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DIAMO VOCE AL
DOLORE
C’era una volta un’impresa che decise di
“donare” ai suoi dipendenti una visita neuropsichiatrica di
controllo per tutti i loro figli. Due bambini di sei e di
otto anni, fratellino e sorellina, andarono malvolentieri
dal medico. Non parteciparono ai giochi, parlarono poco e
con difficoltà. Per l’aria malinconica che avevano ne
ricavarono una diagnosi di depressione e un consiglio di
terapia farmacologica: diagnosi e trattamento subito
confermati presso un grande “centro di studi sulla
depressione”.
C’erano una volta due bambini che iniziarono a prendere dei
farmaci antidepressivi. Dopo un breve periodo di euforia (“i
bambini stanno meglio”) tuttavia, la situazione tornò ad
essere quella di prima. Uno psicoterapeuta, consultato a
questo punto, apprese solo allora con una qualche sorpresa
che i genitori si stavano separando e che nessuno, fino ad
allora, aveva pensato di dover collegare i due fatti: la
separazione e la sofferenza dei bambini. Trasformata in
malattia depressiva dalla mancanza di curiosità (e di
competenza) di due neuropsichiatri, la sofferenza era
rimasta dunque priva d’ascolto. Bastò, come era naturale,
dare parole a questo dolore per mettere in piedi una
strategia terapeutica efficace dimenticandosi della
malattia.
Bambini irrequieti o molto agitati, bambini che fanno pipì a
letto, bambini che non parlano a scuola, bambini che non
giocano con gli altri bambini, bambini violenti che rompono
tutto, bambini che seviziano gli animali o i fratellini
piccoli, bambini depressi o fuggitivi, bambini che non hanno
il senso del pericolo o che si arrabbiano troppo facilmente.
Regolarmente, l’osservazione che tiene conto del contesto
familiare e scolastico, delle situazioni che incidono sul
loro umore e sulla loro sicurezza, sul loro benessere e
sulla loro tranquillità consente di capire perché loro
reagiscono in un modo sbagliato e, spesso, controproducente.
Con frequenza un po’ assurda, tuttavia, pediatri e
neuropsichiatri infantili non mettono in moto, ancora oggi,
questo tipo di indagine. Non si interrogano su quello che
sta succedendo. Si contentano della possibilità di
trasformare in “sintomi” i comportamenti strani del bambino.
Tentano di curarli (di cancellarli con degli psicofarmaci).
Esiste un curioso tipo di omertà fra i professionisti.
Coperti dal grande ombrello dell’industria farmaceutica,
medici, pediatri e neuropsichiatri infantili continuano a
fare danni gravi esercitando in modo improprio il loro
mandato professionale. L’esistenza e la consistenza di tali
danni provocati dalla loro devastante superficialità non
sono oggetti d’intervento civile o penale, tuttavia,
semplicemente perché i bambini non sono in grado di far
sentire la loro voce. Considerare sintomi di una malattia
quelle che dovrebbero essere considerate manifestazioni d’un
disagio legato alla famiglia o alla scuola non fa comodo
solo ai produttori di farmaci, allevia il senso di colpa dei
genitori, allenta la pressione sulla inadeguatezza della
scuola. Chiarire in modo perfetto, a volte, il cerchio dei
comportamenti con cui un gruppo di adulti riesce a
disattendere il messaggio che viene dal bambino facendo
finta di occuparsi di lui.
L’ipocrisia di chi fa finta di occuparsi del bambino
continuando ad occuparsi soprattutto dei propri interessi,
voglio dire, non riguarda solo coloro che gli vendono abiti
o giocattoli. Riguarda anche gli operatori che si occupano
della sua salute. Produzione ed uso degli psicofarmaci, in
particolare, avvengono per un buon 90% dei casi senza che ci
sia evidenza scientifica della loro utilità. Con sospetti
seri, al contrario, sui danni che essi possano provocare
nell’immediato e, soprattutto, nel futuro. Sedare un bambino
e dimenticare d’ascoltarlo vuol dire, infatti regolarmente
opporsi ad un suo sviluppo armonioso, influenzando
seriamente l’organizzazione futura della sua personalità.
Prof. Luigi Cancrini
Psichiatra |
Igiene in gravidanza
http://www.vitadidonna.it/ gravidanza_00000c.html
Alimentazione in gravidanza
http://www.gravidanzaonline.it /alimentazione/ consigli_dietetici.htm
ANEP (Associazione Nazionale
per l’Educazione Prenatale)
www.anep.org
Ministero della Sanità
www.sanita.it/
Istituto Superiore di Sanità
www.iss.it
Istituto Nazionale
della Nutrizione
inn.ingrm.it/
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