha lasciato le sue impronte digitali (ovviamente in modo metaforico) nella campagna de «il Giornale» costruita contro il vice ministro Visco; forse c'entrano qualcosa le iniziative e le norme adottate da questo Governo contro l'evasione fiscale e la campagna contro il Governo Prodi. (foto GiuseppeLami/blow up) ;
Il generale Speciale ha utilizzato la sua sostituzione a fini politici, per alimentare la campagna della destra; si è atteggiato a vittima, ha contestato la legittimità del provvedimento di trasferimento a suo carico, ha contestato il trasferimento alla Corte dei conti per poi ritornare indietro, quando la campagna si è sviluppata in quelle ore.
Noi riteniamo, signor Presidente, che sia assolutamente legittimo il provvedimento del Governo e che sia legittima la sostituzione del generale Speciale: non è la politica che ha interferito, ma è il generale Speciale che ha influenzato e strumentalizzato un caso per trasformarlo in caso politico. Pensiamo che non solo avrebbe dovuto lasciare il suo incarico, ma il Governo avrebbe dovuto aprire un regolare processo disciplinare nei suoi confronti; riteniamo che il Governo avrebbe dovuto essere più presente e più rigoroso in questa vicenda.
Si è aperto un conflitto tra istituzioni, sull'autonomia e sull'indipendenza del loro rapporto. Credo che bisognasse coinvolgere l'organo costituzionalmente competente, cioè la Consulta, altro che pressioni della politica sulla Guardia di finanza! È esattamente il contrario: è il comportamento del generale Speciale e dei suoi alti collaboratori che ha contribuito a determinare questa situazione. Per noi la vicenda potrebbe essere chiusa qui, anche perché la mozione della destra che chiedeva di revocare le deleghe al vice ministro Visco non ha più ragione di essere, perché le deleghe sono state ritirate.
Allora, perché questo dibattito? Credo che continui la strumentalizzazione politica sostenuta da una campagna di stampa-spazzatura odiosa e cattiva. Bisogna fermarsi, lo chiedo a tutti i Gruppi parlamentari; bisogna fermarsi, ma la destra vuole a tutti i costi la spallata che non arriverà.
E allora si insiste su una strada avventurista e destabilizzante; si coinvolgono le più alte cariche dello Stato e lo stesso Presidente della Repubblica. Si dice che il Presidente della Repubblica è, Capo delle Forze armate dimenticando - ovviamente non si dimentica, perché lo sapete benissimo - che ha per quanto riguarda la Guardia di finanza solo un ruolo di indirizzo e dimenticando che per quanto riguarda i rilievi di carattere politico la competenza è del Parlamento, non certo del Presidente della Repubblica e meno male che è così. Nei regimi democratici è così. Forse, la destra si dimentica di queste cose e si dimentica che per quanto riguarda gli aspetti di carattere giudiziario la magistratura deve fare il suo corso.
Presidente, anche la destra conosce queste regole di base che attengono al funzionamento dei regimi democratici. Allora, perché si è tentato di coinvolgere il Presidente della Repubblica? Si utilizzano, ritengo, le istituzioni a fini politici; non si ha ritegno a chiamare in causa il Presidente della Repubblica; la destra mostra in questo caso, come in altri, ancora il suo DNA profondo, antistituzionale, populista ed intollerante nei confronti delle regole democratiche.
C'è una verità che va al di là, Presidente, della cosiddetta vicenda UNIPOL. Credo che qui non c'entra niente il merito; forse non c'entra neanche il collegamento dei vertici della Guardia di finanza di Milano e della Lombardia con l'ex ministro Tremonti. A me pare che viene fuori una concezione della lotta politica barbara, oscura, astiosa e vendicativa. Probabilmente è vero che i rapporti tra il generale Speciale e il vice ministro Visco non erano buoni - questo è innegabile - ma mi chiedo: con quale legittimità il generale Speciale ha deciso il trasferimento e la promozione di alte cariche della Guardia di finanza proprio nelle stesse ore nelle quali egli veniva spostato?
Con quale legittimità e con quale autorità il generale Speciale protestò nel giugno scorso quando c'è stata la festa del corpo della Guardia di finanza perché aveva saputo che il vice ministro Visco avevo avuto l'incarico per il discorso ufficiale? Con quale autorità e con quale legittimità si contesta il fatto che il potere politico svolga, nel modo più trasparente e legittimamente, le proprie funzioni?
Ritengo che bisogna ritornare al rispetto delle regole, delle istituzioni, alla divisione dei ruoli e all'autonomia reciproca. La destra fa male a difendere Speciale ed a investire il Capo dello Stato. Ritengo che il Governo avrebbe dovuto intervenire - ci auguriamo che nelle prossime settimane sia più rigoroso e più trasparente - con più vigore su queste questioni.
Il Parlamento deve potersi esprimere conoscendo tutti i fatti. Vogliamo che i cittadini conoscano tutti i fatti; vogliamo capire e giudicare e i cittadini vogliono capire e giudicare: capire chi ha qualcosa da nascondere, capire chi ha strumentalizzato e capire chi invece è un galantuomo ed è onesto. Per questo crediamo che il Governo debba andare avanti. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo).
Ripamonti

 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, tenterò, nella calma di quest'Aula, di mettere in evidenza le due proposte di politica economica che questa volta, più di altre volte, sono risultate chiare nella discussione e nell'esame parlamentare; cioè quella dell'opposizione e quella della maggioranza. Credo che il fatto che in modo evidente risultino due ricette di politica economica sia un bene; un bene per la nostra discussione e un bene, credo, anche per il Paese, per i cittadini che possono in questo modo formarsi meglio un'idea attorno alle cose che devono essere fatte per rimettere in movimento il nostro Paese.
Ciò con una premessa importante; questo provvedimento serve per la copertura della finanziaria, che esamineremo nei prossimi giorni, e questa copertura viene realizzata in modo strutturale, senza una tantum, vi sono aumenti di entrata derivanti dalla lotta all'evasione. È evidente che questo produce un innalzamento della pressione fiscale. Questo è obiettivamente nelle cose e nei fatti.
Questo decreto e la manovra finanziaria nel suo complesso produrranno effetti depressivi sull'economia nel 2007? Credo che senza problemi abbiamo già risposto, lo stesso Governo ha già risposto in sede di Documento di programmazione economico-finanziaria, in sede di finanziaria, perché nel 2007 si prevede una crescita del prodotto di circa due decimali di punto in meno rispetto a quella che probabilmente si verificherà quest'anno. Ciò anche perché questa manovra, così rilevante dal punto di vista dell'entità, certamente avrà effetti anche di carattere depressivo sull'economia. Questo credo che sia un dato assodato.
Tuttavia, la discussione che dobbiamo fare, è di altro tipo. Credo infatti che vi siano molti studi economici che dimostrano che gli effetti depressivi sull'economia sono minori se l'aumento delle entrate - come in questo caso - deriva dall'emersione di maggiore base imponibile. L'opposizione propone un'altra cosa; essa dice che bisogna diminuire le spese. Ritengo che in questo momento, questa proposta sia non praticabile o, quantomeno, non praticabile nell'entità proposta dall'opposizione.
Ma, ritengo anche che in questo momento attuare un'operazione drastica di riduzione delle spese produrrebbe un effetto depressivo sull'economia maggiore di quanto si produce attraverso un'azione di emersione di economia sommersa. Certo, diventa molto facile da parte mia ricordare - lo ha già fatto il senatore D'Amico - che nei cinque anni di governo della destra si è verificato l'esatto contrario rispetto a quanto si dice ora. Infatti nei cinque anni di governo della destra, la spesa corrente è aumentata di due punti e mezzo. Si è, quindi, fatto il contrario di quanto si dice adesso.
Credo che questa finanziaria realizza una lievissima riduzione della spesa corrente; si passa dal 40,2 al 40,1: certo è poco, magari si poteva fare di più. Certamente, però si inverte la tendenza che c'è stata in questi cinque anni; cioè, a fronte del fatto che per cinque anni la spesa corrente è cresciuta, con questa finanziaria, nonostante l'entità della manovra, si riduce la spesa corrente dello 0,1 per cento.
Credo che questo sia significativo perché è difficile fermare un treno in corsa; la corsa dell'aumento della spesa corrente. Tuttavia, c'è questo segnale di inversione di tendenza. Ciò è significativo. Al riguardo, credo che l'accordo con le Regioni sulla spesa sanitaria sia la dimostrazione dell'operazione che è stata fatta. C'è un aumento delle spese, ovviamente, perché la spesa sanitaria non si può comprimere e, tuttavia, questo avviene attraverso un processo di responsabilizzazione delle Regioni.
Credo che questa sia la dimostrazione di come si possa, con misure adeguate, intervenire anche sul processo di contenimento della spesa corrente. C'è un aumento significativo delle entrate nei primi nove mesi. Crescono quelle prevalentemente dovute al pagamento che fa seguito a controlli fiscali. Questo dobbiamo dirlo. Crescono - ripeto - prevalentemente le entrate derivanti da precedenti controlli fiscali. Ciò vuol dire che alcune norme inserite nel cosiddetto decreto Visco-Bersani hanno cominciato a produrre effetti. Cambia la composizione del gettito, vale a dire che ci sono più imposte dirette e crescono meno le entrate derivanti da quelle indirette, cioè da accise e tariffe, che sono quelle che incidono maggiormente sui redditi più bassi.
L'opposizione insieme alla riduzione delle spese propone di ridurre il prelievo fiscale. Desidero, al riguardo, essere molto franco: è il nostro obiettivo. Presenteremo, infatti, un emendamento all'articolo 1 della legge finanziaria nel quale si dice che tutte le entrate superiori derivanti dalla lotta all'evasione fiscale dovranno essere finalizzate a ridurre la pressione fiscale e a rimodulare le aliquote. Certo è che però in questo momento non si può fare altro. Sicuramente per i prossimi anni l'impegno dovrà essere questo.
Siamo di fronte ad una manovra finanziaria importante dal punto di vista dell'entità perché occorre aggiustare i conti pubblici e rientrare nei parametri di Maastricht. Si tratta di una finanziaria improntata all'equità e allo sviluppo e che deve mantenere tale equilibrio. Non ci possono essere diverse fasi, nel senso che prima si compiono i sacrifici e poi si realizzano interventi per lo sviluppo. È una finanziaria che cerca di contemperare l'esigenza del risanamento con quella dell'equità e dello sviluppo.
Credo che ci riusciremo. Siamo indirizzati a ottenere tali risultati, però voglio anche ricordare che l'ISAE, in occasione delle audizioni svolte in apertura della sessione di bilancio, ha fatto presente che la pressione fiscale nel 2006 è aumentata, passando dal 40,6 per cento del 2005 al 41, 4 per cento, per cui a politiche invariate adottate dal precedente Governo vi è stato un aumento della pressione fiscale. Questo, peraltro, al netto della sentenza sull'IVA che produce di per sé circa lo 0,6- 0,7 per cento in più. Vedremo quanto aumenterà la pressione fiscale a seguito del provvedimento che stiamo esaminando. Però partiamo dal fatto che - ripeto - a politiche invariate - quelle realizzate dal centro-destra - la pressione fiscale è già aumentata.
Vi è stata nelle scorse settimane una polemica (i cui toni si sono subito spenti) in merito al fatto che alcune agenzie di rating hanno declassato il merito di credito. Innanzitutto desidero rilevare come queste agenzie fotografino la realtà, dimostrando di fatto che i conti non erano apposto. Credo che l'attuale manovra finanziaria raggiungerà l'obiettivo di rimetterli a posto. Infatti, anche a seguito del giudizio negativo formulato dalle agenzie di rating i mercati finanziari non si sono mossi e non vi sono stati effetti negativi sul sistema.
Entrando nel merito del provvedimento - e mi avvio a concludere, signor Presidente - gli assi fondamentali sono la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, il recupero di base imponibile, la tassa di successione ed altre misure che - se mi è consentito esprimere un parere - avrei preferito fossero inserite altrove. Comunque, prendo atto che fanno parte della manovra finanziaria.
La questione della lotta all'evasione è decisiva per l'azione di questo Governo, perché è un punto di forza della nostra azione, vi sono misure in discontinuità rispetto all'azione del precedente Governo.
In Europa l'evasione è molto più bassa rispetto a quella che c'è in Italia; in Italia, abbiamo un'evasione del 15 per cento del prodotto interno lordo, il 7 per cento deriva da evasione, l'8 per cento da lavoro irregolare, quindi c'è la necessità di intervenire, le misure devono essere varie, diverse, continuative e soprattutto efficaci.
Queste misure hanno prodotto nel Paese alcune incomprensioni ed anche alcune opposizioni, alcune di queste opposizioni sono comprensibili, su di esse occorre dialogare, occorre capirle, altre ritengo siano posizioni di tipo corporativo, che devono essere respinte.
Credo, come dicevo poc'anzi, che il Governo sarà più capito, nella sua azione di politica economica e di lotta all'evasione fiscale, se dirà in modo molto chiaro e limpido che tutte le maggiori entrate derivanti da lotta all'evasione fiscale sono finalizzate a ridurre il carico fiscale, a ridurre le aliquote.
Badate bene - a riguardo faccio un brevissimo inciso - c'è stata un'interpretazione circa il fatto che sono aumentate le entrate fiscali in questo scorcio di anno, un'interpretazione fornita da alcuni economisti, ma anche da una parte dell'opposizione, secondo la quale le entrate sono aumentate grazie ai condoni fiscali cioè, in altre parole, facendo il condono si fa emergere base imponibile, la gente attraverso il condono si abituerebbe a pagare le tasse. Ciò è stato detto anche nel nostro dibattito parlamentare, ad esempio in Commissione.
Credo che questa sia una bufala clamorosa: non è pensabile che l'azione finalizzata al condono, e in particolare al cosiddetto condono tombale, possa abituare la gente a pagare le tasse, e infatti quando si ha un condono tombale che garantisce di sanare i contenziosi fiscali, i contenziosi amministrativi e i contenziosi penali, succede quello che si è verificato nel nostro Paese: si paga la prima rata e poi si torna in nero, e infatti le rate successive non vengono più pagate.
C'è invece, su questo non ho problemi a dialogare di più con l'opposizione, un rischio che ritengo reale, cioè quello del cosiddetto Grande fratello; credo che questa sia una discussione seria, cioè la violazione della privacy diventa un problema rilevantissimo nelle nostre società moderne, che poi è arrivato anche sulle prime pagine delle giornali a seguito delle cosiddette incursioni.

FERRARA (FI). Signor Presidente, vorrei intervenire anch'io prima della fine alla seduta.

PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, dobbiamo fare in modo che possa intervenire anche il senatore Ferrara. Le rimangono 57 secondi.

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Non ho alcun problema, signor Presidente, ma se sforo di due o tre minuti, li tolga pure dal tempo assegnato al nostro Gruppo.
Come dicevo, ritengo che si debba evitare il proliferare delle cosiddette banche dati, anche perché alcuni dati sono già a disposizione e vi si può accedere diversamente, non c'è bisogno ogni volta di creare una nuova banca dati, ma dobbiamo anche dire che oggettivamente sono proprio le nuove tecnologie informatiche che rendono in chiaro molte attività economiche che prima potevano restare oscure, cioè rapporti tra le imprese, le offerte, i pagamenti, che prima - ripeto - potevano restare oscure.
Vi è poi la disposizione sulla riscossione, con riferimento alla quale credo sia da respingere la posizione della destra, perché essa parla di Stato di polizia e, tuttavia, lo stato dell'evasione nel nostro Paese giustifica anche queste misure, che sono vigenti in molti altri Paesi come, ad esempio, l'accesso ai locali in caso di morosità, la riscossione coattiva e la compensazione dei crediti e dei debiti. Credo che queste siano norme democratiche e civili, che bisogna adottare anche nel nostro Paese.
Il provvedimento nel suo complesso troverà certamente l'adesione da parte del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).

DPEF - Documento di programmazione economico-finanziaria

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, la prima osservazione riguarda il fatto che il DPEF ha modificato la sua caratteristica. In esso non si discute più soltanto la fissazione dei saldi di finanza pubblica ma, forse anche come conseguenza del sistema maggioritario, questo Documento racchiude in sé lo stesso programma della coalizione che vince
le elezioni. Questo è un aspetto positivo perché garantisce la possibilità, anno per anno, di verificare l'attuazione del programma di tale coalizione. È stato così anche nel 2001, quando vinse la destra, ed è
così anche quest'anno con la presentazione di questo DPEF.
Ovviamente, voglio prima fare un confronto molto sintetico sugli obiettivi posti nel 2001 e l'obiettivo principale contenuto in questo DPEF, a dimostrazione di come quest'ultimo abbia modificato la sua caratteristica diventando un documento nel quale è inglobato il programma di Governo. Nel 2001 le parole d'ordine che sostanziavano quel documento erano meno tasse e meno spesa corrente. Nel 2006 la scommessa è di realizzare più crescita, più risanamento, più equità.
Devo dire subito che, secondo me (poi sono i numeri a dimostrarlo), gli obiettivi fissati nel DPEF del 2001 non sono stati raggiunti. Da una parte, perché non è vero che la pressione fiscale sia diminuita negli scorsi cinque anni, ma, soprattutto, perché non è vero che sia diminuita la spesa corrente. Anzi, l'esperienza di Governo della destra ha prodotto
il risultato esattamente contrario. La spesa corrente nei cinque anni scorsi è aumentata. Tale questione deve essere considerata.
La nostra scommessa è di puntare sulla crescita, sul risanamento e sull'equità. Bisogna intervenire per una nuova politica della tassazione e per un fisco più equo, affinché entrambi siano ripuliti dai mali della evasione e dell'elusione. Di questo abbiamo ancora discusso nel corso della giornata di ieri.
Bisogna intervenire per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
Bisogna intervenire - questo definisce il Documento al nostro esame - sui grandi comparti di spesa che caratterizzano la spesa pubblica, cioè sul sistema pensionistico, sul pubblico impiego, sul servizio sanitario, sulla finanza degli enti decentrati.
Va ribadito senz'altro, ed è esplicitato nel DPEF, che le funzioni di solidarietà e di promozione della crescita devono essere garantite e che devono essere forniti ai cittadini i servizi essenziali garantiti dall'intervento pubblico.
Avremo la possibilità, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, di sviluppare il confronto, anche attraverso una politica di concertazione, su questi grandi temi, che contribuiscono a definire il complesso della finanza pubblica.
Mi riferisco alla questione delle pensioni. Io ritengo che sarebbe forse opportuno ritornare alla discussione originaria svolta sulla riforma Dini e che il sistema contributivo contenga già in sé quegli elementi di flessibilità che potrebbero permettere ai cittadini di scegliere quando andare in pensione. Sarà una questione sulla quale il confronto dovrà
svilupparsi in modo molto rigoroso.
Ritengo sia corretto intervenire sul sistema della pubblica amministrazione con obiettivi di stabilizzazione del precariato e, soprattutto, di sostituzione del turn over, ringiovanendo così la forza lavoro all'interno della pubblica amministrazione.
Credo anche che sia giusto intervenire sul sistema sanitario nazionale, garantendo certezza di risorse, maggiore autonomia per le Regioni e, al contempo, più responsabilità da parte di queste.
Così come ritengo necessario intervenire sul Patto di stabilità interno per garantire che gli interventi e gli obbiettivi siano fissati sui saldi e non sui tagli, come invece è stato fatto in questi ultimi anni.
Riusciremo a fare tutto questo mantenendo l'obiettivo della solidarietà?
Credo sia proprio questa la grande scommessa.
In una situazione di conti pubblici e di economia in generale non buoni (per varie ragioni evidenziate anche in questi giorni) perseguiamo l'obiettivo di intervenire, da un lato, per stimolare l'offerta e rendere il Paese più competitivo, dall'altro, di ridurre il costo del lavoro attraverso il cuneo fiscale.
Signor Presidente, spero di non essermi dilungato troppo giacché ci siamo ripartiti il tempo concesso al Gruppo.
Desidero evidenziare ancora come nel Documento al nostro esame vi siano scelte positive di politica industriale, ad esempio, concernenti il turismo, che non rappresenta più la "Cenerentola" nelle scelte del nostro Paese dal momento che viene coniugato con l'obiettivo della salvaguardia e della valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale.
Nel Documento, inoltre, vi sono scelte strategiche importanti riguardanti il settore dell'energia e della diversificazione delle fonti; si delinea, in sostanza, un modello energetico che definisco "auto centrato". Il Protocollo di Kyoto è visto come una grande opportunità per rinnovare il nostro sistema, per renderlo più efficiente, per impostare politiche di
risparmio energetico, per ridurre gli sprechi e puntare sulle fonti rinnovabili.
Nel DPEF sono contenute, infine, scelte importanti che attengono al sistema agricolo e alla questione relativa alle infrastrutture. Cambia, di fatto, la politica economica su questi aspetti: non si tratta più di optare per soluzioni faraoniche, bensì di definire e programmare in base alle reali disponibilità finanziarie le effettive priorità in termini di
infrastrutture da realizzare.
La manovra ovviamente è complicata e molto rilevante dal punto di vista dell'ammontare. Si tratta di 2,3 punti di PIL ovviamente lordi) nel 2007 e c'è da considerare anche il fatto che la manovrina approvata ieri prevede sull'anno 2007 un ulteriore 0, 5 per cento.
Si tratta, in conclusione, di una manovra importante in merito quale ritengo si debba sviluppare da parte della maggioranza e dell'intero Parlamento un dibattito franco, sereno e rigoroso. E' necessario che una manovra di tale portata possa effettivamente puntare a raggiungere gli obiettivi prefissati. Poi vedremo. Personalmente ritengo che per come sarà
impostata la manovra ci dovranno essere dei tempi di rientro sotto il tetto del 3 per cento un po' più lunghi rispetto a quanto previsto nel 2007; però se già nel 2007 impostiamo le misure probabilmente sul piano strutturale avremo effetti anche negli anni successivi. Da questo punto di vista potrebbe trattarsi di manovra più sostenibile.
Infine, signor presidente, concludo affrontando un aspetto che riguarda il confronto all'interno della maggioranza. Vi sono state in particolare alcune prese di posizione da parte di economisti maggiormente di sinistra durante il confronto e la discussione per la predisposizione del Documento di programmazione economico -finanziaria secondo i quali, in sostanza, non sarebbe opportuno in questo momento affrontare la questione della riduzione del debito, essendo preferibile puntare all'obiettivo della sua stabilizzazione.
In questo modo ci potrebbero essere più risorse da destinare allo sviluppo, ai settori sociali e ad obiettivi di contenimento e di sostenibilità per quanto riguarda la società nel suo complesso.
Se l'obiettivo è quello di tenere insieme crescita, risanamento e sviluppo, questa discussione diventa secondaria perché se viene raggiunto si può in modo sostenibile ridurre il debito. E sappiamo tutti che farlo significa spendere meno per il servizio del debito in una fase nella quale sappiamo che i tassi di interesse sono destinati ad aumentare.
Ovviamente è una discussione importante che riguarda il nostro campo, ma credo sia giusta la scelta contenuta nel Documento di programmazione economico-finanziaria di tenere insieme crescita, risanamento e sviluppo.
(Applausi del Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore Morando).
Senato della Repubblica
"INSIEME CON L'UNIONE Verdi - Comunisti italiani"
 

RELAZIONE del Relatore
sen Natale Ripamonti

Disegno di legge di Conversione del decreto legge 4 luglio 2006, n.223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale
(AS741)

La manovra correttiva era attesa da molti. Reclamata dall'Europa,che vuole i conti pubblici a posto per cogliere pienamente la ripresa dell'economia; attesa dai mercati che, come è stato autorevolmente affermato, hanno sentito nelle scorse settimane l'odore del sangue';caldeggiata dalle agenzie di rating, che parlavano di rischio Italia e si apprestavano al declassamento. Del resto lo stato dei conti pubblici italiani, con avanzo primario ormai azzerato e debito pubblico, delle dimensioni che conosciamo, in crescita, non lasciano molto spazio a libere interpretazioni. Delle implicazioni strutturali di questa situazione e delle ricette di politica economica che il nuovo governo si propone per l'intera legislatura, si tratterà nella discussione, parallela a quella sulla manovra correttiva, sul DPEF, appena presentato.
Il decreto in discussione rappresenta il primo atto, la premessa dell'azione di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dello sviluppo sostenibile, che si esplicherà pienamente, sul versante della finanza pubblica, con il DPEF di legislatura e la manovra per il 2007. Le cosiddette 'manovrine' sono in genere abbastanza grigie, agglomerati di misure finalizzate a cogliere il difficile obiettivo di modificare l'andamento dell'anno in corso, ingabbiato dagli andamenti tendenziali
dell'entrata e soprattutto della spesa, che mal si prestano ad essere correnti in corso d'opera. Ma questa manovra-bis è diversa dalle altre. Il clamore che ha suscitato nel paese, i dissensi forti di alcune categorie.
I consensi eterogenei, dal Manifesto alla confindustria. Gli apprezzamenti venuti anche dalle file della opposizione, nonostante il clima di forte contrapposizione che caratterizza quest'avvio di legislatura. Insomma. Un sasso nello stagno è stato gettato e, a giudicare dalle reazioni fino ad ora manifestate, si può affermare che abbia rimbalzato molte volte
sull'acqua.
I cittadini hanno apprezzato in particolare le misure di liberalizzazione. Una adesione, larga e trasversale, per azioni che
iniziano a scuotere un paese ingessato, corporativo, complicato, talvolta bizantino. Nella foresta dei privilegi, piccoli e grandi, trionfano le inefficienze, i disservizi, che tutti, o quasi, si trovano a sperimentare nella quotidianità. Il taxi che non c'è, il treno pattumiera che ritarda, la banca che lucra sul conto corrente, l'assicurazione che aumenta. Su
questi aspetti si cambia radicalmente. E non solo: i farmaci da banco al supermercato, con le garanzie necessarie, il passaggio di proprietà dell'automobile senza notaio, la semplificazione per l'apertura degli esercizi commerciali, e così via. La modernizzazione della società italiana è avviata e proseguirà, anche nei settori forti, energia e comunicazioni, con i provvedimenti dei prossimi mesi.
Aspetti innovativi sono riscontrabili anche nelle altre componenti della manovra-bis, quelle più tradizionali, di riduzione della spesa ed incremento delle entrate. Sul versante delle entrate le disposizioni sono finalizzate al contrasto dell'elusione fiscale ed al recupero di base imponibile agendo in particolare nel settore immobiliare, sulla fiscalità
delle società e sull'IVA nel settore edilizio e delle professioni. Sul versante della spesa sono stati effettuati interventi ispirati alla sobrietà ed al rigore, riducendo le spese per consumi intermedi e, in particolare, quelle per consulenze, convegni e rappresentanza.
Infine nella manovra-bis sono contenuti anche interventi di maggiore spesa (oltre ad incentivi, sul versante delle entrate, per nuovi brevetti e spese per studi e ricerche): fondi per le ferrovie e l'Anas, per garantirne il funzionamento messo in seria discussione dai tagli delle ultime leggi finanziarie; risorse aggiuntive per il fondo per le politiche sociali, per ripristinare le decurtazioni del precedente governo e investimenti per Roma capitale, che consentiranno di completare la rete
metropolitana.
La tabella riepiloga gli effetti delle varie componenti della manovra, illustrate nei paragrafi successivi, sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione. L'impatto, pari a mezzo punto di PIL, crea le condizioni per riportare, con la finanziaria per il 2007, l'indebitamento al disotto del 3 per cento. Molte disposizioni relative
alle entrate, oltre a quelle sulle liberalizzazioni, non sono state quantificate, pur esplicando un notevole effetto positivo sui conti pubblici, che potrà essere rilevato a consuntivo.
Le misure di liberalizzazione
La prima parte del decreto (articoli da 1 a 15) contiene le norme sulle liberalizzazioni. Si tratta di misure urgenti perché attuano principi costituzionali nazionali ed europei, da troppo tempo disattesi. La necessità del decreto è in questo, ma anche nell'esigenza di contrastare comportamenti speculativi che una non tempestiva entrata in vigore delle
norme avrebbe potuto innescare. Le regole non si concertano preventivamente, soprattutto se si vuole dare una scossa al sistema e introdurre elementi discontinuità. Nella fase di conversione del decreto, attraverso le audizioni delle parti sociali ed il confronto con l'opposizione sarà possibile accogliere suggerimenti ed integrazioni. Non potrà però essere modificata la filosofia del provvedimento che si presenta all'esame del Parlamento, caso raro per le manovre di correzione
dei conti, con il forte sostegno della pubblica opinione. Un sostegno forte perché tutela i consumatori, il cui interesse è anteposto a quello dei singoli gruppi di interesse.
Le professioni (art. 2), archetipo dell'Italia corporativa, dei mondi chiusi, impermeabili, dominati dal passaggio dal padre al figlio dello studio legale, notarile, o di commercialista, vengono intaccate. Il vento della liberalizzazione, quella buona, ha iniziato a soffiare. In particolare vengono abrogate quelle restrizioni che maggiormente costituiscono ostacolo alla concorrenza e quindi alla definizione di prezzi più equi per i cittadini, al fine di assicurare agli utenti
un'effettiva capacità di scelta e di comparazione delle varie prestazioni sul mercato (sul lato dell'offerta ai giovani professionisti sono date maggiori possibilità e si rende possibile la competizione con le società di professionisti stranieri, oggi subita). Queste limitazioni sono state più volte riscontrate dalla autorità garante della concorrenza e del
mercato e sono state segnalate più volte al governo e al parlamento. Le limitazioni alla concorrenza e alla libera circolazione delle persone e dei servizi che vengono abolite riguardano: la fissazione di prezzi minimi e di patti di quota-lite; il divieto di pubblicizzare i servizi offerti;
il divieto di svolgere pratiche multidisciplinari, come quello di istituire società tra professionisti o esercitare la professione in forma societaria. Gli ordini professionali dovranno adeguarsi in fretta modificando le norme deontologiche e i codici di autodisciplina entro il 1° gennaio 2007 pena nullità delle stesse clausole.
Il commercio (art. 3) è investito da misure di liberalizzazione stimolate dalla necessità di ottemperare alle disposizioni europee in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi, al fine di garantire condizioni di pari opportunità per gli operatori e un livello minimo e uniforme di accessibilità all'acquisto di
beni e servizi. L'azione dell'Unione in questa direzione è da sempre stata molto forte e, talvolta, anche criticabile, come nel caso della direttiva Bolkenstain o della tutela dei prodotti tipici. Ma la necessità di attivare un sistema regolatore fondato sulla semplificazione amministrativa, con un alleggerimento degli adempimenti che gravano sulle imprese, appare senza dubbio auspicabile e sconcerta che nella scorsa legislatura nulla sia stato attuato su questo fronte. La riforma della
disciplina del commercio, che si è mossa nella direzione della liberalizzazione, risale, infatti, al 1998 (decreto legislativo n.114) e nulla è stato fatto nel quinquennio precedente, se non interventi di favore per il singolo operatore, come sanatorie e condoni basati sul principio 'padroni in casa nostra'.
Regolazioni inadeguate, rigide e burocraticamente onerose comportano incremento dei costi, ingiustificato aumento dei prezzi,
irrazionale allocazione delle risorse, disincentivo all'innovazione. Gli interventi per rimuovere questi ostacoli devono tenere conto che la materia del commercio è di competenza regionale. Deve trattarsi quindi di misure a tutela dell'equilibrio economico e dello sviluppo generale.
Le limitazioni e le prescrizioni che vengono rimosse allo svolgimento dell'attività commerciale sono: l'iscrizione a egistri
abilitanti ovvero possesso di requisiti oggettivi (sono fatti salvi quelli per la tutela della salute e igienico sanitaria degli alimenti); rispetto delle distanze limite; limitazioni quantitative all'assortimento merceologico; rispetto dei limiti quantitati alle vendite; divieti di vendite promozionali (sono fatte salve le disposizioni in materia di vendite sottocosti e saldi di stagioni).
Con l'abrogazione della normativa, risalente a 50 anni fa, che assoggettava a contingentamento l'impianto di nuovi panifici e
l'ampliamento di quelli esistenti, stabilendo una relazione diretta fra la densità degli impianti di produzione e il consumo teorico di pane da parte della popolazione residente nella località interessata, anche il settore della panificazione diviene oggetto di liberalizzazione (art.4).
Le norme abrogate costituivano una barriera intollerabile alla crescita dei piccoli esercizi, oltre che distorsive della concorrenza e lesive degli interessi dei consumatori, la cui revisione era stata sollecitata dalle stesse organizzazioni di categoria. La liberalizzazione nell'impianto di nuovi panifici apre prospettive di un certo interesse anche a monte della filiera, laddove le imprese agricole cerealicole, ed in particolare gli agriturismi, possono avviare attività di trasformazione diretta della materia prima, con la panificazione per i propri clienti e per il pubblico, venendo meno i vincoli burocratici che hanno finora impedito il completo sfruttamento del ciclo aziendale.
Le farmacie (art. 5) escono finalmente dal medioevo. Una delle disposizioni maggiormente corporative, la estensione postuma della proprietà all'erede che, pur non abilitato all'esercizio della professione, può mantenere la proprietà della farmacia fino al compimento del trentesimo anno di età o per i successivi 10 anni dalla morte del de cuius a condizione che si iscriva alla facoltà di farmacia, viene finalmente abrogata.
L'articolo del decreto prevede un insieme organico di misure urgenti nel campo della distribuzione dei farmaci, tutte finalizzate, ferma restando la garanzia della salute del cittadino, a introdurre elementi di concorrenzialità in un settore fino ad oggi particolarmente chiuso. La prima disposizione, che ha trovato particolare favore nei cittadini è
quella che consente la vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione (in generale di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica), presso i punti vendita della distribuzione organizzata. I farmaci da banco entrano quindi nel supermercato, con particolari cautele (un apposito reparto e l'assistenza di uno o più farmacisti) per garantire la salute dei consumatori.
Ciascun distributore può praticare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore, purché sia esposto chiaramente e praticato a tutti, con effetti positivi sul prezzo pagato dal consumatore. Il grossista non è più obbligato a detenere in magazzino una scorta pari al 90% dei farmaci da banco, ma, potrà adeguare l'offerta alla
domanda, ferma restando la possibilità del rivenditore di rivolgersi ad un altro grossista. In altre parole, vengono introdotti elementi di concorrenzialità che dovrebbero riflettersi positivamente sui prezzi.
L'Autorità garante della concorrenza aveva auspicato l'introduzione di queste disposizioni, al fine di incidere positivamente sia sul livello dei prezzi, sia sulla libera circolazione delle merci e sulla possibilità per gli operatori di avere maggiori opportunità imprenditoriali.
Si elimina il vincolo tra l'albo provinciale di iscrizione del farmacista e la sede della farmacia, nonché il divieto di assumere la titolarità di più farmacie o di partecipare a più società. Queste disposizioni, insieme a quella relativa alla trasmissione ereditaria di cui si è detto hanno procurato il deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia Europea in
quanto ostacolano di fatto la concorrenza in tutta la filiera. La possibilità, per i farmacisti di costituire catene di farmacie private, al pari di quelle comunali, può rappresentare un'occasione di maggiore competitività oltre a risolvere l'eccezione d'incostituzionalità per disparità di trattamento eccepita dalla Corte Costituzionale con sentenza n.275 del 2003.
L'introduzione di elementi di liberalizzazione nella concessione delle licenze di taxi (art. 6) ha fatto uscire la discussione sul decreto dalla cerchia degli addetti ai lavori, coinvolgendo la stampa e la pubblica opinione. Il conflitto, come ha ribadito da ultimo il presidente della camera, è un elemento positivo della democrazia, purché sia pacifico e si
svolga in un quadro di regole condivise. Dopo le intemperanze iniziali, che hanno evidenziato qualche eccesso, da censurare e non alimentare, come alcuni esponenti della destra hanno fatto, sembra che il confronto si sia avviato.
Il problema della mobilità, soprattutto nelle grandi città, è molto sentito dai cittadini e non potrà essere eluso a lungo. La norma in esame rappresenta rispetto a questo problema solo un avvio di soluzione, che dovrà essere integrato da ulteriori misure. La domanda di mobilità nelle grandi città ha assunto proporzioni enormi: al tradizionale trasporto di
persone si aggiungono nuovi bisogni, quali gli anziani in aumento, che non sempre possono servirsi dei mezzi pubblici; le famiglie che esprimono particolari esigenze; i lavoratori che raggiungono la città dall'esterno;
i frequentatori di speciali eventi culturali. Il servizio tradizionale non può rispondere a questo, se non si trasforma radicalmente o, peggio, se si arrocca in battaglie di retroguardia. Il problema quindi resta aperto e la norma del decreto comincia a indicare un percorso, in ottemperanza alla segnalazione dell'Autorità della concorrenza che più volte ha affermato che, fin dal 1995, le distorsioni della concorrenza che emergono nella prestazione del servizio taxi in particolare per quanto riguarda l'accesso al mercato e la determinazione delle tariffe.
La norma dispone che i comuni possano bandire pubblici concorsi aperti a tutti i richiedenti, nonché riservati ai titolari di licenza di taxi, per assegnare nuove licenze a titolo oneroso. I soggetti assegnatari delle nuove licenze non le possono cedere separatamente da quella originaria.
Per compensare coloro che manterranno una sola licenza si prevede che i proventi derivanti dall'assegnazione delle nuove licenze vengano ripartiti in misura non superiore all'80 per cento e non inferiore al 60 per cento tra i titolari di taxi con una sola licenza. Viene così superato il divieto di cumulo delle licenze previsto dalla normativa vigente, ferma restando la facoltà dei comuni di continuare a bandire concorsi per l'assegnazione a titolo gratuito di nuove licenze già programmate. Ai comuni è inoltre conferita la facoltà di rilasciare licenze temporanee non trasferibili per fronteggiare eventi e circostanze straordinarie.
La realizzazione del passaggio di proprietà dell'automobile o della moto senza l'ausilio del notaio (art. 7) era stata tentata ben due volte dal precedente governo, senza successo. Un chiaro segno di incapacità, che viene risolto da una semplice disposizione in cui si dispone che l'autenticazione degli atti e delle dichiarazioni occorrenti per l'alienazione dei veicoli o la costituzione di garanzia dei medesimi può essere richiesta agli uffici comunali (o agli sportelli telematici dell'automobilista), i quali sono tenuti a rilasciarla gratuitamente e nella stessa data della richiesta.
L'assicurazione Rc auto viene adeguata (art. 8) ai principi comunitari, più volte richiamati dall'Autorità per la concorrenza. Si fa divieto alle compagnie assicurative e ai loro agenti di vendita di stipulare nuove clausole contrattuale di distribuzione esclusiva e di imporre prezzi
minimi o sconti massimi per l'offerta di polizze relative all'assicurazione obbligatorie per la responsabilità civile auto. Si prende atto del sostanziale fallimento del processo di liberalizzazione avviato nel 1994, che poco ha inciso sul livello dei prezzi, le condizioni di contratto, la qualità dei prodotti offerti e le modalità distributive.
Si agisce, pertanto di conseguenza, eliminando la relazione verticale di esclusiva tra produttori e distributori individuata dall'antitrust come la principale causa della ridotta tensione concorrenziale.
Al fine di garantire una più ampia e diffusa informazione ai consumatori circa i prezzi all'ingrosso dei prodotti agroalimentari, viene inserita una misura per migliorare il sistema informativo sui prezzi dei prodotti agroalimentari (art.9), attraverso il collegamento di regioni e comuni al sistema informativo del consorzio obbligatorio infomercati, di cui al decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003.
Al consorzio obbligatorio infomercati spettano altresì funzioni di rilevazione dei prezzi al dettaglio dei prodotti trattati nei mercati locali all'ingrosso, previa richiesta dei comuni. Il capillare collegamento di regioni e comuni al sistema informativo testé descritto consentirà la fruizione di dati univoci ed omogenei, nonché un accorto monitoraggio sulla variazione dei prezzi nel passaggio dall'ingrosso al dettaglio, di particolare rilievo nel comparto dei prodotti agroalimentari. Il comma 2-quinquies, aggiunto all'articolo 23 del citato decreto-legge n. 269 del 2003 stabilisce altresì che i dati aggregati raccolti vengano resi pubblici anche mediante la pubblicazione sul sito internet e la stipula di convenzioni gratuite con testate giornalistiche ed emittenti radiotelevisive.
Di particolare interesse risulta poi il comma 2 che, tra le attribuzioni del consorzio obbligatorio infomercati, inserisce altresì la possibilità di effettuare rilevazioni di prezzi al dettaglio dei prodotti agroalimentari.
Un altro tassello importante in difesa del consumatore è la disposizione relativa alle condizioni contrattuali dei conti correnti bancari (art.10). Anche in questo caso l'antitrust ha espresso motivate critiche al sistema vigente, ritenendo la normativa del settore in contrasto con il codice del consumo e di ostacolo alla libera concorrenza tra gli operatori.
Nonostante la trasposizione nazionale della direttiva europea riguardante le clausole vessatorie sia meno penalizzante per gli istituti bancari, cui è consentito di modificare le condizioni contrattuali qualora sussista un giustificato motivo, le clausole di preavviso al cliente con un termine congruo e la possibilità di recedere non sono applicate. Pertanto con la norma si introduce: il giustificato motivo a sostegno delle variazioni sfavorevoli; l'obbligo di rendere comprensibili, mediate comunicazione scritta, le variazioni con un preavviso di almeno trenta giorni; un termine di 60 giorni a disposizione del cliente dal ricevimento della
comunicazione delle variazioni per recedere dal contratto senza alcuna spesa di chiusura.
Viene data facoltà ai comuni (art.12) di limitare l'esclusività del trasporto pubblico locale consentendo l'attivazione, secondo criteri di proporzionalità e sussidiarietà di linee private complementari, gestite con criteri imprenditoriali, senza contributi pubblici.
La questione delle attività cosiddette «in house» svolte da società di diritto privato, a capitale interamente pubblico o misto, costituite dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali per la produzione di beni servizi strumentali, oppure per lo svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di competenza delle stesse amministrazioni viene affrontata da una specifica disposizione (art. 13).
Negli ultimi anni, gli enti territoriali hanno fatto sempre più spesso ricorso a questo tipo di società, anche per evitare - talora con intento manifestamente elusivo - il ricorso a procedure competitive di gara per l'affidamento di tali attività, in modo mantenere il pieno controllo pubblico sulle stesse.
L'in house ha dispiegato tutte le sue potenzialità soprattutto nell'ambito dei servizi pubblici, ove l'assenza di regole precise ha talora dato luogo ad abusi, creando rendite di posizione incompatibili con il corretto funzionamento di una concorrenza efficiente.
Secondo la nuova disciplina tali società:
- dovranno avere oggetto sociale esclusivo ed operare esclusivamente con gli enti costituenti ed affidanti;
- non potranno svolgere prestazioni in favore di altri soggetti pubblici o privati, né in affidamento diretto né con gara;
- non potranno partecipare ad altre società o enti.
Si tratta di un intervento che pone evidentemente rigidi paletti all'appalto «in house» allo scopo di eliminare le alterazioni e distorsioni della concorrenza che questo strumento ha determinato negli ultimi anni, a tutela della parità degli operatori sul mercato, ma anche -
e soprattutto - dell'efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
Esso è in linea con la recente giurisprudenza della Corte di giustizia europea, che negli ultimi anni - a partire dalla storica sentenza "Teckal" del 18 novembre 1999 (causa C-107/98, Italia)- ha ripetutamente sottolineato che la vera natura della società in house è quella di un soggetto che opera dentro la pubblica amministrazione, ed è funzionale al perseguimento di interessi generali, ben diversi da quelli industriali e commerciali. Oggi si può parlare di affidamento in house solo per quei soggetti che si configurino come vera emanazione dell'amministrazione, anche se formalmente distinti, e siano privi di qualsiasi autonomia contrattuale e gestionale nei confronti dell'amministrazione di cui sono
emanazione.
I poteri dell'antitrust sono potenziati (art.14), in sintonia con la più recente disciplina comunitaria (Regolamento del Consiglio del 16 dicembre 2002). In particolare sono aggiunte nuove tipologie di azioni previste dal regolamento comunitario, tra cui i poteri cautelari e i relativi rimedi sanzionatori in caso di inottemperanza, nonché le decisioni di accoglimento degli impegni da parte delle imprese in assenza di accertamento dell'illecito. Viene poi prevista, in caso di mancato rispetto degli impegni, la possibilità dell'antitrust di irrogare una sanzione e la possibilità di riaprire d'ufficio il procedimento. Allo stesso tempo viene prevista infine la possibilità dell'Antitrust di ridurre le sanzioni amministrative nel caso in cui l'impresa collabori all'accertamento delle infrazioni.
Infine, l'ultimo articolo che compone il capitolo delle liberalizzazioni proroga di dodici mesi il termine previsto dai commi 15-bis e 15-ter del decreto legislativo n.267 del 2000 (T.U. Enti locali) in materia di gestione ed affidamento del servizio idrico integrato (art.15). Tali norme
sono state introdotte dal decreto legge n.269 del 2003 e modificati dalla legge Finanziaria per il 2004, che ha dato la facoltà agli Enti Locali di affidare direttamente i servizi anche a S.p.A. pubbliche, disciplinandone le condizioni. Attualmente novantuno ambiti territoriali ottimali sono gestiti dalle regioni, mentre quarantotto non hanno ancora concluso le
procedure per gli affidamenti, pari a circa il quaranta per cento del totale. Le concessioni rilasciate con procedure diverse dall'evidenza pubblica potranno quindi continuare ad operare fino al 31 dicembre 2007, evitando così, alla fine dell'anno in corso, la cessazione automatica degli affidamenti del servizio effettuati senza gara, con riflessi negativi immediati sull'erogazione e l'organizzazione del servizio stesso.
Anche alla luce del fatto che sono attualmente in corso esperienze di gestione tra loro differenti sul territorio nazionale, la proroga appare opportuna per concedere alle regioni un lasso di tempo sufficiente a definire lo stato degli affidamenti e valutare le ricadute degli
investimenti realizzati e gli eventuali effetti tariffari rilevanti. La proroga consentirà inoltre di procedere all'indispensabile coordinamentro tra le procedure di affidamento dei servizi e le norme sul servizio idrico integrato contenute nel decreto legislativo n. 152 del 2006 in materia ambientale, decreto attualmente al vaglio della Corte Costituzionale e in fase di modifica, integrazione e correzione ai sensi della legge delega n.308 del 2004. Si segnala, infine, l'opportunità di valutare il coordinamento dei nuovi termini previsti dal decreto legge in esame con le scadenze previste dal Dlgs 152 del 2006 in materia di affidamento del
servizio integrato per i rifiuti ( il cui articolo 204 che fa riferimento alla data del 31-12-2006 ora prorogata) e dall'articolo 113 comma 15-quater dello stesso T.U. Enti Locali, che disciplina il divieto di partecipazione alle gare per la gestione del servizio a decorrere dal 1
gennaio 2007.

Le riduzioni di spesa
e riduzioni di spesa rappresentano la parte più tradizionale della manovra correttiva ed incidono per 0,9 miliardi nel 2006, 1,2 nel 2007, 1,4 nel 2008 e 1,4 nel 2009, come mostra la tabella.
La parte più rilevante del risparmio di spesa è data dalla riduzione degli stanziamenti di bilancio relativi a varie unità previsionali concernenti, in prevalenza, le spese di funzionamento dei vari ministeri, nonché stanziamenti connessi a fattori legislativi (il cui dettaglio è indicato in un elenco allegato al provvedimento). Per il 2006 le somme sono accantonate e rese indisponibili. Successivamente, entro il 30 novembre 2006 sono versate all'entrata del bilancio dello stato. Per gli stanziamenti relativi al triennio 2007 ' 2009 sono indicate invece le riduzioni che saranno apportate al bilancio di previsione. Per motivate esigenze gestionali il ministro può modificare questi accantonamenti, fermo restando l'effetto complessivo sui saldi e le amministrazioni possono richiede una diversa distribuzione delle riduzioni in sede di manovra finanziaria.
Si rileva che una riduzione di 650 milioni degli stanziamenti relativi all'anno in corso costituisce un intervento molto impegnativo, che induce nelle amministrazioni un forte impulso restrittivo destinato ad incidere anche sull'impostazione del bilancio annuale e pluriennale 2007 -2009.
Nella stessa direzione si muove la riduzione delle spese per consumi intermedi degli enti ed organismi pubblici non territoriali (esclusi quelli sanitari e scolastici), pari al 10 per cento nel limite delle somme non impegnate per il 2006 (che saranno versate, entro il mese di ottobre 2006 all'entrata del bilancio statale). Per gli anni 2007 '2009, la riduzione passa al 20 per cento (anche in questo caso è previsto il versamento all'entrata del bilancio statale entro il 30 giugno). La decurtazione è significativa e si giustifica con la situazione di
emergenza dei conti pubblici che spinge il legislatore ad incidere sull'autonomia di bilancio degli enti pubblici. Della stessa natura le riduzioni delle spese per consulenze, convegni, diarie all'estero (con esclusione delle missioni di pace): si cerca di contrarre al massimo gli stanziamenti non essenziali, per contribuire al risanamento dei conti pubblici.
Va considerata infine la norma che riduce le spese di tutti gli organismi della pubblica amministrazione del 30 per cento, introdotta per rinforzare precedenti disposizioni finalizzate alla razionalizzazione, che non hanno avuto applicazione concreta. Questa norma pone un tetto alla spesa per organi collegiali ed altri organismi operanti nella pubblica amministrazione, pari al 70 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2005. Le amministrazioni devono adeguare gli stanziamenti entro 30 giorni, mentre per le amministrazioni statali si procede entro 120 giorni al riordino degli organismi secondo criteri predeterminati. Le amministrazioni non statali provvedono entro lo stesso termine con propri regolamenti. Gli organismi non individuati dai provvedimenti sono sciolti e, scaduti i termini senza che si sia provveduto, è fatto divieto alle amministrazioni di corrispondere compensi ai componenti degli organismi.
Le disposizioni costituiscono per gli enti territoriali disposizioni di principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica.
La modificazione del meccanismo di pagamento, che prevede la eliminazione delle anticipazioni da parte degli uffici postali per le spese di giustizia (ad eccezione dei procedimenti penali) dovrebbe contenere la formazione di eccedenze di spesa che attualmente, in base alla lettera i-quater dell'art. 11 della legge 468/78, sono definite in sede di manovra finanziaria. Conseguentemente lo stanziamento di bilancio viene ridotto di 50 milioni di euro nel 2006, 100 nel 2007 e 200 a decorrere dal 2008. Per compensare gli effetti del nuovo meccanismo di pagamento si prevede un contributo unificato fisso per i processi davanti ai TAR e al Consiglio di Stato (pari a 500 euro, ridotto a 250 per i processi cautelari). Si introduce infine una sanzione per l'omesso pagamento del tributo, anch'esso destinato alle spese di giustizia.
L'istituzione di un tavolo tecnico per la verifica del rispetto delle norme di contenimento della spesa di personale degli enti territoriali, indicate nella legge finanziaria per il 2006, e il divieto di nuove assunzioni a qualsiasi titolo, per quegli enti che non rispettano gli obiettivi, o non inviano la documentazione, dovrebbe produrre il recupero della quota di economie a rischio considerate nel tendenziale nella misura indicata nella tabella.
Si riducono le provvidenze all'editoria (di 1 milione di euro nel  2006 e 50 dal 2007) e alla protezione civile (39 milioni per il 2006). La riduzione a regime delle risorse destinate all'editoria (con decreto saranno determinate le nuove quote spettanti ai soggetti beneficiari) è legata al completamento dell'azione di razionalizzazione del settore.
Questa prevede da un lato un ridimensionamento quantitativo dei  contributi, rivedendo sia i requisiti soggettivi per l'accesso, sia le modalità di calcolo degli stessi e, dall'altro, un contenimento delle agevolazioni tariffarie, definendo un tetto massimo per ciascun beneficiario e ripartendo fino ad esaurimento delle risorse il monte delle provvidenze tra la platea dei beneficiari che presentano la richiesta nei termini. A tal riguardo occorre intervenire per evitare che la riduzione di provvidenze pregiudichi lìopratività e la sopravvivenza stessa delle associazioni non-profit e di promozione sociale.
Viene inoltre stabilita una riduzione di 39 milioni di euro nel 2006 della dotazione, come determinata dalla tabella C, relativa al Servizio nazionale della Protezione Civile.

Gli interventi di sostegno degli investimenti
Non è nuovo che all'interno di provvedimenti finalizzati al miglioramento dei saldi finanziari si ritrovino disposizioni di maggiore spesa. In questo caso le risorse stanziate sono determinate dalla necessità di garantire la funzionalità di alcuni comparti nel settore dei
trasporti che, per le decurtazioni intervenute con le ultime leggi finanziarie, si trovavano al limite della paralisi dei cantieri. Vengono previsti stanziamenti aggiuntivi a favore di FS e ANAS per complessivi 2.8 miliardi di euro. Il contributo a favore delle FS, nel limite di 1,8
miliardi nel 2006, è finalizzato alla prosecuzione degli interventi al sistema alta velocità-alta capacità. Occorrerà a tal riguardo prevedere che tali interventi sia riferiti a progetti in corso d'opera in
particolare alle tratte TO-MI-NA e relativi nodi nonché assicurarsi che la manutenzione ordinaria e l'adeguamento tecnologico della rete esistente al fine di garantire il miglioramento del servizio e l'incremento della
sicurezza sia garantita da sufficienti risorse finanziarie proprie di Ferrovia SpA.
Altri stanziamenti ripristinati per compensare le decurtazioni operate dal precedente governo sono quelli relativi al fondo per le politiche sociali, fondo unico per lo spettacolo e fondo per il servizio civile.
Vengono infine istituiti tre fondi per interventi destinati alle politiche della famiglia, a quelle giovanili e alle pari opportunità.

Le disposizioni in materia di entrata
Le disposizioni di entrata rappresentano la parte più importante della
manovra. I principi di fondo posti alla base delle numerose disposizioni
sono il contrasto della elusione e della evasione fiscale e il recupero
di base imponibile nei settori che hanno negli ultimi anni goduto di
maggiori benefici, come quello edilizio.

1. Gli immobili
L'intervento sugli immobili rappresenta uno degli aspetti più
qualificanti, in termini di gettito, della manovra sotto il profilo del
recupero di base imponibile, contrasto dell'evasione e dell'elusione.
Il gruppo di norme più importanti sotto il profilo finanziario è
quello riportato nell'articolo 35 (commi 8, 9, 10).
La prima norma prevede l'esenzione dall'IVA per le cessioni e le
locazioni di fabbricati indipendentemente dalla tipologia effettuate da
due soggetti diversi: i costruttori e gli intermediari di immobili (i
cosiddetti immobiliaristi). A questa esenzione ai fini IVA si sostituisce
l'applicazione delle imposte di registro ipotecaria e catastale sulle
cessioni. Inoltre l'esenzione dall'IVA determina come conseguenza la
indetraibilità, assolta all'atto degli acquisti. Tali modifiche della
normativa relativa alla cessione dei fabbricati determina effetti di segno
opposto: perdita di gettito IVA sulle cessioni non più imponibili e
contestuale recupero dell'IVA sugli acquisti, che non può essere più
detratta (-1.152 milioni a regime); perdita di gettito sulle imposte
dirette a causa dell'endetraibilità dell'IVA che verrà considerata un
costo deducibile ai fini IRES e IRAP (-399 milioni); maggior gettito
derivante dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale sulle cessioni
immobiliari (non più soggette a IVA), stimato in 2.807 milioni. L'effetto
risultante a regime delle disposizioni è pari a 1.256 milioni.
In sede di prima applicazione viene prevista una agevolazione per
recuperare l'IVA per la parte di imposta già portata in detrazione
consistente nella possibilità di versare l'imposta dovuta in 3 rate
annuali (valutate in un maggiore gettito di 160 milioni per ciascun anno
del triennio 2006-2008).
Vengono inoltre considerati gli immobili che non saranno
trasferiti entro i cinque anni e risulteranno quindi assoggettati
all'imposta di registro, sia nel 2006 che nel 2007 (valutate
rispettivamente 217 e 43 milioni per ciascun anno dei trienni 2006 ' 2008
e 2007 ' 2009).
Lo stessa revisione del regime fiscale viene introdotta per gli
immobili dati in locazione finanziaria e non, con la mitigazione di una
imposta di registro in misura fissa pari a 168 euro (il maggiore gettito a
regime è stimato in 279 milioni).
Il provvedimento contiene un significativo nucleo di norme
antielusive relative al settore edilizio.
L'art. 39 ripristina il pagamento dell'ICI per gli enti
ecclesiastici e le Onlus relativamente agli immobili in cui vengono svolte
attività esclusivamente commerciali. La stima prudenziale è di 100
milioni.
Un'importante disposizione, che non è stata quantificata, è quella
relativa all'introduzione della responsabilità solidale a carico
dell'appaltatore (art. 35, comma 28), per le ritenute e i contributi
dovuti dal sub-appaltatore. Per liberarsi di questa responsabilità il
primo deve verificare la regolarità dei versamenti del secondo. Il
fenomeno della evasione in questo settore è molto elevato e spesso gli
appaltatori e subappaltatori non hanno sufficiente possibilità di offrire
garanzie patrimoniali. Il comportamento deviante falsa inoltre la
concorrenza rendendo meno competitive le imprese regolari. Il metodo
richiamato da questa norma è quello del conflitto d'interessi, molto usato
nel sistema fiscale americano.
La misura quindi è finalizzata a contrastare il lavoro nero e le frodi
fiscali, come nel caso in cui il sub-appaltatore non versa l'imposta che
ha addebitato al committente e si rende irreperibile. Anche il committente
ha una responsabilità con l'appaltatore in quanto dovrà provvedere al
pagamento del corrispettivo solo se questo dimostra con la relativa
documentazione di avere provveduto ai versamenti delle ritenute fiscali e
contributive. Le sanzioni amministrative previste vanno da 5.000 a 200.000
euro per l'appaltatore e il sub-appaltatore.
A rafforzare la norma appena descritta, in deroga alle regole
ordinarie in materia di Iva (art. 35 commi 5 e 6), si dispone, che il
debitore dell'imposta è il destinatario del servizio, in genere il
costruttore o il general contractor, che, garantisce maggiormente
l'effettuazione degli adempimenti fiscali. Per rendere effettivamente
cogente la norma si dovrà aspettare il nulla osta dell'Unione Europea che
dovrà concedere l'autorizzazione in deroga.
Di grande rilevanza sono le disposizioni relative alla compravendita di
immobili (art. 35, commi 21 ' 23) che si pongono l'obiettivo di fare
emergere il valore reale delle abitazioni e il peso dell'intermediazione
immobiliare. Per rendere cogenti le norme sono fissate delle sanzioni (tra
il 50 ed il 100 per cento della differenza d'imposta evasa rispetto al
valore effettivo dell'immobile e da 500 a 10.000 euro per l'omessa
indicazione del mediatore) e vengono dati più penetranti poteri di
controllo all'amministrazione finanziaria (gli stessi di cui dispone per
l'accertamento delle imposte dirette).
All'atto della cessione degli immobili le parti sono obbligate a
certificare l'indicazione analitica delle modalità di pagamento del
corrispettivo e a dichiarare la spesa sostenuta per la mediazione con le
relative modalità di pagamento.
L'impatto finanziario a regime è di 222 milioni.
Viene abolita l'agevolazione, introdotta dalla finanziaria per il 2001 (e
successivamente modificata in senso eccessivamente estensivo, fino a
stravolgerne la ratio dalla legge finanziaria per il 2002) secondo cui i
trasferimenti di immobili appartenenti ad aree soggette a piani
urbanistici approvati sono assoggettati ad un'imposta di registro nella
misura dell'1 percento e ad imposta ipotecaria e catastale in cifra fissa,
par a 168 euro (in assenza di agevolazione la normativa prevede l'8 per
cento per l'imposta di registro e il 3 per cento, per l'imposta ipotecaria
e catastale).
Il gettito recato da questa norma è rilevante: a regime l'impatto è di 235
milioni.
Un'altra disposizione, importante per la tutela dei lavoratori e la
legalizzazione del comparto delle costruzioni, che non viene quantificata,
è quella che modifica il regime agevolativi della detrazione IRPEF del 41
per cento subordinando la sua applicazione alla specificazione, nella
fattura emessa dall'impresa edile, del costo della manodopera.
Infine va considerata la norma antielusiva (art. 35, comma 38) che, in
caso di donazione di immobile e successivo trasferimento entro 5 anni,
rende imponibile le plusvalenze realizzate dal momento di acquisto da
parte del donante.

2. L'IRPEF
Le misure relative all'Irpef sono di relativo impatto finanziario
e rivolte essenzialmente al recupero di base imponibile tra categorie di
contribuenti ad alto reddito.
La norma più rilevante è quella relativa alla cancellazione del
beneficio fiscale per le stock option. Le assegnazioni di azioni
effettuate dal 4 luglio, data di entrata in vigore del decreto, anche se
facenti parte di programmi deliberati in precedenza, saranno sottoposte
alla ritenuta da lavoro dipendente. Inoltre l'eliminazione del beneficio
fiscale avrà effetto anche sul versante contributivo, il cui onere è in
gran parte a carico del datore di lavoro.
L'utilizzo delle stock option si fonda sulla convinzione che tale
strumento leghi il management alle sorti dell'azienda. Ma l'esperienza
concreta, anche di altri paesi dove ne è stato fatto grande uso (ad
esempio gli Stati Uniti) ha dimostrato in molti casi il contrario.
L'attenzione del management era infatti spesso attratta più dal corso
delle azioni nel breve periodo che dall'andamento strutturale
dell'azienda.
Il testo unico per le imposte dirette prevedeva un'imposta del
12,5 per cento sulle plusvalenze ottenute al momento dell'esercizio
dell'opzione. Con la nuova normativa la plusvalenza sarà tassata come il
reddito di lavoro dipendente.
Il maggiore gettito a regime è di 152,5 milioni.
Viene abrogata la disposizione che stabiliva una tassazione
agevolata (pari al 50 per cento di quella applicata per la tassazione
degli importi relativi al trattamento di fine rapporto) per le somme
erogate al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori di età superiore a
55 anni per gli uomini e 50 anni per le donne. L'abrogazione della norma è
stata indotta da una sentenza della Corte di Giustizia europea (C-207/04),
che ha ravvisato in essa una discriminazione di genere, incompatibile con
la normativa comunitaria.
Il maggiore gettito a regime è di 171 milioni.
L'esclusione della no-tax area per i soggetti non residenti
risponde essenzialmente ad un criterio di equità. La finalità della
esenzione risponde infatti alla esigenza di garantire un minimo vitale per
i cittadini meno abbienti, mentre il reddito percepito dal non residente
costituisce il più delle volte soltanto una parte del reddito complessivo,
che è concentrato nel luogo di residenza. L'esclusione della deduzione è
estesa anche agli oneri di famiglia, in coerenza con quanto stabilito in
occasione della dichiarazione dei redditi per il 2006.
Il maggiore gettito a regime è di 25 milioni.
La tabella riepiloga l'impatto delle disposizioni legate
all'Irpef. Oltre a quelle sopra descritte, che danno consistenti
incrementi di gettito a regime, sono indicate altre disposizioni che, pur
non esplicando un significativo impatto in termini di gettito, sono
finalizzate al recupero di base imponibile.
L'applicazione della ritenuta di acconto anche ai compensi che
costituiscono redditi diversi, si propone di introdurre elementi di
fiscalità in zone fino ad ora completamente escluse, come quelle relative
agli obblighi di fare, non fare e permettere.
Una specifica norma, di natura semplificatrice e che incrementa la
capacità dell'amministrazione finanziaria, riguarda il ripristino del
termine di quattro anni (successivi alla presentazione delle dichiarazioni
del sostituto di imposta) per l'iscrizione a ruolo delle somme dovute a
seguito della liquidazione del TRF e di indennità equipollenti. Inoltre,
con riferimento alle indennità corrisposte nel periodo compreso tra il 1
gennaio 2003 e il 31 dicembre 2005 si prevede di non procedere
all'iscrizione a ruolo se l'imposta è inferiore a 100 euro. Alla perdita
di 20 milioni di gettito corrispondono minori costi amministrativi e
burocratici.
Con specifica disposizione si uniformano i criteri di imputazione e di
deducibilità delle perdite tra le imprese soggette a contabilità ordinaria
e quelle derivanti da attività di lavoro autonomo.

3. L'IRES
L'Ires gioca un ruolo importante nella manovra correttiva. I
numerosi interventi possono essere raggruppati in tre categorie: gli
incentivi, gli aumenti e la lotta all'elusione.
La norma di maggiore impatto finanziario è quella relativa
all'ammortamento dei beni immateriali, che si compone di due misure di
segno opposto: l'aumento da un terzo alla metà della deducibilità delle
quote di ammortamento dei diritti di utilizzazione delle opere
dell'ingegno e dei brevetti industriali sviluppate negli ultimi 5 anni; la
diminuzione della deducibilità dei marchi, che passa da un decimo ad un
diciottesimo, come previsto per l'avviamento, oggetto di recenti
modifiche.
La norma relativa ai brevetti costituisce un incentivo alla
ricerca ed agli investimenti in nuove tecnologie delle imprese. Il saldo
tra le due misure è positivo e consente un maggiore gettito a regime di
1.350 milioni.
L'altra norma di incentivo prevede la deducibilità extracontabile
delle spese relative a studi e ricerche di sviluppo per l'intero costo
sopportato nell'esercizio civilistico, anche se tali spese sono state
capitalizzate ed imputate in quote. In tal modo vengono agevolate quelle
spese finalizzate ad assicurare una maggiore competitività alle imprese.
Una specifica disposizione introduce il principio della non
ammortizzabilità dei terreni e delle aree occupate dai fabbricati
strumentali, in linea con i principi contabili nazionali ed
internazionali, secondo i quali le imprese devono scorporare dal valore
del fabbricato il costo dell'area o del terreno e sottoporre ad
ammortamento solo l'importo relativo all'edificio. La norma inoltre
presuppone un valore delle aree convenzionale, pari al 30 per cento per i
fabbricati industriali ed al 20 per cento per tutti gli altri fabbricati
strumentali. La misura incide oltre ché sull'IRES (per 290 milioni), anche
sull'Irap (per 51 milioni).
Le auto aziendali sono escluse dagli ammortamenti anticipati, al
fine di ostacolare la consuetudine di dedurre l'acquisto di auto di lusso
per uso personale. Un'altra misura simile è quella tendente a contrastare
il fenomeno, di dimensioni elevate, relativo alla immatricolazione di auto
di lusso come autocarri da lavoro, per ottenere la totale detraibilità
dell'IVA (relativa all'acquisto ed alla manutenzione, riparazione e
carburante). La norma in esame prevede di assoggettare questi autoveicoli
al regime ordinario, ai fini, sia delle imposte dirette, sia dell'IVA,
poiché questi veicoli, pur adattati, non impediscono il trasporto privato
di persone. Secondo la RT il 15 per cento delle immatricolazioni di
veicoli speciali, pari a 4.575 unità, potrebbero ricadere nella norma, con
un maggiore gettito di 122,8 milioni a regime.
Viene intensificata l'azione di contrasto delle attività delle
società non operative attraverso molteplici misure, derogabili
dall'intervento discrezionale dell'amministrazione finanziaria per tenere
conto di particolari situazioni contingenti. Le misure introdotte per fare
emergere le società di comodo sono: elevazione delle le percentuali
utilizzate per stabilire se una società possa rientrare nel novero delle
società non operative; aumento delle percentuali utilizzate per stabilire
l'entità del reddito minimo che deve essere obbligatoriamente dichiarato;
inammissibilità dell'IVA a credito e divieto di compensazione tra credito
e debito IVA.
Il maggiore gettito a regime è di 239 milioni.
Un'altra importante misura antielusiva, che comporta un rilevante
incremento di gettito, che abolisce la possibilità di effettuare
svalutazione con rilevanza fiscale per le rimanenze finali di opere,
forniture e servizi di durata ultra annuale per rischio contrattuale. In
base alla normativa previgente tale deducibilità extracontabile era
possibile, dal 2004, nella misura forfetaria del 2 per cento per lavori
eseguiti in Italia e del 4 per cento per quelli eseguiti all'estero.
Il maggiore gettito a regime è di 127 milioni.
Carattere antielusivo ha anche la norma che limita l'utilizzo delle
perdite generate in corso d'anno, nelle fusioni e nelle scissioni con
effetti retroattivi. La possibilità di compensare perdite e profitti di
società diverse, nelle operazioni di fusione e scissione, rende infatti
possibili comportamenti elusivi, tendenti a ridurre l'utile e
conseguentemente l'imposta da versare all'erario.
Il maggiore gettito a regime è di 55 milioni.
Analoga alla precedente è la norma che restringe la possibilità riportare
illimitatamente le perdite dei tre periodi d'imposta precedenti. Vengono
fissati due paletti: la data della costituzione della società, che
condiziona la possibilità di riportare le perdite realizzate; e il
riferimento ad una nuova attività produttiva, con esclusione di modiche
fittizie che non incidono sull'effettiva attività svolta.
Per garantire gli effetti di gettito nel 2006 si dispone (art 36, comma
34), in deroga allo statuto del contribuente, di commisurare l'acconto per
l'esercizio in corso alle disposizioni previste dal decreto.

4. Elusione estera
Nonostante il relativo impatto finanziario particolare rilievo, sotto il
profilo del contrasto all'elusione attuata attraverso holding estere,
assumono alcune disposizioni del decreto.
Con una norma di interpretazione autentica in materia di lavoro dipendente
prestato all'estero, si dispone il riproporzionamento delle imposte
estere per tenere conto della circostanza che il reddito effettivamente
prodotto all'estero, su cui vengono conteggiate le imposte assolte
all'estero, concorre solo parzialmente alla tassazione in Italia.
Si ripristina la disciplina precedente alla modifica recata dal decreto
legislativo 247 del 2005. La tassazione integrale dei dividendi riguarderà
non solo le somme distribuite direttamente dalla partecipata estera
ubicata nel paese a fiscalità privilegiata, ma anche quelli percepiti
indirettamente in quanto provenienti dalla partecipata estera per il
tramite di altra partecipata situata in paesi diversi da quelli a
fiscalità privilegiata. In altre parole saranno tassate anche le somme
prodotte in società della black list che giungono in Italia attraverso
partecipate interposte, domiciliate in stati a tassazione ordinaria.
In questo modo non sarà possibile aggirare il regime di tassazione
integrale, interponendo nella catena societaria un altro soggetto estero
residente in un paese a regime fiscale non privilegiato.
La norma sulle società cosiddette esterovestite interviene per ridurre la
possibilità per i contribuenti italiani di utilizzare holding con sede
legale all'estero con lo scopo di azzerare il carico fiscale sulle
plusvalenze da partecipazioni conseguite in Italia. Questo fenomeno è
tornato ad essere di grande diffusione da quando il decreto-legge 203 del
2005 (finanziaria 2006) ha ridotto le percentuali di esenzione della Pecs
(attualmente al 91 per cento e dal primo gennaio 2007 all'84). La norma
introduce una sostanziale inversione dell'onere della prova sulla
residenza estera di società in cui operano prevalentemente soggetti di
nazionalità e residenza italiana. A riguardo si presume, salvo prova
contraria, che siano domiciliate in Italia le società che detengono
partecipazioni di controllo le quali, a loro volta, siano controllate,
anche indirettamente, da soggetti italiani, o che abbiano un organo
amministrativo composto prevalentemente da persone che risiedono in
Italia.

5. L'IVA
Vengono esclusi dall'applicazione dell'aliquota IVA agevolata del
10% alcuni prodotti dolciari venduti in confezioni non di pregio, fra cui
il cioccolato e le caramelle. Inoltre si ammettono le fonti energetiche
rinnovabili e, non più le "assimilate" a beneficiare dell'aliquota del 10%
ai fini IVA nel contratto di servizio energia di cui al DPR 412 del 1993.
La norma porta a regime una tendenza già evidenziata dalle risoluzioni
succedutesi sin dal 1998 da parte del Ministero delle Finanze sul concetto
di uso domestico. Dal momento che quest'uso, alle condizioni e nei
limiti specificati nelle risoluzioni, viene riconosciuto anche ai servizi
pubblici, la limitazione dell'agevolazione all'utilizzo di sole fonti
rinnovabili (sinora riconnesso ai requisiti di miglioramento del comfort
termico ma da oggi esplicitato letteralmente) costituisce un indubbio
impulso ad accelerare il passaggio dalle fonti non rinnovabili, dal
momento che la tipologia di fonte e non più solamente la qualificazione
dell'attività e dell'utilizzatore ai fini IVA incideranno sulla
possibilità di avvalersi dell'aliquota agevolata, essendo le restanti
fonti assoggettate all'aliquota del 20% anche per i servizi pubblici se
tale modifica dovesse applicarsi ai contratti già in essere .
Un importante elemento di semplificazione, è introdotto con la
disposizione che esclude dagli obblighi IVA, e dal versamento relativo, i
contribuenti con volume d'affari non superiore a 7.000 euro (art. 37,
comma 15). La norma agevola sia il contribuente, sia l'amministrazione,
che non deve effettuare i controlli.
Diventa più difficile ottenere la partita IVA, che è connessa a
riscontri e controlli tendenti a verificare l'operatività del soggetto
destinatario.
Si introduce una nuova modalità di certificazione dei
corrispettivi che dovrà essere effettuata dal primo gennaio 2007
dall'invio telematico degli importi all'agenzia delle entrate. Ciò
comporta l'eliminazione degli scontrini fiscali e, in caso d'omissioni
dell'invio, sono previste significative penali amministrative.
Una disposizione antielusiva è quella che impone l'IVA al 20 per
cento sulle consumazioni obbligatorie nei locali da ballo, che utilizzano
questo stratagemma per eludere l'imposta sul prezzo del biglietto di
ingresso.

6. Giochi e dogane
L'intervento sui giochi è rivolto all'introduzione di nuove modalità di
gioco, al riordino dell'attuale rete di vendita dei giochi ippici con la
contestuale revisione delle modalità di determinazione dell'aliquota
d'imposta unica sulle scommesse, nonché alla razionalizzazione della rete
distributiva degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro
che, modificando il quadro di regolazione, determinerà effetti positivi
sulle entrate erariali.
Le disposizioni in materia di giochi hanno l'obiettivo di contrastare il
gioco illegale, di tutelare il giocatore e di consentire agli operatori
regolarmente operanti di accrescere i proventi, con beneficio anche per
l'erario.
Al fine di migliorare le attività di accertamento, prevenzione e
contrasto delle frodi e delle violazioni tributarie in sede di
importazione vengono potenziati i poteri di accertamento
dell'amministrazione doganale rendendo più facile l'acquisizione delle
informazioni necessarie per determinare il valore imponibile effettivo
delle merci. Viene previsto un maggior gettito di 220 milioni di euro
annui.
Per potenziare l'attività di riscossione al fine del recupero delle somme
iscritte a ruolo, agli agenti di riscossione vengono attribuiti strumenti
più efficaci quali il riconoscimento della facoltà di accedere ai dati
rilevanti detenuti dalle pubbliche amministrazioni pubbliche, (tra cui
quelli di cui dispone l'Agenzia delle entrate) e di soggetti privati, tra
cui le banche. Secondo la RT la norma produrrà sia un effetto di
deterrenza nei confronti dei debitori, con un conseguente incremento del
tasso di pagamento volontario, sia una maggiore capacità di conseguire il
credito a seguito dell'accesso alle banche dati. I maggiori introiti a
regime sono stimati in 300 milioni di euro annui.

7. Gli studi di settore.
Per potenziare l'efficacia degli studi di settore per la
generalità dei contribuenti si dispone che gli accertamenti relativi ai
contribuenti in contabilità ordinaria e ai professionisti si applicano le
medesime disposizioni che regolano gli accertamenti nei confronti dei
contribuenti a contabilità semplificata. In questo modo dovrebbe emergere
una percentuale, pari al 25 cento, di contribuenti non adeguati. La
disposizione dovrebbe inoltre incentivare i contribuenti ad una più
consistente dichiarazione di ricavi. La disposizione a regime stima un
maggiore gettito di 298 milioni di euro.


8. Altre norme di contrasto all'elusione e all'evasione
Vi sono poi un insieme di norme che, nonostante non abbiano alcun
effetto finanziario dichiarato rappresentano anch'esse misure importanti
ai fini del contrasto di comportamenti elusivi e evasivi delle imposte in
settori ormai troppo avvezzi a queste pratiche. Al fine di facilitare
l'amministrazione finanziaria in sede di accertamento del gettito Iva,
nonché del debito d'imposta delle persone fisiche derivante da
transazioni immobiliari, vengono stabiliti criteri più adeguati per la
determinazione del valore degli immobili (art. 35, commi 2-4). Per
rafforzare le misure dirette a contrastare l'evasione Iva si introducono
(art. 35 comma 7), inoltre, due nuove fattispecie delittuose per omesso
versamento di Iva e indebita compensazione.
Altro settore interessato dalle norme antielusive e di contrasto
all'evasione è quello che fa riferimento alla categoria dei professionisti
che, con la norma introdotta all'articolo 35 comma 12, avranno l'obbligo
di tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali far affluire
ogni operazione, inclusi naturalmente i compensi, attinenti l'esercizio
dell'attività, ad eccezione di quelli di importo inferiore a 100 euro che
possono essere riscossi in contante.
Nella lotta all'elusione e all'evasione vi sono inoltre norme dirette ad
estendere i poteri di controllo in materia di accertamento delle imposte
sui redditti anche ai fini dell'imposta di registro, ipotecaria e
catastale (art. 35 comma 24). Al fine del controllo del flusso degli
importi liquidati dalle compagnie assicurative sono disposti nuovi
adempimenti (art. 35 comma 27) per tutti gli operatori assicurativi che
dovranno comunicare al sistema informativo dell'anagrafe tributaria
l'ammontare delle somme liquidate, i dati relativi ai beneficiari e ai
soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della
quantificazione della somma liquidata.
Alcune disposizioni (art. 37, commi da 4 a 7) rafforzano la possibilità di
effettuare indagini economiche e finanziarie, imponendo agli operatori
finanziari di comunicare all'anagrafe tributaria l'elenco dei soggetti
con cui operano. Le medesime informazioni sono inoltre acquisite in
anagrafe tributaria, in una specifica sezione, e potranno essere
utilizzate ai fini della riscossione mediante ruolo in presenza di
debitori morosi. L'anagrafe tributaria infine viene messa in condizione
tremite l'invio di questionari di acquisire informazioni utli all'attività
di controllo.
Sono eliminate le condizioni di favore di cui hanno beneficiato fino ad
oggi i cittadini di Campione d'Italia, basate su un tasso di cambio
convenzionale favorevole tra lira italiana (e quindi l'euro) e franco
svizzero. Il divario tra il costo della vita della Svizzera e dell'Italia,
alla base dell'agevolazione, è oggi venuto meno e con esso le ragioni del
trattamento differenziato.

Le minori entrate
E' soppresso l'istituto della programmazione fiscale, introdotto
dal precedente governo. La norma è, infatti, in contrasto con la filosofia
del decreto che, anziché sulla contrattazione tra amministrazione e
contribuente, si fonda sulla convinzione che ciascun contribuente debba
pagare all'erario quanto dovuto. Il minore gettito per l'erario, che
rileva esclusivamente sul saldo netto del bilancio è quantificato in 1.930
milioni per il 2006, 990 nel 2007, 990 nel 2008 e 60 nel 2009.

 

Senato della Repubblica
Commissione BILANCIO
21 dicembre 2005

LEGGE FINANZIARIA

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-Un) rileva il carattere eccessivamente scarno dei chiarimenti forniti sia nell’illustrazione introduttiva dei relatori ai disegni di legge finanziaria e di bilancio, che nella esposizione del vice ministro Vegas. Atteso infatti che, nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, sono state apportate sostanziali modifiche all’impianto della manovra finanziaria, avrebbe ritenuto opportuno un approfondimento di tali aspetti. Peraltro, sottolinea come la necessità di correggere i testi presentati inizialmente dimostri quanto gli stessi fossero inadeguati e insufficienti rispetto agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, considerata anche l’ampiezza della correzione complessivamente apportata (da 19 a 28 miliardi di euro). Appare quindi evidente l’infondatezza delle rassicurazioni fornite dal ministro Tremonti all’atto della presentazione del disegno di legge finanziaria in Senato circa la situazione di controllo dei conti pubblici.
Critica quindi alcune delle disposizioni inserite nel disegno di legge finanziaria durante il passaggio presso l’altro ramo del Parlamento, con particolare riguardo al rinvio dell’introduzione della previdenza integrativa che, a suo avviso, è stato motivato non soltanto dall’esigenza di reperire fondi per correggere l’andamento tendenziale del deficit, ma anche dalla necessità clientelare di accontentare le richieste delle assicurazioni private, i cui fondi pensione erano stati in qualche modo penalizzati dall’accordo intervenuto tra il Governo e le parti sociali.
Richiama altresì le conseguenze negative derivanti dal rinvio dell’attuazione delle misure previste nell’Agenda di Lisbona, che hanno comportato la sottrazione di 3 miliardi di euro da importanti finalità di carattere sociale e di sviluppo. Viceversa, ancora una volta si è voluto introdurre una forma di sanatoria fiscale per certe categorie di contribuenti, in particolare le imprese e i lavoratori autonomi, attraverso la programmazione fiscale per il triennio 2006-2008 e, soprattutto, il condono per gli anni 2003 e 2004, secondo uno schema ormai consolidato della politica economica dell’attuale Governo.
Evidenzia come anche la manovra in esame, nonostante le rassicurazioni fornite dal Governo, non riuscirà a centrare gli obiettivi di risanamento preannunciati. Peraltro, il nostro paese è sotto osservazione sia da parte dell’Unione europea, che diffida ormai della finanza creativa del Governo Berlusconi, sia soprattutto da parte dei mercati, che già hanno cominciato a penalizzarci in termini di differenziale sui tassi di interesse sul debito pubblico.
Per quanto concerne le altre misure inserite nel disegno di legge finanziaria presso la Camera dei deputati, richiama le disposizioni a favore della famiglia finanziate in parte con la cosiddetta porno-tax, alla quale si è aggiunta una ulteriore tassa sui film che incitano alla violenza. Esprime quindi perplessità su tali forme di copertura, sia sotto un profilo etico, sia da un punto di vista sostanziale, risultando comunque difficile determinare in concreto quali siano i prodotti soggetti a tassazione e pertanto essendo alquanto aleatorio il relativo gettito. D’altra parte, ritiene che le stesse disposizioni a favore della famiglia, come il bonus per i figli, siano del tutto insufficienti ad offrire un concreto sostegno ai nuclei familiari e men che mai ad incentivare un aumento delle nascite.
Richiama poi con preoccupazione la norma che ridisciplina il settore delle concessioni delle spiagge del demanio marittimo. Si prevede infatti che i privati possano ottenere l’assegnazione di spiagge sulle quali edificare complessi alberghieri e turistici, sulla base di un semplice progetto, corredato di un non meglio precisato piano di fattibilità ambientale, il tutto da approvarsi sulla base del cosiddetto silenzio-assenso. Tale procedura risulta lacunosa e chiaramente insufficiente per assicurare adeguati livelli di protezione ambientale, per cui rischia a suo giudizio di tradursi in una svendita del demanio marittimo dello Stato ai privati, in nome della speculazione più selvaggia. Inoltre, tale politica è miope anche per quanto concerne le concrete possibilità di sfruttamento turistico, posto che interventi ad alto impatto ambientale come quelli previsti finiscono per rovinare le attrattive dei luoghi e disincentivare l’afflusso dei turisti.
Sempre in materia ambientale, denuncia le norme che prevedono un’attenuazione delle sanzioni a carico dei soggetti responsabili dei danni ambientali: si introduce infatti il principio che, a fronte dell’impossibilità per i trasgressori di ripristinare la situazione originaria, gli stessi possano pervenire ad una transazione pagando una somma corrispondente al valore del danno causato. Tuttavia, la procedura di accertamento dell’impossibilità di ripristino e del valore del danno da risarcire appare alquanto vaga e potrebbe facilmente prestarsi ad elusioni della normativa ambientale, traducendosi in