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DOLCE DORMIRE
Una delle richieste che più
frequentemente i genitori rivolgono al pediatra, riguarda i
problemi del sonno del loro bambino.
Molto frequentemente nei primi mesi di vita del bambino ai
pediatri viene richiesto di risolvere quello che i genitori
ritengono essere un disturbo del sonno. È importante
chiarire che nella maggior parte dei casi quelli che vengono
chiamati “disturbi” non sono altro che il frutto della
differenza nelle modalità di durata e di organizzazione del
sonno nell’infanzia rispetto all’età adulta.
Il sonno costituisce una delle attività fondamentali
dell’uomo: nel corso di esso si verificano una serie di
processi maturativi che riguardano sia l’aspetto biologico
del sistema nervoso centrale che la sua funzione
psicologica.
La distribuzione del sonno nell’adulto vede nell’arco delle
24 ore una fase di veglia corrispondente generalmente alle
ore diurne alternate ad una fase di sonno della durata di
circa 7 ore corrispondente alle ore notturne. Esistono molte
variabili rispetto alla norma che sembrano essere in parte
geneticamente determinate: si osservano, infatti, famiglie
di “lunghi o di brevi dormitori”.
La durata del sonno è influenzata da molteplici fattori di
ordine sociale come ad esempio l’attività lavorativa sia in
termini di qualità (stress, fatica fisica) che di ritmo
(turnisti), o le abitudini voluttuarie (assunzione di
sostanze eccitanti come il thè o il caffè nelle ore
pomeridiane e serali).
L’organizzazione del ritmo sonno-veglia nel neonato è molto
diversa da quella dell’adulto. Il neonato dorme dalle 16
alle 18 ore al giorno e il sonno è distribuito
uniformemente, senza differenze tra la notte e il giorno.
Per arrivare al sonno di tipo adulto il bambino attraversa
varie fasi che hanno probabilmente un preciso significato
evolutivo, anche se non completamente decodificato.
Infatti, se il sonno del neonato è influenzato
principalmente dall’alternanza di fame e sazietà, man mano
che si sviluppano funzioni intellettive ed affettive più
complesse, si organizza sempre di più in funzione del ciclo
giorno-notte.
La buona qualità del sonno nell’infanzia sembra condizionare
il modo di dormire nell’età adulta. È quindi importante
favorirne un armonico sviluppo sin dalle primissime fasi
della vita.
Affinché ciò si realizzi è necessario conoscere non solo le
caratteristiche del sonno nelle varie età, ma anche
comprendere come esso debba essere curato come si curano le
altre funzioni del bambino.
Un buon numero di abitudini sociali impedisce l’instaurarsi
di un sonno di buona qualità ed è appunto su queste che si
deve intervenire.
Il sonno deve essere preceduto da una serie di pratiche
(rituali per l’addormentamento) che ne favoriscano
l’insorgenza.
Tutto ciò che stimola l’attività fisica e mentale (il
giuoco, la televisione, la musica, l’irregolarità
dell’orario, il cambiamento di ambiente, la fatica fisica)
impedisce al bambino di raggiungere uno stato di
rilassamento necessario all’addormentamento. Se la fase che
precede il sonno è troppo carica di stimoli visivi e uditivi
o troppo ricca di contenuti emotivi sarà più difficile il
distacco dalla realtà.
L’ambiente dove il bambino dorme deve essere confortevole,
con una temperatura adeguata, con un letto utilizzato solo
per dormire e non per giocare; i giochi devono essere
riposti prima del sonno notturno e non devono essere tenuti
nel letto, si deve favorire l’uso di un oggetto che il
bambino tenga con sé durante il sonno.
È anche necessario non combattere i risvegli notturni
caratteristici delle prime età della vita con comportamenti
troppo rigidi. In certi periodi la conquista del letto dei
genitori sembra avere una funzione veramente rassicurante e
tranquillizzante per il bambino e quindi quest’abitudine non
dovrebbe essere combattuta, ma accettata; il bambino che
chiede di andare nel “lettone” non è viziato, esprime un
bisogno d’intimità e di contatto fisico che va soddisfatto.
Lascerà da solo il letto dei genitori appena non ne avrà più
bisogno.
Gli orari di addormentamento e di risveglio devono essere
più costanti affinché il bambino apprenda la funzione del
sonno in relazione al ciclo di luce e buio.
I pediatri devono rassicurare i genitori nel loro compito di
principali interpreti dei bisogni del figlio: non esistono
che poche regole costantemente applicabili a tutti, ma ogni
bambino è diverso dall’altro. Spesso è solo il genitore che
può capirlo, se non condizionato da pregiudizi o da
strategie preconcette; il pediatra non ha soluzioni magiche,
può solo aiutare i genitori nella loro funzione di
interpreti.
D.ssa Carla Parisi
Pediatra ASL - Roma A |
Igiene in gravidanza
http://www.vitadidonna.it/ gravidanza_00000c.html
Alimentazione in gravidanza
http://www.gravidanzaonline.it /alimentazione/ consigli_dietetici.htm
ANEP (Associazione Nazionale
per l’Educazione Prenatale)
www.anep.org
Ministero della Sanità
www.sanita.it/
Istituto Superiore di Sanità
www.iss.it
Istituto Nazionale
della Nutrizione
inn.ingrm.it/
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