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BULIMIA E
CONSUMISMO
La società invecchia, è naturale quindi
che le speranze per il futuro siano riposte nei bambini. Ma
l’infanzia, oggi, è in via di estinzione. Non solo perché le
nascite diminuiscono e il nucleo familiare-tipo si è
conformato sulla triade padre-madre-figlio unico. Ma anche,
e soprattutto, perché c’è un attentato continuo,
un’espropriazione reiterata, diretta verso i bambini, del
loro essere bambini. L’infanzia continua ad essere
considerata un periodo atipico quando non è rapportata al
mondo adulto e alle sue regole. Quasi sempre è ignorata nel
suo vero significato e la sua progressiva scomparsa ha molto
a che fare con l’“adultizzazione” precoce cui il mondo delle
merci condanna i bambini. La spesa totale, mondiale, per la
pubblicità ammonta a 470 miliardi di dollari: cinque volte i
redditi dei Paesi più poveri del pianeta. La vita degli
uomini, nella parte “ricca” della terra, in quella in cui il
cibo non è un bene primario, è perciò regolata sulle merci,
sul desiderio di possederle e sulla soddisfazione di questo
desiderio. Si nasce per consumare. Il consumo di per sé non
è negativo: l’attività connessa al produrre e all’acquistare
merci comprenderebbe anche, oltre ai beni, i servizi, la
partecipazione alla vita della comunità. Consumare dovrebbe
voler dire partecipare, sentirsi parte di un contesto.
L’etica vorrebbe che lo sviluppo umano ampliasse le
possibilità delle persone senza urtare il benessere degli
altri. Ma, oggi più che mai, il consumo appare più che altro
sotto la connotazione della “coazione”, quasi un atto
obbligato. E i bambini ne sono le prime vittime. A tre,
quattro anni conoscono già il valore del denaro, desiderano
in media quattro regali per Natale e ne ricevono undici,
passano un tempo lunghissimo davanti al televisore, da soli,
senza nessuno che li aiuta a decifrare il linguaggio
persuasivo dei cartoni animati e della pubblicità. Così le
nuove identità infantili non sono più create dal contesto
familiare o comunitario: sono create dalla televisione che
tiene in serbo un bambino per ogni fascia oraria. C’è il
bambino per la mattina, disposto ad apprendere le lezioncine
del Dipartimento Scuola Educazione, c’è il bambino del
pomeriggio, rappresentato nel suo microcosmo sicuro e
felice, c’è il bambino della sera, quello dei telegiornali,
sfruttato, violentato, fatto a pezzi dalle mine, rapito, un
bambino fatto apposta per sollecitare l’emotività degli
adulti. C’è poi il bambino bravo, quello che sa tutte le
risposte, quello che canta e balla negli show; c’è, infine,
il bambino che diventa protagonista delle pubblicità,
mettendo a disposizione del mercato la sua capacità di
sedurre. Così il cerchio si chiude in un universo
claustrofobico dove il bambino impara prestissimo ad
“apparire” più che ad “essere”. Il piccolo consumatore,
tirato su a forza di merendine e di Tv, è un bambino grasso,
spesso immobile, che ha dimenticato come si gioca, incapace
di concentrarsi su qualcosa per più di 10 secondi (il
“format” tipico di uno spot). Attraverso la potente
influenza della televisione e di Internet i bambini vengono
convinti che sono nati per comprare, spinti a desiderare
giocattoli particolari che i genitori, a loro volta, sono
obbligati ad acquistare. E la pubblicità intensifica la
domanda, anche producendo frustrazione e acuendo il senso di
esclusione di chi non può partecipare alla “festa” del
consumo. Ma davvero non riusciamo a pensare a un mondo che
renda possibile un consumo sostenibile, meno coercitivo,
meno pericoloso per l’ambiente, meno dannoso socialmente? La
sfida non dovrebbe essere – senza fermare la crescita –
cambiare i modelli, rallentare la corsa e riappropriarsi del
tempo, per vivere finalmente l’infanzia, e la vita, invece
di consumarle?
Dott. Paolo Landi
Direttore della Pubblicità di United Colors of Benetton |
Igiene in gravidanza
http://www.vitadidonna.it/ gravidanza_00000c.html
Alimentazione in gravidanza
http://www.gravidanzaonline.it /alimentazione/ consigli_dietetici.htm
ANEP (Associazione Nazionale
per l’Educazione Prenatale)
www.anep.org
Ministero della Sanità
www.sanita.it/
Istituto Superiore di Sanità
www.iss.it
Istituto Nazionale
della Nutrizione
inn.ingrm.it/
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